Le Carte Parlanti

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giovedì 5 settembre 2019

Squadra di Governo Conte bis

Squadra di Governo Conte bis


Presidente del Consiglio dei Ministri: Giuseppe Conte
Segretario del Consiglio dei Ministri: Riccardo Fraccaro

MINISTRI CON PORTAFOGLIO

Affari esteri e della cooperazione internazionale: Luigi Di Maio
Interno: Luciana Lamorgese
Giustizia: Alfonso Bonafede
Difesa: Lorenzo Guerini
Ministro dell'economia e delle finanze: Roberto Gualtieri
Ministro dello sviluppo economico: Stefano Patuanelli
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Paola De Micheli
Politiche agricole, alimentari e forestali: Teresa Bellanova
Ambiente: Sergio Costa
Lavoro e delle politiche sociali: Nunzia Catalfo
Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca: Lorenzo Fioramonti
Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo: Dario Franceschini - pagina ufficiale
Salute: Roberto Speranza

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO

Ministro per gli affari regionali e le autonomie: Francesco Boccia
Ministro per il sud: Giuseppe Provenzano
Ministro per le pari opportunità e la famiglia: Elena Bonetti
Ministro per i rapporti con il parlamento: Federico D'Incà
Ministro per l'innovazione: Paola Pisano
Ministro per la pubblica amministrazione: Fabiana Dadone
Ministro per le politiche europee: Enzo Amendola
Ministro per le politiche giovanili e lo sport: Vincenzo Spadafora

Squadra di Governo Conte bis


Ministro della salute: Speranza
Ministro della giustizia: Bonafede
Ministro della difesa: Guerrini
Ministro del territorio e mare: Costa
Ministro del sud: Provenzano

Pensavo avessero scelto i Ministri alla c@xxo
 invece li hanno scelti per assonanza col Nome.


Laureata in Giurisprudenza con lode, avvocato,   lavora per il Ministero degli Interni da 40 anni, avendo ricoperto,   nell’ordine, gli incarichi di viceprefetta ispettrice,   viceprefetta, membro di numerose commissioni governative,   più volte prefetta, prima donna prefetta della...


Laureata in Giurisprudenza con lode, avvocato, 
lavora per il Ministero degli Interni da 40 anni, avendo ricoperto,
 nell’ordine, gli incarichi di viceprefetta ispettrice, 
viceprefetta, membro di numerose commissioni governative,
 più volte prefetta, prima donna prefetta della...

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domenica 1 settembre 2019

Conte Bis 20 punti per fare il Governo

Conte Bis 20 punti per fare il Governo

20 punti imprescindibili del Movimento 5 Stelle per fare il governo con il Pd
Il Movimento diffonde la lista di impegni da assumere per dar vita al Conte Bis


Il M5S ha diffuso il documento consegnato al premier incaricato, Giuseppe Conte, con 20 punti programmatici che i gruppi 
parlamentari pentastellati ritengono fondamentali per formare il nuovo governo.

Al termine delle consultazioni con Conte, lo stesso capo politico M5S, Luigi Di Maio, ha accennato ad alcuni di questi punti come il taglio parlamentari, i tempi della giustizia, il conflitto di interessi.

Ecco i 20 punti ne dettaglio:

1. Taglio del numero dei parlamentari. Manca un solo voto per completare la riforma, che deve essere un obiettivo di questa legislatura e tra le priorità del calendario in aula.

2. Una manovra equa: stop all’aumento Iva, salario minimo, taglio del cuneo fiscale, sburocratizzazione, famiglie, disabilità e emergenza abitativa.

3. Cambio di paradigma sull’Ambiente. Un’Italia 100% rinnovabile. Dobbiamo realizzare un Green New Deal che nei prossimi decenni porti l’Italia verso l’utilizzo di fonti rinnovabili di energia al 100 per cento. Tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la tutela dell’ambiente, la questione dei cambiamenti climatici e la nascita di nuove imprese legate a questo settore. Basta con inceneritori e trivelle, sì all’economia circolare e alla eco-innovazione. Norme contro l’obsolescenza programmata. Una legge su rifiuti zero ed investimenti pubblici sulla mobilità sostenibile.

4. Una seria legge sul conflitto di interessi e una riforma del sistema radiotelevisivo.

5. Dimezzare i tempi della giustizia e riformare il metodo di elezione del Consiglio superiore della Magistratura. I cittadini e le imprese hanno bisogno di una giustizia efficace e veloce: noi abbiamo pronta una riforma che porta al massimo a 4 anni i tempi per una sentenza definitiva.

6. Autonomia differenziata e riforma degli enti locali. Va completato il processo di autonomia differenziata richiesta dalle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, istituendo contemporaneamente i livelli essenziali di prestazione per tutte le altre regioni per garantire a tutti i cittadini gli stelli livelli di qualità dei servizi. Va anche avviato un serio piano di riorganizzazione degli enti locali abolendo gli enti inutili.

7. Legalità: carcere ai grandi evasori, lotta alle mafie e ai traffici illeciti. È necessario intervenire per tutelare i cittadini onesti, colpendo innanzitutto i grandi evasori con il carcere. Serve una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari e un inasprimento delle pene per i reati finanziari, per contrastare i traffici illeciti delle mafie. Contrasto al fenomeno dell’immigrazione clandestina e della tratta degli esseri umani, con politiche mirate dell’Unione Europea nei Paesi di provenienza e transito. 
Oltre alla modifica del Regolamento di Dublino.

8. Un piano straordinario di investimenti per il Sud, anche attraverso l’istituzione di una banca pubblica per gli investimenti che aiuti imprese in tutta Italia e che si dedichi a colmare il divario territoriale del nostro Paese.

9. Una riforma del sistema bancario. Serve separare le banche di investimenti da banche commerciali.

10. Tutela dei beni comuni. La scuola pubblica è un bene comune: serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti. L’acqua è un bene comune: bisogna approvare subito la legge sull’acqua pubblica. La nostra sanità va difesa dalle dinamiche di partito spezzando il legame tra politica regionale e sanità valorizzando il merito. Le nostre infrastrutture sono beni pubblici ed è per questo che va avviata la revisione delle concessioni autostradali. La cittadinanza digitale va riconosciuta ad ogni cittadino italiano dalla nascita per favorire l’accesso alla partecipazione democratica, all’informazione e per favorire la trasformazione tecnologica.

11. Politiche di genere in attuazione dei diritti costituzionali della persona, in conformità ai principi dell’Unione europea; superamento della disparità retributiva, conciliazione vitalavoro.

12. Tutela dei minori: revisione del sistema degli affidi e delle adozioni, lotta alla dispersione scolastica e al bullismo.

13. Porre fine alla vendita degli armamenti ai Paesi belligeranti, incentivando i processi di riconversione industriale e maggiore tutela e valorizzazione del personale della difesa, delle Forze dell’ordine e dei Vigili del fuoco.

14. Politiche espansive con una quota di investimenti in infrastrutture, in ambiente e in cultura da scomputare dai parametri di Maastricht.

15. Giovani e futuro: innovazione digitale, sviluppo delle imprese e promozione delle eccellenze del Made in Italy, crowdfunding, semplificazione apertura nuove attività, 
fondo previdenziale integrativo pubblico.

16. Ricerca, università ed alta formazione artistica e musicale: riforma dei sistemi di reclutamento e dell’accesso universitario con ingenti investimenti per garantire pari opportunità di diritto allo studio, di sviluppo e formazione su tutto il territorio nazionale.

17. Tutela del cittadino: del consumatore, del lavoratore, dell’utente dei servizi; il potenziamento della sicurezza sul lavoro e delle infrastrutture e della protezione dalle calamità naturali, con particolare riguardo ad un testo unico per le post emergenze e per la ricostruzione del tessuto infrastrutturale, economico e sociale. Provvedimenti volti alla tutela dei cittadini italiani all’estero e riforma dell’AIRE.

18. Riorganizzazione dei servizi sanitari e socio-sanitari territoriali e riforma del percorso formativo medico: integrazione ospedale-territorio, l’adeguamento del FSN e l’attuazione del Fascicolo Sanitario Elettronico Nazionale. Contrasto al gioco d’azzardo.

19. Tutela degli animali: misure per garantire il rispetto degli animali. Contrasto alle violenze e al maltrattamento, tutela della biodiversità e lotta al bracconaggio.

20. Sostegno ai piani di settore e alle filiere agricole e promozione di pratiche agronomiche e colturali sostenibili e a difesa del suolo.


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venerdì 1 marzo 2019

Ue boccia : quota 100 e reddito di cittadinanza

Ue boccia : quota 100 e reddito di cittadinanza


Pensioni quota 100 e reddito di cittadinanza, ultime notizie:
 perché l'Ue boccia le misure del governo M5s-Lega

Batosta sul governo: perché l'Ue boccia reddito di cittadinanza e quota 100
Secondo un report della Commissione Europea, la legge di bilancio del governo italiano avrà effetti negativi sull'economia: vediamo perché

Sono i capisaldi della politica economica del governo M5s-Lega e, al contempo, le misure più discusse. Reddito di cittadinanza e quota 100, fulcro della manovra finanziaria del governo italiano per il 2019, non sono però "misure capaci di impattare positivamente sulla crescita di lungo termine". Almeno secondo il Country Report - l'analisi che viene fatta annualmente sulle economie dei singoli paesi dell'Unione - che verrà presentato dalla Commissione mercoledì il prossimo 28 febbraio. E' il quotidiano La Repubblica, oggi, ad anticipare una bozza del rapporto che la Commissione Ue approverà tra una settimana.

Quota 100, il buco nei conti: pensioni troppo basse, anche sotto il limite di legge
E' durissimo il giudizio dell'Ue, secondo le anticipazioni. L'Europa boccia reddito di cittadinanza e quota 100 e mette nero su bianco gli effetti negativi sulla crescita delle due principali misure approvate dal governo M5s-Lega nella manovra. Nel Country Report, una sorta di pagella annuale sullo stato dell'economia di ogni Stato dell'Eurozona, all'Italia viene dedicato un fascicolo di una cinquantina di pagine, che già circola informalmente tra le capitali europee, che smonta i piani del governo gialloverde.

Reddito di cittadinanza, super lavoro per i vigili: nel mirino divorzi e cambi di residenza
La Commissione Europea - che alcune settimane fa aveva già abbassato le stime di crescita dell'Italia nel 2019 dall'1,2 allo 0,2%, dato più basso in Europa - sostiene che quota 100 non fa altro che "aumentare la spesa pensionistica e peggiorare la sostenibilità del debito" e, poiché riduce la platea degli occupati, "ha effetti negativi sul potenziale di crescita".

Aumento delle tasse e rischio povertà che rimane alto
Non solo. L'Ue, spiega ancora Repubblica, avverte anche sull'aumento del gap sulla produttività tra Italia e il resto del continente, e sull'aumento della tasse. Secondo la Commissione, se da una parte la flat tax diminuisce le imposte sui lavoratori autonomi, in generale la manovra M5s-Lega "aumenta le tasse aggregate per le imprese". Sul reddito di cittadinanza vengono poi evidenziate possibili "difficoltà" e che il rapporto sull'economia italiana non crede che la misura per i più poveri e i disoccupati avrà effetti positivi sulla crescita economica o farà aumentare l’occupazione: "Il rischio povertà rimane alto", si legge nella bozza. Nel complesso, nella bozza del dossier si parla di "squilibri macroeconomici eccessivi" con il rapporto debito/pil che potrebbe aumentare fino a superare il 132%. La crescita bassa e le politiche del governo "portano pressioni sul deficit nei prossimi anni".

"Lo scenario macroeconomico comporta rischi di deterioramento del deficit 2019 e ci sono rischi significativi su quello 2020".

Nel documento, inoltre, la Commissione esprime la sua preoccupazione per il "rischio contagio" che la difficile situazione economica dell'Italia potrebbe avere sul resto dell’eurozona a causa della mancata riduzione del debito pubblico: "La sua riduzione è compromessa dai piani di bilancio del governo che indeboliscono la ripresa e aumentano il costo del credito tanto che il debito italiano resta una potenziale fonte di contagio per tutta l'Eurozona".

Cosa ci attende? Il prossimo 10 aprile, il governo dovrà presentare il Def, documento di Economia e Finanza. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha assicurato che arriverà nei termini stabiliti, senza anticipi né ritardi. Di sicuro, il governo dovrà tenere conto del mutato quadro macroeconomico e della recessione tecnica nella quale è entrata l'Italia nella seconda metà del 2018, con ripercussioni negative su fatturato e ordini dell'industria nazionale. Nelle ultime ore è stata avanzata l'ipotesi di una manovra bis. Il ministro Tria si è detto possibilista, non escludendola, Salvini ha invece escluso qualsiasi correzione.


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lunedì 10 dicembre 2018

Un Governo che prende in giro i Poveri e i Disperati

Un Governo che prende in giro i Poveri e i Disperati

Con il dl sicurezza di Salvini, 
agli oltre un milione di vagabondi italiani viene tolta persino
 la possibilità di umiliarsi chiedendo l'elemosina

“Stasera, davanti a una chiesa, mi ha fermato un mendicante che mi ha chiesto qualche spicciolo, avevo un euro e gliel’ho dato. Lui, nel ringraziarmi, mi ha detto, in siciliano stretto: "sa dottore (si mi ha chiamato dottore, chissà perché), io prego perché questo governo cada a gennaio, io ho votato 5 stelle, ma questo governo sta prendendo in giro i poveri e questo non è giusto, se prendevano in giro i ricchi va bene, ma i poveri no, non si prendono in giro i poveri! E io prego il Signore perché li faccia cadere il primo gennaio! Non si prendono in giro i poveri!"


Ho scelto di condividere questo messaggio, inviatomi da mio padre ieri sera, e che mi ha dato la conferma di un pensiero, terrificante, che mi ronza in testa dall’approvazione del decreto sicurezza.


Ora, che questo dl sia una legge infame e razzista è facilmente intuibile: levare qualsiasi possibilità di guadagno onesto e integrazione agli immigrati costringerà centinaia di irregolari a riversarsi nelle strade d’Italia. Persone, famiglie, esseri umani che come tali hanno bisogno di ripararsi dal freddo e di mangiare. E davanti alle porte chiuse in faccia da questo governo, questi disperati faranno ciò che ognuno di noi farebbe nella stessa situazione: cominceranno a rubare e a delinquere, portando acqua al mulino di Salvini che potrà dire che aveva ragione lui, gli immigrati sono tutti criminali. Un tipo di narrazione illogica cui però gli italiani boccaloni credono ciecamente essendo incapaci, come vediamo drammaticamente in questi mesi, di ragionare lucidamente.

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Ma, come direbbe Salvini, pensiamo agli italiani: 
secondo l’Istat, nel 2017 si stimavano in povertà assoluta
 1 milione e 778 mila famiglie italiane.


Oltre un milione di concittadini cui il dl sicurezza toglie la possibilità di chiedere aiuto elemosinando: l’accattonaggio ‘molesto’ è infatti ora considerato reato. 
Per un motivo semplice: i poveri ci fanno schifo.


Fa schifo vederli ammassati davanti alle stazioni, immersi nel puzzo che impesta l’aria. Fa schifo trovarli davanti alle Chiese e ai supermercati. E fa schifo perché sono lì a dimostrare quanto siamo fortunati, quanto poco abbiamo il diritto di lamentarci finché abbiamo una casa cui tornare, un tetto sopra la testa e un pasto in tavola. Fanno schifo perché ci mettono di fronte, con la loro semplice esistenza, alla nostra ipocrisia, alla nostra cattiveria. Perché sarebbe bello uscire il sabato sera senza mendicanti e venditori di rose che ci interrompono mentre ci lamentiamo delle nostre lunghe giornate di lavoro, giusto? Sarebbe fantastico non dover assistere alla pietosa scena della bambina che ci chiede due spicci al semaforo, o del lavavetri che insiste per insaponarci il parabrezza. Quanto ci fanno schifo i poveri, e quanto in fretta ci abitueremo a non vederli più in giro. Perché, come si dice, ‘lontano dagli occhi, lontano dal cuore’. Se ne avessimo ancora uno, di cuore.


Eppure, questi poveri continueranno a esistere. E a pregare che chi li sta prendendo in giro la smetta di fare campagna elettorale sulle loro già misere vite. Quest’uomo era già povero prima di Di Maio e di Salvini, lo sarà anche quando il dl sicurezza sarà effettivamente entrato in vigore (cosa che accadrà presto, dato che Mattarella ha apposto la sua firma e il decreto è in Gazzetta Ufficiale). Non è colpa di Salvini se quest’uomo è costretto a chiedere l’elemosina. Ma è colpa sua, colpa dei cinque stelle, colpa di tutti coloro che plaudono a questo governo che sbatte in strada i disperati e ciancia di Gesù e di presepe, se a questo poveraccio gli verrà tolta anche l’umiliazione di essere un accattone. Non sia mai che rovini il decoro urbano mentre siamo impegnati a fare le spese di Natale.

di Giuseppe Cassarà


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domenica 25 novembre 2018

Azioni Politiche del Governo Legittimate dal Voto degli Ignoranti

Azioni Politiche del Governo Legittimate dal Voto degli Ignoranti


Monti senza vergogna  

Che agli apologeti del pensiero unico globalista il sistema democratico fosse gradito soltanto fino a che il popolo avesse concesso loro il proprio consenso era abbastanza chiaro. Ce ne eravamo resi conto già quando Donald Trump, contro ogni pronostico, conquistò la Casa Bianca: allora tutti i difensori – a correnti alternate – del suffragio universale e del sistema democratico accusarono il popolo di non saper votare, di aver scelto la parte sbagliata per ignoranza e, per ciò stesso, perché fagocitato dalla propaganda populista. Il grave errore dei globalisti è stato proprio quello di non essersi interrogati sulle ragioni della loro progressiva decadenza e sulla natura del fronte in ascesa, appunto quello populista, sovranista e identitario. Essi hanno scelto la via della tracotanza, convinti forse di poter porre argine a un fenomeno qualificato come passeggero. Arroccati nelle loro posizioni, non hanno saputo comprendere che l’avanzata di chi lotta per il riscatto dei popoli dalle catene della flessibilità, della competitività e dell’omologazione non può essere arrestata da chi continua ostinatamente a difendere l’interesse delle élites e dei mercati. Il fenomeno non è passeggero e il progetto politico populista non è affatto evanescente, ma concreto e coraggioso.

Ciò detto, è surreale che i più intransigenti difensori della democrazia trovino oggi il coraggio di offenderla etichettando come ignorante chiunque non sia schierato a difesa del pensiero unico. L’ultima ripugnante invettiva contro il popolo italiano è stata scagliata pochi giorni fa dal professor Mario Monti nel corso della trasmissione Otto e mezzo, in onda su La7: “Penso che la politica sia di qualità tanto migliore quanto più responsabile è la popolazione di un paese, quanto più ha un grado abbastanza buono di istruzione e quanto più si rende conto delle conseguenze che ci sono tra atti di oggi e conseguenze di domani”. Ignoranza e irresponsabilità dunque. Una narrazione profondamente offensiva e irriguardosa. Quando poi a propagandarla sono proprio i democratici e gli antifascisti, la cosa fa ancora più sorridere – si fa per dire, naturalmente.

Che poi una domanda sorge spontanea: ma questi elettori ignoranti ed irresponsabili che oggi sostengono i populisti cinque anni fa chi votavano? A chi sono andati i voti persi da sinistri e globalisti vari? Forse anche l’ascesa di questi ultimi era stata consentita dal voto degli stessi che oggi vengono pesantemente attaccati e offesi? No, signori, l’ignoranza non ha avuto nessuna parte. I meno istruiti votavano ieri e continuano a votare oggi. È la democrazia, perché anche i meno istruiti hanno i loro bisogni, capite? Se il populismo trionfa è perché il popolo e i suoi interessi sono stati traditi, perché i diritti sono stati massacrati nel nome della flessibilità e della competitività e perché la difesa dell’interesse nazionale è stato sacrificato a tutto vantaggio della globalizzazione. 
Quando riuscirete a capirlo, sarete già scomparsi.

Giuseppe Scialabba



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domenica 4 novembre 2018

Rai Tre cancella Scala Mercalli

Il conduttore Luca Mercalli, climatologo e già volto noto di “Che tempo che fa”, spiega in quest'intervista perché la Rai ha chiuso la sua trasmissione.


Rai Tre cancella 'Scala Mercalli': «Trattavamo argomenti scomodi per il Governo»
Dopo '610' di Lillo e Greg (Radio Due), il 'caso Fornario' e la sostituzione della Berlinguer, viale Mazzini chiude il programma che il sabato sera faceva un milione di spettatori parlando di cambiamento climatico. L'amarezza del conduttore Luca Mercalli: «Non c'è più spazio per un'informazione ambientale di qualità»

E'  un'altra vittima dell'accetta della nuova Rai. La cancellazione di “Scala Mercalli”, decisa da Rai Tre, ha fatto meno rumore della chiusura di programmi come “610” con Lillo & Greg o delle sostituzioni di Bianca Berlinguer e Massimo Giannini, ma ha mandato su tutte le furie i telespettatori e le associazioni ambientaliste. Il conduttore Luca Mercalli, climatologo e già volto noto di “Che tempo che fa”, spiega in quest'intervista perché la Rai ha chiuso la sua trasmissione.

Quando e come ha saputo della cancellazione?
«Qualche settimane fa, ma ufficiosamente era nell'aria già da qualche mese. Il nostro programma ha bisogno di una preparazione lunga, serve molto tempo per organizzare i documentari in giro per il mondo. Di solito a giugno sapevamo già quando sarebbe iniziata la nostra stagione, ma stavolta nessuno ci ha comunicato nulla. Poi, un paio di settimane fa, 
ho ricevuto la telefonata del dirigente Rai a cui faccio riferimento. 
“La direttrice di Rai Tre non ha confermato 'Scala Mercalli'”, mi ha detto»

Nel frattempo la direttrice, Daria Bignardi, le ha telefonato?
«No, assolutamente. Non mi ha chiamato, non ci ho mai parlato in vita mia»

Molti stanno protestando. Una lettera della Federazione italiana dei media ambientali  e una petizione su Change.org   chiedono il ripristino della trasmissione.
«Sono felice della solidarietà degli spettatori, ma non credo che servirà a far cambiare idea a chi decide. Sarà più che altro solo un esperimento sociologico, temo. Sul breve termine non ci sono speranze. Se poi dovesse cambiare qualcosa, non ci sarebbero comunque i tempi tecnici per ricominciare a febbraio, casomai più avanti»

Come le hanno argomentato la chiusura?
«Non me l'hanno spiegata. Anche perché era difficile da spiegare. Abbiamo portato avanti un'informazione ambientale che non solo era rigorosa dal punto di vista scientifico, con interviste a grandi esperti di tutto il mondo, ma attirava un milione di spettatori in media ogni sabato sera»

Lei quale idea si è fatto sui veri motivi?
«Abbiamo trattato argomenti che sono scomodi per qualsiasi governo, e il governo Renzi non fa certo eccezione. Basterebbe dire che siamo andati contro le trivelle e le grandi opere, e a favore di un'agricoltura sostenibile»

Durante l'ultima stagione il senatore del Pd Stefano Esposito ha presentato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai contro i «22 minuti di propaganda ai No Tav»
 che lei avrebbe concesso in una puntata.
Avrà pesato?
«Penso proprio di sì»

Poi hanno fatto rumore le dure stroncature di Aldo Grasso, che sul Corriere della Sera l'ha definita un «catastrofista», un «gufo con cravattino».
«Gli attacchi che mi ha riservato in questi anni Aldo Grasso li porto ad esempio nelle mie lezioni all'università. Perché al di là dell'astio personale, che è un dettaglio, è il simbolo di un certo mondo giornalistico che non ha capito nulla della crisi ambientale. Non ha competenze per ribattere, e quindi si accontenta di denigrare. Non dice mai una parola sull'autorevolezza dei miei intervistati e sulle soluzioni propositive, non certo da “gufi”, che avanziamo»

Più in generale, c'è un problema che riguarda i programmi sulla natura e l'ambiente. In tv, dicono alcuni studiosi come il professor Ferdinando Boero dell'Università del Salento, sono troppo spesso «concepiti come mero intrattenimento del pubblico, e non hanno funzione di elevazione culturale» . “Scala Mercalli” era una delle poche eccezioni, e anche “Ambiente Italia” e “Bellitalia” sono stati di recente ridimensionati.
«Al di là dei problemi della Rai, questo è un fenomeno più grave che riguarda tutti i media internazionali, e che ha ben descritto sul Guardian il mio amico George Monbiot. C'è cioè una sottovalutazione generale della crisi climatica, i media portano una grande responsabilità e servirebbero sociologi e psicologi sociali per capire perché 
abbiano deciso di nascondere la testa sotto la sabbia»

Come si è trovato in questi anni alla Rai?
«Devo dire che non ho mai ricevuto pressioni, ho goduto di un'autonomia completa. D'altronde il biglietto da visita di “Scala Mercalli” era lo stesso studio in cui registravamo. Eravamo infatti ospitati dalla Fao, che non avrebbe esitato un secondo a cacciarci se avessimo detto qualcosa di scientificamente scorretto. L'ufficio stampa della Fao ci aveva avvertito: “Fate attenzione, se sbagliate qualcosa il giorno dopo ho 4 ambasciatori che mi chiedono conto di voi e devo mandarvi via”.
 Ma non c'è mai stato bisogno di richiamarci all'ordine»

Che cosa pensa della nuova Rai?
«Ho sempre creduto fortissimamente nel servizio pubblico. Ci lavoro da 20 anni. Gli spettatori mi conoscono dal 2003, da “Che tempo che fa” con Fazio, ma collaboravo già da prima. Oggi faccio sempre più fatica a riconoscermi in questa Rai»

Francesca Fornario, conduttrice di “MammaNonMamma” su RadioDue, denuncia che le hanno chiesto di non fare battute su Renzi. C'è chi paragona questa Rai a quella di Berlusconi.
«Direi che, a guardare dall'esterno, si fa molto presto a poterlo dire»

Pensa di aver commesso degli errori?
«Non credo. Ho fatto solo le mie scelte, prendendomi le mie responsabilità. 
È chiaro che sarei stato un ingenuo a pensare 
che non avrei sollevato un polverone con la puntata sui No Tav. Ma ci siamo sempre affidati a un metodo scientifico, un metodo “da Pulitzer”, da giornalismo d'inchiesta. 
Questi sono i fatti, ora se ci riuscite confutateli. 
Ma è un metodo che evidentemente non piace a chi sta in alto»



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martedì 23 ottobre 2018

Governo, resta il condono: stralcio per scudo penale, riciclaggio e capitali all’estero

Governo, resta il condono: stralcio per scudo penale, riciclaggio e capitali all’estero



Prima il vertice politico a tre tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, poi il Consiglio dei ministri, hanno sciolto i nodi emersi negli ultimi giorni, dopo lo scontro tra M5S e Lega sulla paternità delle norme sul condono. Risultato: dal decreto fiscale vengono stralciati le parti su scudo penale, riciclaggio e capitali all’estero. La versione aggiornata del testo verrà “bollinata” lunedì.

In cambio della cancellazione dei punti controversi i Cinque stelle si sono impegnati a ritirare gli emendamenti non condivisi al decreto sicurezza («la soluzione la troveremo, l'unica cosa è che in questi giorni è stato un po' difficile parlarci» ha assicurato Di Maio). Il M5S ha insistito anche per lo stralcio della parte del decreto relativa allo scudo su riciclaggio e autoriciclaggio e al termine della riunione il premier ha annunciato: «Non ci sarà nessuna causa di non punibilità». E, a domanda diretta dei giornalisti, è stata esclusa la anche la «volontà di fare una patrimoniale».

Lo “scambio” M5s-Lega contempla anche altri provvedimenti: la legittima difesa, su cui Salvini avrebbe ottenuto la rassicurazione che non arriveranno proposte di modifica per procedere speditamente e la sanatoria edilizia su Ischia, cara al M5S, verso la quale la Lega potrebbe deporre le armi. Il ministro dell’Interno avrebbe inoltre ottenuto sul fronte immigrazione (e dopo le liti con la Francia) il via libera dell’alleato di governo a misure più incisive per la blindatura dei confini.

Salvini mostra soddisfazione: «Chiudiamo questa settimana con serenità fiducia compattezza e con questo impegno, e qua ci sono tre uomini di
parola». Poi spiega che c’è l’accordo «per recuperare quello che c’era nel contratto e non aveva trovato spazio: il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia, per le persone che versano in difficoltà economiche». «Un «enorme successo». Anche Di Maio insiste sullo stesso punto: «Potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà. Abbiamo ribadito all’unanimità in Cdm che non c’è alcuna volontà di favorire chi ha capitali all’estero. Grazie a questo decreto nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti». L’accordo politico è illustrato dal presidente del Consiglio: «In sede di conversione di questo decreto legge troveremo una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di specifiche, oggettive difficoltà economica».

Moody's, nel declassare il rating dell'Italia ha fissato ieri una previsione (outlook) di “stabilita” del voto di affidabilità per il futuro. Tra gli indicatori positivi ha sottolineato «l’alto livello di benessere delle famiglie italiane, considerato un importante cuscinetto contro gli shock futuri e anche un sostanziale potenziale fonte di risorse per il governo». L’accenno è stato
letto come l’indicazione ad un possibile uso del risparmio privato degli italiani, storicamente a livelli molto alti, nel caso ci fosse necessità di consolidare i conti pubblici. Una patrimoniale? «Non c’è nessuna volontà» hanno chiarito il premier e i suoi due vice.

Nel corso della conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri Conte è tornato sul caso di “manomissione” del decreto fiscale denunciato da Di Maio. «L’articolo 9 del dl - è la ricotruzione offerta dal premier - è stato redatto nel corso di svolgimento del Consiglio dei ministri. Mi è stato portato un foglio, e si tratta di norme complesse e ho preferito quindi io stesso riassumere i termini dell'accordo politico e non enunciare l’articolo parola per parola che, comunque, non avrebbe chiarito». «Quello che poteva essere un passo indietro, poi è diventato un passo avanti, visto che ora faremo la rottamazione delle cartelle di Equitalia» ha commentato Salvini.

Nel Consiglio dei ministri, oltre al varo del decreto fiscale riscritto, si è fatto il punto sulla linea da tenere con Bruxelles sulla manovra. La risposta alla durissima lettera dei commissari europei dovrà arrivare entro lunedì, proprio mentre si capirà la reazione dei mercati al declassamento di Moody’s con outlook stabile. «Il clima che abbiamo in Europa - ha detto Conte - è di dialogo e di disponibilità e lo abbiamo ribadito, siamo comodamente collocati in Europa». Un punto sul quale insistono anche i due vicepremier. «Non c’è alcuno proposito di uscire dall’Ue o dalla moneta unica, stiamo bene in Ue le cui regole vogliamo modificare» chiarisce Matteo Salvini; «finché resterò capo politico del M5S e finché ci sarà questo governo non c'è nessuna volontà di lasciare Ue o la zona euro, c’è la volontà di sedersi con le istituzioni Ue» conferma Luigi Di Maio.

Martedì il verdetto della Commissione che, senza modifiche sostanziali, si preannuncia una bocciatura formale. Nella risposta del governo alla Ue si confermerà il deficit al 2,4% ma si sottolineerà la temporaneità della strategia di indebitamento e la necessità di spingere sugli investimenti, anche grazie a una politica di semplificazioni che comprende la riforma del codice appalti e quella della giustizia civile.

«A nome del governo smentisco che si sia pensato a una riduzione del deficit che resta al 2,4%. Se dovessimo ridurlo non avremmo la riforma alla Fornero, il reddito di cittadinanza». Così il vicepremier Luigi Di Maio aveva smentito le voci di un possibile abbassamento del rapporto tra deficit e Pil già per il 2019, voci che erano circolate dopo la notizia 
del declassamento dell’Italia da parte di Moody's.

In serata il vicepremier Di Maio ha partecipato al Circo Massimo alla kermesse Italia 5 Stelle: «Stasera dopo tre ore di Consiglio dei ministri posso dirvi che nel decreto fiscale non ci sarà nessuno scudo e nessun condono... Ce l’abbiamo messa tutti in questi tre giorni e non per combattere qualcuno ma per affermare un principio: l’onestà». E ancora: «In questo ultimo anno abbiamo cercato di tenere sempre alti i valori del Movimento. 
E fino a che li abbiamo rispettati ci hanno fatto crescere».





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martedì 16 ottobre 2018

Governo, ecco la manovra 2019

Reddito di cittadinanza e Centri per l’impiego Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura dovrebbe scattare in primavera. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione.


Primo obiettivo: rassicurare. 
Quando Giuseppe Conte, Giovanni Tria, Matteo Salvini e Luigi Di Maio 
si presentano davanti ai giornalisti
 per la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, 
molte delle misure che faranno parte della manovra 
sono già state anticipate da “fonti di Palazzo Chigi”.


Ai rappresentanti del governo spetta il compito di confermare le indiscrezioni (in maniere più possibile vaga senza incedere troppo nei dettagli) e ribadire che le “promesse fatte verranno mantenute tenendo i conti in ordine”. Per essere precisi va ricordato che il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto fiscale, un decreto deburocratizzazione, la tutela della salute, le politiche attive del lavoro e altre esigenze indifferibili e un disegno di legge che contiene il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019 - 2021. Quest'ultimo, è stato approvato “salvo intese”, come accade sempre. I dettagli delle misure arriveranno nei prossimi giorni e ci sarà spazio per limature ed eventuali correzioni.



Forse anche per questo. Per non spazientire Bruxelles, i mercati e per non creare aspettative troppo grandi nei cittadini, una delle parole più pronunciate durante la conferenza stampa è “graduale”.

Pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax. Ma anche sterilizzazione degli aumenti dell’Iva e pace fiscale. Ecco le principali misure della manovra da 37 miliardi del governo gialloverde .


Insomma, non ci sarà tutto e subito. La quota 100 per le pensioni, ad esempio, che partirà a febbraio 2019, riguarderà solo coloro che hanno compiuto 62 anni di età e hanno 38 anni di contributi. Circa 400 mila persone, spiega Salvini, potranno andare in pensione. Il resto della legge Fornero verrà smontato “mattone per mattone”. Ma ci vorrà del tempo.

 Reddito di cittadinanza e Centri per l’impiego
Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura dovrebbe scattare in primavera. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica “geografica”, con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione. 

Anche la pace fiscale sarà a suo modo graduale. Si potrà procedere a una dichiarazione sostitutiva, cioè sanare il nero, fino a un massimo del 30 per cento in più rispetto alle somme già dichiarate e con un tetto di 100.000 euro. Gli evasori totali, quindi, non potranno usufruire della misura. Potrà farlo solo chi ha evaso parzialmente. A loro verrà applicata un'aliquota del 20 per cento dell'imponibile Irpef. Insomma, volendo chiamare le cose con il proprio nome, 
si può dire che la manovra conterrà un “mezzo condono”.
Anche se quando glielo si fa notare il premier Conte non ci sta. “Noi le chiamiamo definizioni agevolate - replica a un giornalista -. Voi chiamatela come volete, le scelte lessicali sono libere”.

In ogni caso, fanno sapere fonti del M5s, nel decreto fiscale sarà inserita una norma per l'arresto degli evasori fiscali. Un piccolo “contentino” per tutti gli elettori grillini che, 
sicuramente, non gradiranno l'intesa sulla pace fiscale. 
Altre misure saranno lo stralcio di controversie, fino a un valore massimo di 1000 euro, ma solo relative al periodo 2000 - 2010, 
e la possibilità di rateizzare i debiti con il Fisco in 5 anni senza sanzioni e interessi.

Flat tax per gli autonomi
Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30mila euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50mila euro. L'obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un
supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.


Sgravi Ires, su utili reinvestiti taglio al 15%
L'aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

Addio a sconti Ace e Iri
Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l'Ace, l'Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi.

7 miliardi di tagli, anche sull’immigrazione
Per legge i ministeri devono già operare tagli per un miliardo di euro
l'anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però ben superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in tre anni spesi per l'immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019

Dagli investimenti la spinta al Pil
Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell'Economia, Giovanni Tria. E' previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

Decreto taglia leggi e norme su Rc-auto
La novità è l'arrivo di un secondo decreto che scorpora dal Dl fiscale norme
altrimenti non omogenee. Il Dl - chiamato “taglia scartoffie e leggi inutili” - cancella oltre 100 adempimenti per le imprese e ingloba misure per garantire una Rc auto “più equa”. Sancisce inoltre l'incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità e blocca i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la Pa e per bloccare i medici che aumentano la lista di attesa per l'intramoenia.

Proroga ecobonus, efficienza energetica al 50%
L'ecobonus per le ristrutturazioni al 50% è prorogato al 31 dicembre 2018 così come quello per l'efficienza energetica ma al 50% anziché al 65 per cento. Estese al 2019 le deduzioni per acquisti di elettrodomestici e apparecchiature ad elevata classe energetica e lo sgravio al 36% per i giardini. Lo prevede il Documento programmatico di Bilancio. I target da privatizzazione sono fissati in 640 milioni nel 2019 e 600 milioni nel 2020. 

Ci saranno poi il tanto agognato, dai Cinque stelle, taglio delle cosiddette “pensioni d'oro” superiori ai 4.500 euro (1 miliardo in tre anni); più tasse per il gioco d'azzardo; 500 milioni di risparmi per il 2019 al ministero dell'Interno grazie alla diminuzioni degli sbarchi e al taglio della “diaria” di 35 euro; il reddito di cittadinanza che partirà nei primi tre mesi del prossimo anno
 (ma di cui Di Maio non svela i dettagli limitandosi a dire sarà una misura “omogenea” e che le risorse andranno per 47 per cento al nord e per il 53 al sud).



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domenica 5 agosto 2018

Governo: Zero leggi dal 4 marzo 2018



Zero leggi dal 4 marzo 2018, ecco il triste record del governo Conte. Dopo oltre un mese dalla sua nascita il governo Conte non ha ancora convertito in legge nessun decreto: zero anche le proposte parlamentari. Confrontalo con i Governi Precedenti.

il triste record del governo Conte

Dopo oltre un mese dalla sua nascita il governo Conte 
non ha ancora convertito in legge nessun decreto: zero anche le proposte parlamentari.

Se il nuovo governo avesse avuto lo stesso piglio usato dai propri principali esponenti per postare video o post sui vari social, a questo punto saremmo già a buon punto per la realizzazione del programma targato Lega-5 Stelle.

Invece l’esecutivo carioca guidato da Giuseppe Conte finora non ha convertito in legge nessun decreto mentre latitano anche le proposte dei parlamentari: mai nessun governo aveva fatto nel concreto così poco negli ultimi anni.

Il “governo del cambiamento”
Senza dubbio può essere definita “storica” la nuova maggioranza di governo, vista la contemporanea assenza di Forza Italia e del Partito Democratico che finora si erano alternati al governo durante la Seconda Repubblica.

Ecco perché c’è stata più di una voce che ha parlato di una Terza Repubblica con l’avvento al potere del Movimento 5 Stelle in tandem con la Lega, due forze politiche che sono state premiate alle ultime elezioni proprio per la loro feroce critica al modus operandi dei partiti finora di governo.

Anche se bisogna dire che dal punto anagrafico la Lega è il partito più datato in Parlamento e che il suo leader Matteo Salvini ricopre incarichi politici dal 1998, senza dubbio il nuovo corso del carroccio può essere considerato una novità al pari dei 5 Stelle.

Raggiunta l’intesa sul programma di governo, le aspettative su questo esecutivo giallo-verde erano tante quante le promesse fatte dai due partiti sia in campagna elettorale che nelle settimane dopo il voto del 4 marzo.

Invece finora il governo è stato sostanzialmente immobile, con le commissioni partite dopo venti giorni e il Consiglio dei Ministri che soltanto alla ottava seduta ha dato via libera al Decreto Dignità, che ora inizierà il suo iter parlamentare.

Anche da parte dei deputati e senatori non è arrivata alcuna proposta di legge, con il calendario che prima della pausa di agosto vede in programma votazioni solo su cinque decreti tra cui, oltre al già citato Dignità, anche sul riordino delle deleghe ministeriali e la cessione delle unità navali alla Libia.

Gli altri governi
Preso atto della poca incisività del nuovo esecutivo, che fa il paio con la poca consistenza politica del suo premier, vediamo allora come si sono comportati durante le prime settimane i governi che hanno caratterizzato le legislature nel nuovo millennio.

Nello specifico non prenderemo in esame i governi Monti, Renzi o Gentiloni che, anche se hanno approvato provvedimenti ex novo in breve tempo come il Salva Italia, il Jobs Act e il Salva Risparmio, potevano contare su un Parlamento già avviato e operativo.

Governo Letta (28 aprile 2013 - 14 febbraio 2014)

Anche il governo Letta per vedere la luce dovette passare per intricate trattative tra i vari partiti. Nonostante questo il 15 maggio arrivò il primo via libera allo sblocco dei pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione, con il sì definitivo che è datato 5 giugno.
Nel Consiglio dei Ministri del 17 maggio invece il governo decise di sospendere il pagamento della rata di giugno dell’Imu, sbloccando e rimpinguando anche i fondi a disposizione per la cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
Governo Berlusconi IV (8 maggio 2008 - 12 novembre 2011)

Dopo la larga vittoria alle elezioni del 2008, quello che è stato l’ultimo governo presieduto da Silvio Berlusconi se la prese un po’ comoda, approvando però in via definitiva l’11 giugno il Decreto Alitalia mantenendo così la promessa elettorale.
Prima della pausa estiva a luglio però il governo dette una notevole accelerazione approvando, sempre in maniera definitiva, l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, il Lodo Alfano e il Trattato di Lisbona (atto quasi formale questo).
Governo Prodi II (17 maggio 2006 - 24 gennaio 2008)

Quello che in fin dei conti è stato l’ultimo governo puro di centrosinistra con alla guida Romano Prodi, per prima cosa il 30 giugno dette vita al decreto Bersani-Visco sulle liberalizzazioni.
Nelle settimane seguenti l’esecutivo si rivelò essere abbastanza letargico e contraddistinto da forti tensioni interne, approvando definitivamente soltanto il rifinanziamento delle missioni italiane all’estero e il discusso indulto voluto dall’allora ministro Mastella.
Governo Berlusconi II (11 giugno 2001 - 20 aprile 2005)

Nei primi Consigli dei Ministri di quello che è stato il più duraturo dei governi Berlusconi, vennero presi provvedimenti per la diminuzione delle accise sui prodotti petroliferi (approvato in via definitiva il 30 luglio) e per la riforma dei reati societari.
Prima della pausa estiva, il 31 luglio il governo approvò definitivamente il ddl per il Rilancio dell’Economia, mentre in uno sprint tra il 2 e il 3 agosto vennero approvati il decreto Ministeri, quello Rifiuti, sui Reati Societari e delle Infrastrutture.
Visto che al momento non sono iniziate le votazioni nemmeno per un decreto legge, se il governo Conte non dovesse accelerare i tempi il rischio concreto sarebbe quello di arrivare alla pausa di agosto senza aver portato a casa nemmeno un provvedimento.

Nonostante l’ampia maggioranza parlamentare e le grande intenzioni, il governo del cambiamento allora stato delle cose è fermo al palo come schiacciato dalla lotta sotterranea tra Lega e 5 Stelle per avere più visibilità.

A settembre però dovrà essere imbastita la legge di Bilancio, primo grande atto politico del governo carioca: dopo mesi di grandi promesse, gli italiani ora si aspettano anche solo un segnale dell’annunciato cambiamento.

vai a dormire sognando " abolizione legge fornero " ti svegli che vogliono " abolire la legge mancino "


La legge Mancino, è nata nel giugno del 1993 e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia 
nazifascista, aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali.La legge punisce anche l'utilizzo di simbologie legate a suddetti movimenti politici...


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Previsioni per il 2018



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