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venerdì 10 gennaio 2020

Gattuso ha Distrutto Salvini


Gattuso ha Distrutto Salvini

Quando l’uomo politico che fa carriera
 cercando di rappresentare la pancia del popolo
 incontra l’uomo del popolo incazzato con lui,
 l’uomo Politico è un uomo Morto.

Gattuso ha Distrutto Salvini

Gennaro Gattuso, l’allenatore del Milan, fino a oggi è il solo che sia riuscito a mettere in difficoltà Salvini. Ovviamente, sarebbe insensato attribuirgli intenzioni “politiche” nel senso che si dà abitualmente alla parola. Gattuso è un’icona del calcio italiano e tale rimarrà anche in futuro. Ma con la sua risposta al leader della Lega che lo criticava per non aver effettuato cambi nel secondo tempo della partita contro la Lazio è riuscito là dove nessun politico è riuscito:
 Sconfiggere Dialetticamente Salvini.

Salvini ha costruito la fortuna politica su un singolo principio comunicativo: lui è l’uomo del popolo che lotta contro l’élite e la sconfigge. Pensa come il popolo, parla come il popolo, prova i sentimenti del popolo e agisce come agirebbe il popolo. Chiunque, dal professore universitario all’esperto economista al politico in giacca e cravatta, esce triturato dal confronto.

Poi, arriva Gennaro Gattuso. Ha un accento regionale molto marcato, ha una prosa incerta e un vocabolario limitato con cui però ti manda a stendere. Pochi concetti, rozzi, chiari, comprensibili a tutti, condivisibili da tutti. Gattuso è realmente il mondo con cui Salvini
 tenta di identificarsi senza esserlo veramente.

Gattuso è l’uomo del bar cui Salvini, fino a oggi, si è rivolto. L’uomo del bar che dice a Salvini: non capisci niente, fatti gli affari tuoi, pensa alla Politica che è meglio. E così in un attimo, Gattuso ha strappato la maschera dal volto di Salvini svelandone la vera natura: un rappresentante di quella élite che, per pura convenienza politica, racconta di voler combattere.




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venerdì 20 dicembre 2019

Salvini si Dissolverà nell'Aria come una Scorreggia Puzzolente

Salvini si Dissolverà nell'Aria come una Scorreggia Puzzolente


PARLARE DI SALVINI SUI SOCIAL 
non fa altro che portare ACQUA AL SUO MULINO...
 (così come faccette arrabbiate ai suoi post, critiche sprezzanti, e battute esilaranti....)

Nell'ultimo periodo i suoi post non raccoglievano più di 10.000 like e poche decine di commenti. Il selfie citato ( la ragazza sull'aereo che gli fa il gesto del Dito ) gli ha permesso di rigirare un argomento che ha creato clamore (quindi condivisioni, like, commenti...) a suo favore: questo post ha moltiplicato (solo nel brevissimo periodo) 7 volte il suo traffico abituale.

ERGO: sbeffeggiare le sue stramberie non fa altro che donargli più visibilità, è per questo che si gioca quotidianamente la sua scarsa dignità sui social.

NON BISOGNA CRITICARE SALVINI?
Certo che bisogna farlo ma nel merito di argomenti importanti e su contenuti rilevanti.

CERCANDO DI:
- NON condividere i suoi post
- NON usare i suoi ashtag (evitare le sue parole-chiave)
- NON condividere polemiche su temi irrilevanti che distolgono l'attenzione da cose più importanti
- NON condividere le sue immagini
- NON condividere il suo odioso faccione

Così "LA BESTIA" MORIRÀ dove è nato, SUI SOCIAL 

Salvini si Dissolverà nell'Aria come una Scorreggia Puzzolente
PERCHE' NON HA CONTENUTI VALIDI
NON STUDIA I PROBLEMI
E PARLA A VANVERA DI
TUTTO CIO' CHE NON CONOSCE

LEGGI ANCHE
COME FUNZIONA IL SOFTWER CHE LAVORA 
PER SALVINI SOPRANNOMINATO LA BESTIA

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mercoledì 16 ottobre 2019

Salvini Leader Fallito

Salvini Leader Fallito


 la storia di Salvini sul detenuto che ha preso a morsi l’orecchio di un agente non era vera

Secondo un sondaggio di Ipsos per il 45% degli intervistati Matteo Salvini sarebbe un leader che ha fallito, anche se rimane sempre un 44% che invece reputa il segretario della Lega un vincente.

Matteo Salvini continua a spaccare il Paese, tanto che un recente sondaggio realizzato dall’istituto Ipsos ha dipinto un elettorato quasi perfettamente diviso
 a metà sul giudizio nei confronti dell’ex ministro.

Per il 45% dei rispondenti al sondaggio infatti Salvini sarebbe ora un leader fallito, vista la crisi di governo da lui aperta ad agosto che invece di elezioni anticipate ha prodotto la nascita del Conte bis sostenuto dal PD insieme ai 5 Stelle.

Leggi anche Sondaggi: tonfo Lega e M5S ma un italiano su tre è indeciso

Nonostante questa mossa di certo non proprio machiavellica, sempre secondo l’indagine rimane pur sempre un 44% degli intervistati che invece continua a reputare Salvini un leader vincente, mentre il restante 11% ha preferito non esprimersi.

Non sembrerebbe essere il miglior momento per Matteo Salvini. Dopo l’exploit alle elezioni europee di fine maggio, il segretario della Lega ha deciso di staccare la spina al governo gialloverde a inizio agosto, poche settimane prima dell’inizio della delicata sessione di bilancio.

Un errore questo, visto che ha fornito a Matteo Renzi e al Movimento 5 Stelle un perfetto assist per dare vita a un governo, impensabile fino a quel momento, nato per scongiurare l’aumento dell’Iva ma soprattutto per evitare le urne.

L’azzardo agostano ha quindi portato il Carroccio dal governo all’opposizione, con gli ultimi sondaggi politici che vedrebbero una Lega in calo anche se 
sempre per distacco il primo partito in Italia.

Non sembrerebbero andare meglio per Matteo Salvini anche i sondaggi che riguardano la sua persona, visto che dall’indagine di Ipsos è emerso come il 45% 
degli intervistati lo reputi adesso un leader fallito.

Pur potendo contare sempre su un 44% che invece lo reputa un leader vincente, è evidente come l’ex ministro degli Interni stia vivendo un periodo di appannamento 
dopo essersi auto-catapultato fuori dal governo.

Ci sono però diversi appuntamenti a breve che potrebbero risollevare l’immagine di Salvini. Il primo è la grande manifestazione che si terrà a Roma il prossimo 19 ottobre, momento in cui il “Capitano” potrà mostrare i muscoli riempiendo piazza San Giovanni.

Poi ci saranno le delicate elezioni regionali in Umbria di domenica 27 ottobre, con la leghista Donatella Tesei che sfiderà Vincenzo Bianconi candidato civico ma sostenuto dall’asse PD-M5S.

Una vittoria in Umbria sarebbe un toccasana per l’immagine di Matteo Salvini, mentre una debacle nel voto regionale potrebbe essere il segnale di un possibile declino politico 
dopo l’apice del 34% dei voti ottenuti alle europee.

Matteo Salvini, un piano per Ucciderlo

Matteo Salvini, un piano per Ucciderlo

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martedì 15 ottobre 2019

Le Promesse Elettorali fatte ai Pastori Sardi Non Sono state Mantenute

Le Promesse Elettorali fatte ai Pastori Sardi Non Sono state Mantenute

L'aumento del prezzo del latte a un euro al litro 
non c'è stato, 
e ora le proteste potrebbero ricominciare

Sono passati cinque mesi dalle proteste degli allevatori sardi contro il crollo del prezzo del latte di capra e di pecora: se ne era parlato molto, lo scorso febbraio, perché in alcuni casi le proteste erano state particolarmente aggressive e vistose, con blocchi stradali, manifestazioni e minacce verso chi non protestava, e perché la questione del latte era diventata centrale anche per le elezioni regionali, poi vinte da Christian Solinas, di centrodestra e sostenuto dalla Lega.

Durante la campagna elettorale, a seguito delle proteste, il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio, entrambi leghisti, avevano incontrato a Roma una delegazione di pastori insieme a rappresentanti di consorzi, imprenditori, cooperative e industriali. Salvini aveva promesso che avrebbe trovato «una soluzione entro 48 ore per restituire dignità e lavoro ai sardi», e che non si sarebbe alzato dal tavolo delle trattative finché il prezzo del latte non fosse passato da 60 centesimi a 1 euro al litro. Non è successo.

Poiché le promesse non sono state mantenute, i pastori hanno fatto sapere di essere pronti a riprendere la protesta. Chiedono che il latte di capra e di pecora – venduto prevalentemente all’industria casearia – venga pagato di più ai produttori, e sostengono che i grandi produttori di formaggi si siano accordati per fare abbassare i prezzi del latte. A febbraio il prezzo era crollato a 60 centesimi al litro, non sufficiente secondo loro nemmeno a coprire le spese di produzione.

Il calo del prezzo era legato in particolare all’andamento del mercato del Pecorino Romano DOP, per la cui produzione viene impiegata più della metà di tutto il latte prodotto in Sardegna. Quando il prezzo del Pecorino Romano sale, come era successo due anni fa, sale anche il prezzo del latte; quando il prezzo del Pecorino Romano scende, scende anche il prezzo del latte. La produzione di Pecorino Romano, proprio per evitare grosse oscillazioni dei prezzi, è regolata da quote che vengono stabilite ogni anno, ma che secondo gli allevatori non vengono rispettate da molti caseifici anche per via delle multe molto basse. L’eccessiva produzione di Pecorino degli ultimi anni, spinta dagli alti prezzi che aveva raggiunto il prodotto, ha fatto poi accumulare a moltissimi caseifici grandi scorte di formaggio invenduto: questo in pochi mesi aveva fatto drasticamente abbassare i prezzi del prodotto al consumo, con conseguenze arrivate fino ai produttori di latte.

Dopo le manifestazioni dello scorso febbraio e l’incontro con Salvini, in prefettura a Sassari era stata avviata una trattativa tra pastori e industriali ed era stato trovato un accordo sul prezzo del latte: 74 centesimi al litro come forma di acconto, con l’impegno di un conguaglio a novembre in base al prezzo di mercato del Pecorino. I portavoce della protesta, Nenneddu Sanna e Gianuario Falchi, avevano fatto sapere di aver firmato quell’accordo «per senso di responsabilità, non perché soddisfatti». Avevano spiegato che oltre al prezzo del latte avevano avanzato anche altre richieste e che comunque quell’accordo doveva essere considerato un primo passaggio verso una riforma più generale della filiera produttiva.

All’inizio di luglio il Movimento pastori sardi ha ricominciato a riorganizzarsi. «Si stanno ricreando nel mondo delle campagne umori paragonabili a quelli che i pastori hanno già vissuto nel mese di febbraio, momento in cui è scoppiata la protesta. C’è una forte probabilità che la gente possa tornare in strada sino a quando non si avviino le riforme che abbiamo chiesto con forza per costruire un sistema sano in cui chi produce latte crudo possa metterlo sul mercato e cederlo ai trasformatori che sono in grado di valorizzarlo e remunerarlo in maniera equa», hanno fatto sapere. A questo si sono sommate anche altre questioni: sono arrivate le denunce a chi, lo scorso febbraio, aveva protestato; il presidente del consorzio del Pecorino Romano DOP dopo le dimissioni è tornato in carica; il prezzo del formaggio, a cui erano agganciati gli aumenti di novembre, è rimasto fermo (i conguagli non arriveranno dunque all’euro promesso). Infine, l’inchiesta sul prezzo del latte sardo avviato dall’Antitrust nei confronti del Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino Romano – per verificare se fosse stato imposto agli allevatori un prezzo di cessione del latte al di sotto dei costi medi di produzione – si è chiusa con un nulla di fatto. Per l’Antitrust, visto che si è trovato un accordo, sono venuti meno i presupposti per le contestazioni di pratiche commerciali sleali.

Uno dei portavoce del Movimento, intervistato su Lettera 43, ha spiegato: «Mi chiedo com’è possibile che non si vogliano scoprire le responsabilità della crisi di un intero settore. Che senso ha insabbiare tutto?». Ha detto che in Consiglio regionale non si parla di loro ma solo di vitalizi, e rispondendo a una domanda diretta sugli impegni presi da Salvini ha dichiarato: «Siamo stanchi e delusi da tutti, presi in giro. Però basta con questo ritornello che abbiamo votato Salvini e che quindi “ben ci sta”, come leggiamo ogni giorno sui social, anche nel nostro gruppo Facebook». Sulla ripresa delle proteste: «Aspettiamo le assemblee, ma l’umore è davvero a terra».

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#Salvini Dovrebbe #Ritirarsi dalla #Politica #NonèCapace

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giovedì 10 ottobre 2019

Lega e Soldi Russi

Soldi russi alla Lega

 Spunta il “pizzino” di Savoini: il 4% destinato al partito

Ecco una delle prove che potrebbe dare la vera svolta all’inchiesta sui presunti fondi della Russia destinati alla Lega di Matteo Salvini. Uno schema, scritto a mano, ma dettagliato, su come 65 milioni di dollari sarebbero dovuti entrare nelle casse di via Bellerio. Un vero e proprio “pizzino” destinato a Gianluca Savoini, fotografato, condiviso in chat e recuperato dopo mesi dagli investigatori: nelle mani della procura di Milano, sarebbe diventato una prova fondamentale nel caso dei presunti fondi russi alla Lega.

Come riporta Repubblica, il foglio sarebbe stato scritto dall’avvocato Gianluca Meranda, presente insieme a Gianluca Savoini e al consulente bancario Francesco Vannucci, all’incontro nell’hotel Metropol di Mosca. Lo scorso 18 ottobre, gli italiani incontrarono tre funzionari russi per discutere della compravendita di gasolio russo scontato, ai fini di destinare quel margine di 65 milioni di dollari alla campagna elettorale della Lega.



Il foglio, scritto a penna da Meranda, è stato condiviso dall’avvocato nelle chat con gli altri due presenti: “Farò solo uno screenshot qui e ve lo manderò in modo che siamo sincronizzati – afferma Meranda in riferimento al pizzino, non sapendo che qualcuno stesse registrando e che quella conversazione sarebbe stata poi pubblicata da BuzzFeed -. Ok, signori, penso che le cose stiano andando nella giusta direzione”.

Sul pizzino ci sarebbero le cifre esatte della presunta tangente russa alla Lega. Della compravendita del gasolio con acquirente finale Eni, il 4% sarebbe dovuto andare al partito di Matteo Salvini, il 6% ai russi. Adesso quel foglio, sotto forma di file jpg, sarebbe una prova in mano al procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e ai pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta.




La prova che, anche se non si è concretizzato, l’accordo al Metropol è stato “perfezionato”. Il documento, recuperato dalla Guardia di Finanza nei telefonini dei tre italiani, indagati per corruzione internazionale, è importante perché i numeri sembrano confermare l’audio di BuzzFeed. “L’idea – diceva Meranda -, come concepita dai nostri ragazzi politici è che, con uno sconto del 4 per cento, 250mila più 250mila al mese per un anno, possono sostenere una campagna”.

Le Fiamme Gialle speravano di trovare altro materiale nelle conversazioni di Savoini su Wickr, app di messaggistica che permette l’autodistruzione delle chat, ma l’ex presidente dell’associazione Lombardia-Russia si è rifiutato di consegnare le password.

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È emerso così che un’altra delle grandi promesse di Salvini,   quella di rimandare tutti quelli che non   potevano stare in Italia al loro paese, è stata disattesa

È emerso così che un’altra delle grandi promesse di Salvini, 
quella di rimandare tutti quelli che non 
potevano stare in Italia al loro paese, è stata disattesa...
https://cipiri.blogspot.com/2019/10/salvini-non-ha-fatto-nulla-su-rimpatri.html



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giovedì 3 ottobre 2019

Salvini non ha fatto NULLA su Rimpatri e Ricollocamenti

È emerso così che un’altra delle grandi promesse di Salvini, quella di rimandare tutti quelli che non     potevano stare in Italia al loro paese, è stata disattesa.


Oggi in in vista della riunione del Consiglio dell’Unione europea che si terrà martedì e mercoledì 

prossimo il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha riferito a Palazzo Madama davanti alle 

commissioni riunite Affari Costituzionali e Politiche dell’Unione Europea di Camera e Senato. Si è 

parlato ovviamente di immigrazione, redistribuzione e ricollocamento dei migranti e di rimpatri.

Salvini non ha fatto nulla per i rimpatri
È emerso così che un’altra delle grandi promesse di Salvini, quella di rimandare tutti quelli che non 
potevano stare in Italia al loro paese, è stata disattesa. Secondo il ministro «i rimpatri effettuati dal 
nostro Paese nel 2017 sono stati 6.514 quelli forzati e 869 quelli volontari e assistiti, per un totale di 
7.383. Nel 2018, i rimpatri forzati sono stati 6.820 e quelli volontari 1.161 per un numero complessivo di 7.981 mentre nel 2019, al 22 settembre, abbiamo rimpatriato forzatamente 5.044 immigrati e disposto 200 rimpatri volontari e assistiti per un totale di 5.244 persone». Il dato di settembre è perfettamente in linea con quello dello stesso periodo dello scorso anno. Insomma i numeri sono rimasti costanti sia quando al governo c’erano Renzi e Gentiloni che quando c’era Salvini. E già qualche tempo fa l’ex ministro dell’Interno aveva messo le mani avanti.

I 600mila rimpatri che aveva promesso in campagna elettorale (nel contratto di governo si parlava di 
almeno 500mila irregolari) erano impossibili da realizzare nell’arco di una legislatura e i leghisti lo 
sapevano bene. Ma ai tassi attuali pure di un’intera vita visto che per rimpatriare tutti gli irregolari 
potrebbe servire almeno un secolo, come aveva dichiarato
 il presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo. 

Eppure c’è stato un tempo in cui Salvini si vantava del fatto che i rimpatri erano più degli sbarchi, anche questo però non era vero. E anche i numeri dei rimpatri,  presi così da soli non riflettono la realtà del fenomeno visto che nel 2018 gli stranieri formalmente espulsi sono stati 36mila.

I ricollocamenti “organizzati” da Salvini non sono quasi mai andati in porto
Le ragioni sono le più diverse, secondo il ministro Lamorgese «occorre far funzionare i rimpatri a livello europeo: una politica migratoria e di asilo efficace e credibile richiede un rapido rimpatrio di coloro che non hanno diritto a rimanere in Italia e in Europa, nel rispetto dei diritti umani e del principio di non respingimento». Ma la verità è che mancano gli accordi di riammissione con i paesi d’origine e i soldi per i rimpatri. Anche qui Salvini aveva promesso che avrebbe stanziato 42 milioni di euro per i rimpatri, nel decreto Sicurezza però ne sono stati stanziati appena 3 milioni.

Ma per Salvini, che qualche giorno fa si vantava di essere stato lui a contattare i capi di Stato europei 
per gli accordi di redistribuzione dei migranti sbarcati dalle navi delle ONG, arriva un’altra doccia fredda a base di numeri: «su un totale di 855 migranti da redistribuire, abbiamo registato offerte di accoglienza per 673 persone ma di queste solo 241 sono state effettivamente trasferite», ha detto la titolare del Viminale. Ancora una volta la matematica non viene in aiuto della propaganda della Lega. Insomma le ricette sulll’immigrazione di Salvini si sono rivelate in larga parte inefficaci. Anche perché se il capo del Carroccio era riuscito a diminuire gli sbarchi dalla Libia non era riuscito a fare quasi nulla per le partenze dalla Tunisia: in quel caso i migranti arrivano direttamente sulle nostre coste, anche perché non possono essere intercettati dalla guardia costiera libica.

La storia del nuovo governo che aumenta gli sbarchi
Infine un ultimo appunto a chi in questi giorni va dicendo che “il trend” migratorio si è invertito perché il nuovo governo ha aperto i porti. I porti non sono mai stati chiusi se non – per giorni o settimane – alle navi delle ONG. Fino ad oggi il governo ha “riaperto” i porti alle navi delle ONG anche grazie al famoso accordo di Malta ma non ha cambiato nulla della politica di Salvini sugli altri sbarchi: quelli che arrivano in maniera autonoma e sono quasi sempre riusciti a sbarcare. Persone che sarebbero sbarcare in ogni caso, ma delle quali Salvini non avrebbe mai dato notizia. Perché anche lui sapeva quello che sanno tutti: una volta “elusa” la sorveglianza della guardia costiera libica non c’è niente che ferma i migranti.

Oltre a questo c’è da sottolineare che un mese di aumento degli sbarchi (è vero, sono aumentati) non è un “trend”. Come spiega su Twitter il ricercatore dell’ISPI Matteo Villa bisogna tenere in considerazione anche dei punti di partenza dei migranti. 
Quali sono le rotte che Salvini poteva dire “di controllare”? 

L’unica rotta è quella dei migranti che salpano dalla Libia e in quel caso, sottolinea Villa, le partenze seguono il trend stagionale degli ultimi anni. Sono invece raddoppiati gli sbarchi dei migranti partiti dalla Tunisia, sui quali anche il governo precedente non ha potuto fare nulla così come degli arrivi da Grecia e Turchia (sì, i migranti arrivano anche da lì, via mare) che non sono minimamente controllabili. Non solo è ancora presto per poter parlare di un aumento stabile degli sbarchi (ma anche se così fosse non siamo di certo di fronte ad un’invasione) ma non è nemmeno possibile ascrivere al governo attuale o alle ONG l’aumento degli sbarchi. 
Non c’è nessuna legge che viene “disapplicata” come dice Salvini. 

Perché l’unica legge emanata dal precedente governo consentiva unicamente di bloccare le navi delle 
ONG e nulla era in grado di fare nei confronti delle imbarcazioni degli scafisti.


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Si chiama Senso delle istituzioni. Si chiama Decoro.   E, su entrambe le cose, a Salvini non basterebbero 3 vite per arrivare a...

Si chiama Senso delle istituzioni. Si chiama Decoro. 
E, su entrambe le cose, a Salvini non basterebbero 3 vite per arrivare a...
https://cipiri.blogspot.com/2019/10/e-contento-di-non-dover-piu-girare-in.html

È contento di non dover più girare in mutande in spiaggia da ministro dell’Interno?


È contento di non dover più girare in mutande in spiaggia da ministro dell’Interno?


Lilli Gruber, che di mestiere fa la giornalista, chiede a Salvini, con classe, quello che 20 milioni di italiani come noi si chiedono, con molta meno classe, da quest’estate: “È contento di non dover più girare in mutande in spiaggia da ministro dell’Interno?”

Fatto: oggi migliaia di bestie stanno dando vita alla solita, ennesima, squallida gogna social nei confronti della giornalista, “colpevole” di aver osato rivolgere delle domande al “capitano” e mostrata in uno scatto di anni fa mentre prende il sole al mare in topless.

Svolgimento: vedete, cari analfabeti di ritorno (e anche d’andata), Lilli Gruber è una giornalista, libera, indipendente, che non riveste alcun ruolo istituzionale, e come prende il sole al mare nel suo tempo libero è una questione che riguarda lei ed esclusivamente lei, della quale non deve rendere conto a nessuno, men che meno a quattro leghisti con la bava alla bocca. Mentre l’altro, il sedicente “capitano”, in qualità di allora ministro, non solo deve rendere conto a voi ma anche a quei milioni di italiani come noi che non lo hanno votato, né lo voteranno mai, ma che pretendono che il ministro dell’Interno del proprio Paese non faccia conferenze stampa in mutande scambiando uno stabilimento balneare per il Viminale.

Si chiama senso delle istituzioni. Si chiama decoro. E, su entrambe le cose, a Salvini non basterebbero tre vite per arrivare a un’unghia di questa meravigliosa donna e giornalista italiana.
Vi è chiara la differenza?



La truffa allo stato  con il finaziamento illecito ai partiti  con il fondo Krispa a Cipro  e in uno in Tanzania in tutto  sei milioni fottuti a noi italiani

La truffa allo stato
con il finaziamento illecito ai partiti
con il fondo Krispa a Cipro
e in uno in Tanzania in tutto
sei milioni fottuti a noi italiani...



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sabato 28 settembre 2019

#Salvini tra Marcio e Muffa

#Salvini tra Marcio e Muffa


HA DIMENTICATO DI ESSERE SOLO SALVINI

Flavio Tosi ‘ncazzato nero col Capitan Capitone…


Flavio Tosi
Che fine stratega “il Capitano”. 

Si credeva come Trump e Putin e si era dimenticato di essere solo Salvini. 

Quel Salvini che – ottimo affabulatore e pifferaio magico da comizi, ma pessimo stratega politico – è 
riuscito in un capolavoro di autolesionismo che in confronto gli autogol di Niccolai erano nulla. 

Aveva un Governo, il suo Governo, Salvini, che faceva un po’ quello che voleva lui, mentre i 5 Stelle ingoiavano rospi su rospi, dalla Tav al Decreto Sicurezza. 

Eppure Salvini, in un’ubriacatura di ego (e forse di mojiti) ha aperto la crisi. 

Ora, imbarazzato e pregno di intima vergogna, si giustifica balbettando che “l’inciucio tra Pd e 5 Stelle c’era da tempo”, senza però rendersi conto (è in totale assenza di lucidità) che così dicendo rivela di essere ancora più ridicolo. 

Perché, ti ricordo caro Salvini che
 – anche se fai finta di nulla e ti giri dall’altra parte –
 la crisi l’hai aperta tu. Solo tu. Proprio tu. 

E grazie alla tua “genialata” da baraccone ora ci ritroveremo un Governo dei 5 Stelle con addirittura 
l’estrema sinistra di LEU, in un governo arlecchino al pari di quello in cui tu eri ministro. 

Complimenti, Salvini! 

Grazie a te ora i 5 Stelle – che tutto possono tranne che andare a votare per non sparire nei collegi 
uninominali – avranno la strada libera per scrivere con il nuovo Governo una nuova legge elettorale 
proporzionale, loro ragione di sopravvivenza. 

E sarà il caos, già di più di quello che è. La nuova legge infatti abiurerà definitivamente la filosofia della riforma “Renzi-Berlusconi”, tanto criticata demagogicamente ai tempi del referendum, ma che era l’unica via oggettivamente percorribile per dare al Paese governabilità e stabilità. 

In base a quella riforma chi vinceva, governava per 5 anni con la sua maggioranza, come già accade 
per i Sindaci. Con il proporzionale ognuno correrà per sé e poi andrà a trattare, non ci saranno mai 
maggioranze vere e si vivrà alla giornata. 

E torneranno a essere perno del sistema i grillini, con la loro ideologia massimalista e giustizialista, ma con un metodo spregiudicato nell’applicare la politica dei “due forni”. 

I 5 Stelle infatti hanno dimostrato di potersi muovere con la stessa disinvoltura a destra come a sinistra e ora non par loro vero di poter tornare a essere il dominus. 

Grazie Salvini. Grazie per il tuo “capolavoro” politico. Gli italiani liberali, riformisti, garantisti, popolari te ne saranno grati (si fa per dire) in eterno.


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#Solo  #Rutti e #Scorregge dai #Selfinisti



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domenica 22 settembre 2019

Ha Fatto Cadere il Governo per NON Lavorare

Ha Fatto Cadere il Governo per NON Lavorare

Ha Fatto Cadere il Governo per NON Lavorare

Nessun Complotto per far Sparire   una Mezza Calzetta di Politico come Salvini

Nessun Complotto per far Sparire 
una Mezza Calzetta di Politico come Salvini

Sergio Mattarella, Romano Prodi, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, i poteri forti internazionali e infine il ministro dell’Economia Giovanni Tria, eccoli qui messi tutti in fila i principali protagonisti del complotto che secondo i leghisti e i sostenitori di Matteo Salvini stanno lavorando alla nascita di un governo senza la Lega. Un governo che per il Capitano non rispetta la volontà popolare e quindi è brutto e cattivo e pure contro natura.

Ma esattamente quali “giochini di palazzo” ha smascherato Salvini?
Ma davvero c’era bisogno di scomodare tutti quelli che non sono dalla parte della Lega (mancano giusto i Rettiliani) per mandare a casa Salvini? La risposta è no. Perché Salvini a casa ci si è mandato da solo. Quel gran genio del leader del Carroccio ha fatto tutto senza il bisogno di un aiuto esterno. Secondo Salvini il “ribaltone” era pronto da tempo, era solo questione di giorni, settimane o mesi. Ed è per questo che ha deciso di togliere l’appoggio al governo di cui faceva parte. Lo ha fatto – ha detto – per “portare la crisi nelle case degli italiani” e fare tutto alla luce del sole.



Salvini dice anche altre cose, come quella di non essere alla ricerca delle poltrone, ma dimostra un particolare attaccamento a quella di ministro dell’Interno. E se davvero Salvini avesse voluto andare al voto senza se e senza ma, avrebbe potuto dimettersi, far dimettere i leghisti che sono al governo e mettere il MoVimento 5 Stelle e i traditori di fronte ad un fatto compiuto. Nulla di tutto questo è accaduto. Luca Morisi su Facebook ha scritto che la Lega “ha smascherato uno giochino che qualcuno preparava da tempo”. Il giochino sarebbe l’accordo PD-M5S, che non avrebbe avuto alcuna ragione d’essere se la Lega fosse rimasta al Governo e che non è affatto un “giochino” ma la normale conseguenza della crisi innescata da Salvini.

Come il Capitano si sarebbe fatto “fregare” dal M5S e da Luigi Di Maio
Quello che è successo è incredibile. Fino a qualche tempo fa tutti raccontavano di come la Lega fosse stata bravissima a prendersi i consensi del MoVimento 5 Stelle e parlavano della grande abilità politica di Salvini. Ora improvvisamente si scopre che il M5S ha tramato nell’ombra per far fuori quel ministro che fino a fine luglio sembrava essere in grado di condizionare tutte le scelte politiche del governo Conte, come è possibile? Perché se si vuole credere all’ipotesi del complotto bisogna allo stesso ammettere che come politico Salvini non è un granché, che è uno sprovveduto.



È uno sprovveduto perché si è alleato con il M5S un anno fa, sperando dall’alto del suo 17% di poter condizionare le scelte dei pentastellati (che di voti in Parlamento ne hanno il doppio). È un sprovveduto perché non si è accorto se non all’ultimo momento dei piani per il “ribaltone” e alla fine si è fatto mettere all’angolo da uno come Giuseppe Conte. Ed infine è uno sprovveduto perché un attimo dopo aver rotto con il MoVimento stava già cercando di fare la pace, e anche dopo essere uscito dalle consultazioni con Mattarella ha nuovamente teso la mano al partito di Di Maio.

Aiuto! C’è un complotto contro la volontà popolare!
Secondo la Lega questo complotto serve ad impedire di andare al voto. Ed è interessante notare che si vorrebbe evitare il ritorno alle urne proprio quando la Lega è al massimo storico nei sondaggi. Eppure anche nel giugno del 2018, quando è nato il Governo del Cambiamento, la situazione era la stessa: la volontà popolare non ha mandato al governo né il M5S né la Lega, e tanto meno M5S e Lega assieme. Perché non si è tornati al voto subito? Forse alla Lega faceva comodo andare al governo, prendere qualche poltrona e guadagnare ulteriori consensi. Poi sono successe altre cose. Molte delle promesse fatte da Salvini non si sono concretizzate: il Decreto Sicurezza non serve a fermare gli sbarchi, i #PortiChiusi lo sono solo per finta, l’Autonomia per Veneto e Lombardia è di là da venire,  le accise sulla benzina sono sempre lì e c’è pure il rischio che aumentino. Ma non era importante perché la Lega volava nei sondaggi e vinceva alle regionali e alle amministrative.



Poi sono arrivate le europee e la Lega ha vinto di nuovo. Ma solo in Italia, perché in Europa nonostante quello che ha raccontato la propaganda della Lega Salvini ha perso alla grande. A quel punto Salvini aveva – grazie a questi risultati – in mano la palla per condizionare ancora di più l’attività di governo. Finalmente poteva fare la Flat Tax a deficit, andare a fare la guerra contro la UE come ha promesso in lungo e in largo e magari pretendere qualche poltroncina in più (almeno quelle per sostituire Rixi e Siri dai!). Inoltre c’era un altro problema: all’orizzonte non ci sono elezioni in vista. E sappiamo che Salvini è un animale da comizio, non vorrete mica che torni a lavorare al Viminale? Ecco così i veri contorni dei “giochini” smascherati dalla Lega alla quale tra promesse non mantenute, nodi che iniziavano a venire al pettine e una bella manovra di Bilancio in preparazione a fine settembre non conveniva proprio di stare al Governo. Non serviva nessun complotto o giochino per mandare a casa Salvini, perché il Capitano a casa ci si è mandato da solo per evitare il peggio, con la speranza magari di ottenere dall’ex alleato qualche concessione. Ma non è arrivato nulla e Salvini è rimasto con il cerino della crisi in mano. Cosa gli resta da fare se non frignare perché quei cattivoni non vogliono più giocare con lui?


La bambina di Pontida non c’entra nulla con Bibbiano.   Vive in Lombardia e le case famiglia a cui fu affidata erano a Varese e Como.   Salvini ha strumentalizzato Bibbiano e i bambini in modo indegno...


La bambina di Pontida non c’entra nulla con Bibbiano.
Vive in Lombardia e le case famiglia a cui fu affidata erano a Varese e Como.
Salvini ha strumentalizzato Bibbiano e i bambini in modo indegno...
https://cipiri.blogspot.com/2019/09/bambina-sul-palco-di-pontida-non-di.html


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domenica 1 settembre 2019

Dopo il Mojito di Salvini in Spiaggia

Dopo il Mojito di Salvini in Spiaggia

Quindi riepilogando:

salvini mette in atto la mozione di sfiducia e apre la crisi di governo. La Meloni, forte del suo 5%, lancia ultimatum a Mattarella e già si vede al governo. Berlusconi si sveglia all'improvviso e dice a salvini: "si, ma la prossima volta al papete vengo pure io che c'è da cuccare!
A salvini frega nulla e grida voglio pieni poteri!
Poi parte come una rockstar.
In Puglia va benino. Del resto in Puglia c'è il primo sindaco leghista del Sud. Il mandato più veloce della storia. Insediato a Maggio e arrestato a Luglio.
In Calabria viene contestato.
In Sicilia scappa.
In Campania annulla tutto.
In Sardegna neanche si è avvicinato. Meglio non andare che i pastori sardi staranno incazzati (giustamente).
Rientra a Roma giusto in tempo per farsi fare una pezza da Conte, che si è ricordato di essere una persona con una sua testa, in diretta nazionale. Ma salvini la sera prima ha visto karate kid quindi:
Metti la mozione di Sfiducia al Governo.
Togli la mozione.
Metti la mozione.
Togli la mozione.
Con nonchalance salvini incassa il colpo, ma quando torna a casa in Padania. Scopre che ha dei defollow e questo non lo può accettare. Addirittura Conte ha un aumento dei like. Ora è nero e pensa alla contromossa. "I migranti me li posso sempre giocare, non passano mai di moda", pensa. Così la spara grossa: "ho pronta una manovra da 50 miliardi"
Il popolo del web esulta perché la frase piace. Tria controbatte: "ma fammi capire! Per fare la manovra sono quasi andato casa per casa a chiedere se tenevano 5 euro e ora tu tien 50 miliardi?"
Partono le consultazioni.
Salvini annuncia: "non sono per la politica del contro", disse l'uomo che ha trascorso a far offendere su Internet dai suoi seguaci chi non la pensava come lui.
Una risata si alza dall'Europa alle Ande.
Ma lui controbatte: "sono disposto a trovare un accordo con i 5 stelle se qualche no diventa si"
Mattarella a sto punto sbotta.

Dopo il Mojito di Salvini in Spiaggia

#Finita la #Pacchia sulla #Spiaggia #Matteo #Ubriaco 
Non vuole #Tav dopo #SiTav
#Roma #Ladrona e va a #Rubare a Roma
Prima il #Nord , poi il #Sud, poi boh!
Aboliamo le #Accise ,teniamo accise
600.000 #Rimpatri, meno di quelli di prima
#Cambiamo l' #Europa , non conta un ca@@o in Europa
#Lega non voglio #Poltrone , sono #Attaccati alle poltrone
Non vuole la #Crisi , e cerca la crisi...
Era la #Cubista Non la #Madonna

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Lega : 80 anni per Restituire 49 milioni Rubati



Fondi Lega, 80 anni per restituire 49 milioni: una presa in giro agli italiani
La maxirateizzazione con la procura di Genova, che terminerà quando Matteo Salvini spegnerà la 120esima candelina, è davvero negli "interessi" del Paese?


Quasi ottant’anni per ripagare una delle truffe ai danni dello Stato, cioè di noi tutti, più surreali e grottesche della storia della povera repubblica italiana. Si tratta dell’intricata vicenda giudiziaria sui rimborsi elettorali utilizzati impropriamente (per usare un eufemismo) dalle passate gestioni leghiste – ma con delle ombre anche sulle più recenti di Maroni e Salvini – che abbiamo tentato di sintetizzare qui. Il tribunale di Genova ha ordinato il sequestro degli importi 
corrispondenti alla frode portata avanti fra 2008 e 2010, cioè 49 milioni di euro. Tre sono stati individuati e prelevati dalle casse della Lega Nord, sui restanti 46 pare si sia trovato un accordo con i pubblici ministeri genovesi. Un accordo che fa masticare amaro tutti gli italiani, leghisti inclusi anche se lo negano. Se loro saltano un paio di rate del mutuo, infatti, la banca si riprende casa con tutti gli interessi. A Salvini e compagnia viene riservato un trattamento di favore. 

Quello stesso trattamento che, in altri contesti, avevano sonoramente contestato. 
Col tempo, si sa, si cambia.

Lega : 80 anni per Restituire 49 milioni Rubati


Secondo il compromesso, infatti, la Lega dovrà versare 600mila euro all’anno. Senza interessi. Ed è un compromesso al ribasso perché, stando alle parole dei pm Francesco Cozzi e Francesco Pinto, lo si è accettato considerando l’impiego di risorse che sarebbe stato necessario per dare la caccia ai quattrini dei lumbard: “L’opzione era quella di impegnare molti 
finanzieri nelle ricerche, spendendo soldi dello Stato, sequestrare tutto quello che avremmo trovato nelle casse del partito, certo una cifra minima rispetto al totale, e così facendo azzerare la Lega con la prospettiva di non incamerare più nulla” hanno detto i due magistrati. Insomma, i pm dicono fra le righe: se uccidiamo il partito e lo conduciamo a cambiare nome e organizzazione non recuperiamo più nulla e anzi ci rimettiamo nei costi delle indagini. Senza contare che 
andare a scavare nei conti di associazioni e onlus che ruotano intorno alla Lega avrebbe comportato molti rischi di ricorsi. Un bel circolo vizioso e anche un’ammissione di debolezza.

L’unica consolazione, ma c’è da scommettere che non si verificherà mai, è che l’importo potrà essere rivisto e nel caso aumentato in virtù di eventuali avanzi di esercizio o dell’affitto dei locali della sede di via Bellerio. In pratica, oltre alla quota fissa annuale, la differenza fra entrate e uscite dovrebbe comunque finire allo Stato. Beato chi ci crede. 

Tuttavia c’è anche un altro elemento da considerare: rimane ovviamente aperta la pista che segue i 10 milioni (fra quei 49) 
investiti in un fondo lussemburghese tramite complessi incroci bancari.

L’altra (mezza) consolazione è che la Lega – pur a condizioni di assoluto vantaggio, impossibili per chiunque altro in questo Paese dove una multa diventa un calvario – è costretta ad ammettere le truffe che per mesi ha negato, cercando di minimizzare e allontanandole dall’attuale segreteria. Niente da fare: l’accordo con la procura genovese appone un marchio indelebile sul partito che mette davanti a tutto e tutti gli italiani. In questo caso gli italiani sono serenamente in 
seconda fila, spettatori amareggiati di una farsesca rateizzazione in stile fantozziano.

Per concludere: davvero sono stati perseguiti “gli interessi dello Stato” con questo “punto di equilibrio“? Ma che Stato è quello che accetta di farsi restituire una grossa somma a scadenza 2049, quando l’attuale (e giovane) segretario del 
partito debitore potrebbe avere circa 120 anni?

 la Bestia come funziona la propaganda di #Selfini


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