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venerdì 14 ottobre 2016

DARIO FO



DARIO FO e Franca Rame 

MONI OVADIA ricorda con commozione 
Dario Fo ci ha lasciati ed è come se fosse scesa un'eclisse sul teatro intero. Pochi teatranti come lui hanno incarnato nel loro corpo e nel loro gesto, l'idea stessa di teatro. Ha dato la parola agli ultimi con un maglione nero, i suoi gesti e ha portato alla dignità della scena, gli oppressi, i vessati, i ribelli, sbugiardando il potere, ridicolizzandolo e mostrandone la miseria con l'arte dello sghignazzo e dello sberleffo. 
Ha portato la Commedia dell'Arte ai suoi massimi vertici espressivi. Lui stesso e il suo teatro erano una sola cosa ed erano il pensiero e la pratica militante che sfidava i potenti per rivendicare uguaglianza e giustizia sociale. 
Prima di accedere al gotha della cultura, seppe affrontare le repressioni e censure che gli venivano scatenate contro senza mai deflettere dal cammino dei suoi ideali con al fianco la sua adorata compagna di vita, di teatro
 e di lotta Franca Rame e fino alla fine ha avuto questa attitudine. 
Fra le molteplici dotazioni e intuizioni di Fo, vi è stata anche la prodigiosa invenzione di una lingua più che lingua affidata al suono e al gesto, che ha rivelato lo statuto di universalità del teatro.Anche i suoi straordinari segni pittorici e grafici avevano il magico dinamismo della teatralità. Ricordo una volta, mi aveva invitato a casa sua per leggermi le bozze finali di un suo libro - se non ricordo male su Gesù - per chiedermi cosa ne pensassi. Quel giorno avevo comperato una penna da calligrafia di quelle che tracciano linee più spesse o più sottili a secondo del peso che si imprime al pennino, l'avevo comprata in un moto di ribellione alla mia incapacità di disegnare e gli dissi: "non so perché ho comprato questa penna, prendila tu". Lui la prese e mi fece su un suo libro una dedica in forma di disegno: con non più di quattro o cinque tratti e due colpi di pollice, apparve su un foglio bianco un Arlecchino in uno dei suoi tipici movimenti dinamici. Quello schizzo, mi rivelava che Dario Fo 
non solo faceva teatro, ma era teatro. 
Oggi credo che tutte le persone che lo hanno amato e che ne hanno condiviso la militanza sempre e comunque contro il potere e contro tutte le sue manifestazioni, debbano chiedere ai politici e agli uomini 
delle istituzioni di abbassare la testa con un atto di modestia.
Ma soprattutto di tacere.


Dario e Franca hanno insegnato a tutti noi cosa vuole dire vivere liberi!

Ora Firmiamo Questa Petizione:

Intitolare a Dario Fo e Franca Rame 

la Palazzina Liberty di Milano

https://www.change.org/p/intitolare-a-dario-fo-e-franca-rame-la-palazzina-liberty-di-milano-la-palazzina-liberty-a-dario-e-franca?recruiter=50932235&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=autopublish&utm_term=mob-xs-action_alert-no_msg




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sabato 1 giugno 2013

Franca Rame





UN RICORDO DI FRANCA RAME
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LA7 ricorda l'attrice Franca Rame col video di un'intervista sulla sua storia personale e professionale, dall'infanzia con la sua famiglia ai primi passi nella televisione all'incontro col marito Dario Fo.
Nata a Villastanza, frazione di Parabiago, in una famiglia con antiche tradizioni teatrali, maggiormente legate al teatro dei burattini e delle marionette, risalenti al 1600, è stata figlia d'arte: il padre Domenico Rame era un attore e la madre Emilia Baldini fu prima maestra, poi attrice. Anche il fratello Enrico (1916 - 1986) intraprese la carriera di attore.

Debuttò nel mondo dello spettacolo appena nata: fu subito impiegata, infatti, per i ruoli da infante nelle commedie allestite dalla compagnia di giro familiare. Nel 1950, assieme a una delle sorelle, decise di prodursi nella rivista: nella stagione 1950-51 venne infatti scritturata nella compagnia primaria di prosa di Tino Scotti per lo spettacolo Ghe pensi mi di Marcello Marchesi, in scena al Teatro Olimpia di Milano. Il 24 giugno 1954 sposò l'attore Dario Fo a Milano nella basilica di Sant'Ambrogio. Dall'unione il 31 marzo 1955 nacque a Roma il figlio Jacopo. Nel 1958, insieme al marito, fondò la Compagnia Dario Fo-Franca Rame (Fo è il regista e il drammaturgo del gruppo, la Rame la prima attrice e l'amministratrice) che, negli anni seguenti, avrebbe ottenuto grandissimo successo commerciale nel circuito dei teatri cittadini istituzionali.

Nel 1968, sempre al fianco di Dario, abbracciò l'utopia sessantottina, uscì dal circuito dell'ETI, fondò il collettivo Nuova Scena dal quale, dopo aver assunto la direzione di uno dei tre gruppi in cui era diviso per rispondere alla domanda del pubblico, si separò per divergenze politico-ideologiche assieme al marito: ciò avrebbe portato alla nascita di un altro gruppo di lavoro, detto La Comune (impegnato come Nuova Scena nei circoli Arci e nei luoghi fino ad allora non deputati per lo spettacolo dal vivo come, fra gli altri, le case del popolo, le fabbriche e le scuole occupate), con cui interpretò spettacoli di satira e di controinformazione politica anche molto feroci. Si ricordano almeno Morte accidentale di un anarchico e Non si paga, Non si paga. Insieme al marito Dario Fo sostenne l'organizzazione Soccorso Rosso Militante. A partire dalla fine degli anni settanta la Rame partecipò al movimento femminista: iniziò a interpretare testi di propria composizione come Tutta casa, letto e chiesa, Grasso è bello!, La madre. Nel 1971 sottoscrisse la lettera aperta pubblicata sul settimanale L'Espresso sul caso Pinelli.

Il 9 marzo 1973, Franca Rame fu costretta a salire su un furgoncino da cinque uomini appartenenti all'area dell'estrema destra, da cui fu poi stuprata a turno e malmenata. La vicenda fu ricordata a distanza di tempo nell'opera Lo stupro, del 1981. Il procedimento penale si concluse solo nel febbraio 1998, comportando la prescrizione del reato. L'esponente dell'estrema destra milanese Biagio Pitarresi ha dichiarato in quell'anno che lo stupro fu "ispirato" da alcuni ufficiali della Divisione Pastrengo dei Carabinieri e citò alcuni nomi degli stupratori: Angelo Angeli, "un certo Muller" e "un certo Patrizio". Il generale dei Carabinieri Nicolò Bozzo, riguardo questa vicenda, affermò che "un crimine del genere non nasce a livello locale", suggerendo dunque che dietro l'avvenimento ci fosse "una volontà molto superiore" rispetto a quella dell'allora comandante della Pastrengo, Giovanni Battista Palumbo. Bozzo ha inoltre confermato che la notizia dello stupro fu accolta con "manifestazioni di contentezza". Nel 1999 ricevette la laurea honoris causa da parte dell'Università di Wolverhampton insieme a Dario Fo.

Nelle elezioni politiche del 2006 si candidò capolista al Senato in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria tra le file dell'Italia dei Valori. Venne eletta senatrice in Piemonte. Sempre nel 2006, Antonio Di Pietro la propose come Presidente della Repubblica: raccolse ventiquattro voti. Lasciò il Senato nel 2008, dichiarando che le «istituzioni mi sono sembrate impermeabili e refrattarie a ogni sguardo, proposta e sollecitazione esterna, cioè non proveniente da chi è espressione organica di un partito o di un gruppo di interesse organizzato». Nel 2009 scrisse assieme al marito Dario Fo la sua autobiografia intitolata Una vita all'improvvisa. Tra dicembre 2011 e marzo 2012 con il marito riportò in scena Mistero buffo in una serie di spettacoli nel nord Italia. Il 19 aprile 2012 venne colpita da un ictus e ricoverata d'urgenza al policlinico di Milano. È morta il 29 maggio 2013, nella sua abitazione di Porta Romana a Milano, all'età di 83 anni.
Franca Rame - Lo Stupro
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Era il 9 marzo del 1973, il giorno in cui Franca Rame fu aggredita da 5 neofascisti. Questi la portarono su un furgoncino e la violentarono, lasciandola poi sulla strada in uno stato di totale confusione mentale. La violenza fu raccontata dall'attrice nel 1975 attraverso il monologo "Lo stupro", senza dichiarare di averla vissuta personalmente, dichiarazione che fece solo nel 1987 alla trasmissione Fantastico della RAI.


guarda anche : http://cipiri12.blogspot.it/2013/06/funerali-franca-rame-il-ricordo-di.html

Funerali Franca Rame, il ricordo di Dario Fo



Funerali Franca Rame, il ricordo di Dario Fo e la recita per la moglie






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