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mercoledì 22 dicembre 2010

Ho dato i miei soldi per liberare Assange, Michael Moore



Ho dato i miei soldi per liberare Assange, Michael Moore

Mai più segreti e guerre grazie a Wikileaks

L’altro ieri gli avvocati di Julian Assange, fondatore di Wikileaks, hanno presentato al tribunale di Westminster, Londra, un documento da me sottoscritto attestante che ho versato la somma di 20.000 dollari per contribuire alla libertà’ su cauzione di Julian Assange. Inoltre metto pubblicamente a disposizione il mio sito web, i miei server, i nomi dei miei domini e qualsiasi altra cosa che possa tenere in vita Wikilieaks e che possa consentire a Wikileaks di continuare a denunciare i reati pianificati segretamente e commessi a nostro nome e con i dollari dei contribuenti.

Ci hanno portato in guerra in Iraq sulla base di una menzogna. Sono morte centinaia di migliaia di persone. Provate ad immaginare come sarebbero andate le cose se l’uomo che nel 2002 progettò questi crimini di guerra avesse avuto a che fare con Wikileaks. Forse non sarebbero riusciti a fare quello che hanno fatto. A quell’epoca pensarono di potersela cavare solo perché avevano la garanzia della più assoluta segretezza. Ora questa garanzia non esiste più e mi auguro che i potenti non possano mai più agire in segreto.
Per quale ragione viene aggredito con grande accanimento il sito di Wikileaks che ha reso un servizio così importante all’opinione pubblica? Perché il sito ha messo in imbarazzo quanti hanno nascosto la verità. L’aggressione a Wikileaks ha superato ogni immaginazione. Il senatore Joe Lieberman sostiene che Wikileaks «ha violato la legge sullo spionaggio». George Packer del New Yorker definisce Assange «megalomane, maniaco della segretezza e permaloso». Sarah Palin afferma che è un «agente anti-americano con le mani sporche di sangue» cui dovremmo dare la caccia «con lo stesso impegno con cui diamo la caccia ai capi talebani e di Al Qaeda». Il Democratico Bob Beckel (responsabile della campagna elettorale di Walter Mondale nel 1984) ha detto di Assange alla Fox TV: «Un morto non può divulgare informazioni riservate...... c’è una sola cosa da fare: sparare a quel figlio di puttana».

La repubblicana Mary Matalin lo chiama «psicopatico e sociopatico..... È un terrorista». Il repubblicano Peter A. King definisce Wikileaks «una organizzazione terroristica». Questo e’ vero! Infatti esiste per terrorizzare i bugiardi e i guerrafondai che hanno rovinato il nostro ed altri Paesi. Forse non sarà facile scatenare la prossima guerra perché Wikileaks ha scompaginato le cose: ora siamo NOI che scrutiamo il Grande Fratello!! Dobbiamo ringraziare Wikileaks per aver puntato un faro abbagliante su questa roba. Ma alcuni esponenti della grande stampa hanno minimizzato l’importanza di Wikileaks («c’è ben poco di nuovo in quello che hanno diffuso!») ovvero hanno dipinto i responsabili di Wikileaks come semplici anarchici («Wikileaks pubblica tutto senza alcun controllo giornalistico!»).

In parte, Wikileaks esiste proprio perché i grandi organi di informazione non hanno fatto il loro dovere. I grandi editori che posseggono i mezzi di informazione hanno licenziato giornalisti, ridotto le redazioni all’osso e, di fatto, reso la vita impossibile ai bravi giornalisti. Non ci sono più né tempo né denaro per il giornalismo di inchiesta. Per dirla in maniera semplice e chiara: gli investitori non vogliono che si parli di queste cose. Vogliono che i loro segreti restino tali. Vi chiedo di immaginare quanto sarebbe diverso il mondo se ci fosse stato Wikileaks 10 anni fa. Il 6 agosto 2001, mentre si trovava nel suo ranch a Crawford, Texas, al presidente GeorgeW.Bush consegnarono un documento «segreto» con l’intestazione: «Bin Laden deciso a colpire negli Stati Uniti».

E in quelle pagine si diceva che l’FBI aveva scoperto «tracce di attività sospette e tali da far pensare che si stiano preparando dei dirottamenti». Bush decise di ignorare il rapporto e nelle quattro settimane che seguirono se ne andò a pesca. Ma se quel documento fosse stato diffuso come avremmo reagito? Cosa avrebbero fatto il Congresso o la Federal Aviation Administration? Non è possibile che qualcuno avrebbe fatto qualcosa se fossimo stati informati dell’intenzione di Osama bin Laden di effettuare degli attentati tramite il dirottamento di aerei? Ma a quei tempi solo pochissime persone avevano accesso a quel documento.

Grazie al fatto che fu mantenuto il segreto, un istruttore di volo di San Diego che aveva notato che due studenti sauditi del suo corso non prestavano alcuna attenzione quando spiegava le manovre di decollo e atterraggio, non fece nulla. Se avesse letto sul giornale quello che stava progettando Osama bin Laden non avrebbe potuto telefonare all’FBI? (Vi invito a leggere il saggio pubblicato sul Los Angeles Times dall’ex agente dell’FBI, Coleen Rowley, nominata personaggio dell’anno da Time nel 2002, la quale si dice convinta che se nel 2001 ci fosse stato Wikileaks gli attentati alle Torri Gemelle avrebbero potuto essere impediti).

E cosa sarebbe successo se i cittadini nel 2003 avessero potuto leggere i promemoria con cui Dick Cheney faceva pressioni sulla Cia perché gli fornisse le «prove» che voleva per costruire un casus belli falso? Se un sito del tipo di Wikileaks avesse rivelato che in realtà non esistevano armi di distruzione di massa, gli Stati Uniti sarebbero entrati in guerra o, al contrario, qualcuno avrebbe chiesto l’arresto per Cheney? Apertura, trasparenza – sono tra le poche armi di cui dispongono i cittadini per proteggersi dai potenti e dai corrotti. Cosa sarebbe successo se nel giro di pochi giorni dal 4 agosto 1964 – dopo che il Pentagono aveva fabbricato la bugia della nave americana attaccata dai nord vietnamiti nel Golfo del Tonchino – ci fosse stato un Wikileaks a raccontare agli americani che era tutta una montatura? Suppongo che oggi potrebbero essere ancora vivi 58.000 soldati americani (e due milioni di vietnamiti). E invece la segretezza li ha uccisi.
A quanti di voi ritengono non sia giusto sostenere Julian Assange a causa delle accuse di stupro per le quali è stato arrestato, chiedo semplicemente di non essere ingenui su come agisce un governo quando vuole catturare la sua preda. Per cortesia non credete mai, mai alla «versione ufficiale» dei fatti. E a prescindere dall’innocenza o dalla colpevolezza di Assange, quest’uomo ha il diritto di ottenere la libertà su cauzione e ha il diritto di difendersi. Insieme ai cineasti Ken Loach e John Pilger e alla scrittrice Jemima Khan ho messo insieme la somma per versare la cauzione. È possibile che, pur non volendo, Wikileaks danneggi negoziati diplomatici e gli interessi degli Stati Uniti in qualche parte del mondo? È possibile. Ma è il prezzo che bisogna pagare quando il governo ci trascina in una guerra fondata su una menzogna. La punizione per questo comportamento scorretto consiste nell’accendere tutte le luci della stanza in modo che possiamo vedere cosa state facendo. Di voi non ci si può fidare. Per cui ogni email che scrivete, ogni lettera che inviate per noi è selvaggina. Mi spiace, ma l’avete voluto voi. Ora nessuno può più sottrarsi alla verità. Nessuno puo’ architettare un’altra Grossa Menzogna sapendo che possiamo scoprirlo. E questa è la cosa migliore che Wikileaks ha fatto. I responsabili di Wikileaks, che Dio li benedica, contribuiranno con le loro azioni a salvare delle vite. E chiunque di voi decidesse di aiutarmi a sostenerli compirebbe un autentico gesto di patriottismo.


di Michael Moore

The Daily Beast
Traduzione di  Carlo Antonio Biscotto

Tratto da: Unita.it


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venerdì 10 dicembre 2010

PARLA CHIARO IL PRESIDENTE LULA

PARLA CHIARO IL PRESIDENTE LULA


Parla chiaro il presidente Lula, ventidue giorni prima di lasciare il potere, e non è la prima volta. Fino ad oggi, 9 dicembre, è l’unico uomo di governo ai massimi livelli che ha avuto l’ardire di difendere Assange: “Invece di incolpare chi ha divulgato quei documenti, bisognerebbe accusare coloro che li hanno scritti.” Una semplice verità, questa di Lula, che fa sempre meno parte del sentire comune. Invece di accusare il corruttore, si accusa il giudice che lo accusa. Invece di lavorare a Copenaghen prima, a Cancun adesso, per l’urgente rispetto del Trattato di Kioto, le grandi potenze si rimbalzano scuse e pretesti. Invece di togliere il segreto bancario che consente ai grande narcotraffico di far circolare il loro denaro di banca in banca, si permettono gli eccessi sanguinari di polizia, esercito, sicari e paramilitari.. Il Presidente della Bolivia, Evo Morales, lo ha detto chiaro: “Credete forse che il grande narcotrafficante, il pesce grosso del narcotraffico se ne vada trascinando il suo denaro nello zaino, in valigia, viaggiando in aereo? No. Quel denaro circola nelle banche.” Invece di sbrigarsi a portare ad Haiti tutto l’aiuto necessario, si insiste su una popolazione ribelle e ingovernabile.
Torno a Lula: era davvero scandalizzato quando a Brasilia, dove pronunciava uno dei suoi ultimi discorsi da Presidente, ha protestato contro l’attentato alla libertà di espressione rappresentata dall’arresto di Assange. Lula denuncia la caccia l’uomo e ironizza sul fatto che ci mancava solo che affiggessero dappertutto i cartelli di “Cercasi vivo o morto”, come nei film western. Ci sarà chi lo seguirà in questa presa di posizione al fianco del creatore di Wikileaks?

Non parla chiaro (ma non è una novità), lo scrittore peruviano con passaporto spagnolo Mario Vargas Llosa, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura. Il suo discorso all’Accademia di Svezia, condito da commozione e lacrime, pieno di riferimenti biografici, con uno sperticato ringraziamento a sua moglie, vera anima della sua carriera di scrittore grazie alle sue doti organizzative e di pianificazione economica, è stato un elogio –senza se e senza ma- al liberalismo come un sistema senza macchia, un meccanismo perfetto che conduce l’uomo ala sua realizzazione totale. Ha rivolto il suo pensiero non solo all’amato Perù natale, ma anche a tutti gli altri paesi del suo continente dividendoli fra buoni e cattivi. Inutile dire che Cuba e il Venezuela sono cattivi, molto cattivi; da Mario Vargas Llosa non potevamo aspettarci altro. Ma che fra i buoni ci mettesse il Messico supera davvero la fantasia più sfrenata. Il Messico è oggi fra i paesi più violenti e corrotti del mondo. I cartelli del narcotraffico fanno il buono e il cattivo tempo, il femminicidio è un crudelissimo strumento di eliminazione delle donne. Ma di tutto questo Mario non si accorge. Gli vorrei suggerire, se gli avanzasse un pò di tempo nella sua agenda dei festeggiamenti a Stoccolma, di leggere il País del 9.12 dove troverà una notiziola che, nella sua leggerezza, ci dà la misura del potere ormai raggiunto dai cartelli messicani: Venti sicari membri del famigerato cartello Los Zetas, hanno attaccato un carcere in Guatemala e hanno liberato Elmer Aroldo Zelada Galdaméz, in galera con l’accusa di aver ucciso un calciatore e di svariati altri omicidi. Ma tant’è, in Messico si tengono regolarmente elezioni –spesso truccate-, non viene messa in discussione la collaborazione con gli Stati Uniti e non si parla nemmeno di integrazione latinoamericana. Viva il liberismo!



di Gianni Minà

Fonte: giannimina-latinoamerica.it

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mercoledì 8 dicembre 2010

Salviamo il soldato Assange! Firma la petizione



Il direttore di WikiLeaks ha fatto luce su politiche, misfatti, crimini che dovevano restare segreti

Salviamo il soldato Assange!
Firma la petizione

Julian Assange è stato arrestato il 7 dicembre, per accuse scandalose oltre che incredibili: un rapporto sessuale consenziente, un preservativo che non ha funzionato. La verità è un'altra: Assange è stato catturato come un micidiale terrorista (un «uomo che vuol distruggere il mondo», dixit il ministro Frattini) perché nella sua qualità di direttore di WikiLeaks ha fatto luce su politiche, misfatti, crimini che dovevano restare segreti, custoditi nelle segrete di cancellerie e ambasciate, inaccessibili all´opinione pubblica mondiale che sta prendendo forma nel web. Chiediamo che sia immediatamente liberato. Allo stesso modo chiediamo chiarezza sul caso di Bradley Manning, il soldato che rischia 52 anni di carcere per aver rivelato a WikiLeaks i crimini contro i civili commessi dall´esercito Usa in Iraq. I soldati che appaiono nei video da lui trasmessi a Wikileaks, colpevoli di massacri di civili, sono stati elogiati dal comando militare Usa per il loro «giudizio sensato».

I primi firmatari della petizione:

Peter Gomez
Antonio Padellaro
Barbara Spinelli
Marco Travaglio
 http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/07/salviamo-il-soldato-assange-firma-la-petizione/80722/

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