Le "criticità" conosciute sono
state colpevolmente ignorate.
Se invece fossero state affrontate oggi non si piangerebbero i morti
e non si sarebbe assistito all'ennesimo disastro. A quanto avevamo
già indicato ieri, ne aggiungiamo una. Il Rio Rovare. Questo, come
il Rio Noce, doveva trovare un intervento risolutivo che non si è
mai più visto. Il Rio Rovare è un "piccolo" Fereggiano. Scende
da San Fruttuoso alta ed è praticamente schiacciato dalla pesante
urbanizzazione e "tombinato" sotto le strade che scendo a valle.
Il suo percorso è ad "ostacoli" perché è costretto in
sottosuolo a cambi di percorso radicali che nei casi di massima
pressione del flusso d'acqua ha due strade: tornare indietro e
comportare esondazioni nella parte più alta, con sfondamento del
manto stradale, oppure "l'esplodere" nella parte bassa, lungo
quella che era la vecchia via romana, oggi Via San Fruttuoso,
allagando quella zona che scende sino a Piazza Terralba, dove poi si
unifica al Rio Noce, sotto lo scalo ferroviario. Normalmente
"esplode" in Via San Fruttuoso. Non servono le "alluvioni"
per questo, o eventi piovosi di particolare pesantezza. Avviene
spesso. Questa volta invece è esploso in Via Donghi, causando il
cedimento della strada. Anche in questo caso, quindi, non si può
dire che "non si sapeva" o che "non era prevedibile". Chi
afferma questo mente sapendo di mentire, così come sul resto.
Ieri
le abbiamo indicate nel dettaglio, le principali "consuete" - le
si può chiamare così - "criticità. Conosciute ma ignorate, con
costanza e dovizia quasi maniacale, verrebbe da dire, da parte delle
Pubbliche Amministrazioni. E ieri abbiamo già ricordato che quel
piazzale sulla rotta dell'onda di piena del Bisagno, Piazzale
Adriatico, doveva vedersi "liberato" da quelle case popolari
costruite in una conca sotto il livello del torrente. Una conca
interessata anche agli "effetti" del Rio Mermi, con nuovamente
evidenti problematiche di regolare deflusso. Si dovevano demolire
perché quella è una conca naturale, pronta a raccogliere ciò che
il Bisagno sputa dai suoi argini così come quanto scende da una
collina ferita. Per una manciata di voti si blocco il progetto di
demolizione e delocalizzazione dei residenti in ambiti territoriali
sicuri. Ieri il fango ha riempito e distrutto il primo piano di tutti
quei palazzi. La colpa è di chi aveva perseguito la demolizione e
venne tacciato di "allarmismo" o di chi, per un pugno di voti, ha
sostenuto che i cittadini di Piazzale Adriatico avessero il "diritto"
di rimanere lì? Per noi indiscutibilmente la responsabilità è di
chi ha difeso quei palazzi e l'accaduto ne è conferma.
Ieri
abbiamo anche indicato, tra le altre, la questione del Fereggiano.
Più che un torrente una "cascata" stretta e soffocata tra
asfalto e cemento, coperture ed edificazioni più folte che una fitta
foresta equatoriale. Lo scorso anno le Pubbliche Amministrazioni
sventolavano la "messa in sicurezza avvenuta" del torrente. Una
bufala. Una bufala costata 6 vite umane! Ed anche qui non si poteva
dire di non sapere... Il Fereggiano stretto tra asfalto e cemento
armato "urlava" che prima o poi si sarebbe fatto strada da solo.
Potremmo
andare avanti ancora ma non ripetiamo quanto già scritto. Andiamo
avanti...
E' il 5 novembre 2011. E' Genova, la
città dove si è consumato un disastro colposo ed un omicidio
plurimo. Anche la Procura della Repubblica apre un inchiesta.
http://www.casadellalegalita.org/index.php?option=com_content&task=view&id=9272&Itemid=1
Ora vediamo altri dettagli e
facciamo il punto. Non siamo propensi al perdono dei responsabili,
soprattutto quando negano le loro responsabilità. Non siamo
"political correct", ma "banditi" e diciamo, come sempre, ciò
che deve essere detto, come deve essere detto, senza mezzi termini,
senza giri di parole o discorsi di convenienza. Se volete vivere nel
mondo delle favole non leggeteci, se volete conoscere la realtà,
nuda e cruda, siete nel posto giusto...
A Genova si è costruito troppo e
troppo si continua a costruire.
Così
come nel resto di questa martoriata regione che ha conquistato il
primato per la maggior cementificazione del suolo di tutta Italia. Si
è costruito, come abbiamo detto, a suon di deroghe e varianti. Non
solo lungo il Bisagno. Anche in Val Polcevera, dove l'esempio delle
nuove cementificazioni nella zona Sardorella sono emblema che già ha
evidenziato lo sfregio continuo, rinnovato, ai corsi d'acqua. Si è
continuato a dare il via libera a nuove grandi cementificazioni in
variante ai vincoli del PUC (ex PRG) e con sistematiche deroghe ai
vincoli del Piano di Bacino. Ed responsabili di questo continuano,
meschinamente, nel negare le loro responsabilità. Nemmeno un
briciolo di onestà intellettuale, davanti al disastro prodotto e
sigillato in 6 bare e nella devastazione, ma menzogne su menzogne per
negare e negare ancora, anche davanti alla rabbia della gente che non
ne può più!
I
politici, da Claudio Burlando a Marta Vincenzi, da Alessandro Repetto
ai loro rispettivi assessori ed ex assessori, oggi chiedono di
guardare avanti e di non perdersi in polemiche. E' vero, bisogna
guardare avanti, ma per farlo occorre che i responsabili
dell'accaduto si facciano da parte. Le nostre non sono polemiche.
Sono accuse, chiare e nette, delle responsabilità e dei
responsabili.
Ed i
responsabili sono loro e chi è stato, nelle loro Giunte ed
Amministrazioni, corresponsabile, per omissioni di intervento o per
firme facili, soggetto compartecipe delle scelte scellerate che hanno
devastato quel territorio e disatteso quegli interventi sulle
stranote "criticità" che avrebbero, se compiuti, impedito il
disastro... il dramma.
Marta
Vincenzi dice che il problema è che il Piano di Bacino non andava
bene. Peccato che lo abbia varato Lei, quando era presidente della
Provincia - come abbiamo già ricordato - insieme all'allora suo
assessore Paolo Tizzoni che ora è stato nominato, dalla Vincenzi
stessa, come Dirigente al Comune di Genova. Claudio Burlando dice che
qualcosa ha fatto sul Fereggiano e che questo ha evitato danni
peggiori. Non è sufficiente, la messa in sicurezza delle criticità
doveva essere la priorità assoluta, non parziale, degli Enti locali.
E' lì che dovevano essere investite (e devono essere investite) le
risorse. Alessandro Repetto, con la sua Giunta, dalle originarie
deleghe a Difesa del Suolo e Urbanistica alla "grillina" Manuela
Cappello ai nuovi incaricati, ha la responsabilità delle sfilze di
deroghe ai vincoli previsti dal Piano di Bacino (ivi comprese quelle
richieste dal Comune di Genova guidato da Marta Vincenzi ora, e da
Giuseppe Pericu prima). L'assessore Gabrielli con Pericu, così come
la stessa Vincenzi che per se ha trattenuto la delega
all'Urbanistica, devono rispondere delle autorizzazioni date e dei
progetti promossi, delle varianti adottate, delle deroghe richieste,
delle omissioni di intervento sulle "criticità", come devono
anche risponderne i Funzionari dei diversi Enti Locali... quegli
stessi funzionari che hanno, in buona parte, guarda caso, fatto
carriera, venendo promossi e trasferiti da un ente all'altro, quasi
in automatismo rispetto alle deroghe e varianti che sottoscrivevano.
Il Presidente della Repubblica
chiede che vengano capite le ragioni del disastro?
Ma non sono già abbastanza evidenti? Cosa ci vuole ancora? Persino
davanti all'emergenza si è assistito a responsabilità gravissime,
che, ancora una volta, vengono negate nonostante siano lapalissiane.
Il caso delle scuole non chiuse a Genova ne è un esempio. Ma anche
su questo la Vincenzi nega le proprie responsabilità
vergognosamente, senza un briciolo di onestà intellettuale. Il
blocco della circolazione lo si attua il giorno dopo e non quando va
in scena il disastro? In via Fereggiano nessuno ha dato l'allarme,
così come a Borgo Incrociati. Il personale della Municipale e della
Protezione Civile, nonostante lo stato di allerta, è arrivato a
disastro avvenuto... L'avviso della dramma è stato portato
direttamente dall'acqua, fango e detriti che ti travolgevano e
travolgevano tutto. Ed anche nelle Scuole che la Sindaco non ha
chiuso, si è lasciato il tutto all'improvvisazione... chi avuta la
notizia dell'imminente esondazione che, pur avendo la scuola proprio
poggiata sulla sponda del Bisagno, ha mandato di corsa i ragazzi
fuori perché raggiungessero casa, così che uno di loro, l'ultimo ha
superato il ponte di Sant'Agata un istante prima che quel ponte
venisse sovrastato dall'onda di piena. Altri sono stati tenuti nelle
strutture scolastiche e potati poi fuori in braccio dai genitori
perché tutto era allagato. Altri ancora sono stati portati a casa o
tenuti in custodia da insegnanti che non se la sentivano di lasciarli
soli. Tutto senza una regia, un coordinamento da parte di chi doveva
garantirlo!
Il responsabile della
cementificazione nuovo Commissario per l'Emergenza?
E poi
si scopre che cosa, in questo giorno dopo il disastro ed il dramma?
Che Claudio Burlando, il massimo simbolo del "Partito del Cemento",
cioè della devastazione del territorio che si è consumata in un
crescendo inesorabile in questi ultimi decenni, a Genova ed in
Liguria, dovrebbe essere nominato Commissario Straordinario per
l'emergenza! No, questo è davvero l'insulto che segue alla tragedia!
Uno schiaffo ulteriore ad una città, ad una regione, piegata dal
dramma, che crediamo non sia davvero tollerabile.
Burlando
non è solo il principale responsabile della stagione di oltre 3
milioni di metri cubi di cemento per nuove edificazioni su costa ed
entroterra, ma è anche uno di quei politici che anziché pretendere
provvedimenti e stanziamenti per mettere in sicurezza il territorio,
ha promosso provvedimenti che hanno aperto la strada a nuovo cemento,
a nuovi volumi... alle costruzioni in zone protette, vincolate sino
nell'immediatezza delle sponde dei corsi d'acqua. E' sempre Burlando
che anziché esigere i soldi per la messa in sicurezza dei corsi
d'acqua e del suolo, in una regione dove il dissesto idrogeologico
rappresenta un costante e concreto pericolo, ha spinto perché si
stanziassero i soldi per "grandi opere" che se realizzate altro
non farebbero che indebolire ancora il territorio. E' sempre Burlando
con la sua amministrazione che ha di fatto permesso una gestione
delle cave che ha contribuito da un lato ad una sempre maggiore
erosione del territorio, con impermeabilizzazioni dirompenti, e
dall'altro ha concesso un sistematico uso a discarica delle
molteplici cave "esaurite", spesso in mano alla 'ndrangheta, con
effetti devastanti sulla canalizzazione delle acque.
Se
qualcuno, quindi, pensa che questo curriculum sia compatibile con
l'essere, da domani, anche il curatore degli interventi (e degli
stanziamenti) per l'emergenza, crediamo che allora l'irresponsabilità
sia divenuta l'unico criterio premiante di selezione dei pubblici
incarichi.
E l'ECO-GE "interdetta" rispunta di
nuovo nei lavori di "somma urgenza"
Gino
Mamone, emergeva dalle indagini della Guardia di Finanza coordinate
dal Pm Francesco Pinto, essere un amico di Claudio Burlando. Così
come della Marta Vincenzi. Gli uomini di questi due amministratori
pubblici si sono prodigati molto per gli affari dei Mamone. Questo ce
lo dicono i fatti che spesso abbiamo documentato, non soltanto
descritto e denunciato. La Vincenzi, addirittura, si spingeva a farsi
una sorta di "promotore immobiliare" per far vendere l'area
dell'ex Oleificio Gaslini dei Mamone, promettendo all'acquirente (lo
dichiarava lei!) ogni variante e sostegno da parte
dell'amministrazione comunale se avesse acquistato l'area (il tutto
mentre il suo ex assessore Paolo Straino è sotto processo con Gino
Mamone per corruzione volta ad ottenere una variante urbanistica
proprio per quella stessa area, con progetto dell'arch. Vittorio
Grattarola amico di Burlando e socio della sua associazione
Maestrale).
Ed i
Mamone sono quella famiglia che con la ECO-GE ha costruito dopo il
1993 (cioè dopo il brindisi di Gino Mamone con i grandi, potenti e
storici boss della 'ndrangheta in Liguria, Franco Rampino e Carmelo
Gullace) una sorta di monopolio degli appalti pubblici (a partire da
quelli della Sviluppo Genova per le ex Acciaierie di Cornigliano
all'Acna di Cengio) e di grandi commissioni e subappalti da parte di
privati a partire da Erg, Coopsette, Genova Hi-Tech.
Ed i
Mamone sono quella famiglia della 'ndrangheta, indicata come tale
dalla DIA già a partire dal 2002, e risultata in contatto con
molteplici altri soggetti legati e appartenenti alla 'ndrangheta,
come il Vincenzo Stefanelli ed i Fotia, per citare dei loro
"colleghi" cosiddetti imprenditori.
Ed i
Mamone, e nello specifico la ECO-GE SRL di Gino Mamone, ha avuto un
interdizione atipica antimafia nel luglio 2010 da parte della
Prefettura di Genova. "Atipica" perché promossa, come ha
ricordato il prefetto Musolino alla Commissione Parlamentare
Antimafia a fine ottobre scorso, in presenza di evidenti risultanze
investigative ed anche se in assenza di provvedimenti giudiziari.
E se
quell'interdizione antimafia è stata sistematicamente ignorata dalle
Pubbliche Amministrazioni e dalle Società da queste partecipate e
controllate (si pensi a Sviluppo Genova, Fiera di Genova, Amiu), già
nei lavori di somma urgenza dell'ottobre 2010 per l'alluvione di
Sestri Ponente erano stati chiamati da AMIU (100% del Comune di
Genova) a prestare la loro opera negli interventi di somma urgenza.
Oggi,
li abbiamo ritrovati in azione per l'emergenza della nuova alluvione.
Se prima abbiamo trovato i loro autospurghi a San Fruttuoso, tra via
Torti e via Filippo Casoni, chiamata sempre dalle società pubbliche,
per i lavori di somma urgenza in Piazzale Adriatico, vi era la ECO-GE
dei Mamone.
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