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martedì 6 novembre 2018

Israele ruba gli organi dei Bambini Palestinesi

Nella lettera che inviò al presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ambasciatore Riyad Mansour dichiarò che “un esame medico condotto sui corpi dei Palestinesi restituiti dopo essere stati uccisi dall’esercito occupante israeliano, ha trovato che essi mancavano di organi”, difatti “confermando ulteriormente i report del passato sulla sottrazioni   di organi da parte del regime israeliano”.


Nel 2015, l’ambasciatore palestinese all’Onu, Riyad Mansour, 
denunciò alle Nazioni Unite
 il traffico di organi di bambini palestinesi da parte del regime israeliano.

Nella lettera che inviò al presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’ambasciatore Riyad Mansour dichiarò che “un esame medico condotto sui corpi dei Palestinesi restituiti dopo essere stati uccisi dall’esercito occupante israeliano, ha trovato che essi mancavano di organi”, difatti “confermando ulteriormente i report del passato sulla sottrazioni
 di organi da parte del regime israeliano”.

Anche se la comunità internazionale tende a insabbiare il commercio di organi che il governo israeliano fa con i corpi dei palestinesi uccisi durante gli scontri nei Territori occupati, sono tanti i report che hanno messo a luce questi casi. Il primo ad occuparsene fu il quotidiano svedese Aftonbladet nel 2009. Anni dopo, anche il New York Times dichiarò che “dal 2000 gli israeliani rivestono un ruolo sproporzionato nel traffico di organi umani” aggiungendo: “I trafficanti di organi in Israele hanno guadagnato grandi quantità di denaro”.

Nel 2018 a riparlarne è stato Robrecht Vanderbeeken, segretario culturale del sindacato belga Acod e un ricercatore di filosofia della scienze, attraverso il sito belga De Wereld Morgen: “La popolazione della Striscia di Gaza è costretta a morire di fame e i bambini vengono rapiti e uccisi per vendere i loro organi”. Questa frase è costata al sito belga un reclamo dal Centro Interfederale delle Pari Opportunità, cosa che non è servita per far rimangiare le parole del “De Wereld Morgen”, che ha riconfermato tutto ciò che è stato scritto.

I corpi delle vittime palestinesi, soprattutto bambini, sono spesso trattenuti in custodia israeliana per un lungo periodo di tempo prima di essere restituiti ai parenti. Questo mette ancora di più un velo di mistero su ciò che succede a quei corpi già martoriati. 
Per questo orrendo crimine nessun Paese occidentale si straccia le vesti.

di Irene Pastecchi




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martedì 19 giugno 2018

Rom, Salvini insiste sul censimento e cita Pisapia

Il Ministro dell' Interno Continua ad Alimentare L' ODIO

Ma il Comune Risponde: “ Il Suo su base Etnica,  
il nostro per rispetto Regole e Mandare a Scuola i Bambini”

Dopo i Migranti e le Ong, ecco i Rom, un altro tamburo 
al quale l'elettorato leghista è estremamente sensibile. 

Il leader del Carroccio, malgrado il passo indietro delle scorse ore, ribadisce la linea: "Se lo faccio io è razzista, se lo propone la sinistra va bene". Silenzio dal M5s. Replica l'assessore alla Politiche sociali di Milano per ribadire la differenza tra il loro intervento e quello voluto dal leghista. Il commissario europeo: "Difficile non commentare frasi scioccanti o raggelanti. Dico che l'Unione eserciterà le competenze con le regole di cui dispone"

Matteo Salvini, nonostante le polemiche e il mezzo passo indietro di ieri, insiste sull’offensiva razzista: “Censimento dei rom e controllo dei soldi pubblici spesi”, ha scritto su Facebook. “Se lo propone la sinistra va bene, se lo propongo io è razzismo. Io non mollo e vado dritto. Prima gli italiani e la loro sicurezza”. Poi, sempre sui social network, ha rilanciato le foto della demolizione di una casa abusiva in un campo Sinti non autorizzato a Carmagnola (Torino): “Dalle parole ai fatti”. Nessuna reazione dagli alleati di governo del Movimento 5 stelle. Nelle scorse ore Luigi Di Maio si era limitato a dire: “Bene la smentita, sarebbe stato incostituzionale”. 
Oggi ancora non ha rilasciato dichiarazioni.

Il messaggio è comparso sulla bacheca Facebook di Salvini intorno all’ora di pranzo. Il ministro dell’Interno ha rilanciato un articolo del Corriere della Sera in cui si parlava degli interventi per prevenire “degrado” promossi dalla giunta di centrosinistra di Pisapia a Milano nel 2012. Nel merito gli ha risposto l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino: “Salvini ci ha beccato: dice che nel 2012 anche noi a Milano facevamo il censimento dei rom. Certo, per individuare i bambini presenti nei campi e farli andare a scuola. Cosa che continueremo a fare. Noi lo facevamo per fare rispettare le regole nelle aree autorizzate. Cosa su cui si deve sempre insistere con intransigenza. Il che non c’entra nulla con un censimento globale per schedare la popolazione rom su base etnica al di là di dove e come vivano le persone. Questo porta solo all’odio”. Intanto il deputato di Leu Roberto Speranza ha annunciato che sporgerà denuncia contro Salvini per istigazione all’odio razziale.

Moscovici: “Stato di diritto è regola comune da rispettare”
Critiche sono arrivate invece dall’Europa. “Anche se interferire negli affari interni di un Paese”, ha detto il commissario Ue Pierre Moscovici, “commentare questa o quell’altra dichiarazione scioccante o raggelante, può essere una tentazione a cui è estremamente difficile resistere, resisterò con tutte le forze. Dico che la commissione Ue eserciterà le sue competenze con le regole di cui dispone. Ci sono regole in materia economica e finanziaria ma anche per quanto riguarda lo stato di diritto. Sono le nostre regole comuni e vanno rispettate da tutti”. E il braccio di ferro con Bruxelles continua: “Non si può espellere un cittadino comunitario sulla base della sua etnia. È super chiaro che non è legale”, ha detto il portavoce della Commissione Alexander Winterstein. “Non posso escludere contatti” con le autorità italiane, “ma non posso neppure annunciarli”.

Silenzio M5s. La ministra Grillo: “Io cerco sempre di essere moderata ma anche diretta”
Le parole continuano a provocare imbarazzo nel governo. Anche se dal mondo M5s le reazioni sono quasi completamente assenti. La ministra della Salute Giulia Grillo, intervistata da SkyTg24, ad esempio non è entrata mai nel merito della frase del suo collega di esecutivo ma si è limitata a dire che “ogni politico e ogni leader ha il suo modo di esprimersi. Conosciamo tutti Matteo Salvini, ha dei modi forti ed è anche per molte di queste sue espressioni che piace alla gente, perché è diretto e non è complicato da comprendere. Chiaramente ognuno ha i suoi modi di dire le cose, e le sue successive affermazioni testimoniano che era una modalità di espressione e non un’idea sostanziale. Io personalmente cerco sempre di essere moderata, ma anche molto diretta: essere diretti è importante, per evitare equivoci ed essere chiari con le persone”.

Caritas: “Certe affermazioni sono contrarie alla nostra fede”
Dura la condanna dagli esponenti del mondo cattolico. “Non voglio fare un discorso politico”, ha detto il direttore della Caritas diocesana di Roma monsignor Enrico Feroci. “Io sono un prete e parlo ai cristiani: certe affermazioni sono contrarie alla nostra fede. Dire ‘noi li respingiamò é esattamente contrario al concetto cristiano dell’accoglienza”. Ha parlato anche l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi: “I cittadini italiani e europei il ministro dell’Interno se li deve tenere tutti, rispettare e difendere, fino a prova contraria – dice in un’intervista a Repubblica – È giusto anche che si superino i campi rom, che sono in condizioni inumane”, ma “se li si toglie dai campi, si devono offrire soluzioni abitative”. Il censimento, invece, “non vedo a cosa possa servire. Potrebbe anzi rivelarsi un boomerang come quello di dieci anni fa, bloccato dall’Europa perché considerato discriminatorio”. Sui migranti, “a Salvini direi che è giusto porre l’Europa di fronte alle sue responsabilità e occorre il dialogo per trovare una soluzione. Occorre continuare a salvare in mare chi è pericolo, anche perché ciò ci rende più forti e credibili nell’esigere soluzioni. Bisogna fare attenzione al linguaggio che si usa. Un ministro deve farsi capire, certo, ma anche usare modi istituzionali”, afferma Zuppi. Per il monsignore “si è accumulata una pericolosa miscela di paura, rabbia e vittimismo che si rinnova in versione digitale, indicando un nemico su cui scaricare responsabilità. Il problema dell’Italia non sono gli stranieri – sottolinea – ma cosa vogliamo costruire per il futuro”.

Spett.Le Matteo Salvini per l'ennesima volta Ti devo far notare che non Ti comporti in modo corretto nei confronti del M5S e del Presidente del Consiglio, poiché il contratto stipulato deve essere rispettato, le decisioni discusse insieme e poi effettuate! 
Stai facendo il leone, ma non necessariamente paga! 
Il popolo decide in un senso o nell'altro, attenzione! 
Vincere una battaglia non è vincere la guerra? Gli italiani non perdonano! 

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domenica 5 marzo 2017

Irlanda: fossa comune in Orfanatrofio Cattolico


Irlanda, trovata fossa comune con 800 corpi di bambini
In un orfanotrofio cattolico, dopo anni di segreti e insabbiamenti, l'orribile conferma: i piccoli, sotto i 3 anni, sepolti senza nome erano figli di ragazze madri.

Galway, 4 marzo 2017 - Orrore in Irlanda, dove un gruppo di esperti ha confermato l'esistenza di una fossa comune in un ex orfanotrofio cattolico gestito da suore nel nordovest della Repubblica d' Irlanda, che in base allo studio dei certificati di morte contiene i resti di circa 800 bambini. Appartenevano a piccoli di età compresa tra le 35 settimane e i 3 anni, deceduti tra il 1925 e il 1961.

Dopo anni di denunce e sospetti, ora ci sono le prove inoppugnabili su una pagina orribile della storia recente irlandese . I primi test del Dna compiuti sulle ossa sepolte in una struttura divisa in 20 camere evidenziano infatti che appartenevano a Bambini sotto i 3 anni, deceduti soprattutto durante gli anni Cinquanta. Si è arrivati a questa scoperta grazie al lavoro svolto da una commissione di inchiesta sulle 'case' per ragazze madri gestite da suore, luoghi dove venivano ospitati le donne che avevano avuto figli al di fuori del matrimonio, i loro bambini e anche molti orfani. La struttura dell'orrore si trova a Tuam, nella contea di Galway, e gli scavi erano iniziati nell'ottobre 2016. La vicenda era stata prima denunciata da uno storico locale e poi il 'mea culpa' della chiesa cattolica irlandese, che aveva in gestione molti di questi centri, aveva favorito la trasparenza su quei fatti terribili dopo anni di segreti e insabbiamenti.

Chi viveva nelle 'case' soffriva malnutrizione, malattie e miseria, con altissimi livelli di mortalità. Molti dei piccoli non riuscivano a sopravvivere a quegli stenti e una volta morti i loro corpi venivano disposti in modo sbrigativo nelle fosse comuni, tra l'altro senza alcuna indicazione delle loro identità.

La commissione pubblica d'inchiesta si è detta "scioccata" per quanto scoperto e ha chiesto l'intervento delle autorità competenti per dare degna sepoltura ai resti. Quella di Tuam non era l'unica struttura del genere in funzione. Se ne contavano almeno una decina sparse in tutta l'Irlanda, dove vennero mandate circa 35 mila donne incinte ma non sposate, per isolarle dal resto della società. Erano stati gli stessi vescovi irlandesi ad ammetterlo nel 2014: "Purtroppo c'è stato un tempo in cui le madri non sposate erano spesso giudicate e rifiutate dalla società, compresa la Chiesa".

Una vicenda legata a questa realtà è stata raccontata anche nel film 'Philomena'. È la storia vera di una donna che per cinquant'anni cerca quel figlio che da giovane ragazza madre aveva dovuto dare forzatamente in adozione a una coppia americana, seguendo la volontà delle suore di un istituto religioso irlandese in cui aveva partorito.

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http://cipiri.blogspot.it/2012/02/la-chiesa-e-i-conti-dello-ior.html

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COSA TI PORTA IL 2017 ?



venerdì 1 luglio 2016

Don Pedofilo



Quello cerchiato in rosso è Don Inzoli ed è stato condannato a 4 anni e 9 mesi per pedofilia. 
Lui era presente al convegno in Regione Lombardia in cui si discuteva in merito all'omosessualità come una malattia e di teorie riparative. 
La pedofilia è una malattia, non l'omosessualità.

Don Inzoli condannato per pedofilia

Presente tra gli ospiti di riguardo, l’anno scorso, al convegno in Regione Lombardia sulla famiglia “tradizionale”, condannato per pedofilia.

Don Mauro Inzoli ha avuto 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali su cinque minori, tutti ragazzini tra i 12 e i 16 anni. Altri 15 casi di violenza sono caduti in prescrizione. Don Mercedes, come era soprannominato, è stato per decenni il capo di Comunione e Liberazione a Cremona e uno dei fondatori del Banco alimentare. 
L’inchiesta della magistratura italiana è partita grazie a un deputato di Sel.


PERCHE’ MOLTI PRETI SONO
PEDOFILI? 
Intervento di uno psicoterapeuta

Sempre più spesso, nonostante la censura di Stato si affanni per impedire la divulgazione di questo genere di notizie, vengono riferiti dalla stampa, ma soprattutto dai siti internet italiani ed esteri, episodi di pedofilia che hanno come protagonisti dei preti. 

Che si tratti di una vera e propria “epidemia” lo dimostra anche lo zelante interessamento del signor Giuseppe Ratzinger il quale, qualche anno fa, da cardinale, interveniva con veemenza contro i media americani che “osavano” diffondere questo genere di notizie, che potevano turbare i fedeli e gettare discredito sulla Chiesa cattolica. 

Evidentemente già da allora il modello di “informazione corretta” adottato da Ratzinger era quello italiano, enfatico e trionfalistico quando si tratta di osannare il papa, omertoso e mistificatorio quando si tratta di nascondere le malefatte della chiesa o dei suoi funzionari. 

La mancanza di pudore da parte del signor Ratzinger giunse persino a fargli teorizzare che, poiché la percentuale di preti con esperienze di pedofilia (che in America viene stimata fra l’1 e il 6%) non sarebbe superiore a quella della popolazione generale (il che è tutto da dimostrare), ciò dovrebbe indurre i giornalisti a considerare del tutto “ovvio” che debbano esistere dei preti pedofili, quantomeno in quantità tollerabile e statisticamente “inevitabile”, al punto da non creare più “inutili” e inopportuni scandalismi di fronte a tali eventi che, sempre secondo Ratzinger, non dovrebbero nemmeno “fare notizia”, essendo in qualche modo già “scontati”. 

Ora, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non ha mai spiegato perché fare il prete cattolico non attenui, o perlomeno non ponga un freno morale, a queste disinvolte tendenze che, non dimentichiamolo, producono veri e propri crimini e non peccatucci veniali. Da coloro che si proclamano predicatori di verità divine nonché strenui difensori di inconsapevoli embrioni, sempre pronti a condannare tutto e tutti, ci si dovrebbe attendere quantomeno un minimo di coerenza e di comportamenti esemplari, ma evidentemente così non è. 

Sta di fatto che questo atteggiamento di copertura verso i preti pedofili sarebbe  costato a Ratzinger  un procedimento giudiziario negli Stati Uniti, per oggettivo favoreggiamento, se non fosse che la nomina a papa ha fatto decadere la possibilità di proseguire l’iter, ed arrivare magari ad una condanna. Questo è avvenuto non in quanto Ratzinger è divenuto capo di una chiesa, ma in quanto “capo di Stato” estero,  ovvero del Vaticano, quindi, secondo le leggi vigenti negli USA, “immune” dalla competenza dei tribunali. 

Quanto alla situazione americana, vale la pena ricordare che la sola diocesi di San Francisco, in California, ha patteggiato risarcimenti alle famiglie dei bambini vittime di preti pedofili, per ben 21 milioni di dollari. Per tutti gli Stati Uniti le cifre dei risarcimenti si aggirano intorno al miliardo di dollari. Un vero disastro economico per il cattolicesimo americano, che oltretutto non gode di alcun finanziamento pubblico.

 *** 

Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina? 

No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni.  

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. 

Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei  preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere,  potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.  

Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e  soprattutto con la propria identità. 

La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!).  

Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica.  

E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre.  

E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente.  

*** 

A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete.  

Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso.  Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica!  

Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate  promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere,  aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.  

Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.  

Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla  proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica. 

Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero? 

Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene. 

*** 

Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”.  

Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri).  

La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”.  

Tra l’altro  la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso). 

In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente. 

*** 

Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”.  

Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”.  Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate. 

Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui! 

*** 

Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale.  Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita. 

L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni. 

Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.



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OMOFOBIA ED OMOSESSUALITA'


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sabato 10 ottobre 2015

Bambini e Slot Machine



carnaval-fantasias: BIMBI E SLOT:

Le ticket redemption machine sono comunemente chiamate le slot machine dei bambini, il che già di per sé la dice lunga. Sono giochi molto simili alle slot machine, 
che funzionano con l’introduzione di denaro...
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venerdì 1 agosto 2014

BLOG DI CIPIRI: Capire la Guerra in Palestina

Capire la Guerra in Palestina




In questi giorni di tanto inchiostro versato sulla guerra in Palestina, quella che manca è spesso una visione delle cose basata sui fatti e sulle vicende storiche che hanno segnato oltre 65 anni di conflitti in terra santa. Per questo ci siamo posti dieci domande sulla questione palestinese ed abbiamo cercato dieci risposte, per provare a fornire una base che possa servire a comprendere un conflitto che ancora non vede fine, a partire dai fatti e non dalle opinioni... 
guarda anche i VIDEO qui ...

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sabato 8 febbraio 2014

RAPPORTO ONU CONTRO VATICANO : PEDOFILIA

RAPPORTO ONU CONTRO VATICANO : PEDOFILIA



DAL NAZISMO ALLA PEDOFILIA 

 PEDOFILIA, RAPPORTO ONU CONTRO VATICANO 

 La Commissione Onu per i diritti umani ha pubblicato un rapporto in cui denun- cia le politiche del Vaticano che avrebbero permesso a religiosi di abusare di decine di migliaia di bambini e ragazzi. 

 Il rapporto, che denuncia pesantemente le responsabilità della Chiesa nei con- fronti dei preti pedofili, chiede l'a- pertura degli archivi sui responsabili di quegli atti e su chi ha coperto i loro crimini. E chiede inoltre che la S.Sede rimuova "immediatamente" dal lo- ro incarico i responsabili degli abusi. La Commissione ha anche criticato il Vaticano per le sue posizioni sull'omosessualità e sull'aborto.





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martedì 28 gennaio 2014

Israele ha Torturato e Violentato 7000 Bambini Palestinesi


Israele ha torturato e violentato 7000 bambini palestinesi
La colpa di questi bimbi?
 aver lanciato sassi contro i blindati dei soldati.

Un dossier a dir poco shock è stato diffuso in queste ore dall’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel dossier in questione, si legge che dal 2000 ad oggi più di 7000 bambini palestinesi sono stati torturati, picchiati e talvolta anche violentati da parte delle Forze dell’Ordine israeliane.

Migliaia i bambini che sono stati processati e rinchiusi in carcere, in un regime di totale isolamento. Insomma, una situazione davvero disumana e a dir poco vergognosa, di fronte alla quale il mondo intero non può restare in silenzio.

Spesso, questi bambini venivano strappati dalle loro famiglie senza alcun tipo di avviso e rinchiusi o in carcere oppure in centri “di riabilitazione”. E la cosa più grave è che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di bambini adolscenti, che non avevano ancora raggiunto la maggiore età. Nel dossier viene spiegato proprio come questi bambini abbiano subito innumerevoli violenze non solo fisiche ma anche psicologiche: trattati come dei veri e propri animali, venivano brutalmente picchiati al momento dell’arresto.

Ma la violenza della Polizia israeliana non si è fermata qui: spesso, infatti, questi bimbi venivano richiusi in carcere e non veniva dato loro nè acqua nè pane. Lasciati morire di fame per giorni e giorni, senza che nessuno intervenisse. Ad ammettere tutto ciò, sono stati degli ex soldati israeliani. Dal 2002 ad oggi, sono stati circa 7000 i bambini torturati in questo modo così subdolo: la media è di circa 2 bambini al giorno. La maggior parte dei bambini hanno un età compresa tra i 12 e i 17 anni, ma ci sono anche minori di età compresa tra i 9 e gli 11 anni.

L’accusa mossa contro questi bambini? La maggior parte di loro venivano fermati con l’accusa di aver lanciato pietre ai blindati dell’esercito israeliano o ai coloni.

Fonte:  http://officialchetelodicoafare.altervista.org/israele-ha-torturato-e-violentato-7000-bambini-palestinesi/

BAMBINO PALESTINESE USATO COME SCUDO E POI DICONO
 CHE NON FANNO LE STESSE COSE CHE I NAZISTI HANNO FATTO CON LORO


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martedì 30 luglio 2013

Unicef : Gaza una generazione senza futuro


Gaza, bambini nella grande prigione a cielo aperto

 Una ricerca dell'Unicef documenta gli incubi e i traumi profondi di una generazione che rischia di non avere un futuro.
Mentre riprendono i negoziati israelo-palestinesi, la Striscia di Gaza continua a essere una prigione a cielo aperto: chiusa tra il mare, l'embargo di Israele e da giugno anche dall'Egitto. Una striscia di terra lunga 41 km e larga tra i 6 e i 12 km, dove vivono allo stremo un milione e 700 mila abitanti, di cui un terzo sotto la soglia di povertà. Un inferno dove circa la metà degli abitanti è minorenne e in cui rimane difficile pensare a un vero processo di pace senza domandarsi come le generazioni del futuro possano sostenere e costruire questa pace. Un pensiero che volge al peggio dopo il rapporto dell'Onu che ha accusato Israele di violenze sistematiche nei confronti dei minori detenuti, esprimendo «profonda preoccupazione circa i maltrattamenti e le torture ai bambini palestinesi arrestati».

Ma come crescono i bambini in un lembo di terra dove regna il terrore che tutto possa svanire insieme alla propria vita? Perché se è vero che un bambino può subire ferite profonde a seguito di esperienze violente, è anche vero che gli effetti invisibili di uno stato di pericolo costante durante la crescita possono essere indelebili. Lo stress emotivo della permanenza prolungata in un territorio che somiglia a una grande prigione, dove in ogni momento puoi essere colpito senza possibilità di fuga, può far sviluppare ai bambini problemi comportamentali che rendono difficoltoso, o impossibile, il recupero a una vita normale dal punto di vista psicologico, oltre che materiale. E quando i conflitti si protraggono nel tempo, come nel caso della Striscia di Gaza, i bambini possono sviluppare anche il desiderio di vendetta.

Dopo l'operazione «Piombo Fuso», che nel 2008-2009 ha provocato la morte di 1.380 palestinesi (tra cui 313 bambini), e a seguito dei bombardamenti nel novembre 2012 (con 174 morti, 1.399 feriti, 450 case distrutte e 105 scuole danneggiate nella Striscia), l'Unicef ha condotto uno studio per la valutazione dell'esposizione alla violenza nei conflitti in fase di crescita a Gaza, rendendo noto che il 97% dei minori presi in esame aveva visto corpi morti o feriti, e che il 47 % aveva assistito direttamente all'uccisione di persone. «Per i bambini un evento così mina il senso di sicurezza. Non capiscono cosa stia succedendo e si sentono impotenti. A volte possono persino pensare di essere responsabili del disagio sofferto dalla famiglia», dice Bruce Grant, responsabile Unicef nei Territori occupati.

Nei sintomi dell'esposizione al conflitto ci possono essere flashback, incubi, paura di uscire in pubblico e di stare soli. In particolare tra questi bambini sono stati osservati sintomi fisici come disturbi del sonno, digrigno dei denti, pianto ininterrotto, dolori corporei, alterazioni dell'appetito, anoressia, stordimento e stati confusionali; mentre tra i sintomi emotivi sono stati notati nervosismo eccessivo, rabbia, difficoltà di concentrazione, affaticamento mentale, insicurezza e senso di colpa, a cui si aggiungono le dimensioni della paura come la paura della morte, della solitudine, di suoni forti. Conseguenze che ogni minore sottoposto allo stress da guerra può avere, anche se per Gaza il problema è differente.

Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia, dice che «a Gaza esiste un problema di conflitto permanente in un contesto dove è difficile intervenire perché è come stare in una scatola sigillata da cui non puoi comunque uscire». Dopo le incursioni dell'anno scorso ci sono stati casi con bambini terrorizzati che non volevano dormire con le finestre chiuse, malgrado il freddo, per paura che un passaggio aereo mandasse in frantumi i vetri. Ma le conseguenze possono essere anche principi di sdoppiamento di personalità. «Il piccolo Udai - spiega Iacomini - ha detto agli operatori quello che ha visto prima di perdere la famiglia, in maniera priva di ogni emozione, raccontando che mentre era nella sua casa ha sentito un boato e ha visto dalla finestra una luce rossa e subito dopo la casa di fronte era sparita, riferendo di aver capito di aver perso i suoi vicini di casa; e poi ha detto di aver visto un nuovo lampo rosso ma senza boato, ritrovandosi tra le macerie di casa sua, ed è lì che ha compreso che la sua famiglia era stata colpita ma che lui era vivo. Un racconto che Udai ha fatto, mostrando una grave dissociazione da ciò stava descrivendo come se non fosse stato lui a viverla».

Dai disegni di questi bambini si può capire molto, perché anche se si tratta di disegni a tema libero fanno solo carri armati, aerei, bombe, sangue, pistole, mitragliatrici, morti: immagini di cui questi minori non riescono a liberarsi e che sanno di poter rivivere.

Nell'operazione «Piombo Fuso», la famiglia Olaiwa era in cucina e un proiettile d'artiglieria è entrato dalla finestra ferendo una delle figlie (Ghadir, 15 anni), decapitando la madre Amal (40), ammazzando sul colpo 4 dei suoi figli (Mo'tassem di 14 anni, Mo'men di 13, Lana di 9 e Isma'il di 7): un attacco a cui sono sopravvissuti il padre e il ragazzo di 16 anni che oltre ad aver riportato gravi ferite ha assistito alla mattanza dei suoi familiari. Mohammed Abu Eita (12 anni) ha visto colpire casa sua e ha visto morire sotto i suoi occhi il fratello Ahmed (16), la sorella Malak (2), il cuginetto Anwar (7), e ha visto il corpo della zia Zakia esplodere e le sue interiora sparse ovunque. Tahreer (18 anni), Ikram (15), Samar (13), Dina (8), Jawaher (4) sono le 5 sorelle che componevano la famiglia Balousha, e sono morte in seguito a una bomba lanciata a tre metri da casa loro: solo i fratelli di 17 e 11 anni sono sopravvissuti, ma hanno ancora negli occhi la loro famiglia sterminata. Eppure, in base all'articolo 38 della Convenzione sui diritti dell'infanzia ratificata da 193 nazioni, tra cui Israele, i Paesi firmatari devono prendere misure tali da assicurare protezione ai minori. L'avvocata Micòl Savia - rappresentante permanente dell'Associazione internazionale Giuristi democratici alle Nazioni Unite di Ginevra - spiega che «il diritto internazionale umanitario regola i conflitti in modo da limitarne gli effetti devastanti anche sui minori. I testi fondamentali sono le quattro Convenzioni di Ginevra adottate il 12 agosto del '49, e i successivi Protocolli Addizionali.

Durante i conflitti i bambini godono di tutte le protezioni generali previste dal diritto internazionale umanitario, e in particolare dalla IV Convenzione di Ginevra, a cui si aggiunge anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Infanzia e il suo Protocollo Opzionale in vigore dal 12 febbraio 2002. Le violazioni di queste Convenzioni rappresentano un crimine di guerra in base all'articolo 8 dello Statuto di Roma sulla Corte Penale Internazionale, e possono essere perseguite da tutti i tribunali del mondo».

Eyad El Serraj, lo psichiatra che dirige il Gaza Community Mental Health Programme e si occupa dei disordini post-traumatici sui minori dal 1990, dice che per i bambini in cura si va dagli incubi alla difficoltà di concentrazione, dal senso di colpa per essere sopravvissuti, fino al senso di insicurezza e impotenza. Secondo El Serraj, la relazione che questi bambini hanno con i genitori è distorta perché si rendono conto fin dalla prima infanzia che non sono in grado di proteggerli, e parla di un trauma collettivo che aggrava il conflitto preparando la strada a nuova violenza, in quanto «il conflitto, da un punto di vista psicologico, dà vita a un ciclo di vittimizzazione e aggressione che continua a ripetersi, aggravandosi». I giovani passerebbero attraverso un momento iniziale di totale apatia, in cui si sentono stanchi e impotenti: uno stato d'animo che conduce spesso a gravi forme di depressione e alla fase di vittimizzazione. Poi il conflitto continua e i giovani cominciano a dare segni di forte ansietà e rabbia. E qui comincia la fase di aggressione che conduce a esplosioni di violenza: un ciclo che continua a ripetersi e ad aggravarsi. E da questi bambini così feriti e vulnerabili che dipende l'instaurazione futura di una pace vera e duratura.

di Luisa Betti

Articolo pubblicato il 30 luglio 2013 dal quotidiano Il Manifesto
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giovedì 21 giugno 2012

Gaza, altri morti palestinesi

 http://www.facebook.com/africa.to.gaza.aid.convoy

 

Gaza, altri due morti palestinesi. In totale sono 11

Rimane sulla carta la tregua annunciata ieri notte. Tra le vittime palestinesi ci sono anche due 17enni, un 14enne e una bambina di 2 anni.

Gaza, 21 giugno 2012, Nena News - Due militanti palestinesi sono stati trovati privi di vita questo pomeriggio, sotto le macerie di un edificio bombardato la scorsa notte dall'aviazione israeliana. Non e' escluso che possano essersi altre vittime. Sale a 11 il totale dei morti palestinesi.

Rimane percio' alta la tensione, per il quarto giorno consecutivo, lungo la linea di demarcazione fra Israele e Gaza. Proseguono i raid aerei israeliani e i lanci di razzi palestinesi malgrado l'annuncio giunto nella nottata di disponibilità da parte delle autorità di Hamas, su una base di reciprocità, ad un cessate il fuoco mediato dall'Egitto.

«In risposta agli sforzi egiziani per far cessare gli attacchi contro il popolo palestinese - era scritto in un comunicato diffuso ieri - le Brigate Ezzedin al-Qassam e tutte le fazioni palestinesi dichiarano d'essere pronte a interrompere questa tornata di scontri se anche il nemico s'impegnerà a fermare i suoi crimini».

Da Israele non e' giunto alcun commento e l'aviazione israeliana la scorsa notte ha lanciato altri due raid contro basi della sicurezza di Hamas. Le esplosioni danneggiato le abitazioni vicine e due ragazzi palestinesi di 13 e 14 anni sono rimasti feriti. I palestinesi hanno replicato sparando almeno sette razzi da Gaza verso il sud di Israele. Nella città di Ashqelon le scuole sono rimaste chiuse per ragioni prudenziali e gli israeliani che vivono nel Neghev e vicino a Gaza rimangono anche oggi in stato di allerta.

Le decine di razzi sparati dai palestinesi non hanno causato vittime ma solo danni limitati a cose e proprietà, mentre i missili sganciati dall'aviazione israeliana hanno ucciso otto persone a Gaza, tra i quali due 17enni e un 14enne.

Restano incerte invece le cause della morte di una bimba di due anni, la nona vittima. Inizialmente si riteneva che fosse stata uccisa dall'esplosione di un missile israeliano ma è poi affacciata anche l'ipotesi che sulla sua abitazione sia caduto un razzo Qassam difettoso, caduto in territorio palestinese. Nena News 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=24133

leggi anche: http://cipiri.blogspot.it/2012/06/portare-i-criminali-israeliani-davanti.html
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lunedì 30 maggio 2011

AFGHANISTAN, AMERICANI STRAGE DI BAMBINI




AFGHANISTAN
AMERICANI FANNO STRAGE DI BAMBINI IN ITALIA SILENZIO STAMPA


50 persone, tra cui 32 civili, sono rimaste uccise negli ultimi giorni in conseguenza di raid della Nato in Afghanistan. Quattordici persone - tra cui 12 bambini - sono state uccise nel bombardamento di due abitazioni in cui si trovavano civili nel distretto di Nawzad, nella provincia di Helmand, secondo il governatore Daud Ahmadi. I raid, ha spiegato, sono scattati su richiesta di un gruppo di militari americani attaccati da militanti Talebani ma ad essere colpite sono state due abitazioni civili.
L'Italia partecipa a questo massacro con proprie truppe di terra violando la nostra costituzione, stiamo partecipando ad una guerra inutile e priva di senso, il cui fine, come avviene per la partecipazione alla "conquista della Libia" non è altro che accodarsi agli obbiettivi geopolitici decisi dai governi occidentali. Sarà per questo motivo che oggi nessun giornale italiano ha riportato la notizia. Nè quelli di Silvio, nè quelli di De benedetti

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martedì 28 luglio 2009

L'Unicef: i bambini immigrati in Italia stanno peggio

L'Unicef: i bambini immigrati in Italia stanno peggio

Lucia Alessi

Lo dice una ricerca dell'Unicef: la qualità della vita dei minori immigrati in Europa è peggiore di quella dei bambini europei, e in Italia questa differenza è più forte che nel resto del continente. Intanto, cento fra suore e preti lanciano l'appello «Onoriamo i poveri», contro il pacchetto sicurezza

La qualità della vita dei minori immigrati è generalmente peggiore di quella dei bambini europei, e l’Italia, poiché le migrazioni sono state più recenti, è una delle nazioni in cui la differenza si sente maggiormente. Questa la sintesi della ricerca sui minori migranti condotta dall’Unicef che sarà presentata ufficialmente il prossimo autunno, e di cui Redattore sociale dà anticipazione in attesa della presentazione ufficiale prevista per il prossimo settembre.
In Europa il 7 per cento dei bambini è figlio di genitori immigrati, e sale all’11 per cento se si considerano i figli di immigrati che sono nati in Italia. Lo studio, condotto dal professor Donald Hernandez [per l’Europa] e dai professori Letizia Mencarini, Emiliana Baldoni e Gianpiero Della Zanna [per l’Italia], ha evidenziato che i bambini e i giovani nelle famiglie immigrate nei paesi europei in generale vivono, con poche eccezioni, condizioni sfavorevoli rispetto ai coetanei eruopei. Lo svantaggio riguarda vari indicatori di benessere, inclusi la salute, l’istruzione, la povertà e l’inclusione nel mercato del lavoro.
Le motivazione principali di queste differenze, secondo il professor Hernandez, sono causate dalla «lingua e dalla cultura diversa che contribuisce a creare barriere» e dal fatto che «il generale basso livello d’istruzione dei genitori si ripercuote sui figli». Il primo passo per modificare la tendenza, spiega Hernandez, è «facilitare l’integrazione attraverso investimenti di inclusione» e, soprattutto, «è opportuno che i governi dedichino maggiori attenzioni a questo problema creando politiche ad hoc perché questi giovani migranti saranno i cittadini del futuro delle nostre nazioni».

I minori migranti in Italia, ha spiegato Letizia Mencarini, hanno un livello d’istruzione più basso rispetto ai loro coetanei italiani, vivono in case più sovraffollate e hanno i genitori con un reddito più basso e con lavori poco qualificanti. In particolare, i meno istruiti sono i marocchini, senegalesi e pachistani, mentre i più istruiti sono i giovani provenienti dall’Europa dell’Est e dall’America Latina. Meno di un migrante su quattro continua gli studi dopo le scuole superiori [contro il 40 per cento degli italiani].
Contrariamente a quanto avviene in altri paesi, quali la Francia, la Spagna o la Germania, in Italia non c’è una forte concentrazione linguistica o etnica specifica, cosa che ha sicuramente un effetto sugli sforzi di inclusione dei bambini figli di migranti nel sistema educativo.
E le cose non miglioreranno certo con l’approvazione del ddl sicurezza, ormai legge e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale lo scorso 24 luglio, e per ciò in vigore dal prossimo 8 agosto.
La nuova legge, come più volte evidenziato da diverse organizzazioni internazionali, non promette nulla di nuovo per gli stranieri in Italia e le loro famiglie.
«I bambini stranieri nati da genitori non regolarmente soggiornanti sul territorio e i bambini italiani nati da un genitore straniero non regolarmente soggiornante sul territorio non potranno più essere riconosciuti dal proprio genitore – diceva un comunicato di Save the children in occasione dell’approvazione definitiva del ddl 733 – una persona senza permesso di soggiorno non potrà più contrarre matrimonio nel territorio dello Stato, neanche in presenza di figli con cittadinanza italiana e gli adolescenti soli che provengono da altri paesi non potranno più avere la sicurezza di continuare il percorso di vita iniziato in Italia, una volta divenuti maggiorenni, vanificando investimenti personali e della società di accoglienza».
Ma oltre a attaccare direttamente i minori, la nuova legge mira soprattutto a destabilizzare totalmente la figura dello straniero in Italia, stabilendo il prolungamento del trattenimento amministrativo, una vera e propria misura di restrizione della libertà personale, a 180 giorni e la subordinazione dell’iscrizione anagrafica alla presenza di requisiti di idoneità alloggiativa, ma soprattutto l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, che comporterà l’obbligo per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio di denunciare le persone prive di permesso di soggiorno, a cominciare da medici e presidi scolastici. «Tutte queste misure avranno un impatto estremamente negativo in termini di condizioni di vita delle famiglie e dei minori stranieri, siano o meno regolarmente soggiornanti – continua l’organizzazione – vanificando di fatto il riconoscimento dei diritti umani fondamentali di cui sono titolari in quanto persone».
Ma in tutta Italia, e non solo, continuano le proteste di tutta la società civile, che con appelli, campagne e sottoscrizioni tentano di fermare quell’attacco xenofobo e discriminatorio all’immigrazione che la nuova legge promette.
L’ultimo dei tanti appelli si chiama «Onoriamo i poveri», i cui firmatari, oltre un centinaio di suore e preti, promettono di farsi promotori di una vera e propria campagna di disobbedienza civile: «Faremo quanto è in nostro potere affinché un numero sempre crescente di cittadini metta in atto pratiche di accoglienza, di solidarietà e anche di disobbedienza pubblica perché nel tempo più breve possibile questa legge sia radicalmente cambiata». Nel documento il cosiddetto «pacchetto sicurezza» viene definito «strumentale e pretestuoso», in quanto «la legge – sottolineano i religiosi – discrimina, rifiuta e criminalizza proprio i più poveri e i più disperati. Riteniamo strumentale e pretestuosa la categoria della clandestinità loro applicata. È lo stato che rifiuta il riconoscimento. Di null’altro sono colpevoli queste persone se non di essere troppo bisognose. Per lo stato italiano oggi è questo che costituisce reato». I firmatari sostengono di riconoscersi «nell’umanità e nella dignità di tutte le persone, che vengono colpite da questa legge iniqua» e richiamano lo stato italiano al rispetto di norme e documenti violati dal «pacchetto sicurezza»: dalla Dichiarazione universale dei diritti umani alla Convenzione sullo stato dei rifugiati, dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e alla stessa Costituzione della repubblica.

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