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martedì 17 novembre 2015

Diritti Umani e l' Uomo Bianco


Diritti umani
Forse non tutti sanno che...una storia tristemente bella che merita di essere raccontata!

L'UOMO BIANCO IN QUELLA FOTO
Le fotografie, a volte, ingannano.
Prendete questa immagine, per esempio. 
Racconta il gesto di ribellione di Tommie Smith e John Carlos il giorno della premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico e mi ha ingannato un sacco di volte.


chissa' per che motivo in questa foto 
hanno cancellato lo stemma


L’ho sempre guardata concentrandomi sui due uomini neri scalzi, con il capo chino e il pugno guantato di nero verso il cielo, mentre suona l’inno americano. Un gesto simbolico fortissimo, per rivendicare la tutela dei diritti delle popolazioni afroamericane in un anno di tragedie come la morte di Martin Luther King e Bob Kennedy.
È la foto del gesto storico di due uomini di colore. Per questo non ho mai osservato troppo quell’uomo, bianco come me, immobile sul secondo gradino.

L’ho considerato una presenza casuale, una comparsa, una specie di intruso. Anzi, ho perfino creduto 
che quel tizio – doveva essere un inglese smorfioso – rappresentasse, nella sua glaciale immobilità, la volontà di resistenza al cambiamento che Smith e Carlos invocavano con il loro grido silenzioso.
Invece sono stato ingannato. 
Grazie a un vecchio articolo di Gianni Mura, oggi ho scoperto la verità: l’uomo bianco nella foto è, forse, l’eroe più grande emerso da quella notte del 1968.
Si chiamava Peter Norman, era australiano e arrivò alla finale dei 200 metri dopo aver corso un 
fantastico 20.22 in semifinale. Solo i due americani Tommie “The Jet” Smith e John Carlos avevano 
fatto meglio: 20.14 il primo e 20.12 il secondo.
La vittoria si sarebbe decisa tra loro due, Norman era uno sconosciuto cui giravano bene le cose. John Carlos, anni dopo, disse di essersi chiesto da dove fosse uscito quel piccoletto bianco. Un uomo di un 
metro settantotto che correva veloce come lui e Smith, che superavano entrambi il metro e novanta.
Arrivò la finale e l’outsider Peter Norman corse la gara della vita, migliorandosi ancora. Chiuse in 20.06, sua prestazione migliore di sempre e record australiano ancora oggi imbattuto,,, 

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mercoledì 28 agosto 2013

Martin Luther King : Il sogno compie 50 anni


"I have a dream", "Io ho un sogno" - disse l'attivista - "che i miei quattro bambini un giorno possano vivere in una nazione nella quale non verranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per la sostanza del loro carattere".

Il sogno di Martin Luther King compie mercoledì 50 anni e gli Stati Uniti non potrebbero trovare un modo migliore per celebrare questo anniversario. Perché sarà proprio Barack Obama, il primo presidente afro-americano della storia del Paese, a presiedere la cerimonia.

A lui spetta il compito non facile di pronunciare un discorso nello stesso Lincoln Memorial di Washington dove il reverendo King, il 28 agosto del 1963, parlò di fronte a una folla di 250.000 persone. "I have a dream", io ho un sogno, disse l'attivista, "che i miei quattro bambini un giorno possano vivere in una nazione nella quale non verranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per la sostanza del loro carattere".

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La marcia su Washington è stata solo il culmine di una lotta per i diritti civili iniziata nel lontano 1955 a Montgomery, in Alabama, quando una sarta di nome Rosa Parks si rifiutò di cedere il suo posto in autobus ad un passeggero bianco. Anni dopo numerose associazioni si diedero appuntamento nella capitale degli Stati Uniti per dimostrare al mondo la forza dirompente delle loro idee.

Se per tutti gli afroamericani la marcia fu sinonimo di speranza, per i bianchi significò soprattutto paura.
 Il governo mobilitò 6.000 poliziotti, 2.000 aderenti alla Guardia Nazionale e 4.000 soldati.
 La protesta, contrariamente alla previsioni, si svolse pacificamente e segnò per sempre la storia degli Stati Uniti. Nel 1963 King fu nominato dalla rivista Time "uomo dell'anno", mentre nel 1964 ricevette il premio Nobel per la pace. Nello stesso anno il Congresso varò il Civil Rights Act, la norma che rende illegale la segregazione razziale. Ma il cammino verso un'America più libera e più giusta era appena iniziato. Lo ha dimostrato l'assassinio dello stesso reverendo nel 1968.

Esattamente 50 anni dopo, la strada percorsa è stata lunga ma non è ancora finita. Secondo un sondaggio realizzato dal Pew Research Center il 45% degli americani ritiene che l'uguaglianza razziale sia ancora lontana. Non basta il successo al botteghino del film che racconta la storia del maggiordomo nero alla Casa Bianca, "Lee Daniels' The Butler", per dimostrare di essere un Paese più giusto.
Lo dimostrano vicende controverse come quella di Trayvor Martin, il 17enne di colore ucciso in Florida lo scorso anno.
 Lo dimostra soprattutto la contestata assoluzione del suo assassino, il vigilante volontario George Zimmerman, che ha scatenato proteste in tutto il Paese.


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