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venerdì 14 marzo 2014

Adolf Hitler : Scappò in Argentina


L’FBI finalmente ammette che Adolf Hitler alla fine della II Guerra Mondiale scappò in Argentina
Ma le voci parlano addirittura della presenza del Fuhrer: Hitler si sarebbe rifugiato in questo piccolo angolo del Sudamerica protetto dalla grande comunità tedesca e soprattutto dal presidente Peron, da sempre simpatizzante del regime nazista, e così sarebbe morto nel 1962.

Proprio a San Carlos de Bariloche è presente una villa, una copia quasi esatta della residenza di Hitler nel Berghof. I sostenitori della fuga di Hitler sono convinti che questa villa sia stata la residenza dell’ex fuhrer in Sudamerica.

Molte sono state negli anni le testimonianze di persone che assicurano d’aver visto Hitler e Eva Braun a San Carlos di Bariloche, allora piccolo centro isolato nel cuore della steppa patagonica, dove l’unica istituzione privata era la Scuola tedesca.

Bhè … questa fino a poco tempo fa era solo una teoria che oggi viene suffragata da un documento declassificato del FBI:
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Documento preso dal sito dell’FBI:http://vault.fbi.gov/adolf-hitler/adolf-hitler-part-01-of-04/view Nel sito dell’FBI troverete la versione TEXT


Hitler morì o scappò in Sud America?

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Video realizzato da Alcyon

Continuando con questi misteri in merito a molte cose che hanno fatto i Nazisti dopo la fine della 2ª Guerra Mondiale... Perché ci fu tanto interesse nei confronti di certi paesi latino-americani, soprattutto per il Brasile, Paraguay, Argentina, Cile... ed altri ancora?

Sarà che preparavano qualcosa nel caso avessero perso la guerra? O forse volevano assicurare la continuazione del loro regime ma più nell'ombra per non essere scoperti?

Forse, tra le altre cose, l'obiettivo era quello di cercare di innalzare nuovamente il loro poderoso impero ariano-nazista? Ma chi sono coloro che hanno preparato questo, saranno questi i veri padroni del governo visibile e dell'ombra e che a loro volta maneggiano-controllano fin dal loro lontano arrivo sulla Terra, sia in epoche del passato remoto come nel presente, utilizzando la gente credulona, incauta e facile da manipolare? Non saranno questi fedeli servitori i burattini-marionette di una Élite superiore che li comanda?

Ed in relazione a questi Alieni mascherati da umani saranno solo loro che esistono e controllano l'addormentata umanità o ci saranno altri molto potenti che dall'epoca nazista-fascista e del terzo Reich già dirigevano dall'ombra i creduli ed esaltati padroni del potere visibile globale? Ma oltre a questo, cosa è accaduto ad Adolf Hitler? forse morì insieme al suo Esercito nella caduta di Berlino come un coraggioso governante dittatore, come sempre ci hanno fatto credere, o accadde qualcosa di diverso che la società mondiale ignora? -
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sabato 9 marzo 2013

..AMORE..: Cristina Kirchne, Presidente d’Argentina

Cristina Kirchne, Presidente d’Argentina


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EVVIVA LE DONNE!

 EVVIVA Cristina Kirchne, Presidente d’Argentina.

La situazione Argentina è controversa, ci sono i dati sull’inflazione e sul pil che sembrano essere taroccati dalla Presidente Cristina Kirchne. Bisogna però immedesimarsi nel suo non facile percorso,
 LEGGI TUTTO ...
..AMORE..: Cristina Kirchne, Presidente d’Argentina: . EVVIVA LE DONNE!  EVVIVA Cristina Kirchne, Presidente d’Argentina. La situazione Argentina è controversa, ci sono i dati...

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martedì 7 agosto 2012

- LAVORO -: Argentina dieci anni dopo il default: la rinascita...

 IN QUESTO BLOG TRATTO IL TEMA DEL LAVORO

 

Argentina dieci anni dopo il default: la rinascita



Argentina, 10 anni dopo il default. Così rinasce un Paese



 Nel 2001 lo Stato sudamericano affrontava il tracollo economico. Oggi il Pil cresce del 7-8% l'anno e i disoccupati sono dimezzati. E nel guardare alla crisi dell'Europa, Buenos Aires rivive il suo passato. Ma ha qualcosa da insegnare...

- LAVORO -: Argentina dieci anni dopo il default: la rinascita...: Argentina, 10 anni dopo il default. Così rinasce un Paese  Nel 2001 lo Stato sudamericano affrontava il tracollo economico. Oggi il ...

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domenica 8 luglio 2012

Argentina: Videla condannato a 50 anni per i figli dei desaparecidos



Dopo 16 anni, le nonne di Plaza de Mayo hanno vinto la loro battaglia: l'ex dittatore argentino Videla è stato condannato a 50 anni di prigione per il sequestro di migliaia di bambini figli di desaparecidos


Argentina, Videla condannato a 50 anni per il rapimento dei figli dei desaparecidos Sentenza dura per l'ex dittatore per il rapimento dei figli dei desaparecidos durante la dittatura, poi affidati a ufficiali del regime o loro conoscenti
BUENOS AIRES - L'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere per il sequestro dei figli dei desaparecidos durante l'ultimo regime militare (1976-1983). Videla, 87 anni fra meno di un mese, già condannato all'ergastolo due anni fa, è detenuto nella prigione militare di Campo de Mayo alla periferia della capitale argentina.

Insieme a Videla sono stati condannati, per lo stesso reato, altri esponenti della giunta fra i quali il generale Reynaldo Brignone, ultimo capo del regime militare, a 15 anni; e Jorge Acosta, "el Tigre", che diresse il campo di concentramento dell'Esma, la scuola tecnica della Marina, a 30 anni.

La sentenza conclude una lunghissima battaglia giudiziaria iniziata sedici anni fa dall'associazione delle Abuelas de Plaza de Mayo, le nonne dei bambini rubati ai genitori assassinati e consegnati segretamente in affidamento a famiglie di militari. Condannando Videla al massimo della pena prevista, i giudici del Tribunale hanno riconosciuto la tesi sostenuta dalle "Abuelas" e cioè che nel corso della dittutura i militari misero in atto un programma sistematico di sequestro dei bambini.

La sottrazione dei neonati non fu, come voleva la difesa dei generali, una necessaria casualità nei lager della dittatura ma venne programmata con il fine di far crescere i bambini in famiglie diverse dalle loro. Un'idea appoggiata in Argentina anche dalla Chiesa e maturata negli ambienti della P2, la loggia massonica segreta
di Licio Gelli, alla quale era affiliato il "cervello" dell'operazione sequestro dei neonati: l'ammiraglio Emilio Massera, morto nel novembre del 2010.

Quando presero il potere nel marzo del '76 destituendo Isabelita, la seconda moglie di Peròn, i militari misero in atto un piano, denominato "ristrutturazione nazionale", che prevedeva l'eliminazione fisica, e segreta, degli oppositori (nella stragrande maggioranza giovanissimi militanti di sinistra). Nel caso in cui le ragazze sequestrate fossero incinte era previsto che partorissero nei lager prima di essere torturate ed uccise. Trattandosi di desaparecidas le famiglie non venivano avvisate di nulla e i neonati venivano affidati a famiglie di militari o di "provata fede cristiana". Negli ultimi trent'anni, "las Abuelas", grazie alle loro indagini e alle prove del Dna sono riuscite ad identificare 105 figli di desaparecidos sequestrati dai militari. Ma sarebbero solo una parte perché i neonati rubati dovrebbero essere più di 500.

Due i casi più famosi presi in esame dal tribunale: quello di Macarena Gelman, nipote del poeta argentino Juan Gelman, e quello delle sorelle Eva e Victoria Donda, figlie di due montoneros, negli anni Settanta il braccio armato dei giovani peronisti, assassinati nell'Esma. Victoria, la più piccola, nacque nel lager nel 1977 e venne data in affidamento ad un militare finché nel 2004 non scoprì la sua vera identità e oggi è deputato del Fronte Amplio Progresista (Fap), la formazione del leader socialista Hermes Binner. Eva, la sorella più grande di un anno, dopo la scomparsa dei genitori è cresciuta con la nonna materna e s'è schierata a destra prendendo parte a manifestazioni di militari che esigono riparazioni per delitti commessi dalle guerriglie negli anni Settanta, ormai prescritti per la legge argentina.

Anche il sequestratore di Victoria, che per molto tempo fu il suo padre adottivo, l'ufficiale della Marina Juan Antonio Azic è tra i condannati nel processo che s'è concluso a Buenos Aires.

http://www.repubblica.it/

di OMERO CIAI

LEGGI ANCHE  http://cipiri.blogspot.it/2012/07/figli-rapiti-dei-desaparecidos.html

figli rapiti dei desaparecidos



 figli rapiti dei desaparecidos



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sabato 7 luglio 2012

figli rapiti dei desaparecidos



 figli rapiti dei desaparecidos


 - Oggi giornali e televisioni hanno dato la notizia delle condanne per il rapimento dei figli dei desaparecidos da parte di molti responsabili della giunta militare argentina che durante la feroce dittatura si resero responsabili di almeno 30.000 sparizioni di giovani di sinistra e dei loro figli che nascevano nelle stanze di tortura dell’Esma. Le donne dopo aver partorito venivano sempre uccise.

Naturalmente la stampa italiana sempre prona davanti alla Chiesa cattolica non ha detto nulla sulla responsabilità dei vertici vaticani che in quel periodo, come scrisse Horacio Vertbitsky nei suoi libri, Il volo e L’isola del silenzio, spronava i militari ad eliminare l’erba cattiva. Responsabilità emerse anche durante questo processo.
Sul El Pais la notizia sul coinvolgimento della chiesa di Roma sta in prima pagina: «Muchos de ellos aún siguen dando misa»

“Molti di loro continuano a dire messa”. Queste le parole Victoria Montenegro,  36 anni, figlia di genitori desaparecidos, la quale afferma che il piano sistematico del rapimento dei neonati, come è venuto a galla durante questo processo “ha dejado en evidencia la participación que tuvo la Iglesia en los hechos”; “ha posto in evidenza la partecipazione che ebbe la Chiesa in questi fatti”
“Nel mio caso - racconta la donna – il miei genitori adottivi mi raccontarono che mi “ritirarono” in un commissariato. (…) Nel commissariato c’erano molti neonati, sorvegliati da monache cattoliche. Di fatto a me mi battezzò nel commissariato un prete che sapeva perfettamente che le persone che mi stavano prendendo non erano miei genitori”.

“A questi rapimenti collaborarono gli stessi sacerdoti – continua la Montenegro – che benedivano le armi e dava sostegno agli uomini prima dei voli della morte”.
“Quando non sapevamo a chi rivolgersi per avere giustizia la Chiesa cattolica non solo non ci aiutò ma cercò in tutti i modi di opporsi alle ricerche” ”, ricorda la vicepresidentessa de las Abuelas de la Plaza de Mayo, Rosa Roisinblit, de 92 anni.

E così, per ora, mentre l'ex dittatore argentino Jorge Rafael Videla è stato condannato a 50 anni di carcere per il sequestro dei figli dei desaparecidos durante l'ultimo regime militare (1976-1983), e Jorge Acosta, "el Tigre", che diresse il campo di concentramento dell'Esma,  a 30 anni, le gerarchie dalla Chiesa cattolica argentina e i responsabili del vaticano che già negli anni sessanta preparavano la mattanza nell’America latina ‘contaminata’ dalla Teologia della liberazione, continuano imperterriti a parlare di amore cristiano utilizzando i nostri otto miliardi per pagare anche  il silenzio dei giornalisti italiani.

fonte  http://www.dazebaonews.it/mondo/item/11698-i-figli-rapiti-dei-desaparecidos-un-altro-crimine-della-chiesa-cattolica
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domenica 27 settembre 2009

Argentina, The age of stupid



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Argentina, “The age of stupid”: restano cento giorni per salvare il mondo

In vista del grande incontro sul clima esce nelle sale cinematografiche di 45 paesi

Scritto da
Matteo Acmè

Anno 2055, in un base in mezzo al mare artico che conserva tutta la conoscenza umana, un sopravvissuto al disastro ambientale che ha sconvolto la Terra si chiede costernato: "Potevamo salvarci e non l'abbiamo fatto, in che stato mentale ci trovavamo?"
Inizia così "The age of stupid", film-documentario prodotto da Green Peace che verrà distribuito a partire da martedì 22 in 45 paesi, pensato per far pressione sui grandi della terra, riuniti in questi giorni nel G20 di Pittsburgh, in vista del grande incontro sul clima organizzato in dicembre a Copenaghen dalle Nazioni Unite.
Il messaggio del film è semplice: visto come viviamo e quanto consumiamo, il cambiamento climatico e le sue tragiche conseguenze non sono per nulla sorprendenti. Unica soluzione? Cambiare immediatamente le nostre abitudini, guarire dalla dipendenza dal petrolio e ridistribuire in maniera più equa le scarse risorse del pianeta fra paesi ricchi e paesi poveri.
"The age of stupid" è un'efficace mix di previsioni sul clima e l'ambiente basate sulle posizioni scientifiche dominanti (come avvertono i produttori nei titoli di testa) e storie dei giorni nostri, intrecciate dall'attore Pete Postlethwaite, il sopravvissuto, che ricorda agli spettatori le tappe che hanno portato, nella finzione del film, allo scenario da fine del mondo del 2055.

Cinque storie, lontane nello spazio ma strettamente collegate fra loro raccontano il nostro "stato mentale": una vecchia guida di montagna francese, memoria storica di come è cambiato il clima alpino, una ragazza del delta del Niger che sogna di diventare dottoressa, due fratellini iracheni scappati in Giordania dopo l'ultima guerra, un dipendente del colosso petrolifero Shell, sopravvissuto all'uragano che ha distrutto New Orleans, un indiano fondatore di una compagnia aerea, un inglese che di mestiere progetta impianti eolici.
Storie diverse, storie lontane, con un unico filo conduttore: il consumo e la voglia di crescere e arricchirsi. Il consumo sono i camion che inquinano la valle di Chamonix per attraversare il Monte Bianco e "portare latte e uova in Italia, e riportare indietro formaggi e maionese", come lamenta la vecchia guida francese. Il consumo è il petrolio, causa della guerra in Irak e Afghanistan, e responsabile del disastro ambientale in Niger e della poverta' degli abitanti del delta. Poi c'è il sogno del magnate di New Dehli che "vuole permettere a tutti gli indiani di volare low cost", insensibile alle implicazioni ambientali del viaggiare in aereo perchè "questo è il progresso". E c'è chi prova a immaginare un mondo di energia pulita, come Piers Guy, che con i suoi impianti eolici si scontra con la diffidenza della gente che non vuole le torri "nel proprio giardino".

Torniamo nel 2055: "Abbiamo rotto il patto con i nostri figli", racconta il sopravvissuto, "con cui abbiamo promesso di lasciare il mondo migliore di come l'avevamo trovato". E continua "I nostri figli non erano arrabbiati con noi, erano troppo impegnati a cercare di sopravvivere al disastro che abbiamo causato. Ma i nostri nipoti, loro sì, saranno molto arrabbiati".
Prima di chiudere il suo messaggio dal futuro Pete Postlethwaite fotografa l'atteggiamento degli uomini nel 2009: "E' come se stessero correndo in cerchio sulla spiaggia, in un girotondo, concentrandosi ognuno sul pezzetto di terra sotto i suoi piedi. E nessuno che si accorge dello tsunami che dal mare si avvicina alla costa".


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lunedì 31 agosto 2009

Argentina, nuovi metodi di lotta alla droga

Argentina, nuovi metodi di lotta alla droga


La Corte Suprema di Buenos Aires: "Uso personale di marijuana non è più illegale"

Un intero continente, quello americano, da molto tempo ha dichiarato guerra alla droga. E ai cartelli che ne controllano produzione e vendita.

Dalla Colombia al Paraguay, passando per Argentina e Bolivia e arrivando fino in Messico, montagne di marijuana e cocaina invadono le strade di ogni paese dell'area. In tutto il continente, isole comprese, è facilissimo acquistare un po' d'erba da fumare. Purtroppo non è difficile nemmeno trovare qualche grammo di cocaina pura da sniffare. I prezzi sono bassi e la percentuale di giovani che si approcciano per la prima volta alla droga (sia essa pesante o leggera) aumenta ogni anno. I metodi usati finora per cercare di contrastare produzione e vendita di sostanze stupefacenti sono stati quasi inutili. Il proibizionismo, ad esempio, ha fallito. I mega finanziamenti e i progetti Usa (vedi Plan Colombia) si sono rivelati inutili: la roga circola ancora e sempre in maggiori quantità. Che fare, dunque? L'unica via da seguire sembra essere quella di legiferare in materia e giungere a una sorta di legalizzazione delle droghe, soprattutto quelle leggere. Diverse nazioni hanno già preso una decisione. Come l'Argentina. Buenos Aires, infatti da oggi dichiara guerra alla droga facendo in modo diametralmente opposto a prima. La Corte Suprema infatti ha deciso: il possesso di marijuana per uso personale non sarà più illegale e quindi perseguibile dalla legge. Secondo la Corte "Ogni adulto è libero di decidere per la sua vita senza l'intervento dello Stato. Lo Stato non può stabilire cos'è morale e cosa non lo è" e per questo non è costituzionale perseguire chi fa uso di marijuana.

Altri Paesi hanno già più o meno deciso di seguire la stessa strada. Alcuni lo stanno già facendo. Come ad esempio il Messico (conosciuto come uno dei maggiori produttori di ganja del pianeta). L'amministrazione messicana si è addirittura sbilanciata è ha legiferato anche su droghe pesanti. Da qualche tempo in Messico detenere 5 gr. di erba, 0,5 gr. di eroina, 0,4 gr. di cocaina e qualche grammo di oppio non è più reato. La volontà era quella di non punire più il consumatore finale e alleggerire le forze si sicurezza da compiti di minore importanza per concentrarsi sulle indagini per scovare i grandi narcotrafficanti. Ecuador e Brasile hanno già fatto sapere di voler valutare la situazione ma che le decisioni come quella argentina sono fra le più positive.
E non va dimenticato come nei mesi scorsi il governatore della California, uno degli stati Usa dove dal confine messicano entra più droga, Arnold Schwarzenegger, aveva ipotizzato una nuova legislazione in materia di marijuana spiegando l'intenzione di voler tassare la coltivazione, il commercio e l'uso di cannabis, così da rimpinguare facilmente in modo veloce le casse dello Stato da lui governato.

"Forse il motivo principale che ha spinto uno stato come il Messico a una revisione così radicale del tema droghe è stata la violenza. Si è fatta troppo visibile e feroce e negli ultimi anni la lotta fra bande di narcos e lo stato centrale ha assunto i connotati di una vera e propria guerra. Combattuta senza esclusione di colpi e con l'uso frequente di armi da guerra" dice Pietro Moretti, vicepresidente dell'Aduc, l'associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori. "E' stato giusto pensare a soluzioni diverse dal proibizionismo, mentalità fallita. Ed è giusto rivalutare i danni. Fa più male uno spinello o stare in carcere per pochi grammi di erba? Nel secondo caso il danno è maggiore perchè si rovina la vita a un ragazzo e alla sua famiglia. Il suo futuro è compromesso. Legiferare in materia di droga e ripensare al tutto sarebbe più positivo. E poi oggi - continua Moretti - la lotta alla droga oggi è visto anche come un argomento di politica internazionale".
Alessandro Grandi

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