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mercoledì 22 gennaio 2014

Europarlamentare, Iva Zanicchi più assenteista



Vi ricordate la signora Iva Zanicchi? 

 Valletta, conduttrice, cantante, attrice ed infine 

europarlamentare nel Partito di Berlusconi.

Durante la diretta televisiva della nota trasmissione Quinta Colonna, l’europarlamentare, Iva Zanicchi, va su tutte le furie: “io non sono una privilegiata, anzi, prima di entrare in politica percepivo un milione e mezzo di euro l’anno, ora facendo l’europarlamentare mi accontento solamente di 6mila euro al mese“.

Gentile europarlamentare Iva Zanicchi, mi stavo giusto domandando se fosse così necessaria la sua presenza in politica?

Non voglio sembrarle scortese o maleducato, ma nei primi otto mesi di mandato, lei ha fatto rilevare 26 assenze su 43 assemblee, ed in soli 6 mesi un solo intervento in aula; aggiudicandosi il primato dell’europarlamentare più assenteista.

Cara signora Zanicchi, mi chiedevo come potesse fare ad arrivare alla fine del mese con poco più di 6mila euro al mese?

D’altronde noi contribuenti le paghiamo l’abitazione a Bruxelles, il rimborso spese viaggio, auto blu, telefonia mobile (cellulari), lavaggio biancheria, trasporti aerei, pedaggi autostradali,  assicurazioni sulla vita ed infortunio, accertamenti diagnostici, trasporti ferroviari – bus – tram – metropolitana, spese postali, tessera ricreativa per teatro, cinema e palestra.; senza tener conto del rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, tale rimborso è pari a 3.690 euro al mese.

Evidentemente vivendo a Bruxelles, si è dimenticata che gran parte dei lavoratori italiani vive con poco più di 1.000 euro al mese, mentre i pensionati con poco meno di 600 euro al mese, e non hanno tali benefits o privilegi.

Illustre signora Zanicchi, fare l’europarlamentare non significa “ far quel caxxo che si vuole ”, bensì usare le proprie funzioni per il bene della comunità Europea, e non per il proprio conto in banca.

Vede, signora Zanicchi, sono sempre più convinto che la politica è forse l’unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica...

Strasburgo. Parla la Zanicchi tutti scappano
... tanto per quello che legge ???

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Strasburgo. Parla la Zanicchi tutti scappano
eccola in una delle sue poche apparizioni
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venerdì 23 gennaio 2009

Jeffrey Scott Buckley

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Jeffrey Scott Buckley (Anaheim, 17 novembre 1966 – Memphis, 29 maggio 1997) è stato un cantante e chitarrista statunitense. Nasce a Orange County, in California (USA), dal cantante Tim Buckley e dalla violoncellista Mary Guibert. Tim Buckley abbandona molto presto Mary e il piccolo Jeff, per partire alla volta di New York e di nuove prospettive di lavoro nel mondo musicale della Grande Mela anni sessanta. Mary si risposa con Ron Moorhead. Intorno all'età di 6 anni, Jeff inizia a suonare la chitarra, sua grande passione, che lo porterà più avanti negli anni a frequentare a Los Angeles il Guitar Institute of Technology, presso il quale conseguirà un diploma nel 1985. All'età di 13 anni decide di riappropriarsi del nome di suo padre, nome con il quale diventerà famoso al grande pubblico, Jeff Buckley. Nel 1990 Hal Willner, produttore musicale, lo invita a suonare per il "Greetings from Tim Buckley" alla St. Ann’s Church di New York, dove immediatamente Jeff decide di trasferirsi. È un momento storico, per la vicenda di Jeff: in questa occasione conosce Gary Lucas (chitarrista che aveva collaborato anche con Frank Zappa) che lo annovera tra i suoi Gods & Monsters, progetto rock-blues a line-up variabile. Con Gary Lucas Buckley scriverà i famosi pezzi Mojo Pin e Grace (title track del suo unico album in studio). Nel 1992 firma un contratto con la casa discografica Columbia Records, tramite il chitarrista e dirigente Steve Berkowitz (autore del mixaggio del suo primo CD, un EP dal titolo Live at Sin-é uscito nell'agosto del 1993, locale nel quale Jeff si esibì più e più volte agli inizi della sua carriera). Dopo uno showcase-tour negli Stati Uniti ed Europa (con tappe in Inghilterra, Olanda e Francia, nazione nella quale fu molto apprezzato), nel 1994 pubblica il suo lavoro più importante, Grace, un album di 10 tracce che fu osannato dalla critica musicale; ebbe vari riconoscimenti, tra i quali il "Gran Prix International Du Disque dell'Academie Charles CROS", il disco d'oro in Francia e in Australia (nazioni dove il suo successo fu più evidente). In Italia si esibisce per 3 volte (il 16 settembre 1994 a Milano, il 17 febbraio 1995 a Cesena e il 15 luglio 1995 a Correggio). Voci non ufficiali dicono che in quest'ultima data, la presenza di Jeff Buckley fu fortemente voluta dal rocker italiano Luciano Ligabue. Tra il 1996 e il 1997 lavora, tra piccole soddisfazioni e grandi travagli interiori, al suo album, del quale non riuscì a vedere la pubblicazione; probabilmente avrebbe dovuto chiamarsi My sweetheart the drunk, titolo con il quale è uscito un doppio CD con i lavori demo lasciati da Jeff al punto della sua tragica morte. Il titolo esatto di questo doppio CD è Sketches for: My Sweetheart the Drunk. A causa di queste difficoltà a comporre, Jeff chiede ai componenti della sua band di rimanere da solo a Memphis, per comporre in solitudine. Di questo periodo si ricordano un paio di aneddoti che vale la pena citare: Jeff usava servirsi per i suoi pasti presso un ristorante vietnamita della cittadina; il gestore - ignorando che Jeff fosse una celebrità - gli regalò una T-shirt con il logo del locale, per l'unico motivo che gli dava molto guadagno, pasteggiando senza soluzione di continuità nel suo ristorante. Un giorno un ragazzo che conosceva ed ammirava il cantante, si trovò ad entrare nel locale proprio mentre Jeff ne stava uscendo, con indosso la maglietta regalatagli dal proprietario e due porzioni "take away"; il ragazzo, sbalordito, entrò e disse al ristoratore: «Complimenti, far fare alle celebrità da fattorini vi porterà un sacco di successo!»; In un bar di Memphis, Jeff mise in un juke-box un pezzo di Whitney Houston, ed iniziò sommessamente a canticchiarlo; la barista - anch'ella ignara di chi fosse questo ragazzo gracilino appoggiato al bancone - gli disse beffarda: «Hey ragazzo, quella è Whitney: ci vuole una voce cazzuta per cantarla!» (Jeff Buckley è famoso per la sua voce duttile, cristallina e molto estesa in quanto ad ottave, che lo ha portato a cantare più volte - e senza difficoltà di sorta - brani di famose cantanti come Nina Simone). Il 29 maggio 1997 Jeff si stava recando all'aeroporto di Memphis per andare a prendere i membri della band; è in anticipo ed è l'ora del tramonto di un pomeriggio tranquillo. In compagnia di un amico si ferma presso le acque del fiume Wolf River, un affluente del Mississippi. Si immerge nelle acque del fiume vestito e con le scarpe. Il suo amico lo vede allontanarsi dalla riva sempre di più. Muore così Jeff Buckley. Voci parlano di probabili cause di morte, nessuna delle quali ha trovato conferma definitiva: un mulinello creato da una barca passatagli accanto, le scarpe che lo hanno reso troppo pesante, o altro. Il suo corpo fu ritrovato soltanto vari giorni dopo, il 5 giugno 1997, dalla polizia locale. Nel corso degli anni usciranno vari album postumi come Mystery White Boy, Live a l'Olympia, Live at Sin-é (Legacy Edition). È tutt'oggi considerato una delle voci più emozionanti nel panorama musicale, ed il suo culto ha assunto dimensioni non troppo dissimili da altre icone musicali aventi una storia alle spalle struggente, quali Kurt Cobain o Layne Staley. Resta indimenticabile, per i cultori della musica d'autore, la cover di Hallelujah, canzone scritta da Leonard Cohen.

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ECCO QUA' IL VIDEO :
KE STRANO , NON E' STATO MESSO A DISPOSIZIONE IL CODICE EMBED ?
BASTA COPIARE ED INCOLLARE .
BUONA VISIONE...........CIAO
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http://www.youtube.com/watch?v=AratTMGrHaQ

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