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venerdì 26 ottobre 2018

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’Immigrazione

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.
I numeri contenuti nel nuovo Dossier Immigrazione IDOS permettono di sfatare molti luoghi comuni sul fenomeno migratorio. Pregiudizi dannosi anche per la crescita economica

Di Emanuele Isonio

«Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita». Poche cose sono più adatte della Terza legge sulla stupidità umana dell’economista Carlo Maria Cipolla per commentare l’approccio che troppi hanno sul fenomeno immigrazione. Perché il mix di disinformazione, preconcetti, razzismo dilagante è confutato dai numeri. I più aggiornati sono contenuti nel “Dossier statistico sull’Immigrazione” realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS 
in collaborazione con il mensile Confronti.

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’immigrazione
Che il nodo-disinformazione sia una piaga soprattutto italiana lo aveva evidenziato già nel luglio 2017 la relazione finale della Commissione parlamentare Jo Cox sulla xenofobia e il razzismo, nella quale si denunciava come l’Italia sia il Paese con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione.

Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia. Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia
Di più: secondo un sondaggio condotto nei mesi scorsi dall’Istituto Cattaneo, gli italiani risultano essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà, riguardo al numero di stranieri che vivono nel territorio nazionale. Il convincimento più diffuso è che la loro presenza si attesti su livelli doppi rispetto a quelli reali.

Una situazione allarmante. Non solo per motivi etici. Quella disinformazione si traduce infatti in sentimenti d’odio e in sostegno a politiche xenofobe e  finisce per giustificare scelte che si rivelano dannose per la nostra economia. Nella quale il contributo positivo dei migranti è decisivo. Nel Dossier IDOS 2018 ci sono quindi almeno 5 dati da evidenziare, perché permettono di confutare altrettante pericolose fake news.


1. L’invasione che non c’è
Nell’Unione europea, certifica Eurostat,  i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e rappresentano il 7,5% della popolazione. In questo quadro, l’Italia non ha né il numero più alto di immigrati né ospita più rifugiati e richiedenti asilo.

«Con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’Istat), viene dopo la Germania (9,2 milioni) e Regno Unito (6,1 milioni) mentre supera di poco Francia (4,6 milioni) e Spagna (4,4)».


Anche l’incidenza sulla popolazione complessiva, pari all’8,5% (dato Istat), risulta più bassa di quella di Germania (11,2%), Regno Unito (9,2%) e diversi altri paesi più piccoli dell’Unione, dove i valori superano anche in maniera consistente il 10% (Cipro 16,4%, Austria 15,2%, Belgio 11,9% e Irlanda 11,8%). L’incidenza più alta si registra nel Lussemburgo, dove è straniera quasi la metà della popolazione residente (47,6%).

La credenza che descrive l’Italia come un paese assediato è smontata anche da un altro numero: quello che confronta la presenza straniera nel corso degli anni. Tale dato, ricorda IDOS, «è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013. L’incidenza, nell’ordine dell’8%, aumenta di pochissimi decimali l’anno». Il motivo della crescita? L’invecchiamento della popolazione italiana (gli over 65 italiani sono 1 ogni 4, mentre tra gli stranieri 1 ogni 25) che è anche meno feconda (1,27 figli per donna fertile, contro 1,97 tra le straniere).


Anche se ai residenti stranieri si aggiungesse la quota di immigrati non ancora iscritti nelle anagrafi, IDOS stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia. 26.000 in meno rispetto alla stima del 2016.

2. Lavoro: competizione con gli italiani
«Basta immigrati. Ci rubano il lavoro!». Quante volte è stata ripetuta questa frase, anche da esponenti politici di punta… Tutta fuffa, conferma – a dire il vero non per la prima volta – il dossier IDOS.

«La credenza che gli immigrati rubino il lavoro agli italiani è, da anni, smentita dalla realtà: dei 2.423.000 occupati stranieri nel 2017 (10,5% di tutti gli occupati in Italia), ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie, in ogni comparto. Non sorprende, quindi, che siano sovraistruiti più di un terzo di essi (34,7%, contro il 23,0% degli italiani, per uno scarto di oltre 11 punti percentuali)».


Inoltre i lavoratori immigrati restano ancora schiacciati nelle nicchie di mercato caratterizzate da impieghi pesanti, precari, discontinui, poco retribuiti, spesso stagionali e caratterizzati da sacche di lavoro nero (o grigio) e, quindi, di sfruttamento.

La scarsa mobilità professionale degli stranieri li inchioda poi in situazione di subordine. Lo segnala il differenziale retributivo: un dipendente italiano guadagna il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).

Niente di tutto questo fa pensare che gli immigrati siano in competizione con gli italiani per un’occupazione o che rubino agli italiani il lavoro.

Un riflesso di questa disparità si osserva nel differenziale di reddito dichiarato: nel 2016, quello dichiarato da cittadini stranieri è stato complessivamente di 27,2 miliardi, pari a una media annua pro capite di 12mila euro, inferiore di quasi 10mila euro a quella degli italiani (circa 21.600 euro).


3. Immigrati, costo per le casse pubbliche
Niente di più falso che gli stranieri presenti in Italia siano un onere per il nostro welfare. Sui redditi prodotti i contribuenti stranieri – ricorda IDOS citando i dati della Fondazione Leone Moressa – hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro. Se sommiamo quella cifra ad altre voci di entrata, riconducibili a cittadini stranieri (320 milioni solo per i rilasci/rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), l’introito nelle casse dello Stato è pari a 19,2 miliardi di euro. Sì, ma quanti soldi pubblici si usano per loro? 17,5 miliardi (il 2,1% dell’intera spesa pubblica nazionale).

Il bilancio statale tra entrate e uscite imputabile all’immigrazione è quindi positivo per un importo di almeno 1,7 miliardi.

Bilancio entrate/uscite per le casse pubbliche prodotte da immigrati. 

Ma la cifra, già di tutto rispetto, cresce ulteriormente fino ad arrivare ai 3 miliardi di saldo positivo, se invece che calcolare il costo standard si considera che i servizi agli immigrati vengono erogati usufruendo di personale, beni strumentali, strutture già esistenti. In questo modo, infatti, si considera il costo marginale (decrescente) di ciascun servizio.

4. L’invasione musulmana
Anche sul fronte religioso, i dati dovrebbero tranquillizzare: più della metà degli immigrati sono cristiani (2,7 milioni, pari al 52,6% del totale, secondo la stima di IDOS). La maggior parte di essi sono ortodossi (1,5 milioni) seguiti dai cattolici (oltre 900mila). I musulmani sono poco meno di un terzo (32,7%, pari a 1.683.000 persone).


Eppure dilagano le discriminazioni basate sulla religione di appartenenza che sfociano in una vera islamofobia, agevolata dai discorsi d’odio tollerati dai social network. Il pericolo, più che concreto, è che questa intolleranza rallenti il processo di integrazione. Il rapporto IDOS segnala ad esempio che la diffidenza ha conseguenze in vari ambiti. Tra questi, l’accesso al mercato della casa.

Gli stranieri restano infatti particolarmente penalizzati, sia per gli affitti, a causa della frequente e dichiarata indisponibilità dei proprietari a locare a stranieri, sia per gli acquisti, a causa delle difficoltà di ottenere un mutuo.

Ne consegue che quasi 2 stranieri su 3 abitano in affitto, spesso in coabitazione, e solo 1 su 5 in case di proprietà (di metratura mediamente limitata e soprattutto in contesti residenziali popolari e di periferia. Il resto abita o presso i datori di lavoro o da parenti e amici, a volte in condizioni di sovraffollamento.

5. Accoglienza, tutto sulle spalle dei Paesi ricchi
Contrariamente a quanto si pensa di solito, nel mondo l’accoglienza dei rifugiati grava in misura massiccia sui paesi in via di sviluppo. 
Sono loro a ospitarne la stragrande maggioranza. Quanti? 85 ogni 100.

Per il quarto anno consecutivo, a causa della guerra nella confinante Siria e degli accordi con l’Ue, è la Turchia a ospitarne il numero maggiore (3,5 milioni, cui si aggiungono 300mila richiedenti asilo), seguita dal Pakistan con 1,4 milioni (quasi tutti afghani), dall’Uganda con 1.350.000 (un numero cresciuto di 400mila unità in un anno e di cui 1 milione proviene dal Sud Sudan e 230mila dalla Repubblica Democratica del Congo), dal Libano con un
milione (in maggioranza siriani), dall’Iran con 980mila (per lo più afghani).

Se poi si considera l’incidenza dei rifugiati sulla popolazione residente, il primato spetta al Libano (dove il rapporto è di 1 ogni 6 abitanti), seguito dalla Giordania (1 ogni 14), due paesi in cui il rapporto arriva rispettivamente a 1 ogni 4 e 1 ogni 3 se si considerano anche i rifugiati palestinesi sotto il mandato dell’Unrwa. La Turchia è terza, con 1 su 23.



«In un simile contesto, il ricorrente motto “aiutiamoli a casa loro”, all’insegna del quale molti vorrebbero liquidare sbrigativamente il “problema” dell’immigrazione chiudendo le frontiere, se per un verso richiama, in positivo, la necessità di sostenere maggiormente la cooperazione internazionale, per altro verso – date le dimensioni globali e il carattere strutturale e multidimen- sionale del fenomeno e delle sue cause – non avrebbe effetti apprezzabili, in termini di riduzione dei flussi migratori, nel breve-medio periodo» osservano gli analisti IDOS. «Richiederebbe in ogni caso l’affiancamento di politiche di gestione dei flussi e di integrazione dei migranti maggiormente coerenti e, soprattutto, armonizzate a livello internazionale, come la portata del fenomeno richiede».


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martedì 17 aprile 2018

Macron: L' Italia era un Paese Fascista, si merita tutti gli Immigrati


"L'Italia era un Paese fascista. 
È cosa nota che durante il ventennio gli africani venissero trattati alla stregua di animali, pertanto è giusto che i neri di oggi si prendano ciò che spetta loro legittimamente." Queste sono state le controverse dichiarazioni espresse stamane dal Presidente francese Emmanuel Macron, in risposta alle pesanti accuse mosse dai media italiani relativamente alla durezza con la quale il governo d'oltralpe respinge i profughi africani intenti ad attraversare il confine. Il premier francese, nello specifico, è stato accusato a più riprese di aver addossato agli italiani tutta la responsabilità per la cattiva gestione dei flussi migratori provenienti dai Paesi africani e dal Medio Oriente. Pare infatti che Macron abbia riferito ad alcune testate giornalistiche francesi: "La Francia, come tutti noi sappiamo, è stata una delle principali potenze coloniali dei secoli scorsi. Grazie alla nostra gente, popolazioni come gli algerini ed i congolesi hanno raggiunto un discreto livello di civilizzazione, senza contare le migliaia di famiglie provenienti da quelle nazioni di cui la Francia si è fatta carico. Abbiamo accolto milioni di immigrati, ma è ora di darci un taglio
 e passare la patata bollente ai nostri cugini Fascisti e Xenofobi. 

Macron ha deciso che i tempi per l’esame della condizione di rifugiato passano da 11 mesi a 6 mesi, senza appello. Se non si ha diritto all’asilo, si è espulsi immediatamente e in attesa del rimpatrio non si circola liberamente come avviene qui da noi, ma si finisce nei centri di detenzione la cui permanenza passa da 45 a 90 giorni. E chi entra illegalmente in Francia viene spedito in carcere per un intero anno 
e paga in più 3.750 euro di multa.

Anche oltre confine la sinistra, le associazioni pro-migranti, quelle che come in Italia fanno affari con gli sbarchi, protestano ma Macron, tira dritto per la sua strada.

La Germania, solo per citare un esempio, ha pagato e paga tuttora per gli errori commessi durante la seconda guerra mondiale. Lo stesso non si può dire per gli  italiani che vengono erroneamente definiti come il popolo più solare ed accogliente del pianeta. Non riesco proprio a comprendere questa differenza di trattamento: perché i tedeschi devono sobbarcarsi ancora oggi una responsabilità del genere, mentre i nostri vicini diversamente bianchi possono permettersi di protestare solo perché salvaguardiamo gli interessi del popolo francese? Come Presidente del Paese più bello del mondo, continuerò a preservare la mia gente, scacciando ogni extracomunitario che si appresterà a mettere piede in Francia. Tutti i migranti espulsi dal nostro Paese verranno come di consueto trasferiti in Italia e lì dovranno restare. È ora di responsabilizzare un minimo coloro 
che per i profughi non hanno mai fatto nulla". 



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mercoledì 2 dicembre 2015

L'Italia è un Paese Laico o Integralista Cattolico?


L'Italia è un paese laico o un paese integralista cattolico?

Difendono il presepe, si definiscono cristiani, ma se si presentasse alla loro porta Giuseppe e Maria 
incinta, chiedendo riparo, perchè scappavano da una guerra li caccerebbero dicendo "
 tornate a casa vostra palestinesi di mexxa. Ruspa!"

L'Italia è un paese laico, ma molti italiani, per ignoranza, 
credono che l'Italia sia un paese integralista 
cattolico.
Molti italiani si lamentano dell'integralismo religioso in altri paesi, e, per ignoranza, anziché contrapporre all'integralismo religioso il laicismo della nostra Costituzione gli contrappongono un altro integralismo, quello cattolico.
L'imposizione della religione cattolica in Italia da parte del Vaticano, 
complice una classe politica compiacente, è un abuso.
Gli integralismi religiosi sono uno dei mali dell'umanità, e anche per questo motivo la Costituzione 
italiana ha stabilito che la religione deve essere un fatto non obbligatorio, ma libero; chiunque può 
professare una religione, privatamente o pubblicamente, ma senza imporla agli altri, per intenderci 
meglio, il crocifisso o qualsiasi altro simbolo religioso imposto nelle scuole e negli altri luoghi pubblici è un atto di prepotenza.
Ogni essere umano deve decidere da sé se credere ad una religione o a nessuna, ma questo deve 
avvenire liberamente, attraverso una ricerca personale, non tramite lavaggio del cervello.
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Il crocifisso è un pezzo di legno appeso che è stato trovato anche nei rifugi dei boss mafiosi. 
E' certamente un simbolo importante che ricorda ai cristiani la morte di Gesù.
Ma a che serve averlo nelle nostre pareti se poi non si mette in atto il motivo di quel sacrificio? A che serve se poi diciamo " Questi ci vengono a rubare il lavoro...andatevene a casa vostra"
A che serve se ci indigniamo più per un pezzo di legno tolto, che per la morte di tanti bambini colpevoli solo di essere nati tra la disperazione
Ho insegnato in classi con tanti bambini con religioni diverse, in una terra leghista 
e ho festeggiato il Natale con tutti. 
E' stato uno dei giorni più belli della mia vita: abbiamo festeggiato il vero messaggio del Natale: 
"AMATEVI"
Bisogna insegnare ai bambini (con l'esempio) "la condivisione" il rispetto e scoprire la bellezza 
dell'essere "diversi" senza alzare muri! 
Conoscere "l'altro" per crescere INSIEME...senza paura!
"Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero 
forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato,
 carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai abbiamo fatto queste cose?"
" In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, 
l'avete fatto a me"
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Visita all'interno di una scuola PUBBLICA ITALIANA. 
A tutti coloro che ancora polemizzano per i crocifissi e presepi, la religione cattolica insegnata o meno all'interno della scuola frequentata dai loro figli o dai figli di amici vorrei chiedere: siete mai entrati realmente in una scuola pubblica italiana?
 Avete mai fatto un giro per le aule, i corridoi,
 i laboratori e altre strutture annesse?
Beh, se non lo avete fatto vi consiglio di farlo....troverete in molti casi: degrado, mancanza di beni materiali necessari ad una didattica di base (oltre alla mancanza di materiale richiesto per progetti vari), mancanza di spazi idonei a svolgere laboratori di indirizzo o semplicemente mancanza di palestre idonee a svolgere attività fisiche..
per non parlare della mancanza di docenti e di insegnanti di sostegno....
E voi vi preoccupate ancora del messaggio di un presepe all'interno di una scuola pubblica?
La scuola italiana pubblica è LAICA....nessuna tradizione religiosa dovrebbe entrare all'interno....vi sono luoghi di culto appositamente creati per rivolgere preghiere e donazioni varie....! Nessuna religione ha il diritto di imporsi all'interno di una scuola laica....tantomeno la religione cattolica!
Preoccupatevi dei tetti crollati....delle vetrate cadute, della mancanza di sedie e banchi.....della mancanza di carta per fotocopie e di carta igienica  nei bagni......così come della mancanza di gessi e cimose (strumento in panno, insomma il cancellino per la lavagna)...
.invece che polemizzare sempre per un crocifisso! 
E ricordatevi dei bambini di San Giuliano di Puglia....morti sotto le macerie della loro scuola ristrutturata in modo totalmente inadeguato....altro che Crocifissi e presepi!
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"IGNORANZA. Il Capo del Partito Xenofobo italiano si fa paladino del presepio. Bene. Il presepio 
rappresenta una coppia di fatto (Giuseppe e Maria, ebrei e palestinesi, non erano sposati) che ha avuto un figlio tramite inseminazione artificiale (utero in affitto) donatore lo Spirito Santo , (Giuseppe era solo il padre putativo, Maria era ancora minorenne), profughi in fuga (scappavano dalla strage ordinata dal Re Erode), che si stavano recando al Censimento voluto dall'Impero e organizzato dall'esercito occupante, che non trovarono accoglienza in nessun albergo in quanto immigrati indigenti. Tutto questo risulta documentato nelle fonti evangeliche. Il Capo del Partito Xenofobo italiano, è a conoscenza di tutto ciò?"

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mercoledì 24 settembre 2014

Renzi non mi Convince



Il nemico allo specchio

 Devo essere sincero: Renzi non mi convince. Non tanto per le idee e il coraggio: apprezzabili, specie in materia di lavoro. Quanto per come gestisce il potere. Se vorrà veramente cambiare verso a questo Paese dovrà guardarsi dal più temibile dei suoi nemici: se stesso. Una personalità egocentrica è irrinunciabile per un leader. Quella del presidente del Consiglio è ipertrofica. Ora, avendo un uomo solo al comando del Paese (e del principale partito), senza veri rivali, la cosa non è irrilevante.

Renzi ha energia leonina, tuttavia non può pensare di far tutto da solo. 

La sua squadra di governo è in qualche caso di una debolezza disarmante. Si faranno, si dice. Il sospetto diffuso è che alcuni ministri siano stati scelti per non far ombra al premier. La competenza appare un criterio secondario. L’esperienza un intralcio, non una necessità. Persino il ruolo del ministro dell’Economia, l’ottimo Padoan, è svilito dai troppi consulenti di Palazzo Chigi.
 Il dissenso (Delrio?) è guardato con sospetto.
L’irruenza può essere una virtù, scuote la palude, ma non sempre è preferibile alla saggezza negoziale. La muscolarità tradisce a volte la debolezza delle idee, la superficialità degli slogan. Un profluvio di tweet non annulla la fatica di scrivere un buon decreto. Circondarsi di forze giovanili è un grande merito. Lo è meno se la fedeltà (diversa dalla lealtà) fa premio sulla preparazione, sulla conoscenza dei dossier. E se addirittura a prevalere è la toscanità, il dubbio è fondato.
L’oratoria del premier è straordinaria, nondimeno il fascino che emana stinge facilmente nel fastidio se la comunicazione, pur brillante, è fine a se stessa. Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso. In Europa, meno inclini di noi a scambiare la simpatia e la parlantina per strumenti di governo, se ne sono già accorti. Le controfigure renziane abbondano anche nella nuova segreteria del Pd, quasi un partito personale, simile a quello del suo antico rivale, l’ex Cavaliere. E qui sorge l’interrogativo più spinoso. Il patto del Nazareno finirà per eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica, forse a inizio 2015. Sarebbe opportuno conoscerne tutti i reali contenuti. Liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dallo stantio odore di massoneria.
Auguriamo a Renzi di farcela e di correggere in corsa i propri errori.
Non può fallire perché falliremmo anche noi. Un consiglio: quando si specchia al mattino, indossando una camicia bianca, pensi che dietro di lui c’è un Paese che non vuol rischiare di alzare nessuna bandiera straniera (leggi troika). E tantomeno quella bianca. Buon lavoro, di squadra.

 di FERRUCCIO DE BORTOLI

“Ho sperato che ci fosse la possibilità di un nuovo inizio ma, verificato che non c’erano assolutamente le condizioni, alla fine ho accettato la proposta di uscita che mi è stata fatta dall’azienda. Lascerò la direzione del Corriere della Sera il 30 aprile 2015. Comunque non ho dato io le dimissioni”. Ferruccio de Bortoli ha così chiarito a Prima Comunicazione la fine del suo rapporto con Rcs Mediagroup.

Il divorzio tra Ferruccio De Bortoli e il Corriere della Sera, o meglio il suo azionista principale, la Fiat, è storia di mesi. E l'annuncio dell'addio previsto per la primavera 2015, con un anno di "transizione", è tutto tranne che un fulmine a ciel sereno. Le frizioni in Rcs tra il direttore e  l'azionista di maggioranza John Elkann e l'ad Pietro Scott Jovane sono esplose alla luce del sole lo scorso marzo, quando i giornalisti di via Solferino scendono sul piede di guerra: mentre l'azienda procede a tagli dolorosi (compresa la cessione della storica sede, nel salotto nobile di Milano, e il trasferimento nella più anonima periferia Nord-Est di via Rizzoli), alla redazione non va giù il super bonus assegnato proprio a Jovane. Il premio legato ai 92 milioni di "risparmi" viene definito in un infuocato comunicato del CdR "vergognoso", ed è lo stesso De Bortoli a mettere il cappello sulla protesta. Già 4 mesi fa si parlava di dimissioni imminenti, proprio mentre ai vertici di Rcs si stava combattendo la guerra tra Elkann, Diego Della Valle e Urbano Cairo. Alla fine ha vinto il rampollo Agnelli, e lì De Bortoli ha capito che la poltrona più prestigiosa del giornalismo italiano sarebbe stata sua ancora per poco.

De Bortoli poco renziano - Gli assetti societari e la politica di tagli vanno però a braccetto anche con la turbolenta situazione politica italiana. A Palazzo Chigi non ci sono più Mario Monti e il suo figlioccio Enrico Letta, ma è arrivato quel tornado di Matteo Renzi. Più o meno consapevolmente, il nuovo premier sposta tutti gli equilibri. Il Corriere di De Bortoli, dopo un avvio "in linea" inizia a riservare qualche attacco velenoso al governo, ultimo fra tutti l'infuocato editoriale di Francesco Giavazzi sui mancati tagli alla spesa. E proprio l'ultima settimana ha visto una escalation fatale per il direttore. A Melfi, Elkann e Sergio Marchionne vedono Renzi, si parla di Jeep e piovono complimenti incrociati. Sarà un caso, ma poche ore dopo il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi annuncia il progetto di incentivi sull'auto, assai graditi alla Fiat. Nel processo di sostanzioso avvicinamento tra Corriere ed esecutivo (fisiologico nella storia del più importante quotidiano italiano), a rimetterci le penne è stato così De Bortoli, forse anche per desiderio personale di andarsene.

Calabresi e Cazzullo favoriti - Il toto-direttore naturalmente è già aperto, con un favorito d'obbligo e due outsider di peso. Tutte le strade portano a La Stampa, l'altro quotidiano di casa Fiat. Elkann ha stima infinita di Mario Calabresi, che negli ultimi mesi ha collocato il quotidiano torinese in una posizione saldamente filo-renziana. Anche qui, un indizio che può trasformarsi in prova. L'altro nome, questa volta interno a via Solferino, è Aldo Cazzullo. Insieme a Maria Teresa Meli, è la firma più vicina al premier tra tutte quelle del Corriere e aspira legittimamente alla direzione. Mal che vada, sarà vice-direttore di Calabresi. Ultima ipotesi, più complicata, è quella di Giulio Anselmi, presidente dell'agenzia Ansa e con un passato all star in Corriere, Panorama, Espresso, Messaggero, Secolo XIX e, per finire, Stampa: rispetto ai rivali, ha molta più esperienza e capacità di tenere i conti in ordine. Qualità che in tempi di spending review può tornare molto utile.

LEGGI ANCHE :  http://cipiri5.blogspot.it/2014/09/articolo-18-per-i-neoassunti-dopo-tre.html

Articolo 18 per i neoassunti dopo tre anni


Lavoro, minoranza Pd: "Articolo 18 per i neoassunti dopo tre anni".
Serracchiani: "Renzi non accetterà veti"
Partito democratico diviso, la sinistra scopre le carte e minaccia un referendum interno. Chiesto un incontro con Renzi. In tutto 700 emendamenti al Ddl. Bersani torna all'attacco del premier...
NON CAPISCO COSA CENTRA L' ARTICOLO 18
 IL GOVERNO DEVE CREARE LAVORO
 NON AUMENTARE LA POSSIBILITA' DI LICENZIAMENTO
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IMAGO 

Termine introdotto da C.G. Jung (1875-1961), con riferimento a un’Imago ‘materna’, ‘paterna’, ‘fraterna’ e divenuto di uso comune in psicanalisi. Caratterizzata come ‘rappresentazione o immagine inconscia’, l’Imago è piuttosto uno schema immaginario, un prototipo inconscio che orienta in maniera specifica il modo in cui il soggetto percepisce l’altro, ne orienta cioè le proiezioni. Formatasi sulla base delle prime relazioni del bambino con l’ambiente familiare, l’Imago non va peraltro considerata come correlato di figure reali, ma presenta carattere fantasmatico; così a un’Imago genitoriale minacciosa e terribile possono corrispondere genitori reali estremamente miti...leggi tutto -

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Le 12 costellazioni dello Zodiaco, che si trovano lungo l'eclittica, 
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domenica 11 agosto 2013

Berlusconi ha distrutto il Paese Italia


Come ha distrutto il Paese Berlusconi con i suoi alleati. 
Una storia di vera dittatura mediatica spiegata e ricostruita dai giornalisti stranieri.

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Documentario USA su Berlusconi censurato in Italia.
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venerdì 12 luglio 2013

Il Paese è in ostaggio di un evasione fiscale



5 Stelle contro i parlamentari del Pd, quei cori di dileggio in Aula "Servi-servi! Buffoni!". [...] molti grillini cercano di interpretare quella tregua di mezza giornata concessa al Pdl come una gravissima compromissione.

Il Paese è in ostaggio a causa di un condannato per evasione fiscale a quattro anni di carcere in secondo grado. Ieri, per il suo processo, si è fermato per solidarietà persino il Parlamento.

Hanno votato a favore gli impiegati del pdl nominati alle Camere dal Padrone e una parte degli impiegati del pdmenoelle nominati per corrispondenza, sempre dallo stesso Padrone. Il Partito Unico dell'Impunità che strepita contro la corruzione e l'evasione e si indigna per il mancato scontrino di un bar, ha per simbolo e Lord protettore (soprattutto di sé stesso) un evasore conclamato.

Berlusconi, novello Sansone con il parrucchino al posto della chioma, minaccia di far morire con sé tutti i Filistei. Con la condanna definitiva da parte della Cassazione i suoi lacchè in Parlamento e i fedeli alleati del pdmenoelle, più fedeli del cane più affezionato, scomparirebbero come neve d'agosto.

Presidenti, consiglieri, direttori piazzati un po' ovunque negli enti pubblici e parapubblici farebbero le valige. Uno sconvolgimento mai visto dalla fine della guerra. Siamo al punto da non capire più se è lui a non voler farsi processare o se sono invece i suoi sodali senza arte né parte come Gasparri, Alfano, Santanchè, Brunetta, Bersani, D'Alema, Epifani (pdl o pdmenoelle non fa differenza) a trattenerlo ad ogni costo, imbalsamato come la mummia di Lenin al Cremlino, in esposizione per gli elettori rimbambiti dalle televisioni di regime. Votate l'evasore, votate per voi.

Se Berlusconi evade e può fare strame dell'Italia, allora perché un cittadino dovrebbe pagare le tasse o le cartelle di Equitalia? Se il pesce puzza dalla testa e nessun partito (Rigor Montis che volevi tassare anche l'aria dove ti sei nascosto?) o istituzione si tura il naso, anzi tollera e invita a respirare a pieni polmoni il lezzo di impunità, perché il contribuente dovrebbe svenarsi tra tributi, balzelli e dichiarazioni dei redditi? In uno Stato democratico se impunità deve essere, sia per tutti, se evasione deve essere, sia per ognuno.

Il Berlusconi che è in noi deve trovare l'uscita per i paradisi fiscali, il lavoro nero, la ricevuta mai data.
Ogni evasore che si rispetti, meglio se totale, deve poter avere l'assistenza gratuita di pdl e pdmenoelle. Telefonare per informazioni a Brunetta o a Franceschini, numero verde di Arcore.

da http://www.beppegrillo.it/iniziative/freeblogger/?s=user
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sabato 11 maggio 2013

Berlusconi ; in un paese normale sarebbe già in galera



Sono stato sempre accusato di portare avanti politiche antiberlusconiane, ma chiunque legge i provvedimenti giudiziari di Milano e Napoli comprende quanto il corso della nostra storia, in questi ultimi vent’anni, sia dipeso dalla dote naturale di quest’uomo, ossia, per dirla con i pm di Milano, dalla <>.

In un Paese civile, degno di questo nome, Silvio Berlusconi, potrebbe già essere in galera. Da noi, invece, regna sovrano e determina le sorti degli italiani. Questo succede grazie a quel macigno che pesa sulla nostra democrazia, che si chiama “conflitto d’interessi”, e grazie all’abuso del suo ruolo istituzionale, che gli è stato permesso dai cosiddetti avversari politici. In passato ho urlato nelle aule parlamentari, in perfetta solitudine: “Berlusconi è l’inventore di una corruzione di nuovo conio più moderna e spregiudicata” (come potete vedere dal video lo dicevo in Aula della Camera dei deputati, 29 settembre 2010). 


Di Pietro: Berlusconi stupratore della democrazia



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Oggi dico: Berlusconi è un genio, sì, un genio del male, che si è fatto leggi ad personam per non farsi condannare, che ha comprato i suoi avversari politici, che si è scelto l’opposizione più consona a suoi progetti, che oltre a detenere il controllo della maggior parte dei media, ha piazzato i suoi uomini nei posti chiave del servizio pubblico radiotelevisivo, in modo da godere del consenso popolare e da ripulire la sua immagine. Insomma, continua d essere anche oggi Deus ex machina di questo Governo, socio di maggioranza dell’esecutivo Pdl- Pd.

L’uomo, e lo ripeto da anni, ha cambiato le sorti della storia di questo Paese, tenendo in ostaggio il Parlamento e piegandolo ai suoi voleri, e tarpando la possibilità del regolare svolgimento dei processi democratici.

Ieri l’ultima perla: la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi per la vicenda legata alla presunta compravendita dei senatori, ai tempi del Governo Prodi, per cui, essendo le principali vittime, ci costituiremo parte civile al processo. E come al solito, con la faccia di bronzo che lo contraddistingue, un istante dopo la notizia, ha accusato i pm di fare un uso politico della giustizia. Le stesse parole pronunciate qualche giorno prima nei confronti dei giudici di Milano, che lo hanno condannato in appello per frode fiscale. Da quanto emerge dagli atti giudiziari avrebbe messo in moto un sistema di gestione aziendale che utilizzava fondi neri per corrompere politici e giudici. Gli altri capi d’imputazione sono caduti, naturalmente grazie alle leggi ad personam varate da lui stesso.

La responsabilità più grande di tale disastro, che ci ha resi ridicoli agli occhi del mondo, e che ci ha portato alla crisi politica, economica, sociale e culturale, è di coloro che anche oggi fanno “affari” con lui, tacendo sugli attacchi eversivi nei confronti dei magistrati e sulla sua chiamata alle armi domani a Brescia. Il silenzio è complice. Noi, ora e sempre, continueremo ad essere antiberlusconiani perché questo significa difendere i principi della nostra Carta e la magistratura, uno dei tre pilastri fondanti la Costituzione.


http://www.antoniodipietro.it/2013/05/in-un-paese-normale-sarebbe-ga-in-galera?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=in-un-paese-normale-sarebbe-ga-in-galera




leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2013/05/links-controprotesta-favore-della.html
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mercoledì 5 settembre 2012

PROGETTO: LIBRO USATO SICURO


RIFORMA SCOLASTICA 5 STELLE


PROGETTO: LIBRO USATO SICURO

INTRODUZIONE: Le riforme in genere prima che entrino in vigore ci vogliono parecchi anni e la "riforma scolastica 5 stelle" è molto lontana da una sua realizzazione, però abbiamo pensato che possiamo essere attivi e cercare di fare quel lavoro di controllo sull'attuale sistema. Tante cose non funzionano e noi pensiamo d'intervenire esternamente con dei progetti. Il progetto che vi stiamo proponendo è: "LIBRO USATO SICURO". Esso nasce per dare un'alternativa agli utenti della scuola per ammortizzare le spese dei testi oramai diventata una vera tassa annuale. In prima media si spendono intorno alle 300 euro (600000 delle vecchie lire) per 11 discipline. Il pacchetto libri della prima media è composto da 6500 pagine da fare in 180 giorni (una follia), infatti alla fine dell'anno se ne è sfogliato il 50% (tanto vale fare delle dispense). Perchè ci costringono a comprare testi che poi non vengono utilizzati del tutto? Questo problema ci mette di fronte a una realtà che non siamo utenti ma consumatori e i nostri soldi vanno a foraggiare le tasche degli editori (circa 2 miliardi l'anno). Chi sono gli editori dei libri scolastici? Mondatori, RCS e altri che sono anche quelli che ci informano, secondo me stiamo di nuovo davanti a un conflitto d'interessi. OBIETTIVI: L'obiettivo principale del progetto è evitare agli utenti di spendere soldi inutilmente e offrirgli una bacheca elettronica (messa a disposizione dai movimenti 5 stelle locali) per mettersi in contatto con altri utenti per lo scambio o la vendita dei libri. Da questi scambi potrebbe nascere anche un autofinanziamento del movimento con un'offerta volontaria degli utenti che usufruiscono del servizio. PIANO D'AZIONE: Il piano d'azione è abbastanza semplice, ogni M5S locale mette a disposizione, nei loro siti o profili facebook, una bacheca elettronica con offerte e richieste. Gli utenti potranno visionare e lasciare un messaggio con la loro offerta o richiesta. Sarebbe importante che il baratto avvenisse nelle sedi del M5S e se non ci fossero di chiedere dei locali alle autorità locali ( scuole, parrocchie, uffici comunali e altro) per rendere le transizioni più sicure. Per far si che si svolga nella massima serietà bisogna attenersi a dei criteri: i testi devono essere in buone condizioni e completi. RISULTATI: i risultati sono molteplici. Anche se il progetto è in via sperimentale e forse anche un pò in ritardo. Questo progetto può aprire a quella filosofia che vorremmo nella nuova scuola cioè: logica, collaborazione e rispetto. Se dovesse funzionare l'anno prossimo l'organizzazione sarà più capillare e potrà essere affiancata da nuove iniziative come i gruppi d'acquisto di materiale scolastico. La "RIFORMA SCOLASTICA 5 STELLE" è intenziona ad intervenire con altri progetti per migliorare la formazione dei nostri bambini-ragazzi e per dare una sveglia ad una scuola IMMOBILE. Vi ricordiamo che sarebbe importante continuare a votare e diffondere la RS5S. Essa la trovate nella bacheca degli assoluti, cioè delle proposte più votate (proposte per bambini).

 Un saluto Fabio Lorenzini 

Proponi le tue idee:
 diventeranno parte del programma delle liste civiche

http://www.beppegrillo.it/listeciviche/forum/2012/09/riforma-scolastica-5-stelle-primo-passo.html

LEGGI ANCHE
 http://cipiri.blogspot.it/2012/09/dove-sono-le-350000-firme-del-primo-vday.html

Dove sono le 350.000 firme del primo Vday ?



Dove sono le 350.000 firme del primo Vday ?
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venerdì 24 settembre 2010

UN PAESE SENZA LEGGE : italia




Oltralpe sono in molti a pensare che in Italia la legge non sia più uguale per tutti. Ieri ne abbiamo avuto l’ennesima conferma. Il Parlamento ha respinto la richiesta di autorizzazione all’uso di intercettazioni nei confronti di Nicola Cosentino, l’ex sottosegretario indagato per presunti rapporti con il clan dei Casalesi. L’applauso che ha accolto i risultati della votazione sembrava celebrare l’ennesima vittoria dei politici sui poteri giudiziari, ormai identificati da una buona fetta dei parlamentari come il «nemico».

L’ostilità tra esecutivo e magistratura fornisce anche una possibile chiave di interpretazione del giallo della votazione. Al conteggio finale dei sì mancavano una quindicina di voti, presumibilmente finiti tra i no. Qualcuno che non doveva si è schierato con il Popolo della libertà. Diserzioni importanti poiché questo governo è appeso ad una corda sfilacciata, che può cedere in qualsiasi momento. Ma è chiaro che ciò non avverrà mai su una questione come le intercettazioni dei parlamentari. C’era infatti d’aspettarsi che su questo voto la fedeltà al proprio partito e leader contava ben poco poiché votando no si proteggevano i propri interessi.

Legislazioni, votazioni e prassi ad personam sono ormai la manifestazione di quello che europei ed americani definiscono contaminazione Italia: come il Bel Paese si sta trasformando nel regno dell’illegalità. E mentre l’illecito prende piede nella quotidianità, confinando fette sempre più sostanziose della nostra economia nel sommerso, le critiche degli stranieri sono concentrate sulla gestione delle istituzioni dello Stato e sul dilagare dell’attività del crimine organizzato.
La presunta attività di riciclaggio all’interno dello IOR, che ha portato al sequestro di 23 milioni di euro, ha riempito le prime pagine dei maggiori quotidiani stranieri. Una singolare triangolazione bancaria trasferiva denaro dai conti dello IOR accesi presso il Credito Artigiano a beneficiari sconosciuti presso la JP Morgan di Francoforte e presso la Banca del Fucino. Nelle sale cambi del villaggio globale e nelle banche centrali occidentali l’idea del «riciclaggio in confessionale» fa tremare molti, specialmente a chi ha intrattenuto attività professionali con lo IOR, cioè la maggioranza delle banche e delle finanziarie internazionali.

All’estero ci si chiede come sia possibile che il braccio bancario del Vaticano continui a seguire una prassi da paradiso fiscale, autorizzando pagamenti su conti cifrati, un’attività che va contro la regola d’oro bancaria: «conosci il tuo cliente», imposta a tutte, ma proprio tutte, le banche occidentali. Ancora più incomprensibile è il comportamento della Banca d’Italia, l’organo di vigilanza, che non ha bloccato questa prassi prima che lo facesse la magistratura. Perché allo IOR si riserva un trattamento con i guanti bianchi mentre trasferimenti analoghi su conti cifrati da parte di qualsiasi altra banca italiana avrebbero provocato come minimo sanzioni salatissime?

Due pesi e due misure è il mantra che sale dal nostro paese. E spesso chi ci guadagna è il crimine organizzato la cui attività si intromette tra le maglie ormai recise dell’uguaglianza della legge. A Gioia Tauro approda una nave battente bandiera liberiana carica di esplosivo, sette tonnellate di T4, la stessa sostanza usata nell’attentato a Falcone e a Borsellino, abbastanza per far saltare in aria tutto il porto. Pare che provenga dall’Iran e sia destinata alla Siria. Transita a Gioia Tauro insieme ai seimila container che entrano ed escono quotidianamente dal porto più trafficato del Mediterraneo.

Non è la prima volta che soffiate ed intercettazioni allertano le autorità portuali, l’antidroga e l’antiterrorismo; controllare ogni giorno anche una frazione infinitesimale di seimila container è fisicamente impossibile. La scoperta di grosse partite d’armi e di cocaina a Gioia Tauro in transito o destinate alle ‘ndrine hanno infatti fatto il giro del mondo più volte. Chi vive all’estero si domanda come mai queste scoperte non avvengano anche a Barcellona o a Istanbul. Perché il crimine internazionale predilige questo porto calabrese lontano da qualsiasi grosso centro commerciale? E la risposta più logica che fino ad ora si è trovata è che a Gioia Tauro è più facile farla franca.

http://www.unita.it/news/loretta_napoleoni/103798/un_paese_senza_legge


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venerdì 11 settembre 2009

la svolta autoritaria del paese



E' ufficiale.

Da sabato 8 agosto 2009 l'Italia è "un paese più sicuro" grazie all'approvazione, in via definitiva, del pacchetto-sicurezza, diventato legge dello stato.

Ma, da sabato 8 agosto 2009, si sancisce definitivamente anche la svolta autoritaria del paese.

Si tratta, infatti, di una serie di norme che servono a criminalizzare precise categorie di persone: gli immigrati, i senza casa, gli oppositori, i più deboli e bisognosi.
Con l’introduzione del reato di clandestinità si porta a compimento un processo di discriminazione degli immigrati che va avanti da più di dieci anni e che si fonda su norme varate, nel tempo, sia da governi di centrosinistra che di centrodestra (leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini).

Queste norme hanno già reso impossibile la vita di migliaia di immigrati con il ricatto della clandestinità, con il legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, con i respingimenti, le deportazioni e la reclusione nei centri di permanenza temporanea.
Con il pacchetto-sicurezza, il governo chiede il pizzo agli immigrati in cambio del permesso di soggiorno e, per chi è (o diventa) clandestino, il periodo di reclusione nei centri di detenzione si innalza a dismisura, 6 mesi: un lasso di tempo sufficiente per annichilire un essere umano, per portarlo alla follia e al suicidio, così come accaduto tante volte tra le mura di questi lager della democrazia.
Oggi, che l’Italia è nelle mani di una classe politica cinica e amorale che sollecita gli istinti peggiori di una società preda della paura e chiusa nel suo egoismo, di una classe politica che legalizza lo squadrismo parafascista e xenofobo e imbavaglia un’informazione già in larga misura connivente col potere, viene inferto un colpo mortale alle stesse garanzie democratiche, e si ratifica l’esistenza di una legislazione speciale per soggetti non graditi al sistema.
La schedatura delle persone senza fissa dimora, la criminalizzazione di chi fa una scritta su un muro e la stessa reintroduzione del reato di “offesa a pubblico ufficiale” sono tutti aspetti di una precisa visione politica che difende ipocritamente il presunto decoro delle città colpevolizzando la miseria, gli stili di vita alternativi o la stessa possibilità di contestare apertamente il potere.

Considerare la clandestinità come reato significa negare un processo storico legato al modo di produzione capitalista, che produce inevitabilmente l'immigrazione; ma è, soprattutto, negare che a generare la ricerca di vita e di lavoro nei paesi come il nostro è proprio l'esistenza di paesi ricchi che da sempre rapinano, sfruttano i paesi più poveri, che fanno le guerre sul loro territorio e sostengono regimi affamatori e oppressori.
L'intero apparato statale, quindi, viene modellato da questa concezione, apertamente fatto per cacciare proprio chi sta più male, chi ha più bisogno di trovare lavoro, chi ha bisogno di scappare dalla miseria, dalla repressione e dalla morte, chi sta nel lavoro nero e dovrà, ora, stare ancora più a "nero", facendo fare superguadagni ai padroni.
Neppure la decisione del governo di una deroga per le colf e badanti alle misure di espulsione degli immigrati del pacchetto sicurezza, può assolutamente fare abbassare la necessità di denunciare e lottare al fianco delle nostre sorelle immigrate.
La logica che guida questa deroga, infatti, è tutta interna alla politica, ideologia reazionaria di tutela/centralità della famiglia, visto che i diritti di quella degli immigrati vengono nello stesso momento negati, anche con smembramenti dei nuclei familiari: le badanti restano, i mariti immigrati vengono cacciati.

Questo provvedimento, invece che attutire, mette in luce fino in fondo la logica e la politica razzista di questo Stato per cui, quasi come ai tempi degli schiavi, si tiene chi gli fa comodo e "butta via" o arresta gli altri, calpestandone vita, dignità e diritti che dovrebbero essere sacrosanti in un paese "civile".

Ma è anche un provvedimento che contiene una selezione di classe per il costo che devono pagare le donne immigrate considerato che la regolarizzazione per le colf se la possono permettere solo quelle famiglie e quegli anziani che hanno un reddito annuo non al di sotto dei 20mila euro; infine, nella sua apparente minore penalizzazione delle donne immigrate mette, in realtà, in evidenza la logica tutta maschilista, moderno modello patriarcale di questo governo ma, in generale, di tutto il sistema sociale che si tiene le immigrate donne, per la loro funzione di "serve", mentre non le riconosce come persone.
Anche per le stesse immigrate, infatti, questa "regolarizzazione" non depotenzia minimamente gli altri nefasti effetti del "pacchetto sicurezza", in particolare ai diritti civili, al diritto alla salute che, per le donne, si traduce nel diritto alla maternità e all'interruzione di gravidanza, senza il timore di essere denunciate ed espulse.

Infine, la legalizzazione delle ronde, versione aggiornata delle squadracce, ci dà il senso preciso dell'autoritarismo che anima la compagine di governo.
Mentre le cronache ci restituiscono il prevedibile affresco di una classe politica compromessa in oscene ostentazioni di potere, il governo scrive una delle pagine più buie della storia recente di questo paese dando in pasto all’opinione pubblica una legge feroce e inumana che si fonda sulle bugie e sull’odio.

Nel frattempo, i lavoratori sia italiani che immigrati, muoiono sui luoghi di lavoro, la crisi economica devasta le vite di tutti, l’insicurezza opprime milioni di persone schiacciate dalla disoccupazione e dalla precarietà.


E' necessario, quindi, mobilitarsi, ovunque e ogni giorno, per sconfessare e contrastare le leggi razziste e neofasciste a partire dalla propaganda che le fomenta e sostiene.

E' il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti umani respingendo ogni tipo di razzismo.



Pertanto facciamo appello a tutti i lavoratori del Ministero dell'Economia e delle Finanze a scendere in piazza il 17 ottobre 2009 per fermare il dilagare del razzismo sulla base di questa piattaforma׃

No al razzismo.
Per la regolarizzazione generalizzata per tutti.
Ritiro del pacchetto sicurezza.
Accoglienza per tutti.
No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono.
Per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro.
Diritto di asilo per i rifugiati e profughi.
Per la chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsioni (CIE).
No alle divisioni tra italiani e stranieri.
Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutti.
Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro.
Contro ogni forma di discriminazione nei confronti di LGBT.
Solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del lavoro.


SABATO 17 OTTOBRE 2009

MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA

PIAZZA DELLA REPUBBLICA - ROMA - ORE 14.30



Non bisogna piegare la testa, né si deve cedere alla rassegnazione.

Ronde, prigioni per migranti, pattuglie nei mari sono solo strumenti di guerra.

Una guerra razzista.


PIENA CONDIVISIONE DELL’ANALISI di RdB E DELL’APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE,

da parte di Medicina democratica di Livorno.

Saluti, Maurizio Marchi (MD Livorno)


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mercoledì 12 novembre 2008

MAMA AFRIKA

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E' STATA ESPULSA DAL SUO PAESE ( APARTHEID ) -

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