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martedì 16 ottobre 2018

Governo, ecco la manovra 2019

Reddito di cittadinanza e Centri per l’impiego Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura dovrebbe scattare in primavera. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione.


Primo obiettivo: rassicurare. 
Quando Giuseppe Conte, Giovanni Tria, Matteo Salvini e Luigi Di Maio 
si presentano davanti ai giornalisti
 per la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, 
molte delle misure che faranno parte della manovra 
sono già state anticipate da “fonti di Palazzo Chigi”.


Ai rappresentanti del governo spetta il compito di confermare le indiscrezioni (in maniere più possibile vaga senza incedere troppo nei dettagli) e ribadire che le “promesse fatte verranno mantenute tenendo i conti in ordine”. Per essere precisi va ricordato che il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto fiscale, un decreto deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili e un disegno di legge che contiene il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019 - 2021. Quest'ultimo, è stato approvato “salvo intese”, come accade sempre. I dettagli delle misure arriveranno nei prossimi giorni e ci sarà spazio per limature ed eventuali correzioni.



Forse anche per questo. Per non spazientire Bruxelles, i mercati e per non creare aspettative troppo grandi nei cittadini, una delle parole più pronunciate durante la conferenza stampa è “graduale”.

Pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax. Ma anche sterilizzazione degli aumenti dell’Iva e pace fiscale. Ecco le principali misure della manovra da 37 miliardi del governo gialloverde .


Insomma, non ci sarà tutto e subito. La quota 100 per le pensioni, ad esempio, che partirà a febbraio 2019, riguarderà solo coloro che hanno compiuto 62 anni di età e hanno 38 anni di contributi. Circa 400 mila persone, spiega Salvini, potranno andare in pensione. Il resto della legge Fornero verrà smontato “mattone per mattone”. Ma ci vorrà del tempo.

 Reddito di cittadinanza e Centri per l’impiego
Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura dovrebbe scattare in primavera. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione. 

Anche la pace fiscale sarà a suo modo graduale. Si potrà procedere a una dichiarazione sostitutiva, cioè sanare il nero, fino a un massimo del 30 per cento in più rispetto alle somme già dichiarate e con un tetto di 100.000 euro. Gli evasori totali, quindi, non potranno usufruire della misura. Potrà farlo solo chi ha evaso parzialmente. A loro verrà applicata un'aliquota del 20 per cento dell'imponibile Irpef. Insomma, volendo chiamare le cose con il proprio nome, 
si può dire che la manovra conterrà un “mezzo condono”.
Anche se quando glielo si fa notare il premier Conte non ci sta. “Noi le chiamiamo definizioni agevolate - replica a un giornalista -. Voi chiamatela come volete, le scelte lessicali sono libere”.

In ogni caso, fanno sapere fonti del M5s, nel decreto fiscale sarà inserita una norma per l'arresto degli evasori fiscali. Un piccolo “contentino” per tutti gli elettori grillini che, 
sicuramente, non gradiranno l'intesa sulla pace fiscale. 
Altre misure saranno lo stralcio di controversie, fino a un valore massimo di 1000 euro, ma solo relative al periodo 2000 - 2010, 
e la possibilità di rateizzare i debiti con il Fisco in 5 anni senza sanzioni e interessi.

Flat tax per gli autonomi
Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30mila euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50mila euro. L'obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un
supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.


Sgravi Ires, su utili reinvestiti taglio al 15%
L'aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

Addio a sconti Ace e Iri
Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l'Ace, l'Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi.

7 miliardi di tagli, anche sull’immigrazione
Per legge i ministeri devono già operare tagli per un miliardo di euro
l'anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però ben superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in tre anni spesi per l'immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019

Dagli investimenti la spinta al Pil
Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell'Economia, Giovanni Tria. E' previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

Decreto taglia leggi e norme su Rc-auto
La novità è l'arrivo di un secondo decreto che scorpora dal Dl fiscale norme
altrimenti non omogenee. Il Dl - chiamato “taglia scartoffie e leggi inutili” - cancella oltre 100 adempimenti per le imprese e ingloba misure per garantire una Rc auto “più equa”. Sancisce inoltre l'incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità e blocca i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la Pa e per bloccare i medici che aumentano la lista di attesa per l'intramoenia.

Proroga ecobonus, efficienza energetica al 50%
L'ecobonus per le ristrutturazioni al 50% è prorogato al 31 dicembre 2018 così come quello per l'efficienza energetica ma al 50% anziché al 65 per cento. Estese al 2019 le deduzioni per acquisti di elettrodomestici e apparecchiature ad elevata classe energetica e lo sgravio al 36% per i giardini. Lo prevede il Documento programmatico di Bilancio. I target da privatizzazione sono fissati in 640 milioni nel 2019 e 600 milioni nel 2020. 

Ci saranno poi il tanto agognato, dai Cinque stelle, taglio delle cosiddette “pensioni d'oro” superiori ai 4.500 euro (1 miliardo in tre anni); più tasse per il gioco d'azzardo; 500 milioni di risparmi per il 2019 al ministero dell'Interno grazie alla diminuzioni degli sbarchi e al taglio della “diaria” di 35 euro; il reddito di cittadinanza che partirà nei primi tre mesi del prossimo anno
 (ma di cui Di Maio non svela i dettagli limitandosi a dire sarà una misura “omogenea” e che le risorse andranno per 47 per cento al nord e per il 53 al sud).



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