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domenica 24 novembre 2019

Addestrati negli Usa i Golpisti Boliviani


Addestrati negli Usa i Golpisti Boliviani

Addestrati negli Usa i Golpisti Boliviani

Addestrati negli Usa i Golpisti Boliviani
A poche settimane dal colpo di stato che ha estromesso Evo Morales dalla presidenza, dopo inesistenti accuse di brogli, sono stati pubblicati gli audio relativi alle conversazioni della “cupola” dentro gli apparati di sicurezza, che dimostrano come tutto era stato preparato nei minimi dettagli grazie all’addestramento a stelle e strisce.

general-williams-kaliman-de-bolivia


General Williams Kaliman_el jefe de las FFAA de Bolivia

 La tornata elettorale del 20 ottobre era già stata pianificata come la giornata del non ritorno. Si perché l’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), attraverso il supporto diretto di Jair Bolsonaro, Presidente del Brasile e di Iván Duque presidente colombiano, e da potenti gruppi evangelici, doveva semplicemente denunciare dei brogli, che non c’erano, e far montare la rivolta dei gruppi organizzati, finanziati dalla agenzia statunitense USAID, diversi anni prima,
 proprio per sovvertire il Presidente Indios.


Così, non appena la voce dei brogli si diffondeva, uscivano dal nulla Luis Fernando Camacho, presidente del Comitato per Santa Cruz, e Marco Pumari, leader civico di Potosí. Questi, cominciavano a mettere a ferro e fuoco il paese. Morales, messo alle strette, faceva il tentativo di sospendere il Tribunale Supremo Elettorale, accusato di aver generato brogli che non ci sono stati, e indire nuove elezioni. L’OSA annunciava un Audit per spiegare l’entità dei brogli. Ma non spiegava niente, se non reiterare le accuse senza prove: già era stato tutto deciso.

La polizia scendeva nelle strade insieme ai miliziani finanziati dall’USAID, alla caccia dei dirigenti del MAS, il Movimento per il Socialismo di Morales. Il presidente democraticamente eletto, veniva consigliato dal capo dell’esercito di dimettersi per pacificare il paese. Morales accettava, ma anziché pacificare i golpisti avevano già emesso un mandato di cattura per il presidente, contemporaneamente al repulisti dei dirigenti del MAS: linciaggi, case bruciate, arresti arbitrari… Morale fuggiva in Messico… Infine, c’è da dire che già il 22 ottobre, il Center for Economic and Policy Research (CEPR), aveva segnalato l’assoluta regolarità delle elezioni boliviane, al punto che Morales in realtà aveva guadagnato più voti regolari di quelli realmente certificati…

Il resto è cronaca di questi giorni, dove per ordine del nuovo vertice dello stato, insediatosi arbitrariamente, parliamo dell’autoproclamata presidente Jeanine Anez, la polizia ha licenza di uccidere per le strade chiunque, senza doverne rispondere…

Dopo le rivelazioni di qualche anno fa sul piano Condor diventa difficile ormai per gli Stati Uniti, rendere segreti i programmi e le strutture organizzative per il controllo militare dell’America Latina.

All’estrema destra Calderón Mariscal a scuola dall’ FBI
Controllo che avviene all’interno delle sedi diplomatiche, i cui addetti militari, quindi gli alti ufficiali dell’esercito, ma anche delle forze dell’ordine, vengono inseriti in veri e propri programmi formativi, organizzati didatticamente dall’FBI, dove vengono insegnate due discipline: “Comando e stato maggiore” e “Guerra di controinsurrezione”. Il primo corso è, come dire, il fiore all’occhielo del WHINSEC, o meglio conosciuta “School of the Americas”, presso Fort Benning in Georgia.

Ora, il capo dell’esercito, il generale Williams Kalimán Romero, colui il quale consigliò a Morales di dimettersi, è stato addetto militare della Bolivia a Washington dal 2013 al 1016. Ma già, a quanto sembra, il corso per adetti militari della WHINSEC lo aveva seguito nel 2003. Il comandante della polizia, il generale Vladimir Calderón Mariscal, colui il quale per primo si è schierato con i miliziani golpisti, per il repulisti dei dirigenti MAS, è stato presidente degli addetti di polizia dell’America Latina, a Washington fino a dicembre 2018.

A poche settimane dal colpo di stato che ha estromesso Evo Morales dalla presidenza, dopo inesistenti accuse di brogli, sono stati pubblicati gli audio relativi alle conversazioni della “cupola” dentro gli apparati di sicurezza, che dimostrano come tutto era stato preparato nei minimi dettagli grazie all’addestramento a stelle e strisce.

A poche settimane dal colpo di stato che ha estromesso Evo Morales dalla presidenza, dopo inesistenti accuse di brogli, sono stati pubblicati gli audio relativi alle conversazioni della “cupola” dentro gli apparati di sicurezza, che dimostrano come tutto era stato preparato nei minimi dettagli grazie all’addestramento a stelle e strisce.



Il programma APALA

Ma non è finita qui. Si, perché gli apparati di polizia di dieci paesi latinoamericani sono costantemente formati dall’APALA, con sede a Washington. Mediante questo programma di sicurezza multidimensionale, veengono costruite relazioni e connessioni tra le autorità statunitensi e i funzionari di polizia dei paesi membri dell’OSA. I dieci paesi in questione sono: Brasile, Bolivia, Colombia, Cile, Ecuador, El Salvador, Panama, Perù, Messico e Repubblica Dominicana. E’ in questo contesto che vengono insegnate le tecniche di controinsurrezione. Questo programma, negli ultimi anni, ha generato i cambi di regime e le operazione di controinsurrezione ad Haiti e Honduras.

Ma la perla di questa storia deve ancora arrivare. Quattro dei comandanti della polizia boliviana, addestrati dall’FBI, sono stati tra i protagonisti del golpe contro Morales: il generale Remberto Siles Vasquez, il colonnello Julio César Maldonado Leoni, il colonnello Oscar Pacello Aguirre, il colonnello Teobaldo Cardozo Guevara. Questo si potuto sapere grazie alle rivelazioni di alcuni media latinoamericani, come El Periodico, che hanno pubblicato degli audio in cui viene perfettamente svelato il complotto tra forze dell’ordine, militari e milizie.

Ma da questi audio viene a galla un altro nome pesante, quello dell’ex candidato alla presidenza Manfred Reyes Villa, il cui ruolo centrale nella trama del golpe lo inserisce appieno tra le menti strategice. Anche perché Villa risulta proprio essere un ex studente della WHINSEC…

Articolo di Marco Marano
FONTE: The Gray Zone, El Periodico
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È un colpo di stato fascista quello che ha costretto alle dimissioni e alla fuga il presidente boliviano Evo Morales. Un colpo di stato d’estrema destra orchestrato da una destra populista, bianca e oligarchica, con la connivenza aperta degli Stati Uniti.
Voglio ricordare che la Bolivia possiede da sola più del 40% delle riserve di Sali di litio del mondo …e il litio sarà presto il carburante del mondo...








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lunedì 7 novembre 2016

Elezioni Usa: vince Clinton


Secondo un sondaggio Demos, il 77% degli Italiani voterebbe per la candidata democratica, mentre solo l'11% darebbe il proprio consenso al repubblicano che piace soprattutto
 a destra e tra lavoratori autonomi e disoccupati

Alla vigilia del voto presidenziale negli Usa, le previsioni sono divenute più incerte. Almeno, rispetto a un paio di settimane fa. Quando il distacco a favore di Hillary Clinton appariva rilevante. Poi, l'Fbi ha riaperto l'inchiesta sulle mail private di Clinton e l'esito delle elezioni è divenuto più incerto. La distanza fra i due candidati si è ridotta ulteriormente e le stime dei sondaggi, per la prima volta dopo molto tempo, hanno riportato il calcolo dei grandi elettori di Clinton ("sicuri") sotto la soglia necessaria per vincere. In Italia, però, se si votasse per la presidenza americana, secondo un sondaggio condotto da Demos nelle ultime settimane, non cambierebbe nulla.

Certo, valutando le interviste effettuate "dopo" le rivelazioni dell'Fbi, anche da noi la distanza tende a ridursi. Ma resta, comunque, larghissima. Tale da impedire a Trump ogni possibilità di rimonta. Naturalmente, alle elezioni "americane" votano i cittadini "americani". Così, l'orientamento di voto degli italiani d'Italia (non d'America) ha un significato semplicemente "indicativo". In quanto "indica" le preferenze elettorali di un alleato "fedele". Un Paese nel quale, peraltro, sono presenti numerose basi militari, utili, agli Usa, per garantirsi un controllo sul Mediterraneo. Sulle aree critiche del Medio Oriente. Ma anche verso l'Est europeo. 
Visto che l'attenzione nei confronti della Russia di Putin è cresciuta.

D'altra parte, proprio in questi mesi decorre il decennale della decisione di costruire una base militare americana a Vicenza, nell'area dov'era presente l'aeroporto civile Dal Molin. Progetto successivamente realizzato, nonostante manifestazioni durate molti mesi. "No Dal Molin" è uno slogan che resiste ancora. Evocato da un Movimento che si è progressivamente indebolito. Anch'io, peraltro, ho marciato e ri-marciato contro la costruzione della base. Senza risultati concreti, visto che il bersaglio delle proteste è lì. Visibile e appariscente. Una città a due passi dalla città-capoluogo. Vicenza. E da Caldogno, dove abito (talora, vista la mia vita itinerante).

Tuttavia, al di là del Dal Molin e delle altre basi militari americane in Italia - oltre 100 (Air-Force, Navy, Army, NSA) - il sentimento degli italiani nei confronti degli Usa risulta largamente positivo. Condiviso da due persone su tre. Mentre l'attenzione verso le elezioni imminenti resta molto elevata. La quota del campione che si dichiara "incompetente" è, infatti, di poco superiore al 10%. Tutte, o quasi, le persone intervistate dichiarano, invece la loro scelta di voto, meglio: per chi voterebbero, fra i due contendenti. Si tratta di una quota di risposte superiore a quella che emerge quando si indaga sul voto in Italia. E ciò non deve sorprendere. Infatti, è più facile dichiarare le proprie preferenze quando non dobbiamo esprimere le "nostre" scelte di voto e di partito, relativamente alla "nostra" realtà e alla "nostra" competizione politica-nazionale. Inoltre le presidenziali americane sono al centro dell'attenzione dei media, da molti mesi. E l'interesse dell'opinione pubblica in Italia (e non solo) è stato ulteriormente alimentato da Trump. Figura sicuramente "non convenzionale", nella storia e nel panorama politico americano. Per molti versi, coerente con i "nuovi" soggetti politici e antipolitici che si sono affermati in Europa negli ultimi anni.

Presso l'opinione pubblica italiana, però, la storia di queste elezioni sembra già scritta. Almeno, secondo il campione intervistato da Demos. L'85%, infatti, ritiene che Hillary Clinton abbia già vinto. D'altronde, la voterebbe il 77% degli elettori "italiani", se dovesse partecipare al voto presidenziale americano. Solo l'11% voterebbe, invece, per Trump. Mentre i rimanenti (poco più del 10%) non saprebbero che fare. Oppure si asterrebbero. Un notevole grado di sostegno per Clinton, in particolare, viene espresso dai giovani e dagli studenti. Che, a differenza di quanto emerge in Usa, non sembrano aver perso la loro "fede", o meglio, più modestamente: la loro preferenza democratica.

LE TABELLE

Il sostegno per Trump, invece, cresce presso i lavoratori autonomi e, soprattutto, i disoccupati (tra i quali sfiora il 20%). Ma resta, comunque, limitato. Tuttavia, l'aspetto che condiziona maggiormente la scelta di voto (virtuale) - nelle elezioni americane - è, sicuramente, l'orientamento di voto - in Italia. Trump, infatti, verrebbe votato dal 33% degli elettori della Lega. Uno su tre, dunque. Ma anche dal 24% della base dei Fratelli d'Italia. Infine, dal 18% dell'elettorato di Forza Italia. Coerentemente, la sua immagine è più apprezzata fra coloro che esprimono un elevato grado di fiducia verso Salvini (19%) e Berlusconi (18%). In misura più limitata: 
verso Grillo e Meloni, in entrambi i casi intorno al 14%.

Donald Trump, in altri termini, in Italia risulta più popolare a destra. E fra gli elettori che esprimono un sentimento "anti-politico". Tuttavia, il consenso nei suoi confronti appare più limitato rispetto alla base elettorale anti-politica e di centro-destra che si rileva nel nostro paese. Forse perché l'Italia (come ha osservato Marc Lazar) è una sorta di laboratorio politico (oggi, "anti-politico"), che anticipa ed enfatizza quel che, in seguito, si verifica nelle altre democrazie.

Ma oggi lo specchio americano riflette immagini inquietanti e un po' grottesche. Persino per noi. Che pensavamo di essere abituati a tutto. E a tutti. Mentre oggi ci sarebbe difficile cantare, con Vasco: "Non siamo mica gli americani".




  
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venerdì 14 marzo 2014

Adolf Hitler : Scappò in Argentina


L’FBI finalmente ammette che Adolf Hitler alla fine della II Guerra Mondiale scappò in Argentina
Ma le voci parlano addirittura della presenza del Fuhrer: Hitler si sarebbe rifugiato in questo piccolo angolo del Sudamerica protetto dalla grande comunità tedesca e soprattutto dal presidente Peron, da sempre simpatizzante del regime nazista, e così sarebbe morto nel 1962.

Proprio a San Carlos de Bariloche è presente una villa, una copia quasi esatta della residenza di Hitler nel Berghof. I sostenitori della fuga di Hitler sono convinti che questa villa sia stata la residenza dell’ex fuhrer in Sudamerica.

Molte sono state negli anni le testimonianze di persone che assicurano d’aver visto Hitler e Eva Braun a San Carlos di Bariloche, allora piccolo centro isolato nel cuore della steppa patagonica, dove l’unica istituzione privata era la Scuola tedesca.

Bhè … questa fino a poco tempo fa era solo una teoria che oggi viene suffragata da un documento declassificato del FBI:
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Documento preso dal sito dell’FBI:http://vault.fbi.gov/adolf-hitler/adolf-hitler-part-01-of-04/view Nel sito dell’FBI troverete la versione TEXT


Hitler morì o scappò in Sud America?

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Video realizzato da Alcyon

Continuando con questi misteri in merito a molte cose che hanno fatto i Nazisti dopo la fine della 2ª Guerra Mondiale... Perché ci fu tanto interesse nei confronti di certi paesi latino-americani, soprattutto per il Brasile, Paraguay, Argentina, Cile... ed altri ancora?

Sarà che preparavano qualcosa nel caso avessero perso la guerra? O forse volevano assicurare la continuazione del loro regime ma più nell'ombra per non essere scoperti?

Forse, tra le altre cose, l'obiettivo era quello di cercare di innalzare nuovamente il loro poderoso impero ariano-nazista? Ma chi sono coloro che hanno preparato questo, saranno questi i veri padroni del governo visibile e dell'ombra e che a loro volta maneggiano-controllano fin dal loro lontano arrivo sulla Terra, sia in epoche del passato remoto come nel presente, utilizzando la gente credulona, incauta e facile da manipolare? Non saranno questi fedeli servitori i burattini-marionette di una Élite superiore che li comanda?

Ed in relazione a questi Alieni mascherati da umani saranno solo loro che esistono e controllano l'addormentata umanità o ci saranno altri molto potenti che dall'epoca nazista-fascista e del terzo Reich già dirigevano dall'ombra i creduli ed esaltati padroni del potere visibile globale? Ma oltre a questo, cosa è accaduto ad Adolf Hitler? forse morì insieme al suo Esercito nella caduta di Berlino come un coraggioso governante dittatore, come sempre ci hanno fatto credere, o accadde qualcosa di diverso che la società mondiale ignora? -
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domenica 26 settembre 2010

Usa: raid fbi contro fronte popolare liberazione palestina Usa: raid fbi contro attivisti vicini al fronte popolare per la liberazione della palestina

Gli agenti hanno perquisito le abitazioni e sequestrato documenti e computer appartenenti a famiglie di Chicago e Minneapolis accusate di aver donato fondi al Fplp.



Roma, 25 settembre 2010 (foto dal Chigaco Tribune), Nena News – Pacifisti e attivisti americani (non tutti di origine araba) della causa palestinese sono finiti nel mirino dell’Fbi. Ieri agenti della sicurezza interna Usa hanno perquisito e sequestrato documenti in tre abitazioni di Chicago e Minneapolis appartenenti a tre famiglie note per il loro attivismo filo palestinese. Il sito cisgiordano «Imemc» riferisce che tutte le persone coinvolte sono accusate dall’Fbi di aver effettuato donazioni a favore del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), la più importante delle formazioni che compongono la sinistra palestinese.

Di orientamento marxista ed unica forza della sinistra ad avere ancora un significativo seguito nei Territori occupati e nei campi profughi palestinesi sparsi nel mondo arabo, il Fplp è considerato una «organizzazione terroristica» dagli Stati Uniti.

Il raid dell’Fbi ha colpito a Chicago i pacifisti Stephanie Weiner e Joseph Iosbaker e Hatem Abudayyeh dell’Arab American Action Network. A Minneapolis sono state perquisite le case di attivisti che avevano partecipato alle proteste contro la Convention repubblicana tenuta in quella città nel 2008.

Gli accusati si sono difesi affermando di aver agito sempre nel rispetto della legge e di aver effettuato donazioni destinate a progetti sociali e rivolti ai giovani palestinesi. Hanno quindi denunciato il tentativo delle autorità americane di spegnere le voci di dissenso verso la linea dell’Amministrazione Obama in Medio Oriente.

Non è la prima volta che l’Fbi e altre agenzia di sicurezza statunitensi prendono di mira associazioni e individui attivisti sulla questione israelo-palestinese. Gran parte dei casi registrati in questi ultimi anni – accompagnati sempre da un forte clamore mediatico - si sono poi conclusi con il proscioglimento degli accusati, risultati estranei ai fatti loro addebitati, o con lievi condanne per reati minori. (red) Nena News


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