Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta Cie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cie. Mostra tutti i post

mercoledì 25 dicembre 2013

Bocche cucite al Cie di Ponte Galeria


Bocche cucite al Cie di Ponte Galeria

Continua nel centro di detenzione per stranieri di Ponte Galeria a Roma l’eclatante protesta dei migranti che da ieri gradualmente hanno deciso di cucirsi letteralmente la bocca contro le tremende condizioni alle quali sono sottoposti. Da ieri alle 12 i protagonisti della protesta - arrivati mentre scriviamo a dieci - hanno cominciato a realizzare uno sciopero della fame e a non ritirare i pasti.

A partire da ieri sono sempre più numerosi i cittadini stranieri rinchiusi nella struttura alla periferia di Roma che con un ago di fortuna e il filo ottenuto da una coperta si sono cuciti la parte laterale della bocca per denunciare la propria prolungata detenzione nel Cie. Un atto disperato che almeno è servito a riportare l’attenzione dei media e di alcune forze politiche sulla sorte di migliaia di migranti stipati in centri di detenzione diffusi in tutto il territorio nazionale dopo la diffusione del filmato che ritraeva alcuni migranti rinchiusi nel centro di Lampedusa mentre venivano spogliati e disinfestati davanti a tutti.

Il primo a iniziare la protesta ieri in tarda mattinata sarebbe stato un giovane imam tunisino di 32 anni, seguito poi da altri 8 colleghi di sventura, tra i quali 4 marocchini e da altri 3 connazionali. Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente rinchiuse 90 persone, 61 uomini e 29 donne, alcuni dei quali provenienti dalle carceri e poi trasferiti nella struttura alle porte di Roma in attesa di una identificazione che tarda mesi ad arrivare. A quanto hanno appurato i collaboratori del Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - che settimanalmente accedono alla struttura - «i dimostranti sono in buone condizioni, anche se continuano a rifiutare di incontrare gli operatori che gestiscono il Cie».

.

leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/


http://www.mundimago.org/dona_cofanetto.html

GUARDALE QUI SOTTO CLICCA
LA FOTO


.

.

domenica 24 luglio 2011

LasciateCIEntrare, mobilitazione del 25 luglio




LasciateCIEntrare
mobilitazione del 25 luglio


CIE (Centri di Identificazione) e CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo), sono da tempo OFF LIMITS per l’informazione, luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare. Una circolare del Ministro dell’interno, la n. 1305 emanata il 1 aprile 2011, ha reso ancora più inaccessibili tali luoghi, fino a data da destinarsi, in nome dell’emergenza nordafricana. Giornalisti, sindacati, esponenti di associazionismo antirazzista umanitario nazionale e internazionale, presenti nel territorio in cui sono ubicati, sono considerati secondo detta circolare “un intralcio” all’operato degli enti gestori e per questo tenuti fuori. Questo si traduce di fatto in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri. Non potendo entrare diviene legittimo pensare che in essi si determinino condizioni di vita inaccettabili e ripetute violazione dei diritti. Le poche fonti reperibili di notizie diventano i video registrati da cellulari, dagli immigrati trattenuti nei centri, le lettere che riescono a partire dall’interno, le telefonate e le testimonianze rese da chi esce o fugge, e quanto arriva non è certo dimostrazione di trattamento rispettoso dei diritti umani. Il prolungamento votato nei giorni scorsi dal parlamento, che consente di trattenere le persone non identificate nei Cie fino a 18 mesi, aumenta il disagio e la sofferenza in cui si ritrovano persone che non hanno commesso alcun reato. Gravi lacune si registrano poi nell’esercizio del diritto alla difesa.  A tale scopo chi opera nell’informazione ritiene fondamentale avere modo di poter far conoscere alla pubblica opinione quanto in questi luoghi avviene, le ragioni dei continui tentativi di fuga e rivolta, dell’aumento dei casi di autolesionismo che spesso sfociano nel tentativo di suicidio. L’informazione deve poterne parlare, la società ha il diritto di sapere. Così come migranti e i cittadini stranieri hanno il diritto di essere informati ed assistiti dai legali, dalle associazioni e dai sindacati.
Per questo il 25 luglio, parlamentari di numerose forze politiche, consiglieri regionali, giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile saranno davanti ad alcuni CIE e CARA italiani per reclamare il diritto ad accendere i riflettori su queste strutture e sulle persone che vi sono trattenute.


Comitato promotore:
FNSI, ORDINE DEI GIORNALISTI, Art. 21, ASGI, PRIMO MARZO, OPEN SOCIETY FOUNDATION, EUROPEAN ALTERNATIVES e i Parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta , Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo, Francesco Pardi.


Adesione fin qui ricevute:
ANSI, CGIL, ACLI, ARCI, MIGREUROP, AMSI, COMAI, LIBERTA’ E GIUSTIZIA, FCEI, , FORUM IMMIGRAZIONE PD NAZIONALE, CIR, TERRE DES HOMMES, Ass. Nazionale GIURISTI DEMOCRATICI, AVVENIRE, EUROPA, LIBERAL, LIBERAZIONE, L‘UNITA’, IL MANIFESTO, IL RIFORMISTA, LiBERACITTADINANZA, LOOKOUT.TV, LEFT, , MOVEON, POPOLO VIOLA, ANTIGONE LOMBARDIA, RIFONDAZIONE COMUNISTA, Gruppo al Consiglio Regionale del Lazio della Federazione della Sinistra, Gruppo al Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia di Rifondazione Comunista, Rete Immigrati Autorganizzati Milano.

Parlamentari ad oggi confermati che parteciperanno all’iniziativa:
Pezzotta (UDC), Touadì (PD), Villecco Calipari (PD), Turco (PD), Colombo (PD), Gozi (PD), Sarubbi (PD), Pardi (IDV), Zampa (PD), Monai(IDV), Strizzolo (PD), Rossomando (PD), Marcenaro (PD), Messina (IDV), Fiano (PD), Pes (PD), Di Stanislao (IDV), Formisano (UDC), Perduca (RADICALI) , Orlando (IDV), Luongo (PD), Giambrone (IDV), Granata (FLI), Ginefra (PD).

Presso i centri dislocati in:
Roma, Bologna, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari, Cagliari, Santa Maria Capua Vetere, Trapani, Catania, Lampedusa, Porto Empedocle.
Chiunque voglia partecipare o richiedere ulteriori informazioni può mettersi in contatto con:
Gabriella Guido - Rete PRIMO MARZO - ggabrielle65@yahoo.it - 329.8113338 
Renzo Santelli – FNSI - renzo.santelli@fnsi.it - 335.5325534  


 http://www.articolo21.org/3577/notizia/lasciatecientrare-mobilitazione-del-25-luglio.html

.

giovedì 28 aprile 2011

Notizie dal CIE di Santa Maria Capua Vetere



Notizie assurde dal CIE

 

di Santa Maria Capua Vetere


26 / 4 / 2011
Ieri gli avvocati del centro sociale "Ex-Canapificio" e del "Laboratorio Occupato Ska" hanno raccolto le richieste di protezione internazionale e la domanda di accesso al decreto di protezione temporanea emesso il 5 aprile (o l'8?), di circa 200 migranti.
La consegna delle domande sta avvenendo oggi presso la questura di Caserta.
Fino a questo punto niente di assurdo (tralasciando l'assurdità della Turco-Napolitano e di tutte le sue successive modifiche).
Dunque veniamo all'assurdo.
Oltre alle domande è stato scritto, e non ancora consegnato, un esposto alla procura della repubblica presso il tribunale di Santa Maria Cupua Vetere (in allegato), una cosa seria, mica una pernacchia al questore.

L'accusa è di "privazione della libertà personale". Volete sapere oggi cosa sono riusciti a sostenere alla questura di Caserta? Hanno detto che i migranti non hanno mai chiesto di poter uscire perchè, se mai fosse passato per la testa di qualcuno di loro una così semplice richesta, tutti si sarebbero prodigati per lasciarli tranquillamente passeggiare per Santa Maria (che è anche carina). Allora quelli che sono caduti dal muro del CIE hanno solo sbagliato strada.

Ma non finisce quì. La croce rossa (santi uomini e donne di buona volontà repressiva) sostiene di aver fatto firmare a tutti i migranti arrivati nella struttura, un foglio in cui dichiarano di scegliere volontariamente la permananza nel campo.

Dunque la detenzione sarebbe volontaria, i salti dal muro sarebbero pura e semplice emulazione dei funamboli e degli uccelli, le  manganellate gioco virile e simulazione di un'arena, lo sciopero della fame dieta mediterranea, le nostre proteste puro esibizionismo, i pericolosissimi viaggi in mare da costa a costa mediterranea e i respingimenti sarebbero crociere avventurose per chi ha pochi soldi, ma voglia di esperienze forti.
Allora siamo proprio stupidi, abbiamo preso l'ennesimo abbaglio, d'altra parte il sole picchiava forte la davanti al CIE di Santa Maria.
Queste sono le notizie che giungono da Caserta nelle scorse ore.
Speriamo che nel pomeriggio si raggiunga un livello di discussione meno banale.


F. Cama



 http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Notizie-assurde-dal-CIE-di-Santa-Maria-Capua-Vetere/8307

-

giovedì 1 aprile 2010

Dal Cie , Al telefono con Radio ondarossa

Dal Cie , Al telefono con Radio ondarossa



Verso la mezzanotte del 29 marzo una nuova rivolta scoppia nel Cie di Ponte Galeria. I reclusi riescono a parlare con Radio ondarossa e raccontano...


È mezzanotte e mezzo quando dai reclusi del Cie di Ponte Galeria [Roma] arriva un sms a radio ondarossa: «un casino della madonna!».
Chi riesce a parlare al telefono con i redattori della radio racconta che intorno alle 23.00 è scoppiata una rivolta, per protestare contro l’ennesimo pestaggio.
I materassi bruciano e ci sono due grossi fuochi che si alzano arrivando fino all’infermeria.
Alcuni reclusi sono saliti sul tetto e altri hanno spaccato tre o quattro porte di ferro e hanno quasi raggiunto il muro di cinta.
Tutto il centro è pieno di polizia: sono dappertutto – in tenuta antisommossa, con manganelli, scudi e caschi – e ad un certo punto cominciano anche a sparare.
Mentre un altro recluso racconta i motivi della rivolta, si sente chiaramente il rumore degli spari.
I motivi per protestare sono tanti, raccontano, innanzitutto il prolungamento fino a sei mesi – «sei mesi sono troppi!» – poi la somministrazione massiccia e quotidiana di psicofarmaci, tanto che la gente sta a letto tutto il giorno e dorme fino a mezzogiorno.
C’è gente «di tutti i colori» – spiegano i reclusi – ci sono persone che stanno in Italia da vent’anni e che ora si ritrovano rinchiuse nel Cie.
Ci sono tossicodipendenti e alcoolizzati, diabetici, asmatici e malati di epatite, a cui non viene somministrata la terapia di cui avrebbero bisogno
e che era stata loro prescritta dal medico.
Ogni sera c’è gente che ingoia lamette e se ti lamenti ti rispondono male, minacciano di chiamare la polizia, l’esercito e i carabinieri. Se chiedi di
essere curato o portato in ospedale ti dicono che stai fingendo perché vuoi scappare.
In questi giorni un recluso ha sbattuto la testa al muro per la disperazione e un altro che protestava è stato picchiato così forte che gli hanno rotto i denti. Stessa sorte è toccata a un gruppo di reclusi che la notte tra domenica e lunedì erano saliti sul tetto per cercare di scappare:
tutti riportati a forza nelle gabbie e riempiti di botte.
«Qui ci trattano come cani», continuano a ripetere i reclusi. «Ci sequestrano tutto: shampoo, sapone e dopobarba, perché devi usare solo quello che forniscono loro». Sequestrano gli accendini ma nello spaccio interno vendono i cerini, come se con i cerini non si potesse accendere un fuoco… Lo scopo – sostengono i reclusi – è di impedire che si ripeta ciò che era avvenuto il 13 marzo scorso quando, durante il presidio che si stava svolgendo all’esterno, alcuni di loro erano saliti sul tetto e avevano dato fuoco a coperte e materassi.
Ora la storia si ripete, il Cie brucia e i reclusi chiedono insistentemente che qualcuno da fuori venga a vedere cosa succede lì dentro…
Nel frattempo, a un certo punto della notte al telefono non risponde più nessuno: non ci è dato sapere se qualcuno è riuscito a scappare, né se i telefoni siano stati sequestrati o se i reclusi stiano semplicemente dormendo.



.

venerdì 6 novembre 2009

Rivolta nel Cie, Torino corso Brunelleschi

.Rivolta nel Cie torinese di corso Brunelleschi

http://www.autistici.org/macerie/

Nel Cie di Corso Brunelleschi a Torino ieri sera è scoppiata una rivolta. La Croce rossa si rifiutava infatti di prestare soccorso a un migrante detenuto che si era tagliato in diverse parti del corpo.

Sei ore di rabbia nel Centro di identificazione ed espulsione di corso Brunelleschi, dopo che un detenuto si è tagliato mani e polsi e che la Croce rossa si è rifiutata di intervenire.
Alle 20,00 del 4 novembre uno dei reclusi che l’altro giorno era stato trasferito da via Corelli è esploso. La lunga detenzione, il trasferimento inatteso, le condizioni di detenzione, la lontananza da sua figlia appena nata, lo portano a tagliarsi le mani e le braccia e ad ingoiare un accendino e vari altri ferri. Dice che vuole morire, accusa la polizia di averlo trasferito da Milano per punirlo di aver denunciato la situazione dei Centri tramite le radio di movimento e tramite il sito Macerie.
I suoi compagni di cella vedono subito che la situazione è abbastanza grave: il sangue è ovunque e la Croce Rossa si rifiuta di intervenire. Così chiamano i solidali che conoscono all’esterno e da subito – dai microfoni di Radio Blackout e dai siti di movimento – parte un appello a telefonare al Centro perché i responsabili chiamino l’ambulanza e lo facciano curare.
Parte un vasto giro di telefonate di protesta. Da dentro al Centro i responsabili negano, affermano che «la situazione è sotto controllo», che provvederanno… alla fine il recluso ferito viene portato in infermeria e poi riportato subito nelle gabbie.

Intorno alle 22,30 i prigionieri riferiscono entusiasti di sentire un gran baccano fuori dalle mura: «c’è una manifestazione» – dicono. Sono gli antirazzisti, veloci e rumorosi come al solito. Da quel momento in poi la situazione si scalda: i reclusi continuano a protestare rumorosamente, alle 23,00 inizia una breve sommossa, e i prigionieri delle due aree maschili danneggiano il danneggiabile. Alle 23,20 il ferito si taglia di nuovo, questa volta alla gola. Dopo un attimo di silenzio sgomento, riparte la protesta. Solo intorno alle 23,40 i responsabili del Centro chiamano un’ambulanza, che recupera il ferito e lo porta al Pronto Soccorso.
Intorno alla mezzanotte la polizia circonda le gabbie e minaccia di caricare, i reclusi si barricano dentro accumulando le panchine di cemento contro le porte. Dentro ad una delle aree, i reclusi riescono a buttare giù il muro della saletta interna. La polizia un po’ minaccia un po’ cerca di calmare la situazione: arrivano i capi dell’ufficio immigrazione e del Centro. «Se non vi rispondiamo al telefono domani mattina, vuol dire che siamo in carcere o all’ospedale»- dicono i reclusi.
Alle 0,45 il recluso ferito è in chiurgia all’ospedale Martini. Fuori dall’ospedale due volanti e la Digos, che ferma e identifica alcuni solidali.

Nello stesso tempo la polizia comincia a provare a sfondare le porte, ma non ci riesce. Arrivano i vigili del fuoco e altri rinforzi. Ci sono più o meno 50 carabinieri e 100 poliziotti. I capi dell’ufficio immigrazione parlamentano con i reclusi e intorno all’1.05 trovano un accordo: via la celere e i poliziotti armati, nelle gabbie potranno entrare soltanto i pompieri a raccogliere le macerie del muro demolito, scortati da due donne dell’ufficio immigrazione.

Alle 1,15 sembra tornata la calma. Alle 2.10, quando oramai i pompieri hanno terminato il proprio lavoro, due volanti riportano al centro il prigioniero ferito. Sei ore di rabbia, e il Cie di Torino ha un muro in meno.


.

mercoledì 7 ottobre 2009

Ultime dal Cie di Ponte Galeria

Ultime dal Cie di Ponte Galeria

Sarah Di Nella


Davanti al Centro di identificazione ed espulsione [Cie] di Ponte Galeria, nella periferia di Roma, c’è un via-vai di veicoli: polizia, carabinieri, Croce rossa. Esce un uomo, indossa jeans e maglione arancione, ha in mano una busta di carta. Non sa come fare per raggiungere casa sua, il campo rom di via La Martora, a Roma. Ha appena passato due mesi nel Cie, è rom, è arrivato trent’anni fa dalla Bosnia. Dal carcere dov’era stato portato per reato di clandestinità, è stato poi trasferito nel Cie. Sa che rischia di tornarci presto. Il suo è un caso – vista la legislazione italiana – senza soluzione.

Dall’altra parte delle alte sbarre che circondano il Cie si entra in un edificio basso. Sulla destra, la sala dove si svolgono i colloqui con familiari, amici e avvocati. Spesso vengono negati, raccontano i detenuti, mentre gli avvocati d’ufficio sembrano essere una merce rara. Nell’infermeria del centro – dove sono detenuti 125 uomini e 105 donne, ma il totale cambia di continuo – il responsabile sanitario della Croce rossa spiega che c’è sì una recrudescenza dei casi di autolesionismo, da quando è stata allungata a sei mesi la durata di detenzione ma che in realtà sono pochi, i detenuti coinvolti, non più di una decina. Alle sue spalle su un manifesto della Croce rossa campeggia la scritta «Contro la discriminazione». «Il nostro compito – scandisce – è quello di garantire il diritto alla salute. Siamo della Croce rossa». Nello sciopero della fame della scorsa settimana, «non c’è stata nessuna situazione preoccupante», dice. In seguito allo sciopero di quattro giorni, «abbiamo mandato via sei detenuti» nel Cie di Bari, aggiunge. Per «gestire il disagio», una sola psicologa e molti psicofarmaci. Nel centro lavorano anche 12 operatori della Cri di giorno e 5 di notte. «Dovrebbe arrivare un contingente del corpo militare della Cri».

Finita la recita di fronte ai consiglieri regionali del Lazio, Anna Pizzo [indipendente], Enrico Fontana [Sl], Luisa Laurelli [Pd] e Ivano Peduzzi [Prc], si esce dall’edificio. Sul retro, sbarre altissime, tante, e in mezzo uomini: appena viene aperta la gabbia, si avvicinano. Vogliono raccontare da quanto tempo sono qui, e denunciare quello che accade nel centro. Qualcuno, pur di riuscire a far sapere la propria storia, la scrive su un foglio di carta. Come un ragazzo tunisino di 26 anni, arrivato a Linosa a giugno, in un gommone dalla Libia. Poi Agrigento e il Centro di Caltanissetta dove è stato rinchiuso per 41 giorni. È stato rilasciato con un foglio di via, ma la libertà è durata solo venti giorni: dai primi di settembre è a Ponte Galeria. Un altro ragazzo, marocchino, fa da traduttore. Preferisce che il suo nome non venga citato, perché ha paura di essere trasferito in un altro Cie.

«Ancora una volta – hanno dichiarato all’uscita i consiglieri regionali – ci siamo resi conto che il prolungarsi dei tempi di permanenza all’interno del Cie accresce l’incertezza del futuro di queste persone, aumentando i casi di disagio psichico e il rischio di malattie. I tempi lunghi di permanenza previsti dalle nuove norme del pacchetto sicurezza entrato in vigore l’8 agosto scorso sono causati anche dalla mancata collaborazione delle ambasciate e dei consolati nell’identificazione dei migranti. Per questo come Regione intendiamo sollecitare ambasciate e consolati a collaborare. Meno collaborazione c’è e più pagano gli immigrati colpiti dal reato di clandestinità, con il rischio di vedere sempre più ridotto il riconoscimento dei diritti umani». I consiglieri deplorano la grave situazione sanitaria. Nonostante la Croce rossa affermi che all’ingresso del Cie viene fatta una visita medica e chi non è «idoneo» viene portato in altre strutture, nella gabbia ci sono persone sieropositive, malati di broncopolmonite e poi spalle lussate, ginocchia gonfie, cicatrici di numerosi tagli, bubboni sulla spalla e sul corpo…Di fronte a questo elenco, il responsabile sanitario diventa evasivo.

Un ragazzo di 21 anni, seduto perché non riesce a stare in piedi, mostra i segni di un pestaggio subito tre giorni fa. Non ha molta forza per parlare, ma con l’aiuto di un altro, che traduce, racconta: «Mi hanno preso sul muro di cinta mentre cercavo di scappar, la polizia mi ha violentemente picchiato e poi mi hanno portato in isolamento. Anche l’altro ragazzo che era con me è stato picchiato, ha la gamba fratturata in tre punti. Poi mi hanno spogliato e buttato in gabbia». «I pestaggi non accadono nelle gabbie – spiega un altro detenuto – lì la polizia non può entrare, ma fuori dal recinto: sono i poliziotti che ci picchiano. Noi abbiamo paura. Quelli della Croce rossa ci dicono di tacere».
Si avvicinano anche un nigeriano rinchiuso da cinque mesi e un anziano signore sudanese che ha fatto richiesta di asilo. Tutti esibiscono carte di avvocati, ricorsi….ma non c’è più tempo, bisogna lasciare la gabbia.

Fuori dall’edificio, si affaccia anche il direttore della struttura che nega – come tutti gli altri – ogni violenza nei confronti degli «ospiti», i quali peraltro, dice, «non fanno altro che mentire». La Croce rossa si appresta a lasciare il Cie, a fine ottobre scade infatti la proroga dell’ultimo appalto. Diversi consorzi sono in gara per ottenere l’affare – 45 euro al giorno a migrante per due piatti di pasta al sugo al giorno – ma il favorito sarebbe «Connecting people» – proprio come nello spot di Nokia – che ha in gestione diversi centri di accoglienza e i Cie di Gradisca d’Isonzo, Bari e Trapani.


.

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru