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lunedì 19 novembre 2012

Roma, attivisti del Teatro Valle occupato aggrediti



CHIEDIAMO CHIAREZZA E SPIEGAZIONI PUBBLICHE
Il 14 novembre come Teatro Valle Occupato e come lavoratrici/lavoratori della cultura abbiamo aderito allo sciopero generale, manifestando nel quartiere di San Lorenzo con il Cinema Palazzo e poi partecipando al corteo degli studenti. A manifestazione finita, mentre stavamo tornando verso il Teatro, cinque di noi (quattro del Valle e uno del Cinema Palazzo) sono stati aggrediti in piazza delle Cinque Scole da uomini in abiti civili che si sono qualificati come polizia, senza mostrare alcun tesserino. Uno di noi è stato brutalmente picchiato.
Nonostante la paura, abbiamo deciso di denunciare l’accaduto e renderlo pubblico attraverso la stampa perché si faccia luce su questo episodio. Vogliamo sapere chi erano questi uomini e perché erano autorizzati a comportarsi fuori da ogni regola. Le violenze e gli abusi a cui siamo stati sottoposti durante la giornata del 14 novembre per il solo fatto di partecipare ad un corteo di sciopero non possono essere un’intimidazione alla partecipazione civile. Come cittadine e cittadini chiediamo chiarezza e spiegazioni pubbliche.
Teatro Valle Occupato
Articolo da IL FATTO QUOTIDIANOdi Lorenzo GaleazziRoma, attivisti del Teatro Valle occupato aggrediti nel quartiere ebraico
“Qui dentro non ci dovete entrare. Potete andare a fare casino per tutta Roma, ma se entrate qui dentro siete morti”. E giù botte. Sono le 16.00 di mercoledì 14 novembre e dopo gli incidenti durante il corteo degli studenti, la città sta tornando lentamente alla normalità. Quattro attivisti del Teatro Valle occupato e uno del Cinema Palazzo, tre ragazze e due ragazzi – tutti giovanissimi – stanno attraversando i vicoli dell’antico ghetto ebraico per tornare a casa dopo la manifestazione. “Non avevamo né zaini, né caschi, né niente – raccontano – Stavamo solo camminando”. Ciò nonostante, quando arrivano in piazza delle Cinque Scole incrociano due uomini che, dopo uno scambio di sguardi per niente amichevoli, iniziano a seguirli.
Davide, uno dei ragazzi, sente puzza di bruciato e accende la telecamera con la quale aveva ripreso gli scontri di qualche ora prima. “Abbiamo pensato che fossero due agenti in borghese e, dopo tutto quello a cui avevamo assistito in corteo, volevamo tutelarci registrando un eventuale abuso di polizia”, puntualizza Ilenia, attrice e unica trentenne del gruppo. Ma gli uomini sentono il motorino della telecamera azionarsi e così comincia la gazzarra: “Uno dei due ci è venuto addosso insultandoci e subito dopo si è scagliato addosso al ragazzo con la macchina da presa”. A quel punto si avvicinano altre persone. Davide viene immobilizzato sul cofano di un’auto posteggiata lì vicino e, davanti agli occhi sbigottiti dei suoi compagni, comincia il pestaggio. “Mi hanno preso al collo, stavo soffocando”, racconta la vittima. Nel frattempo si avvicinano altre persone che si presentano come poliziotti, ma, come raccontano gli aggrediti, non intervengono in loro aiuto, al contrario, cominciano a intimidire gli altri membri del gruppo: “Vi arrestiamo, vi portiamo dentro e poi vi ammazziamo. Fuori i documenti.”

 continua a leggere e vedi il video http://www.teatrovalleoccupato.it/chiediamo-chiarezza-e-spiegazioni-pubbliche
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giovedì 5 gennaio 2012

Web batte Omsa 1 a 0



Web batte Omsa 1 a 0

La Omsa costretta a rompere il silenzio e a rispondere al furioso tam tam mediatico che da giorni imperversa sul web con numeri da capogiro: oltre 60.000 adesioni e 560.000 invitati all’avento “Mai più Omsa” promosso dal nostro blog e migliaia di commenti sulla fanpage del gruppo. La risposta è arrivata poche ore fa, su Facebook; un comunicato che riassume, dal punto di vista dell’azienda, i passaggi salienti che avrebbero portato alla decisione di chiudere lo stabilimento di Faenza e traslocare in Serbia: “La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori OMSA -recita la nota- oltre che quella di tutti gli altri dipendenti è tra le priorità del gruppo, che è all’opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme”. Ma sul web non sembra crederci nessuno. Ecco il testo integrale del comunicato:
“In risposta alle vostre considerazioni, abbiamo deciso di essere trasparenti per darvi il nostro punto di vista sulla vicenda. Per permetterci di prendere in considerazione tutti i vostri commenti abbiamo creato uno spazio dedicato per ascoltarvi.
Lo stabilimento OMSA di Faenza ha una lunga storia, che inizia nel 1941 e che incrocia la storia della Gruppo Golden Lady Company nel 1992, quando ne viene acquisito il marchio. Da allora la direzione del gruppo ha sempre garantito ai propri dipendenti un posto di lavoro dignitoso ed un livello di retribuzione sopra la media. Anche dopo il 2001, anno a cui risale la decisione di realizzare in Serbia gli stabilimenti di Valievo prima e di Loznica poi, con l’obiettivo di attivare nuove produzioni nel settore dell’intimo e di dare una risposta competitiva allo sviluppo dei mercati dell’Est.
Allargare la propria organizzazione produttiva verso i paesi dell’Est significava, e significa tuttora, da una parte portare all’interno della propria organizzazione produttiva lavorazioni prima effettuate da aziende terze, dall’altra aumentare le esportazioni verso i Balcani grazie agli accordi di libero scambio tra la Serbia e la Russia, che consentono l’abbattimento dei dazi doganali. L’apertura degli stabilimenti serbi non ha minimamente influito sui livelli di produzione e di occupazione dello stabilimento OMSA di Faenza, anzi ha preservato gli standard di lavoro, senza ripercussioni economiche o sociali.
Nel mese di ottobre 2008 tuttavia si manifestava un’improvvisa crisi finanziaria internazionale, ed il conseguente apprezzamento dell’Euro ha provocato difficoltà nelle esportazioni, con un calo di fatturato complessivo di circa 66.000.000,00 di Euro per l’intero gruppo, i cui effetti si protraggono tuttora. Tale crisi ha indotto la direzione del gruppo italiano ad una riorganizzazione generale del gruppo per non soccombere davanti alla sempre più aggressiva competizione dei paesi a basso costo di produzione. Un riassetto organizzativo che non passa solo attraverso l’ottimizzazione dei costi, ma anche attraverso più razionali sinergie distributive dei prodotti.
Il bilanciamento della produzione tra Serbia e Italia, ha dunque comportato decisioni drastiche, a volte sofferte, come la riduzione della capacità produttiva in Italia (a fronte dei costi di produzione troppo onerosi) e la dismissione degli impianti in Francia, Germania e Spagna, e a volte coraggiose, come la realizzazione presso uno degli stabilimenti della provincia di Mantova di un unico polo logistico-distributivo di servizio a tutte le aziende del gruppo, che promette al consumatore un miglior rapporto qualità/prezzo del prodotto.
Il gruppo precisa che la decisione è stata presa in ottemperanza alle leggi italiane ed al principio di libera impresa, nel pieno rispetto del diritto del lavoro, mediante una trattativa che ha visto coinvolti i principali sindacati, enti locali, Regione Emilia Romagna e … oltre alla direzione dell’azienda, tesa a trovare un’alternativa occupazionale ed incentivi al personale in esubero. La sorte delle lavoratrici e dei lavoratori OMSA, oltre che quella di tutti gli altri dipendenti è tra le priorità del gruppo, che è all’opera con tutti i soggetti preposti per trovare la soluzione più soddisfacente, insieme.
Il Golden Lady Group Spa sa che il prodotto in ultima analisi “lo fa chi lo acquista”, e garantisce il massimo impegno nel mantenimento di un livello di competitività sostenibile sul mercato, consapevole della sfida alla produttività che attende l’intero Sistema Moda italiano.”
Un primo risultato, dunque, è stato già raggiunto: fare uscire l’azienda  allo scoperto, costringerla a rispondere pubblicamente ai cittadini che protestano da giorni sul web e continueranno a  farlo finché non rientreranno i licenziamenti delle 239 lavoratrici dello stabilimento di Faenza. Non fermiamoci adesso.
MassimoMalerba

 http://violapost.wordpress.com/2012/01/05/web-batte-omsa-1-a-0-ecco-la-risposta-dellazienda-alle-proteste-comunicato-integrale/


http://cipiri5.blogspot.com/2012/01/la-omsa-licenzia-boicottaggio-su.html


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