domenica 27 dicembre 2009

stessa notizia da tg diversi ....

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stessa notizia da tg diversi



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TG3: Piccolo incidente per Berlusconi.

Mentre attraversava Piazza Navona un muratore mantovano che, in seguito alla perdita del proprio posto di lavoro a causa della recente Finanziaria, arrotondava come fotografo freelance, ha inavvertitamente sfiorato con il proprio treppiedi il Presidente del Consiglio mentre cercava di fotografare per Vanity Fair Rutelli.


TG5: Poteva essere una catastrofe di proporzioni inaudite.

Il presidente Berlusconi ha eroicamente fatto scudo con il proprio corpo ad un povero bimbo che a Piazza Navona stava per essere travolto da una trave del peso di alcune tonnellate che uno sbadato muratore mantovano, protetto dai Sindacati, aveva lasciato cadere. Berlusconi, dopo aver ricordato di essere stato anche lui muratore e pure mantovano, ha detto che la trave sarà utilizzata in una delle imminenti, nuove Grandi Opere.


TG4: ATTENTATO! Si tratta di ATTENTATO!

Un muratore della provincia rossa di Mantova, quindi comunista, ha scagliato con inaudita violenza un treppiedi rotante dotato di lame affilatissime di fabbricazione cecoslovacca (e utilizzato fino a pochi anni fa dai reparti segreti del KGB) in direzione del nostro presidente del Consiglio, dottor Silvio Berlusconi, mentre stava passeggiando sulle acque della Fontana dei Fiumi in Piazza Navona. Il premier, grazie alla notevole statura, ha agevolmente evitato l'arma e dalla medesima ha ricavato, in pochi minuti, una statua di pregevole fattura che verrà eretta in luogo della vetusta Fontana del Moro.

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BachecaWeb
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martedì 22 dicembre 2009

Per i «furbi» altri quattro mesi Tremonti allunga lo Scudo

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BeRuby
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Per i «furbi» altri quattro mesi Tremonti allunga lo Scudo

di Bianca Di Giovannitutti

Come annunciato, lo scudo quater è arrivato. Con il decreto milleproroghe varato ieri la sanatoria per i capitali illegalmente esportati si prolunga fino al 30 aprile. Il tutto con un meccanismo che pare una sorta di corsa al condono: chi arriva prima, paga meno.«due scadenze, due aliquote», ha spiegato il ministro Giulio Tremonti al termine del consiglio dei ministri di ieri. «Dall'entrata in vigore del decreto e fino alla fine di febbraio l'aliquota sarà del6%- ha detto il ministro interpellato alla Camera - mentre dal primo marzo al 30 aprile l'aliquota salirà al 7%».

DUE MILIARDI
Così in 24 ore si è chiuso il cerchio del condono: mentre laCameravarava la Finanziaria con il gettito della prima «tranche» al 5%, il governo pensava alla seconda con le due altre aliquote.Aparte il prelievo, tutte le altre caratteristiche, inclusi i soggetti beneficiari, dovrebbero rimanere uguali a quelle dell' edizione da poco conclusa. Con la nuova versione, lo Stato punta al rientro di altri 30 miliardi, con un incasso di circa 2 miliardi. La riapertura dei termini, a soli due giorni dalla scadenza dell'altra edizione, si è resa necessaria anche per l'elevato numero di contribuenti interessati che non hanno fatto in tempo a presentare tutta la documentazione nei termini richiesti. Ma da questa nuova versione si attende ovviamenteun rientro minore (la gran parte dei rimpatri è stata effettuata) rispetto ai 100-110 miliardi di euro attesi dallo scudo-ter (5,5 miliardi di gettito).

LA LISTA DELLA SPESA
Del totale degli incassi, 3,7 miliardi sono già stati impiegati nella Finanziaria2010 per finanziare diversi capitoli di spesa. Resterebbero circa 1,8 miliardi, che insieme al nuovo «bottino» di 2 miliardi saranno destinati al nuovo dl incentivi (rottamazione, aumento detrazioni Irpef, e così via) che il governo intende approvare a gennaio. Per il momento il governo ha «cifrato in 1 euro» il nuovo scudo, così come ha già fatto con l'altro per evitare di fare previsioni.

CONFINDUSTRIA
La Confindustria applaude alla misura. «È un male necessario - commenta Emma Marcegaglia - che noi auspichiamo possa far arrivare risorse in Italia, anche all'interno delle imprese, per rafforzarle e capitalizzarle ». Difficile che sia così, visto che la sanatoria è anonima e in pochi accetteranno di rischiare di venire identificati. Condannadi Pier Luigi bersani. «Dicono che pagano5 miliardi, ma se avessero pagato le tasse ne sarebbero entrati 40 in più», dichiara il segretario del Pd. Secondo Bersani lo scudo fiscale riapre «la stagione del condonismo» che si concluderà, come quelle precedenti, con un aumento delle tasse per chi già le paga. «Lo scudo - ha detto ancora il segretario del Pd - è unoschiaffo al cittadino che ha fatto il suo dovere, ed anche all'evasore normale, perché qui bisogna essere un super evasore per rientrarci. C'è poi la mitologia dei soldi che tornano e che stimolano l'economia, ma in realtà non è così: vista la libertà di movimento dei capitali e l'assenza di tracciabilità, quei soldi andranno dove vorranno».

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lunedì 21 dicembre 2009

Margherita Hack: «Sconcertante l'arresto di Tornatore»

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Margherita Hack: «Sconcertante l'arresto di Tornatore»

Elena Placitelli

L'astrofisica interviene a favore dello scienziato italiano Luca Tornatore, arrestato a Copenhagen. La Scuola superiore di studi avanzati di Trieste chiede al governo e al ministro Frattini di fare pressione sulle autorità danesi per chiedere il rilascio del ricercatore.

«Non capisco come possa essere successo: ricorda il G8 di Genova». Le parole sono dell’astronoma Margherita Hack, che ieri è intervenuta sul caso del collega dell’Università di Trieste, Luca Tornatore, arrestato lunedì scorso a Copenhagen senza essere processato. «È una cosa sconcertante – continua la Hack -. Il fatto ricorda le manifestazioni di Genova del 2001, solo pensavo che a Copenhagen ci fosse più rispetto per la democrazia di quanto ce ne sia oggi in Italia. Sono rientrata a Trieste l’altra sera, mi hanno chiamato e ho subito aderito all’appello». L’astronoma si riferisce alla petizione che circola in rete da quando il mondo scientifico ha appreso la notizia del procedimento di custodia cautelare inflitto all’astrofisico italiano. «So che Luca Tornatore – conclude la Hack – opera al dipartimento di fisica dell’Università di Trieste: è un bravo ricercatore». Oltre ad essere un astrofisico, Luca Tornatore è un attivista con la colpa di aver messo la sua conoscenza al servizio del movimento che si è incontrato nella capitale danese in concomitanza del vertice sul clima organizzato dall’Onu. «Per questo motivo è stato arrestato», spiegano i ricercatori.

Dopo che la notizia è circolata, comunità scientifica e reti di movimento sono in subbuglio. Oggi anche il direttore della Sissa (Scuola Superiore di Studi Avanzati di Trieste), Stefano Fantoni, che è anche membro della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, ha scritto al ministro degli esteri, Franco Frattini e all’ambasciatore danese, Gunnar Otmann: «Desidero segnalare – scrive Fantoni – la solidarietà che la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzata di Trieste manifesta nei confronti del ricercatore Luca Tornatore. La notizia sta destando una preoccupata attenzione tra la nostra comunità scientifica presso la quale Luca Tornatore ha svolto attività di ricerca, dal 2005 al 2007, come esperto di cosmologia numerica. I docenti, i ricercatori e gli studenti della Sissa, che hanno avuto modo di conoscerlo, testimoniano stima e rispetto per un serio ricercatore che sa coniugare l’impegno scientifico con quello civile. Vogliate farvi tramite con le autorità danesi competenti per informarle del nostro stupore e della nostra preoccupazione».

Lettere e appelli non si contano più. Sul web ne sono girati due: il primo, dopo aver raggiunto 340 firme di scienziati nel giro di 24 ore, è già stato completato. Ieri a Trieste i ricercatori e gli attivisti della Venezia Giulia l’hanno consegnata a al console danese, mentre a Venezia si inscenava un presidio di solidarietà, sempre sotto il consolato della Danimarca. In rete corre anche un altro appello che, oltre a Margherità Hack, la prima firmataria, raccoglie i sostenitori anche al di fuori del mondo accademico. Quattro le interpellanze parlamentari: due hanno la firma dei deputati del Pd, Delia Murer e Alessandro Maran, le altre due, volute dai deputati danesi, sono state inviate al parlamento della Danimarca e all’europarlamento. Altre lettere di pressione al ministero degli esteri: prima il rettore dell’Università di Trieste, Francesco Peroni, poi la Provincia di Trieste.

Intanto l’avvocato danese Merethe Stagetorn, che sta raccogliendo gli atti per presentare ricorso, ha fatto sapere che il processo dovrà svolgersi entro il 12 gennaio: se ciò non avvenisse, l’udienza potrebbe essere rimandata di un altro mese. «Le accuse contro di Luca sono così pesanti da aver sortìto l’effetto contrario – spiega Federica Vedova, la compagna di Tornatore -. Talmente poco neutre da costringere a schierarsi anche il mondo accademico e le persone meno abituate a riflettere sui diritti dell’uomo: tutto ciò mi dà la forza di resistere in questa situazione così paradossale».



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domenica 20 dicembre 2009

Dal blog di Sabina Guzzanti ........

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Sabina Guzzanti sul suo blog:
«Il premier aggredito? Mai più»
«Ho provato anche stima per la sua fierezza»

Il blog di Sabina GuzzantiROMA - «Sì mi ha fatto moltissima pena vedere Berlusconi ferito. Ho visto il volto insanguinato. Ho visto un vecchio ferito. Quando è uscito per vedere in faccia il suo aggressore ho provato anche stima per la fierezza e ho visto anche un politico credo per la prima volta». Lo scrive Sabina Guzzanti sul suo blog, in merito all'aggressione subita dal presidente del Consiglio in piazza Duomo a Milano.
PENA NON RICAMBIATA - L'attrice spiega di essere rimasta sconvolta «da quelle immagini e ho provato pena anche se quest'uomo è quello che ci avvelena la vita da vent'anni, anche se ha distrutto il mio paese provo pena nonostante tutto perché sono umana». Si tratta però, puntualizza, di «quella stessa pena che Berlusconi non ha provato per le centinaia di persone pestate a sangue a Genova, per le violenze che subiscono immigrati, carcerati, i manifestanti di Chiaiano manganellati». Purtroppo, aggiunge Guzzanti, «dico che la pena, la solidarietà umana che io e credo molti di voi abbiamo provato non è corrisposta. Ho detto che noi abbiamo repulsione per la violenza anche nei confronti di un uomo che la pratica che è il mandante di tanti gesti di violenza. Non ci sono dubbi per me. Non avrei voluto che accadesse, non voglio che si ripeta».

E' quello che penso e provo...
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venerdì 18 dicembre 2009

Copenhagen. Crisi ambientale, crisi democratica ...

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Copenhagen. Crisi ambientale, crisi democratica

Giuseppe De Marzo --> A Sud

Il fallimento annunciato del vertice Onu sul clima dimostra ancora una volta l'incapacità dei governi dei paesi ricchi e inquinanti di assumere decisioni a prescindere dagli interessi dei poteri forti dell'economia.

Le posizioni di Cina e Usa, come si intuiva già da un mese, insieme all’incapacità dei governi europei, hanno di fatto chiuso gli spazi per un accordo vero e utile a Copenhagen, per raggiungere un’intesa che consentisse all’umanità ed al pianeta di provare ad uscire dalla gigantesca crisi ecologica nella quale ci siamo infilati.
La riduzione necessaria delle emissioni di CO2 richieste all’unisono da scienziati e società civile di tutto il mondo è lontanissima da essere raggiunta. Avremmo bisogno di ridurre del 90 per cento le nostre emissioni entro il 2050 e di tagliarle di circa il 40 per cento entro il 2020 per evitare un aumento della temperatura media del pianeta non superiore ai due gradi. Non più di due gradi: è questa la cifra limite considerata esiziale per i nostri destini. Oltre questa c’è il baratro e l’inferno per l’umanità e per un pianeta che andrebbe incontro a catastrofi naturali di tale portata da minacciare sistematicamente la riproduzione della vita in qualsiasi parte essa si trovi.
La novità rispetto al passato e ad assisi internazionali come Joahnnesburgh o Kyoto, sta nel fatto che questa volta tutti sanno tutto e non ci sono più dubbi o fango da gettare per confondere le idee. Vi ricordate l’era Bush? Quella in cui pagavano gli scienziati per dire che il riscaldamento del pianeta non era provocato dalle attività umane o addirittura non esisteva. Oggi persino le democrazie più retrive ad ammettere le proprie responsabilità non si sottraggono alla verità lampante che è ormai sotto gli occhi di tutti. Ed anche sopra le teste di tutti…come quelle degli africani o dei latinoamericani o degli asiatici minacciati gravemente dai cambiamenti climatici in atto che stanno già provando danni incalcolabili sia sul piano sociale che economico ed ambientale.
Davanti a questa disgrazia mondiale provocata dal modello di sviluppo e di produzione e consumo capitalista, i governanti, per lo più del nord del mondo se si esclude la Cina, non riescono a trovare soluzioni adeguate, bloccate dagli interessi economici che circondano le loro carriere politiche e che continuano a tenere in ostaggio le ragioni del bene comune.
Adesso ci gireranno un pò intorno, qualcuno farà la voce grossa, ma poi ne usciranno con una posizione generica e nelle televisioni le loro facce rassicuranti trasmetteranno il messaggio che questa volta fanno sul serio, quindi non c’è da temere. Infatti, il premio Nobel per la pace Obama ha annunciato ingenti tagli del 16 per cento. Ma i furbacchioni del Senato Usa telecomandati dalle multinazionali del settore estrattivo e dai grandi studi legali della Wto, stanno solo riducendo del 4 per cento rispetto alle emissioni del 1990 [anno base da cui partiva il calcolo della riduzione decisa a Kyoto e contestata già allora in quanto considerata troppo blanda]. La riduzione del 16 per cento made in Usa è stata invece calcolata a partire dal 2005. Una furbata che solo a pensarla bisognerebbe arrossire.
Il più grande inquinatore della storia non solo non ha riconosciuto sino ad oggi le proprie responsabilità ed il debito ecologico accumulato con l’umanità, ma dice al mondo che è disposto a ridurre il suo superinquinamento solo del 4 per cento. Una nullità, la decisione presa dal Senato Usa che certamente troverà un ottimo oratore come Obama a difenderla a Copenhagen davanti ai mainstream di tutto il mondo troppo incantati dalla sua dialettica per porre delle domande attinenti o fare valutazioni lucide e realistiche.
Davanti a decisioni che avranno come conseguenza milioni di morti e catastrofi, un altro degli aspetti che emerge da Copenhagen riguarda la crisi della democrazia europea per come l’avevamo conosciuta. Per comprenderla basta osservare la maniera con cui sono stati e vengono ancora trattati i manifestanti venuti da tutto il mondo a chiedere impegni concreti al vertice. Arresti di massa e preventivi: questa la risposta della «democratica» Europa, sempre più smarrita davanti alla crisi economica ed ambientale, così spaventata da eliminare il diritto al dissenso ed alla protesta. Un vulnus che costerà carissimo, soprattutto alle forze politiche riformiste sostenitrici di una presunta democrazia liberale che, come insegna Copenhagen, non esiste più già da un po’.
Tra gli arresti molti italiani tra cui anche un’attivista come Luca Tornatore, il fisico triestino da molto tempo impegnato nei movimenti per la difesa dei beni comuni. Ma come è possibile? I governanti dopo i loro voltafaccia davanti alle aspettative del mondo sono a piede libero, con scorta e jet privato. Noi, con mezzi nostri, al freddo, a chiedere diritti per tutti e tutte e per nostra Madre Terra. La conseguenza per aver espresso questo dissenso, per Luca come per altri manifestanti, è l’arresto ed il silenzio. Addirittura nel caso di Luca si parla di altre tre settimane.
Chiediamo per Luca come per tutti gli altri, l’immediato rilascio e l’impegno dei politici italiani affinché violazioni dei diritti umani, perchè di questo si tratta nel caso degli arresti a Copenhagen, vengano denunciate per costituire un argine all’autoritarismo che investe il continente.
Un sistema vergognoso, ipocrita e ingiusto non può che produrre mostruosità e paradossi giuridici. Copenhagen segnerà uno spartiacque tra chi è con la morte e chi con la vita. Basta finte mediazioni o giochini. Non c’è più tempo. Questo sistema, questo paradigma di civilizzazione, va cambiato e sostituito con una Nuova Democrazia della Terra per costruire per tutte e tutti un «buen vivir» e per garantire titolarità e tutela giuridica alla natura, della quale siamo parte e senza la quale non potremmo sopravvivere.
Questa è la proposta di tutti i movimenti del mondo che in questi ultimi 20 anni hanno ben capito l’importanza della posta in palio ed hanno scelto di stare dalla parte della vita e dell’armonia. Una democrazia deliberativa contro una democrazia autoritaria, separata dalla vita e svuotata della partecipazione. Questo vogliamo, ed a questo bisogna lavorare da subito per realizzare anche in Italia una accumulazione di forze e soggetti capaci di costruire questo terreno comune, un nuovo vocabolario ed un’altra narrazione della politica.



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giovedì 17 dicembre 2009

Nigeria, la gallina dalle uova d’oro ......

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Nigeria, la gallina dalle uova d’oro per l’italiana Alenia

Antonio Mazzeo

Le forze armate nigeriane stanno acquistando aerei Surveyor per il controllo del traffico marittimo e la lotta alla pirateria. Fornitore, l'italiana Alenia Aeronautica. Intanto Amnesty ha reso pubblico il suo rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani nel paese.

Alenia Aeronautica, società del gruppo Finmeccanica, ha consegnato alle forze armate nigeriane il primo dei due pattugliatori aerei ATR 42MP Surveyor ordinati nel marzo 2007. Il paese africano è il primo cliente internazionale di questa versione militare dell’ATR, in servizio in Italia dalla seconda metà degli anni ‘90 con la Guardia di finanza e le Capitanerie di porto. I due Surveyor saranno utilizzati dalla Nigerian Air Force ufficialmente per il «controllo del traffico marittimo nelle acque territoriali, per la ricerca e soccorso e per la tutela dell’ambiente marino», ma è prevedibile che essi rivestiranno un ruolo non certamente secondario nella cosiddetta lotta alla pirateria, adesso che gli Stati uniti hanno chiesto ai propri partner di avviare un secondo fronte di mobilitazione in Africa occidentale. Nello stabilimento Alenia di Caselle [Torino], sono stati installati nell’ATR 42MP i calcolatori e gli schermi per gestire le missioni, i radar di ricerca, il nuovo dispositivo elettro-ottico Eost 45 ed i sensori del sistema Airborne Tactical Observation and Surveillance [ATOS] prodotti da Galileo Avionic, altra azienda Finmeccanica. L’ATOS, nello specifico, è un sistema avanzato di osservazione e sorveglianza aerea che può essere installato e rimosso rapidamente dal velivolo e che svolge pure missioni di combattimento contro unità di superficie [Anti Surface Ship Warfare] e sottomarini [Anti Submarine Warfare].

Il contratto sottoscritto con le autorità militari nigeriane, per un valore di 73 milioni di dollari, prevede altresì la fornitura delle parti di ricambio e del supporto logistico ai velivoli presso la base operativa di Benin City, a circa 400 chilometri dalla capitale Lagos. Alenia Aeronautica garantirà pure l’addestramento dei piloti e degli operatori presso il Training Center ATR di Tolosa e a Caselle. Le attività di addestramento proseguiranno in Nigeria a partire del prossimo anno.

La notizia della consegna dell’ATR42MP alle forze aeree della Nigeria, la cui regione petrolifera del delta del Niger è da diversi anni al centro di un violento conflitto militare, sociale e politico, è stata diffusa dall’amministratore delegato di Alenia, Giovanni Bertolone, lo stesso giorno in cui Amnesty International ha reso noto il suo rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani commesse in questo paese africano. Secondo l’organizzazione internazionale, centinaia di esecuzioni sommarie di inermi cittadini sono state eseguite da appartenenti ai corpi di polizia nigeriani. Dati ufficiali del governo stimano che la polizia, tra il 2003 e il 2008, è stata responsabile della morte di 3.014 persone, ma Amnesty ritiene che il numero dei crimini sia molto più alto. «La maggioranza dei casi non è oggetto d’indagine e la maggioranza degli agenti responsabili rimane impunita», ha dichiarato Erwin van der Borght, direttore del programma di Amnesty International per l’Africa.
«Molte uccisioni illegali avvengono durante le operazioni della polizia. In altri casi, la polizia spara e uccide gli autisti che non pagano loro la tangente richiesta ai posti di blocco». Il mese scorso l’organizzazione non governativa statunitense Human Rights Watch aveva accusato la polizia e i militari nigeriani dell’uccisione di più di 130 persone, in maggioranza giovani musulmani, durante gli scontri verificatisi nel novembre 2008 nella città di Jos, capoluogo dello stato di Plateau, durante le locali elezioni politiche.

Ciononostante la Nigeria continua a costituire per il complesso militare industriale italiano una vera e propria gallina dalle uova d’oro. La Campagna di pressione alle banche armate, nel denunciare come nel 2008 siano triplicate le autorizzazioni rilasciate dal governo italiano per il trasferimento di armi al continente africano, ha documentato l’export alla Nigeria di sistemi di guerra per un valore complessivo di 133.309.941 euro solo nell’ultimo triennio. Un affare quasi interamente controllato da Alenia e dalle altre aziende di Finmeccanica. In particolare, nel luglio 2006 la società aeronautica ha siglato un contratto di 84 milioni di dollari per la manutenzione e l’ammodernamento dei 12 addestratori avanzati biposto MB339A «Aermacchi» venduti alle forze armate nigeriane nel corso degli anni ’80 e che oggi operano dalla base aerea di Kano. Anche in questo caso l’azienda italiana si è fatta carico della fornitura delle parti di ricambio dei velivoli e dei servizi di assistenza tecnica e di addestramento dei piloti e dei tecnici nigeriani. Nel 2005, sempre Alenia aveva sottoscritto un contratto da 60 milioni di euro per l’ammodernamento di cinque aerei da trasporto G-222 e la consegna di un G-222 di seconda mano. L’industria bellica ha inoltre assicurato per due anni la formazione tecnica del personale dell’aeronautica militare nigeriana e ha realizzato alcune infrastrutture logistiche, tra cui un hangar per la manutenzione velivoli, nella base aerea di Ilorin, a circa 300 chilometri da Lagos.

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mercoledì 16 dicembre 2009

Il sangue e la maschera ....

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BeRuby
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Il sangue e la maschera

Attilio Scarpellini di Lettera22


Una maschera che si disfa nel sangue e per un momento tutta l’umanità, cristallizzata nel cliché del sorriso – del volto pop di Silvio Berlusconi che la rivista Rolling Stone ha giustamente consacrato come rockstar dell’anno – trasale inaspettata. Per tutti, a cominciare dalla vittima dell’aggressione, mai così sofferente, mai così attonita, nel constatare che il vivificante contatto con gli altri, il bagno nell’eterna giovinezza della folla, può bruscamente rovesciarsi in tocco fatale, in cruenta profanazione. E’ l’altra faccia – folle, ma simbolicamente speculare – di tutte le adorazioni, questo passaggio repentino, brusco, dalla figurazione alla sfigurazione, ed è il destino crudele di tutte le icone. Uno scrittore, Alessandro Raveggi, ne ha descritto il processo come meglio non si potrebbe in un articolo pubblicato sul web (http://www.slipperypond.co.uk/archivi/post3736). Se è nell’immagine che il potere si condensa – se è nell’immagine che il potere si reifica proponendosi come oggetto di culto, a un tempo inaccessibile e a disposizione, unico e indefinitamente moltiplicato – il gesto esecrabile di Massimo Tartaglia può essere considerato irrazionale ma non illogico. E quel che ora tutti sembrano affannarsi a nascondere tra i vicoli ciechi del labirinto mentale del suo esecutore è la logica irrazionale che esso ha portato in evidenza.

Molti dei giornalisti che adesso soffiano sul fuoco della pacificazione – a cominciare da quelli del Corriere della Sera – dimenticano di aver a suo tempo trattato il leader che si concedeva alle litanie celebrative in suo onore [nobile e giusto/ tu ci piaci per questo/ sei il pensiero che ci guiderà/ Silvio for ever sarà] alla stregua di Kim Il Sung. I dipietristi che oggi ostentano la loro mancanza di ipocrisia [una qualità, guarda caso, richiesta ed apprezzata da Fabrizio Cicchitto] nel condizionare la solidarietà al premier ferito, dimenticano di essere stati i principali fomentatori, non dell’odio che ha armato l’aggressore, ma del culto paranoico di cui Silvio Berlusconi è oggetto in questo paese. Un culto di cui l’odio espresso da Tartaglia [già pronto a ritorcersi, come all’epoca di Ali Agca, in disperata richiesta di amore] è un inevitabile epifenomeno: sogno realizzato e momento di gloria, ineffabile quarto d’ora di celebrità, per i 70.000 impotenti che lo esaltano su Facebook. Indire una manifestazione contro un solo uomo – autorizzandolo a giocare la commedia demoniaca dell’uomo solo, da tutti perseguitato – a cosa altro può condurre se non all’insperato rilancio della sua sindrome di onnipotenza? Comparsa tragica, e solitaria a dispetto dei suoi fans, di una sacra rappresentazione sanguinaria a cui ha solo prestato la mano, come un attore strasberghiano finito un po’ troppo sopra le righe, Tartaglia sicuramente ignorava che con il suo simulacro di duomo – più volte bilanciato dal braccio che lo ha scagliato – avrebbe compiuto il miracolo che un intero apparato di agit-prop [e di agit-pop] non era negli anni riuscito a compiere: quello di incarnare l’immagine di Silvio Berlusconi, leader e uomo sanguinante, icona sfigurata e, per questo, “vera”. Per un momento, per un solo momento che i fotografi e le televisioni trasformavano già – in un tempo altrettanto rapido della giubilante jacquerie che affiorava in rete – in un nuovo, siderale, oggetto di culto: trasmesso e ritrasmesso, instancabilmente ripetuto, percussivo come i mantra visuali delle catastrofi contemporanee. Dal gesto di perdono che già si annuncia, pronto a scendere sul malcapitato attentatore, mutando l’offesa in carezza, sarà comprensibile l’estensione del ricatto che ci apprestiamo a subire (e che abbiamo variamente meritato) per non essere riusciti a distogliere lo sguardo dalla pervasività di questa icona – o per non aver abbastanza sperimentato, come dice Raveggi, “la possibilità di riconoscerci diversamente dal potere più assoluto”.

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martedì 15 dicembre 2009

Copenhagen. A Christiania la polizia perde la calma...

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Copenhagen. A Christiania la polizia perde la calma

Alberto Zoratti Fair

Delegati e manifestanti oltre ogni previsione mettono a dura prova i nervi dei poliziotti danesi, che nella notte tra lunedì e martedì hanno assalito la comune di Christiania e arrestato quasi duecento persone. Nella conferenza intanto la situazione non si sblocca.

Metti che sei una famosa scrittrice, nonché giornalista della rivista statunitense The Nation. Metti che per lavoro e per diletto decidi di andare a Copenhagen per seguire i lavori della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici. Metti che per lavoro e per diletto finisci a fare un incontro pubblico a Christiania, la comune più famosa del mondo, e la polizia danese pensa bene di circondare la zona, inondarla con i gas lacrimogeni ed arrestare 194 persone.
E metti che, solo per pura fortuna, la tua testimonianza è l’unica in controcanto rispetto ai media mondiali. Se non ci fossi stata, sarebbe stato una sinfonia di un’unica nota.
Benvenuti nella civile Danimarca. In cui la polizia sta cominciando a perdere le staffe per le giornate di straordinario a cui sono sottoposti gli agenti, per stare dietro, seguire, controllare decine di migliaia di persone che hanno scelto di dire la loro sul cambiamento climatico.
Come se non bastasse, il sistema degli accrediti ufficiali è letteralmente crollato sotto il peso di oltre 35mila persone. Neanche i badge aggiuntivi ordinati in tutta fretta servono a coprire la domanda. Avranno pur diminuito gli accessi, ma per entrare alla mattina è necessario un calvario di mezz’ora nel freddo danese, con la polizia che cerca di gestire le masse umane e Greenpeace che offrendo caffè gratis ha scelto di proteggere un’altra specie, il delegato, da estinzione certa.
Tutto questo accade mentre i negoziati sono in un punto di stallo, con le posizioni del G77 e degli Stati uniti lontane anni luce. E con i Paesi industrializzati che non vogliono cedere su taglio delle emissioni e finanziamenti. Unico caso a parte, il Canada, che ha scelto una posizione di lanciare un piano ambizioso di tagli [40 per cento nel 2020]. Ma che parte da una posizione a dir poco discutibile, basti considerare la classifica dei grandi inquinatori nel quinto rapporto annuale presentato da Climate Action Network e Germanwatch al vertice di Copenhagen: se le emissioni vengono considerate in proporzione agli abitanti, la Cina, con il record di emissioni globali, è al 52mo posto, gli Stati Uniti sono al 53mo. Agli ultimi quattro posti l’Arabia Saudita, maglia nera, seguita da Canada, Kazakhstan e Australia.
L’Italia? Non sfigura tra i meno impegnati, con un’ottima 44 ma posizione su 57. Vediamo la ministra per l’ambiente Stefania Prestigiacomo e il governo italiano, aldilà delle briciole, cosa saranno disposti a fare.
Intanto tra i negoziatori europei serpeggia un certo fastidio per l’atteggiamento poco politicamente corretto dei Paesi del sud del mondo. Il rischio, a loro modo di vedere, è di non raggiungere un accordo da poter firmare il 18 dicembre, quando i Capi di stato faranno la loro sfilata nella fredda Copenhagen.
A Cancun, in Messico, durante la ministeriale della Wto nel 2003, si sottolineava che piuttosto che un pessimo accordo, meglio nessun accordo. Dopo le green room per le trattative ristrette, l’atteggiamento dei Paesi industrializzati ed i blocchi contrapposti, anche questa analogia con la Wto fa, sinceramente, preoccupare.

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OROSCOPO
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lunedì 14 dicembre 2009

colpito ieri sera al volto il presidente del consiglio ...

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Berlusconi e la violenza: la forza dei fatti e delle idee
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OROSCOPO
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Deve essere chiaro che chi ha colpito ieri sera al volto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non è uno stupido, ma un delinquente. Il nostro pensiero sul Cavaliere è noto: crediamo che sia il peggior premier della storia repubblicana. Riteniamo che sia il perfetto campione di una classe dirigente nel suo complesso mediocre che non rappresenta il Paese e che il Paese non merita. Caste di questo tipo non si abbattono però con la violenza, ma con la forza dei fatti e delle idee. L'Italia ha bisogno di verità, di giustizia, di legalità, non di pugni in faccia o di insulti. Per questo è nato il nostro giornale, per questo è nato questo blog. Quindi ci auguriamo che il solitario protagonista dell'aggressione a Berlusconi venga punito con assoluta severità. Da parte nostra, invece, assicuriamo che andremo avanti come sempre: analizzando le cose, ragionando e (quando è il caso) protestando.

Post scriptum
L'aggressore sarebbe in cura da 10 anni per malattie mentali al Policlinico di Milano. Fermo restando quello che abbiamo detto fin qui chi già cercava improbabili mandanti morali o si preparava a lanciare l'allarme terrorismo farebbe bene a darsi una calmata anche lui.

Peter Gomez e Marco Travaglio
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E SE FOSSE TUTTA UNA MESSA IN SCENA , ORGANIZZATA AD ARTE DA UNO KE DI FICTION SE NE INTENDE , MI SEMBRA ,,,,,
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MIA NIPOTE DI 12 ANNI DICE , SE L'E CERCATA , UN PAIO DI ANNI FA , HA MICA DATO DEI COGLIONI A KI NON VOTAVA PER LUI ?
POI CONTINUA A DARE DEI COMUNISTI A TUTTI COME SE FOSSERO DEI DIAVOLI , MA NON MI SEMBRA KE LUI SIA POI STO ANGIOLETTO , LA MOGLIE GLI DA DEL MALATO KE FREQUENTA MINORENNI E PROSTITUTE , E IL FAMOSO FAMILI DAY ...........
SONO RIMASTO SENZA PAROLE DOPO I COMMENTI DI UNA BIMBA ,,,,,,,,SOB

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