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martedì 11 agosto 2015

10 Agosto 1944: Fucilati 15 Partigiani in Piazza Loreto a MILANO



Il 29 Aprile 1945 il corpo di Benito Mussolini e quelli di altri gerarchi fascisti vengono esposti in Piazzale Loreto. La città è insorta il 25 Aprile ed è libera.
Decine di migliaia di persone accorrono per vedere la fine del dittatore
 che per 23 ha tenuto nelle sue 
mani le sorti dell’Italia portandola al disastro.
Lentamente, purtroppo, si sta perdendo la memoria del motivo di quell’esposizione.
Pochi ricordano che il 10 Agosto 1944, su ordine degli occupanti nazisti, la Legione Muti fucilò proprio in quella piazza 15 partigiani lasciando i corpi esposti al calore ed alle mosche per l’intera giornata.
Nell’Agosto del ’44 Milano è sotto occupazione nazista da ormai quasi un anno.
Pochi giorni dopo l’armistizio dell’8 Settembre nel quadro dell’occupazione nazista dell’Italia, tesa a
rallentare l’avanzata degli Alleati a Sud ed a garantire l’esistenza della Repubblica Sociale Italiana, la città è stata occupata dalla tristemente nota divisione Waffen-SS Leibstandarte SS Adolf Hitler.
Milano era già stata teatro degli scioperi del 1943 e del 1944, che erano costati la deportazione di
moltissimi opera,i e di molte azioni partigiane tra la quali l’assalto all’aeroporto di Taliedo, l’eliminazione del Federale di Milano Aldo Rasega, l’assalto alla Casa del Fascio di Sesto San Giovanni e tante altre.
La reazione nazista e fascista fu dura con rastrellamenti e deportazioni di massa.
Nel Dicembre del ’43 tra l’Arena ed il Poligono di Milano vennero fucilati 13 partigiani.
Nel Febbraio del 1945 il movimento partigiano riprese forza anche grazie all’arrivo da Torino del
Comandante Visone, Giovanni Pesce.
A Giugno, in fuga da Roma liberata dagli Alleati, giunsero a Milano i tristemente noti torturatori fascisti della Banda Koch che si insediarono presso la Villa Fossati in Via Paolo Uccello.
Il mesi di Luglio ed Agosto videro una recrudescenza repressiva con diverse fucilazioni di partigiani in città ed in provincia.
Del resto, tra il 21 Luglio e il 25 Settembre 1944 i Tedeschi lamentarono 624 caduti, 993 feriti e 872
dispersi a causa di attacchi della Resistenza che, a propria volta, ebbe nello stesso periodo 9.250
caduti.
Questo poneva la Resistenza italiana ai primi posti come livello di efficienza solo dietro a quella
sovietica ed a quella jugoslava


Il 10 Agosto su ordine del Comando della Sicurezza (SD) tedesca a Milano furono prelevati da San
Vittore 15 partigiani. La loro fucilazione avvenne all’alba.
I nazisti, al comando del capitano delle SS Theodor Saevecke, giustificarono la strage come risposta
all’attentato contro un camion tedesco avvenuto in Viale Abruzzi l’8 Agosto 1944.
Quell’attentato, mai rivendicato, non fece alcuna vittima tra i Tedeschi.
Si trattò quindi di un’operazione di puro terrore poiché il famigerato Bando Kesselring (comandante
delle truppe tedesche in Italia) prevedeva la fucilazione di 10 Italiani per ogni soldato tedesco caduto.
I corpi, lasciati esposti per l’intera giornata ed insultati dai militi della Muti furono rimossi solo in serata.
Questo feroce episodio aumentò a dismisura l’odio ed il risentimento dei Milanesi contro tedeschi e
fascisti.

Perché 15 partigiani vennero uccisi a piazzale Loreto il 10 agosto 1944? La risposta è la storia di una
strage preparata e attuata per comunicare la ferocia nazifascista.
Il plotone della legione Muti, comandato dal capitano Pasquale Cardella, fucila quindici partigiani scelti tra i detenuti nel reparto tedesco del carcere milanese di San Vittore.
Questi i nomi dei 15:
-Gian Antonio Bravin, 36 anni
-Giulio Casiraghi, 44 anni
-Renzo del Riccio, 20 anni
-Andrea Esposito, 45 anni
-Domenico Fiorani, 31 anni
-Umberto Fogagnolo, 42 anni
-Tullio Galimberti, 21 anni
-Vittorio Gasparini, 31 anni
-Emidio Mastrodomenico, 21 anni
-Angelo Poletti, 32 anni
-Salvatore Principato, 51 anni
-Andrea Ragni, 22 anni
-Eraldo Soncini, 43 anni
-Libero Temolo, 37 anni
-Vitale Vertemati, 26 anni
L’ordine è impartito dal comandante della sicurezza tedesca, il capitano della Gestapo Theodor
Saevecke e girato, per la parte operativa, al colonnello Pollini della Guardia nazionale Repubblicana.
Al momento di portare i quindici sul luogo della fucilazione, alle 4,30 del mattino, furono loro distribuite delle tute da operai per far credere che li avrebbero trasferiti a lavorare per la Todt. Sul libro matricola del carcere c’è infatti l’annotazione “Partiti per Bergamo”.
All’epoca piazzale Loreto era il punto di convergenza del pendolarismo milanese verso le fabbriche della Brianza e di quello della provincia verso Milano; quindi i nazisti lo scelsero perché volevano trasmettere un duro monito alla popolazione e alla Resistenza: il maggior numero possibile di persone doveva vedere e sapere. Quella di piazzale Loreto fu una strage compiuta con scelte cinicamente studiate: per il luogo: negli orari di punta dei giorni lavorativi, il transito dei pendolari raggiungeva diverse decine di migliaia di lavoratori; per l’orario: inizio della giornata lavorativa e infine per le vittime che non furono scelte a caso.
Tra i quindici è rappresentato l’intero arco delle forze che partecipò alla Resistenza:
azionisti, socialisti, comunisti, cattolici.
Libero Temolo della Pirelli, Umberto Fogagnolo e Giulio Casiraghi della Ercole Marelli, Angelo Poletti della Isotta Fraschini sono gli organizzatori degli scioperi del marzo 1943 e del 1944. Vittorio Gasparini, attivista cattolico prima nelle organizzazioni giovanili e poi nella Fuci, collabora con i servizi segreti del comando della V Armata americana, gestendo in piazza Fiume (ora piazza della Repubblica), un centro radio clandestino. Domenico Fiorani raccoglie direttamente da Enrico Falck i finanziamenti che porta ai raggruppamenti partigiani dislocati in montagna. Eraldo Soncini collabora con il colonnello Carlo Croce nell’ottobre 1943 sul San Martino sopra Varese, per organizzare il primo atto di resistenza armata al nazifascismo. Salvatore Principato contrasta il fascismo sin dalle origini, lavorando prima con Turati e Anna Kuliscioff, poi con i fratelli Rosselli.
I quindici martiri di piazzale Loreto sono l’anima di una Milano che opponendosi al fascismo spera nella libertà e nella democrazia.

leggi anche :  http://cipiri.blogspot.it/2014/08/le-buffonate-su-benito-mussolini.html


Con questo articolo sfatiamo i grandi cavalli di battaglia usati da vecchi e nuovi fascistelli, nostalgici  di 
Benito Mussolini

E’ sufficiente una minima verifica storica dei fatti per portare a galla la verità.




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venerdì 1 agosto 2014

Le Buffonate su Benito Mussolini


Con questo articolo sfatiamo i grandi cavalli di battaglia usati da vecchi e nuovi fascistelli, nostalgici  di 
Benito Mussolini

E’ sufficiente una minima verifica storica dei fatti per portare a galla la verità.

1) Se non c’era il Duce col cavolo che prendevi la pensione, visto che l’INPS la inventò lui! Il primo sistema pensionistico in Italia a tutela dello stato di sopraggiunta invalidità sul lavoro o nel caso di impossibilità al lavoro per vecchiaia venne costituito nel 1898 quando venne introdotta la CNP, Cassa Nazionale di Previdenza nella quale venivano iscritti i lavoratori di alcune categorie e definitivamente dal 1919 quando l’ente divenne CNAS (Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali) prevedendo l’iscrizione obbligatoria per tutti i lavoratori.

2) Se non c’era il Duce e ti ammalavi, peggio per te, non prendevi lo stipendio. Con la legge 11 gennaio 1943 n.138 venne istituita la prima Cassa Mutua di Assistenza di Malattia che offriva tutele minime ai soli lavoratori dipendenti del pubblico impiego e nulla per gli altri. L’indennità di malattia è un dono della repubblica democratica visto che venne istituita con decreto legislativo del Capo provvisorio dello stato nr.435 del 13 maggio 1947 l’INAM, Istituto Nazionale per l’assicurazione contro le malattie, riformato nel 1968 che assisteva tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private. E nel 1978, con Legge 23 dicembre 1978, nr. 883, veniva estesa, oltre che l’indennità retributiva in caso di malattia, anche il diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

3) Il Duce ha inventato la Cassa Integrazione Guadagni per aiutare i lavoratori di aziende senza lavoro. Nel 1939, tramite circolari interne, veniva prevista la possibilità, prevista senza un reale quadro normativo per poterla applicare, visto che allora era totalmente inutile. L’Italia, già coinvolta nelle guerre nelle colonie (Libia, Abissinia) si stava preparando all’entrata in guerra al fianco della Germania e l’industria (soprattutto quella bellica) era in gran fermento, motivo per cui non solo si lavorava a turni pesantissimi ma si assistette addirittura al primo esodo indotto di lavoratori dall’agricoltura all’industria. La Cassa Integrazione Guadagni, nella sua struttura è stata costituita solo il 12 agosto 1947 con DLPSC numero 869, misura finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività.

4) Quando c’era il Duce non vi era disoccupazione in Italia. Vero, anche se in maniera discutibile. Unica precisazione da fare è che tale evento non era giustificato dal reale stato di benessere dell’economia ma da due eventi ben precisi: l’Italia stava preparando l’entrata in guerra e tutte le industrie (e l’artigianato) che direttamente o indirettamente fornivano l’esercito lavoravano a pieno regime. Per contro, l’accesso al lavoro era precluso a tutti coloro che non sottoscrivevano la tessera del Partito Nazionale Fascista, sanzione che era estesa anche ai datori di lavoro che eventualmente li impiegassero. Motivo per cui durante il fascismo assistemmo ai primi flussi migratori, di tutti coloro che per motivi politici non intesero allinearsi al regime ma avevano una famiglia da mantenere. Francia (prima dell’invasione nazista), USA, Argentina, Brasile e Africa le direttive principali dell’emigrazione Italiana: anche mio bisnonno da parte di padre fu costretto ad emigrare in Etiopia visto che nella Romagna nessuno intendeva rischiare dando lavoro a uno privo della tessera del partito. Gli extracomunitari attuali non esistevano visto che venivano direttamente sfruttati in loco nelle colonie, mentre i migranti erano i nostri poveri che non volevano tesserarsi al partito, motivo per cui in Italia, chi non lavorava per la guerra era indotto ad emigrare.

5) Se non c’era il Duce le grandi strade in Italia non venivano costruite. Anche questo non è vero, visto che la necessità di realizzare infrastrutture in Italia fu un’idea di Giovanni Giolitti durante il suo quinto governo (15 giugno 1920/7 aprile 1921), avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture, sviluppo industriale dimostratosi necessario dal confronto con le altre grandi potenze che avevano partecipato al primo conflitto mondiale. Tale “rivoluzione” non potè essere attuata da Giovanni Giolitti, prima, e dal governo Bonomi che ne seguì solo per i sette mesi che resse a causa del boicottaggio e dell’ostruzionismo politico da parte del nascente fascismo, prima generico movimento popolare (1919) e poi soggetto in forma di partito dal 1921, con la costituzione del Partito Nazionale Fascista.

6) Quando c’era il Duce il popolo stava meglio! Anche questa è un’affermazione discutibile. Infatti, a seguito delle sanzioni internazionali irrogate nel 1936 all’Italia a seguito dell’invasione dell’Etiopia, il 18 novembre di quell’anno venne indetto il “Giorno della fede” in cui gli italiani furono invitati, in teoria, a donare tutto il proprio oro alla Patria ricevendo, in cambio delle fedi nuziali (gli sposati) anelli in ferro con la scritta “ORO ALLA PATRIA – 18 NOV.XIV” che qualche anziano possiede ancora. Teoricamente perché, malgrado fosse fatto su invito volontario, chiunque venisse colto a possedere oro proprio anche in casa, veniva perseguito come traditore e nemico della patria dalle squadre del Fascio Littorio, ripassati (come si diceva allora) a manganello ed olio di ricino. E sempre per sostenere la guerra in Abissinia ed Eritrea prima, quella al fianco dei tedeschi poi, venne imposta l’autarchia: tutti i prodotti di importazione vennero soppressi come la maggior parte del grano utilizzato per la pasta e sostituito dall’”italico” riso, come ad esempio il caffè, sostituito dal “surrogato” fatto con cicoria tostata e il the, sostituito dal “coloniale” karkadè, misura che complessivamente peggiorò di molto la qualità della vita del popolo. E il sequestro ai contadini della produzione agricola: agli agricoltori, come i miei parenti nell’alto forlivese, veniva imposta una elevata produzione agricola di cui solo una piccola parte veniva lasciata al contadino per il consumo personale e la vendita al mercato mentre una quantità esosa veniva “prelevata” dai fascisti locali “per il bene della patria”. E anche gli animali da carne. Furono anni in cui calò l’allevamento dei maiali, animale ingombrante, oneroso da mantenere, visibile e quindi facilmente “prelevabile” in favore dell’allevamento del coniglio, più piccolo, più discreto e quindi più facilmente nascondibile; nel paese di Santa Sofia di Romagna (FC), tutta la collina della frazione di Camposonaldo, zona impervia da esplorare, divenne prima che territorio e base dei partigiani luogo di allevamento abusivo dei conigli, quelli che le famiglie contadine mangiavano la domenica e nei giorni di festa malgrado le disposizioni del regime.

7) Il Duce amava l’Italia. «Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative» enunciò il Duce il 26 maggio 1940 (fonte: L’Italia nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1946, p. 37): e così fu, visto che nella disastrosa “campagna di Russia”, solo per compiacere Hitler con una presenza italiana del tutto male equipaggiata e fornita nelle sue operazioni di guerra, persero la vita ufficialmente 114.520 militari sui 230.000 inviati al fronte, a cui aggiungere i dispersi, ovvero le persone che non risultavano morte in combattimento ma nemmeno rientrate in patria, che fonti UNIRR stimano in circa 60.000 gli italiani morti durante la prigionia in Russia. Il Duce amava talmente l’Italia da aver introdotto leggi razziali antisemite nel 1938 solo per compiacere l’alleato nazista, inutili perché in Italia gli ebrei, a differenza che in Germania, non avevano un’importanza rilevante in un sistema economico di cui la dittatura volesse provvedere all’esproprio. E i fascisti, soprattutto durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana (o di Salò) collaborarono attivamente ai massacri di rappresaglia a seguito delle operazioni partigiane e alla deportazione nei lager di cittadini italiani. In Italia inoltre il fascismo fu istitutore e gestore di “lager”: la bibliografia ufficiale stima 259 campi di prigionia, alcuni normali campi di detenzione, altri campi di smistamento in attesa della deportazione in Germania, altri ancora autentici campi di sterminio come la Risiera di San Sabba a Trieste, dove il tenore dei massacri era inferiore solo ai campi di Germania e Polonia.

8) Il Duce diede il voto alle donne. Errato, perché le donne erano ammesse alle votazioni solo per piccoli referendum locali mentre erano escluse al voto per le elezioni politiche. La prima volta che le donne furono democraticamente ammesse al voto fu al referendum repubblica/monarchia del 1946.

fascismo sfatiamo le  bufale

I numeri del fascismo in Italia

42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale. 28.000 anni complessivi di carcere e confino politico.
 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica. 
700.000 abissini barbaramente uccisi nel corso della impresa Etiopica e nelle successive “operazioni di polizia”. 
350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale. 
45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 
15.000 dei quali non fecero più ritorno. 
640.000 internati militari nei lager tedeschi di cui 40.000 deceduti ed i 600.000 e più prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi tra i reticolati, in tutte le parti del mondo.
 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all’estero.
 Migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città.
 Innumerevoli combattenti degli eserciti avversari ed i civili che morirono per le aggressioni fasciste.

L’invito è di condividere questo articolo sul web e soprattutto di farlo leggere a quei nostalgici di cui si accennava all’inizio. Chiunque, abbia un minimo di intelligenza e di conoscenza della storia, non può sostenere che Benito Mussolini e il fascismo abbiano fatto il bene dell’Italia.

Articoli correlati: Apologia del fascismo | Gli italiani che vogliono il duce

Articolo originale di Marco Cucchi (da ALGANEWS - luciogiordano.wordpress.com)

leggi anche:  http://cipiri.blogspot.it/2014/04/il-28-aprile-del-1945-vengono-catturati.html

Benito Mussolini 

e la sua amante Claretta Petacci




Il 28 aprile del 1945 vengono catturati sul lago di Como 
dai partigiani il dittatore Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci, il 29 aprile saranno appesi a testa in giù in Piazzale Loreto a Milano insieme a 16 gerarchi fascisti.

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