Il Partito Pirata in Germania (in tedesco: Piratenpartei Deutschland, PIRATEN) è un partito politico attivo in Germania dal 2006. Esso è stato fondato sul modello del Partito Pirata presente in Svezia.
Programma
Il partito si oppone allo smantellamento dei diritti civili in telefonia ed Internet, in particolare la data retention, la censura di Internet (cosiddetta
Zugangserschwerungsgesetz), monopoli artificiali e varie misure di sorveglianza dei cittadini.
Il partito è favorevole ad una maggiore trasparenza dell'apparato politico, al diritto civile ad un trattamento dei dati personali sicuro e controllabile, ad una riforma dei diritti d'autore, dell'educazione, dei brevetti genetici ed informatici e della società per i diritti di riproduzione meccanica e l'esibizione musicale.
In particolare il partito propone di implementare il sistema politico in open source e di provvedere a delle API per permettere ad ispezionare e controllare l'efficienza del governo con mezzi informatici alla mano dei cittadini
.
Scopi primari
Fra gli obiettivi di fondo in campo sociale del partito pirata
tedesco vi è il "diritto di sussistenza e di inclusione sociale" (come
esemplificato nella sezione "Recht auf sichere Existenz und
gesellschaftliche Teilhabe" del programma del partito) nella quale si legge "Non promuoviamo ricchezza, ma lotta alla povertà".
Reddito di cittadinanza
Nel settembre 2011 la Piratenpartei ha superato la barriera del 5%
alle elezioni del Land di Berlino conquistando per la prima volta seggi a
livello di Land, dopo che la proposta di un "reddito di cittadinanza" affermata nel programma ufficiale del partito ha avuto eco nei media tedeschi sia durante la campagna elettorale
, che dopo le elezioni
.
L'ipotesi di un nesso causale fra i due fatti è suggerita anche
dall'altro evento clamoroso della stessa tornata elettorale: il crollo
verticale dei liberali della FDP molto al di sotto della barriera del 5% e la loro conseguente scomparsa da tutti i parlamenti di Berlino.
Nel partito pirata tedesco si è formata l'opinione secondo la quale
l'obiettivo della lotta alla povertà si possa ottenere attraverso un
reddito da corrispondere a tutti gli aventi cittadinanza, senza chiedere
lavoro in cambio (
bedingungslos) e di entità sufficiente ad una dignitosa sussistenza. Tale posizione è sostenuta senza mezzi termini sul sito del partito, nonché ufficializzata nella sezione "Recht auf sichere Existenz und gesellschaftliche Teilhabe" del programma del partito
, in cui si legge:
|
«
[Finché il presupposto sia che] un reddito si può ottenere solo
attraverso lavoro, allora per la tutela della dignità di tutte le
persone deve regnare piena occupazione. A causa di questo presupposto,
la piena occupazione finisce ad essere uno scopo primario della politica
economica e viene perseguita in due modi: con incentivi alla
congiuntura economica [...] o con la creazione di posti di lavoro
statali il cui scopo è più che altro la sussistenza [del lavoratore].
Questi metodi sono entrambi allungatoie che bruciano ingenti masse di
fondi pubblici. Ma quando si impiegano fondi pubblici, bisogna farlo in
maniera il più possibile orientata al raggiungimento degli obiettivi.
Poiché lo scopo è un reddito per la sussistenza di ciascuno, questo
reddito dovrebbe essere erogato direttamente. Solo così si assicura
dignità a tutti nessuno escluso. Così come oggi l'ordine pubblico, la
rete stradale e ampi settori della istruzione vengono erogati dallo
Stato senza chiedere direttamente nulla in cambio, anche la sussistenza
deve diventare parte integrante di questo sistema. Noi pirati siamo
convinti che la stramaggioranza delle persone utilizzerà una tale
sussistenza garantita per attivare il proprio potenziale economico e
sociale. Una esistenza sicura crea spazio per istruzione e ricerca in
autodeterminazione, nonché innovazione economica. Facilita e rende
possibile solidarietà e volontariato come la cura di parenti, accudire
bambini, giornalismo indipendente, attività politica o la creazione di
arte o software libero. L'intera società trarrebbe beneficio [da una
tale infrastruttura]. La Piratenpartei si impegna per soluzioni che
senza condizioni e a livello individuale garantiscano esistenza sicura e
partecipazione sociale, e che creino e mantengano libertà da bisogni
economici. » |
I pirati tedeschi e le 5 Stelle Italiani
Il portavoce dei «pirati» tedeschi critica il «non statuto» di Grillo:
«È gerarchico, come il copyright». Le due liste hanno in comune soltanto
la passione per il Web. Ma a Berlino il portavoce del movimento può
essere chiunque e il «programma» è un software «democratico»: Liquid
Feedback
È il «portavoce» di un partito in cui i portavoce sono migliaia. Tanti
quanti sono i membri, gli iscritti, perché per i «pirati» funziona
così: chiunque può rappresentare il gruppo, anche in tv. Basta che
presenti le posizioni «ufficiali» del Piratenpartei, non le proprie. Ma
Carlo von lynX (il suo nickname in rete), informatico e musicista, da
qualche giorno ha una «qualifica» in più. I pirati tedeschi gli hanno
assegnato il compito di occuparsi dell’Italia. Di tenere i rapporti,
insomma, coi «cugini» del partito pirata italiano.
Loro, i tedeschi, sono sulla cresta dell’onda, dalla città di Berlino
fino al Nord-Reno Vestfalia, raccolgono successi elettorali che sfiorano
la doppia cifra. E così, di fatto, si sono messi alla testa del
movimento internazionale, dando una mano a chi ne ha bisogno.
Il suo nuovo incarico lo ha portato in questi giorni nel nostro paese.
Dal salotto tv di Gad Lerner a un incontro pubblico alla festa di Sel a
Roma e altre iniziative.
Il «partito pirata» parla sempre di più di democrazia, di
partecipazione. Si ha la sensazione che i vostri temi tradizionali –
come la battaglia contro i padroni del copyright per una cultura e un
sapere condiviso – siano stati messi un po’ da parte.
Anche in Germania, come in Svezia, il movimento dei pirati è partito
con una rivendicazione di libertà: libertà di usare e di condividere le
conoscenze, la cultura, i libri, la musica. Poi, però, gradino dopo
gradino, con l’apporto di migliaia di suggerimenti, il nostro programma
si è arricchito. E oggi credo che sia proprio quella la nostra
idea-forza: la partecipazione, la democrazia partecipata.
Non è proprio un’idea originalissima…
Potrei risponderti che molti la propongono ma pochi la praticano. Ti
dico invece che a differenza di altri noi abbiamo trovato un qualcosa in
più. Esattamente quel «qualcosa» che spiega gran parte del nostro
successo…
A cosa ti riferisci?
Alla «Liquid Feedback».
Di cosa si tratta?
Formalmente di un software ma in realtà è molto di più: è un nuovo
modo di concepire la democrazia. Funziona così: i membri di un gruppo,
in questo caso il Piratenpartei, possono proporre e scrivere un progetto
su qualsiasi argomento. Se la proposta riscuote un’interesse di base da
parte degli altri membri, passa il primo quorum ed entra in quella che
chiamiamo «fase di dibattito». Tutti possono proporre integrazioni,
modifiche; anche modifiche sostanziali, in forma di proposte
alternative. Dopo una fase di verifica si arriva al voto. Con una grande
differenza però rispetto ai metodi tradizionali. Perché qui si afferma
il principio della delega: se io non sono competente su una materia
affido il mio voto ad una persona più esperta di me. Delega che posso
ritirare in qualsiasi momento. E poi, soprattutto, a quel punto entra in
funzione il «metodo Schulze». È un algoritmo che determina la sintesi
fra tutti i voti espressi. Sì, perché col voto un iscritto non si limita
a indicare la sua preferenza ma può anche indicare la tesi che lo
convince di meno, può indicare una graduatoria di preferenze rispetto
alle soluzioni proposte. Il «metodo Schulze» traduce tutto ciò in una
proposta unica.
Più o meno, insomma, come avviene in Wikipedia…
Il metodo, all’inizio, potrebbe somigliargli. Con una differenza
sostanziale però: qui non ci sono «moderatori». Qui tutti pesano allo
stesso modo.
Da come parli sembra quasi che un software possa sostituire la politica, ma è così?
Veramente resta sempre politica anche dentro quel software. Eliminiamo
solamente alcune strutture verticali che fino ad oggi erano
inevitabili. E poi noi «pirati» la politica la facciamo anche in strada.
A Berlino le persone sono scese in piazza contro l’Acta, l’accordo
internazionale che se ratificato distruggerà la libertà in rete. E sono
persone vere, non virtuali.
Secondo te da dove viene il vostro successo
elettorale? A quali partiti avete preso voti?
Ci sono molti studi e statistiche. A Berlino abbiamo pescato
nell’elettorato di sinistra ma soprattutto dall’area del non voto. Poi,
negli altri Land, abbiamo preso davvero da tutti i partiti.
Avete «pescato» a sinistra, dici. Eppure, tanta parte della sinistra
vi accusa di essere indeterminati, molto vaghi quando si parla dei
grandi temi dell’economia, del dominio della Bce, della dittatura
finanziaria in Europa.
È un tema complessissimo. In «Liquid Feedback» abbiamo sviluppato una
dozzina di modelli nel tentativo di tenere assieme il welfare e
un’economia sostenibile. Io penso che ne uscirà un’idea visionaria,
probabilmente. Ma sarà la sintesi fra le aspirazioni e l’intelligenza
collettiva di migliaia di persone.
L’ultima domanda è sull’Italia. Qualcuno, fra gli osservatori più
superficiali, accosta i pirati tedeschi a Beppe Grillo. Considerate le
«5 Stelle» un pezzo del vostro movimento?
Da quel che vedo sono diversi i partiti e le forze politiche italiane
che simpatizzano – o dicono di simpatizzare – coi pirati. Io credo,
però, che un buon metodo di indagine, se si vuole capire la situazione,
sia quello di partire dagli Statuti. In Germania facciamo così. Bene,
nel caso del «5 Stelle» mi sono trovato di fronte a un «non-statuto»,
come lo chiamano, che invece di definire metodi democratici di
organizzazione prevede solamente il copyright del marchio. C’è qualcuno,
insomma, proprietario del movimento, c’è qualcuno che ne può disporre. È
un approccio assolutamente incompatibile al nostro. A noi piacciono gli
statuti con la partecipazione orizzontale. Esattamente come quello del
partito pirata italiano.
-