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sabato 10 ottobre 2015

Bambini e Slot Machine



carnaval-fantasias: BIMBI E SLOT:

Le ticket redemption machine sono comunemente chiamate le slot machine dei bambini, il che già di per sé la dice lunga. Sono giochi molto simili alle slot machine, 
che funzionano con l’introduzione di denaro...
azzardo, bambini, Cultura, gioco, ludopatia, machine, minori, pericolo, sale, slot, soldi...


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martedì 10 settembre 2013

98 miliardi non pagati dai gestori delle slot machines


98 miliardi non pagati dai gestori delle slot machines

Mentre ai pensionati si tagliano euro e centesimi, le mafie dei giochi fanno finta di niente. Hanno spalle potenti e coperture politiche.E se mentre vi stanno decurtando la pensione, obbligandovi a lavorare per altri 6 anni, vi dicessero che ci sono 98 miliardi di euro che lo Stato potrebbe riscuotere ma a cui non sembra per nulla interessato? E se mentre le accise sulla benzina aumentano e fare un pieno diventa un salasso veniste a sapere che sono 4 anni che i vari governi di destra, di sinistra e di impegno nazionale non fanno nulla per recuperare quella cifra enorme che, da sola, basterebbe a pagare gli interessi sul debito pubblico nazionale per un anno intero?

Un po’ di storia

E’ il maggio del 2007 quando una Commissione Parlamentare prima, e il Gruppo Antifrodi Tecnologiche della Guardia di Finanza poi, al termine di una lunga inchiesta comunicano i risultati alla Corte dei Conti. E sono dati sconcertanti. Le dieci maggiori società concessionarie che gestiscono le slot machine avrebbero contratto un debito col Fisco per gli anni 2004-2007 pari a circa 100 miliardi. La truffa erariale più grande che la storia della nostra Repubblica ricordi.

Ma come è potuto succedere? Molto semplicemente, per legge le fameliche slot machine devono essere collegate con un modem ad un ricevitore della Sogei (Società Generale di Informatica controllata dal Ministero del Tesoro). Invece, i due terzi delle macchinette non sono collegate a questo sistema di controllo. E infatti nel solo 2006 le società indagate incassano il triplo dell’importo dichiarato al Fisco: 43,5 miliardi anziché 15,4. Dopo varie contestazioni e numerose penali – che lasciano ipotizzare un costante aumento della cifra che lo Stato deve riscuotere – si arriva, il 4 dicembre del 2008, al processo. Come spesso succede, tuttavia, i difensori contestano la competenza della Corte dei Conti obiettando che di tale questione deve occuparsi il Tar del Lazio. La disputa viene risolta dalla Cassazione, che nel dicembre del 2010 stabilisce che i giudici contabili possono continuare ad indagare. E infatti, nell’ottobre scorso, è ripreso il processo.

Le responsabilità dei Monopoli

Pesanti responsabilità, se non addirittura connivenze, sembrano ricadere anche sull’Agenzia dei Monopoli di Stato (AAMS). A denunciarlo è la stessa Commissione d’indagine che parla di “interrogativi” sorti durante l’inchiesta “su specifici comportamenti tenuti dai Monopoli in particolari occasioni” che “riguardano sia la fase di avvio delle reti telematiche e in particolare l’esito positivo dei collaudi allora condotti, subito dopo smentiti dall’esperienza applicativa, sia l’accelerato rilascio di nulla-osta di distribuzione per apparecchi nell’imminenza dell’entrata in vigore di una disciplina più stringente, sia infine l’omessa applicazione di sanzioni previste dalla legge e ‘l’invenzione’ di regimi fiscali forfettari”. E secondo quanto dichiarato da un membro della Commissione al Secolo XIX, “i Monopoli hanno autorizzato persino macchinette apparentemente innocue, giochi di puro intrattenimento, senza scoprire che premendo un pulsante si trasformavano in slot-machine. L’applicazione di forfait ha permesso il dilagare di anomalie, perché la ‘cifra fissa‘ è assai più bassa di quella che potrebbe essere rilevata dalle macchine. Così in moltissimi casi sono state dichiarate avarie, guasti, difficoltà di collegamento dei modem solo per poter pagare di meno, con una perdita secca per lo Stato di miliardi di euro”.

I Monopoli, in sostanza, avrebbero permesso e facilitato la dilagante evasione delle società concessionarie, “rinunciando a qualunque forma di sanzionamento che avrebbe dovuto essere attuata”. Oltre ai vertici de Monopoli, gravi accuse di corruzione sono state rivolte dalla Commissione a singoli funzionari che, attraverso “anomale procedure” e “retrodatazione delle autorizzazioni”, avrebbero permesso ad almeno 28 aziende (alcune delle quali oggetto di indagini da parte della magistratura per presunti reati di corruzione nei confronti di dirigenti dei Monopoli) di eludere le disposizioni introdotte successivamente dalla legge.

L’immobilismo dei governi

Intanto, i governi che si sono succeduti dal 2007 ad oggi – di sinistra, di destra e di impegno nazionale – continuano a restare imbambolati senza prendere una decisione al riguardo. L’ultima volta che se ne è parlato in Parlamento, l’estate scorsa, il ministro Vito ha rassicurato che «nel decreto anticrisi, attraverso la collaborazione con la Guardia di Finanza, sono stati attivati controlli e indagini sull’attività delle società stesse a garanzia del loro operato e per verificarne l’affidabilità». Che tradotto suona più o meno come in Don Raffaè: “Lo Stato che fa? S’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità!”.

Slot, politica e Mafia: un intreccio pericoloso Si potrebbe essere maligni, a questo punto, e pensare che tanto immobilismo bipartisan sia dovuto alla presenza di uomini vicini a politici importanti nell’affare. E magari anche alle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Atlantis ad esempio, una delle società concessionarie maggiormente impantanate nella faccenda (con sede fiscale nelle Antille Olandesi), ha un legale rappresentante che si chiama Amedeo Labocetta, un ex esponente di spicco di An a Napoli, oggi parlamentare del Pdl. Lui però ha sempre stoicamente rimandato al mittente ogni accusa: “Faccio il deputato a tempo pieno, sono nella commissione antimafia e mi sento il custode di Montecitorio: sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene”. Peccato che questo stakanovista eroe della patria si sia reso protagonista di un episodio assai curioso, il 9 novembre scorso. Mentre le Fiamme Gialle stavano perquisendo un ufficio di Francesco Corallo, presidente di Atlantis, s’è intrufolato quatto quatto nel locale – insieme a Giulia Bongiorno, deputata di Fli – e ha portato via quello che ha definito essere un “suo” computer, invocando l’immunità parlamentare in faccia ai militari della Guardia di Finanza. Francesco Corallo, proprietario di quell’ufficio romano e presidente di Atlantis, è un personaggio piuttosto importante. Se non altro perché suo padre è quel Gaetano Corallo condannato a 7 anni di reclusione per associazione a delinquere. Si tratta di uno dei più importanti esponenti della mafia di Catania, in strettissimi rapporti con Nitto Santapaola, che avrebbe anche ospitato in una sua villa ai Caraibi durante la latitanza del superboss.

Forse, un giorno, qualcuno ci dirà come andrà a finire questa brutta storia. Intanto voi, cari Italiani, in nome del bene del Paese e in virtù della difficoltà del momento che stiamo attraversando, pagate e zitti.

Di : Valerio Valentini che collabora a bioblu.com

LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2013/05/no-slot-ludopatia-una-trappola-per-tutti.html

No slot : Ludopatia una trappola per tutti





Le macchinette vlt, le cosiddette “video lottery”, evoluzione delle slot-machine presenti nelle sale giochi e sempre più numerose nelle nostre città, pagano al fisco circa il 3 per cento in termini di tassazione fiscale. Sul pane si paga una tassazione del 4 per cento pieno.


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martedì 21 maggio 2013

No slot : Ludopatia una trappola per tutti





Le macchinette vlt, le cosiddette “video lottery”, evoluzione delle slot-machine presenti nelle sale giochi e sempre più numerose nelle nostre città, pagano al fisco circa il 3 per cento in termini di tassazione fiscale. Sul pane si paga una tassazione del 4 per cento pieno.

La prima volta già a 10 anni

I “demoni”, vale a dire le slot, sono disseminati ovunque: bar, sale giochi, tabaccherie, pub. Se ne trovano persino in una latteria e al distributore di benzina. In tutto fanno 520: una macchinetta ogni 136 abitanti. «Era la primavera del 2005. Entro in un bar. Subito mi attraggono le loro lucine e la nenia incessante che continuano ad emettere. Ne scelgo uno dei due e inizio a infilarci, una dopo l’altra, le prime monete da un euro. Non vinco nulla. Il giorno dopo ci riprovo. Cambio 20 euro in moneta e comincio». Andrea (nome di fantasia), 50 anni, racconta così l'inizio del suo incubo. Potrebbe essere l'incipit di tante altre storie di vite bruciate perché, si sa, nella miseria ogni vicenda si somiglia. Almeno all'inizio. Poi dipende da chi incontri sulla tua strada. «Per me la Provvidenza ha il volto di tutte quelle persone che mi hanno voluto aiutare», continua Andrea. Una di queste è Simone Feder, psicologo, che insieme ad un gruppo di volontari della “Casa del giovane” si occupa del recupero dei giocatori d'azzardo che per lo Stato restano dei fantasmi visto che la ludopatia non è ancora riconosciuta come una dipendenza da curare.

«Non so spiegarmi il primato di Pavia», spiega Feder che ha condotto di recente una ricerca sui minori da cui è emerso che tra i quindicenni, il 15 per cento ha giocato almeno una volta ai video-poker o alle slot. La prima volta è stata tra i 12 e i 14 anni ma l'8 per cento ha affermato di aver giocato prima dei 10. Nell'86 per cento dei casi la somma giocata è inferiore ai 10 euro ma c'è un 14 per cento che spende più di 51 euro. Altro risvolto inquietante: il numero maggiore di ragazzi con un genitore (solitamente il padre) che gioca, presenta altri comportamenti a rischio: il 30 per cento consuma alcol ogni giorno, l'11 fuma e fa uso di droghe leggere. «È come se ci fosse stato un passaggio generazionale», prova a spiegare Feder, «fino a cinque-sei anni fa nei nostri centri d'ascolto arrivavano soprattutto anziani, oggi invece sono quasi tutti giovani e adolescenti. Anche se non mancano, soprattutto tra le donne, quelli della fascia d'età media che va dai 35 ai 55 anni».

Una trappola per tutti

L'azzardo è uno spettro trasversale: divora tutti e non sembra dipendere dalla ricchezza, né da particolari contesti familiari o sociali. E la crisi? «Incide fino a un certo punto», dice Feder, «la motivazione del gioco data dai figli che hanno il padre che lavora o è disoccupato è la stessa: arricchirsi». Le storie, su questo, dicono più delle cifre. C'è la figlia diciottenne di un titolare di una ditta d'idraulica che ha comprato un dispositivo satellitare Gps e lo ha piazzato di nascosto nell'auto del padre per monitorarne gli spostamenti. Quando s'avvicina a una slot machine scatta l'allarme rosso. Fino ad ora, ha dilapidato oltre 50 mila euro. «Alcuni ragazzi sono venuti da me per chiedermi di gestire il conto corrente dei genitori che si stanno rovinando con il gioco», racconta Feder. Poi ci sono adolescenti che per giocare hanno venduto di nascosto dalla madre tutto l'oro di famiglia, altri che i soldi per l'abbonamento dell'autobus lo sperperavano tutto alle macchinette.

Una madre disperata, invece, ha chiesto aiuto per il figlio di 23 anni. La mattina gli accreditavano lo stipendio, la sera, davanti alle macchinette, aveva già speso tutto. «In poche ore bruciava il lavoro di un mese», dice Feder, «ora per fortuna ha accettato di farsi curare». Come l'ex manager di 60 anni che è in comunità dopo aver perso ogni cosa: patrimonio, affetti, dignità. «Non mi spiego come si sia potuto ridurre così», afferma, «c'è un'adrenalina così attraente nel gioco che schiavizza esattamente come le sostanze stupefacenti. Questo, almeno, dicono le neuroscienze. Anche se resta ancora molto lavoro da fare per decifrare la psiche dei giocatori d'azzardo». Sarà. Pirandello nel Fu Mattia Pascal parlava di «certi disgraziati cui la passione del giuoco ha sconvolto il cervello nel modo più singolare: stanno lì a studiare il cosiddetto equilibrio delle probabilità... consultando appunti su vicende de' numeri: vogliono insomma estrarre la logica dal caso, come dire il sangue dalle pietre».

«Le donne sono molto agguerrite»
Come una Las Vegas al rovescio, la Pavia del gioco non si ferma mai. Neanche di notte. Non è raro alle due o alle tre del mattino veder giocare in alcune sale alcune mamme con il bimbo nel passeggino accanto. «Un giocatore su quattro è donna», afferma Feder aprendo uno squarcio su quella che, si presume, sarà la prossima emergenza. «Se in passato le giocatrici erano persone sopra i 60 anni che sperperavano la pensione», dice, «adesso il fenomeno coinvolge anche quelle di mezza età. Quelle dai 35 ai 55 anni sono le più agguerrite».

Istituzioni al contrattacco

 Da qualche mese è partita la campagna dei locali “obiettori” che non hanno macchinette e alla porta hanno affisso il cartello “Questo bar è No slot”. In consiglio comunale si discute di modificare il regolamento di polizia urbana mettendo paletti rigidi contro l'apertura di nuove sale giochi. «Se sui pacchetti di sigarette c’è scritto “Il fumo uccide”, dove si gioca d’azzardo dovrebbe essere scritto “il banco vince sempre”», tuona il sindaco Cattaneo, «e invece siamo bombardati da messaggi che invitano a tentare la fortuna per risolvere i problemi economici: messaggi che fanno enormi danni a disoccupati, giovani, anziani, alle fasce più vulnerabili della popolazione che buttano nel gioco i pochi euro che hanno e sprofondano in un baratro di disperazione». Gli fa eco Feder: «La pubblicità sui giochi è dannosa. Bisognerebbe vietarla per legge».

gruppo su FB
https://it-it.facebook.com/noslotmachine
Questo sito nasce per quelli che pensano che il caffè è più buono se il bar è senza slot! Puoi aiutarci segnalando locali dove è possibile bere un buon caffè senza slot! per avere l' adesivo
http://www.senzaslot.it/

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L'altra domenica ho guardato il calcio in tv assieme ai miei figli e ai loro amici. A un certo punto, durante la partita (della Roma), alcuni di loro hanno sfilato dalle tasche certi bigliettini ... continua a leggere

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Scandalo slot machine


1. Novantotto, cioè 98 miliardi di euro equivalgono a ben 5 manovre economiche. Sono i soldi che alcune concessionarie di slot machine avrebbero dovuto allo Stato secondo la condanna di primo grado. Di quei 98 miliardi lo Stato ne ha recuperato solo 2,5.  Gli altri 95,5 che potrebbero evitare molti tagli e sostenere molti investimenti per la crescita sono stati scontati
2. Prima del 2002 le slot machine (o videopoker, videogiochi) erano illegali e facevano gola alla criminalità organizzata
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