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lunedì 29 agosto 2011

Sottosegretari, faccendieri, portaborse, P3 e P4 ....


LOGGIA & MAFIE… L’AFFARE DI STATO E LO SCUDO DELLA CASTA



“P4- corruzione, rivelazione di segreto d'ufficio e associazione per delinquere”
È  di pochi giorni fa, la RICHIESTA D’ARRESTO per MARCO MILANESE (PDL), neo braccio destro di Tremonti… che (caso?!) fa il paio con il precedente braccio destro NICOLA COSENTINO (PDL), indagato nell’inchiesta P3 e per il traffico di rifiuti tossici in Campania come tramite del Clan dei Casalesi (da ricordare che il fratello GODE anche di una stretta parentela con il Boss Giuseppe Russo di cui è cognato).
Cosentino raggiunto da richiesta di arresto per associazione di stampo camorristico mentre copriva l’incarico di sottosegretario all’economia ed al vertice del CIPE ossia l’ente che gestisce gli appalti pubblici che quindi, a condanna ufficiale, risulterebbero direttamente in mano ai clan della malavita organizzata (semplificazione burocratica?!?!).

Caso non è il rapporto tra i due: Cosentino, nel 2008, inserì Milanese nelle liste elettorali campane. Avrebbe dovuto trovare spazio in quelle di Milano, ma la fila di richieste era lunga. Così l'ex ufficiale delle fiamme gialle finì eletto nella circoscrizione Campania 2. E, quando nel 2008 Milanese inaugurò la sua bella segreteria politica ad Avellino accanto a lui, come ospite d'onore, c'era proprio l'ex sottosegretario all'Economia. Cosentino è uno dei pochi che può vantare un solido rapporto con il deputato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare, molto di più di Tremonti.

Sottosegretari, faccendieri, portaborse… ruoli solo apparentemente secondari ma che in pratica sono lo SCUDO della casta che raggruppa la melma politica degli ultimi 20 anni all’insegna, più che del delinquere in nome del denaro, molto più palesemente alla ricerca spasmodica del CONTROLLO DEL POTERE con la distribuzione di vizi e stravizi in ogni dove per tenere in mano le redini politiche ed amministrative, nonché mediatiche del Paese come nel DISEGNO originale di Licio Gelli.

A questo si aggiunge la mania di onnipotenza di Berlusconi che si è costruito un esercito di parassiti che succhiano il suo denaro ed il suo potere finchè ne avrà e finchè potrà e da cui si staccheranno nell’istante in cui ciò verrà meno; intanto esiste una schiera di DISCEPOLI DI STATO che agisce nella melma politica per allontanare i guai giudiziari del padrone formando una sorta di LOGGIA a più teste che le indagini hanno denominato P3 e 4, ma che fa parte dello stesso tronco di marciume che tiene il Paese sotto scacco.

I vari indagati da Dell’Utri e Letta a Caliendo, da Cosentino a Verdini, a Bisignani (unica eccezione Alfonso Papa che proprio non si poteva evitare senza essere malmenati dai cittadini appena fuori Montecitorio!), passando da tante formiche operaie, PUNTUALMENTE SALVATI DALLA GALERA CON LO SCUDO DELLA CASTA PARLAMENTARE che va dal PDL al PD in modo trasversale  e dal fiume di AMBIGUI che (schifo) passano da “responsabili” della tenuta governativa di Berlusconi.

aggiornamento al  9/7/11:  Indagine per concorso in associazione mafiosa a carico del ministro delle Politiche agricole Saverio Romano; avanzata richiesta di imputazione coatta (dopo Brancher... ecco un altro pre-indagato messo in un ministero x salvarlo dalla galera... Grazie a Silvio)

aggiornamento al 24/07/2011: Alfonso Papa dal carcere di Poggioreale grida al  complotto e indica Bisignani come mandante - ossia mandava i fotografi a immortalare  il Papa mentre comprava orologi rubati da un ricettatore e li utilizzava per "scambi" politici?! mah...

aggiornamento al 8/8/2011:  Chiusa inchiesta sulla P3... è ufficialmente una loggia segreta berlusconiana  gestita da Nicola Cosentino, Denis Verdini e Marcello Dell'Utri
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/08/08/news/p3_segreta-20164965/?ref=HREC1-4

aggiornamento al 9/8/2011: P3 passa aggravante di associazione a delinquere... 
http://www.repubblica.it/politica/2011/08/09/news/p4_associazione_delinquere-20221109/?ref=HRER1-1

aggiornamento al 12/8/2011: P3 - La GdF segnala finanziamenti milionari di Berlusconi e Angelucci a favore di Dell'Utri e Verdini (che secondo l'accusa gestiscono la loggia P3) ma il "PORTO DELLE NEBBIE" dei PM romani chiudono le indagini... REGIME DA ESTIRPARE... VERGOGNA!
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/12/una-montagna-di-soldi-nelle-tasche-della-p3/151174/#.TkULgBmp2PQ.facebook

aggiornamento al  29/08/2011:  P3 e P4 e gli assegni di Silvio  http://www.repubblica.it/politica/2011/08/29/news/denaro_berlusconi-20987420/?ref=HRER2-1






QUANTO ANCORA NOI ITALIANI DOVREMO SOPPORTARE TUTTA QUESTA VERGOGNA? QUANDO TROVEREMO IL CORAGGIO DI METTER FINE A TUTTO CIO’ CON OGNI MEZZO?

R I P R E N D I A M O C I    L' I T A L I A ! ! !


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venerdì 17 giugno 2011

Luigi Bisignani, Chi è l'uomo coinvolto nella P4

 

Luigi Bisignani

tra giornalismo e affari

Chi è l'uomo coinvolto nella P4

già protagonista di Tangentopoli



Giornalista e uomo d'affari, Luigi Bisignani da trent'anni è uno dei protagonisti defilati del potere italiano.
«Qualunque cosa ti faccia comodo sul serio, la vera forza di Bisignani si chiama Ior». A parlare così dell'uomo finito ai domiciliari nell'inchiesta della procura napoletana sulla P4, fu il banchiere Pier Francesco Pacini Battaglia in una telefonata intercettata con Emo Danesi nel pieno della bufera di Tangentopoli.
I due uomini erano dentro ai segreti della Prima Repubblica. Erano gli anni Novanta e Luigi Bisignani, già allora, era un nome che contava nella Roma dei palazzi e del potere.
Uomo di relazioni trasversali, ma con una netta predominanza nei tempi democristiani e poi nel centrodestra, passando attraverso i più alti gradi della burocrazia e delle stellette.
HA COMINCIATO COME EREDITIERE. Nato nel 1953 a Milano da un importante dirigente della Pirelli per molti anni in Argentina, quando muore il padre riceve una consistente eredità. Ma quel che conta non sono i soldi ma il lascito di relazioni politiche.
Danesi, sempre in quella telefonata con Pacini Battaglia, ha raccontato così il suo primo incontro con Bisignani: «Ci siamo visti... diamoci subito del tu...volentieri...poi m'ha detto che andava a giocà a carte con Andreotti». E fu lo stesso Giulio Andreotti in persona a presentare nel 1988 Il sigillo della porpora, sua primo giallo cui fa seguito Nostra signora del Kgb, nel 1991.
Ex giornalista, consulente aziendale, finanziere, ex direttore delle relazioni esterne del colosso Ferruzzi-Montedison, il suo nome fu trovato nel 1981 negli elenchi della P2 in casa di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi.
Gherardo Colombo, il pm che scoprì quella lista, lo colloca nella categoria degli 'inquinatori', uomini sconosciuti ma potentissimi che hanno lavorato diero le quinte della vita democratica della Prima Repubblica. Lui, allora giornalista dell'Ansa, non fece una piega e replicò: «Seguo da tempo per l'Ansa le notizie sulla massoneria e conosco, pertanto, molti alti elementi della massoneria, compreso Licio Gelli. I quali abitualmente mi fanno avere i loro comunicati in redazione. Smentisco però categoricamente la mia appartenza a qualsiasi loggia massonica, compresa, ovviamente, la P2».
LA MAXITANGENTE EDIMONT. Non poté smentire, però, il suo coinvolgimento nella maxitangente Enimont.L'ordine di arresto del pool di Milano è arrivata sei mesi dopo la sua nomina, a 39 anni, a direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi e direttore generale della sede di Roma: l'accusa è di violazione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti.
Bisignani quel giorno però era all'estero: dopo un anno si costituì e si fece interrogare da Di Pietro e Colombo. Che dall'ex amministratore della Montedison Carlo Sama avevano già saputo che Bisignani aveva fatto da intermediario con lo Ior, la Banca vaticana, per la trasformazione in contanti di 92 miliardi in Cct da utilizzare per il pagamento di tangenti 'a quella parte della Dc - raccontò Sama - che faceva capo a Pomicino e quindi alla corrente di Andreotti».
Sul conto aperto da Bisignani allo Ior transitarono 108 miliardi. «Presso la banca Vaticana - ricorda in un libro Angelo Caiola, alla guida dell'istituto dal 1989 al 2009 - disponeva da anni di un conto personale, chiedendo di accreditare il ricavato su un conto cifrato estero».
La sentenza definitiva per l'intera vicenda arrivò nel 1998: due anni e sei mesi. Una condanna che gli è costata anche la radiazione dall'albo dei giornalisti. «Ha svolto - è stata la motivazione - con continuità attività lucrose costituenti reato e afferenti a compiti del tutto estranei alla professione giornalistica».
LE ULTIME INCHESTE: ALTA VELOCITÀ E WHY NOT. Il suo nome finì nell'inchiesta dei pm Colombo e Boccassini sull'Alta Velocità e, anni dopo, in Why not, l'indagine dell'attuale sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, allora pm a Catanzaro, in cui entrarono anche Romano Prodi e Clemente Mastella. In particolare De Magistris si convinse che l'ex giornalista fosse al centro di una nuova loggia e fece perquisire la casa e gli uffici della sua azienda, l'Industria Libraria Tipografica Editrice, senza trovare niente di rilevante.
Ora il suo nome è tornato ad essere accostato ai palazzi del potere: Bisignani, scrivono i magistrati nell'ordinanza, è «ascoltato consigliere dei vertici aziendali delle più importanti aziende controllate dallo Stato (Eni, Poligrafico dello Stato, Rai ecc), di ministri della Repubblica, sottosegretari e alti dirigenti statali».
 PER APPROFONDIRE LA NOTIZIA QUI'

http://www.lettera43.it/politica/18740/arrestato-l-uomo-d-affari-luigi-bisignani.htm

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