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domenica 18 novembre 2018

Botta e risposta tra Salvini e Michela Murgia

Poiché considero il fascismo un metodo, la sua modalità d'azione è sicuramente fascista. Ho paura di Salvini", aveva dichiarato Murgia nell'intervista.


Botta e risposta tra Matteo Salvini e Michela Murgia: 
lo scontro si consuma a colpi di post e ad accendere la miccia è un'intervista della scrittrice che parla del test inserito nel suo ultimo libro: il fascistometro. "Poiché considero il fascismo un metodo, la sua modalità d'azione è sicuramente fascista. Ho paura di Salvini", aveva dichiarato Murgia nell'intervista. La reazione del vicepremier arriva in mattinata via Facebook. "Vi presento la geniale ideatrice del 'fascistometro'! Certi 'intellettuali' se non ci fossero bisognerebbe inventarli!", scrive il leader della Lega linkando un articolo che richiama le affermazioni dell'autrice.

Lei non ci sta e risponde per le rime. "Io lo ammiro, il ministro degli interni Matteo Salvini. Nel giorno in cui l’Italia è devastata dai disastri idrogeologici e migliaia di persone hanno perso tutto, lui tra un selfie e l’altro trova eroicamente il tempo di twittare 
contro gli intellettuali che lo irritano", scrive nel post.

"E come non restare colpiti dal fatto che, al termine di un fine settimana in cui 6 donne - fa notare Murgia - sono state sequestrate, torturate o uccise in meno di 48 ore dai loro compagni o ex, lui abbia ancora abbastanza senso dell’umorismo da indicare ai suoi seguaci una donna da manganellare sui social media perché critica i suoi metodi? Purtroppo per lui io non sono un facile bersaglio da manganello, ma una persona che scrive quello che pensa e che con le sue parole può raggiungere altre persone. Stavolta forse davvero molte, 
se il ministro in persona sente il bisogno di intervenire irritato da quello che penso".

"Sono lieta - aggiunge la scrittrice - di vivere ancora in un tempo in cui un intellettuale può dar fastidio a un manovratore, ma resta il fatto che sono proprio comportamenti come questo a confermarmi che il fascismo è un metodo. Peccato, perché era uno dei pochi casi in cui avrei preferito essermi sbagliata. Buon lunedì al signor ministro, in qualunque set di selfie si trovi".





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martedì 3 luglio 2018

Beni Culturali: Non leggo un libro da 3 anni

Beni Culturali: Non leggo un libro da 3 anni

Il sottosegretario della Lega ai Beni Culturali:
 "Non leggo un libro da 3 anni. 
Io bella come la Boschi? Lei è sciapa"

Il sottosegretario ai Beni Culturali e al Turismo Lucia Borgonzoni, durante la partecipazione alla trasmissione di Rai Radio 1 Un giorno da pecora,
 rilasciato una lunga intervista a Geppi Cucciari e a Giorgio Lauro.

Quando le è stato domandato quale fosse stato l'ultimo libro letto, la Borgonzoni ha risposto decisa: "Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L'ultima cosa che ho riletto per svago è Il Castello di Kafka, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro". Insomma, non proprio un bel biglietto da visita per chi dovrebbe occuparsi di cultura e valorizzazione del nostro patrimonio a livello governativo.

La Borgonzoni, incalzata sulle sue scelte di colore politico, ha poi raccontato: "Sono diventata leghista a 12 anni, a Bologna, e mia madre, che votava Lega Lombarda, mi faceva trovare tutto il 'merchandising' su Alberto da Giussano. Mi ha fatto un lavaggio del cervello!".

C'è chi l'ha definita la Maria Elena Boschi in salsa leghista, ma il sottosegretario non ci sta. "Questo non è un complimento, per me la Boschi è un po' sciapa, 
non rientra nei miei canoni di bellezza", ha tuonato la Borgonzoni.


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domenica 18 marzo 2018

Sul caso Moro hanno mentito tutti


Il 16 marzo di quarant’anni fa veniva rapito il segretario della Democrazia Cristiana. Antonio Ferrari, storico giornalista del ”Corriere”, ne ha scritto un libro nell’81, che vede la luce solo oggi. Un romanzo che mette in fila tutte le incongruenze della pagina più nera della nostra repubblica
«Aldo Moro? Voleva emancipare l’Italia dall’abbraccio soffocante degli americani. Così come Berlinguer voleva emancipare il Pci dall’abbraccio soffocante di Mosca. Per questo il leader della Dc è stato rapito e ucciso». Antonio Ferrari non è l’ultimo dei cospirazionisti. Settant’anni, storica penna del Corriere, di cui è stato a lungo inviato in Medio Oriente, il 16 marzo del 1978, era un giovane cronista che si occupava di terrorismo e di lotta armata. Tre anni dopo quel giorno, il giorno in cui fu rapito Moro - poi ucciso 55 giorni dopo - il suo giornale gli chiese di scriverne un libro. Un romanzo, scelse lui, «60% verità, 20% finzione e 20% zona grigia», avvertendo però «che tante cose che scriverò non vi piaceranno». Risultato? Rizzoli non pubblicò mai “Il Segreto”, che ha visto la luce solo lo scorso anno per Chiarelettere, intatto nel testo, con la sola aggiunta di una postfazione, in cui Ferrari racconta la genesi turbolenta del libro: «Il giornale mi chiese di scrivere di Moro per lavarsi la coscienza dopo lo scandalo P2 che per il Corriere fu devastante: tutti, dal presidente all’amministratore delegato, sino al direttore a non so quanti giornalisti facevano parte di una loggia di criminali».

Un attimo, Ferrari: che c’entra la P2 col rapimento di Aldo Moro?
Sono sempre più convinto che avesse ragione Tina Anselmi: 
per capire il caso moro bisogna partire dalla P2.

Perché?
La P2 era un’organizzazione che voleva creare un sovrastato che doveva controllare tutto, eventualmente creare le precondizioni per un colpo di Stato.

Come mai tutta questa smania di fare un colpo di Stato in Italia?
Dobbiamo fare un salto indietro al 1964, in questo caso, quando va in crisi il primo governo di centrosinistra guidato proprio da Aldo Moro. È in quel contesto che il generale Giovanni de Lorenzo, comandante dell’Arma dei Carabinieri, decide di elaborare un piano per prendere il potere, si dice con la complicità del presidente della Repubblica Antonio Segni.

Ancora: perché?
Perché Moro aveva uno scopo che non piaceva alla destra del suo partito, e nemmeno ad americani e britannici. Noi siamo stati governati per cinquant’anni dallo stesso partito. È una condizione quasi unica al mondo, nei paesi democratici. Moro voleva si sfidassero una grande forza di sinistra progressista e una forza di destra moderata, o quantomeno allargare l’area di governo ai comunisti, che allora avevano superato il 30% dei consensi.

E questo non piaceva agli americani?
No, e nemmeno ai russi. Jimmy Carter, molti anni dopo, mi disse che loro avevano avuto molto a cuore il caso Moro. Ma negli Usa c’era chi non ci voleva liberi dell’abbraccio molto ingombrante di Usa e Gran Bretagna sul nostro Paese. L’Italia era Paese di frontiera tra blocco Nato e comunismo.


Non avevano tutti i torti, però. Noi avevamo un partito comunista, non socialista, che fino a Berlinguer, almeno, prendeva ordini da Mosca...
Però con Berlinguer si stava staccando dall’Unione Sovietica. E per Moro andava favorito questo distacco del Pci da Mosca, così come voleva emancipare la Democrazia Cristiana da Washington. Ma così come c’era un pezzo del Pci che non voleva mollare Mosca, c’era un pezzo di Democrazia Cristiana - e di establishment del Paese - che non voleva un’Italia emancipata. Il piano Solo, il tentato golpe del 1964, fu il primo tentativo eversivo per andare contro al disegno di Moro, approfittando della crisi del suo primo governo di centrosinistra. Il presidente Segni arrivò addirittura a consultare il generale De Lorenzo, capo dei golpisti, per la formazione di un nuovo governo. Siamo stati a un passo dalla dittatura militare: già allora il piano era quello di deportare in Sardegna 270 tra politici e dirigenti statali. E di uccidere Moro.

Addirittura ucciderlo?
Fu Mino Pecorelli a denunciarlo, tre anni dopo, in un articolo apparso su “ll nuovo mondo d’oggi”. A ucciderlo avrebbe dovuto essere il tenente colonnello dei paracadutisti Roberto Podestà.

Insomma, Moro è sopravvissuto per quattordici anni, prima di morire davvero 
per Mano delle Brigate Rosse…
Non solo. Secondo la figlia Maria Fidia era il padre era il vero obiettivo dell’attentato all’Italicus del 1975. Salito proprio su quel treno sul treno alla stazione Termini per raggiungere la famiglia in villeggiatura in Trentino venne fatto scendere da alcuni funzionari del Ministero, suoi collaboratori, a causa di alcune carte che avrebbe dovuto firmare.

Ma come mai questo accanimento contro un politico solo?
Andreotti, in un’intervista ha rivelato che nel 1974, Moro subì una vera e propria aggressione da Henry Kissinger, con minacce pesantissime. Moro era un problema anche per la sua politica filo araba in Medio Oriente, che proseguiva l’azione del suo grande amico Enrico Mattei. Una politica che non piaceva alle sette sorelle del petrolio, all’America e pure al Regno Unito, che aveva interessi in Iraq e in generale in tutto il mondo arabo.

Andreotti. Il sequestro Moro avvenne il giorno del giuramento del suo governo. Che ruolo ebbe, secondo lei, il presidente del consiglio in carica nella gestione di quei 55 giorni?
Quando ho scritto il libro, trentasette anni fa, pensavo che Andreotti fosse l’anima nera di tutta la vicenda. Sbagliavo. Il personaggio più ambiguo di tutti, nel caso Moro, è stato Francesco Cossiga, allora ministro dell’interno. La moglie di Moro ha raccontato che non l’ha mai più cercata dopo la morte di suo marito, nonostante fossero amici. Diciamo che l’ambiguità di Cossiga rafforza la tesi dell’eterodirezione della vicenda Moro.

Non è ambigua anche la posizione di Berlinguer? Perché il segretario del Pci si schierò per la linea della fermezza, contro ogni trattativa per salvare Moro?
Berlinguer era per la linea della fermezza e faceva bene. Era convinto che non sarebbe mai stato liberato. E che legittimare le Brigate Rosse sarebbe stato pericoloso. Io credo avesse ragione lui, e che avesse ragione Sciascia. Sciascia dice che Moro era favorevole a prendere tempo, non a trattare. La linea della trattativa di Craxi è un atto di generosità e furbizia politica di Craxi, che capisce che deve smarcarsi da tutti, per dar corpo alle sue ambizioni. Ma Craxi, peraltro, era amico del fondatore di Hyperion, Corrado Simoni.

Hyperion, ecco. Secondo molti è la chiave che spiega l’eterodirezione del rapimento di Moro…
È una strana scuola di lingue fondata da brigatisti a Parigi, piena zeppa di spie. L’ex brigatista Enrico Franceschini la definisce “una specie di Parlamento degli 007”. Questa scuola nasce uno o due anni prima del sequestro, sembra creata apposta. Man mano che si avvicinano i giorni del sequestro Moro, compaiono tante piccole Hyperion a Roma, Milano, Como, Parigi, Londra. E chi nelle Br teneva i rapporti con Hyperion, andando su e giù da Roma a Parigi è quello che molti ritengono essere l’infiltrato della Brigate Rosse, Mario Moretti. L’uomo che prelevò Moro, quello che lo interrogò, quello che si dice abbia ucciso.

Cosa le fa pensare che Moretti fosse infiltrato?
Tante cose. Innanzitutto, che le Br erano piene di infiltrati. Franceschini dice che quando hanno scelto di abbracciare la lotta armata, nelle Br c’erano da uno a tre infiltrati. E che a un certo punto erano più gli infiltrati dei brigatisti.

Però dice anche che definire Moretti una spia fosse riduttivo…
Non nega. Dice che è riduttivo. Faccio un esempio: nel 1990 Andreotti scoperchiò la storia di Gladio un'organizzazione paramilitare clandestina italiana organizzata dalla Nato e dalla Cia. Di quell’organizzazione, Moro parlò nel suo memoriale dalla prigionia, denunciandone l’esistenza. Perché le Br non rivelarono mai, durante la prigionia, quelle pagine del memoriale? Sarebbe stato uno scandalo clamoroso. A domanda precisa di un giudice, Moretti disse che avevano sottovalutato quella rivelazione.

Parliamo anche della seduta spiritica dei sette professori, cui partecipò anche Romano Prodi. Quella in cui uscì il nome di Gradoli….
Sul caso Moro hanno mentito tutti, dal primo all’ultimo. Quei professori si dice organizzarono la seduta spiritica per far emergere un nome che, si dice, Beniamino Andreatta aveva ascoltato all’università di Cosenza da Franco Piperno, capo di Autonomia Operaia, amico dei brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda, e, al pari di Andreatta, professore nell’università calabrese. Comunque, esce questo nome, Gradoli, e le forze dell’ordine vanno a cercare Moro in una località con quel nome. La vedova Moro, a quel punto, va da Cossiga, chiedendogli se esistesse una via Gradoli a Roma. Cossiga la liquida sbrigativo, dice che non risulta dalle Pagine Gialle. Il problema è che via Gradoli a Roma non solo esiste, ma è pure in una zona in cui i servizi avevano un mare di appartamenti. Strano che il ministro degli interni non lo sapesse. Comunque in via Gradoli, al numero 96, c’era veramente un covo delle Br, uno dei più importanti, e in quel covo ci stavano, guarda caso, Mario Moretti e Barbara Balzarani.

È la vicenda più paradossale del caso Moro, quella di Gradoli?
No, c’è pure quella del lago della Duchessa. Nello stesso giorno in cui fu scoperto il covo di via Gradoli, siamo ad aprile, un falso comunicato delle Brigate Rosse dice di cercare il cadavere di Moro in questo lago. Si dice che a realizzare quel comunicato fu il falsario d'arte Tony Chichiarelli, legato alla Banda della Magliana. Io sono convinto che quella storia fu inventata dai servizi segreti, con un obiettivo: convincere le Brigate Rosse a fare in fretta ad ammazzare Moro, che per loro era già morto.

Lei fra l’altro dice nel libro che Moro non fu materialmente ammazzato dalle Brigate Rosse. Cos’è? Il 60% di verità, il 20% di finzione o il 20% di zona grigia?
Io continuo a pensare che il presidente della Democrazia Cristiana sia stato liberato e ucciso successivamente. La maggioranza delle Brigate rosse voleva liberare Moro, una minoranza, i brigatisti vicini a Hyperion, no. Sono convinto di questo e diversi magistrati me l’hanno confermato.



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venerdì 5 gennaio 2018

Donald Trump Contro l'Autore di un Libro




L'autore di "Fire and Fury": "Il presidente Usa è un bambino".
Donald Trump si scaglia su Twitter contro Michael Wolff, l'autore di Fire and Fury, il libro che sta scuotendo la Casa Bianca e che è uscito oggi nonostante le diffide dei suoi legali: "Ho autorizzato un accesso pari a Zero alla Casa Bianca (l'ho rifiutato davvero molte volte) all'autore del libro falso! Non ho mai parlato con lui per il libro. È pieno di bugie, false rappresentazioni e fonti che non esistono".

"Guardate al passato di questa persona e guardate cosa accade a lui e allo Sciatto Steve!", ha cinguettato, riferendosi anche al suo ex stratega Bannon, 
una delle principali fonti del libro.

L'autore del libro ha sostenuto di aver intervistato anche Trump e in un'intervista al Today show di Nbc: "La mia credibilità viene messa in dubbio da un uomo che ha meno credibilità, forse, di chiunque abbia mai camminato sulla Terra finora".

Quando l'intervistatrice Savannah Guthrie gli chiede di parlare del modo in cui Trump viene descritto dalle persone a lui più vicine, l'autore risponde: "Le dirò una definizione che tutti hanno dato, che tutti hanno in comune. Dicono tutti che è come un bambino". E poi Michael Wolff aggiunge: "Questo uomo non legge. 
Non ascolta. È come un flipper".

A proposito del fatto che Trump viene considerato dal suo staff come un bambino, Wolff spiega: "Quello che intendono è che ha bisogno di gratificazione immediata. Ruota tutto intorno a lui...". Dopo avere affermato che conferma tutto quello che ha scritto nel suo libro, aggiunge: "Assolutamente ho parlato con il presidente. Se abbia realizzato che era un'intervista o meno non lo so. Ma di certo non era off the record". E precisa: "Lavoro come lavora ogni giornalista. Ho registrazioni. Ho appunti. Sono certamente e assolutamente a mio agio con quello che ho riferito".

È probabile che le ultime notizie di politica americana che vi sia capitato di leggere provengano tutte dallo stesso libro, che sta molto agitando giornalisti, funzionari e politici: si intitola Fire and Fury: Inside the Trump White House, è stato scritto dal giornalista Michael Wolff e uscirà il 9 gennaio. Ieri però ne sono uscite due anticipazioni: una sul Guardian e l’altra, più lunga, sul New York Magazine. Entrambe contengono materiale che è stato definito «esplosivo»: la prima in particolare ha già causato un litigio pubblico fra il presidente Donald Trump e il suo ex stratega Steve Bannon, la seconda contiene una montagna di aneddoti da cui Trump e i suoi collaboratori escono molto male. I giornalisti americani stanno sfogliando il libro in cerca di spunti e notizie, ma molti stanno anche consigliando di prendere con le molle quello che scrive Wolff, dato che in passato ha dimostrato di non essere completamente affidabile.

Nell’anticipazione pubblicata dal Guardian, Steve Bannon descrive come “sovversivo” e “antipatriottico” un discusso incontro tra i collaboratori e familiari di Trump e un’avvocata russa per ottenere informazioni compromettenti su Hillary Clinton, scoperto questa estate dal New York Times. Bannon critica molto la famiglia di Trump – era già noto che avesse un rapporto di dura rivalità con Ivanka Trump e Jared Kushner – e si dice peraltro sicuro che gli emissari del governo russo abbiano incontrato Trump, cosa che lui ha sempre smentito.

In seguito all’anticipazione, Trump ha pubblicato un durissimo comunicato in cui accusa Bannon di aver «perso la testa», di avere esagerato la sua influenza alla Casa Bianca e di aver fatto perdere ai Repubblicani l’elezione speciale in Alabama (nella quale però anche Trump appoggiava il giudice ultraconservatore Roy Moore). Gli avvocati di Trump hanno anche mandato a Bannon una diffida dal violare un accordo che i due hanno firmato nel 2016, in base al quale Bannon non può rivelare informazioni confidenziali o denigratorie su Trump e i suoi familiari.

Ma l’anticipazione a cui i giornalisti stanno dedicando più attenzioni è quella pubblicata sul New York Magazine, che contiene una selezione di paragrafi contenuti nel libro. Uno dei passaggi più eclatanti racconta che Trump stesso e i suoi collaboratori, fino all’ultimo giorno di campagna elettorale, erano convinti e tutto sommato contenti di perdere, perché la sconfitta avrebbe dato loro nuove grandi opportunità di carriera senza caricarli del peso della presidenza.

Trump non si era limitato a ignorare i potenziali conflitti di interessi delle sue aziende e delle sue proprietà [con il mandato da presidente], si era anche rifiutato di rilasciare la sua dichiarazione dei redditi. Perché avrebbe dovuto farlo? Una volta perse le elezioni, sarebbe diventato incredibilmente famoso, e considerato un martire nella crociata contro Hillary la Corrotta. Anche sua figlia Ivanka e suo genero Jared sarebbero diventate delle celebrità. Steven Bannon avrebbe assunto il ruolo di nuovo leader del Tea Party, Kellyanne Conway quello di commentatrice di punta delle tv via cavo. Melania Trump, a cui suo marito aveva assicurato che non sarebbe diventato presidente, avrebbe potuto tornare alla sua vita poco appariscente. La sconfitta sarebbe andata a genio a tutti. La sconfitta era una vittoria.

Poco dopo le 20 del giorno delle elezioni, quando la tendenza sembrava diventata più solida – Trump poteva vincere davvero – Trump era sbiancato come se avesse visto un fantasma, racconterà più avanti Donald Trump Junior a un amico. Melania stava piangendo: e non erano lacrime di gioia.

L’estratto del New York Magazine contiene altri paragrafi notevoli: come quello in cui l’allora vicecapo dello staff della Casa Bianca, Katie Walsh, paragona Trump a «un bambino», e in generale si racconta di come Trump sia incapace di concentrarsi a lungo o elaborare concetti complessi; o quello in cui il noto magnate australiano Rupert Murdoch consiglia a Trump di ignorare le richieste degli imprenditori della Silicon Valley, e poi dopo aver chiuso una telefonata gli dà del «cazzo di idiota» per non averlo ascoltato; o ancora quello in cui Jared Kushner, a un mese e mezzo dall’insediamento di Trump, realizza di non sapere quali siano le priorità della nuova amministrazione. Stanno circolando altri pezzi del libro, diffusi da giornalisti che l’hanno ricevuto in anteprima: Katy Tur di NBC News, per esempio, ne ha pubblicato uno in cui si racconta che Trump avrebbe l’abitudine di cercare relazioni sessuali con le mogli dei suoi amici, che attira a sé con un metodo particolarmente meschino.

Il problema è che l’autore del libro, Michael Wolff, non è considerato una fonte affidabilissima. Ha iniziato da giornalista al New York Times Magazine, poi ha cercato di fare successo con una società editrice di tecnologia, infine è tornato al giornalismo ma con un ruolo diverso, da critico dei media al New York Magazine. In questa veste Wolff è diventato molto apprezzato per la sua scrittura elegante e coinvolgente, riuscendo a vincere per due volte il prestigioso National Magazine Award.

Al contempo Wolff ha pubblicato libri-inchieste di successo ma anche piuttosto controversi: in Burn Rate, un racconto autobiografico della bolla delle società di tecnologia degli anni Novanta, Wolff incluse lunghi dialoghi – che si trovano anche nel nuovo libro su Trump – difficili da prendere per buoni, visto che come ammesso da lui stesso era solito prendere solo degli appunti su carta. In un profilo che New Republic scrisse su di lui nel 2004, pubblicato quando Wolff era passato a Vanity Fair, si legge che «le scene che si trovano nei suoi articoli non sono tanto ricreate quanto create; sgorgano dall’immaginazione di Wolff piuttosto che da una conoscenza diretta degli eventi. Persino lui sa che il giornalismo tradizionale non fa per lui. Piuttosto, assorbe l’atmosfera e i pettegolezzi che coglie alle feste, per strada, e durante i lunghi pranzi in certi ristoranti».

Wolff, insomma, non è noto per la sua affidabilità, e qualcuno dice di aver già trovato cose false nel suo nuovo libro su Trump, tra altre vere o verosimili o coerenti con le altre già raccontate in questi mesi. Maggie Haberman, una delle più rispettate corrispondenti alla Casa Bianca, ha scritto su Twitter di aver letto tutto il libro e di aver trovato «molte cose vere e molte altre che non lo sono».

Katie Walsh, ex vicecapo di gabinetto alla Casa Bianca, ha detto a Jonathan Swan di Axios di non aver mai paragonato Trump a un bambino.

È certo però che Wolff abbia intervistato decine e forse centinaia di funzionari, giornalisti e politici che hanno avuto a che fare con Trump, che frequenti da tempo gli stessi ambienti di Trump e infine che abbia passato diversi giorni all’interno della Casa Bianca a raccogliere materiale. Sembra anche che stavolta abbia preso delle precauzioni per non essere accusato di avere inventato storie o virgolettati: stando a una fonte di Axios – che potrebbe essere Wolff stesso – avrebbe registrato molte delle conversazioni che sono poi finite nel libro, fra cui anche quelle con Steve Bannon (che finora non ha smentito nessuna dichiarazione che Wolff gli attribuisce nel libro). Una cena tra alti dirigenti Repubblicani di cui racconta i dialoghi, poi, sarebbe stata organizzata dallo stesso Wolff.


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sabato 14 marzo 2015

LIBRI: COME E' NATO IL LIBRO





Spesso li leggiamo, ma ci siamo chiesti come e quando sono nati i libri? 

Vediamo un pò.

Un libro è un insieme di fogli stampati oppure manoscritti delle stesse dimensioni rilegati insieme in un certo ordine e racchiusi da una copertina. Il libro, usato per acquisire informazioni o anche per divertimento, è ancora oggi lo "strumento principe del sapere"....continua a leggere  

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LIBRI: COME E' NATO IL LIBRO: Spesso li leggiamo, ma ci siamo chiesti come e quando sono nati i libri?  Vediamo un pò. Un libro è un insieme di fogli stampati ...



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mercoledì 12 novembre 2014

LIBRI: CODICE in SIRIACO del 570 D.C. : GESÙ SPOSÒ MADDAL...


GESÙ SPOSÒ MADDALENA



1. E GESÙ SPOSÒ MADDALENA. 
NON È DAN BROWN MA UN CODICE IN SIRIACO DEL 570 D.C.
 - 2. SARÀ PRESENTATO DOMANI ALLA BRITISH LIBRARY UN LIBRO CHE RACCONTA UNA STORIA DIVERSA DA QUELLA DEI QUATTRO VANGELI CANONICI, MOLTO PIÙ VICINA - COME SI È AFFRETTATA A IRONIZZARE LA CHIESA D’INGHILTERRA - AL ‘’CODICE DA VINCI’’ DI DAN BROWN 
- 3. IL LIBRO PROVIENE DA UN MONASTERO EGIZIO ACQUISTATO NEL 1847 DAL BRITISH MUSEUM 
- 4. SECONDO ALCUNI STUDIOSI BASTA ANCHE SOLO SCORRERE I VANGELI DI MARCO, LUCA, MATTEO E GIOVANNI PER CONVINCERSI CHE MADDALENA AVEVA UN RUOLO DI PRIMISSIMO PIANO ACCANTO A GESÙ. ASSISTE ALLA CROCIFISSIONE, ALLA SEPOLTURA E ALLA SCOPERTA DELLA TOMBA VUOTA. LAVA IL CORPO DEL CRISTO, COSA CONSENTITA SOLO ALLE MOGLI O AD ALTRI UOMINI, ED È LA PRIMA PERSONA ALLA QUALE GESÙ 
SI RIVOLGE DOPO LA RESURREZIONE .



MARIA MADDALENA E GESU

Un altro tassello fortifica la ancora traballante tesi che Maria Maddalena fosse la moglie di Gesù e la madre dei suoi figli...
leggi tutto...

LIBRI: CODICE in SIRIACO del 570 D.C. : GESÙ SPOSÒ MADDAL...: 1. E GESÙ SPOSÒ MADDALENA.  NON È DAN BROWN MA UN CODICE IN SIRIACO DEL 570 D.C.  - 2. SARÀ PRESENTATO DOMANI ALLA BRITISH LIBRAR...


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giovedì 7 novembre 2013

LIBRI: Come Trovare Ispirazione


Come Trovare Ispirazione


Come Trovare Ispirazione 

Quando abbiamo deciso di scrivere una storia, un libro o fare un’azione intelletuale, in generale, spesso non sappiamo davvero come continuare. Per una mente addestrata alla creatività, è una questione di tempo, ma che cosa succede se fai fatica a trovare l’ispirazione per attuare un progetto o un’azione? Se abbiamo necessità di ricercare uno o più momenti di ispirazione, ci sono una serie di tecniche che possiamo seguire, e tutte sono davvero facili da praticare.

L’ispirazione è ovunque, non ci resta che aprirsi ad essa attivamente, allenandoci. Quindi , ecco alcuni suggerimenti:

1 – Ascoltare e guardare con attenzione il mondo circostante. L’ispirazione può apparire in una frase, evento o immagine. Ad esempio, quando viaggi in metropolitana o in autobus, guarda le persone che viaggiano con te....continua a leggere ...

LIBRI: Come Trovare Ispirazione: Come Trovare Ispirazione  Quando abbiamo deciso di scrivere una storia, un libro o fare un’azione intelletuale, in generale, spesso no...

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giovedì 20 giugno 2013

ExpoPolis è un libro ma anche un gioco


Il grande gioco di Milano 2015 è cominciato

Sotto l'egida di Expo si sta aprendo il banchetto per la spartizione di Milano. Come in tutti i giochi alcuni attori si accaparreranno tutto, ad altre pedine non resteranno che le briciole...o no?
ExpoPolis è un libro ma anche un gioco. ExpoPolis è una comunità che si oppone alla logica speculativa e tentacolare di Expo 2015 ma anche una riflessione aperta sul presente e sul futuro di Milano. ExpoPolis è un osservatorio e al tempo stesso laboratorio di attivazione e partecipazione.


Milano 2013,

una città in pieno cambiamento urbano. Scheletri di grattacieli si innalzano verso il cielo, nuove costruzioni e tanto cemento stanno cambiando la geografia di questa città, in vista dell’expo 2013. Ne parleremo attraverso il libro Expopolis, racconto di una città che cambia e di una storia che si ripete, legata alle grandi esposizioni universali. Un viaggio nel passato e nel presente, con qualche accenno al prossimo futuro, della città in cui abitiamo e che si sta modificando davanti ai nostri occhi.

Expopolis

di Roberto Maggioni, Off Topic

Il grande gioco di Milano 2015

Mentre dal palco delle autorità si celebra il luccicante brand di Expo 2015, gli specchi della città vetrina sono già in frantumi e Milano implode su se stessa.

Le banche, le fondazioni, le congreghe e le mafie stanno muovendo le loro pedine per accaparrarsi le fette più ghiotte della torta di Expo. Vuoi giocare anche tu? Tira i dadi e decidi il tuo personaggio: un immobiliarista alla Cabassi, un’archistar alla Boeri, un sindaco che ha sbagliato la prima mossa, un governatore padano più ricattabile del celeste, o un più modesto ’ndranghetista che sposta terra e apre bar sui navigli. Muoviti sul tabellone schivando gli imprevisti. Comitati denunciano gli scempi, reperti archeologici disturbano i cantieri, pendolari bloccano i treni, inquilini si oppongono all’abbattimento delle case popolari, grattacieli vengono occupati da precari incazzati, informatici vanno in sciopero, centri sociali resistono agli sgomberi.

Le caselle del gioco diventano capitoli del libro, se li leggi potrai fare luce sui buchi neri finanziari, i conflitti di interesse e la voracità della speculazione.

Con un linguaggio a metà strada tra giornalismo d’inchiesta, comunicazione virale e advertising irriverente, Expopolis offre alle nuove comunità resistenti gli strumenti critici ideali per graffiare l’icona dell’evento internazionale. Un volume ricco di dati, analisi, documenti e racconti orali di cittadini che partecipano loro malgrado al grande gioco al massacro di Expo 2015.

Roberto Maggioni, giornalista a Radio Popolare, scrive sulla webzine MilanoX. Si occupa in particolare di movimenti, mafie, immigrazione. Suona in diverse band underground.

Off Topic è un laboratorio di attivisti che si muove nelle crepe della metropoli milanese. Tra lotta alle nocività e agitazione culturale, il collettivo ha la sua casa base nello spazio occupato Piano Terra, nel quartiere Isola.

per scaricare il gioco e per maggiori informazioni:

http://expo-polis.com/

http://www.agenziax.it/expopolis/


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CARCERE S. VITTORE

EXPO 2015 E' SOLO UN SET CINEMATOGRAFICO

11mila metri quadrati di EXPO 2015 saranno solo delle enormi scenografie a causa dei ritardi.

Venerdì 13 è partito un bando di gara del valore di 1.100.000 euro
 per appaltare il “camouflage” delle zone incompiute...

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giovedì 13 giugno 2013

LIBRI: Afghanistan, missione oppio

Afghanistan, missione oppio



I segreti della guerra afghana

Mercoledì 12 giugno a Roma presentazione del libro "Afghanistan, missione oppio", di Giorgia Pietropaoli. Presente anche l'ex alto funzionario in Afghanistan, Maniccia.


 - La produzione di oppio dell'Afghanistan è in aumento per il terzo anno consecutivo e sta raggiungendo un nuovo record. È quanto rivelato dal rapporto sui rischi legati alla produzione di oppio in Afghanistan rilasciato dall'ufficio delle Nazioni Unite contro droga e crimine (Unodc). I funzionari internazionali che operano in Afghanistan temono che dopo il 2014, quando le truppe della coalizione internazionale presenti nel Paese si ritireranno, il narcotraffico si espanda fino a trasformare l'Afghanistan in un narcostato, ovvero un Paese dove la percentuale maggiore del Pil deriva dal commercio di droga e dove lo Stato è inefficiente o compiacente verso il narcotraffico. Secondo le Nazioni Unite, nel 2011, i guadagni della vendita degli oppiacei afgani equivalevano a circa il 16% del Pil dell'Afghanistan, ma nel 2004 questa cifra è arrivata al 60%.
La produzione e il traffico di droga in Afghanistan sono aumentati da quando la guerra e iniziata, nel 2000. 


LIBRI: Afghanistan, missione oppio: I segreti della guerra afghana Mercoledì 12 giugno a Roma presentazione del libro "Afghanistan, missione oppio", di Giorgia ...

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giovedì 11 aprile 2013

Cosa Nostra : NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO



Dialogo fra Dario Fo e Giuseppina Manin. Anticipazione del libro che uscirà tra qualche settimana. “NIENTE COMICI E FROCI AL GOVERNO”.
Il giorno 2 aprile 2013 arriva al Tribunale di Palermo una lettera di minaccia rivolta al PM Di Matteo tanto esplicita che la Questura si preoccupa subito di raddoppiare la scorta e le difese a protezione dei giudici del capoluogo di Sicilia cercando di bloccare i mafiosi che, con quell’avvisata, vogliono mettere l’accento sulla crisi politica e condizionarne gli esiti.
Ci risiamo con il clima di stragi o è soltanto una minaccia generica?


Ad ogni buon conto il 3 aprile 2013, su Il Fatto Quotidiano si può leggere proprio in prima pagina il testo di un messaggio intimidatorio spedito a firma di Cosa Nostra ai giudici antimafia di Palermo. L’avviso centrale inviato da un personaggio che si firma “un uomo d’onore della famiglia trapanese” è esattamente questo: “Niente comici e froci al governo”.
I commentatori più accorti dei comportamenti della criminalità mafiosa temono che si voglia ripristinare il clima del 1992 quando ebbe inizio una serie di stragi per tutta l’Italia da Roma a Firenze fino a Milano. E soprattutto i criminali misero a segno il massacro di Falcone e della sua scorta e qualche tempo appresso fecero saltare in aria una macchina con un enorme carico di tritolo che uccise Paolo Borsellino e gli uomini che lo accompagnavano.
Anche allora, quelle stragi ebbero inizio proprio durante il crollo della Prima Repubblica “sotto i colpi della crisi finanziaria, di Mani Pulite e della Lega Nord”.
Come oggi, la popolazione viveva in una situazione di vuoto di potere che allarmò la criminalità organizzata di Cosa Nostra. Marco Travaglio sottolinea che la malavita rischiava di perdere il controllo del sistema e quindi reagì con inaudita violenza, “con un mix di stragi e trattative che miravano a ‘destabilizzare per stabilizzare’ secondo l’ormai risaputo sistema della strategia della tensione”.
GIUSEPPINA: Ma con chi ce l’ha Cosa Nostra quando minaccia “guai a voi se eleggete froci e comici al governo?”.
DARIO: Beh, il comico evidentemente è Grillo, non certo Berlusconi, che ha un altro rapporto, ben diverso, con la criminalità organizzata della Sicilia. Un rapporto molto più affettuoso grazie all’intercessione dell’amico fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, che giustamente si può vantare per le sue relazioni davvero pericolose con la mafia testimoniate da una condanna a 7 anni ribadita nell’ultimo processo.
GIUSEPPINA: Ho capito, ma l’altro veto, diciamo così, contro gli omosessuali a cui accenna la missiva minatoria a chi si rivolge? A Vendola forse?
DARIO: Ma no, per carità! E’ un personaggio siciliano naturalmente, rappresentante del Partito Democratico, si chiama Rosario Crocetta, che ha assunto il ruolo di Presidente della Regione Sicilia e che, oltretutto, in compagnia e grazie alle sollecitazioni dei consiglieri eletti fra i Cinque Stelle sta ottenendo un successo mai raggiunto da nessun altra amministrazione nella storia d’Italia.
GIUSEPPINA: Evidentemente quel successo è qualcosa che irrita terribilmente Cosa Nostra, soprattutto perché è di esempio nefasto verso la popolazione, che così può rendersi conto che anche in una regione manovrata dalla criminalità più potente d’Europa, se si posseggono le volontà e gli adeguati progetti si può addirittura gestire la vita di un’isola così vasta e difficile.
DARIO: Sì sì, certo è straordinario che il successo elettorale dei grillini abbia addirittura mosso l’attenzione della mafia. A parte il segnale deleterio di fondo che esprime: con un po’ di cinismo questa attenzione si può anche leggere come una manifestazione di stima.
GIUSEPPINA: Già, lo stesso compiacimento che sicuramente prova un agnello vedendosi ammirato da un branco di lupi che lo osservano con la bava alla bocca... Nonostante tutto quello che è successo, continuano a considerarlo un despota.
DARIO: Beh, speriamo che Beppe non si monti la testa. D’altra parte ad attenzioni del genere lui c’è abbastanza abituato. Basta leggere i commenti di quasi tutti i giornali della penisola ogni volta che esprime un giudizio o dichiara il proprio programma.
GIUSEPPINA: E’ vero, il complimento più comune è sempre quello di essere un despota, un tiranno, il capo supremo di una confraternita di semplici che della politica sanno solo per sentito dire.
DARIO: Poi, soprattutto ci sono i maître à penser che tracciano elogi davvero magniloquenti sull’intelligenza e sulla cultura dei due associati Casaleggio e Grillo da produrre subito un attacco di dissenteria spernacchiosa aritmica.
GIUSEPPINA: Dobbiamo però ammettere che Grillo ha fatto l’impossibile per far levitare un interesse addirittura morboso verso il suo personaggio e il movimento tutto. Quel rifiutare la presenza delle televisioni nazionali durante i suoi comizi, il nascondersi durante le visite delle troupe della RAI e di Mediaset, il negare la partecipazione ai talk show ai suoi seguaci e, soprattutto, gli insulti elargiti in una smoderata sequenza alla volta di giornalisti, uomini politici, commentatori e opinionisti vari di gran fama...
DARIO: Adesso poi che anche la mafia si interessa a lui, chi può più arrestare la sua popolarità? Sarebbe esaltante vederlo protetto da truppe armate dello Stato arrivare sistemato dentro un carro armato dal quale spunta solo la sua testa coperta da un casco guerresco.
GIUSEPPINA: Ci manca solo che il Papa in persona da San Pietro mandi un saluto affettuoso al caro fratello Beppe il genovese.
DARIO: No, meglio ancora, sarebbe di maggior valore se Papa Francesco lo paragonasse al Santo di Assisi dicendo: “Non io son degno di portare quel nome, ma Beppe, solo lui, il nostro giullare più amato. Anzi, mi rivolgo a voi miei fedeli per indicarvelo come l’unico degno di salire al Colle del Quirinale per assumere l’incarico di Presidente della Repubblica del nostro paese!
GIUSEPPINA: Beh mi pare che qui si stia un po’ esagerando...
DARIO: E allora eleggiamolo almeno Presidente del Consiglio, è il minimo che possiamo accettare.
A proposito di mafia: fra tutti i giornali usciti in Italia in questi giorni le minacce di morte ai giudici, agli omosessuali nonché ai comici – leggi Grillo – sono state riportate solo da tre giornali: il Fatto Quotidiano, il Corriere e La Repubblica in testa. Per quanto riguarda invece i telegiornali ben pochi hanno dato la notizia e sempre accennandola a malapena. Siamo arrivati proprio alla barbarie informativa più smaccata.
Infatti nessun’autorità di Stato e di governo pronuncia un monosillabo per dare solidarietà e sostegno ai magistrati nel mirino, “non parliamo ai froci e ai comici”. Come commenta giustamente Travaglio: “Immaginate se la lettera [mafiosa] dicesse ‘non vogliamo al governo il PD’ o ‘Monti’ o ‘Berlusconi’, sarebbe il titolo di apertura di tutti i giornali e tg”. Ma nel nostro caso la regola è il silenzio.
GIUSEPPINA: In compenso quasi tutti i giornali hanno riportato la notizia che il PG della Cassazione Gianfranco Ciani ha appena promosso un’azione disciplinare contro Di Matteo - proprio il giudice che ha ricevuto la minaccia di morte da Cosa Nostra - e la Ministra della Giustizia Paola Severino ha inviato al Procuratore Generale un elogio per l’azione prodotta, per altre ragioni ma legate all’insabbiamento della trattativa Stato-mafia.
DARIO: Ad ogni modo fa impressione il tempismo con cui ci si getta contro personaggi caduti sotto le attenzioni della mafia. Ha quasi il sapore di un biglietto di condoglianze in anticipo. Se succedesse il disastro se la caverebbero tutti a tempo debito con una bella corona di fiori di Stato e Amen.
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domenica 21 ottobre 2012

SE QUESTI SONO GLI UOMINI


 

SE QUESTI SONO GLI UOMINI

ITALIA 2012. LA STRAGE DELLE DONNE
di: Iacona Riccardo

 

Dopo la tragedia di Palermo.

 Le mani assassine di uomini senza personalità.

L’ennesima mano di chi si era amato, scagliata contro un corpo che fino a pochi istanti prima sprigionava vita. E sale nell’indifferenza quasi totale la fine di una giovane vita spezzata che porta il numero già cospicuo di donne uccise a 100. Pensare di fare una fine simile solo perché l’amore che si provava fino a poco tempo prima  ha cessato di esistere è assurdo,intollerabile ed anche ingiusto. Non si riesce a capire come mai questa sia l’unica soluzione per chi perde l’amore che forse non aveva nemmeno mai provato nel concetto più intimo di questa parola. Troppo spesso si assiste impotenti a situazioni pesanti che terminano nel modo più forte e meno atteso  da chi in prima persona vive l’imposizione dei sentimenti e non ha voglia di piegarsi a questi ricatti sentimentali perché l’amore non si compera e la donna non deve restare in terra come una bambola di pezza senza vita,ferita e oltraggiata  e troppo spesso privata di un dono che non spetta di certo a chi dice di aver tanto amato togliere . Troppo spesso riecheggia il concetto del senza di me non c’è spazio nemmeno  per la tua  esistenza dimenticandosi che le persone possono scegliere se continuare a volersi accompagnare da questi soggetti. Troppo spesso si sottovalutano alcuni atteggiamenti e si pensa che le attenzioni vengano dedicate per amore ,che la presenza costante nelle vite di queste donne sia dovuta all’interessamento per le stesse. Troppo spesso si scambiano le continue telefonate,le improvvisate, come segnali di attenzione e di mancanza che questi soggetti vogliono colmare e si pensa di essere importanti per loro e per le loro vite dimenticandosi che quando si ama realmente si ha solo voglia di veder volare libero l’altro,che non è con l’assillante presenza che si dimostra questo amore,che l’amore è rispetto e non imposizione della presenza soprattutto quando non è desiderata. L’ennesima vittima,l’ennesimo coltello,le ennesime urla che si sgretolano così come lo sta facendo la vita che in un’attimo vola via e va oltre,come se la morte diventasse una vera e propria liberazione al tormento che queste situazioni create e subite per anni,restate inascoltate ora arrivino alla fine del loro percorso dimenticandosi però che con la fine di esso finisce anche una vita che nessuno ha il diritto di rubare . Una cosa tremenda perderla quella vita per mano di chi ha annientato ogni dimostrazione di affettività sincera,per mano di chi ha riempito con la sua ingombrante presenza gli ultimi attimi di un pomeriggio che avrebbe dovuto avere tutto un altro sapore,una cosa tremenda chiedere aiuto e non essere ascoltati ,aver dovuto imparare che nella vita troppo spesso ci si deve difendere proprio da chi dice di amare. Impossibile che 100 vite spezzate nel pieno della voglia di vivere,che 100 storie,sorrisi, mondi,interessi,amicizie,famiglie,colleghi,parenti, si debbano trovare a fare a meno di queste donne che troppo spesso subiscono,inviano messaggi di aiuto,comunicano la loro tristezza di continuare rapporti con esseri spregevoli che riescono solo a togliere loro entusiasmo e sicurezza,non importino a nessuno. Impossibile che la vita non abbia più alcun valore,che si sia sempre troppo presi dal pensare che non sia utile educare all’amore quando invece qualche “ometto”avrebbe bisogno delle istruzioni per l’uso del cuore. Ciò che conta è imporsi prepotentemente nelle pieghe del cuore di chi avendo recepito che alcune situazioni iniziano ad essere insostenibili decidendo di recidere questo cordone che le teneva legate a qualcuno che meritava tutto tranne che il loro amore. Ci piacerebbe vedere le donne essere rispettate per come si dovrebbe fare,ci piacerebbe che in una società evoluta come si dice essere la nostra questi fatti non dovessero  più accadere ci piacerebbe  assistere al cambio di sensibilità tanto a lungo predicato ma mai raggiunto e dimostrato.Ci piacerebbe che queste donne troppo spesso calpestate e non prese in considerazione ,che queste donne sottovalutate ma che riescono a ricoprire infiniti ruoli nell ‘arco di poche ore,che queste donne che reggevano e continuano a reggere l’altra metà del cielo potessero tornare a dire :” questa relazione è finita” senza dover temere per la loro incolumità o per quella delle loro famiglie. Ci piacerebbe che si tornasse ad una dimensione umana di questa esistenza e non si fosse pronti a  barattarla con un momento di delirio di onnipotenza che poi tale non è e si riduce solo all’immaturità di un attimo. 
 
Accettare che i sentimenti possano anche mutare è solo dimostrazione di maturità,di sensibilità,di preparazione reale per la vita altrui. Non vogliamo più vedere questa lista crescere a dismisura,non dobbiamo più avere paura di denunciare chi nascondendosi dietro alla parola amore rende lo stesso non degno di essere chiamato tale,non dobbiamo permettere che si giochi con qualcosa che non è un gioco perché si tratta delle nostre vite di donne e se non iniziamo a volerci bene noi per prime queste cose continueranno ad accadere. Rimane in terra un altro corpo,rimane in terra un’altra vita,rimane in terra la storia di un’altra solitudine non ascoltata e nemmeno aiutata da chi preposto a farlo,rimane in terra la sconfitta che compiere questi gesti fa arrivare nelle nostre coscienze e lacererà per sempre chi questo gesto lo ha compiuto. Cerchiamo di avere sempre rispetto per chi ogni giorno cammina con noi e non solo accanto a noi,cerchiamo di avere rispetto per chi dona a questa terra i figli e la stessa vita,cerchiamo di avere rispetto per l’amore che donano a volte sacrificando la loro vita in nome dello stesso. Scappate da amori “Malati”,scappate dalla prepotenza e dall’arroganza,scappate dalle dimostrazioni di violenza che incontrerete,scappate dal concetto di crocerossina che deve salvare il mondo,scappate da chi vi vuole succubi della prepotenza ,scappate donne perché questo non è amore. Intanto che questo mondo continua a fare rumore per qualcuno i suoni delle voce  le risa spensierate non ci saranno  più e questa è l’ennesima sconfitta di una società che sta andando nella direzione sbagliata,possiamo scegliere sempre ,vediamo di usarla per qualcosa di concreto e utile questa testa è qui che vogliamo vedere quanto è in gamba l’uomo non nel commettere gesti insulsi ma nel continuare a renderlo migliore questo mondo. Io ci credo ancora e ora sta a tutti noi non continuare a dormire sonni tranquilli e farlo circolare davvero questo amore che portiamo nel cuore. Un abbraccio a chi per colpa di troppa superficialità (di cui forse si è un po’ tutti responsabili ) ora non può vivere più.

DI ANNA LISA MINUTILLO

PRESENTAZIONE DEL LIBRO CON VIDEO
Quello che state per leggere è l'incredibile racconto di una tragedia nazionale, che macina lutti e sparge dolore come una vera e propria macchina da guerra. Una guerra che prima di finire sui giornali nasce nelle case, dentro le famiglie, nel posto che dovrebbe essere il più sicuro e il più protetto e invece diventa improvvisamente il più pericoloso.
http://cipiri19.blogspot.it/2012/10/se-questi-sono-gli-uomini.html
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