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domenica 19 giugno 2011

togliere Concita de Gregorio dalla Direzione dell’Unità è una vera porcata

Diciamo subito che togliere Concita de Gregorio 
dalla Direzione dell’Unità è una vera porcata


 Diciamo subito che togliere Concita de Gregorio dalla Direzione dell’Unità è una vera porcata,una porcata sotto ogni punto di vista. Da un punto di vista editoriale,Concita ha trasformato un giornale decadente ristretto limitato in un giornale snello ,fluido ricco di contenuti ,aperto leggibile ho ripreso a leggere l’Unità dopo trentanni,grazie a Concita,e non si riesce a capire una scelta del genere e per caso a libertà che da fastidio,la paura che i cittadini si possano scegliere i loro interlocutori, l’illusione che basta utilizzare gli errori degli altri per poter governare ,ma governare per fare che? Con la scusa del bene comune utilizzare i cittadini per fare i propri affari…Certo tutti credono che meglio dei partiti dell’amore si può governare ma c’è un piccolo particolare che proprio non riuscite a capire i cittadini si sono stancati e parteciperanno non delegheranno più a nessuno il loro ruolo,voi dovreste sintonizzarvi su questa realtà e non il contrario ora se toccate Concita toccate la libertà,i meriti,la partecipazione e l’Unità da ora in poi leggetevelo voi.


 A MENO KE , NON LE SI DIA UN POSTO " ONOREVOLE " ALL' INTERNO DEL PARTITO
 CONCITA FOR PRESIDENT

Chi ha deciso di allontanare Concita De Gregorio dalla direzione de L'Unità poco o nulla ha compreso del vento innovatore che spira forte e che, comunque, non si fermerà ... sono burocrati, vecchi dentro, perdenti ….. sono incapaci di cogliere, come Concita, lo spirito dolce del cambiamento e del rinnovamento.
E, come nei tempi che credevamo andati e che non fanno onore a certa sinistra, si mettono da parte le donne intelligenti e quelle persone che ragionano con la propria testa senza asservimenti e strette logiche di partito.
Ma è proprio di queste donne – che sono tante!!! – di queste persone che abbiamo bisogno: con i giovani, sono e saranno la linfa vera del nuovo corso avviato con le amministrative ed i referendum!
E Concita stessa che nel commento antecedente le sue diSmissioni ci ricorda che “…… Il confronto e non l'ortodossia. La critica e non la piaggeria. Abbiamo parlato a mondi diversi e sconosciuti ai giornali e alle segreterie di partito, abbiamo avuto risposta. E' a loro che mi rivolgo oggi. Questo giornale è vostro, finché io sarò qui sarà il luogo aperto del confronto. Mi auguro che continui ad esserlo comunque, qualunque cosa accada. Diciamo pure che sono fiduciosa. In ogni caso, come sapete e come noi sappiamo, il tempo dei diktat è finito: ci sarà sempre un posto dove trovarsi, sapremo sempre come e dove far valere i nostri diritti, reclamare la nostra dignità, 
esercitare la nostra passione”
 
Grazie Concita!

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martedì 25 maggio 2010

La P2 e il ddl intercettazioni

La P2 e il ddl intercettazioni

- di Concita De Gregorio -



Qualche sera fa, in via Veneto, entrava Edward Luttwak all’hotel Flora, usciva Licio Gelli dall’Excelsior. Il Flora era il quartier generale tedesco negli anni di guerra. L’Excelsior, in anni più recenti, teatro di un’altra guerra, silenziosa e lunga. Una guerra di cospirazione. Le due auto blu si sono incrociate. Gelli, 91 anni compiuti ad aprile, scende a Roma molto più di rado. Non tutti i mercoledì come era solito fare. Ha qualche piccolo problema di salute, spiega uno dei tre intermediari che tra Pistoia, Arezzo e Montecatini occorre interpellare in sequenza per avere notizie dello «zio», così vogliono lo si chiami al telefono, mai nomi al telefono, si sa. Riceve a villa Wanda, si spinge a Roma «solo per questioni delicatissime e urgenti di massimo livello».

Quale possa essere stata la questione delicatissima e urgente di queste settimane, le cronache dominate dalla cricca di Anemone e dall’urgenza che il presidente del Consiglio avverte per una legge bavaglio che ammutolisca giornali e tg, si può chiedere, ma non è lecito sapere. «Che domanda impertinente». La stessa risposta che Licio Gelli mi dette sette anni fa, quando il 28 settembre andai a intervistarlo a villa Wanda. Sente ancora Silvio Berlusconi, lo vede? «Che domanda impertinente». In quella lunga conversazione mi disse cose che a ripensarci oggi - la privacy, il ddl sulle intercettazioni - conservano un loro interesse: il suo Piano di Rinascita democratica diceva che era necessario redigere «una nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino, sul modello inglese». La privacy. Disse: «Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse sì, dovrei avere i diritti d’autore. La giustizia, la tv, l’ordine pubblico. Ho scritto tutto trent’anni fa». Ancora dal Piano di Rinascita della Loggia massonica P2, Silvio Berlusconi aveva la tessera numero 1816. «Qualora le circostanze permettessero di contare sull’ascesa al governo di un uomo politico (o di una equipe) già in sintonia con lo spirito del club è chiaro che i tempi di procedimento riceverebbero una forte accelerazione». Le circostanze lo permettono. Chi ha condiviso quel progetto è oggi alla guida del Paese. Non solo alla guida suprema. È nei gangli vitali delle burocrazie, nelle segreterie felpate, nei ministeri, nelle anticamere. È un club, come lo definiva Gelli, i cui nomi fanno capolino di continuo tra le carte delle inchieste sulla corruzione, nomi a volte anonimi per il grande pubblico ma notissimi, invece, tra chi conta.

Martedì scorso a «Ballarò» Antonio Di Pietro, reduce da Firenze dove era stato sentito dai magistrati come testimone, ha risposto alla domanda «che cosa le hanno chiesto, lei cosa ha detto». «Non posso dire cosa ho detto, ma molte sarebbero le domande da farsi. Per esempio chiediamoci cosa ci fa Bisignani a palazzo Grazioli». Cosa ci fa? Ha domandato il conduttore, Floris. «Eh, cosa ci fa...». Luigi Bisignani, grande esperto della storia della P2.

Dunque i palazzi sono ancora questi, la storia non si capisce se non si riparte da lì. Per dirlo con le parole del Venerabile maestro: «Se le radici sono buone la pianta germoglia». Ha germogliato.

Brevi estratti dal Piano di Rinascita, che magari chi ha meno di trent’anni non lo ricorda o non l’ha letto mai. A proposito di stampa e tv. «Acquisire 2 o 3 giornalisti per ciascun quotidiano o periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro. L’azione dovrà essere condotta a macchia d’olio o meglio a catena da non più di 3 o 4 elementi che conoscano l’ambiente». Le gratifiche economiche adeguate. «Dissolvere la Rai tv», «abolire il monopolio Rai». Fin qui, ha germogliato. Punto centrale: «Controllare la pubblica opinione media nel vivo del paese». La prosa non è delle più felici ma il senso preciso: la pubblica opinione media, la massa dei cittadini. Nel vivo del paese: un controllo capillare. Addomesticare la pubblica opinione attraverso le tv. Procedere di seguito ad «alcuni ritocchi alla Costituzione».

Anche sui ritocchi ci siamo
Lavorare a dividere il sindacato, disarticolare la magistratura: questa è la parte più corposa del piano. Anche quella più meticolosamente perseguita. Sarebbe interessante fermarsi su altri dettagli: la «legislazione che subordini il diritto di residenza alla dimostrazione di possedere un posto di lavoro e un reddito sufficiente», per esempio, di cui Bossi è oggi paladino. Bossi, di cui Gelli dice: «Si è creato la sua fortezza con la Padania, ha portato molti parlamentari, è stato bravo. Ma aveva molti debiti...». La stampa, per finire. «Nuova legislazione sulla stampa in senso protettivo della dignità del cittadino sul modello inglese (oggi diciamo privacy). Obbligo di pubblicare ogni anno bilanci e retribuzioni. Abolire tutte le provvidenze agevolative».

Creare un’Agenzia centrale che controlli le notizie locali. Acquisire alcuni settimanali da battaglia, settimanali popolari. Oggi diremmo rotocalchi. Quelli che vendono migliaia di copie e si trovano nelle sale d’attesa dal dentista, dal pediatra, dal barbiere: quelli che arrivano più lontano dei settimanali d’inchiesta, del resto - con le nuove leggi sulla privacy o dignità del cittadino che dir si voglia - destinati a scomparire. Di Berlusconi, quel giorno di sette anni fa, Gelli mi disse: «Berlusconi è un uomo fuori dal comune. Ricordo bene che già allora, ai tempi dei nostri primi incontri, aveva questa caratteristica: sapeva realizzare i suoi progetti. Un uomo del fare. Di questo c’è bisogno in Italia: non di parole, di azioni». Della corruzione, delle tangenti, degli appalti e delle cricche: «In fondo Mani pulite è stata solo una faccenda di corna. Lei crede che la corruzione sia scomparsa? Non vede che è ovunque, peggio di prima, molto più di prima?».
(Foto Flickr)

http://www.unita.it/news/italia/99054/la_p_e_il_ddl_intercettazioni

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venerdì 27 marzo 2009

Concita De Gregorio ; Giornalista dell'anno 2009




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Giornalista dell'anno 2009: a Concita De Gregorio il premio
Il direttore de l'Unità, Concita De Gregorio, è la Giornalista dell'anno 2009. le è stato infatti consegnato oggi a Bologna il Premio Ornella Geraldini - Donne per il giornalismo.

Prima di lei, nelle tredici passate edizioni del premio che rende merito alla professionalità delle giornaliste, si ricordano i nomi di Natalia Aspesi, Maria Grazia Cutuli, Camilla Cederna, Miriam Mafai, Renata Pisu, Fernanda Pivano.

«Sono molto felice di questo riconoscimento – ha commentato Concita De Gregorio – perché premia gli sforzi di tutta la redazione de l'Unità, che negli ultimi mesi si è impegnata a fondo per dar vita ad un giornale nuovo».
26 marzo 2009

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Concita De Gregorio: non basta essere donne per essere in gamba
La cosa più difficile è strapparle un sorriso. Preferisce cantarle chiare: «In Italia nessuna ministra mi convince». La prima "direttora" de l'Unità non fa sconti alle donne: il valore di una persona non dipende dal sesso, dice. Lavora fino a notte e a casa ha quattro figli. Il segreto per conciliare tutto? Alzarsi alle 6,30. «E come trucco solo un filo di rimmel»
Antonella Trentin
17/09/2008
credits: OlycomFinalmente l’abbiamo vista tutti. Da meno di un mese Concita De Gregorio, 44 anni e quattro figli, è il primo direttore donna de l’Unità. Ma che questa signora che guida un giornale “pesante” fosse così graziosa (avete notato che somiglia un po’ a Scarlett Johansson?) lo abbiamo visto la settimana scorsa in tv a Ballarò, al fianco di volpi della politica come D’Alema e Tremonti. Avvolta in un castigato abitino nero con un paio di sandaletti frou frou, non le è scappato un sorriso nemmeno per sbaglio, ma non ha deluso. Sarà lei, come scrive il critico Aldo Grasso sul Corriere della Sera “la fata turchina o castana o bionda, insomma l’icona femminile” dell’opposizione? È presto per dirlo. Noi intanto siamo andati a conoscerla.

Qual è il bilancio dei primi 20 giorni all’Unità?
«Ottimo. Ho appena ricevuto un sms di un caporedattore che mi scrive: “Erano anni che non si respirava un clima così ricco d’energia”».

Come si sente nei panni di primo direttore donna del giornale?
«È un onore e una sfida. Ma il fatto di essere donna non c’entra. So che vorreste sentirmi dire che è una conquista per il sesso femminile. In parte lo è. Ma io non lo vivrei in maniera diversa se fossi un uomo, se fossi ebrea, cattolica o gay. Sono una persona, con la propria storia, che si misura con un lavoro».

Eppure ne l’Unità dell’11 settembre ha dedicato una pagina alla novità dirompente delle donne in politica, come fenomeno di tendenza.
«Sul piano dell’immagine non c’è dubbio. Ma il senso di quella pagina era un altro: non basta essere donne per essere in gamba, intelligenti, avere qualcosa da dire. Tra Condoleezza Rice, segretaria di Stato Usa, e Madeleine Albright, con lo stesso incarico ai tempi di Clinton, c’è un abisso a tutto vantaggio della seconda. Stiamo attenti, dunque, alla sostanza delle persone».

C’è una donna al governo che le piace?
«Confesso: nessuna. Apprezzo molto, invece, Anna Finocchiaro del Pd, è seria, competente, quando parla si fa silenzio intorno. E mi piace Hillary Clinton, perché ha una bella testa e un programma vero, come la riforma della sanità. Ci siamo appiattiti tutti su Obama perché è giovane e nero, ma lei è una gran donna».

Concita De Gregorio cura il suo lato femminile? Si trucca? Sceglie il vestito giusto?
«No, non ho tempo. Solo se i miei figli mi dicono “Mamma hai una faccia da spavento”, mi metto un po’ di rimmel. Quanto ai vestiti, sono così pigra che se ne trovo uno in cui mi sento comoda ne compro tre o quattro pezzi identici».

Le dà fastidio vedersi definita “la direttrice mamma” de l’Unità?
«Avverto una discriminazione. Possibile che una madre, magari buona cuoca, competa con i maschi nei ruoli decisionali? Che stia al suo posto!».

Però che lei sia anche una mamma è vero.
«Con quattro figli sarebbe difficile negarlo. Non solo: i miei ragazzi - il più grande ha 24 anni - sono per me la prima fonte di emozioni, di contatto con la realtà, lo sguardo fresco sulla vita. Senza di loro non sarei quella che sono. Infatti passiamo molto tempo insieme».

Come fate?
«Basta dormire un po’ meno. Ci alziamo alle 6 e mezzo. Vesto il più piccolo, di 5 anni, e sorveglio l’abbigliamento dei due di 11 e 15: che non si mettano i calzoni gialli e la maglietta verde. Poi li accompagno a scuola. Sono anche presidente dell’Associazione genitori, stamattina ho discusso per mezz’ora con la preside prima di andare al lavoro. Ma a pranzo torno a casa, per stare con loro. Se poi nel pomeriggio qualcuno ha bisogno della mamma o ha dei compiti difficili, viene a farli qui, a l’Unità, così si sente protetto».

Avranno anche un papà…
«Un papà molto presente, ma anche un giornalista economico che purtroppo adesso è a un convegno all’estero».

Perché purtroppo?
«Ci dividiamo tutto: la spesa, l’accudimento dei figli, le bollette da pagare. Non abbiamo un aiuto fisso in casa, quindi quando lui non c’è, mi sento soverchiata».

Farà degli orari bestiali…
«Per ora sì, finisco alle 11 di sera, ma quando l’ingranaggio sarà a punto, spero di uscire prima!». -

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