loading...

CONDIVIDI

Share

lunedì 28 gennaio 2019

Foto Curiose : Cosa Sono?

Cosa è ?
 1 )



Dietro lo Schermo di un Cinema
Dietro lo Schermo di un Cinema


Sotto l' Idrante
Sotto l' Idrante



Cosa è ?
2 )




Italia di Notte
Italia di Notte




Cosa è ?
3 )




Le Vene nella Mano
Le Vene nella Mano




Nave da Guerra
Nave da Guerra





Cosa è ?
4 )




Dentro una Pila
Dentro una Pila





Riscaldamento a Pavimento
 Riscaldamento a Pavimento


Scheletro di Tartaruga
Scheletro di Tartaruga




Sezione di una Siepe
 Sezione di una Siepe




Cosa è ?
 5 )




Teatro Visto dal Palcoscenico
Teatro Visto dal Palcoscenico


Foto Sopra
1 ) Interno di Fuoco di Artificio
2 ) Dentro una Chitarra
3 ) Missile diretto alla Stazione Spaziale
4 ) Sotto di una Ninfea
5 ) Superficie di un CD

.
Previsioni per il 2019



Previsioni per il 2019
.

domenica 27 gennaio 2019

Bossi e il Trota Salvati da Salvini

Per i Bossi non c’è stata la querela di Salvini

Per i Bossi non c’è stata la querela di Salvini

Fondi Lega, «non luogo a procedere» per i Bossi: non c’è stata querela. Renzo: «Grazie Salvini»
Al processo per appropriazione indebita il partito non aveva presentato querela nei confronti del Senatur e del figlio, ma solo dell’ex tesoriere Francesco Belsito, la cui condanna è stata ridotta a un anno e 8 mesi. Il suo commento: «Sono rimasto con il cerino in mano»

Il trucchetto della Lega di Matteo Salvini, ovvero la furbizia legale di sporgere sì querela contro l’ex tesoriere Francesco Belsito ma solo per le imputazioni di «appropriazione indebita» dalla n.86 fino alla n.297, e non anche per gli utilizzi di denaro contestati a Belsito dal capo 1 al capo 85 nei quali il fondatore ed ex segretario Umberto Bossi figurava come diretto coimputato di Belsito, centra il risultato voluto di scongiurare giuridicamente l’effettivo estensivo a Bossi della querela contro Belsito nel processo milanese sull’uso privato di fondi del partito nel 2009-2011: e poiché da ottobre 2017 la legge Gentiloni-Orlando sulle depenalizzazioni aveva reso procedibile il reato di «appropriazione indebita» non più d’ufficio ma solo a condizione che la parte offesa sporgesse querela, in assenza ieri di querela leghista contro Bossi la IV Corte d’Appello (presidente Martini, relatrice Lai) prende atto del sopravvenuto «non doversi procedere» nei confronti di Bossi padre e figlio, cancellandone le rispettive condanne di primo grado
 nel luglio 2017 a 2 anni e 3 mesi e a 1 anno e mezzo.

Se ne giova anche Belsito, la cui condanna in primo grado a 2 anni e 6 mesi perde la corrispondente quota di sanzione e scende - anche in forza dell’assoluzione da 12 imputazioni «perché il fatto non sussiste» e della prescrizione che ne divora altre 42 - a 1 anno e 8 mesi di pena sospesa e senza menzione. Mentre il solitamente loquace Salvini ieri non twitta o non fa dirette Facebook sul tema della non-querela a Umberto Bossi, il figlio Renzo in aula dice «grazie a Salvini e alla Lega, i quali hanno valutato i documenti e visto che le spese imputatemi non furono pagate dal partito». Belsito lamenta: «Sono rimasto io col cerino in mano, pago lo scotto di aver eseguito determinati ordini». Il meccanismo del verdetto pare invece non ben compreso da Umberto Bossi: «Meno male, i giudici sono stati competenti, finalmente c’è stata una sentenza giuridica e non politica».

.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.

Dall’inchiesta milanese — che per il 2009-2011 contestava a Belsito l’appropriazione di 2,4 milioni, a Umberto Bossi di 208.000 e a Renzo Bossi di 145.000 — si sviluppò poi il collegato processo di Genova sinora approdato alle condanne in Appello di Bossi (1 anno e 10 mesi) e Belsito (3 anni e 9 mesi) per «truffa allo Stato», reato presupposto della confisca al partito di Salvini di 49 milioni di finanziamento pubblico. Cioè dei soldi che la Lega, facendo intanto valere il proprio peso politico, ha ottenuto dai magistrati genovesi di poter restituire allo Stato in tutt’altro che esose rate di 600.000 euro l’anno per 76 anni. Dopo l’evaporazione ieri della condanna milanese per «appropriazione indebita», Bossi può inoltre confidare che la prescrizione (imminente proprio in questi giorni e ben prima della Cassazione) passi la spugna pure sulla condanna genovese per «truffa allo Stato», fonte del sequestro (appena confermatogli) di 1/5 del suo vitalizio.


LEGGI ANCHE
Anche Salvini ha usato i soldi che hanno messo nei ...




.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE

IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE


Bruno è un bambino di otto anni, curioso, intraprendente e appassionato d'avventura. Vive a Berlino, durante la seconda guerra mondiale, con suo padre Ralf, un ufficiale nazista, sua madre Elsa, sua sorella Gretel e una giovane domestica, Maria. 
Un giorno, a seguito della promozione del padre, Bruno viene costretto a lasciare la città e tutti i suoi amici per trasferirsi in una casa di campagna insieme alla famiglia. 
Poco dopo il suo arrivo, il bambino scopre per caso che vicino alla sua nuova abitazione, sorge un campo di concentramento. Improvvisamente catapultato in una vita monotona e solitaria, circondato solo da domestici e soldati, il bambino inizia ben presto a esplorare i dintorni della tenuta; riesce così a scoprire un passaggio, che lo conduce fino ai confini del campo di concentramento. 
Lì, conosce Shmuel, un bambino ebreo, suo coetaneo. Nonostante tra i due vi sia del filo spinato e il tentativo degli adulti di infondere odio verso la razza ebraica, Bruno si dimostra fin da subito estraneo ai condizionamenti. Tra i due bambini nasce infatti una profonda amicizia.
 I due giocano, nei limiti fisici del possibile (dato il filo spinato). 
Un giorno, appena prima di trasferirsi di nuovo, Bruno si traveste da ebreo, scava una fossa e raggiunge Shmuel. I due andranno alla ricerca del papà di Shmuel, quando però vengono rastrellati all'interno del campo e sottoposti a un'apparente doccia in una camerata, 
che è in realtà una camera a gas nella quale moriranno. 
La madre notando la scomparsa di Bruno, manda tutta la famiglia a cercarlo, quando di fronte alla buca per l'ingresso del campo trovano i vestiti del figlio e si rendono conto di quanto avvenuto.

LEGGI ANCHE
IL GIORNO DELLA MEMORIA

.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

sabato 26 gennaio 2019

Altro che dittatura in Venezuela

Altro che dittatura in Venezuela. Altro che regime.


Il racconto di un italiano ospite in Venezuela

L'immagine può contenere: 2 persone da Rete Solidarietà Rivoluzione Bolivariana

Il racconto di Sandro, ospite in Venezuela della comunità italiana

Pasta, olio e mandolino… contro diritti, salario e patria libera e grande.

Altro che dittatura in Venezuela. Altro che regime.

L’opposizione comanda interi stati e municipi… e ha uomini inseriti nei corpi dello Stato, come la polizia municipale… avversa al popolo… da non confondere con la GUARDIA NAZIONALE L’ESERCITO BOLIVARIANO, fedeli alla causa della pace e del progetto di inclusione sociale contro decenni di miseria, di abbandono.

La comunità libanese e siriana che ho frequentato mi spiegava come gli autoctoni venezuelani e indios prima dell’esperienza socialista bolivariana erano carne da macello… senza un minimo salariale, senza tutele, senza acqua potabile, senza possibilità di una casa degna… abbandonati selvaggiamente alle regole dello schiavismo dei ricchi possidenti e dei neoimmigrati senza scrupoli alla ricerca di facili guadagni sulla pelle dei più poveri.

I miei parenti, che sono venuto a trovare, mi hanno tolto il saluto, avevo “sgarrato” parteggiando apertamente per gli sfruttati, per le leggi di minima tutela sociale, per l’appoggio alla medicina gratuita e alla istruzione bolivariana… loro vanno dai privati, non si mischiano con chi come me stava col popolo rozzo, gretto, povero che aveva grazie Chavez e Maduro osato alzare la testa,… chiedendo dignità.

Per gli italiani e la borghesia, nel quartiere dove vivevo accanto al noto Hotel Hilton, espropriato da Hugo Chavez ai tempi dell’alluvione, ero un traditore, un autentico nemico dei loro interessi di coloni, padroni, abbienti conquistatori del suolo venezuelano.

Ho chiesto come mai questo odio feroce verso Chavez… tutti o quasi gli italiani benestanti risposero con questa frase: “da quando è iniziato il potere bolivariano gli indigeni hanno alzato la testa e parlano di salario, di diritti… prima li pagavano come decidevamo noi. Odiamo Chavez e Maduro perché sono dei poveracci, dei nessuno che sono arrivati al potere, che paese schifoso è un Venezuela dove dei poveri possono comandare!”.

E poi arriva il classico: “io ho fatto la mia fortuna facendo arrivare pasta, olio, vino e mozzarelle dall’Italia… poi arrivano ‘sti socialisti indigeni a comandare”.

Io invece lo trovo fantastico… e vedo razzismo e classismo nei discorsi di questi italonegrieri.
Avrei molte altre cose da raccontare di 3 mesi che ho passato lì, ma per ora mi fermo.
.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.


MADURO HA VINTO ELEZIONI DEMOCRATICHE








Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

giovedì 24 gennaio 2019

Il Reddito di Cittadinanza come Jobs Act 2

Reddito di Cittadinanza come Jobs Act 2


La misura detta “reddito di cittadinanza” non è altro che un sussidio temporaneo di disoccupazione con un certo guadagno per le imprese: in pratica un Jobs act 2. 
La filosofia è la stessa: come aiutare la flex-security.

Il 2018 è stato un anno orribile per il reddito di cittadinanza, ritirato in quasi tutti i Paesi che lo avevano sperimentato per via di costi insostenibili se non sono accompagnati da adeguate politiche redistributive. Eppure economisti e imprenditori nelle élite della tecnologia lo considerano una risposta adeguata alla disoccupazione tecnologica – le perdite di posti di lavoro causate dall’automazione.

L’idea è che tutti i cittadini ricevano una certa quantità di denaro dal governo per le spese di cibo, alloggio e abbigliamento – indipendentemente dal reddito o dalla condizione lavorativa come “reddito di base incondizionato”, ovvero modulato se reddito di cittadinanza. I sostenitori dicono che aiuterà a combattere la povertà dando alle persone la flessibilità di trovare lavoro e rafforzare la loro rete di sicurezza, o che offre un modo per supportare le persone che potrebbero essere negativamente influenzate dall’automazione. Per i detrattori favorisce l’ozio a spese di quanti lavorano.

La notizia per quanto allarmante non deve però preoccupare il Governo. Quello che loro definiscono “reddito di cittadinanza” è in realtà un “sussidio temporaneo di disoccupazione”.

Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.

Il sussidio di disoccupazione è stato introdotto per la prima volta in Danimarca nel 1899 come strumento per rendere più flessibile il mercato del lavoro – il neologismo è flex-security, che coniuga flessibilità e sicurezza – all’interno di quelle che vengono definite politiche attive del lavoro. In altre parole, visto che il mercato del lavoro funziona assai male – i tassi di disoccupazione nel dopoguerra nei paesi OECD hanno variato dal 2 al 39% – si è al solito data una risposta semplicistica ad un problema complesso: non c’è abbastanza flessibilità.

Ora, a parte che la flex-security ha costi elevati che solo una forte politica fiscale può supportare (la Danimarca ha una tassazione sul PIL di oltre il 50% – di flat-tax non si parla e c’è un tasso di evasione fiscale bassissimo), il problema non è che il mercato del lavoro è troppo rigido: è che non c’è abbastanza domanda aggregata. Nonostante i centri per l’impiego, i programmi di formazione ed i sussidi all’occupazione, l’ispirazione è la stessa del “Jobs Act” renziano: più flessibilità dovrebbe portare maggior competitività e in definitiva a più PIL ed occupati. Ma ciò che non era vero per il vecchio governo non diventa verità con il nuovo.

In questo senso, il sussidio temporaneo di disoccupazione è una misura neoliberista meno pelosa ma che continua a trascurare la domanda e la (re)distribuzione. Il sussidio temporaneo di disoccupazione non è quindi che un provvedimento di politica economica di stampo neoliberista. Mentre diversa sarebbe stato un reddito di cittadinanza coniugato a una più equa politica fiscale o il “lavoro di cittadinanza” di Minsky (lo Stato diventa “datore di lavoro in ultima istanza” – in settori di alto valore sociale: terzo settore, assistenza a categorie deboli, ecologia e biodiversità, cultura e ambiti non direttamente profittevoli – perseguendo la piena occupazione in modo anticiclico, di modo che sia la domanda aggregata che la produzione si mantengono ad un livello stabile).

Inoltre, ma questo avviene da ormai 30 anni, la rivoluzione tecnologica 4.0 ha prodotto 2 fenomeni mai visti prima e su cui il sussidio temporaneo di disoccupazione, come prima il Jobs Act, è silente anche se il futuro dei giovani si gioca su questo. Mi riferisco alla crescita senza lavoro – cioè il PIL cresce ma l’occupazione no, perché sono i robot a produrre – e ai working poor – le persone cioè che pur lavorando hanno un reddito così basso da restare poveri, così mal retribuiti da scivolare nella zona di povertà relativa: la classe media che va scomparendo e la distribuzione del reddito si polarizza sempre più con i ricchi proprietari dei robot sempre più ricchi ed i poveri, sostituiti o in concorrenza coi robot, via via più poveri.

Solo se gli aumenti di produttività verranno accompagnati da corrispondenti aumenti di domanda, il benessere economico sarà distribuito e ci liberemo dalla trappola di una domanda aggregata stagnante da cui non scapperemo con strumenti neoliberisti 
come sussidio temporaneo di disoccupazione o Jobs Act.

.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

Il Balcone e la prima manovra GialloVerde

Il balcone e la prima manovra gialloverde

Sforare i rigidi parametri dell’austerity di Bruxelles è ciò che più convince della manovra annunciata dal governo, che resta in larga parte ancora da scoprire nel dettaglio. La flat tax viola i principi di progressività fiscale, la pace fiscale appare un condono e anche i criteri “reddito di cittadinanza” sembrano una retrocessione al welfare .

I ministri cinque stelle la sera di giovedì 27 settembre hanno chiamato le masse sotto Palazzo Chigi, a festeggiare l’approvazione in Consiglio dei ministri della nota di aggiornamento del DEF 2018 che dovrebbe avviare la realizzazione concreta dei punti qualificanti del programma di governo giallo-verde (in particolare il cosiddetto reddito di cittadinanza, la flat tax, la revisione della riforma pensionistica Monti – Fornero del 2011) e, a tal fine, porta, altro elemento caratterizzante la manovra, il deficit pubblico al 2,4% annuo per il triennio 2019-2021.

Diciamo subito che le modalità di comunicazione sono state in pieno stile populista. I ministri che scendono in piazza, mentre al termine del Consiglio dei Ministri non viene neanche tenuta una conferenza stampa. Il testo non è disponibile e non lo sarà, verosimilmente, ancora per qualche giorno. Nessuna possibilità per la stampa di interloquire, per i tecnici di valutare qualcosa che non siano gli annunci dei politici o qualche documento di lavoro di incerta provenienza e dubbia attendibilità. Non è cosa nuova (ricordiamo le 26 slide con cui Renzi presentò l’aggiornamento del DEF nel 2014, in conferenza stampa si soffermò solo sulla prima, si scoperse poi che le altre 25 contenevano solo il titolo), ma possiamo ben dire che tale modalità ben rappresenta tutte le ansie e le difficoltà della squadra grillina a trasformare
 i propri annunci in progetti operativi tecnicamente adeguati.

Vero è che la prima battaglia politica interna, sul livello cui fissare il deficit, è vinta: il deficit pubblico, che il governo Gentiloni un anno fa si era impegnato a portare nel 2019 allo 0,9%, viene portato al 2,4%, oltre l’1,6% che aveva ipotizzato il Ministro Tria e oltre anche al 2% ipotizzato in questi giorni. Il tutto alleggerisce di circa 27 miliardi i fabbisogni finanziari rispetto a quanto previsto in autunno 2017, permettendo il finanziamento della manovra.

E’ il segnale che più convince. Da anni critichiamo i parametri e le impostazioni di politica fiscale europei, strutturalmente recessivi, che sono fra le cause delle specifiche difficoltà che l’Unione Europea ha avuto ad emergere dalla crisi e del come ne è uscita (divergenza economica, marginalizzazione delle economie periferiche, impoverimento e svalutazione del lavoro e del welfare). Accogliamo dunque questa esplicita messa in discussione dell’ortodossia di Bruxelles e ci auguriamo che il governo sia consequenziale, indicando un obiettivo: la denuncia del fiscal compact (che non è un trattato) e la revisione del pareggio di bilancio in Costituzione (che l’Italia è stato uno dei pochi paesi ad adottare, con la legge costituzionale del 2012).

.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.

Ciò detto, la strada intrapresa dal governo presenta comunque i suoi rischi.

Il precedente governo aveva sempre manifestato pubblicamente fedeltà alle regole fiscali europee, salvo poi operare dietro le quinte per un alleggerimento di fatto dei vincoli, strappando la concessione di rilevanti margini di flessibilità e l’accettazione da parte europea di clausole di salvaguardia (ovvero previsioni di aumento di IVA e accise) che ancora valgono 12,5 miliardi di euro per il 2019 e quasi 20 miliardi dal 2020 a garanzia di tagli impossibili da realizzare.

L’attuale governo ha scelto un metodo di confronto esplicito del quale è stato scritto solo il primo capitolo. Perché il sistema di regole europee dà alla Commissione e al Consiglio Ecofin poteri non indifferenti e l’applicazione delle regole fiscali da parte degli organismi comunitari potrebbe ora diventare rigida, senza quella flessibilità strappata (anche con stringenti argomentazioni di tipo tecnico) negli ultimi anni. Gli effetti dell’avvio di una procedura d’infrazione – che potrebbe arrivare a tradursi in multe nell’ordine di qualche punto decimale di PIL) non dovrebbero essere presi alla leggera.

D’altra parte, il lascito del governo Gentiloni al governo Conte conteneva polpette avvelenate non da poco, dalle clausole di salvaguardia, alla flessibilità concessa negli anni scorsi da recuperare, all’ulteriore riduzione del deficit, fino al pareggio di bilancio, prevista nell’orizzonte di programmazione, fino ad una riduzione del debito ottenuta economizzando i saldi dei conti correnti pubblici nel 2017 per 14 miliardi che, già era scritto nel DEF 2018, avrebbero dovuto essere reintegrati nel 2019; tutti elementi che diventano critici laddove Bruxelles decida una posizione rigida.

Vi è poi il tema dello spread, che non va sottovalutato, stanti le dimensioni del debito italiano, superiori al 130% del PIL: l’Italia ha beneficiato sostanzialmente dei bassi tassi di interesse che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Si pensi che ad aprile 2013 Monti e Grilli, nel DEF, prevedevano che l’Italia avrebbe pagato nel 2017 interessi passivi per 109 miliardi, diventati 91 miliardi ad ottobre dello stesso anno e poi ridottisi fino a 66 miliardi a consuntivo, esclusivamente per merito della caduta dei tassi di interesse. Si parla di decine di miliardi di minori spese, di cui hanno beneficiato i governi precedenti e che, di converso, ben segnalano la vulnerabilità dell’Italia su questo fronte. Possiamo certo condividere la voglia di confrontarsi con asprezza in sede europea e di non subire il ricatto dei mercati finanziari internazionali, ma risulta evidente la necessità di una strategia politica e di convincimento attenta, il pericolo essendo, altrimenti, l’entrata in una spirale che potrebbe minare non solo la costruzione europea ma anche le basi economiche del sistema italiano.

Tale opera di convincimento dovrà necessariamente passare per la dimostrazione che le politiche fiscali europee hanno fallito negli ultimi anni e che una qualche espansione fiscale è indispensabile al paese per non morire. In tal senso, andrà necessariamente argomentato con forza che gli ambiti di maggiore spesa prevista potranno avere un effetto espansivo che permetterà di compensare l’ampliamento del deficit: se l’aumento del deficit porta ad una maggiore crescita economica (del PIL, o come preferiremmo, degli indicatori di sviluppo economico e sociale) le basi del sistema stesso si allargano e lo stesso rapporto deficit / PIL può ridursi.

Andiamo così a trattare gli obiettivi della manovra, i progetti di spesa e di entrata, e qui francamente sorgono troppe perplessità. Il rischio è che di nuovo, come già successo nelle precedenti legislature, i miliardi che si vanno a strappare in qualche modo siano poi impiegati per iniziative estemporanee che, non inserite in un contesto organico e complessivo, non potranno tradursi nell’agognato sviluppo.

Premettiamo che non possiamo parlare, in assenza di testi, del piano di investimenti preannunciato dal ministro Di Maio, possiamo solo augurarci che tale piano veda la luce e contempli, come promesso, non poche grandi opere ma molte piccole opere di diretto impatto sui cittadini (pendolarismo, risanamento ambientale,…), non nascondendoci che problemi amministrativi e tempi di realizzazione richiederanno un’azione costante che vada ben al di là degli stanziamenti di bilancio.

Venendo alla politica impositiva, al di là della neutralizzazione delle clausole di salvaguardia, contano da un lato la ribadita volontà di perseguimento della flat tax, pur con caratteristiche ancora da definire e, dall’altro, quello che di fatto viene letto come un ampio condono fiscale e, forse, contributivo. Se l’estensione a partite IVA e piccoli imprenditori della flat tax già introdotta sui redditi d’impresa e del regime dei contribuenti minimi potrà avere un qualche impatto positivo (ma a quali costi?), è il disegno complessivo che ci vede, non da ora, contrari, innanzitutto perché nega i principi di progressività e di capacità contributiva indicati dalla nostra Costituzione, in secondo luogo perché, tecnicamente, operare su riduzione di aliquote generalizzate ha un costo immensamente superiore rispetto ad operare con detrazioni che vadano riducendosi all’aumentare del reddito e, infine, perché per l’ennesima volta viene riproposta la favola che una riduzione delle imposte avrebbe effetti espansivi senza ricordare che, a fronte di tale riduzione, sta necessariamente una riduzione di investimenti e servizi pubblici quali scuola, sanità,…. Quanto alla cosiddetta “pace fiscale”, essa non fa che legittimare una volta di più l’evasione, all’insegna di un condono presentato come l’ultimo e che l’ultimo non sarà, a scapito di coloro che tasse e imposte le pagano. Vero è che, contestualmente al condono, viene annunciato l’inasprimento delle pene, con una nuova norma in stile “manette agli evasori”, ma ciascuno di noi può ben pensare quale potrà essere l’efficacia di una tale norma.

Piuttosto, sarebbe opportuno rafforzare oltre ai controlli, gli incentivi alla regolarità fiscale. Un punto di vista che non sembra la maggioranza si ponga, col risultato che le cose potrebbero anche peggiorare come effetto della misura che più di altre il movimento cinque stelle vorrebbe intestarsi, quella dell’introduzione dei cosiddetti reddito e pensione “di cittadinanza”: perché con le pensioni minime tutte a 780 euro, con nessun premio aggiuntivo per chi ha pagato contributi lavorativi, il livellamento significa che soprattutto i lavoratori più poveri, che non arriveranno a pensioni significativamente superiori a quella cifra, avranno contribuito negli anni a nessun fine. Idem varrà col reddito di cittadinanza, se si riconfermerà quanto già vale per il REI, ovvero che un eventuale reddito da lavoro andrà (salvo casi limitati) a ridurre in pari misura la prestazione, col risultato di generare una trappola della povertà.

In generale, la parte di contrasto alla povertà, con l’introduzione del beneficio di 780 euro mensili, è comunque la misura sociale cui si deve guardare con massima attenzione e favore. 10 miliardi sulla povertà (si spera aggiuntivi ai 3-4 già stanziati per il REI e a quelli che serviranno per le pensioni) e la previsione di una platea di oltre 6 milioni di individui potrebbero segnare una discontinuità forte nelle politiche italiane. Molto dipenderà dalla realizzazione pratica e dal raccordo della misura con quanto già esistente.

Si è già detto che, in ambito pensionistico, il livellamento a 780 euro rischia di neutralizzare quel principio del sistema pensionistico contributivo tanto sbandierato negli ultimi anni, che i contributi sociali non sono per il singolo individuo altro che risparmio pensionistico; servirebbe a questo punto inserire la pensione a 780 euro in un contesto più generale di riforma del sistema, nel quale poco a poco i 780 euro diventano universali e finanziati fiscalmente, con la pensione contributiva che si aggiunge a quest’ultima e una corrispondente riduzione degli oneri contributivi, ma non sembra che una riforma organica del sistema sia stata ventilata.

Quanto al reddito di cittadinanza per i non pensionati, bisognerà vedere se la strada intrapresa sarà quella di un mero sussidio monetario, se di una misura di welfare to work, o di una misura di sostegno anche di tipo sociale. Attualmente, la più volte richiamata volontà di introdurre il reddito in parallelo con l’ormai inderogabile rilancio dei servizi per l’impiego, indica la volontà di condizionare la misura alla sola disponibilità all’attivazione lavorativa. Viene da chiedersi se tale condizionamento non segni un regresso rispetto all’attuale reddito di inclusione, che supera l’impostazione “welfare tu work” prevedendo un’analisi e un progetto individualizzati, nei quali se il problema economico è puramente lavorativa si attivano i servizi per l’impiego, ma se emergono – come spesso succede – altri tipi di bisogni e fragilità da parte dell’individuo e della sua famiglia, l’amministrazione comunale è obbligata ad offrire una esplicita presa in carico da parte dei servizi sociali.

L’ultima misura, ampiamente annunciata per quanto ancora di incerta specificazione, è quella sull’ammorbidimento delle norme sui pensionamenti, con l’adozione di una qualche versione di “quota 100”, quale somma di età anagrafica e anzianità contributiva minime per accedere al pensionamento. Qui il dato di fatto, sul quale Sbilanciamoci si è già soffermato in passato, è quello di una riforma Monti Fornero che, nell’ansia di ridurre immediatamente il profilo di spesa pensionistica, in un contesto di crisi economica ha fatto sì che in Italia (estremizzando) si siano costretti vecchi con la quinta elementare a rimanere al lavoro e al tempo stesso si siano tenuti fuori dal mercato del lavoro i giovani laureati. Il superamento dei requisiti della riforma del 2011 può dunque servire per rilanciare la produttività e lo sviluppo, ma di nuovo bisognerà vedere come si tradurrà concretamente in atti normativi: i costi nell’immediato rischiano di essere molto significativi, anche se potrebbero almeno in parte venir riassorbiti nel medio e lungo periodo, giacché a coloro che andranno in pensione prima dovrebbero essere pagate pensioni di importo proporzionalmente più basso. In ogni caso, la misura non potrà sicuramente essere finanziata con il solo prelievo di solidarietà sulle pensioni di importo più consistente, mentre, onde evitare effetti perversi, dovrà essere opportunamente raccordata sia con quella relativa ai 780 euro mensili, che con le norme che attualmente prescrivono l’aver maturato una pensione di un ammontare minimo per il pensionamento prima dei 70 anni.

Se dunque c’è da plaudire alla scelta della manovra di esplicita messa in discussione dell’ortodossia del fiscal compact, ci si aspettano atti consequenziali anche sul piano normativo, a cominciare dalla messa in discussione della costituzionalizzazione del pareggio di bilancio, mentre i rischi di conflitto con la UE dovranno essere gestiti con grande attenzione. Quanto ai contenuti della manovra, ancora troppo confusi sono i dettagli tecnici e concreto il rischio che l’implementazione concreta degli annunci mostri seri limiti e tenda a caratterizzarsi come sommatoria di interventi pur in sé condivisibili (o fortemente criticabili) senza, in ogni caso, 
venire inserita in un quadro organico e coerente.

da redazione Sbilanciamoci
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

mercoledì 23 gennaio 2019

Lega: indagato per i soldi dei terremotati scomparsi

Il sindaco-senatore della Lega indagato per i soldi dei terremotati scomparsi


Il sindaco-senatore della Lega indagato per i soldi dei terremotati scomparsi

Si chiama Giuliano Pazzaglini, è il sindaco di Visso in provincia di Macerata e grazie alle denunce sulla ricostruzione lenta e lacunosa è diventato senatore della Repubblica a furor di popolo. «Per prima cosa cercherò di rispondere alla richiesta d’aiuto di un territorio martoriato dal sisma e dalle inefficienze burocratiche», diceva appena eletto. E infatti, fa sapere oggi Sandra Amurri sul Fatto, Pazzaglini è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Macerata per vari reati contro la Pubblica amministrazione legati a donazioni post sisma 2016 per un ammontare di decine di migliaia di euro che mancherebbero all’appello.

Mancherebbero all’appello anche due consistenti donazioni di Emil Banca di Bologna. In questo primo filone gli viene contestato il reato di peculato. Riguarda la somma di 11.800 euro di una iniziativa di beneficenza organizzata da Moto Nardi “In moto per ricostruire”a favore dei commercianti, di cui non vi è traccia. Soldi in contanti consegnati al sindaco in Comune dal titolare, Vincenzo Cittadini.

IL SENATORE,alcuni mesi fa, ha reso dichiarazioni spontanee in presenza dell’avvocato Giuseppe Villa che lo difende con l’avvocato Giancarlo Giulianelli di Macerata, legale anche di Luca Traini, il simpatizzante di CasaPound e di Forza Nuova, candidato della Lega alle Amministrative 2017, condannato a dodici anni per strage con l’aggravante razzista per aver sparato a Macerata ferendo sei immigrati per “vendicare l’omicidio di Pamela Mastropietro”, del quale sono accusati alcuni spacciatori nigeriani.

Ma entrambi gli avvocati, da noi sentiti, negano di difendere il senatore Pazzaglini a cui, dopo le dichiarazioni spontanee ritenute evidentemente non credibili, il 14 gennaio scorso è stato notificato l’atto di sequestro preventivo del conto corrente.


“Non ho percepito la somma in qualità di sindaco, di pubblico ufficiale, bensì come privato cittadino, come custode della somma – si è difeso Pazzaglini – e l’ho utilizzata alla bisogna per lavori in economia alle casette nell’area Laghetto di Visso”. E la rendicontazione? “È in un file che al momento non trovo”. Al senatore è stata anche notificata la proroga delle indagini riguardanti gli altri reati contestati, i cui termini scadranno fra un mese.

Indagato anche Giovanni Casoni che Pazzaglini ha portato con sé in Senato come assistente dopo che era stato costretto a dimettersi da presidente della Croce Rossa locale a seguito dell’inchiesta del Fatto che aveva rivelato che Pazzaglini era socio di Casoni nella Sibyl Project per il confezionamento di cesti con prodotti tipici acquistati dai produttori locali da rivendere sul mercato conla scritta “Ripartiamo daqui… Pacco solidaleSisma”. Una normale attività commerciale, finalizzata al profitto, certamente, se non fosse che la scritta sui pacchi lasciava intendere che acquistarli equivalesse ad aiutare i terremotati oltre al fatto che i soggetti interessati all’affare erano il sindaco e il presidente della Croce Rossa.

Il Fatto aveva anche rivelato la storia di sei casette di legno donate a Visso dai Comuni di Meolo (Venezia) e Taino (Varese)transitate nelle società del senatore e di Casoni attraverso operazioni opache a cui si è aggiunto un corposo esposto di cittadini sulle donazioni.




.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

Bufala della moneta francese in Africa


Bufala della moneta francese in Africa


La bufala della “moneta francese in Africa”. Spieghiamo il perché

Proviamo a fare chiarezza sulla nuova cialtronata targata M5S

La cialtronata della settimana è la bufala della “moneta francese in Africa”. In altri paesi, se dici sciocchezze del genere vieni cacciato a forza di risate dal dibattito pubblico. Da noi, vai in prima serata su RaiUno sommerso dagli applausi.

Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.



Proviamo a fare chiarezza?

È VERO CHE CI SONO PAESI AFRICANI CHE USANO LA MONETA FRANCESE?

No. Ci sono 14 paesi africani (tra l’altro non tutte ex-colonie francesi, ma anche spagnole e portoghesi) che, a loro volta divisi in due zone diverse, usano due monete diverse. Entrambe sono emesse da banche centrali africani.

E QUINDI CHE C’ENTRA LA MONETA FRANCESE?

Nulla, anche perché una “moneta francese” non esiste più da 20 anni. Le due monete di cui sopra sono semplicemente legate all’euro da un rapporto di cambio fisso con l’euro (come ne esistono vari, ad esempio quello che ha la Bosnia).

CHI BENEFICIA DALL’AVERE UN CAMBIO FISSO CON L’EURO?

La scelta tra cambio fisso e flessibile non è mai univoca e permanente: dipende dalle circostanze e dal contesto economico.
Se sei un paese in via di sviluppo (e se sei legato ad una moneta forte e stabile) è probabile che tu ne tragga parecchio beneficio, perlomeno finché non hai rafforzato la tua economia.

PERCHÉ?

Perché non sei esposto alle fluttuazioni della tua moneta debole che impattano sia sull’economia reale (tramite esportazioni e importazioni) sia sulla stabilità finanziaria (tramite il cambiamento del valore dei debiti in valuta estera). O meglio, sei molto più protetto (perché ora “importi” la stabilità della moneta a cui sei legato). E poiché nei paesi in via di sviluppo sia l’economia reale che quella finanziaria sono fragili, ogni cosa che ne limiti la debolezza è benvenuta (fatti salvi i rischi che ha il sistema dei cambi fissi quando c’è troppa divaricazione tra cicli economici di economie mature, come sappiamo fin dalla caduta di Bretton Woods nel 1971; ecco perché nel lungo periodo è certamente auspicabile un ritorno ai cambi flessibili, cosa che del resto ognuno di quegli stati può fare subito, se lo vuole).

E QUALI SAREBBERO I BENEFICI CHE LA FRANCIA OTTIENE DA QUESTO SISTEMA?

Nessuno di rilevante.

MA COME? E QUESTI “10 MILIARDI” DEPOSITATI PRESSO Il MINISTERO DEL TESORO FRANCESE..?

Quando c’è un sistema di cambi fissi, significa che ci deve essere qualcuno che si fa garante di quel cambio; perché se il libero commercio di quella valuta fa sì che il suo valore esterno salga o scenda oltre il rapporto di cambio fisso, qualcuno deve intervenire sul mercato dei cambi (acquistando o vendendo quella valuta) per ripristinare il valore concordato.

E con quali soldi si interviene sul mercato dei cambi? Con le riserve detenute presso le banche centrali.

Nel sistema di cambi fissi di cui stiamo parlando, è la Francia che si fa garante del mantenimento del cambio fisso (sollevando così i paesi africani da questo pesante onere, che storicamente – vedi Sud America – ha provocato il crollo di quelle economie). L’unica cosa è che chiede – giustamente! – a quei paesi di compartecipare a questo costo, versando parte delle riserve delle loro banche centrali al ministero del Tesoro francese, in modo che quelle somme possano essere utilizzate per difendere il cambio fisso.

Sono appunto i famosi 10 miliardi. Che non sono un furto, bensì la compartecipazione ad un onere di cui si fa carico la Francia (invece dei paesi stessi).

MA CON QUEI 10 MILIARDI QUEI PAESI AFRICANI POTREBBERO INVESTIRE IN STRADE, PONTI, INFRASTRUTTURE?

No. Le riserve delle banche centrali non fanno parte della spesa pubblica; servono, appunto, a intervenire sul mercato dei cambi, e non possono essere usate nell’economia reale. A meno di non voler monetizzare il debito pubblico (cioè stampare moneta a go-go), che non a caso è la folle posizione che ogni tanto il M5S ripete.

.

Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

lunedì 14 gennaio 2019

Sono stata Stuprata da Salvini

Sono stata Stuprata da Salvini


Una sua foto e la scritta “sono stata stuprata da Salvini”: così la pornostar Valentina N. in un post su Instagram che ha colto tutti di sorpresa. “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete – ha spiegato la N.nella didascalia del post volutamente provocatorio – , e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, 
quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia”. 
Una denuncia che in poche ore ha fatto il giro del web, 
unendosi al coro “anti-Salvini”.

Sono stata Stuprata da Salvini


La porno attrice affronta infatti anche la questione migranti, che è il punto più caldo affrontato dal ministro degli Interni in questi sette mesi di governo: “Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. 
La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — 
e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale”.

Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.

Infine Valentina N. lancia l’allarme sulla deriva che, a suo dire, sta subendo la società contemporanea: “Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso
 (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. 
Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado”.

VEDI LE FOTO

.


domenica 13 gennaio 2019

Le stragi senza colpevoli dell'estremismo nero

Valerio Fioravanti e Francesca Mambro  Terroristi NERI
Valerio Fioravanti e Francesca Mambro
Terroristi NERI



Franco Freda fa l’editore ad Avellino. Fioravanti e Mambro hanno scontato due mesi per ogni persona uccisa. Abbatangelo gode addirittura del vitalizio
DI PAOLO BIONDANI  

Sono rimasti quasi tutti impuniti. E oggi non si sentono vinti, ma vincitori. Sono i precursori e gli ispiratori dei movimenti neonazisti e neorazzisti di oggi.

Se le Brigate rosse erano contro lo Stato, che le ha sgominate con centinaia di arresti e condanne, il terrorismo di destra era dentro lo Stato. Gli stragisti hanno trovato complicità e protezioni nei servizi e negli apparati di polizia e di giustizia. Così troppe bombe nere sono rimaste senza colpevoli. E i teorici della violenza hanno potuto riproporsi come cattivi maestri.

Il più famoso dei terroristi neri, Franco Giorgio Freda, è libero da anni. Vive ad Avellino con una giovane scrittrice e fa ancora l’editore di ultradestra, con un sito che lo celebra come «un pensatore» da riscoprire: il padre «preveggente» di un «razzismo morfologico» da opporre «alla mostruosità del disegno di una società multietnica». Freda è stato condannato in tutti i gradi di giudizio per 16 attentati con decine di feriti che nel 1969 aprirono la strategia della tensione: bombe contemporanee sui treni delle vacanze, all’università di Padova, in stazione, in fiera e in tribunale a Milano.

La sua casa editrice però parla solo dell’assoluzione in appello per piazza Fontana (17 morti, 88 feriti), per insufficienza di prove (e abbondanza di depistaggi). Liberato nel 1986, Freda si è rimesso a indottrinare neonazisti fondando un movimento chiamato Fronte Nazionale: riarrestato, è stato difeso dall’avvocato Carlo Taormina e nel 2000 la Cassazione gli ha ridotto la condanna a tre anni per istigazione all’odio razziale. Dopo di che è tornato libero.

Il suo braccio destro, Giovanni Ventura, che aveva confessato gli attentati del 1969 che prepararono piazza Fontana, non ha mai scontato la condanna: è evaso nel 1978 e ha trovato rifugio sotto la dittatura in Argentina, che ha rifiutato di estradarlo. A Buenos Aires è diventato ricco con un ristorante per vip, fino alla morte per malattia nel 2010. Nell’ultimo processo su piazza Fontana, la sentenza conclude che Freda e Ventura erano colpevoli, ma le nuove prove sono state scoperte troppo tardi, dopo l’assoluzione definitiva.

Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.


Per la catena di bombe nere che hanno insanguinato l’Italia fino agli anni Ottanta, oggi in carcere si contano solo due condannati. A Opera è detenuto Vincenzo Vinciguerra, esecutore della strage di Peteano, un irriducibile che rifiuta la scarcerazione e oggi accusa i servizi. Il secondo è Maurizio Tramonte, condannato solo ora per la strage di Brescia, commessa nel 1974 mentre collaborava con il Sid del generale Maletti (che è libero in Sudafrica).

Tramonte è stato arrestato 
in giugno dopo l’ultima fuga in Portogallo. Il suo capo, Carlo Maria Maggi, leader stragista di Ordine Nuovo nel Triveneto, condannato per la strage Brescia (8 morti, 102 feriti), sconta la pena a casa sua, perché ha più di 80 anni ed è malato.

Fioravanti e Mambro hanno ottenuto la semilibertà nel 1999. Paolo Bolognesi, presidente dei familiari delle vittime, notò «hanno scontato solo due mesi di carcere per ogni morte causata». Anni dopo Bolognesi, mentre parlava in una scuola di Verona, si vide attaccare da uno studente di destra poi arrestato come uno dei picchiatori che nel 2008 hanno ucciso a botte un ragazzo di sinistra.

Per le carneficine nere le condanne si limitano a pochi esecutori. I mandanti e tutti gli altri complici sono sconosciuti. E per molte stragi, da piazza Fontana a Gioia Tauro all’Italicus, l’impunità è totale.

A fare eccezione è la strage del treno di Natale (23 dicembre 1984, sedici morti, 267 feriti), che è costata l’ergastolo, tra gli altri, a Pippo Calò, il boss della cupola di Cosa Nostra trapiantato a Roma. Il procuratore Pierluigi Vigna parlò di «terrorismo mafioso»: un attacco allo Stato ripetuto 
nel 1992-93. Come custode dell’esplosivo usato dai mafiosi, è stato condannato un politico di destra: Massimo Abbatangelo, ex parlamentare del Msi. Scontati sei anni, ha poi beneficiato della cosiddetta riabilitazione, che cancella la sentenza dal certificato penale. E il 4 luglio scorso l’ex deputato con la nitroglicerina ha perfino riottenuto il vitalizio della Camera.


Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive, 
disegnare loghi e marchi.
Posso realizzare biglietti da visita, 
personalizzare banner e clip animate.
Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,
 blog personalizzati e pagine Social.
Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti, 
Associazioni e Liberi Professionisti.


MIO SITO  :

SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.
loading...
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

Follow by Email

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici