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martedì 30 luglio 2013

Unicef : Gaza una generazione senza futuro


Gaza, bambini nella grande prigione a cielo aperto

 Una ricerca dell'Unicef documenta gli incubi e i traumi profondi di una generazione che rischia di non avere un futuro.
Mentre riprendono i negoziati israelo-palestinesi, la Striscia di Gaza continua a essere una prigione a cielo aperto: chiusa tra il mare, l'embargo di Israele e da giugno anche dall'Egitto. Una striscia di terra lunga 41 km e larga tra i 6 e i 12 km, dove vivono allo stremo un milione e 700 mila abitanti, di cui un terzo sotto la soglia di povertà. Un inferno dove circa la metà degli abitanti è minorenne e in cui rimane difficile pensare a un vero processo di pace senza domandarsi come le generazioni del futuro possano sostenere e costruire questa pace. Un pensiero che volge al peggio dopo il rapporto dell'Onu che ha accusato Israele di violenze sistematiche nei confronti dei minori detenuti, esprimendo «profonda preoccupazione circa i maltrattamenti e le torture ai bambini palestinesi arrestati».

Ma come crescono i bambini in un lembo di terra dove regna il terrore che tutto possa svanire insieme alla propria vita? Perché se è vero che un bambino può subire ferite profonde a seguito di esperienze violente, è anche vero che gli effetti invisibili di uno stato di pericolo costante durante la crescita possono essere indelebili. Lo stress emotivo della permanenza prolungata in un territorio che somiglia a una grande prigione, dove in ogni momento puoi essere colpito senza possibilità di fuga, può far sviluppare ai bambini problemi comportamentali che rendono difficoltoso, o impossibile, il recupero a una vita normale dal punto di vista psicologico, oltre che materiale. E quando i conflitti si protraggono nel tempo, come nel caso della Striscia di Gaza, i bambini possono sviluppare anche il desiderio di vendetta.

Dopo l'operazione «Piombo Fuso», che nel 2008-2009 ha provocato la morte di 1.380 palestinesi (tra cui 313 bambini), e a seguito dei bombardamenti nel novembre 2012 (con 174 morti, 1.399 feriti, 450 case distrutte e 105 scuole danneggiate nella Striscia), l'Unicef ha condotto uno studio per la valutazione dell'esposizione alla violenza nei conflitti in fase di crescita a Gaza, rendendo noto che il 97% dei minori presi in esame aveva visto corpi morti o feriti, e che il 47 % aveva assistito direttamente all'uccisione di persone. «Per i bambini un evento così mina il senso di sicurezza. Non capiscono cosa stia succedendo e si sentono impotenti. A volte possono persino pensare di essere responsabili del disagio sofferto dalla famiglia», dice Bruce Grant, responsabile Unicef nei Territori occupati.

Nei sintomi dell'esposizione al conflitto ci possono essere flashback, incubi, paura di uscire in pubblico e di stare soli. In particolare tra questi bambini sono stati osservati sintomi fisici come disturbi del sonno, digrigno dei denti, pianto ininterrotto, dolori corporei, alterazioni dell'appetito, anoressia, stordimento e stati confusionali; mentre tra i sintomi emotivi sono stati notati nervosismo eccessivo, rabbia, difficoltà di concentrazione, affaticamento mentale, insicurezza e senso di colpa, a cui si aggiungono le dimensioni della paura come la paura della morte, della solitudine, di suoni forti. Conseguenze che ogni minore sottoposto allo stress da guerra può avere, anche se per Gaza il problema è differente.

Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia, dice che «a Gaza esiste un problema di conflitto permanente in un contesto dove è difficile intervenire perché è come stare in una scatola sigillata da cui non puoi comunque uscire». Dopo le incursioni dell'anno scorso ci sono stati casi con bambini terrorizzati che non volevano dormire con le finestre chiuse, malgrado il freddo, per paura che un passaggio aereo mandasse in frantumi i vetri. Ma le conseguenze possono essere anche principi di sdoppiamento di personalità. «Il piccolo Udai - spiega Iacomini - ha detto agli operatori quello che ha visto prima di perdere la famiglia, in maniera priva di ogni emozione, raccontando che mentre era nella sua casa ha sentito un boato e ha visto dalla finestra una luce rossa e subito dopo la casa di fronte era sparita, riferendo di aver capito di aver perso i suoi vicini di casa; e poi ha detto di aver visto un nuovo lampo rosso ma senza boato, ritrovandosi tra le macerie di casa sua, ed è lì che ha compreso che la sua famiglia era stata colpita ma che lui era vivo. Un racconto che Udai ha fatto, mostrando una grave dissociazione da ciò stava descrivendo come se non fosse stato lui a viverla».

Dai disegni di questi bambini si può capire molto, perché anche se si tratta di disegni a tema libero fanno solo carri armati, aerei, bombe, sangue, pistole, mitragliatrici, morti: immagini di cui questi minori non riescono a liberarsi e che sanno di poter rivivere.

Nell'operazione «Piombo Fuso», la famiglia Olaiwa era in cucina e un proiettile d'artiglieria è entrato dalla finestra ferendo una delle figlie (Ghadir, 15 anni), decapitando la madre Amal (40), ammazzando sul colpo 4 dei suoi figli (Mo'tassem di 14 anni, Mo'men di 13, Lana di 9 e Isma'il di 7): un attacco a cui sono sopravvissuti il padre e il ragazzo di 16 anni che oltre ad aver riportato gravi ferite ha assistito alla mattanza dei suoi familiari. Mohammed Abu Eita (12 anni) ha visto colpire casa sua e ha visto morire sotto i suoi occhi il fratello Ahmed (16), la sorella Malak (2), il cuginetto Anwar (7), e ha visto il corpo della zia Zakia esplodere e le sue interiora sparse ovunque. Tahreer (18 anni), Ikram (15), Samar (13), Dina (8), Jawaher (4) sono le 5 sorelle che componevano la famiglia Balousha, e sono morte in seguito a una bomba lanciata a tre metri da casa loro: solo i fratelli di 17 e 11 anni sono sopravvissuti, ma hanno ancora negli occhi la loro famiglia sterminata. Eppure, in base all'articolo 38 della Convenzione sui diritti dell'infanzia ratificata da 193 nazioni, tra cui Israele, i Paesi firmatari devono prendere misure tali da assicurare protezione ai minori. L'avvocata Micòl Savia - rappresentante permanente dell'Associazione internazionale Giuristi democratici alle Nazioni Unite di Ginevra - spiega che «il diritto internazionale umanitario regola i conflitti in modo da limitarne gli effetti devastanti anche sui minori. I testi fondamentali sono le quattro Convenzioni di Ginevra adottate il 12 agosto del '49, e i successivi Protocolli Addizionali.

Durante i conflitti i bambini godono di tutte le protezioni generali previste dal diritto internazionale umanitario, e in particolare dalla IV Convenzione di Ginevra, a cui si aggiunge anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia e il suo Protocollo Opzionale in vigore dal 12 febbraio 2002. Le violazioni di queste Convenzioni rappresentano un crimine di guerra in base all'articolo 8 dello Statuto di Roma sulla Corte Penale Internazionale, e possono essere perseguite da tutti i tribunali del mondo».

Eyad El Serraj, lo psichiatra che dirige il Gaza Community Mental Health Programme e si occupa dei disordini post-traumatici sui minori dal 1990, dice che per i bambini in cura si va dagli incubi alla difficoltà di concentrazione, dal senso di colpa per essere sopravvissuti, fino al senso di insicurezza e impotenza. Secondo El Serraj, la relazione che questi bambini hanno con i genitori è distorta perché si rendono conto fin dalla prima infanzia che non sono in grado di proteggerli, e parla di un trauma collettivo che aggrava il conflitto preparando la strada a nuova violenza, in quanto «il conflitto, da un punto di vista psicologico, dà vita a un ciclo di vittimizzazione e aggressione che continua a ripetersi, aggravandosi». I giovani passerebbero attraverso un momento iniziale di totale apatia, in cui si sentono stanchi e impotenti: uno stato d'animo che conduce spesso a gravi forme di depressione e alla fase di vittimizzazione. Poi il conflitto continua e i giovani cominciano a dare segni di forte ansietà e rabbia. E qui comincia la fase di aggressione che conduce a esplosioni di violenza: un ciclo che continua a ripetersi e ad aggravarsi. E da questi bambini così feriti e vulnerabili che dipende l'instaurazione futura di una pace vera e duratura.

di Luisa Betti

Articolo pubblicato il 30 luglio 2013 dal quotidiano Il Manifesto
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martedì 20 novembre 2012

Giornata mondiale dell' Infanzia: Gaza, strage di bambini

Infanzia: oggi la Giornata mondiale,

 Google la celebra con un doodle

20 Novembre 2012 - 11:27

  - Si apre oggi la Giornata mondiale dell'Infanzia e Google la celebra con un doodle allegro e colorato: il disegno, statico, ritrae tre bambini che ridono e si divertono mentre guardano uno spettacolo di marionette all'interno di un teatrino.

La Giornata internazionale per i diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ricorda la data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989. Tutti i paesi del mondo (eccetto Somalia e Stati Uniti) hanno ratificato la Convenzione Onu. L'Italia l'ha ratificata il 27 maggio del 1991 con la legge n. 176.

Secondo un rapporto di Save the Children diffuso oggi in occasione della Giornata, negli ultimi vent'anni sono stati raggiunti i livelli massimi di disuguaglianza a discapito dei bambini piu' poveri. Una condizione che, secondo l'organizzazione, influisce drammaticamente sulla loro salute, la loro educazione e le possibilita' di sopravvivenza, esponendoli maggiormente alle malattie, al ritardo fisico o mentale, e all'abbandono scolastico.

Ecpat-Italia ha dal canto suo ribadito la necessita' di ''continuare senza tregua'' la lotta allo sfruttamento sessuale di bambini, definendo di ''buon auspicio la nuova normativa che trae i propri contenuti dalla Convenzione di Lanzarote, che prevede ulteriori reati e aggravi di pena, in materia di abuso e sfruttamento sessuale di minori''.


Gaza, strage di bambini ed emergenza umanitaria

I centri per i diritti umani e l'Unicef lanciano l'allarme sul massacro dei bambini palestinesi a Gaza che, intanto, scivola lentamente verso l'emergenza umanitaria

di Michele Giorgio

Gaza, 20 novembre 2012, Nena News - «E' dura questa offensiva israeliana, arrivano continuamente morti e feriti. E tra questi, il numero delle donne e dei bambini supera quello degli uomini», spiega Ibrahim Jirjawi, infermiere del pronto soccorso dell'ospedale Shifa di Gaza. Parla ad alta voce Jirjawi, intorno ci sono decine di persone in continuo movimento. Parenti dei feriti, volontari, curiosi, che sono tenuti a bada, con grande sforzo, dagli uomini della sicurezza. Ai ritmi frenetici di questi ultimi giorni si aggiunge la costante presenza allo Shifa di schiere di giornalisti, anche stranieri giunti a Gaza in vista dell'offensiva di terra israeliana - che qui tutti danno per certa, se dalle trattative del Cairo non uscirà l'accordo di cessate il fuoco tra Israele e la leadership di Hamas. Ad aggravare il caos ieri c'erano anche le guardie del corpo del presidente del Parlamento egiziano, Said Katatni (Fratelli musulmani), giunto a Gaza per esprimere solidarietà ai civili e al governo di Hamas. Oggi arriva la delegazione della Lega araba, assieme al ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu.

«L'aumento della percentuale delle donne e dei bambini è la conseguenza degli attacchi che da domenica gli israeliani lanciano contro le abitazioni civili», spiega Jirjawi riferendosi alla strage della famiglia Dalu: 10 morti, sei donne e quattro bambini piccoli. Un portavoce militare israeliano ha provato a spiegare perché alle 14.30 di domenica è stata sganciata la bomba ad alto potenziale che ha colpito l'edificio di tre piani tra Sheikh Radwan e Nasser. L'obiettivo, ha detto, era una casa vicina, dove si trovava uno dei «responsabili dei lanci di razzi verso Israele». Per «errore» la bomba sarebbe caduta sul palazzo della famiglia Dalu, uccidendo una giovane madre, Samah, e i suoi quattro bambini: Jamal 2 anni, Yousef 4; Sarah 7; Ibrahim 12 mesi, e altre cinque persone. I soccorritori ieri non avevano ancora trovato i corpi di due giovani cugini, Yara e Mohammed Dalu. L'esplosione della bomba ha ucciso anche un' anziana e un giovane in un'abitazione vicina: Ameena Mauzannar, 83 anni, e Abdullah Muzannar, di 19. Senza dimenticare i nove feriti, tra i quali tre bambini e due donne. Israele inoltre ha rilanciato ieri gli attacchi ai centri stampa, attaccando di nuovo il Media Center dello Shouruq Building, dove ha ucciso un capo militare locale del Jihad islami.

«Questa offensiva israeliana è diversa da "Piombo fuso"», l'operazione compiuta tra dicembre 2008 e gennaio 2009, 1.300 palestinesi uccisi), sostiene Khalil Shahin, vice direttore del Centro palestinese per i diritti umani di Gaza: «Quattro anni fa Israele colpì subito con estrema brutalità. Il primi attacchi provocarono 251 morti. Adesso ci troviamo di fronte a una operazione pianificata da tempo e composta di più fasi». Secondo Shahin «all'inizio il governo Netanyahu ha scelto di non provocare un numero troppo elevato di vittime palestinesi per evitare le critiche internazionali, ora con una escalation controllata, unita a un intenso lavoro mediatico volto ad addossare ai palestinesi tutte le responsabilità, sta aumentano l'aggressività e la pericolosità degli attacchi aerei prendendo di mira anche obiettivi in aree densamente popolate». Per questo, conclude l'attivista dei diritti umani, «il numero delle vittime civili è destinato ad aumentare: tra gli oltre 100 morti palestinesi ci sono già 18 bambini e 12 donne, il 30% circa delle vittime, e questa percentuale arriva fino al 50% tra i feriti».

Sono dati confermati anche dal Comitato Italiano per l'Unicef, che ieri ha denunciato che oltre ai 18 bambini palestinesi che hanno perso la vita, altri 252 sono rimasti feriti dall'inizio della campagna israeliana (ci sono bambini tra i 50 civili israeliani feriti). Ma l'agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che a Gaza ora desta allarme anche la situazione sanitaria: «Gli ospedali sono sovraffollati a causa dell'afflusso continuo di feriti e le scorte di alcuni farmaci si sono rapidamente esaurite». Secondo l'Unicef, inoltre, se Israele dovesse decidere di tenere chiuso a lungo il valico di Kerem Shalom «provocherà a breve una penuria di carburante, con gravi conseguenze sul funzionamento dei servizi essenziali già a fine novembre, quando saranno esaurite le scorte di combustibile».

I bombardamenti stanno avendo un pesante effetto anche sulle infrastrutture civili, peraltro mai pienamente ricostruite dopo «Piombo fuso». Sono 30 le scuole lesionate e danneggiate dalle esplosioni delle bombe, fra cui cinque gestite dall'Unrwa (Onu), e ci sono stati danni anche ad alcune reti idriche, a pozzi e cisterne. Gli ospedali reggono, sia pure con crescente fatica allo sforzo eccezionale che stanno operando per soccorrere i feriti, ma ora cominciano a registrare un calo marcato delle riserve di medicinali e dei kit di pronto intervento. Secondo Medhat Abbas, direttore dello Shifa, il suo ospedale ha già usato il 40% delle sue riserve per le situazioni di emergenza. «La necessità di risparmiare abbassa la qualità del nostro lavoro, nonostante medici e infermieri stiano facendo un lavoro eccezionale nelle circostanze in cui sono costretti ad operare». Una mano ai palestinesi la stanno dando gli egiziani che hanno già accolto all'ospedale di El Arish non pochi dei feriti più gravi. Un gruppo di 38 Ong ieri si appellato alla comunità internazionale per evitare una crisi umanitaria.

Ma la crisi di Gaza, tolta l'emergenza imposta dall'attacco lanciato da Israele, era e resta politica, con un milione e 700mila palestinesi che chiedono libertà e di non essere più chiusi in quella che è considerata la prigione più grande del mondo. Libertà che il governo israeliano non sembra intenzionato a concedere. Anzi, con il passare dei giorni, le operazioni militari si fanno ancora più dure contro Gaza. E non pochi israeliani invocano un polso persino più duro.

Tra questi si è distinto Gilad Sharon, figlio dell'ex premier e falco della destra Ariel Sharon. «Dobbiamo radere al suolo interi quartieri di Gaza. Radere al suolo Gaza tutta intera. Gli americani non si sono fermati di fronte a Hiroshima. I giapponesi non si arrendevano abbastanza in fretta: colpirono anche Nagasaki...", ha scritto sul Jerusalem Post. Parole che si commentano da sole. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41600&typeb=0&Loid=200&Gaza-strage-di-bambini-ed-emergenza-umanitaria
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