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venerdì 26 ottobre 2018

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’Immigrazione

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.
I numeri contenuti nel nuovo Dossier Immigrazione IDOS permettono di sfatare molti luoghi comuni sul fenomeno migratorio. Pregiudizi dannosi anche per la crescita economica

Di Emanuele Isonio

«Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita». Poche cose sono più adatte della Terza legge sulla stupidità umana dell’economista Carlo Maria Cipolla per commentare l’approccio che troppi hanno sul fenomeno immigrazione. Perché il mix di disinformazione, preconcetti, razzismo dilagante è confutato dai numeri. I più aggiornati sono contenuti nel “Dossier statistico sull’Immigrazione” realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS 
in collaborazione con il mensile Confronti.

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’immigrazione
Che il nodo-disinformazione sia una piaga soprattutto italiana lo aveva evidenziato già nel luglio 2017 la relazione finale della Commissione parlamentare Jo Cox sulla xenofobia e il razzismo, nella quale si denunciava come l’Italia sia il Paese con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione.

Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia. Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia
Di più: secondo un sondaggio condotto nei mesi scorsi dall’Istituto Cattaneo, gli italiani risultano essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà, riguardo al numero di stranieri che vivono nel territorio nazionale. Il convincimento più diffuso è che la loro presenza si attesti su livelli doppi rispetto a quelli reali.

Una situazione allarmante. Non solo per motivi etici. Quella disinformazione si traduce infatti in sentimenti d’odio e in sostegno a politiche xenofobe e  finisce per giustificare scelte che si rivelano dannose per la nostra economia. Nella quale il contributo positivo dei migranti è decisivo. Nel Dossier IDOS 2018 ci sono quindi almeno 5 dati da evidenziare, perché permettono di confutare altrettante pericolose fake news.


1. L’invasione che non c’è
Nell’Unione europea, certifica Eurostat,  i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e rappresentano il 7,5% della popolazione. In questo quadro, l’Italia non ha né il numero più alto di immigrati né ospita più rifugiati e richiedenti asilo.

«Con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’Istat), viene dopo la Germania (9,2 milioni) e Regno Unito (6,1 milioni) mentre supera di poco Francia (4,6 milioni) e Spagna (4,4)».


Anche l’incidenza sulla popolazione complessiva, pari all’8,5% (dato Istat), risulta più bassa di quella di Germania (11,2%), Regno Unito (9,2%) e diversi altri paesi più piccoli dell’Unione, dove i valori superano anche in maniera consistente il 10% (Cipro 16,4%, Austria 15,2%, Belgio 11,9% e Irlanda 11,8%). L’incidenza più alta si registra nel Lussemburgo, dove è straniera quasi la metà della popolazione residente (47,6%).

La credenza che descrive l’Italia come un paese assediato è smontata anche da un altro numero: quello che confronta la presenza straniera nel corso degli anni. Tale dato, ricorda IDOS, «è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013. L’incidenza, nell’ordine dell’8%, aumenta di pochissimi decimali l’anno». Il motivo della crescita? L’invecchiamento della popolazione italiana (gli over 65 italiani sono 1 ogni 4, mentre tra gli stranieri 1 ogni 25) che è anche meno feconda (1,27 figli per donna fertile, contro 1,97 tra le straniere).


Anche se ai residenti stranieri si aggiungesse la quota di immigrati non ancora iscritti nelle anagrafi, IDOS stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia. 26.000 in meno rispetto alla stima del 2016.

2. Lavoro: competizione con gli italiani
«Basta immigrati. Ci rubano il lavoro!». Quante volte è stata ripetuta questa frase, anche da esponenti politici di punta… Tutta fuffa, conferma – a dire il vero non per la prima volta – il dossier IDOS.

«La credenza che gli immigrati rubino il lavoro agli italiani è, da anni, smentita dalla realtà: dei 2.423.000 occupati stranieri nel 2017 (10,5% di tutti gli occupati in Italia), ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie, in ogni comparto. Non sorprende, quindi, che siano sovraistruiti più di un terzo di essi (34,7%, contro il 23,0% degli italiani, per uno scarto di oltre 11 punti percentuali)».


Inoltre i lavoratori immigrati restano ancora schiacciati nelle nicchie di mercato caratterizzate da impieghi pesanti, precari, discontinui, poco retribuiti, spesso stagionali e caratterizzati da sacche di lavoro nero (o grigio) e, quindi, di sfruttamento.

La scarsa mobilità professionale degli stranieri li inchioda poi in situazione di subordine. Lo segnala il differenziale retributivo: un dipendente italiano guadagna il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).

Niente di tutto questo fa pensare che gli immigrati siano in competizione con gli italiani per un’occupazione o che rubino agli italiani il lavoro.

Un riflesso di questa disparità si osserva nel differenziale di reddito dichiarato: nel 2016, quello dichiarato da cittadini stranieri è stato complessivamente di 27,2 miliardi, pari a una media annua pro capite di 12mila euro, inferiore di quasi 10mila euro a quella degli italiani (circa 21.600 euro).


3. Immigrati, costo per le casse pubbliche
Niente di più falso che gli stranieri presenti in Italia siano un onere per il nostro welfare. Sui redditi prodotti i contribuenti stranieri – ricorda IDOS citando i dati della Fondazione Leone Moressa – hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro. Se sommiamo quella cifra ad altre voci di entrata, riconducibili a cittadini stranieri (320 milioni solo per i rilasci/rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), l’introito nelle casse dello Stato è pari a 19,2 miliardi di euro. Sì, ma quanti soldi pubblici si usano per loro? 17,5 miliardi (il 2,1% dell’intera spesa pubblica nazionale).

Il bilancio statale tra entrate e uscite imputabile all’immigrazione è quindi positivo per un importo di almeno 1,7 miliardi.

Bilancio entrate/uscite per le casse pubbliche prodotte da immigrati. 

Ma la cifra, già di tutto rispetto, cresce ulteriormente fino ad arrivare ai 3 miliardi di saldo positivo, se invece che calcolare il costo standard si considera che i servizi agli immigrati vengono erogati usufruendo di personale, beni strumentali, strutture già esistenti. In questo modo, infatti, si considera il costo marginale (decrescente) di ciascun servizio.

4. L’invasione musulmana
Anche sul fronte religioso, i dati dovrebbero tranquillizzare: più della metà degli immigrati sono cristiani (2,7 milioni, pari al 52,6% del totale, secondo la stima di IDOS). La maggior parte di essi sono ortodossi (1,5 milioni) seguiti dai cattolici (oltre 900mila). I musulmani sono poco meno di un terzo (32,7%, pari a 1.683.000 persone).


Eppure dilagano le discriminazioni basate sulla religione di appartenenza che sfociano in una vera islamofobia, agevolata dai discorsi d’odio tollerati dai social network. Il pericolo, più che concreto, è che questa intolleranza rallenti il processo di integrazione. Il rapporto IDOS segnala ad esempio che la diffidenza ha conseguenze in vari ambiti. Tra questi, l’accesso al mercato della casa.

Gli stranieri restano infatti particolarmente penalizzati, sia per gli affitti, a causa della frequente e dichiarata indisponibilità dei proprietari a locare a stranieri, sia per gli acquisti, a causa delle difficoltà di ottenere un mutuo.

Ne consegue che quasi 2 stranieri su 3 abitano in affitto, spesso in coabitazione, e solo 1 su 5 in case di proprietà (di metratura mediamente limitata e soprattutto in contesti residenziali popolari e di periferia. Il resto abita o presso i datori di lavoro o da parenti e amici, a volte in condizioni di sovraffollamento.

5. Accoglienza, tutto sulle spalle dei Paesi ricchi
Contrariamente a quanto si pensa di solito, nel mondo l’accoglienza dei rifugiati grava in misura massiccia sui paesi in via di sviluppo. 
Sono loro a ospitarne la stragrande maggioranza. Quanti? 85 ogni 100.

Per il quarto anno consecutivo, a causa della guerra nella confinante Siria e degli accordi con l’Ue, è la Turchia a ospitarne il numero maggiore (3,5 milioni, cui si aggiungono 300mila richiedenti asilo), seguita dal Pakistan con 1,4 milioni (quasi tutti afghani), dall’Uganda con 1.350.000 (un numero cresciuto di 400mila unità in un anno e di cui 1 milione proviene dal Sud Sudan e 230mila dalla Repubblica Democratica del Congo), dal Libano con un
milione (in maggioranza siriani), dall’Iran con 980mila (per lo più afghani).

Se poi si considera l’incidenza dei rifugiati sulla popolazione residente, il primato spetta al Libano (dove il rapporto è di 1 ogni 6 abitanti), seguito dalla Giordania (1 ogni 14), due paesi in cui il rapporto arriva rispettivamente a 1 ogni 4 e 1 ogni 3 se si considerano anche i rifugiati palestinesi sotto il mandato dell’Unrwa. La Turchia è terza, con 1 su 23.



«In un simile contesto, il ricorrente motto “aiutiamoli a casa loro”, all’insegna del quale molti vorrebbero liquidare sbrigativamente il “problema” dell’immigrazione chiudendo le frontiere, se per un verso richiama, in positivo, la necessità di sostenere maggiormente la cooperazione internazionale, per altro verso – date le dimensioni globali e il carattere strutturale e multidimen- sionale del fenomeno e delle sue cause – non avrebbe effetti apprezzabili, in termini di riduzione dei flussi migratori, nel breve-medio periodo» osservano gli analisti IDOS. «Richiederebbe in ogni caso l’affiancamento di politiche di gestione dei flussi e di integrazione dei migranti maggiormente coerenti e, soprattutto, armonizzate a livello internazionale, come la portata del fenomeno richiede».


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lunedì 10 settembre 2018

Onu invia Ispettori in Italia

Migranti non lasciateci da soli con i fascisti

«In Italia più razzismo contro i migranti»

Valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom». Questo il compito assegnato dall'Agenzia Onu per la tutela dei diritti umani ai suoi ispettori, che arriveranno in Italia (e in Austria) per valutare la situaizone “sul campo”. L’annuncio del monitoraggio arriva dal neo Alto commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, che aprendo a Ginevra i lavori del Consiglio Onu sul tema riunito fino al 28 settembre, ha attaccato il governo italiano, colpevole di aver «negato l'ingresso di navi di soccorso delle Ong» nei porti siciliani. Un «atteggiamento politico» dalle 
«conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili».



Salvini: «Accolti 700mila migranti, non accettiamo lezioni»
Immediata, dal Viminale, la replica del ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini. Negli ultimi anni «ha accolto 700mila immigrati, molti dei quali clandestini, e non ha mai ricevuto collaborazione dagli altri paesi europei». Quindi, attaccato il leader della Lega, non accettiamo lezioni da nessuno, tantomeno dall'Onu che si conferma prevenuta, inutilmente costosa e disinformata: le forze dell'ordine smentiscono ci sia un allarme razzismo. Prima di fare verifiche sull'Italia, l'Onu indaghi sui propri stati membri che ignorano diritti elementari 
come la libertà e la parità tra uomo e donna».



Ue garantisca operazione di ricerca e accesso all’asilo
«Anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è diminuito, il tasso di mortalità per coloro che compiono la traversata è risultato nei primi sei mesi dell'anno ancora più elevato rispetto al passato», ha sottolineato ai delegati l'Alto commissario, insediatasi il 1° settembre scorso. Da qui l'invito all'Unione europea perché promuova «operazioni di ricerca e soccorso umanitario per le persone che attraversano il Mediterraneo» e a «garantire l'accesso all'asilo e 
alla protezione dei diritti umani nell'Unione europea».



Adottare politiche migratorie fondate su realtà e non sul panico
Presentando le priorità del suo ufficio e dei dossier aperti sul rispetto dei diritti fondamentali nel mondo e sulla gestione dei sui flussi migratori da parte dell'Italia Bachelet ha ricordato come sia «nell'interesse di ogni Stato adottare politiche migratorie fondate sulla realtà, non sul panico, che offrano opportunità di movimento sicuro e 
regolare invece di costringere le persone a correre rischi letali».


Nel mirino di Bachelet sono finite anche le «irragionevoli» separazioni dei bambini dalle rispettive famiglie di migranti messa in atto dall'amministrazione Trump ai confini con il Messico. L'ex presidente cilena ha poi confermato l’attenzione speciale per la situazione dei Rohingya in Birmania, e per le emergenze in atto in Venezuela, Nicaragua, Cina e ancora in Yemen e in Siria, esprimendo a quest'ultimo proposito particolare preoccupazione per le «operazioni militari in corso» nella provincia di Idlib e l'impatto sulle popolazioni civili.


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giovedì 3 maggio 2018

Contestare la Brigata Ebraica al corteo per la Liberazione

quest' anno c'erano una 50antina di
City Angels a Fare da Guardie del Corpo

Come ogni anno diverse associazioni pro Palestina 
e frange della sinistra si sono date appuntamento il 25 aprile, a Milano, 
per contestare la Brigata ebraica al corteo per la Liberazione. 
"Un conto è la Liberazione, un altro Israele - afferma un attivista pro Palestina 
- Portare quelle bandiere significa aderire a un'ideologia sionista che vede l'illegale occupazione della Palestina come una ferita irrisolta. La storia pare non aver insegnato nulla". 
Dal corteo hanno risposto cantando 'Bella Ciao' ai manifestanti che li contestavano.

"Palestina libera, Palestina rossa" e "Israele stato assassino". Sono solo alcuni degli slogan che hanno segnato il 25 aprile milanese. Le proteste sono partite da un gruppo di militanti dei movimenti filopalestinesi quando il corteo per le celebrazioni del 73esimo anniversario della Liberazione, partito da corso Venezia e diretto in Duomo, è arrivato a piazza San Babila. Si sono registrati attimi di tensione, ma dopo qualche insulto e qualche reazione nervosa da parte dello spezzone del corteo dedicato ai reduci dei campi di concentramento e ai loro familiari, la manifestazione è scivolata senza incidenti fino a piazza Duomo.

Al corteo, partito da corso Venezia poco dopo le 14.30, hanno partecipato migliaia di persone. Il serpentone colorato, tra bandiere e slogan, è arrivato in piazza Duomo dove erano previsti gli interventi del sindaco Giuseppe Sala, della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, del presidente di Libera don Luigi Ciotti e della presidente nazionale di Anpi Carla Nespolo.

In testa l'amministrazione comunale della città con il sindaco Giuseppe Sala, lo spezzone del Pd seguito da una lunga bandiera della pace, la delegazione degli studenti e altre formazioni di sinistra. Presenti anche una delegazione di operai della Carrefour che protestavano contro i licenziamenti di alcuni loro colleghi. Diversi gli esponenti politici presenti.

I militanti del Pd, che l'anno scorso avevano percorso il corteo con i colori dell'Unione europea, quest'anno hanno portato dei cartelli con le immagini di volti di eroi della Resistenza. Da Sandro Pertini a Giulia Lombardi, da Lica Steiner a Roberto Lepetit, fino a Laura Conti, Jenide Russo, Carlo Chiappa e Giulia Lombardi. I canti partigiani e le bandiere dell'Anpi, invece, hanno contrassegnato la manifestazione che si è svolta in mattinata al cimitero Maggiore di Milano. Almeno in duecento si sono radunati intorno alle 10.30 al campo della Gloria per ricordare i caduti della resistenza, intonando cori come "Valsesia", "i Ribelli della Montagna" e infine il classico "Bella Ciao" accompagnato dal grido "Ora e sempre resistenza". Molte le sigle antifasciste presenti, a partire dagli iscritti all'Associazione nazionale partigiani d'Italia con il loro fazzoletto al collo.

Dal palco in piazza Duomo, nel pomeriggio, si sono alternati il sindaco Sala, la segretaria della Cgil Camusso, il presidente di Libera don Ciotti e la presidente nazionale di Anpi Nespolo. "Chiederemo innanzitutto" che il prossimo governo si impegni affinché "si proceda allo scioglimento di tutte le organizzazioni che violano la 12esima disposizione transitoria della Costituzione" - ha detto Camusso - oltre a favorire "l'applicazione della Costituzione del divieto di ricostituzione di partiti che si ispirano al fascismo". Poi dal palco la leader della Cgil ha sottolineato: "La violenza sulle donne è nei fatto troppo spesso sopportata e non adeguatamente contrastata". "Se la nostra democrazia è un po' pallida è perché abbiamo tradito la nostra Costituzione", ha avvertito poi don Luigi Ciotti.

"Da Milano facciamo tutti assieme partire un messaggio estremamente chiaro - ha detto Sala -: stop ai nuovi fascismi, ai nuovi razzismi striscianti che speculano sulle paure, perché il razzismo e il fascismo non sono opinioni, sono crimini contro l'umanità". "Ci impegniamo in una nuova Resistenza, offrendo risposte però - ha aggiunto in un altro passaggio il sindaco - includendo chi non ce la fa, dando una prospettiva ai giovani e mostrando al Paese ogni giorno una politica diversa, una politica che non si gira dall'altra parte e che non si stanca mai di ascoltare la gente". "Questa - ha concluso - è l'Italia per la quale continueremo a combattere".





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sabato 9 luglio 2016

Razzismo Utilizzato per Propaganda Politica


E’ stata ministra dell’Integrazione ( Cecile Kyenge ) ed ha vissuto sulla propria pelle l’odio e la stupidità del razzismo. E’ stata denigrata e insultata, non solo sui social media ma anche da esponenti politici: ricordiamo che il leghista Calderoli disse che “somiglia a un orango”. Un’offesa che ricorda quella perpetrata alla moglie di Emmanuel Chidi Nnamdi, Chinyery, apostrofata dall’omicida di Fermo come “scimmia africana”. Oggi Cècile Kyenge è europarlamentare e punta il dito contro le responsabilità della politica. “Fatti come quello di Fermo – dice – sono alimentati da un razzismo spesso utilizzato come propaganda”.
IL FATTO
Aggredito da due uomini mentre passeggiava con la compagna, a Fermo, in pieno giorno. Emmanuel aveva 36 anni, ed è morto oggi, a seguito di quel pestaggio violento, da parte di due persone vicine all’estrema destra. Hanno insultato la donna, perché nera, l’hanno strattonata e quando lui ha reagito hanno divelto un palo per colpirlo alla testa. Oggi è morto in ospedale. Emmanuel era sfuggito ai terroristi di Boko Haram, aveva compiuto una difficile traversata nel deserto, aveva subito violenze in Libia. La sua vita è finita quando sembrava essere riuscito a ricostruirla.

Emmanuel a Fermo era ospite della Caritas, di un progetto diretto da don Vinicio Albanesi, presidente della comunità di Capodarco. “Lui e la moglie Chimiary venivano dal Nord della Nigeria, dove un attentato di Boko Haram ha distrutto tutto. È morta anche loro figlia e il loro suocero”. Una storia comune a chi abita in quell’area del Paese più popoloso dell’Africa. Hanno sconfinato in Niger, poi sono arrivati in Libia “dove hanno subito altre percosse”. “La donna – continua don Albanesi – era incinta di tre mesi, è salita sul gommone con altre 150 persone ed appena è arrivata in Italia abbiamo dovuto portarla in ospedale per questo aborto che era in atto”.

A Fermo, i due coniugi stavano nella struttura della Fondazione Caritas in veritatis da otto mesi. Ed era stato proprio don Vinicio Albanesi, in gennaio, ad aver celebrato il loro matrimonio, come ricorda l’agenzia di stampa Redattore sociale, la cui sede centrale è proprio alla Comunità di Capodarco di Fermo, sempre diretta da don Albanesi. Ma era prevedibile un’escalation di violenza di questo genere in una comunità piccola come Fermo? “Crescono le persone che hanno problemi di convivenza – risponde don Albanesi – e alcune cellule impazzite si coagulano e si assumono il ruolo non richiesto di salvatori della patria, prendendosi la libertà di insultare e aggredire”. Le istituzioni, dice Albanesi, tollerano, tanto che gli autori dell’aggressione sono noti alle forze dell’ordine.
Così si crea “un ambiente melmoso”, che incuba il germe del razzismo. “Quest’escalation è dovuta a paure scatenate spesso da politici che in televisione fomentano e cercano voti sostenendo psicosi razziste invece di aggregare e socializzare
con Resilienza ed Empatia , vicino alle categorie di persone più Deboli ”.
BISOGNA UNIRE NON DIVIDERE
Solo che a pagare il prezzo più alto di questa situazione,
 è un ragazzo di 36 anni, che ci ha rimesso la vita.

SPESSO IL POLITICO RAZZISTA
USA DIVIDERE , PERCHE' LO STRANIERO
NON PUO' VOTARE IN ITALIA




leggi anche
http://cipiri.blogspot.it/2015/11/salvini-fa-proseliti-tra-gli-ignoranti.html

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martedì 17 novembre 2015

Diritti Umani e l' Uomo Bianco


Diritti umani
Forse non tutti sanno che...una storia tristemente bella che merita di essere raccontata!

L'UOMO BIANCO IN QUELLA FOTO
Le fotografie, a volte, ingannano.
Prendete questa immagine, per esempio. 
Racconta il gesto di ribellione di Tommie Smith e John Carlos il giorno della premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico e mi ha ingannato un sacco di volte.


chissa' per che motivo in questa foto 
hanno cancellato lo stemma


L’ho sempre guardata concentrandomi sui due uomini neri scalzi, con il capo chino e il pugno guantato di nero verso il cielo, mentre suona l’inno americano. Un gesto simbolico fortissimo, per rivendicare la tutela dei diritti delle popolazioni afroamericane in un anno di tragedie come la morte di Martin Luther King e Bob Kennedy.
È la foto del gesto storico di due uomini di colore. Per questo non ho mai osservato troppo quell’uomo, bianco come me, immobile sul secondo gradino.

L’ho considerato una presenza casuale, una comparsa, una specie di intruso. Anzi, ho perfino creduto 
che quel tizio – doveva essere un inglese smorfioso – rappresentasse, nella sua glaciale immobilità, la volontà di resistenza al cambiamento che Smith e Carlos invocavano con il loro grido silenzioso.
Invece sono stato ingannato. 
Grazie a un vecchio articolo di Gianni Mura, oggi ho scoperto la verità: l’uomo bianco nella foto è, forse, l’eroe più grande emerso da quella notte del 1968.
Si chiamava Peter Norman, era australiano e arrivò alla finale dei 200 metri dopo aver corso un 
fantastico 20.22 in semifinale. Solo i due americani Tommie “The Jet” Smith e John Carlos avevano 
fatto meglio: 20.14 il primo e 20.12 il secondo.
La vittoria si sarebbe decisa tra loro due, Norman era uno sconosciuto cui giravano bene le cose. John Carlos, anni dopo, disse di essersi chiesto da dove fosse uscito quel piccoletto bianco. Un uomo di un 
metro settantotto che correva veloce come lui e Smith, che superavano entrambi il metro e novanta.
Arrivò la finale e l’outsider Peter Norman corse la gara della vita, migliorandosi ancora. Chiuse in 20.06, sua prestazione migliore di sempre e record australiano ancora oggi imbattuto,,, 

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domenica 13 settembre 2015

MATTEO SALVINI la SOUBRETTE DA 20.000€ al MESE



MATTEO SALVINI la SOUBRETTE DA 20.000€ al MESE

Lo vedete in tutte le TV agguerrito contro i politici incapaci di risolvere il problema dell'immigrazione clandestina.
Si vanta a destra e sinistra di avere lui tutte le soluzioni
 e vuole solo l'occasione di governare per poterle applicare.
Promette di fare fiamme e fuoco al Parlamento Europeo dove si decide quasi tutto in materia e di cui fa parte con uno stipendio che supera i 20.000€ al mese.
Ce lo immaginiamo tutti a combattere per difendere gli interessi degli italiani
 in quell'aula di Strasburgo ed invece?
Invece ieri, mentre si votava il famoso "piano Junker" sull'immigrazione,
 lui era in televisione ad Agorà su Rai3.
Non fatevi ingannare, Matteo Salvini è solo il classico parassita che vive di politica da 30 anni ingannando i cittadini disperati.


Psicologia: razzismo legato a basso quoziente intellettivo

Se si ha un basso quoziente intellettivo da piccoli e' piu' probabile sviluppare pregiudizi da adulti. Lo afferma uno studio pubblicato dalla rivista Psychological Science, secondo cui chi e' meno intelligente e' anche piu' propenso ad avere visioni politiche conservatrici.

La ricerca si e' basata su un database britannico di piu' di 15 mila soggetti, a cui e' stato misurato il Qi all'eta' di 10 o 11 anni e che sono stati analizzati una volta superati i 30.

L'adesione a visioni conservatrici e' stata verificata tramite la misura dell'accordo con frasi del tipo 'Le mamme lavoratrici sono una rovina per le famiglie', o 'La scuola dovrebbe insegnare ad obbedire all'autorita'', mentre i pregiudizi sono stati studiati attraverso frasi come 'Io non lavorerei mai con persone di altre razze'. Il risultato e' stato che i bambini con quoziente intellettivo piu' basso hanno mostrato le maggiori tendenze al razzismo, si sono detti mediamente piu' d'accordo degli altri con le frasi conservatrici e in generale sono risultate fra quelle con meno contatti con persone di altre razze: "Questo ovviamente non vuol dire che tutti i conservatori sono stupidi e i liberali intelligenti - spiega Gordon Hodson della Brock University in Ontario - qui si parla di tendenze medie: possiamo dire che in generale gli uomini sono piu' alti delle donne, ma non si puo' dire se si prende un uomo a caso e una donna a caso quale dei due sia piu' alto".

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Le Bufale di Giorgia Meloni e Matteo Salvini sugli Immigrati






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venerdì 4 settembre 2015

Chiuso Senzacensura.eu il Sito che Istigava al Razzismo per i Clik ai Banner Pubblicitari



Chiuso Senzacensura.eu il Sito che Istigava al Razzismo 

La pagina ormai è bianca, privata dei contenuti: Senzacensura.eu , blog che riportava fatti di cronaca nera con protagonisti gli immigrati, è stato chiuso dalla polizia postale. Sarebbe Gianluca Lipani, come riporta Bufale.net , lo studente 20enne di Caltanissetta denunciato per istigazione al razzismo: le notizie che pubblicava e che venivano poi riprese da migliaia di utenti sui social network, erano tutte inventate, come conferma Meridionews.it e non facevano altro che fomentare l’odio nei confronti degli extracomunitari, in un momento in cui il problema dell’immigrazione attanaglia non più solo l’Italia ma l’Europa intera.
Ha confermato il giovane che pubblicava Articoli gonfiati di particolari Xenofobi, Razzisti e Paradossali (Bufale) contro gli Immigrati, 
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giovedì 23 aprile 2015

Dario Fo e Il Nemico Inventato i Migranti





“Sì è inventato un nemico, l’emigrante. Uomini che giungono da territori a noi vicini e che vengono trattati come schiavi, con l’imposizione di regole e forme da medioevo, anzi nel medioevo erano già più evoluti”.

 Dario Fo commenta quello che sta accadendo nel nostro Paese.  ”Lo sfruttamento della gente che arriva dall’estero è raccapricciante e nessuno ne parla. E’ tutto coperto, nascosto, dimenticato. Come la storia di Ion Cazacu, ‘Un uomo bruciato vivo’, che ho ripercorso in un dialogo con la figlia edito da Chiarelettere.  Si ripete da parte nostra sugli altri quello che noi abbiamo subito quando eravamo noi gli emigranti che partivano in cerca di un futuro migliore. Questo è grottesco e tragico insieme: siamo quasi come schiavi che hanno imparato a far schiavi gli altri”.

Da Dario Fo un commento su Salvini e sul “Salvinismo“: “Sono fuori dalla storia. Qualche mese fa è accaduto che il padrone di un’impresa ha sparato a due dipendenti dell’est che chiedevano semplicemente di essere pagati. Quei due uomini avevano la sola colpa di pretendere i propri soldi. Il capo gli ha sparato e nessuno ne ha parlato. I romani dicevano: se non c’è un nemico, bisogna trovarlo. Il nemico trovato ora sono gli immigrati”.
L’Italia secondo Fo sta diventando un Paese sempre più razzista: “Ha perduto gran parte della propria cultura e della propria civiltà. E non capiamo che perdere questi elementi significa distruggere un popolo. Ce la prendiamo con gli immigrati, ma perché ci si lamenta che siano qui? Pagano le tasse, danno vantaggio alla nostra economia e nonostante questo vengono perseguitati”.

Dario Fo ha detto la sua anche su Mafia Capitale: “La farsa oscena che oltrepassa ogni possibile bruttura con la propria insolenza criminale. E la cosa che fa veramente fremere di vergogna è il fatto che appena succedano queste cose i nostri presidenti e i nostri politici si sbrigano a chiedere nuove leggi. Sono insopportabili. Ti meraviglia la forza con cui gridano che bisogna cambiare, ma poi si dimenticano. Fanno cadere il vuoto e il silenzio”.

Dario Fo è particolarmente critico nei confronti del Premier, Matteo Renzi: “Mi impressiona la spudoratezza con cui si dice ‘io devo governare’ e per fare questo si è messo con la destra, con quello che nel tempo ha combinato un’ira di Dio. Ha approfittato di uno che in questo momento si trova nell’impossibilità di dire no, lo ha salvato e lo ha rimesso in circolo. Questa è una cosa terribile, la mancanza assoluta di umanità”.

Un ultimo commento sulla sinistra, che secondo Fo ormai non esiste più, almeno in Italia: “La sinistra si sta sciogliendo, sta scemando. Ormai, in un modo orrendo”.


MIA NONNA DICEVA :
GLI ITALIANI
 LA MATTINA VANNO IN CHIESA E LA SERA A PROSTITUTE

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martedì 21 aprile 2015

Il Razzismo è un Reato


Il razzismo è un reato. 
Breve guida all’autodifesa

Non è un opinione,  è un crimine punito dalla legge. Ecco come riconoscerlo e combatterlo
21 marzo 2013 - Il convincimento che la razza, il colore, la discendenza, la religione, l'origine nazionale o etnica siano fattori determinanti per nutrire avversione nei confronti di individui o gruppi, è un pregiudizio, una forma irrazionale di intolleranza, ma è anche e soprattutto un crimine punito dalla legge italiana.

La costituzione italiana condanna ogni forma di razzismo, e all’articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E per cittadini si intendono anche quelli stranieri che si trovano nel nostro Paese.

Infatti, in base all’art. 2 del T.U. n. 286 del 1998, ai cittadini extraue  “comunque presenti sul territorio”, lo Stato deve garantire il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, che rientrano nella categoria dei diritti civili.L’uguaglianza tra le persone è alla base di ogni società democratica la quale deve, quindi, provvedere attraverso le proprie istituzioni a prevenire e tutelare l’intera collettività da atti o comportamenti discriminatori.

Espressione di questa esigenza sono le innumerevoli leggi a livello nazionale, comunitario e
internazionale, che nel corso degli anni hanno gettato le basi per contrastare sempre più il razzismo (L. 654/1975; D. Lgs. 215/2003 e D. Lgs. 216/2003 attuativi di direttive comunitarie;
D. Lgs. 198/2006).

Considerata la gravità di tale fenomeno, sono previste delle pene molto dure per i colpevoli.

Secondo la legge n.654 del 1975 chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, è punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro.Mentre chiunque  commette o istiga a commettere atti di violenza o di provocazione alla violenza per gli stessi motivi, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Riconoscere le discriminazioni

Ogni comportamento che, direttamente o indirettamente, comporti una distinzione, esclusione,
restrizione o preferenza basata sulla razza, il colore, l’ascendenza, l’origine o la convinzione religiosa è considerato dalla legge italiana discriminatorio (art.43 del d.lgs. 286/98).
Possono essere considerati fattori di discriminazione anche i motivi linguistici
o di provenienza geografica.

Si tratta di un comportamento illegittimo anche se non è intenzionale, perché comunque distrugge o
compromette il riconoscimento, il godimento o l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Spesso è difficile valutare ciò che è considerata discriminazione e quindi razzismo. Per questa ragione la legge si è preoccupata di definire meglio questo concetto oltre che di fornire una tutela specifica per quelle discriminazioni che si verificano nei luoghi di lavoro e nei rapporti con le pubbliche amministrazioni o con esercenti commerciali.

Compie un atto di discriminazione:

1) il pubblico ufficiale che nell’esercizio delle sue funzioni compia o ometta atti nei riguardi di un
cittadino straniero che, soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad un
determinata razza, religione, etnia o nazionalità, lo discriminino ingiustamente;
2) chiunque imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenenza ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità (prezzi differenziati al bar);
3) chiunque illegittimamente imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire l’accesso al
lavoro, all’abitazione, all’istruzione, alla formazione e ai servizi sociali e socio assistenziali allo straniero regolarmente soggiornante in Italia , soltanto in ragione della sua condizione di straniero o di appartenente ad un determinata razza, religione, etnia o nazionalità  (locazione di immobili);
4) il datore di lavoro o i suoi preposti i quali compiano qualsiasi atto o comportamento che produca un effetto pregiudizievole discriminando, anche indirettamente, i lavoratori in ragione della loro
appartenenza ad una razza, ad un gruppo etnico o linguistico, ad una confessione religiosa, ad una
cittadinanza.

Cosa fare quando si subisce una discriminazione

Azione Civile
Chi è stato vittima di un atto discriminatorio da parte di un privato o di un ufficio pubblico può ricorrere all’autorità giudiziaria ordinaria per domandare la cessazione del comportamento pregiudizievole e la rimozione degli effetti della discriminazione.

A tal fine la vittima della discriminazione può presentare, personalmente o avvalendosi di un Avvocato o di un associazione, un ricorso presso la cancelleria del Tribunale Civile della città in cui dimora A supporto delle prove fondamento del ricorso possono essere forniti anche elementi desunti da dati di carattere statistico, dai quali si può presumere l’esistenza di atti, patti o comportamenti discriminatori (es. assunzioni, regimi contributivi, assegnazione delle mansioni e qualifiche, trasferimenti, licenziamenti, ecc. dell’azienda interessata).Spetta poi al convenuto (colui che ha commesso l’atto discriminatorio) provare l’insussistenza della discriminazione. Il giudice, una volta accertato che c’è stato un atto discriminatorio, accoglie il ricorso ordinando che si ponga fine al comportamento discriminatorio e che ne vengano rimossi gli effetti. Potrà inoltre condannare il colpevole a risarcire i danni eventualmente subiti, anche non patrimoniali Il giudice può, inoltre, ordinare la pubblicazione del provvedimento, per una sola volta e a spese del convenuto, su un quotidiano di tiratura nazionale. In caso di condanne a carico di datori di lavoro che abbiano avuto dei benefici monetari sia statali che regionali, o che abbiano contratti di appalto per l’esecuzione di opere pubbliche, servizi o forniture, il giudice comunica i provvedimenti alle amministrazioni che hanno disposto la concessione del beneficio o l’appalto. Il beneficio può, quindi, essere revocato e, nei casi più gravi di discriminazione, può essere disposta l’esclusione del responsabile per due anni da qualsiasi ulteriore concessione di agevolazioni (finanziarie o creditizie) o da qualsiasi appalto.

Se l’ordinanza del giudice non viene appellata entro 30 giorni, diviene definitiva a tutti gli effetti.

Azione Penale
Insieme al diritto di chiedere la cessazione del comportamento, è prevista la possibilità di presentare
una denuncia/querela al Tribunale Penale del luogo in cui si è verificato l’evento oggetto del reato con cui chiedere l’arresto di chi commette una discriminazione.
Anche in questo caso il giudice, dopo aver accertato la responsabilità di chi ha commesso il reato, può disporre il risarcimento dei danni materiali e morali a favore della vittima del reato che si sia costituito parte civile nel processo.

Inoltre il giudice può disporre, ulteriormente alla pena, sanzioni accessorie che prevedono obblighi
particolari per il colpevole.

Questi potrà essere obbligato a prestare attività non retribuita a favore della collettività per finalità di

pubblica utilità; potrà prevedersi la sospensione della patente di guida, del passaporto e di documenti

validi per l’espatrio per un periodo non superiore ad un anno; potrà disporsi il divieto di partecipare ad attività di propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative.

Avv.  Mascia Salvatore


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http://cipiri.blogspot.it/2015/04/regolamento-di-dublino.html


Il Regolamento di Dublino obbliga il rifugiato politico
(che abbiamo comunque il dovere di accogliere) a permanere nel primo Paese in cui arriva. 
Firmata, guarda un po', da Pdl e Lega nel 2003.
Bossi e Berlusconi ( Salvini informati )
I rifugiati che arrivano in Italia quasi mai vi vogliono rimanere.
Va data loro la possibilità di scegliere si avete letto bene di scegliere il Paese europeo dove stabilirsi, in conformità con Schenghen che permette la libera circolazione delle persone nell'area UE.

Il regolamento Dublino II (formalmente regolamento 2003/343/CE) è un regolamento dell'Unione Europea, in tema di diritto di asilo.

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martedì 29 aprile 2014

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Quello che vi sto per raccontare, è realmente accaduto nella compagnia aerea TAMS.

Una donna bianca di mezza età si è accomodata al suo posto in aereo e ha visto che il passeggero accanto a lei era un uomo nero.

Visibilmente furiosa, chiamò la hostess.

"Qual è il problema, Signora?" Le chiese la hostess.

"Non lo vede?" Disse la Signora - "Mi è stato dato un posto accanto ad un uomo nero, non posso sedere affianco a lui! Deve cambiarmi il posto!".

"Per favore, si calmi.." - Disse l'hostess. "Purtroppo, tutti i posti a sedere sono occupati, ma possiamo verificare se ce ne sono ancora...".

La hostess verifico' e poi ritornò dalla Signora.

"Signora, ho parlato con il comandante e putroppo mi ha confermato che non ci sono altri posti vuoti in classe economica. Abbiamo solo posti in prima classe."

E prima che la Signora dicesse qualcosa, la hostess continuò:

"Guardi, è insolito per la nostra azienda consentire ad un passeggero di cambiare la classe economy con la prima classe. Tuttavia, date le circostanze, il comandante pensa che sarebbe uno scandalo far viaggiare un passegero seduto accanto ad una persona sgradevole."

E rivolgendosi al nero, la hostess disse:

"Signore, quindi se lei desidera può prendere i suoi bagagli, le abbiamo riservato un posto in prima classe..."

E tutti i passeggeri vicini, scioccati dall'aver visto questo comportamento da parte della Signora, hanno iniziato ad applaudire, alcuni alzandosi anche in piedi".

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lunedì 26 novembre 2012

Anonymous attacca i fascisti di Casapound


Anonymous ha colpito Casapound, i "fascisti del terzo millennio". Una "vendetta telematica" che ha ATTACCATO il sito dei militanti di estrema destra, ospitato sul server "Vivamafarka", che risulta in manutenzione. Gli attivisti italiani della rete hanno diffuso un comunicato in cui scrivono a tutti i cittadini, i ragazzi, i lavoratori, i migranti per denunciare l'esistenza del "razzismo e dell'autoritarismo" che in Italia avrebbe la sua "roccaforte" in Casapound. "Settimane fa - rivendicano - abbiamo attaccato Radiobandieranera (emittente dell'occupazione non conforme in via Napoleone III e delle sue costole regionali). Oggi Anonymous chiude casapounditalia.org, contro ogni fascismo e  ogni razzismo. Domani, vogliamo che venga chiusa Casapound. Siamo Anonymous, siamo Partigiani".

Il blog ufficiale di Anonymous Italia


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