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lunedì 30 gennaio 2012

Oscar Luigi Scalfaro






Oscar Luigi Scalfaro


Oscar Luigi Scalfaro (Novara, 9 settembre 1918 – Roma, 29 gennaio 2012) è stato un politico e magistrato italiano, nono Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999. Fu eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992, quando, durante la sua presidenza della Camera dei deputati, fu eletto Presidente della Repubblica.

In precedenza era stato Ministro dell'Interno nel Governo Craxi I. Era senatore a vita aderente al Partito Democratico. Scalfaro, insieme a Sandro Pertini (che presiedette come membro anziano il Senato nel 1987) ed Enrico De Nicola (presidente della Camera, del Senato e della Repubblica dal 1º gennaio all'11 maggio 1948), ha ricoperto tutte le tre più alte cariche dello Stato: è infatti stato Presidente della Repubblica e Presidente della Camera, oltre ad avere presieduto provvisoriamente il Senato all'inizio della XV Legislatura.


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E' morto Oscar Luigi Scalfaro.
Noi di Libera.tv lo ricordiamo con un video realizzato in occasione della marcia per la Pace 2010.
La guerra non si può accettare MAI!


Davvero non si finisce mai di rimanere stupiti. E di doversi dolere per l'immaturità di un Paese che per metà ha osannato Berlusconi e per l'altra metà osanna qualsiasi cosa non sia Berlusconi: una sindrome infantile nella quale il nemico del mio nemico è mio amico. Lo si vede con le macellerie del governo Monti che avrebbero suscitato infinita indignazione sotto il Cavaliere (che non le faceva appunto solo per questo, non perché non fossero nelle sue corde) e lo vedo stamattina nelle migliaia di commenti sulla morte di Scalfaro.
L'ex presidente fu antiberlusconiano, su questo non ci piove. Negli ultimi anni ha difeso la Costituzione dagli assalti della banda di Silvio, certamente. Ma questo ruolo si inserisce in una visione completamente conservatrice nella quale il Cavaliere rappresentava non tanto una destra cinica e opportunista, quanto il barbaro affossatore del milieu politico tradizionale, travolto prima ancora che da mani pulite dalla sua incapacità di comprendere i tempi nuovi che si aprivano con la caduta del muro.
Tutta la storia del barone Scalfaro si svolge dentro una rigidità e un'ambivalenza di posizioni che in qualche modo testimoniano di un'idea della politica e della società basata sull'appartenenza di casta. Cosa questa che del resto fa parte di una storia familiare visto che l'antenato Raffaele Aloisio fu insignito del titolo nobiliare da Gioacchino Murat  e  presiedette dopo Waterloo il consiglio di guerra che condannò a morte il reggente napoleonico. Naturalmente in nome di una legge che lo stesso Murat aveva promulgato. Dico questo per evitare di aprire il capito sul pronipote prima iscritto al Pnf e poi autore di diverse condanne a morte di fascisti. Qualcosa che non è del tutto in contraddizione se si pensa che il potere appartenga a un certo ambiente, a una fede, a un modo di essere più che a una visione sociale.
A parte il celebre episodio del prendisole, offese e qualcuno dice anche schiaffo a una signora in leggero decolleté, Scalfaro fu sostenitore in seguito della legge truffa, sotto Scelba di cui era amico intimo si dette da fare per rendere più pesante la censura sui film. Agli inizi degli anni '60 fu tra i più feroci avversari dell'apertura a sinistra attivamente voluta da Moro e realizzata da Fanfani. L'ostilità al centrosinistra lo isolò dentro la Dc il che non gli impedì di ricoprire alcune cariche ministeriali e di essere una delle punte di diamante della battaglia contro la legge sul divorzio.
Nel '77 fu tra i firmatario del documento detto dei "Cento" in cui si chiedeva alla Dc e al segretario Zaccagnini di chiudere qualsiasi apertura verso il Pci. E paradossalmente fu proprio questa irriducibile ostilità dei confronti del partito comunista di Berlinguer che convinse Craxi a dargli la poltrona di ministro dell'Interno che Scalfaro ricoprirà dall'83  all' '87. Fu eletto al Quirinale dopo la strage di Capaci, intervenuta proprio durante le votazioni per la presidenza della Repubblica. I candidati forti, Forlani,  Andreotti e Spadolini non sembravano avere la forza di prevalere. L'uccisione di Falcone costrinse a comprimere i tempi e a focalizzare la scelta su Scalfaro che dopotutto - come disse De Mita - era un democristiano e, in quanto anticomunista, andava bene anche a Craxi. E come persona al di fuori degli scandali era presentabile a un Paese che nutriva un forte risentimento verso la politica.
Fin qui un presidente conservatore, per una politica conservatrice che già cominciava ad erodere le conquiste degli anni '70. La radice della trasformazione di Scalfaro in un nemico della destra berlusconiana e soprattutto dei suoi banditeschi parvenues, si ebbe forse nel '93 quando il presidente fu tirato dentro lo scandalo Sisde, dal quale risultava che vari ministri dell'interno avessero ricevuto fondi neri ingentissimi , circa 100 milioni al mese di allora. Scalfaro fece interrompere una partita di Coppa, per esprimere a reti unificate il suo "Non ci sto" ed esprimendo la tesi che il mondo politico preso di mira da tangentopoli stesse cercando di attuare una rappresaglia nei suoi confronti  sia per non aver firmato la legge Conso che era un colpo di spugna sul finanziamento illecito dei partiti, sia per non essere intervenuto come presidente del Csm per fermare i magistrati.
Scalfaro era certamente estraneo allo scandalo, nel senso che i fondi neri, probabilmente erano effettivamente dati ai ministri dell'Interno e dunque anche a lui, ma venivano utilizzati esclusivamente per fini di Stato: proprio il suo animus conservatore non si addice alla ruberia da mariuoli. Fatto sta che in seguito si opporrà alla nomina a ministro di Previti e soprattutto non darà a Berlusconi la chance di tornare alle elezioni dopo il famoso ribaltone. Non sappiamo se sia stato un bene o un male, ma sta di fatto che proprio allora nacque l'inconciliabile ostilità fra l'uomo della destra tradizionale Scalfaro e la destra brancaleonica di Berlusconi. Cosa questa che forse ha dato a qualcuno l'impressione che l'ex presidente fosse in qualche modo a sinistra.
Ma così non è. Certamente Scalfaro è stata una persona per bene, cosa ormai rarissima nella politica degradata da tanti anni di berlusconismo. Ma mi chiedo  - e non certo per non dare l'ultimo salito all'ex presidente o per non augurargli di riposare finalmente in pace o per un particolare cinismo di fronte alla morte - possiamo accontentarci che una persona sia onesta, persino ingenua, senza mettere in questione le sue idee politiche ? Non è una domanda che riguarda Scalfaro ovviamente, ma riguarda tutti noi e il tormentato presente. Riguarda il nostro senso della politica e il nostro avvenire: accontentarsi è già una sconfitta.

http://ilsimplicissimus2.wordpress.com/2012/01/29/scalfaro-leccentrico-conservatore/
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Glass-Steagall : Separazione Bancaria




Chi sostiene Glass-Steagall.


Questa la lista – che aggiorneremo costantemente – di coloro che sostengono il ritorno alla separazione bancaria.
OWS – il movimento Occupy Wall Street


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Watch live streaming video from globalrevolution at livestream.com
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Luciano Gallino
Guido Rossi
Pontificio Consiglio Justitia et Pax del Vaticano
Giulio Tremonti
Carlo Azeglio Ciampi
Giulio Sapelli
Marco Onado
Franco Bernabè
Paolo Andrea Colombo presidente dell’Enel
Massimo Mucchetti, giornalista
Robert Reich


Michael Moore, regista
Commissione Vickers, Gran Bretagna
Sigmar Gabriel, presidente del partito socialdemocratico Spd, in Germania
Francois Hollande, politico in corsa per l’Eliseo in Francia
Thomas Hoenig, vice presidente della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) negli Stati Uniti
Timothy Garton Ash
Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, Chiesa Anglicana
 


n.b. L’immagine “Glass-Steagall or die” è una re-interpretazione del famoso slogan coniato da Benjamin Franklin “join or die” nella campagna per unire i singoli stati nella guerra d’indipendenza contro l’impero britannico.

http://nobigbanks.it/2012/01/29/chi-sostiene-glass-steagall/


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Proposte

- Stabilizziamo il debito pubblico e Vietiamo le scommesse sui nostri titoli di stato.
NO ai derivati sul debito pubblico, NO alle decisioni sul debito di banche e hedge funds internazionali. 
- Separiamo le banche d’affari dalle banche commerciali invece di finanziare i salvataggi bancari.
Fino agli anni Novanta era vietato l’uso dei depositi per fini speculativi, c’era un muro che separava le banche di investimento e le tradizionali banche commerciali che erogano credito. Poi hanno abbattuto i muri, unendo tra loro servizi bancari, servizi di investimento ed attività assicurative, conseguentemente le holding finanziarie hanno preso a operare anche nel settore degli strumenti derivati, tra i quali si annidano molti di quei titoli cosiddetti “tossici” che hanno in gran parte determinato l’esplosione dell’attuale crisi finanziaria.
Perchè invocare la Separazione tra Banche d’affari e banche di deposito?
1) Il compito delle Banche: Prestare Soldi, non finanziare il gioco d’azzardo nel casinò mondiale con i nostri risparmi.
Chi vive nella vita reale ha bisogno di prendere denaro a prestito dall’economia finanziaria.
Prima il ceto medio guadagnava bene da metter via una parte maggior del reddito e si prestavano soldi attraverso intermediari finanziari che rispondevano al nome di banche commerciali locali e cooperative di risparmio. La Borsa si occupava delle nuove emissioni azionarie.
Ma la legge del periodo della Depressione (legge Glass Steagall) che separa gli investimenti dall’attività bancaria fu cambiata negli anni Novanta: abolita quella legge, si è aperta la porta ad una grave distorsione, visto che la principale funzione delle Borse è fare scommesse finanziarie.
2) Finanziamo l’aumento del tenore di vita degli italiani.
3) Chiudiamo il casinò mondiale! Questo sistema che da quarant’anni è orientato alla speculazione finanziaria, un sistema fatto di gioco d’azzardo in cui far affluire i capitali un tempo investiti in grandi imprese scientifiche-tecnologiche dalle grandi ricadute nei rami dell’imprenditoria privata.
4) La Politica deve difendere gli interessi di tutti.
Dobbiamo essere veri e coraggiosi, sappiamo tutti che sulla politica grava il peso di un’accusa infamante: servire gli interessi di pochi grandi gruppi interessati a se stessi. C’è un diffuso malessere per la percezione che i partiti politici non lottano per affermare gli interessi di tutti.
E allora: sarà possibile ottenere le riforme sulle banche affinchè i politici si fanno difensori degli interessi della popolazione? O dobbiamo accettare il diktat della lettera della Bce? Tagli, tagli, tagli…?
Il premio Nobel Paul Krugman ha scritto sul Sole24Ore che “raramente, nel corso degli eventi umani, così tante persone si sono impegnate così tanto per fare così tanti danni”.
Krugman accusa la Banca centrale europea di sposare con entusiasmo la dottrina dell’austerità:“Queste organizzazioni farebbero bene a farsi un esame di coscienza e a chiedersi come hanno fatto a sbagliare così clamorosamente nonostante si vantino di essere le depositarie della saggezza”.
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Partecipa!

Mettiti in contatto con noi e attivati, discuti, scrivici, proponi idee e iniziative nella tua città!
    nobigbanks [at] gmail.com
Il successo della campagna NOBIGBANKS si misura sulla capacità di vincere la sfida di Davide contro Golia. Intendiamo:
- far parlare di noi e attirare l’attenzione sulle proposte forti per spezzare il potere di banche e finanza.
- ricercare il sostegno e l’endorsement di personaggi pubblici importanti, come Robert Reich (ex ministro Usa di Bill Clinton).
- favorire il coinvolgimento attivo dei cittadini fino a creare una community: solo se le persone si convinceranno dell’importanza di NOBIGBANKS potremo ottenere un largo sostegno e una profonda diffusione.
- creare partnership: la diffusione di NOBIGBANKS in cambio di notorietà e pubblicità ai professionisti/consulenti nelle nostre iniziative.
Nasciamo per portare a conoscenza della gente la legge GLASS-STEAGALL. Vuoi partecipare a NOBIGBANKS?
1. ci serve una mappatura per la tua città dei soggetti/amici da contattare/coinvolgere con servizio mailing iniziale (se preferisci restare anonimo, potreste indicarci le email le inoltreremo direttamente dal nostro indirizzo), sindacati, categorie economiche, Università, pagine locali di giornali e giornali online, imprenditori, studenti, disoccupati.
2. organizzazione di momenti di incontro-discussione nella tua città.
3. produzione di materiali audio-video per il sito così da arricchirlo: i video sono molto importanti, come pure le immagini, i materiali informativi che possiamo veicolare on line e stampare per fare il volantinaggio.
Per il momento la priorità è dare risalto al sito e alla Fanpage su Facebook NOBIGBANKS.it cui chiediamo di iscriversi, diffondere e pubblicizzare.

Questo messaggio lo dedico ai folli.
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.

Potete citarli. Essere in disaccordo con loro.

Potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potete fare è ignorarli.

Perchè riescono a cambiare le cose.

E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, io ne vedo il genio.

Perchè solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, lo cambiano davvero.

Mahatma Gandhi


 LEGGI TUTTO QUI :

 http://cipiri.blogspot.com/2012/01/separazione-tra-banche-daffari-e-banche.html

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sabato 28 gennaio 2012

Formigoni, Mazzette, cosche mafiose e tangenti.



Formigoni, il cerchio si stringe. Ecco i dossier in arrivo dalla Svizzera. Mazzette, cosche mafiose e tangenti.




Massimo Ponzoni, consigliere e sottosegretario regionale Pdl, straordinario collettore di voti per "il grande capo Formigoni" in Brianza, già assessore lombardo all'Ambiente e alla Protezione civile: arrestato dai magistrati di Monza per una valanga di tangenti urbanistiche e per due bancarotte immobiliari, con imprese svuotate per finanziare le campagne elettorali. Franco Nicoli Cristiani, ras del Pdl a Brescia, consigliere regionale e assessore all'Ecologia nelle prime giunte Formigoni: incarcerato dai giudici di Brescia e Milano subito dopo aver intascato una mazzetta di 100 mila euro (e ne aspettava altri 100 mila) per autorizzare una discarica fuorilegge di scorie d'amianto. Pierangelo Daccò, imprenditore-faccendiere internazionale di stretta osservanza ciellina, proprietario dello yacht di una delle tante vacanze gratuite del governatore lombardo: arrestato da altri magistrati milanesi per traffici milionari di fondi neri, prelevati dalle casse dell'indebitatissimo ospedale San Raffaele.

Tre nomi, tre inchieste che marcano solo alcuni dei passaggi più recenti delle tempeste giudiziarie che da mesi scuotono i vertici della Regione Lombardia. Imbullonato dal 1995 alla poltrona di presidente, Roberto Formigoni da Lecco, 64 anni, oggi è un politico assediato dagli scandali. Se n'è accorto anche Umberto Bossi ("Ormai ne arrestano uno al giorno") che ha rumorosamente minacciato di togliere l'appoggio della Lega e far crollare la giunta. A rischio di scatenare un regolamento di conti nel centrodestra in tutto il Nord. Forte del potere garantito dalla poderosa macchina del consenso targata Comunione e liberazione, il "celeste" governatore resta trincerato in cima al grattacielo più alto della metropoli (si è fatto costruire un apposito Pirellone-bis, naturalmente con soldi pubblici), ma mostra tutto il suo nervosismo gridando al complotto di inesistenti giudici comunisti, gli stessi che avevano chiesto il carcere per il suo sfidante di sinistra Filippo Penati. E per la prima volta dichiara che potrebbe non ripresentarsi nel 2015, con la malcelata speranza di ricompattare la sua base, superare la bufera e puntare su Roma. Gli scandali però si moltiplicano. Dalla sanità alle grandi opere, dai rifiuti alla mafia. Gli sviluppi delle tante inchieste aperte restano imprevedibili. E un colpo di scena inatteso, che "l'Espresso" è in grado di rivelare, arriva dalla Svizzera.

Pochi giorni fa i giudici elvetici hanno trasmesso ai pm milanesi nuovi documenti bancari, che sembrano quasi la fotografia di un peccato originale. Un sistema di conti esteri che per almeno un decennio, quello dell'ascesa e consacrazione del governatore lombardo, ha nascosto e custodito un fiume sotterraneo di finanziamenti che irrorava una specie di cupola di Cl. Soldi versati segretamente da aziende del gruppo Finmeccanica, compresa l'ormai famosa Selex (già Alenia), e dai petrolieri italiani coinvolti nello scandalo Oil for food. Ora le carte documentano che il conto più importante era gestito da due tesorieri ciellini. Almeno uno di loro, negli stessi anni, viveva vicino a Formigoni. Molto vicino. Praticamente sotto lo stesso tetto.

Via Dino Villani è una strada a gomito tra il centro e la periferia nord di Milano, a cinque minuti di macchina dalla Regione. L'immobile con le finiture più ricche è un palazzo a forma di "L", protetto da un alto muro di cinta che lascia intravedere solo il parco e i comignoli dei camini. "C'era anche una piscina", racconta un vicino. Ma chi è il proprietario? E chi ci vive? A rispondere è un ex custode: "Era di Ligresti. Poi è diventato la villa del presidente Formigoni, che ha abitato qui per molti anni. Ora l'immobile è stato ristrutturato e diviso in appartamenti messi in vendita".

Le visure catastali documentano che il palazzo era ed è tuttora di proprietà dell'Immobiliare Costruzioni (Im.co), la scatola edilizia della famiglia Ligresti. La ristrutturazione, stando ai ricordi dei vicini, sarebbe partita poco dopo i primi articoli di stampa sul ruolo di tre amici di Formigoni nello scandalo Oil for food.

Finora si sapeva che gli assessori ciellini all'urbanistica milanese, da Maurizio Lupi in poi, facevano il possibile per aiutare i maxi-progetti del costruttore siciliano, che da re del mattone è nel frattempo diventato imperatore dei debiti. Ma si ignorava che negli stessi anni Formigoni in persona fosse, nella migliore delle ipotesi, inquilino di Ligresti. Visti gli autorevoli precedenti di Scajola e Tremonti, però, non si può escludere che lo fosse a sua insaputa. Anche perché quel palazzo non ospitava solo lui: almeno fino all'autunno 2006, quella era una casa-comunità dei Memores Domini, l'associazione che organizza i ciellini più devoti, quelli che convivono in gruppi chiusi che ricordano i "numerari" dell'Opus Dei o i "sigilli" di don Verzè.

Insieme a Formigoni, allo stesso indirizzo di via Villani 4 ha vissuto per anni Alberto Perego, un fiscalista milanese degli studi Sciumè e Interfield. Lo dichiara lui stesso, il 13 ottobre 2006, deponendo in procura come testimone nell'inchiesta Oil for food. Il pm gli chiede se per caso è lui a essersi intestato, per conto dei Memores, un deposito svizzero chiamato Paiolo: è il forziere dove tra il 1994 e il 2004 sono finiti, tra l'altro, 829 mila dollari versati dalle industrie militari del gruppo Finmeccanica. Perego conferma di far parte dei Memores, spiega che nella casa-comunità di Formigoni viveva anche il suo segretario Fabrizio Rota, ma smentisce qualsiasi pasticcio elvetico: "Non ho mai avuto conti esteri né alcun rapporto con Finmeccanica". Il pm Alfredo Robledo, sulla base di altri documenti e testimonianze, lo indaga per falsa testimonianza. Ora sta per aprirsi il processo. E la Svizzera, il 12 gennaio scorso, ha finalmente trasmesso il documento ufficiale con i nomi dei beneficiari del conto Paiolo, aperto nel lontano 1991, prima di Tangentopoli, alla Bsi di Chiasso.

Il primo titolare è proprio Alberto Perego. Ma la vera sorpresa è che il conto Paiolo, quello che ha custodito fino al 2004 i soldi di Finmeccanica poi travasati verso ignote destinazioni, ha anche un secondo contitolare. Un altro tesoriere occulto di Cl, secondo l'accusa. Che almeno per ora resta senza identità: le autorità svizzere hanno cancellato il suo nome dalle carte. E la procura di Milano non ha fatto una piega, perché rientra nelle regole del gioco: è il segno che si tratta di una persona che finora non è mai emersa nelle indagini italiane. Per cui ha diritto di restare protetta dal segreto bancario svizzero. Morale: nella saga dei conti esteri dell'aristocrazia ciellina, spunta un nuovo mister X delle tangenti bianche.Sul governatore assediato, però, incombono emergenze giudiziarie più gravi del processo all'amico Perego, destinato a quasi sicura prescrizione.

Non a caso Formigoni, mentre è costretto a contare i suoi ex assessori arrestati (compreso Piergianni Prosperini, già condannato), ora ammette addirittura che forse fu "un errore" ricandidare Nicoli Cristiani, un berlusconiano sceso a patti con Cl senza farne parte, o Ponzoni, che però faceva comodo come recordman delle preferenze, tanto da riconquistare un posto in lista nel 2010, quando era già notoriamente indagato (oltre che intercettato con i suoi amici imprenditori della 'ndrangheta). Il governatore però non parla mai di mariuoli, mele marce o traditori. E non solo perché sa che molti degli attuali detenuti politici erano generosi anche con lui.

Come dimostrano le foto, scoperte da "l'Espresso", di Formigoni in costume da bagno sullo yacht di Daccò. O la testimonianza dell'imprenditore pentito che, per comprare "al presidente" un regalo da 12 mila euro, giura di essersi fatto accompagnare in gioielleria dal suo portaborse, in compagnia di Ponzoni.

Il problema più grave, come osserva Bossi con il consueto garbo, è che la lista degli indagati e arrestati continua ad allungarsi. E oltre ai personaggi più in vista comprende molti altri nomi di sicura obbedienza ciellina.

Qualche esempio? Antonino Brambilla, nominato assessore della Provincia di Monza nonostante la condanna definitiva di Tangentopoli (mazzette sui rifiuti ai tempi dell'emergenza discariche a Milano), è stato appena riarrestato come presunto complice di Ponzoni. Il vicedirettore dell'Arpa, l'agenzia regionale deputata a difendere i lombardi dagli inquinatori, dopo le manette sta vuotando il sacco sulle tangenti all'amianto di Nicoli Cristiani. Antonio Chiriaco, manager calabrese di cliniche lombarde, promosso direttore sanitario della ricchissima Asl di Pavia con nomina "fiduciaria" della giunta Formigoni, è in galera dal 2010 non per concorso esterno, ma come mafioso organico della 'ndrangheta. Rosanna Gariboldi, assessore del Pdl pavese fino al giorno dell'arresto e moglie del parlamentare Giancarlo Abelli, uno dei più potenti alleati del governatore, è stata già condannata a due anni di reclusione: riciclava sul suo conto a Montecarlo i fondi neri di Giuseppe Grossi, il re degli inceneritori targati centrodestra, scomparso per malattia mentre era indagato per colossali disinquinamenti-fantasma, con frodi fiscali e corruzioni da Milano a Sesto.

Ognuna di queste inchieste potrebbe far partire un effetto-valanga. E a questo punto molti altri imprenditori agganciati alla Compagnia delle Opere, il carro economico di Cl, ora temono le manette per tangenti ambientali o edilizie. Costruttori, disinquinatori e asfaltatori sono terrorizzati dalla scoperta che nelle inchieste sull'urbanistica regionale c'è almeno un pentito con i verbali coperti da "omissis". Mentre i fornitori sanitari sono impressionati dal vortice di fatture false, fondi neri e spese pazze emerso sullo sfondo delle rovine del San Raffaele, l'ospedale che per Formigoni era "il fiore all'occhiello della sanità lombarda". E che in realtà ha accumulato un passivo - scoperto solo dopo il suicidio del manager Mario Cal - di un miliardo e mezzo di euro. Anche se incassava la bellezza di 600 milioni all'anno di rimborsi sanitari pubblici, per tre quarti garantiti dagli amici ciellini della Regione Lombardia.

Va sottolineato che Formigoni in passato è sempre stato assolto e allo stato non risulta neppure indagato. Il suo nome però continua a ripetersi anche nelle indagini più spinose. Un esempio? Pierluca Locatelli, l'imprenditore che ha corrotto Nicoli Cristiani, nel novembre scorso cercava una raccomandazione per i primi maxi-appalti dell'Expo 2015. Intercettato, ne parla con un funzionario corrotto. Che gli riferisce di aver interessato "Paolo Alli", il sottosegretario ciellino che sta diventando il braccio destro di Formigoni. E com'è andata? "Il presidente ha dato l'ok", assicura il funzionario corrotto dell'Arpa. Per adesso sono soltanto parole. Intercettazioni che attendono riscontri. Ma in Regione Lombardia, dopo vent'anni di affari in libertà, con la crisi sembrano tornati i tempi di Mani Pulite.

fonte L'Espresso

LEGGI ANKE
http://cipiri.blogspot.com/2012/01/formigoni-dimissioni-e-subito-al-voto.html






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