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domenica 24 febbraio 2019

Una Sinistra Sempre Divisa

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«Allo stato credo che sia molto difficile che ci possa essere una lista con noi alle europee»: il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ieri ha ufficializzato le perplessità sulla partecipazione del suo movimento alle elezioni di maggio. «Ho detto che se si fossero sciolti tutta una serie di nodi, se si fosse prodotto un processo entusiasmante – il ragionamento – allora avrei potuto prendere in considerazione non solo la lista ma anche di candidarmi. Il tempo si sta consumando, sono concentrato nel fare il sindaco di Napoli e non mi sembra che attualmente ci siano le condizioni per fare tutto questo». Si è spinto fino a pesare una eventuale lista unitaria a sinistra del Pd al 10 per cento. Ma le possibilità che nasca sembrano poche.

AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE sono sedute da mesi molte anime difficilmente conciliabili. Diem25 e Potere al popolo sono arrivati subito in rotta di collisione sul tema Europa, con il movimento di Yanis Varoufakis intenzionato a una riforma dell’Unione europea dall’interno e Pap schierata con la francese France Insoumise su una richiesta di rottura dei Trattati. Il sindaco non vorrebbe perdere Pap per portare in campagna elettorale uno degli elementi che ha caratterizzato la sue esperienza amministrativa, il rapporto con i movimenti.

Ma dall’altro lato la presenza di Potere al Popolo ha scatenato la reazione non solo di Diem25 ma anche di Possibile (che ha l’eurodeputata Elly Schlein), de L’Altra Europa con Tsipras e di Sinistra italiana, tutti contrari a entrare in un contenitore che potrebbe essere etichettato come sovranista di sinistra.

IERI PAP HA SPIEGATO: «Nel giro di due settimane prenderemo una decisione definitiva sulla possibilità di un’alleanza con la coalizione guidata da de Magistris per le europee. Il Coordinamento nazionale ha ritenuto i risultati ottenuti un avanzamento, ci sono ancora elementi di criticità da chiarire», la deadline fissata al 4 marzo. Da Sinistra italiana bocche cucite ma qualche dirigente si fa sfuggire «imbarazzo per le dichiarazioni del sindaco di Napoli sul referendum autonomista e la criptomoneta partenopea» ribadendo l’incompatibilità con Pap. Resta la porta aperta con le altre componenti. Si guarda anche ai Verdi e al movimento del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. Le uniche preclusioni (oltre che su Pap) sono per il Pd e +Europa.

L’AGO DELLA BILANCIA è Rifondazione comunista: il Prc, infatti, porta in dote il simbolo del Gue che consente di non dover raccogliere le firme per partecipare alle europee. Il mandato ricevuto dal segretario Maurizio Acerbo era discutere un’alleanza da Diem25 a Pap, ora che lo scenario sembra essere cambiato sarà necessario un nuovo passaggio assembleare. Le geometrie, quindi, restano molto fluide. Con de Magistris che potrebbe chiamarsi fuori dalla contesa europea anche perché sta lavorando al suo nuovo movimento. Il simbolo è stato già depositato, un contenitore più ampio dell’attuale Dema con cui potrebbe scendere in campo per le politiche, adesso che la crisi di governo sembra più vicina: «Va avanti il lavoro sul progetto politico – ha spiegato ieri – che può essere la prima linea dell’alternativa a questo sistema».

SE IL PRC è depositario del simbolo del Gue anche i Verdi possono spendere il loro: «Faccio il tifo perché Leu faccia parte del progetto di Italia in Comune (il movimento di Pizzarotti ndr) e Verdi per le europee. Ci sto lavorando», ha spiegato ieri Rossella Muroni, deputata di Liberi e Uguali. Una lista rosso-verde in cui, si dice, Pizzarotti vorrebbe portare anche +Europa ma questo scontenterebbe Si. E invece starebbero a perfetto agio sia Possibile che Diem 25.

QUANTO A LEU, va segnalato però che lo scorso week end Roberto Speranza, coordinatore di Art. 1- Mdp, ha rilanciato l’idea di una lista «unitaria democratica, socialista, ambientalista, del lavoro» che guarda a «tutte le forze del campo progressista e democratico» quindi anche, 
se non soprattutto, al Pd.
E così le tessere del puzzle restano tutte sul tavolo. E per ora la soluzione non c’è.

da il manifesto



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domenica 19 gennaio 2014

Morti di stato: Istituito un numero verde


Morti di stato. 

Istituito un numero verde.

 L’iniziativa di Ilaria Cucchi, Lucia Uva

 e altri familiari di vittime

Cosa può fare un cit­ta­dino o i suoi fami­liari, oppure dei testi­moni, di fronte a un abuso da parte di uomini in divisa? Sì, certo a cose fatte si può sem­pre cer­care giu­sti­zia in un aula di tri­bu­nale, anche se i pro­cessi in que­sti casi sono un cal­va­rio, una lotta impari, desti­nata a durare anni e con buone pro­ba­bi­lità di vedere umi­liata la spe­ranza di accer­tare la verità. Adesso però una cosa la si può fare subito. Chia­mare il numero verde 800.588605. Si tratta di un punto di appog­gio e primo inter­vento messo a dispo­si­zione da Acad, Asso­cia­zione con­tro gli abusi in divisa Acad.

È la prima volta che una simile ini­zia­tiva viene spe­ri­men­tata in Ita­lia e deve ancora cre­scere. È pre­sen­tata ieri all’auditorium di piazza Libertà di Ber­gamo. C’erano 15 fami­liari delle vit­time, tra que­sti anche Ila­ria Cuc­chi, Lucia Uva e Dome­nica Ferrulli.Gra­zie alla loro tena­cia e a tanto corag­gio le loro sto­rie hanno fatto brec­cia sui media, anche se non hanno mai tro­vato vera­mente giu­sti­zia. Ma sono solo la punta dell’iceberg di un feno­meno che non può essere liqui­dato da parte della poli­tica e delle forze dell’ordine facendo ricorso all’abusata cate­go­ria delle «poche mele marce». L’associazione Acad è nata lo scorso marzo.

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800 58 86 05 : se vedi/subisci un abuso, chiama!


E’ il frutto di un lungo lavoro da parte di atti­vi­sti e sem­plici cit­ta­dini indi­gnati dopo il caso
 di Fede­rico Aldro­vandi. Hanno comin­ciato a seguire i pro­cessi, hanno accu­mu­lato e pro­pa­gan­dato mate­riale, film, libri, docu­menti. E così hanno cono­sciuto le fami­glie delle vit­time con cui hanno costruito un rap­porto di vici­nanza umana ed emo­tiva. Adesso met­tono a dispo­si­zione que­sto numero verde. Il primo obiet­tivo è quello di non fare sen­tire solo chi è con­vinto di aver subito un abuso: potrebbe capi­tare a chiun­que. «Il numero testi­mo­nia che tante per­sone si tro­vano o si sono tro­vate in que­ste con­di­zioni», rac­con­tano gli atti­vi­sti di Acad. L’idea è quella di com­bat­tere allo stesso tempo il senso di impo­tenza e il muro di paura e di omertà che cir­conda que­sti casi. Il numero è a dispo­si­zione non solo di chi subi­sce ma anche dei testi­moni di soprusi poli­zie­schi.

E’ uno stru­mento che potrebbe ser­vire a far emer­gere casi mai denun­ciati e del tutto sco­no­sciuti. Infine ha lo scopo di fare rete, di met­tere in con­tatto le vit­time fra loro, di con­di­vi­dere espe­rienze e met­tere a dispo­si­zione sup­porto prima di tutto legale anche gra­zie alla lunga espe­rienza e ai con­tatti rac­colti nell’ambito della lotta alla repres­sione dei movi­menti. Acad, spie­gano, è solo un tas­sello nell’ambito di un’azione plu­rale. «Dall’iniziativa di que­sta sera parte un lavoro che deve inte­ra­gire insieme ad altri sog­getti sociali ed asso­cia­zioni che magari hanno più capa­cità di met­tere in discus­sione anche le leggi vigenti», dice Italo Di Sabato che ade­ri­sce ad Acad e fa parte dell’Osservatorio sulla repressione.

La ragione fon­dante e prio­ri­ta­ria è dare voce alle vit­time. «Acad e il numero verde devono essere uno stru­mento per dare a loro la pos­si­bi­lità di farsi sen­tire». Ieri, oltre a Ila­ria Cucci, Lucia Uva e Dome­nica Fer­rulli, hanno rac­con­tato le loro sto­rie anche Mariella Zotti, moglie di Vito Daniele, morto nel 2008 durante un fermo in auto­strada, Car­mela Bru­netti, sorella di Ste­fano, morto nel 2008 a seguito di un arre­sto, Gra­zia Serra, nipote di Franco Mastro­gio­vani, morto nel 2009 nel reparto di psi­chia­tria dell’ospedale di Valle della Luca­nia dopo essere stato legato al letto per ore, Cira Anti­gnano, madre di Daniele Fran­ce­schi, morto in un car­cere in Fran­cia nel 2010, Rai­monda Pusceddu, madre di Ste­fano Gugliotta, pic­chiato a Roma nel 2010, Filippo Nar­ducci, pic­chiato a Cesena nel 2010, Clau­dia Budroni, sorella di Dino, ucciso da un colpo di pistola sul rac­cordo anu­lare di Roma nel 2011 e Osvaldo Casal­nuovo, padre di Mas­simo Casal­nuovo.

La sto­ria di Mas­simo è stata rac­con­tata anche da un docu­men­ta­rio di Dario Tepe­dino. Mas­simo è morto il 20 ago­sto 2011, appena uscito dall’officina in cui lavo­rava con il padre a Buo­na­bi­ta­colo (Salerno). Gui­dava un moto­rino senza casco. A un posto di blocco due cara­bi­nieri dicono di aver­gli inti­mato l’alt ma che lui avrebbe acce­le­rato per poi cadere. Due testi­moni invece sosten­gono che è stato uno dei due cara­bi­niere a dare un cal­cio al moto­rino facen­dolo cadere e uccidendolo.




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