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martedì 24 settembre 2019

Leghisti Pagano la Truffa della Lega

Leghisti Pagano la Truffa della Lega


A pagare gli scandali della Lega sono i truffati della Credieuronord

A pagare per gli scandali della Lega Nord rischiano di essere i militanti. In denaro contante. Non tutti, certo. Sicuramente quelli che alla fine degli anni Novanta hanno investito i propri risparmi in Credieuronord, la banca padana.

Nato nel 1998, il sogno bancario del Carroccio era durato cinque anni. L’istituto di credito leghista scomparve nel 2003, insieme ai soldi di quanti avevano finanziato in prima persona quel progetto. Da qualche anno il partito ha deciso - meritoriamente e silenziosamente - di rimborsare i militanti coinvolti. È stato creato un apposito comitato che ha iniziato a risarcire le vittime. Adesso, a causa delle indagini della magistratura, gli indennizzi rischiano di essere definitivamente interrotti.

«Proprio così» racconta Corinna Zanon, una delle promotrici del «comitato amici della Credieuronord». L’associazione fondata all’indomani del crac per iniziativa di un gruppo di soci, con l’intento di recuperare parte del denaro perduto. «Più fango gettano addosso alla Lega - spiega al telefono - meno possibilità abbiamo di vedere quel risarcimento». Un tempo militante del partito di Bossi («oggi resto una simpatizzante, ma la militanza l’ho sospesa dopo l’esperienza della banca»), la Zanon ricorda bene con quanto entusiasmo tanti leghisti parteciparono al finanziamento della banca padana. «In genere si sottoscrivevano 100 quote, con un costo di 5 milioni di lire a militante. Circa 2.500 euro. C’erano anche tanti soci anziani, pensionati. Loro pagavano un milione di lire». In tanti hanno perso una fortuna. «Altri soci hanno versato tantissimo. Per loro era un atto di fede. C’è chi ha investito tutta la liquidazione: 30, 40 milioni di lire».

Un buco di tredici milioni di euro. Solo parzialmente colmato. Ai militanti finora sono stati restituiti circa quattro milioni, come racconta al Corriere di Brescia l’avvocato Ugo Palaoro che si sta occupando dei risarcimenti. Degli oltre tremila soci della banca, si è deciso di rimborsarne poco più di duemila. Individuati dopo aver escluso dalla lista parlamentari, consiglieri regionali, ma anche «tutte le persone facenti riferimento direttamente al movimento». A chi ha fatto domanda di risarcimento, la Lega ha promesso di rendere l’80 per cento del capitale versato. Di questa cifra, come conferma Corinna Zanon, ad oggi è tornato ai militanti circa il 40 per cento.

Un’iniziativa lodevole, nata grazie all’impegno di Bruno Caparini, uno degli uomini più vicini a Umberto Bossi. Imprenditore e padre del deputato Davide, è lui che dal 2008 si è assunto l’obbligo morale di restituire ai militanti leghisti almeno una parte dei risparmi perduti. Che adesso, dopo lo scandalo a base di diamanti e lingotti d’oro, rischiano di rimanere a bocca asciutta. «È evidente - spiega Palaoro al Corriere di Brescia - dato che è in corso un’indagine e i documenti sono in mano ai magistrati, che i rimborsi subiranno uno stop».

Ma c’è un altro aspetto della vicenda che lascia qualche interrogativo. Per risarcire i tanti militanti vittime del crac Credieuronord, in questi anni la Lega avrebbe usato fondi gestiti direttamente dai tesorieri. Finanziamenti pubblici? «Parte dei soldi sono stati raccolti attraverso un’autotassazione dei parlamentari - ricorda Corinna Zanon - Altri attraverso donazioni. E un po’ sono stati versati anche dalla Lega». L’ipotesi sembra confermata dall’avvocato Palaoro, che spiega come almeno due dei quattro milioni finora raccolti siano stati erogati dall’ex tesoriere Francesco Belsito. E l’altra metà dal precedente tesoriere Balocchi. In entrambi casi, fondi nella disponibilità della Lega. Non è un caso che lo scorso gennaio Bruno Caparini aveva chiesto un nuovo stanziamento proprio al Consiglio federale del Carroccio.

«Sono soldi dei rimborsi elettorali? - spiega la Zanon al telefono - Se permette non lo trovo nemmeno sbagliato. L’importante è che chi ne ha diritto venga risarcito». Ma è corretto che i rimborsi elettorali della Lega - soldi pubblici - siano dirottati ai militanti che hanno investito nella banca padana? Insomma, fermo restando la serietà dell’iniziativa, quei finanziamenti non dovrebbero essere investiti dal partito per soli scopi “politici”? Il dubbio resta. «La Lega come partito - spiega l’avvocato Palaoro al Corriere di Brescia - ha sempre chiesto ai propri militanti, ai propri parlamentari e assessori di versare al partito una parte dei loro emolumenti. Quindi dopo venti anni di esistenza della Lega è ipotizzabile che il partito avesse altre entrate in grado di coprire questa iniziativa». 

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Salvini vorrebbe aggiudicarsi le prossime tornate regionali – specialmente Umbria ed Emilia Romagna - e i panni da Gengis Khan che ha indossato finora non gli sono utili. Meglio situarsi altrove, un po’ San Francesco e un po’ Evita Peron, scegliendo un populismo dei buoni sentimenti al posto del vecchio interventismo autoritario...


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lunedì 16 settembre 2019

I leghisti a Pontida Abbaiano

I leghisti a Pontida Abbaiano

 Salvini ha abbassato la cresta

I leghisti a Pontida Abbaiano

Il leader della Lega a Pontida 2019 evita le provocazioni e gli eccessi. Niente incitazioni a irridere i nemici. la Lega di governo del 2018 ma è archiviata anche la Lega di lotta antisistema del 2017. 
Non si tratta più di vincere ma di resistere

Solo un anno fa Matteo Salvini appena diventato vicepremier e ministro dell’Interno, prometteva al prato di Pontida un governo lungo trent’anni e una Lega delle Leghe europea che avrebbe rovesciato per sempre gli equilibri continentali cambiando il volto dell’Unione e costruendo una federazione di sovranismi. Tutti sanno come è finita – non trent’anni ma neppure trenta mesi – ed era lecito immaginare, al ritorno sul pratone bergamasco, almeno qualche mugugno, qualche viso accigliato. Invece l’ex-vicepremier sembra al momento conservare la sua presa sul popolo leghista: è sempre il Capitano, gli applausi e i baci sono tutti per lui e la folla lo incita ad andare avanti apparentemente dimentica delle follie dell’estate del Papeete.

Pontida è sempre un buon punto di osservazione per capire le evoluzioni del leghismo, che in 29 anni sono state moltissime. Dal discorso di Salvini è risultato chiaro che non c’è più la Lega di governo del 2018 ma è archiviata anche la Lega di lotta antisistema del 2017, quella che alla vigilia delle Politiche galvanizzava le folle parlando di “mani libere per la polizia”, abolizione della Legge Mancino e della Legge Fornero, giudici eletti direttamente dal popolo, secessione dall’Europa perché “meglio soli che male accompagnati”. Gli obiettivi sono stati aggiornati. Nuove elezioni, salvo sorprese, sono lontane. Non si tratta più di vincere ma di resistere. E soprattutto di spogliare Salvini dal ruolo dell’”uomo nero” che ha provocato catastrofi in Europa
 e coalizzato gli avversari contro di lui.

Non si tratta più di vincere ma di resistere. E soprattutto di spogliare Salvini dal ruolo dell’”uomo nero” che ha provocato catastrofi in Europa e coalizzato gli avversari contro di lui.

Così, il Salvini di Pontida 2019 evita le provocazioni e gli eccessi. Niente lazzi dal palco. Niente incitazioni a irridere i nemici ( l’unico dichiarato, peraltro, è Giuseppe Conte). Parole morbide su Luigi Di Maio. Inviti alla “giusta pazienza”, al sorriso. Persino le idee di Carola Rakete vengono definite “rispettabili”, ci sono passaggi in favore degli immigrati regolari (“fratelli che pagano le tasse”) e pure una citazione di Enrico Berlinguer costruita apposta per chiamare gli applausi dell’ex-elettorato di sinistra. Matteo Salvini vorrebbe aggiudicarsi le prossime tornate regionali – specialmente Umbria ed Emilia Romagna - e i panni da Gengis Khan che ha indossato finora non gli sono utili. Meglio situarsi altrove, un po’ San Francesco e un po’ Evita Peron, scegliendo un populismo dei buoni sentimenti al posto del vecchio interventismo autoritario.

La pianificazione politica dei prossimi mesi seguirà questo copione costruendo occasioni di mobilitazione che tengano attivi simpatizzanti e militanti ma senza concessioni a copioni rabbiosi. Al centro ci saranno almeno due raccolte di firme referendarie, una sulla legge elettorale (Roberto Calderoli sta attrezzando il quesito per cancellare il proporzionale) e una contro eventuali modifiche dei decreti sicurezza, che si affiancheranno alle numerose campagne regionali (nel 2020 ci sono anche Campania, Liguria, Sardegna e Abruzzo) con l’obiettivo di raffrorzare lo schema “popolo contro Palazzo”. L’idea di un autunno di piazza e protesta, che sembrava lo sbocco naturale dell’estromissione della Lega dal governo, sembra essere stata superata da una strategia più concreta, capace di aggregare i vecchi partner del centrodestra intorno a specifici progetti, superando la tentazione di cavalcare generici sentimenti di rivalsa contro il governo giallo-rosso.

È difficile capire se la svolta sia un’intuizione di Salvini o il frutto del pressing del partito, che teme di essere ricacciato per sempre nel ghetto dell’opposizione dal patto strategico tra Pd e M5S. Di certo, a rovinare la festa di questa Lega improvvisamente più lucida e “tranquilla” ieri ci sono state le intemperanze di alcuni gruppetti contro un operatore di Repubblica e contro Gad Lerner, avvenute di prima mattina, mentre il prato di Pontida cominciava a riempirsi. Nessun danno grave, ma la conferma che è sempre difficile silenziare gli estremismi dopo averli eccitati per tanto tempo.


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I leghisti a Pontida Abbaiano



Da luglio a oggi, il Carroccio ha bruciato 10 punti percentuali nelle regioni meridionali. Il doppio in più di quanto la abbia perso complessivamente a livello nazionale...

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