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domenica 25 novembre 2018

Azioni Politiche del Governo Legittimate dal Voto degli Ignoranti

Azioni Politiche del Governo Legittimate dal Voto degli Ignoranti


Monti senza vergogna  

Che agli apologeti del pensiero unico globalista il sistema democratico fosse gradito soltanto fino a che il popolo avesse concesso loro il proprio consenso era abbastanza chiaro. Ce ne eravamo resi conto già quando Donald Trump, contro ogni pronostico, conquistò la Casa Bianca: allora tutti i difensori – a correnti alternate – del suffragio universale e del sistema democratico accusarono il popolo di non saper votare, di aver scelto la parte sbagliata per ignoranza e, per ciò stesso, perché fagocitato dalla propaganda populista. Il grave errore dei globalisti è stato proprio quello di non essersi interrogati sulle ragioni della loro progressiva decadenza e sulla natura del fronte in ascesa, appunto quello populista, sovranista e identitario. Essi hanno scelto la via della tracotanza, convinti forse di poter porre argine a un fenomeno qualificato come passeggero. Arroccati nelle loro posizioni, non hanno saputo comprendere che l’avanzata di chi lotta per il riscatto dei popoli dalle catene della flessibilità, della competitività e dell’omologazione non può essere arrestata da chi continua ostinatamente a difendere l’interesse delle élites e dei mercati. Il fenomeno non è passeggero e il progetto politico populista non è affatto evanescente, ma concreto e coraggioso.

Ciò detto, è surreale che i più intransigenti difensori della democrazia trovino oggi il coraggio di offenderla etichettando come ignorante chiunque non sia schierato a difesa del pensiero unico. L’ultima ripugnante invettiva contro il popolo italiano è stata scagliata pochi giorni fa dal professor Mario Monti nel corso della trasmissione Otto e mezzo, in onda su La7: “Penso che la politica sia di qualità tanto migliore quanto più responsabile è la popolazione di un paese, quanto più ha un grado abbastanza buono di istruzione e quanto più si rende conto delle conseguenze che ci sono tra atti di oggi e conseguenze di domani”. Ignoranza e irresponsabilità dunque. Una narrazione profondamente offensiva e irriguardosa. Quando poi a propagandarla sono proprio i democratici e gli antifascisti, la cosa fa ancora più sorridere – si fa per dire, naturalmente.

Che poi una domanda sorge spontanea: ma questi elettori ignoranti ed irresponsabili che oggi sostengono i populisti cinque anni fa chi votavano? A chi sono andati i voti persi da sinistri e globalisti vari? Forse anche l’ascesa di questi ultimi era stata consentita dal voto degli stessi che oggi vengono pesantemente attaccati e offesi? No, signori, l’ignoranza non ha avuto nessuna parte. I meno istruiti votavano ieri e continuano a votare oggi. È la democrazia, perché anche i meno istruiti hanno i loro bisogni, capite? Se il populismo trionfa è perché il popolo e i suoi interessi sono stati traditi, perché i diritti sono stati massacrati nel nome della flessibilità e della competitività e perché la difesa dell’interesse nazionale è stato sacrificato a tutto vantaggio della globalizzazione. 
Quando riuscirete a capirlo, sarete già scomparsi.

Giuseppe Scialabba



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sabato 24 novembre 2018

Più sei Stupido, più sei Razzista. Lo dice la Scienza

Più sei Stupido, più sei Razzista. Lo dice la Scienza


Il razzismo? Dipende dalla scarsa intelligenza.
 Più sei stupido, più sei razzista. Lo dice la scienza
Il razzismo? Dipende dal QI basso. Ecco perché


Lo psicologo Gordon Hodson, della Brock Univerisity dell’Ontario, ha effettuato diverse ricerche negli ultimi anni volte ad osservare la correlazione – se mai ce ne fosse una – tra inclinazione ai pregiudizi, agli atteggiamenti conservatori, razzisti o omofobi e il QI.
Un suo famoso studio mette in luce una correlazione piuttosto significativa che non ha mancato e
non mancherà di far discutere.

Lo studio

Lo studioso ha infatti selezionato un campione britannico di circa 15000 bambini di 10/11 anni che sono stati sottoposti a test per la valutazione del quoziente intellettivo; lo stesso campione, 20 anni dopo, è stato ascoltato riguardo a opinioni su alcune tematiche del tipo “le donne che lavorano a tempo pieno causano un problema alla famiglia” “saresti disposto o meno a lavorare con persone di altre razze”, “è necessario educare i bambini a obbedire all’autorità”.

I test

I bambini che all’epoca del test avevano avuto i risultati più scarsi in termini di QI si sono rivelati essere mediamente più d’accordo con la linea conservatrice-discriminatoria rispetto a quelli che avevano avuto i risultati migliori.

Al netto di generalizzazioni che sarebbero una sterile strumentalizzazione dei risultati della ricerca di Hodson, c’è un dato interessante che emerge da quanto osservato: un QI meno sviluppato risulta essere correlato alla resistenza al cambiamento, 
all’ostilità nei confronti del diverso e riluttanza verso il nuovo.

Le cause

Da questo consegue una posizione meno aperta al diverso in ogni sua forma. Il che riguarda non la bontà della persona ma la sua capacità di elaborare informazioni ad un livello più evoluto.
Il che a sua volta determina il grado di limitazione entro il quale
 la persona si auto condannerà a vivere, o meno.

I dati

Dai dati è emerso anche come le persone con capacità cognitive meno sviluppate tendano ad avere meno contatti con le persone di altre razze e come i soggetti meno capaci di ragionamento astratto tendano a coltivare posizioni maggiormente omofobe.
Si può quindi affermare che gli atteggiamenti discriminatori siano sintomo 
di una deficienza, in buona sostanza.
Parafrasando qualcuno si potrebbe oggi dire “io ho un sogno: vivere in un mondo nel quale il QI delle persone sia abbastanza elevato da non arenarsi più su questioni – come il pregiudizio e la paura del diverso – che non riguardano a questo punto più la sfera morale ma l’auspicabile
maggiore sviluppo cognitivo dei futuri abitanti del nostro pianeta.






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venerdì 23 novembre 2018

Salvini: 3 minorenni condannate alla gogna mediatica

Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha pubblicato un post sui suoi profili con la foto di tre ragazze, palesemente riconoscibili, mentre manifestano durante il “No Salvini Day”. Il post è stato accompagnato anche dal commento “Poverette…”. Questo ha immediatamente scatenato i sostenitori del leghista che si sono scagliati con violenti insulti verso le ragazzine.


Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha pubblicato un post sui suoi profili con la foto di tre ragazze, palesemente riconoscibili, mentre manifestano durante il “No Salvini Day”. Il post è stato accompagnato anche dal commento “Poverette…”. Questo ha immediatamente scatenato i sostenitori del leghista che si sono scagliati con violenti insulti verso le ragazzine. Quanto accaduto ha portato gli studenti a rispondere collettivamente, così come ha spinto la deputata Pini a presentare un’interrogazione alla Camera.



In seguito alla manifestazione studentesca organizzata a Milano e in altre città italiane, portata avanti con lo slogan No Salvini Day, Matteo Salvini ha pubblicato sui sui profili ufficiali la foto di alcune ragazze manifestanti, commentando così: "Poverette, e ridono pure…". Così, con un semplice gesto, senza oscurare i volti delle minorenni, le ha consegnate alla gogna mediatica. Nel giro di pochi minuti infatti le tre studentesse si sono ritrovate sommerse dagli insulti dei supporter del leader della Lega. Un mare di commenti che Salvini non si è preoccupato di cancellare, nemmeno uno, nonostante l'aggressività di quelle parole.

Una conseguenza che forse il vicepresidente del Consiglio Salvini avrebbe potuto prevedere: i volti delle ragazze del collettivo dell'Erasmo di Sesto San Giovanni, appunto, sono in primo piano nella foto scelta per criticare quei ragazzi, che il ministro chiama "nazisti rossi". È proprio per questo gli studenti milanesi si stanno organizzando per rispondere in coro 
alle offese e alla violenza rivolte alle compagne.

"Nelle piazze di tutta Italia per il No Salvini Day. Non ci siamo contati uno per uno ma sì, eravamo tantissimi. Già dalla mattina Salvini, incapace di rispondere a una generazione giovane, futuro del nostro Paese, che contestava le sue politiche fatte di odio, intolleranza e ignoranza, ha deciso di rispondere facendo sue queste accuse, riducendo la presa di parola di moltissimi giovani a una bandiera bruciata e un manichino appeso (che poi cosa sono di fronte alla violenza di lasciar morire migliaia di persone nel Mediterraneo?)",  si legge sulla pagina Facebook del Coordinamento dei collettivi studenteschi, dove sono riportati alcuni dei commenti al post di Salvini.

Poi ancora: "Paladino della battaglia contro odio e ignoranza, il "Capitano" (come si fa chiamare dai suoi followers), è andato oltre: ha preso di mira una ragazza minorenne ritratta in una foto con un cartello che citava una canzone, e l'ha pubblicata su Facebook invitando i suoi seguaci a procedere con la gogna mediatica. Un'eccezione? No la regola! Di episodi del genere infatti Salvini è professionista, e non è un caso che tali meccanismi di utilizzo dei social per spargere fake news e incitare alla violenza siano stati la benzina con cui anche Trump e Bolsonaro hanno messo in piedi la loro propaganda. Risutato? Più di 9000 commenti che augurano alla ragazza di "fare la fine di Desirèe", di "andare a prostituirsi", di "essere stuprata". Grazie a questa propaganda, Salvini è responsabile di essere il mandante di una violenza che non si ferma a quella verbale, ma da mesi si esprime in aggressioni vere e proprie", sono alcune delle parole riportate dai rappresentanti degli studenti nel lungo post pubblicato.



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I giornali dicono che venerdi mattina fossimo circa centomila studenti 
nelle piazze di tutta Italia per il No Salvini Day. 
Non ci siamo contati uno per uno ma si, eravamo tantissimi.
Già dalla mattina Salvini, incapace di rispondere a una generazione giovane, futuro del nostro paese, che contestava le sue politiche fatte di odio, intolleranza e ignoranza, ha deciso di rispondere facendo sue queste accuse, riducendo la presa di parola di moltissimi giovani
 a una bandiera bruciata e un manichino appeso 
(che poi cosa sono di fronte alla violenza di lasciar morire migliaia di persone nel Mediterraneo?).
Paladino della battaglia contro odio e ignoranza, il "Capitano" (come si fa chiamare dai suoi followers), è andato oltre: ha preso di mira una ragazza minorenne ritratta in una foto con un cartello che citava una canzone, e l'ha pubblicata su Facebook 
invitando i suoi seguaci a procedere con la gogna mediatica:
Un'eccezione? No la regola! Di episodi del genere infatti Salvini è professionista, e non è un caso che tali meccanismi di utilizzo dei social per spargere fake news e incitare alla violenza siano stati la benzina con cui anche Trump e Bolsonaro hanno messo in piedi la loro propaganda.
Risutato? Più di 9000 commenti che augurano alla ragazza di "fare la fine di Desirèe", di "andare a prostituirsi", di "essere stuprata". Grazie a questa propaganda, Salvini è responsabile di essere il mandante di una violenza che non si ferma a quella verbale, ma da mesi si esprime in aggressioni vere e proprie. Dichiara di essere contrario alla violenza sulle donne, quando poi è il primo a "dare in pasto" ai social una studentessa, rendendola soggetta alla stessa violenza contro cui, 
a chiacchiere, si è schierato.
Il ministro che ha fatto dell'ignoranza e del razzismo le sue parole d'ordine accusa gli studenti di essere fomentatori d'odio, mentre le sue leggi, 
le sue politiche e le sue dichiarazioni dimostrano il contrario.

Complici e solidali con la ragazza colpita
Siamo tutt* antifascist*

"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti." A. Gramsci

P.S.
Suggeriamo al Matteone nazionale di non perdere tempo a fare post su Facebook, ma di occuparlo andando alla ricerca dei 49 milioni di euro che si è intascato dai rimborsi elettorali alla Lega Nord e, una volta trovati (ci auguriamo in modo celere), di restituirli subito.

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La decisione di esporre a tanta violenza delle ragazzine iscritte al primo anno del liceo classico Manzoni ha spinto la parlamentare del Partito Democratico Giuditta Pini a presentare un'interrogazione alla Camera, per sottolineare la gravità di un fatto che, secondo Pini, non può passare inosservato: "Salvini è un uomo di 45 anni che usa i social per fare politica. Adesso ha anche l’onore oltre che l’onere di fare momentaneamente il Ministro dell’Interno e quindi di tutelare la sicurezza di tutti i cittadini, specie se minori, specie se donne. E invece pubblica la foto di tre studentesse minorenni, ree di avere esposto un cartello contro di lui durante una manifestazione, non ne oscura nemmeno il volto e le lancia in pasto alla rabbia dei suoi sostenitori scatenando 12mila commenti, di insulti e minacce, quasi tutte sessiste. 12mila commenti di insulti e minacce a tre studentesse minorenni sulla pagina del Ministro dell’Interno. Non ne ha cancellato nemmeno uno. Salvini ha dato consapevolmente in pasto ai lupi la stessa incolumità di tre studentesse minorenni, che il suo ruolo dovrebbe tutelare. Già mi immagino il post di Salvini il 25 novembre, per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, mentre recita la parte del virile poliziotto che tutela le donne. A questo giro no. Visto che il ministro si vanta di gestire da solo i suoi profili social adesso ne dovrà rispondere personalmente. Sto depositando un’interrogazione in cui gli chiedo conto di tutto questo, perchè un Ministro dell’Interno che lascia alla pubblica gogna delle ragazze non è degno nemmeno di essere chiamato Ministro. Insulta tutte noi, e insulta anche le istituzioni. 
Vediamo se per una volta avrà il coraggio di rispondere in aula o se, come al solito, 
scapperà", ha scritto sul suo profilo Facebook.





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Il fronte sovranista è la Bufala dell’anno e Salvini Mente


Ebbene sì. Anche Victor Orbàn, il reazionario dei muri, capo del governo ungherese che poche settimane fa a Milano si era abbracciato con Salvini… Anche il leader europeo della cosiddetta “destra sovranista” sta con l’Unione Europea contro il governo italiano.


E' il bimbo che scrive a babbo natale non il contrario

Anche Orbàn contro l’Italia.

di Giorgio Cremaschi (Potere Al Popolo)

Ebbene sì. Anche Victor Orbàn, il reazionario dei muri, capo del governo ungherese che poche settimane fa a Milano si era abbracciato con Salvini… Anche il leader europeo della cosiddetta “destra sovranista” sta con l’Unione Europea contro il governo italiano.

Il suo portavoce ed ideologo Kovacs, venuto in Italia per trovare alleati nella guerra ai migranti e ovviamente per incensare – su questo – Salvini, non si è certo trattenuto dall’affermare: “le regole UE vanno rispettate, l’Ungheria le rispetta tutte”.

Del resto la Commissione UE ha avviato il percorso della procedura per infrazione contro l’Italia affermando senza smentite di avere con sé tutti i governi. E tra questi i più duri sono proprio quelli ove comandano le destre amiche di Salvini: Austria, Polonia e ora anche Ungheria. E anche quando non sono al governo, i partiti xenofobi e reazionari, come quelli tedesco e olandese, sono i primi a chiedere di punire gli italiani.

Il fronte delle destre sovraniste, che secondo la propaganda gialloverde dovrebbe cambiare l’Europa con le elezioni del prossimo parlamento UE, si rivela la bufala dell’anno. Se quei partiti cresceranno, come è probabile, si uniranno ai vecchi conservatori del PPE di Taiani, Merkel, Kurtz e Orbàn. E magari assieme alla finta alternativa di Macron cambieranno sì la UE, ma in peggio e contro di noi.

Tutto questo è oramai chiaro e solo di Di Maio può ancora illudersi, e illudere qualche sprovveduto, che la UE di Orbàn sia più generosa con noi che quella di Merkel.

Però Salvini non può non sapere quello che i suoi alleati europei davvero pensano e vogliono: un’Italia che respinga i migranti e che vada in pensione a 70 anni.

Quindi per il leader della Lega le ipotesi sono tre:

Egli è complice dei suoi alleati.

Egli con loro conta zero.

Egli comunque finge e mente.

E magari queste tre ipotesi su Salvini sono valide tutte e in combinazione tra loro.

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Nel documento si sottolinea l'incostituzionalità del voler negare o revocare la protezione internazionale sulla base di reati per cui è stata scontata una pena o che non costituiscono reato in Italia, così come non può certo essere un questore a decidere i rimpatri senza aver definito i parametri che permetterebbero di stabilire se possa trattenere ...


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giovedì 22 novembre 2018

Lo Sgombero dei Casamonica

Nello stesso anno in cui alla Capitale i giudici hanno   riconosciuto la mafia di Carminati e compagni,   arriva dalla sindaca Virginia Raggi la dimostrazione   che un percorso concreto di legalità si può concretizzare

Roma, la sala del trono in una una delle ville demolite dei Casamonica.  È in stile assiro-sciacquone-babilonese.


quel gesto che nessuno aveva osato fare

Nello stesso anno in cui alla Capitale i giudici hanno
 riconosciuto la mafia di Carminati e camerati
arriva dalla sindaca Virginia Raggi la dimostrazione 
che un percorso concreto di legalità si può concretizzare

DI LIRIO ABBATE

Nella Capitale i Casamonica vengono chiamati “zingari”. Un appellativo usato in modo dispregiativo. E i romani sono coscienti dei loro traffici illegali, per esserne stati vittime o a volte anche complici, da decenni, o per averne osservato le loro azioni, e per questo motivo temono il clan per violenza e potenza, tanto da averne paura. Gli affiliati a questa famiglia criminale non sono mai stati processati per mafia e quindi mai condannati per questo reato. Il loro metodo riconduce a quello mafioso e rientrano perfettamente fra le organizzazioni criminali organizzate. Non a caso li avevamo inseriti nel 2012 fra “i quattro re di Roma” in compagnia di Carminati, Senese e Fasciani.

Ma fra i criminali romani non c'è mai stato rispetto per i Casamonica, considerati spesso “straccioni”. Tanto per essere chiari, nell'inchiesta su “mafia Capitale”, in diverse occasioni il nome di Massimo Carminati è associato a quello degli “zingari”. Al Cecato, condannato per mafia, il 27 marzo 2014 viene chiesto un aiuto da parte di un avvocato per conto di una collega che aveva avuto attriti con alcuni esponenti del clan «gitano». Carminati, mentre è intercettato, si mostra disponibile a parlare con Luciano Casamonica, che dice di conoscere e con il quale è certo di trovare una soluzione. «Mi informo domani... io conosco bene Luciano... vado...», e poi aggiunge, enfatizzando il fatto di non stimare particolarmente il clan: «Li Casamonica... cento famiglie, uno più stronzo de n’altro».

Carminati il giorno dopo, probabilmente dopo aver parlato con Luciano, contatta l'avvocato al quale chiede notizie sull’incontro avvenuto tra l’avvocatessa e gli esponenti della famiglia rom. Il legale amico dell’ex Nar evidenzia come la vicenda sia andata a buon fine e come il problema sia rientrato.

La denuncia sulle ville dei Casamonica
 la fece Ignazio Marino.
Le indagini le ha condotte la Procura.
L'ordine di demolizione è firmato da Zingaretti.
Davanti alle telecamere si è presentata la Raggi.

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I Casamonica, dunque, secondo Carminati 
«so' uno più stronzo dell'altro». 
Criminali contro criminali.

A Roma sono tanti i problemi amministrativi che giorno dopo giorno registriamo, e sono diversi i casi di corruzione che vengono individuati dagli investigatori, favoriti dalla cattiva burocrazia foraggiata da impiegati pubblici collusi. E nello stesso anno in cui alla Capitale è stata data la sveglia dai giudici della corte d'appello riconoscendo la mafia di Carminati e compagni, è arrivata oggi dalla sindaca Virginia Raggi la dimostrazione che un percorso concreto di legalità si può concretizzare. E lo ha fatto puntando il piccone contro le otto ville abusive dei Casamonica. Edifici su cui pendeva un'ordinanza definitiva di demolizione da cui in passato tutti si sono tenuti lontani. Un ordine inevaso e di conseguenza un segnale di potenza aggravato che è stato trasmesso sul territorio. E fino all'alba la forza del clan era evidente anche per la presenza di ville e abusi, incuranti dei provvedimenti, su un'area soggetta a vincolo archeologico, paesaggistico e ferroviario.

Le prime contestazioni di abusivismo da parte del Comune risalgono al 1997. E da allora nessuno ha avuto il coraggio di affrontare il clan. E dunque, chi ha lasciato ogni cosa al suo posto, ha di fatto contribuito ad accrescere la fama di impuniti e di potenti.

Il blitz di centinaia di agenti della polizia locale ha messo fine a questa impunità. E si deve dare atto al primo cittadino di Roma di un'azione forte, che mai in altre occasioni è stata fatta contro i clan, nemmeno in territori in cui le mafie sono presenti e invadono con i loro abusi edilizi interi quartieri. Il comandante dei vigili, Antonio Di Maggio, a conclusione del blitz ha detto una cosa che fa comprendere bene come i Casamonica erano tranquilli nel continuare a vivere in quelle case abusive, e a nessuno di loro passava per la mente la demolizione: «Pensavano che fosse una perquisizione. Qualcuno è rimasto di stucco. 
E noi abbiamo ricordato come loro stessi avessero già preso in notifica i provvedimenti».

Ecco, sapevano di vivere nell'illegalità, sotto un tetto abusivo, con suppellettili e oggetti di valore ottenuti con soldi provenienti da affari sporchi, ma per il loro vivere quotidiano era normale. Ma normale non è. E l'azione di demolizione avviata dall'amministrazione, che si concluderà fra trenta giorni, rimette in gioco le regole, e il loro rispetto. 
La cui applicazione in una città normale non dovrebbe stupire.

La denuncia sulle ville dei Casamonica
 la fece Ignazio Marino.
Le indagini le ha condotte la Procura.
L'ordine di demolizione è firmato da Zingaretti.
Davanti alle telecamere 
si è presentata la Raggi.





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Michela Vittoria Brambilla, Fannullona Record a Montecitorio

Walter Caporale  16 novembre alle ore 16:54  Vergognoso: non chiamatela animalista, ma opportunista: 99% di assenze e 16.000€ di stipendio al mese. Zero euro agli animali. Mi sono bastati 4 mesi nel suo pseudo Movimento Animalista per capire che era solo un bluff ed una presa per i fondelli per gli animali e per gli animalisti. Ho sbattuto la porta in faccia: conservo la telefonata con le velate minacce di “ farmi sparire dai tg MEDIASET”: le risposi che i ricatti e le minacce con me hanno sempre ottenuto l’effetto opposto.


La berlusconiana in oltre sette mesi di legislatura 
ha fatto registrare una sola presenza 
nelle votazioni di Montecitorio. 
Forse è troppo impegnata dietro ai suoi 35 gatti?
DI SUSANNA TURCO

Michela Vittoria Brambilla, 51 anni, ex giornalista Mediaset promossa deputata da Silvio Berlusconi nel 2008, si appresta a diventare il nuovo mito assoluto dell’assenteismo parlamentare: in oltre sette mesi di legislatura ha fatto registrare una sola presenza nelle votazioni di Montecitorio (quella in cui ha detto no alla fiducia al governo Conte).

Per il resto, ha già dato buca più di mille volte, con un indice di assenteismo del 99,93 per cento, secondo i dati Openparlamento.it. Del resto Brambilla deve aver parecchio altro da fare, con tre figli (l’ultimo si chiama Leonardo Silvio, «in onore a un grande uomo del passato e uno del presente») e soprattutto i 12 cani, 35 gatti, 2 cavalli, 2 mini pony, 2 asinelli, 7 capre, 2 pecore, 2 daini, 3 papere e circa 200 piccioni con cui divide casa. In più si sente «sempre un’imprenditrice più che una politica» (così ha detto in un’intervista recente al quotidiano Libero), infine deve occuparsi anche delle sue aziende tra cui la Sotra Coast, che distribuisce gamberi surgelati e salmone affumicato (in questo caso, l’animalismo passa in secondo piano).

È la legislatura più inoperosa della storia. Alla Camera ci sono rimasti i fantasmi
Allo scoccare dei suoi cento anni, l'Aula di Montecitorio si svela desolatamente vuota. Di persone, di leggi, di vita. Implacabili le statistiche: due provvedimenti nei primi cento giorni di governo, dieci sedute al mese. Ed è solo la punta dell'iceberg di una centralità perduta

Anche nella passata legislatura (2013-2018) l’onorevole Brambilla non aveva brillato per presenze in Aula: si era vista solo all’1,1 per cento delle votazioni, pur risultando spesso “in missione”. In quella prima ancora, quando debuttò (2008-2013), aveva fatto un po’ meglio - si fa per dire - con uno score di presenze del 5,6 per cento.

In totale, da quando è parlamentare (cioè da oltre 10 anni) Brambilla è stata presente alle votazioni in Parlamento meno del 2,5 per cento delle volte. Curiosamente, nella sua pagina Facebook Brambilla mette una sua foto con lo sfondo di Montecitorio, scattata quindi in una delle rare occasioni in cui l’onorevole ci è passata.

Walter Caporale
16 novembre alle ore 16:54
Vergognoso: non chiamatela animalista, ma opportunista: 99% di assenze e 16.000€ di stipendio al mese. Zero euro agli animali. Mi sono bastati 4 mesi nel suo pseudo Movimento Animalista per capire che era solo un bluff ed una presa per i fondelli per gli animali e per gli animalisti. Ho sbattuto la porta in faccia: conservo la telefonata con le velate minacce di “ farmi sparire dai tg MEDIASET”: le risposi che i ricatti e le minacce con me hanno sempre ottenuto l’effetto opposto.



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Manovra, 18 Paesi dell’Eurozona contro l’Italia

Manovra, 18 Paesi dell’Eurozona contro l’Italia

Nessuno sembra aver voglia di salvare il nostro Paese
 da una procedura di infrazione, 
come invece accadde nel 2003 a Francia e Germania.

Per le prima volta nella storia tutti i Paesi facenti parte della Zona Euro si dichiarano contrari all’unanimità al contenuto della manovra economica proposta da uno degli (attuali) 19 membri. Si tratta proprio del caso dell’Italia e della Manovra presentata dal governo Conte. Gli azionisti di maggioranza dell’esecutivo, M5S e Lega, si sono detti più volte fermamente contrari a modificare i numeri della legge di bilancio, in modo tale da venire incontro alle richieste della Commissione Ue di non sforare le regole sul deficit contenute nel Trattato di Maastricht. Un muro contro muro tra Salvini e Di Maio da una parte, e Juncker e Moscovici dall’altra, che non sembrava chiamare direttamente in causa gli altri governi europei.

E, invece, nel prossimo Consiglio dei ministri finanziari dei Paesi dell’eurozona, fissato per oggi, verrà chiesto nuovamente all’unanimità all’Italia di rivedere la nostra proposta di bilancio, con la consapevolezza che da Roma giungerà un no quasi scontato. E allora, pensano gli analisti, l’apertura di una procedura di infrazione potrebbe divenire una realtà.

L’Eurozona compatta contro la legge di bilancio del governo Conte
Dunque, la manovra economica del governo gialloverde italiano al momento non ha trovato il sostegno di nessuno degli altri 18 Paesi che attualmente compongono l’Eurozona. E, secondo le ultime indiscrezioni, riportate tra gli altri dal Sole 24 Ore, nel Consiglio dei ministri finanziari di oggi, i nostri ‘condivisori di moneta’ si preparano a reiterare la richiesta all’esecutivo formato da M5S e Lega di modificare la legge di bilancio, con la motivazione che, scrive Sergio Fabbrini sul Sole, quella “deviazione” dai vincoli di bilancio Ue sarebbe “ingiustificabile” e “pericolosa”.

La loro consapevolezza, pensano gli analisti, supportati anche dalle reiterate dichiarazioni dei leader pentastellato e leghista, è che il governo italiano risponderà con un secco no e non cambierà di una virgola il contenuto della manovra. A quel punto l’Italia verrebbe sempre più marginalizzata, ma senza compromettere il futuro dell’Eurozona.

I 19 Paesi della Zona Euro e il precedente del 2003
Insomma, contro il governo ‘sovranista’ italiano si sono schierati anche quei Paesi ritenuti ideologicamente ‘amici’ come l’Austria di Sebastian Kurtz, l’Olanda di Mark Rutte o la Finlandia di Juha Petri Sipila. Ma anche tutti gli altri, con Francia e Germania in testa. Stiamo parlando di Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Spagna, Grecia, Slovenia, Cipro, Malta, Slovacchia, oltre che Estonia, Lettonia e Lituania. E pensare che già altre volte in passato si sono verificati episodi di scontro economico tra un membro dell’Eurozona e le istituzioni di Bruxelles. Nel 2003, ad esempio, proprio i due ‘giganti’, Francia e Germania, presentarono delle leggi di bilancio che sforavano i vincoli sul deficit stabiliti a Maastricht.

Ma, in quel caso, fu proprio l’appoggio ottenuto da un buon numero di partner nell’Euro a salvare francesi e tedeschi dalla procedura di infrazione allora raccomandata dalla Commissione Ue. Nel caso italiano del 2018, invece, non c’è nessuno disposto a salvarci.

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La nostra analisi di oggi - scrive la Commissione Ue nel suo rapporto sul debito italiano 
- suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l'apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è quindi giustificata...


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