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martedì 29 ottobre 2019

Il Fascismo che Ritorna con Salvini



Nella foto: Matteo Salvini con Aleksandr Dugin,   ideologo russo con simpatie per il mondo neonazista


Perchè Salvini è più Pericoloso di Casa Pound e Forza Nuova. 
L’inchiesta di Clauio Gatti rivela radici e scopi della Lega per Salvini premier

Un nutrito gruppo di post-nazisti, formatisi nell’entourage eversivo di Franco Freda (considerato l’ideologo della strage di piazza Fontana) e del suo discepolo Maurizio Murelli (undici anni di galera alle spalle), è entrato a livelli apicali nella Lega, fin dalla fondazione. Lo ricostruisce il libro “I demoni di Salvini. I postnazisti e la Lega”, del giornalista del Sole 24 Ore Claudio Gatti pubblicato da Chiarelettere.

L’inchiesta molto approfondita dimostra che Matteo Salvini nasce e cresce politicamente nell’estrema destra e che non ha nessun fondamento la leggenda (abilmente costruita) del “comunista padano”; la sua identità reale è quella di un uomo di estrema destra nutrito di retorica, idee e soprattutto frequentazioni esplicitamente postnaziste. Non mancano i nessi col nazismo storico, quello di Hitler: nel lontano 1976 al futuro senatore Borghezio viene trovata in casa una divisa da ufficiale nazista, mentre Gianluca Savoini aveva nel suo ufficio della redazione
 della «Padania» una cornucopia di simboli hitleriani.

Sul ruolo di questo personaggio (per un lungo periodo portavoce di Salvini, e l’anno scorso tra gli organizzatori del suo viaggio in Russia da ministro dell’interno) c’è ancora molto da scavare: ci penseranno i giudici che indagano sul Russiagate e presumibilmente ne vedremo delle belle. Savoini ha un passato dichiarato e mai rinnegato con l’estrema destra, attraverso quella casa editrice-centrale di agitazione politica “Orion” che non ha mai lesinato di nostalgie nazifascistoidi.

Savoini è diventato via via uno dei promotori della dottrina Dugin, sedicente ideologo di Putin, in realtà una sorta di santone spacciato per intellettuale che teorizza il ritorno all’impero euroasiatico e che ha imperniato la sua opera su una sfilza di luoghi comuni razzisti, omofobi, nazionalisti. Da decenni amico di Maurizio Murelli e del gruppetto di Orion, sin dai giorni del liceo e frequentatore del mondo della destra radicale all’epoca dell’università, nel 1991 entra nella Lega e qualche anno dopo viene assunto come articolo 1 dalla “Padania” dove stringe un rapporto stretto sia con Bossi sia con Salvini, all’epoca parcheggiato dal Senatur nella redazione del quotidiano leghista. A fine 2013 Matteo Salvini diventa segretario della Lega e sceglie Savoini, ricostruisce Gatti, “non solo come portavoce ma anche come sherpa personale che apra la strada di Mosca. Insomma gli affida un ruolo centrale sia sul fronte interno sia su quello estero”.

Con il suo libro, Gatti lancia un allarme preciso: Salvini sta rilanciando la teoria della “sostituzione del popolo”: per cui l’etnia europea bianca e cristiana sarebbe minacciata da un complotto giudaico-massonico che la vuole sostituire con neri musulmani. Una teoria espressa in termini quasi identici nel Mein Kampf di Hitler, nelle rivendicazioni di Brenton Tarrant (lo stragista delle moschee neozelandesi) e nei discorsi di Salvini: e questa affermazione non è un’illazione, o una calunnia, ma il semplice frutto di un banale confronto testuale, dalla forza dirompente. A queste conclusioni Gatti arriva dopo centinaia di interviste che ha realizzato e poi analizzato con l’aiuto dell’ingegner Alberto Sciandra, nazista pentito che è stato il primo infiltrato nella Lega (organizzatore, tra l’altro, della sceneggiata celtica con Bossi alle fonti del Po, nel 1996).

Andrea Sciandra, spiega Gatti, è un ingegnere elettronico oggi manager di una multinazionale europea. Chi spinge Sciandra a muoversi – l’ideatore dell’operazione – si chiama invece Maurizio Murelli, un ex neofascista che nei primi anni 70 è stato condannato a 17 anni per l’uccisione di un agente di polizia.
“Negli anni trascorsi in carcere, Murelli conosce la crema della destra eversiva e neofascista italiana ma, essendosi reso conto che quello del neo-fascismo è un vicolo cieco, decide di abbandonare la “via del guerriero” per intraprendere quella “del sacerdote”. Apre così una casa editrice a Saluzzo (in provincia di Cuneo) e lancia la “rivista militante” Orion.
Assieme a Sciandra, Murelli conclude che per dare continuità ai pilastri del pensiero fascio- nazista – quindi tradizionalismo, nazionalismo, autoritarismo e razzismo – occorre un “nuovo veicolo politico”. […] Lo trovano nel movimento autonomista che col tempo confluirà nella Lega Nord”.
Gatti cita Marco Battarra, “stretto collaboratore di Murelli, [che] ricorda bene quel periodo: “Quando nel 1985 la Lega ha fatto la prima riunione a Milano, contando Bossi eravamo in nove, di cui due di Orion. Nove persone in tutto, intorno a un tavolo a casa del primo segretario della Lega della sezione di Milano. E i primi manifesti della Lega sono stati stampati nella tipografia di Murelli”.

In America, commenta Tomaso Montanari, altro grande inchiestista, “un libro come questo avrebbe la forza del Watergate. E in un qualunque Paese europeo, un libro che dimostrasse come il vicepremier e ministro dell’Interno è circondato da postnazisti che ne conducono la politica estera (e forse i flussi di finanziamento) e ne modellano l’ideologia e la retorica porterebbe a una crisi di governo”.
“Temo – conclude Montanari – che questo non succederà. Ma mi domando cosa penseranno, dopo averlo letto, Sergio Mattarella (che fermò, a costo di lacerare la Costituzione, Paolo Savona ma non mosse ciglio contro la nomina di Salvini) o Luigi Di Maio e Matteo Renzi, che condividono la responsabilità (seppur in misura diversa) di aver inquinato, dandola in mano a un uomo di queste frequentazioni, la nostra sicurezza nazionale”.


Il gioco delle tre carte di Salvini  Una Lega povera e piena di debiti, una Lega ricca e pulita.


Il gioco delle tre carte di Salvini
Una Lega povera e piena di debiti, una Lega ricca e pulita.  

Lega Nord e Lega per Salvini premier: la strategia è chiara, spostare tutti gli attivi nella nuova Lega e lasciare in quella vecchia solo i debiti con lo Stato, compresi i 49 milioni di euro. Abbiamo analizzato i bilanci e scoperto come ormai le donazioni di parlamentari, cittadini e aziende finiscano quasi tutte al nuovo partito, immacolato con fisco e giustizia italiana.



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giovedì 3 maggio 2018

Contestare la Brigata Ebraica al corteo per la Liberazione

quest' anno c'erano una 50antina di
City Angels a Fare da Guardie del Corpo

Come ogni anno diverse associazioni pro Palestina 
e frange della sinistra si sono date appuntamento il 25 aprile, a Milano, 
per contestare la Brigata ebraica al corteo per la Liberazione. 
"Un conto è la Liberazione, un altro Israele - afferma un attivista pro Palestina 
- Portare quelle bandiere significa aderire a un'ideologia sionista che vede l'illegale occupazione della Palestina come una ferita irrisolta. La storia pare non aver insegnato nulla". 
Dal corteo hanno risposto cantando 'Bella Ciao' ai manifestanti che li contestavano.

"Palestina libera, Palestina rossa" e "Israele stato assassino". Sono solo alcuni degli slogan che hanno segnato il 25 aprile milanese. Le proteste sono partite da un gruppo di militanti dei movimenti filopalestinesi quando il corteo per le celebrazioni del 73esimo anniversario della Liberazione, partito da corso Venezia e diretto in Duomo, è arrivato a piazza San Babila. Si sono registrati attimi di tensione, ma dopo qualche insulto e qualche reazione nervosa da parte dello spezzone del corteo dedicato ai reduci dei campi di concentramento e ai loro familiari, la manifestazione è scivolata senza incidenti fino a piazza Duomo.

Al corteo, partito da corso Venezia poco dopo le 14.30, hanno partecipato migliaia di persone. Il serpentone colorato, tra bandiere e slogan, è arrivato in piazza Duomo dove erano previsti gli interventi del sindaco Giuseppe Sala, della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, del presidente di Libera don Luigi Ciotti e della presidente nazionale di Anpi Carla Nespolo.

In testa l'amministrazione comunale della città con il sindaco Giuseppe Sala, lo spezzone del Pd seguito da una lunga bandiera della pace, la delegazione degli studenti e altre formazioni di sinistra. Presenti anche una delegazione di operai della Carrefour che protestavano contro i licenziamenti di alcuni loro colleghi. Diversi gli esponenti politici presenti.

I militanti del Pd, che l'anno scorso avevano percorso il corteo con i colori dell'Unione europea, quest'anno hanno portato dei cartelli con le immagini di volti di eroi della Resistenza. Da Sandro Pertini a Giulia Lombardi, da Lica Steiner a Roberto Lepetit, fino a Laura Conti, Jenide Russo, Carlo Chiappa e Giulia Lombardi. I canti partigiani e le bandiere dell'Anpi, invece, hanno contrassegnato la manifestazione che si è svolta in mattinata al cimitero Maggiore di Milano. Almeno in duecento si sono radunati intorno alle 10.30 al campo della Gloria per ricordare i caduti della resistenza, intonando cori come "Valsesia", "i Ribelli della Montagna" e infine il classico "Bella Ciao" accompagnato dal grido "Ora e sempre resistenza". Molte le sigle antifasciste presenti, a partire dagli iscritti all'Associazione nazionale partigiani d'Italia con il loro fazzoletto al collo.

Dal palco in piazza Duomo, nel pomeriggio, si sono alternati il sindaco Sala, la segretaria della Cgil Camusso, il presidente di Libera don Ciotti e la presidente nazionale di Anpi Nespolo. "Chiederemo innanzitutto" che il prossimo governo si impegni affinché "si proceda allo scioglimento di tutte le organizzazioni che violano la 12esima disposizione transitoria della Costituzione" - ha detto Camusso - oltre a favorire "l'applicazione della Costituzione del divieto di ricostituzione di partiti che si ispirano al fascismo". Poi dal palco la leader della Cgil ha sottolineato: "La violenza sulle donne è nei fatto troppo spesso sopportata e non adeguatamente contrastata". "Se la nostra democrazia è un po' pallida è perché abbiamo tradito la nostra Costituzione", ha avvertito poi don Luigi Ciotti.

"Da Milano facciamo tutti assieme partire un messaggio estremamente chiaro - ha detto Sala -: stop ai nuovi fascismi, ai nuovi razzismi striscianti che speculano sulle paure, perché il razzismo e il fascismo non sono opinioni, sono crimini contro l'umanità". "Ci impegniamo in una nuova Resistenza, offrendo risposte però - ha aggiunto in un altro passaggio il sindaco - includendo chi non ce la fa, dando una prospettiva ai giovani e mostrando al Paese ogni giorno una politica diversa, una politica che non si gira dall'altra parte e che non si stanca mai di ascoltare la gente". "Questa - ha concluso - è l'Italia per la quale continueremo a combattere".





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Previsioni per il 2018






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martedì 24 ottobre 2017

Bufale sul Fascismo : Quando c’era Lui’



A partire dal caso della “spiaggia fascista” di Chioggia, per poi passare alla proposta di legge di
Emanuele Fiano o alle dichiarazioni (fraintese) di Laura Boldrini sui monumenti del regime, questo luglio ci siamo confrontati praticamente ogni giorno sul fascismo e la sua eredità.

Per alcuni commentatori, l’Italia non ha mai fatto veramente i conti con il Ventennio e dunque è destinata a essere perennemente attraversata da pulsioni nostalgiche o antidemocratiche. Dall’altro lato episodi come quello di Playa Punta Canna sono definiti innocue “goliardate,” e insieme a derubricazioni di questo tipo continuano a resistere le argomentazioni più o meno revisioniste del tipo che nel Ventennio, comunque la si pensi, qualcosa di buono è stato fatto; o che comunque non era così malaccio come ci hanno sempre fatto credere.

Quest’ultimi sono dei refrain che si sentono da tempo immemore, ma che con l’avvento dei social
stanno vivendo una sorta di seconda epoca d’oro.

In particolare, proprio in concomitanza con le polemiche delle ultime settimane, sul Fascio Facebook (e non solo) hanno ricominciato a girare una serie di miti e leggende sulle grandi conquiste sociali ed
economiche del fascismo conquiste che sono contrapposte alla contemporaneità, e servono
sostanzialmente a dire: “Vedete? Mentre i politici di adesso non fanno un cazzo,
LVI le cose le faceva sul serio!”

Visto che tali bufale riaffiorano di continuo  e dimostrano un’incredibile persistenza proprio perché
distorcono verità storiche e le mescolano con la disinformazione ho pensato di mettere in fila quelle che hanno avuto più successo e risonanza.

IL DUCE HA CREATO LE PENSIONI

Quella di Mussolini che ha creato da zero il sistema pensionistico di cui godremmo tutt’ora è senza

dubbio la bufala più persistente e di successo, al punto tale che un anno fa Matteo Salvini ha

dichiarato: “Per i pensionati ha fatto sicuramente di più Mussolini che la Fornero.

La previdenza sociale l’ha portata Mussolini.”

In realtà, non è proprio così. Come si può agevolmente verificare sul sito dell’INPS, la previdenza

sociale nasce nel 1898 con la creazione della Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e la

vecchiaia degli operai. Si trattava di un'”assicurazione volontaria integrata da un contributo di

incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori.”

Nel 1919 l’iscrizione alla Cassa diventa obbligatoria e interessa 12 milioni di lavoratori. Vent’anni dopo, il regime promuove varie misure previdenziali, tra cui le assicurazioni contro la disoccupazione, gli assegni familiari e la pensione di reversibilità. La pensione sociale, tuttavia, è istituita solo nel 1969  ossia a 24 anni dalla morte di Mussolini.

IL DUCE CI HA REGALATO LA TREDICESIMA

Un’altra leggenda che circola molto (soprattutto sotto Natale) è la seguente: se abbiamo un mese di

stipendio in più è merito esclusivo della magnanimità di Mussolini. Anche in questo caso, tuttavia, la

storia è diversa.

Nel Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del 1937 venne effettivamente introdotta una “gratifica natalizia.” La mensilità in più era tuttavia destinata ai soli impiegati del settore dell’industria; e non ad esempio agli operai dello stesso settore, che anzi si videro aumentare le ore di lavoro giornaliero fino a 10, e 12 con gli straordinari non rifiutabili.

Come scritto in questo post, insomma, si trattava di una misura “in piena linea con quelle che erano le normali politiche dell’epoca fascista, in una società  bloccata sul corporativismo basato non sul
diritto per tutti, ma sul privilegio di pochi gruppi e settori.”

La vera tredicesima è stata istituita prima con l’accordo interconfederale per l’industria del 27 ottobre 1946, e poi estesa a tutti i lavoratori con il decreto 1070/1960 del presidente della Repubblica.

SOLO CON IL FASCISMO L’ITALIA HA RAGGIUNTO IL PAREGGIO DI BILANCIO

Nell’immagine qui sopra, si ricorda enfaticamente che il “Governo Fascista” raggiunse il pareggio di

bilancio nel 1924, praticamente grazie alla lotta contro gli sprechi e alla riduzione delle tasse. Morale

della favola: con tutte le tasse che ci sono adesso, invece, i conti dello Stato non tornano mai. Ergo: la Casta è inetta, ci soffoca con la pressione fiscale, e dunque si stava meglio prima.

Ora, il pareggio di bilancio fu effettivamente raggiunto (nel 1925, e non nel 1924). Ma come tutte le

disinformazioni che si rispettino, si evita accuratamente di dire cose successe prima e dopo il

raggiungimento di quel traguardo.

L’artefice fu il ministro delle finanze e dell’economia, Alberto De Stefani. Dal 1922 in poi, l’economista spinse per la liberalizzazione dell’economia, cercò di contenere l’inflazione, ridusse la spesa pubblica e la disoccupazione. La sua politica di “neoliberismo autoritario” era però vista di cattivo occhio sia dalla parte più radicale del fascismo, che soprattutto da latifondisti, industriali e grandi capitalisti.

Non a caso, nel luglio del 1925 venne destituito dopo aver presentato ripetutamente le dimissioni; e da lì in poi iniziò ad assumere posizioni sempre più critiche (non in senso democratico o antifascista,
ovviamente) nei confronti del regime e della sua nuova politica economica che  tra la Grande
Depressione, l’autarchia e tutto il resto portò il paese allo sfascio. Per citare un articolo che si è
occupato di smontare il messaggio implicito di questo mito, “un modello che è crollato su se stesso non è il miglior modello.”

IL DUCE HA RICOSTRUITO I PAESI TERREMOTATI IN UN BATTER D’OCCHIO

Anche la storia della prodigiosa ricostruzione del Duce dopo il terremoto del Vulture (in Lucania) del 23 luglio 1930 è piuttosto ricorrente.

La fonte primaria, ripresa dai siti di estrema destra e replicata in vari meme, è un articolo del Secolo

d’Italia pubblicato dopo il terremoto che l’anno scorso ha colpito il centro Italia. In esso si sostiene che in appena tre mesi si costruirono 3.746 case e se ne ripararono 5.190, e si infila pure il commento
agiografico “altri tempi, ma soprattutto altre tempre…”

Il dato è però parziale e decontestualizzato. Come si può verificare dal sito dell’INGV, nell’ottobre del 1930 furono ultimate “casette asismiche in muratura corrispondenti a 1705 alloggi” e “riparate dal genio Civile 2340 case.” Solo nel settembre del 1931 a operazioni ultimate  si raggiunge la cifra indicata nell’articolo, che corrisponde a 3.746 alloggi in 961 casette. Insomma: i numeri sono comunque rilevanti per l’epoca, ma non è semplicemente vero che in appena tre mesi fu ricostruito tutto da zero.

IL FASCISMO HA RESO L’ITALIA UN FARO PER LE SCOPERTE SCIENTIFICHE

In questa immagine, rivolta a tutti quelli che “NON L’AMMETTERANNO MAI,” si sostiene con la forza di una bella scritta in maiuscolo che il fascismo avesse reso l’Italia tra le varie cose
”una nazione faro per scoperte scientifiche.”

Nei primi anni del regime però, come ricostruisce dettagliatamente questo articolo sulla Treccani, il

governo “aveva sostanzialmente ignorato tutte le questioni connesso con l’organizzazione della struttura di ricerca scientifica,” che rimaneva quella dell’Italia liberale ed era carica di problemi. Nel 1923 venne avviato il CNR (Consiglio nazionale delle ricerche), la prima struttura deputata a svolgere ricerca “su temi di interesse generale.” La sua attività fu subito caratterizzata dalla penuria dei finanziamenti, segno della “scarsa fiducia nel nuovo ente che ancora nutriva Mussolini.”

Col passare degli anni, nonostante i proclami e la propaganda, il CNR non divenne mai incisivo e non produsse nulla di significativo, soprattutto perché la sua unica indicazione di ricerca era quella per l’autarchia  un’indicazione troppo generica. Lo scoppio della seconda guerra mondiale, poi, “allontanò in modo generalizzato i più giovani tra ricercatori, assistenti, tecnici di laboratorio e, in breve tempo, il lavoro scientifico rallentò fino alla quasi totale paralisi.”

Nel 1938, a riprova di quanto al fascismo non fregasse nulla della scienza, l’ambiente scientifico italiano era stato travolto dal più infame e antiscientifico degli atti politici del regime: la promulgazione delle leggi razziali. Il che mi porta all’ultima
leggenda che ho scelto per compilare questa lista.

IL DUCE NON ERA RAZZISTA, E NEMMENO IL FASCISMO ERA UN REGIME RAZZISTA

Con ogni probabilità questa è la mistificazione più odiosa, che fa leva sul radicato stereotipo del “bravo italiano” e del “cattivo tedesco.”

Se è vero che in un primo momento i rapporti tra gli ebrei e il fascismo furono “normali,” e lo stesso

Mussolini—nel libro Colloqui con Mussolini  disse che “l’antisemitismo non esiste in Italia,” le cose cambiarono progressivamente
con la torsione totalitaria del regime e sfociarono infine nelle persecuzioni.

La maggior parte della storiografia è ormai concorde sul fatto che l’antisemitismo e le leggi razziali non furono introdotte per imposizione della Germania  il Manifesto della razza, ad esempio, pare che sia stato scritto dallo stesso Mussolini.

Piuttosto, come sostiene lo storico Enzo Collotti, la “spinta a una politica della razza nel fascismo

italiano” da un lato era “iniziativa e prodotto autonomo” del regime  specialmente dopo il 1933 e

l’affermazione del nazismo  e dall’altro era una scelta “connaturata allo stesso retaggio nazionalista,

che esaltava la superiorità della stirpe come fatto biologico e non solo culturale.”

Lo stesso discorso si può fare con la “civilizzazione” delle colonie, che si pone in perfetta continuità con quanto detto sopra. Secondo Collotti, la guerra d’aggressione contro l’Etiopia nel 1935 è stata

“l’occasione per mettere a fuoco una politica razzista dell’Italia fascista”; e dopo la conquista del

paese  mai completata fino in fondo

”fu instaurato un vero e proprio regime di separazione razziale, un vero e proprio  apartheid.”


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lunedì 23 novembre 2015

Fascisti Dentro gli Italiani


Gli italiani? Sono fascisti dentro
Proviamo ad azzardare un’ipotesi: l’Italia è nata con la camicia nera. Proprio così, fasciata nel sacco amniotico del fascismo, da cui cerca a fatica di liberarsi da settant’anni, senza riuscirci davvero. Nel dopoguerra la retorica antifascista può avere dato l’impressione di un taglio netto con i vent’anni precedenti, ma come il “politicamente corretto” non cancella il razzismo, non ridà la vista a un cieco chiamandolo non vedente, l’affermazione di essere antifascista, per quanto eticamente giustificabile, non basta a cancellare ciò che del fascismo è dentro di noi. Dentro di noi perché italiano come noi, forse più di noi...

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venerdì 10 luglio 2015

Montanelli e il "Madamato": Pedofilia Fascista

PEDOFILIA E FASCISMO

PEDOFILIA E FASCISMO

Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.

Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione 
del colonialismo fascista in Eritrea.

PEDOFILIA E FASCISMO


Correva l’anno 1936, e quella che sarebbe diventata una delle penne più prestigiose d’Italia scriveva nel numero di gennaio del periodico “Civilta’ Fascista” un articolo in cui si sosteneva che “non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà“.

Ma evidentemente non tutti i tipi di “fraternizzazione” erano sgraditi a Montanelli, come ha raccontato il diretto interessato in una intervista rilasciata a Enzo Biagi per la Rai nel 1982:

 “aveva dodici anni, ma non mi prendere per un Girolimoni ( famoso pedofilo arrestato all'epoca), a dodici anni quelle lì erano già donne. L’avevo comprata a Saganeiti assieme a un cavallo e un fucile, tutto a 500 lire.

  Era un animalino docile, io gli  misi su un tucul (semplice edificio a pianta circolare con tetto conico solitamente di argilla e paglia) con dei polli. E poi ogni quindici giorni mi raggiungeva dovunque fossi insieme alle mogli degli altri ascari“.

L’episodio era gia’ stato rievocato in precedenza nel 1969, durante il programma di Gianni Bisiach “L’ora della verita’”, in cui Montanelli ha descritto la sua esperienza coloniale: “Pare che avessi scelto bene - racconto’ Montanelli - era una bellissima ragazza, Milena, di dodici anni. Scusate, ma in Africa e’ un’altra cosa. Cosi’ l’avevo regolarmente sposata, nel senso che l’avevo comprata dal padre.
La moglie bambina di Montanelli (abbandonata al suo Tucul e al suo destino quando il giornalista è rientrato in Italia); le leggi razziali proibivano di elevare al rango di moglie vera e propria una “madama” acquistata per i soggiorni nelle colonie.
Il “madamato”, infatti, non era un vero e proprio matrimonio con parita’ di diritti e doveri, ma una forma di “contratto sociale” segnata dal dominio autoritario del colonizzatore sull’indigeno, dell’uomo sulla donna, dell’adulto sul bambino, del libero sul prigioniero, del ricco sul povero, del forte sul debole. E alla fine avevi qualcosa che era meno di una moglie e poco piu’ che una schiava.
Era importante fare in modo che queste relazioni di dominio con le “belle abissine” non sconfinassero mai nel terreno dei sentimenti, e per questo nel Regio Decreto 740 del 19 aprile 1937, dal titolo eloquente “Sanzioni per rapporti di indole coniugale tra cittadini e sudditi“, si era stabilito che “il cittadino italiano che nel territorio del Regno o delle Colonie tiene relazione d’indole coniugale con persona suddita dell’Africa Orientale Italiana o straniera appartenente a popolazione che abbia tradizioni, costumi e concetti giuridici e sociali analoghi a quelli dei sudditi dell’Africa Orientale Italiana è punito con la reclusione da uno a cinque anni“.

PEDOFILIA E FASCISMO


Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.  Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione   del colonialismo fascista in Eritrea.

Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.  Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione   del colonialismo fascista in Eritrea.

Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.  Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione   del colonialismo fascista in Eritrea.


La ragione di questo divieto alle “relazioni d’indole coniugale” l’ha spiegata Gianluca Gabrielli in un articolo del 2012 pubblicato sulla Rivista dell’Associazione Nazionale degli antropologi culturali:

La legge contro le unioni miste – scrive Gabrielli – vuole punire esemplarmente gli italiani che mostrano di non aver rispettato il codice di comportamento “razziale” dei dominatori. Il dispositivo quindi non è stato varato per colpire direttamente la donna africana, non è lei da educare in senso razzista. È l’italiano che interessa, che deve mantenere una distanza evidente e ostentare superiorità con le popolazioni del luogo, perché la distanza e la superiorità assicurano il dominio.

Ed e’ per questo che tra i “capi d’accusa” a carico di Seneca vengono elencati normalissimi gesti di premura verso una compagna, tra cui la colpa “di aver preso con sé un’indigena, di averla portata con sé nei vari trasferimenti, di volerle bene, di averla fatta sempre mangiare e dormire con sé, di avere consumato con essa tutti i suoi risparmi, di avere fatto regali ad essa e alla di lei madre, di averle fatto cure alle ovaie perché potesse avere un figlio, di avere preso un’indigena al suo servizio, di avere preparato una lettera a S.M. il Re Imperatore per ottenere l’autorizzazione a sposare l’indigena o almeno a convivere con lei“. Gesti che diventano crimini perche’ l’oggetto di queste attenzioni e’ un’africana, un’inferiore, un “suddito”.

PEDOFILIA E FASCISMO


Sfogarsi nelle trasferte comprandosi le “madame” andava bene, ma nella sentenza che condanna Seneca si afferma che “in questo caso, non è il bianco che ambisce sessualmente la venere nera e la tiene a parte per tranquillità di contatti agevoli e sani, ma è l’animo dell’italiano che si è turbato ond’è tutto dedito alla fanciulla nera sì da elevarla al rango di compagna di vita e partecipe d’ogni atteggiamento anche non sessuale della propria vita“.

E quando si passa dalle “ambizioni sessuali” ai “turbamenti dell’anima”, aggiungendo la sfrontatezza di voler elevare la “fanciulla nera” al ruolo di “compagna di vita” anche fuori dal letto, non c’e’ perdono possibile per la cultura fascista. Per i giudici che hanno condannato l’imputato Seneca quella donna non era rimasta un puro oggetto sessuale per “contatti agevoli e sani”, ma c’era il rischio che potesse diventare non solo oggetto di affetti, ma anche moglie e cittadina dell’impero, e tutto questo per il colonizzatore e’ una sciagura da evitare a tutti i costi.

Per smentire il “cosi’ fan tutti” associato alla sottomissione delle donne, all’acquisto di minorenni, alla pratica del “madamato” basta una semplice controprova che sgretola in un attimo quel “tutti” cosi’ perentorio. E pur essendo cosa comune a quei tempi comprare persone di cui disporre liberamente, e avere rapporti sessuali con dodicenni, c’e’ sempre in ogni epoca della storia qualche “imputato Seneca” che spinge la civilta’ lontano dalla barbarie.

PEDOFILIA E FASCISMO


E’ a questa gente che dobbiamo guardare, e non alla morale corrente: ne’ a quella in vigore al tempo delle “madame” dodicenni, ne’ a quella attualmente in voga nella nostra epoca di “utilizzatori finali” di diciassettenni.http://cipiri.blogspot.it/2015/07/berlusconi-promise-7-milioni-karima-el.html

Ricostruire l’”acquisto” di Montanelli ed il contesto in cui e’ maturato, assieme all’esperienza speculare di Seneca che cercava una compagna di vita e non una “madama a tempo”, potra’ sembrare una inutile riesumazione di fatti gia’ noti, o una mancanza di rispetto verso una firma storica del giornalismo italiano.

Resto comunque persuaso che il recupero della memoria storica, l’analisi critica dei dati di realta’ e i racconti fatti senza piangeria faranno contento il Montanelli giornalista ovunque egli si trovi, anche a costo di lasciare un po’ amareggiato il Montanelli colonialista e acquirente di dodicenni, e i suoi fan talmente appassionati e devoti da perdonargli qualsiasi errore di gioventu’, anche il piu’ abominevole.

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Bunga Bunga

Bunga Bunga la cultura dell'uomo di Arcore Le ragazze “baciavano il pene della statuetta di Priapo e simulavano rapporti orali, io e Ambra eravamo scioccate”. Nell’aula del processo Ruby in cui Silvio Berlusconi è imputato di concussione e prostituzione minorile è tempo della testimonianza di Chiara Danese. La miss piemontese, insieme all’amica Ambra Battilana, si è costituita parte civile nel processo gemello con imputati l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, la consigliera regionale Nicole Minetti e l’ex agente delle star tv Lele Mora (in carcere per bancarotta dal giugno del 2011, ndr). Le due ragazze sostengono di avere subito un danno patrimoniale da “perdita di chance lavorativa” per avere partecipato a una serata ad Arcore.






FAI VOLARE LA FANTASIA 
NON FARTI RUBARE IL TEMPO
 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO .

MUNDIMAGO


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venerdì 1 agosto 2014

Le Buffonate su Benito Mussolini


Con questo articolo sfatiamo i grandi cavalli di battaglia usati da vecchi e nuovi fascistelli, nostalgici  di 
Benito Mussolini

E’ sufficiente una minima verifica storica dei fatti per portare a galla la verità.

1) Se non c’era il Duce col cavolo che prendevi la pensione, visto che l’INPS la inventò lui! Il primo sistema pensionistico in Italia a tutela dello stato di sopraggiunta invalidità sul lavoro o nel caso di impossibilità al lavoro per vecchiaia venne costituito nel 1898 quando venne introdotta la CNP, Cassa Nazionale di Previdenza nella quale venivano iscritti i lavoratori di alcune categorie e definitivamente dal 1919 quando l’ente divenne CNAS (Cassa Nazionale per le Assicurazioni Sociali) prevedendo l’iscrizione obbligatoria per tutti i lavoratori.

2) Se non c’era il Duce e ti ammalavi, peggio per te, non prendevi lo stipendio. Con la legge 11 gennaio 1943 n.138 venne istituita la prima Cassa Mutua di Assistenza di Malattia che offriva tutele minime ai soli lavoratori dipendenti del pubblico impiego e nulla per gli altri. L’indennità di malattia è un dono della repubblica democratica visto che venne istituita con decreto legislativo del Capo provvisorio dello stato nr.435 del 13 maggio 1947 l’INAM, Istituto Nazionale per l’assicurazione contro le malattie, riformato nel 1968 che assisteva tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private. E nel 1978, con Legge 23 dicembre 1978, nr. 883, veniva estesa, oltre che l’indennità retributiva in caso di malattia, anche il diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

3) Il Duce ha inventato la Cassa Integrazione Guadagni per aiutare i lavoratori di aziende senza lavoro. Nel 1939, tramite circolari interne, veniva prevista la possibilità, prevista senza un reale quadro normativo per poterla applicare, visto che allora era totalmente inutile. L’Italia, già coinvolta nelle guerre nelle colonie (Libia, Abissinia) si stava preparando all’entrata in guerra al fianco della Germania e l’industria (soprattutto quella bellica) era in gran fermento, motivo per cui non solo si lavorava a turni pesantissimi ma si assistette addirittura al primo esodo indotto di lavoratori dall’agricoltura all’industria. La Cassa Integrazione Guadagni, nella sua struttura è stata costituita solo il 12 agosto 1947 con DLPSC numero 869, misura finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività.

4) Quando c’era il Duce non vi era disoccupazione in Italia. Vero, anche se in maniera discutibile. Unica precisazione da fare è che tale evento non era giustificato dal reale stato di benessere dell’economia ma da due eventi ben precisi: l’Italia stava preparando l’entrata in guerra e tutte le industrie (e l’artigianato) che direttamente o indirettamente fornivano l’esercito lavoravano a pieno regime. Per contro, l’accesso al lavoro era precluso a tutti coloro che non sottoscrivevano la tessera del Partito Nazionale Fascista, sanzione che era estesa anche ai datori di lavoro che eventualmente li impiegassero. Motivo per cui durante il fascismo assistemmo ai primi flussi migratori, di tutti coloro che per motivi politici non intesero allinearsi al regime ma avevano una famiglia da mantenere. Francia (prima dell’invasione nazista), USA, Argentina, Brasile e Africa le direttive principali dell’emigrazione Italiana: anche mio bisnonno da parte di padre fu costretto ad emigrare in Etiopia visto che nella Romagna nessuno intendeva rischiare dando lavoro a uno privo della tessera del partito. Gli extracomunitari attuali non esistevano visto che venivano direttamente sfruttati in loco nelle colonie, mentre i migranti erano i nostri poveri che non volevano tesserarsi al partito, motivo per cui in Italia, chi non lavorava per la guerra era indotto ad emigrare.

5) Se non c’era il Duce le grandi strade in Italia non venivano costruite. Anche questo non è vero, visto che la necessità di realizzare infrastrutture in Italia fu un’idea di Giovanni Giolitti durante il suo quinto governo (15 giugno 1920/7 aprile 1921), avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture, sviluppo industriale dimostratosi necessario dal confronto con le altre grandi potenze che avevano partecipato al primo conflitto mondiale. Tale “rivoluzione” non potè essere attuata da Giovanni Giolitti, prima, e dal governo Bonomi che ne seguì solo per i sette mesi che resse a causa del boicottaggio e dell’ostruzionismo politico da parte del nascente fascismo, prima generico movimento popolare (1919) e poi soggetto in forma di partito dal 1921, con la costituzione del Partito Nazionale Fascista.

6) Quando c’era il Duce il popolo stava meglio! Anche questa è un’affermazione discutibile. Infatti, a seguito delle sanzioni internazionali irrogate nel 1936 all’Italia a seguito dell’invasione dell’Etiopia, il 18 novembre di quell’anno venne indetto il “Giorno della fede” in cui gli italiani furono invitati, in teoria, a donare tutto il proprio oro alla Patria ricevendo, in cambio delle fedi nuziali (gli sposati) anelli in ferro con la scritta “ORO ALLA PATRIA – 18 NOV.XIV” che qualche anziano possiede ancora. Teoricamente perché, malgrado fosse fatto su invito volontario, chiunque venisse colto a possedere oro proprio anche in casa, veniva perseguito come traditore e nemico della patria dalle squadre del Fascio Littorio, ripassati (come si diceva allora) a manganello ed olio di ricino. E sempre per sostenere la guerra in Abissinia ed Eritrea prima, quella al fianco dei tedeschi poi, venne imposta l’autarchia: tutti i prodotti di importazione vennero soppressi come la maggior parte del grano utilizzato per la pasta e sostituito dall’”italico” riso, come ad esempio il caffè, sostituito dal “surrogato” fatto con cicoria tostata e il the, sostituito dal “coloniale” karkadè, misura che complessivamente peggiorò di molto la qualità della vita del popolo. E il sequestro ai contadini della produzione agricola: agli agricoltori, come i miei parenti nell’alto forlivese, veniva imposta una elevata produzione agricola di cui solo una piccola parte veniva lasciata al contadino per il consumo personale e la vendita al mercato mentre una quantità esosa veniva “prelevata” dai fascisti locali “per il bene della patria”. E anche gli animali da carne. Furono anni in cui calò l’allevamento dei maiali, animale ingombrante, oneroso da mantenere, visibile e quindi facilmente “prelevabile” in favore dell’allevamento del coniglio, più piccolo, più discreto e quindi più facilmente nascondibile; nel paese di Santa Sofia di Romagna (FC), tutta la collina della frazione di Camposonaldo, zona impervia da esplorare, divenne prima che territorio e base dei partigiani luogo di allevamento abusivo dei conigli, quelli che le famiglie contadine mangiavano la domenica e nei giorni di festa malgrado le disposizioni del regime.

7) Il Duce amava l’Italia. «Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative» enunciò il Duce il 26 maggio 1940 (fonte: L’Italia nella seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori, 1946, p. 37): e così fu, visto che nella disastrosa “campagna di Russia”, solo per compiacere Hitler con una presenza italiana del tutto male equipaggiata e fornita nelle sue operazioni di guerra, persero la vita ufficialmente 114.520 militari sui 230.000 inviati al fronte, a cui aggiungere i dispersi, ovvero le persone che non risultavano morte in combattimento ma nemmeno rientrate in patria, che fonti UNIRR stimano in circa 60.000 gli italiani morti durante la prigionia in Russia. Il Duce amava talmente l’Italia da aver introdotto leggi razziali antisemite nel 1938 solo per compiacere l’alleato nazista, inutili perché in Italia gli ebrei, a differenza che in Germania, non avevano un’importanza rilevante in un sistema economico di cui la dittatura volesse provvedere all’esproprio. E i fascisti, soprattutto durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana (o di Salò) collaborarono attivamente ai massacri di rappresaglia a seguito delle operazioni partigiane e alla deportazione nei lager di cittadini italiani. In Italia inoltre il fascismo fu istitutore e gestore di “lager”: la bibliografia ufficiale stima 259 campi di prigionia, alcuni normali campi di detenzione, altri campi di smistamento in attesa della deportazione in Germania, altri ancora autentici campi di sterminio come la Risiera di San Sabba a Trieste, dove il tenore dei massacri era inferiore solo ai campi di Germania e Polonia.

8) Il Duce diede il voto alle donne. Errato, perché le donne erano ammesse alle votazioni solo per piccoli referendum locali mentre erano escluse al voto per le elezioni politiche. La prima volta che le donne furono democraticamente ammesse al voto fu al referendum repubblica/monarchia del 1946.

fascismo sfatiamo le  bufale

I numeri del fascismo in Italia

42 fucilati nel ventennio su sentenza del Tribunale Speciale. 28.000 anni complessivi di carcere e confino politico.
 80.000 libici sradicati dal Gebel con le loro famiglie e condannati a morire di stenti nelle zone desertiche della Cirenaica. 
700.000 abissini barbaramente uccisi nel corso della impresa Etiopica e nelle successive “operazioni di polizia”. 
350.000 militari e ufficiali italiani caduti o dispersi nella Seconda Guerra mondiale. 
45.000 deportati politici e razziali nei campi di sterminio, 
15.000 dei quali non fecero più ritorno. 
640.000 internati militari nei lager tedeschi di cui 40.000 deceduti ed i 600.000 e più prigionieri di guerra italiani che languirono per anni rinchiusi tra i reticolati, in tutte le parti del mondo.
 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione in Italia e all’estero.
 Migliaia di civili sepolti vivi tra le macerie dei bombardamenti delle città.
 Innumerevoli combattenti degli eserciti avversari ed i civili che morirono per le aggressioni fasciste.

L’invito è di condividere questo articolo sul web e soprattutto di farlo leggere a quei nostalgici di cui si accennava all’inizio. Chiunque, abbia un minimo di intelligenza e di conoscenza della storia, non può sostenere che Benito Mussolini e il fascismo abbiano fatto il bene dell’Italia.

Articoli correlati: Apologia del fascismo | Gli italiani che vogliono il duce

Articolo originale di Marco Cucchi (da ALGANEWS - luciogiordano.wordpress.com)

leggi anche:  http://cipiri.blogspot.it/2014/04/il-28-aprile-del-1945-vengono-catturati.html

Benito Mussolini 

e la sua amante Claretta Petacci




Il 28 aprile del 1945 vengono catturati sul lago di Como 
dai partigiani il dittatore Benito Mussolini e la sua amante Claretta Petacci, il 29 aprile saranno appesi a testa in giù in Piazzale Loreto a Milano insieme a 16 gerarchi fascisti.

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Mussolini Alessandra , Dai Film Hard alla politica...





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mercoledì 6 aprile 2011

VOGLIONO ABOLIRE L'APOLOGIA DEL FASCISMO


VOGLIONO ABOLIRE L'APOLOGIA DEL
FASCISMO

ROMA - Niente più divieto di ricostituzione del PNF, il Partito Nazionale Fascista. E' il contenuto di un disegno di legge costituzionale, presentato una settimana fa (il 29 marzo) da alcuni senatori del Pdl, che abolisce la XII norma transitoria e finale della Costituzione, ovvero quella che vieta «la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista». I senatori berlusconiani che hanno presentato il ddl sono Cristano De Eccher (Pdl), primo firmatario, e i co-firmatari Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bornacin, Achille Totaro. Tra i co-firmatari anche il senatore di Futuro e Libertà Egidio Digilio.
Il Partito democratico ha subito denunciato la presenza del ddl sul sito del Senato, per bocca di due esponenti romani, il segretario del Pd Roma Marco Miccoli e quello dei giovani democratici di Roma Domenico Romano. Per Miccoli e Romano «questo ddl è inaccettabile e mette in risalto quanto questo governo sia ben lontano dai valori incarnati dalla Costituzione. Non permetteremo che questa vergogna venga portata a termine e chiediamo che questo atto venga subito ritirato. In caso contrario ci mobiliteremo in tutta la città».



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