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mercoledì 3 luglio 2019

A Bruxelles si parla di Immigrazione ma Salvini non c'è


A Bruxelles si parla di Immigrazione ma Salvini non c'è



Il ministro dell'Interno italiano, Matteo Salvini, non parteciperà alla riunione dei ministri dell'Interno degli Stati membri a Bruxelles in cui si parla, tra le altre cose, di protezione dei confini, riforma di Dublino e politiche migratorie.

Per la quinta volta da quando è ministro (su sei incontri), non presenzierà ai lavori del Consiglio Giustizia e Affari Interni (GAI). Al suo posto è stato inviato il sottosegretario Nicola Molteni.

Il vicepremier da tempo accusa l'Unione Europea di aver lasciato sola l'Italia sulla questione migranti e insiste sulla necessità di cambiare le regole attuali. Proprio in questa due giorni di lavori, in agenda ci sono la riforma del sistema europeo comune di asilo, i negoziati sul programma Frontex ma anche la cooperazione con i paesi africani per i rimpatri e per arginare l'immigrazione clandestina, oltre alla lotta al terrorismo.

A fare notare la cosa per primo è stato il giornalista di Radio Radicale e del Foglio, David Carretta. Dopo il vertice notturno sulla Tav, Salvini ha preferito essere ad un comizio a Potenza, in Basilicata, dove si voterà domenica 24 marzo.

Cosa si decide in questi incontri
Non tutti gli Stati membri inviano al GAI i titolari del ministero. Nella lista dei partecipanti, per esempio, la Spagna non ha inviato il ministro Grande-Marlaska ma un segretario di Stato. La Francia ha preferito Laurent Nunez, segretaria di Stato di Castaner. Ma la maggior parte dei Paesi si sta facendo rappresentare dal politico più alto in grado: si pensi a Horst Seehofer per la Germania.

Come fa notare il professor Florian Trauner, esperto in materia dell'Institute for European Studies, "ogni riforma è preceduta da una fase preparatoria in cui i rappresentanti permanenti e le delegazioni si incontrano e discutono. Se c'è un consenso unanime, un punto viene chiamato A, altrimenti è denominato B. I punti B sono quelli che i ministri devono discutere per trovare un consenso politico al più alto livello", analizza Trauner ai microfoni di Euronews.

Si tratta sui "punti B" per trovare consenso politico "al più alto livello"
I punti A vengono subito approvati e non vi si indugia su ulteriormente. Sono i punti B (qui la lista per questo meeting) quelli su cui è necessario discutere e trovare soluzioni. "Il numero di punti B è in aumento: essi non si risolvono grazie ai funzionari che preparano i lavori ma con le discussioni tra ministri. Ma se è un ministro è regolarmente assente, si perde molto. È una grande perdita, quella di Salvini. Molto sorprendente che non abbia partecipato alla maggior parte degli incontri, soprattutto perché l'Italia chiede più supporto e solidarietà da parte della Ue, ed è qui che si decidono le politiche. L'impressione è che queste richieste di aiuto siano più retoriche che altro",
 conclude Trauner.

Marie De Somer, a capo del dipartimento migrazioni dell'European Policy Center, sottolinea l'importanza di questi incontri. "Preparano il terreno e il quadro politico per i capi di Stato. Nonostante Avramopoulos abbia detto che l'assenza di Salvini non è un problema, è comunque rimarchevole che non ci sia. Stanno cercando di arrivare ad una conclusione sul rafforzamento di Frontex e sui regolamenti dei confini europei prima delle Elezioni europee. Sono discussioni molto importanti, l'intero pacchetto è bloccato dalle continuee discussioni sul Regolamento di Dublino".

Il Sole 24 Ore scrive che la riforma del sistema europeo che disciplina l'assegnazione dei richiedenti asilo non piace a Salvini, ma non è chiaro in realtà cosa il vicepremier voglia davvero - al di là del "discorso politico per ribadire la contrarietà italiana". In Parlamento europeo, la Lega aveva già votato no alla riforma del regolamento di Dublino.

"Caro Salvini: oggi hai la possibilità concreta di far valere la voce del nostro Paese e di difendere davvero gli interessi degli italiani. O preferirai fare il leader di partito che alimenta paure, non risolve i problemi e pensa solo a incassare consenso?", 
scrive su Facebook l'eurodeputata del Pd, Simona Bonafé.

La risposta di Salvini. Avramopoulos: non è un problema
Dall'ufficio stampa del Justice and Home Affairs Council, l'organizzazione del GAI, appunto, fanno sapere con diplomazia a Euronews che "gli Stati membri sono liberi di mandare chi vogliono agli incontri, siano essi viceministri o sottosegretari, a loro discrezione".

Dalla segreteria del Viminale negano ogni interpretazione politica della sua assenza e comunicano ad Euronews che "il ministro ha già spiegato più volte che al Gai e ad altri vertici internazionali preferisce mandare i sottosegretari come Molteni. Molteni gode della piena fiducia e stima del ministro e ha la delega ai dossier immigrazione e sicurezza".

Anche la Rappresentanza permanente a Bruxelles non ravvisa criticità. "La sedia non è vuota, l'Italia ha rappresentanza politica, c'è un esponente di governo che è un sottosegretario agli interni. Oggi non si decide un bel niente, c'è una discussione ma non vengono prese decisioni concrete", la risposta alle nostre domande.

Ieri, infine, ha gettato acqua sul fuoco anche il commissario europeo alla Migrazione Dimitris Avramopoulos. Il ministro dell'Interno Matteo "Salvini ha partecipato molte volte al Consiglio dell'Ue, penso sia mancato solo una volta, ed è stato rappresentato dal sottosegretario, ma prima mi aveva chiamato per spiegarmi perché non poteva partecipare. Il governo italiano, così come faceva quello precedente, è presente nel proporre le proprie posizioni e continuiamo a lavorare molto da vicino con loro".



Salvini:   “cosa bisogna fare per andare   in galera in Italia?”   Lo chieda a chi ha rubato 49 milioni


Salvini: 
“cosa bisogna fare per andare 
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venerdì 26 ottobre 2018

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’Immigrazione

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.

Immigrazione, le 5 fake news che fanno male all'economia Italiana.
I numeri contenuti nel nuovo Dossier Immigrazione IDOS permettono di sfatare molti luoghi comuni sul fenomeno migratorio. Pregiudizi dannosi anche per la crescita economica

Di Emanuele Isonio

«Una persona stupida è chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita». Poche cose sono più adatte della Terza legge sulla stupidità umana dell’economista Carlo Maria Cipolla per commentare l’approccio che troppi hanno sul fenomeno immigrazione. Perché il mix di disinformazione, preconcetti, razzismo dilagante è confutato dai numeri. I più aggiornati sono contenuti nel “Dossier statistico sull’Immigrazione” realizzato dal Centro studi e ricerche IDOS 
in collaborazione con il mensile Confronti.

Italia, Paese più disinformato al mondo sull’immigrazione
Che il nodo-disinformazione sia una piaga soprattutto italiana lo aveva evidenziato già nel luglio 2017 la relazione finale della Commissione parlamentare Jo Cox sulla xenofobia e il razzismo, nella quale si denunciava come l’Italia sia il Paese con il più alto tasso di disinformazione sull’immigrazione.

Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia. Alcuni dei risultati evidenziati nella relazione della Commissione parlamentare Jo Cox su razzismo e xenofobia
Di più: secondo un sondaggio condotto nei mesi scorsi dall’Istituto Cattaneo, gli italiani risultano essere i cittadini europei con la percezione più lontana dalla realtà, riguardo al numero di stranieri che vivono nel territorio nazionale. Il convincimento più diffuso è che la loro presenza si attesti su livelli doppi rispetto a quelli reali.

Una situazione allarmante. Non solo per motivi etici. Quella disinformazione si traduce infatti in sentimenti d’odio e in sostegno a politiche xenofobe e  finisce per giustificare scelte che si rivelano dannose per la nostra economia. Nella quale il contributo positivo dei migranti è decisivo. Nel Dossier IDOS 2018 ci sono quindi almeno 5 dati da evidenziare, perché permettono di confutare altrettante pericolose fake news.


1. L’invasione che non c’è
Nell’Unione europea, certifica Eurostat,  i cittadini stranieri sono 38,6 milioni (di cui 21,6 non comunitari) e rappresentano il 7,5% della popolazione. In questo quadro, l’Italia non ha né il numero più alto di immigrati né ospita più rifugiati e richiedenti asilo.

«Con circa 5 milioni di residenti stranieri (5.144.000 a fine 2017, secondo l’Istat), viene dopo la Germania (9,2 milioni) e Regno Unito (6,1 milioni) mentre supera di poco Francia (4,6 milioni) e Spagna (4,4)».


Anche l’incidenza sulla popolazione complessiva, pari all’8,5% (dato Istat), risulta più bassa di quella di Germania (11,2%), Regno Unito (9,2%) e diversi altri paesi più piccoli dell’Unione, dove i valori superano anche in maniera consistente il 10% (Cipro 16,4%, Austria 15,2%, Belgio 11,9% e Irlanda 11,8%). L’incidenza più alta si registra nel Lussemburgo, dove è straniera quasi la metà della popolazione residente (47,6%).

La credenza che descrive l’Italia come un paese assediato è smontata anche da un altro numero: quello che confronta la presenza straniera nel corso degli anni. Tale dato, ricorda IDOS, «è pressoché stabile intorno ai 5 milioni dal 2013. L’incidenza, nell’ordine dell’8%, aumenta di pochissimi decimali l’anno». Il motivo della crescita? L’invecchiamento della popolazione italiana (gli over 65 italiani sono 1 ogni 4, mentre tra gli stranieri 1 ogni 25) che è anche meno feconda (1,27 figli per donna fertile, contro 1,97 tra le straniere).


Anche se ai residenti stranieri si aggiungesse la quota di immigrati non ancora iscritti nelle anagrafi, IDOS stima in 5.333.000 il numero effettivo di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia. 26.000 in meno rispetto alla stima del 2016.

2. Lavoro: competizione con gli italiani
«Basta immigrati. Ci rubano il lavoro!». Quante volte è stata ripetuta questa frase, anche da esponenti politici di punta… Tutta fuffa, conferma – a dire il vero non per la prima volta – il dossier IDOS.

«La credenza che gli immigrati rubino il lavoro agli italiani è, da anni, smentita dalla realtà: dei 2.423.000 occupati stranieri nel 2017 (10,5% di tutti gli occupati in Italia), ben i due terzi svolgono professioni poco qualificate o operaie, in ogni comparto. Non sorprende, quindi, che siano sovraistruiti più di un terzo di essi (34,7%, contro il 23,0% degli italiani, per uno scarto di oltre 11 punti percentuali)».


Inoltre i lavoratori immigrati restano ancora schiacciati nelle nicchie di mercato caratterizzate da impieghi pesanti, precari, discontinui, poco retribuiti, spesso stagionali e caratterizzati da sacche di lavoro nero (o grigio) e, quindi, di sfruttamento.

La scarsa mobilità professionale degli stranieri li inchioda poi in situazione di subordine. Lo segnala il differenziale retributivo: un dipendente italiano guadagna il 25,5% in più rispetto a uno straniero (1.381 euro mensili contro 1.029).

Niente di tutto questo fa pensare che gli immigrati siano in competizione con gli italiani per un’occupazione o che rubino agli italiani il lavoro.

Un riflesso di questa disparità si osserva nel differenziale di reddito dichiarato: nel 2016, quello dichiarato da cittadini stranieri è stato complessivamente di 27,2 miliardi, pari a una media annua pro capite di 12mila euro, inferiore di quasi 10mila euro a quella degli italiani (circa 21.600 euro).


3. Immigrati, costo per le casse pubbliche
Niente di più falso che gli stranieri presenti in Italia siano un onere per il nostro welfare. Sui redditi prodotti i contribuenti stranieri – ricorda IDOS citando i dati della Fondazione Leone Moressa – hanno versato Irpef per 3,3 miliardi di euro. Se sommiamo quella cifra ad altre voci di entrata, riconducibili a cittadini stranieri (320 milioni solo per i rilasci/rinnovi dei permessi di soggiorno e le acquisizioni di cittadinanza e 11,9 miliardi come contributi previdenziali), l’introito nelle casse dello Stato è pari a 19,2 miliardi di euro. Sì, ma quanti soldi pubblici si usano per loro? 17,5 miliardi (il 2,1% dell’intera spesa pubblica nazionale).

Il bilancio statale tra entrate e uscite imputabile all’immigrazione è quindi positivo per un importo di almeno 1,7 miliardi.

Bilancio entrate/uscite per le casse pubbliche prodotte da immigrati. 

Ma la cifra, già di tutto rispetto, cresce ulteriormente fino ad arrivare ai 3 miliardi di saldo positivo, se invece che calcolare il costo standard si considera che i servizi agli immigrati vengono erogati usufruendo di personale, beni strumentali, strutture già esistenti. In questo modo, infatti, si considera il costo marginale (decrescente) di ciascun servizio.

4. L’invasione musulmana
Anche sul fronte religioso, i dati dovrebbero tranquillizzare: più della metà degli immigrati sono cristiani (2,7 milioni, pari al 52,6% del totale, secondo la stima di IDOS). La maggior parte di essi sono ortodossi (1,5 milioni) seguiti dai cattolici (oltre 900mila). I musulmani sono poco meno di un terzo (32,7%, pari a 1.683.000 persone).


Eppure dilagano le discriminazioni basate sulla religione di appartenenza che sfociano in una vera islamofobia, agevolata dai discorsi d’odio tollerati dai social network. Il pericolo, più che concreto, è che questa intolleranza rallenti il processo di integrazione. Il rapporto IDOS segnala ad esempio che la diffidenza ha conseguenze in vari ambiti. Tra questi, l’accesso al mercato della casa.

Gli stranieri restano infatti particolarmente penalizzati, sia per gli affitti, a causa della frequente e dichiarata indisponibilità dei proprietari a locare a stranieri, sia per gli acquisti, a causa delle difficoltà di ottenere un mutuo.

Ne consegue che quasi 2 stranieri su 3 abitano in affitto, spesso in coabitazione, e solo 1 su 5 in case di proprietà (di metratura mediamente limitata e soprattutto in contesti residenziali popolari e di periferia. Il resto abita o presso i datori di lavoro o da parenti e amici, a volte in condizioni di sovraffollamento.

5. Accoglienza, tutto sulle spalle dei Paesi ricchi
Contrariamente a quanto si pensa di solito, nel mondo l’accoglienza dei rifugiati grava in misura massiccia sui paesi in via di sviluppo. 
Sono loro a ospitarne la stragrande maggioranza. Quanti? 85 ogni 100.

Per il quarto anno consecutivo, a causa della guerra nella confinante Siria e degli accordi con l’Ue, è la Turchia a ospitarne il numero maggiore (3,5 milioni, cui si aggiungono 300mila richiedenti asilo), seguita dal Pakistan con 1,4 milioni (quasi tutti afghani), dall’Uganda con 1.350.000 (un numero cresciuto di 400mila unità in un anno e di cui 1 milione proviene dal Sud Sudan e 230mila dalla Repubblica Democratica del Congo), dal Libano con un
milione (in maggioranza siriani), dall’Iran con 980mila (per lo più afghani).

Se poi si considera l’incidenza dei rifugiati sulla popolazione residente, il primato spetta al Libano (dove il rapporto è di 1 ogni 6 abitanti), seguito dalla Giordania (1 ogni 14), due paesi in cui il rapporto arriva rispettivamente a 1 ogni 4 e 1 ogni 3 se si considerano anche i rifugiati palestinesi sotto il mandato dell’Unrwa. La Turchia è terza, con 1 su 23.



«In un simile contesto, il ricorrente motto “aiutiamoli a casa loro”, all’insegna del quale molti vorrebbero liquidare sbrigativamente il “problema” dell’immigrazione chiudendo le frontiere, se per un verso richiama, in positivo, la necessità di sostenere maggiormente la cooperazione internazionale, per altro verso – date le dimensioni globali e il carattere strutturale e multidimen- sionale del fenomeno e delle sue cause – non avrebbe effetti apprezzabili, in termini di riduzione dei flussi migratori, nel breve-medio periodo» osservano gli analisti IDOS. «Richiederebbe in ogni caso l’affiancamento di politiche di gestione dei flussi e di integrazione dei migranti maggiormente coerenti e, soprattutto, armonizzate a livello internazionale, come la portata del fenomeno richiede».


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lunedì 11 giugno 2018

Luigi Di Maio dice Pace Fiscale non è un Condono


La Pace Fiscale è un Condono

Si deve attuare ma non deve avere nessun carattere condonistico". E' quanto precisa il vicepremier Luigi Di Maio, ospite di 'In mezz'ora', confermando la partecipazione al vertice a Palazzo Chigi con il premier Giuseppe Conte e l'altro vicepremier Matteo Salvini "per individuare" i viceministri e i sottosegretari del nuovo esecutivo. Nel vertice, precisa, "non si discuterà di Commissioni parlamentari". Sulle deleghe, a cominciare da quelle sulle telecomunicazioni, "non faremo scelte da manuale Cencelli". Quanto nello specifico al Copasir, specifica Di Maio, "per legge è espressamente dato all'opposizione''. Anche Fdi viene considerata opposizione? ''Lo deciderà il Parlamento'', taglia corto il vicepremier pentastellato, che aggiunge: ''Per la Vigilanza Rai c'è la prassi di affidarne la presidenza alla opposizione, ma la libertà del Parlamento la dobbiamo dimostrare qui''.

manuale Cencelli

LA SFIDA - "La nostra sfida è realizzare le cose promesse agli italiani" dice, aggiungendo che nei prossimi mesi "daremo risposte subito" e "nel breve-medio periodo altre". "Se manterremo le promesse saremo diversi dagli altri, se no saremmo uguali agli altri", sottolinea il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro spiegando di essere fiducioso sulle coperture per finanziare le misure del contratto di Governo. "Stiamo sottovalutando le azioni che faremo per semplificare la macchina burocratica dello Stato, per favorire l'utilizzo degli investimenti e la spending review. Ci sono dei margini di bilancio da recuperare. Inoltre sono fiducioso sulla capacità di recuperare dei margini anche con i lavoro che faremo a livello Ue". L'appuntamento più importante, rileva il ministro, "è la legge Di Bilancio. Il mio dovere è quello di fare prima tutti i provvedimenti a costo zero, come ad esempio l'abolizione dello spesometro, redditometro... Poi devo mettere in piede due fondi: il fondo per il reddito di cittadinanza e di un fondo per il superamento della legge Fornero. Nei prossimi mesi daremo subito risposte agli italiani e nel breve medio periodo faremo quindi il resto".

IMMIGRAZIONE - "Il fenomeno della immigrazione in Italia è incontrollato perché si è fatto business - denuncia Di Maio -. Spero che il prima possibile che questo Governo possa introdurre la rendicontazione puntuale di tutti i fondi che si assegnano al meccanismo dell'accoglienza per sapere come si stiano spendendo: forse scopriremo che avremo bisogno di meno fondi di quelli che destiniamo. Quasi 4,5 miliardi di euro l'anno. Se inizieremo a fare questo per qualche cooperativa, albergo o per qualche associazione che è fittizia non tutte la pacchia è finita".

LAVORO - "Negli anni i meccanismi di sfruttamento sono stati combattuti aumentando gli oneri sulle spalle degli imprenditori e il risultato è stato di continuare a fare prosperare i disonesti e a gravare sugli onesti - dice Di Maio commentando la vicenda di Sacko Soumayla -. Dobbiamo fare più controlli e ridurre la burocrazia. Per questo l'Ispettorato del Lavoro va potenziato per controllare ed evitare questi malfunzionamenti".

"Tutti raccontano di un contratto di governo in cui i punti cruciali consistono nel fatto che Salvini mi chiedeva cose per Berlusconi su giustizia e telecomunicazioni. Invece, la realtà è di due forze che discutono di diritti sociali: tutte e due hanno avuto un mandato dai cittadini di recuperare i diritti sociali che, mi dispiace, la sinistra ha distrutto''.

ILVA - "La soluzione sull'Ilva non la dico qui - dice sottolineando di essere 'consapevole' delle scadenze che si avvicinano -. Si devono ascoltare i Commissari, i potenziali acquirenti, i sindacati, le associazioni che si occupano di tutela dell'ambiente a Taranto, il sindacato. Dopo questi incontri verificheremo lo stato dell'arte della trattativa e capiremo quali sono le soluzioni". "Tutto sarà fatto con la massima responsabilità e per il bene del Paese", sottolinea Di Maio.

TAV- "Nel contratto abbiamo scritto che vogliamo ricontrattare totalmente quest'opera. Significa che non sarà fatto in maniera unilaterale ma in maniera bilaterale. Parleremo con il nostro omologo del Governo francese e discuteremo di un'opera su cui il Governo Gentiloni stesso ha messo in evidenza che c'erano dei problemi nel rapporto costi e benefici. E' stata progettata 10 anni fa e ci sono stati dei cambiamenti dei flussi di merci". "Tutto sarà fatto, nell'ambito dell'Ue e dei trattati internazionali, con il massimo dialogo per arrivare all'obiettivo. Negli anni invece l'obiettivo era solo il massimo dialogo e questo ha provocato problemi", sottolinea ancora Di Maio.

L'EUROPA - "Il nostro obiettivo è di andare ai tavoli europei per ottenere i margini necessari per fare investimenti in Italia e portare avanti le riforme strutturali". "Non sto dicendo che tutti i soldi di cui abbiamo bisogno proverranno dall'Europa". Ma in Ue, aggiunge Di Maio, "andremo ai tavolo con il massimo dialogo ma anche con fermezza chiedendo lo stesso trattamento degli altri. Siamo il secondo Paese manifatturiero in Europa e siamo uno dei Paesi fondatori". 
E per ora "non ci stanno bene i parametri come stanno" in Ue.


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Previsioni per il 2018



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mercoledì 29 luglio 2015

Meloni e Salvini Mangiate con Noi



Una protesta scoppiata ad ora di cena. I profughi ospiti al residence Mxxxxx di Eraclea (Venezia) hanno appoggiato in strada i vassoi con il cibo, iniziando a protestare digiunando contro le Aziende
( CREATE APPOSITAMENTE ) che hanno trasformato l’immigrazione in un business,

L'obiettivo della sollevezione dei profughi era la Sxxxx che gestisce il denaro che serve a sfamare i Richiedenti Asilo ( che non possono lavorare come firmato da Maroni del Partito Lega Nord ) ed il residence di accoglienza.
REGOLAMENTO DI DUBLINO FIRMATO DA MARONI - LEGA NORD
E SCAIOLA - FORZA ITALIA
se vuoi leggi qui
 http://cipiri.blogspot.it/2015/04/regolamento-di-dublino.htmlIl regolamento Dublino II (formalmente regolamento 2003/343/CE) è un regolamento dell'Unione Europea, in tema di diritto di asilo.


Giorgia Meloni, sta davanti a facebook con il braccio destro alzato, ha pubblicato questa foto .
Giorgia, si è scandalizzata perché di fronte a un cibo giudicato immangiabile, i profughi hanno protestato.
Giorgia, che non ha mai assaggiato un cibo COSI', non sa cos'è un cibo MALSANO. I profughi, che invece l'hanno assaggiato sanno cos'è, se ne sono accorti subito. Anche perché sono richiedenti asilo, alcuni di loro laureati, e sanno che se la comunità europea paga 35 euro al giorno per vitto e alloggio, e qualcuno dà loro questo cibo , significa che qualcun'altro si è intascato I SOLDI  della loro cena.
Giorgia sopra a questa foto ha scritto "hanno lanciato i vassoi in strada". Giorgia, mente.
 I Richiedenti Asilo hanno adagiato le pietanza plastificate sull'asfalto, alcune di queste sono aperte perché il cibo prima lo hanno assaggiato, e il fatto che cibo in terra non ce ne sia rende chiaro anche il procedimento con cui questi vassoi sono stati adagiati sull'asfalto: cioè attraverso una protesta in forma di resistenza civile, che ha previsto appunto l'appoggiare i vassoi in terra, per poter essere visti e fotografati, e poi sedersi intorno. Come hanno fatto.


VOI MANGERESTE DEL CIBO
 CON L'ETICHETTA CHE TI DICE
CHE E' STATO CONFEZIONATO 1 ANNO FA ?



Non hanno urlato, i richiedenti asilo, non si sono strappati i capelli, non li hanno strappati agli operatori, non hanno spaccato il centro.  Loro no. Loro hanno protestato attraverso il digiuno.
Probabilmene se avessero avuto un ufficio stampa avrebbero mandato i comunicati stampa ai giornali e avrebbero convocato una conferenza stampa, ma non sono Giorgia Meloni del Partito Fratelli D'Italia e Matteo Salvini del Partito Lega Nord. Per fortuna sono migliori, anche se l'ufficio stampa non ce l'hanno.

PS. l'opzione "mangi questa minestra o salti dalla finestra" non è un'opzione, è un ricatto. Ricordiamocelo sempre. Esattamente come accade al lavoratore costretto dodici ore nei campi, o in fabbrica, o a tre euro l'ora in un call center, l'opzione del padrone "se non ti va bene vattene" non è un'opzione, è un ricatto. E di fronte ai ricatti resistere è un dovere, anche di chi non è ricattato.

Le 3 bufale  sulla rivolta degli immigrati

1) Lo Stato italiano spende 30 euro al giorno per ogni immigrato
La storia dei 30 euro che, secondo la vulgata di una certa parte politica, sarebbero dati ogni giorno agli immigrati, è falsa: lo Stato italiano non dà soldi agli immigrati ma agli enti incaricati di gestire i centri di accoglienza. La storia dei 30 euro nasce da una (volutamente?) errata interpretazione dei bandi delle prefetture per la gestione dei centri, che prevedono un tetto massimo di spesa di 35 euro a persona accolta. Si tratta di un bando, quindi per vincerlo le cooperative presentano progetti a costi ribassati, con una diretta ripercussione sulla qualità dei servizi. Agli immigrati non viene dato neanche un euro in contanti ma un buono o una carta prepagata per un valore di 2,50 euro al giorno (ma la cifra non può superare i 7,50 al giorno per nucleo familiare, quindi se si è in quattro si ricevono soldi per tre persone e basta). Inoltre viene consegnata una tessera telefonica da 15 euro all’ingresso nel centro. Nel resto dei 35 euro (se va bene) deve starci tutto: vitto, alloggio, pulizia, affitto dei locali, vestiario, ecc.

2) Lo Stato dà i soldi agli immigrati invece che alle famiglie italiane
Non è vero. Lo Stato non sposta fondi destinati alle famiglie italiane per darli agli immigrati. I fondi in questione sono stanziati in compartecipazione dell’Unione Europea, che prevede un finanziamento dei progetti di accoglienza. Se non ci fossero immigrati da accogliere non ci sarebbero quei soldi, quindi non potrebbero essere destinati ad altri fini i ogni caso.

3) Il 90% degli immigrati non ha diritto all’asilo politico
Un’altra bufala, grande quanto una casa: secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero degli Interni (risalenti a febbraio 2015) le richieste d’asilo accolte sono il 51% del totale. Il 49% dei richiedenti asilo non ottiene lo status di rifugiato,

Giorgia Meloni e Matteo Salvini avete assaggiato il CONTENUTO DI QUEI VASSOI ?



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mercoledì 25 dicembre 2013

Bocche cucite al Cie di Ponte Galeria


Bocche cucite al Cie di Ponte Galeria

Continua nel centro di detenzione per stranieri di Ponte Galeria a Roma l’eclatante protesta dei migranti che da ieri gradualmente hanno deciso di cucirsi letteralmente la bocca contro le tremende condizioni alle quali sono sottoposti. Da ieri alle 12 i protagonisti della protesta - arrivati mentre scriviamo a dieci - hanno cominciato a realizzare uno sciopero della fame e a non ritirare i pasti.

A partire da ieri sono sempre più numerosi i cittadini stranieri rinchiusi nella struttura alla periferia di Roma che con un ago di fortuna e il filo ottenuto da una coperta si sono cuciti la parte laterale della bocca per denunciare la propria prolungata detenzione nel Cie. Un atto disperato che almeno è servito a riportare l’attenzione dei media e di alcune forze politiche sulla sorte di migliaia di migranti stipati in centri di detenzione diffusi in tutto il territorio nazionale dopo la diffusione del filmato che ritraeva alcuni migranti rinchiusi nel centro di Lampedusa mentre venivano spogliati e disinfestati davanti a tutti.

Il primo a iniziare la protesta ieri in tarda mattinata sarebbe stato un giovane imam tunisino di 32 anni, seguito poi da altri 8 colleghi di sventura, tra i quali 4 marocchini e da altri 3 connazionali. Nel Cie di Ponte Galeria sono attualmente rinchiuse 90 persone, 61 uomini e 29 donne, alcuni dei quali provenienti dalle carceri e poi trasferiti nella struttura alle porte di Roma in attesa di una identificazione che tarda mesi ad arrivare. A quanto hanno appurato i collaboratori del Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - che settimanalmente accedono alla struttura - «i dimostranti sono in buone condizioni, anche se continuano a rifiutare di incontrare gli operatori che gestiscono il Cie».

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leggi anche 


NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

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domenica 11 agosto 2013

Immigrazione: Kyenge, avviare forte pressione su Europa


Immigrazione: Kyenge, avviare forte pressione su Europa
 'Premere sull'Ue,
 Italia non puo' essere lasciata sola'


- "Credo sia sempre piu' necessario avviare anche una forte pressione sull'Europa affinche' si mettano in campo reali ed efficaci politiche che permettano al nostro paese di non essere solo nell'affrontare questa drammatica situazione". Lo dice il ministro per l'Integrazione Ce'cile Kyenge dopo l'ennesima tragedia dell'immigrazione, esprimendo "cordoglio per la tragica perdita di vite umane". I morti di Catania, prosegue il ministro, "richiamano ancora una volta la necessita' che l'emergenza umanitaria venga affrontata in maniera piu' larga e condivisa da tutta la comunita' europea". "Ma non solo - prosegue - Le persone che quotidianamente arrivano stremate sulle nostre coste, che giungono a noi sfidando il mare fuggendo da guerre e privazioni o nella prospettiva di una speranza di vita migliore o di una occasione di riscatto, richiamano ciascuno ad una responsabilita' piu' ampia che ci parla di accoglienza e solidarieta'".


Kyenge sottolina che l'Italia "si sta prodigando con generosita' e mezzi per soccorrere i migranti", ma cio' non basta. E dunque "e' palesemente urgente ripensare i meccanismi di controllo per conoscere, prevenire e, laddove e' possibile, evitare le cause di queste tragedie". Il Viminale "si sta prodigando in tutti i modi mettendo in campo uomini e mezzi, cosi' come il Ministero degli Esteri si sta relazionando con i paesi del nord Africa per monitorare i flussi, rafforzando le relazioni bilaterali". Ma per fare tutto questo, conclude, "e' necessario che ci si muova in Europa con determinatezza e forza, ed e' inoltre necessaria stabilita' e coerenza di comportamenti di tutto il governo e delle forze politiche".
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giovedì 20 giugno 2013

ExpoPolis è un libro ma anche un gioco


Il grande gioco di Milano 2015 è cominciato

Sotto l'egida di Expo si sta aprendo il banchetto per la spartizione di Milano. Come in tutti i giochi alcuni attori si accaparreranno tutto, ad altre pedine non resteranno che le briciole...o no?
ExpoPolis è un libro ma anche un gioco. ExpoPolis è una comunità che si oppone alla logica speculativa e tentacolare di Expo 2015 ma anche una riflessione aperta sul presente e sul futuro di Milano. ExpoPolis è un osservatorio e al tempo stesso laboratorio di attivazione e partecipazione.


Milano 2013,

una città in pieno cambiamento urbano. Scheletri di grattacieli si innalzano verso il cielo, nuove costruzioni e tanto cemento stanno cambiando la geografia di questa città, in vista dell’expo 2013. Ne parleremo attraverso il libro Expopolis, racconto di una città che cambia e di una storia che si ripete, legata alle grandi esposizioni universali. Un viaggio nel passato e nel presente, con qualche accenno al prossimo futuro, della città in cui abitiamo e che si sta modificando davanti ai nostri occhi.

Expopolis

di Roberto Maggioni, Off Topic

Il grande gioco di Milano 2015

Mentre dal palco delle autorità si celebra il luccicante brand di Expo 2015, gli specchi della città vetrina sono già in frantumi e Milano implode su se stessa.

Le banche, le fondazioni, le congreghe e le mafie stanno muovendo le loro pedine per accaparrarsi le fette più ghiotte della torta di Expo. Vuoi giocare anche tu? Tira i dadi e decidi il tuo personaggio: un immobiliarista alla Cabassi, un’archistar alla Boeri, un sindaco che ha sbagliato la prima mossa, un governatore padano più ricattabile del celeste, o un più modesto ’ndranghetista che sposta terra e apre bar sui navigli. Muoviti sul tabellone schivando gli imprevisti. Comitati denunciano gli scempi, reperti archeologici disturbano i cantieri, pendolari bloccano i treni, inquilini si oppongono all’abbattimento delle case popolari, grattacieli vengono occupati da precari incazzati, informatici vanno in sciopero, centri sociali resistono agli sgomberi.

Le caselle del gioco diventano capitoli del libro, se li leggi potrai fare luce sui buchi neri finanziari, i conflitti di interesse e la voracità della speculazione.

Con un linguaggio a metà strada tra giornalismo d’inchiesta, comunicazione virale e advertising irriverente, Expopolis offre alle nuove comunità resistenti gli strumenti critici ideali per graffiare l’icona dell’evento internazionale. Un volume ricco di dati, analisi, documenti e racconti orali di cittadini che partecipano loro malgrado al grande gioco al massacro di Expo 2015.

Roberto Maggioni, giornalista a Radio Popolare, scrive sulla webzine MilanoX. Si occupa in particolare di movimenti, mafie, immigrazione. Suona in diverse band underground.

Off Topic è un laboratorio di attivisti che si muove nelle crepe della metropoli milanese. Tra lotta alle nocività e agitazione culturale, il collettivo ha la sua casa base nello spazio occupato Piano Terra, nel quartiere Isola.

per scaricare il gioco e per maggiori informazioni:

http://expo-polis.com/

http://www.agenziax.it/expopolis/


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CARCERE S. VITTORE

EXPO 2015 E' SOLO UN SET CINEMATOGRAFICO

11mila metri quadrati di EXPO 2015 saranno solo delle enormi scenografie a causa dei ritardi.

Venerdì 13 è partito un bando di gara del valore di 1.100.000 euro
 per appaltare il “camouflage” delle zone incompiute...

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giovedì 14 aprile 2011

URLI E RUTTI , CONTRO GLI IMMIGRATI



URLI E  RUTTI , CONTRO GLI IMMIGRATI



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Durano sei mesi e permettono di circolare in Europa .
Domande entro il 15 aprile



Roma - 8 aprile 2011 - È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto sulle “Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani” firmato ieri dal presidente del Consiglio.

Ai cittadini del Nordafrica arrivati in Italia tra il primo gennaio e il cinque aprile scorsi potrà essere rilasciato un permesso di soggiorno “per motivi umanitari”. Questo documento durerà sei mesi e permetterà loro di spostarsi negli altri paesi europei dell'area Schengen.

Non può avere il permesso chi è entrato in Italia o è stato espulso prima del 2011, chi è considerato dalla legge un soggetto socialmente pericoloso e chi è stato denunciato o arrestato per un reato che prevede l'arresto in flagranza. Queste persone verranno espulse e rimpatriate.

Il permesso umanitario va chiesto entro il 15 aprile, è gratuito e viene rilasciato dalla Questura con una procedura d'urgenza.

Chi ha già un permesso per un altro motivo, compreso quello per richiesta di asilo, può convertirlo in un permesso umanitario. Questo può essere rilasciato ai richiedenti asilo solo se rinunciano alla domanda d'asilo o se questa viene rigettata, mentre il rilascio del permesso umanitario non impedisce di chiedere successivamente asilo.

Elvio Pasca

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(Gazzetta Ufficiale n. 81 del 8-4-2011 )

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 5 aprile 2011

Misure di protezione temporanea per i cittadini stranieri affluiti dai Paesi nordafricani. (11A04818)

IL PRESIDENTE
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Visto, l'art. 20 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, recante «Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero»;

Verificata la possibilita' di adottare, anche in deroga alle disposizioni del citato testo unico, misure di protezione temporanea per rilevanti esigenze umanitarie in occasione di eventi di particolare gravita' in Paesi non appartenenti all'Unione europea;

Considerato che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, emanato il 12 febbraio 2011, e' stato dichiarato, fino al 31 dicembre 2011, lo stato di emergenza umanitaria nel territorio nazionale, in relazione all'eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa;

Ritenuto necessario adottare misure umanitarie di protezione temporanea in materia di assistenza e di soggiorno di cittadini stranieri, in considerazione delle rilevanti esigenze derivanti dall'eccezionale afflusso di cui sopra;

Preso atto di quanto previsto dall'art. 5 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, e dall'art. 11, comma 1, lettera c-ter), del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni «Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell'art. 1, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286»;

Di intesa con i Ministri degli affari esteri, dell'interno, dell'economia e delle finanze, del lavoro e delle politiche sociali;


Decreta:


Art. 1
Misure umanitarie di protezione temporanea

1. Il presente decreto definisce le misure umanitarie di protezione
temporanea da assicurarsi nel territorio dello Stato a favore di
cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa affluiti nel
territorio nazionale dal 1° gennaio 2011 alla mezzanotte del 5 aprile
2011.

Art. 2
Condizioni di accoglienza sul territorio nazionale


1. I cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa di cui all'art. 1 sono inviati, se necessario, presso strutture di primo soccorso individuate e realizzate sul territorio nazionale. Il questore, verificata la provenienza e la nazionalita' degli interessati, rilascia, anche sulla base di quanto previsto dall'art. 9, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni, un permesso di soggiorno per motivi umanitari della durata di sei mesi, ai sensi dell'art. 11, comma 1, lettera c-ter), dello stesso decreto.

2. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 non puo' essere rilasciato qualora l'interessato, pur appartenendo ad uno del Paesi del Nord Africa, si trovi in una delle seguenti condizioni:

a) sia entrato nel territorio nazionale prima del 1° gennaio o successivamente alla data del presente decreto;

b) appartenga ad una delle categorie socialmente pericolose indicate nell'art. 1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come sostituito dell'art. 2 della legge 3 agosto 1988, n. 327, o nell'art. 1 della legge 31 maggio 1965, n. 575, come sostituito dall'art. 13 della legge 13 settembre 1982, n. 646;

c) sia destinatario di un provvedimento di espulsione ancora efficace, notificato prima del 1° gennaio 2011;

d) risulti denunciato per uno dei reati di cui agli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale, salvo che i relativi procedimenti si siano conclusi con un provvedimento che esclude il reato o la responsabilita' dell'interessato, ovvero risulti che sia stata applicata nei suoi confronti una misura di prevenzione, salvi, in ogni caso, gli effetti della riabilitazione, ovvero sia stato condannato, anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'art. 444 del codice di procedura penale, per uno dei predetti reati, con esclusione delle denunce e condanne per i reati di cui agli articoli 13, comma 13, e 14, comma 5-ter e quater, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni.

3. Il permesso di soggiorno di cui al comma 1 consente all'interessato, titolare di un documento di viaggio, la libera circolazione nei Paesi dell'Unione europea, conformemente alle previsioni della Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1995 e della normativa comunitaria.

4. La richiesta del permesso di soggiorno di cui al comma 1 e' presentata dall'interessato entro il termine di otto giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del presente decreto, secondo le modalita' indicate dal decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, e successive modificazioni. Il rilascio del permesso di soggiorno e' a titolo gratuito e la consegna presso le questure avviene con specifiche procedure d'urgenza, da concordare con il Ministero dell'economia e delle finanze.

5. Gli stranieri di cui all'art. 1, gia' titolari di permesso di soggiorno rilasciato ad altro titolo, compreso quello per la richiesta di riconoscimento della protezione internazionale, possono chiedere la conversione degli stessi nel permesso di soggiorno per motivi umanitari di cui al comma 1.

6. Al richiedente la protezione internazionale puo' essere rilasciato il permesso di soggiorno di cui al comma 1. Solo previa presentazione di rinuncia all'istanza di riconoscimento della protezione internazionale o se la medesima istanza e' stata rigettata.

7. Il rilascio del permesso di soggiorno di cui al comma 1 non preclude la presentazione dell'istanza di riconoscimento della protezione internazionale.

8. Nei confronti dello straniero, al quale non e' stato rilasciato o e' stato revocato il permesso di soggiorno di cui al comma 1, sono disposti il respingimento o l'espulsione, di cui rispettivamente agli articoli 10 e 13 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni. L'espulsione e' disposta con l'accompagnamento immediato alla frontiera qualora, dall'esame del singolo caso, emerga il rischio che l'interessato possa sottrarsi all'effettivo rimpatrio.


Art. 3
Attivita' di soccorso e di assistenza

1. La misure di assistenza in favore dei cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa, ai quali e' rilasciato il permesso di soggiorno di cui all'art. 2, comma 1, sono definite d'intesa con le regioni interessate.


Art. 4
Disposizioni finali e finanziarie


1. Sono convalidati gli atti adottati, le attivita' svolte e le prestazioni effettuate, per motivi di urgenza, fino alla data del presente decreto, finalizzate all'attuazione degli interventi
previsti dal presente decreto.

2. Agli oneri conseguenti all'attuazione del presente decreto si provvede con le risorse disponibili a legislazione vigente a valere sul fondo di cui all'art. 45 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286.

Il presente decreto e' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 5 aprile 2011


Il Presidente: Berlusconi

http://www.stranieriinitalia.it/


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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

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venerdì 11 settembre 2009

la svolta autoritaria del paese



E' ufficiale.

Da sabato 8 agosto 2009 l'Italia è "un paese più sicuro" grazie all'approvazione, in via definitiva, del pacchetto-sicurezza, diventato legge dello stato.

Ma, da sabato 8 agosto 2009, si sancisce definitivamente anche la svolta autoritaria del paese.

Si tratta, infatti, di una serie di norme che servono a criminalizzare precise categorie di persone: gli immigrati, i senza casa, gli oppositori, i più deboli e bisognosi.
Con l’introduzione del reato di clandestinità si porta a compimento un processo di discriminazione degli immigrati che va avanti da più di dieci anni e che si fonda su norme varate, nel tempo, sia da governi di centrosinistra che di centrodestra (leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini).

Queste norme hanno già reso impossibile la vita di migliaia di immigrati con il ricatto della clandestinità, con il legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, con i respingimenti, le deportazioni e la reclusione nei centri di permanenza temporanea.
Con il pacchetto-sicurezza, il governo chiede il pizzo agli immigrati in cambio del permesso di soggiorno e, per chi è (o diventa) clandestino, il periodo di reclusione nei centri di detenzione si innalza a dismisura, 6 mesi: un lasso di tempo sufficiente per annichilire un essere umano, per portarlo alla follia e al suicidio, così come accaduto tante volte tra le mura di questi lager della democrazia.
Oggi, che l’Italia è nelle mani di una classe politica cinica e amorale che sollecita gli istinti peggiori di una società preda della paura e chiusa nel suo egoismo, di una classe politica che legalizza lo squadrismo parafascista e xenofobo e imbavaglia un’informazione già in larga misura connivente col potere, viene inferto un colpo mortale alle stesse garanzie democratiche, e si ratifica l’esistenza di una legislazione speciale per soggetti non graditi al sistema.
La schedatura delle persone senza fissa dimora, la criminalizzazione di chi fa una scritta su un muro e la stessa reintroduzione del reato di “offesa a pubblico ufficiale” sono tutti aspetti di una precisa visione politica che difende ipocritamente il presunto decoro delle città colpevolizzando la miseria, gli stili di vita alternativi o la stessa possibilità di contestare apertamente il potere.

Considerare la clandestinità come reato significa negare un processo storico legato al modo di produzione capitalista, che produce inevitabilmente l'immigrazione; ma è, soprattutto, negare che a generare la ricerca di vita e di lavoro nei paesi come il nostro è proprio l'esistenza di paesi ricchi che da sempre rapinano, sfruttano i paesi più poveri, che fanno le guerre sul loro territorio e sostengono regimi affamatori e oppressori.
L'intero apparato statale, quindi, viene modellato da questa concezione, apertamente fatto per cacciare proprio chi sta più male, chi ha più bisogno di trovare lavoro, chi ha bisogno di scappare dalla miseria, dalla repressione e dalla morte, chi sta nel lavoro nero e dovrà, ora, stare ancora più a "nero", facendo fare superguadagni ai padroni.
Neppure la decisione del governo di una deroga per le colf e badanti alle misure di espulsione degli immigrati del pacchetto sicurezza, può assolutamente fare abbassare la necessità di denunciare e lottare al fianco delle nostre sorelle immigrate.
La logica che guida questa deroga, infatti, è tutta interna alla politica, ideologia reazionaria di tutela/centralità della famiglia, visto che i diritti di quella degli immigrati vengono nello stesso momento negati, anche con smembramenti dei nuclei familiari: le badanti restano, i mariti immigrati vengono cacciati.

Questo provvedimento, invece che attutire, mette in luce fino in fondo la logica e la politica razzista di questo Stato per cui, quasi come ai tempi degli schiavi, si tiene chi gli fa comodo e "butta via" o arresta gli altri, calpestandone vita, dignità e diritti che dovrebbero essere sacrosanti in un paese "civile".

Ma è anche un provvedimento che contiene una selezione di classe per il costo che devono pagare le donne immigrate considerato che la regolarizzazione per le colf se la possono permettere solo quelle famiglie e quegli anziani che hanno un reddito annuo non al di sotto dei 20mila euro; infine, nella sua apparente minore penalizzazione delle donne immigrate mette, in realtà, in evidenza la logica tutta maschilista, moderno modello patriarcale di questo governo ma, in generale, di tutto il sistema sociale che si tiene le immigrate donne, per la loro funzione di "serve", mentre non le riconosce come persone.
Anche per le stesse immigrate, infatti, questa "regolarizzazione" non depotenzia minimamente gli altri nefasti effetti del "pacchetto sicurezza", in particolare ai diritti civili, al diritto alla salute che, per le donne, si traduce nel diritto alla maternità e all'interruzione di gravidanza, senza il timore di essere denunciate ed espulse.

Infine, la legalizzazione delle ronde, versione aggiornata delle squadracce, ci dà il senso preciso dell'autoritarismo che anima la compagine di governo.
Mentre le cronache ci restituiscono il prevedibile affresco di una classe politica compromessa in oscene ostentazioni di potere, il governo scrive una delle pagine più buie della storia recente di questo paese dando in pasto all’opinione pubblica una legge feroce e inumana che si fonda sulle bugie e sull’odio.

Nel frattempo, i lavoratori sia italiani che immigrati, muoiono sui luoghi di lavoro, la crisi economica devasta le vite di tutti, l’insicurezza opprime milioni di persone schiacciate dalla disoccupazione e dalla precarietà.


E' necessario, quindi, mobilitarsi, ovunque e ogni giorno, per sconfessare e contrastare le leggi razziste e neofasciste a partire dalla propaganda che le fomenta e sostiene.

E' il momento di reagire e costruire insieme una grande risposta di lotta e solidarietà per difendere i diritti umani respingendo ogni tipo di razzismo.



Pertanto facciamo appello a tutti i lavoratori del Ministero dell'Economia e delle Finanze a scendere in piazza il 17 ottobre 2009 per fermare il dilagare del razzismo sulla base di questa piattaforma׃

No al razzismo.
Per la regolarizzazione generalizzata per tutti.
Ritiro del pacchetto sicurezza.
Accoglienza per tutti.
No ai respingimenti e agli accordi bilaterali che li prevedono.
Per la rottura netta del legame tra il permesso di soggiorno e il contratto di lavoro.
Diritto di asilo per i rifugiati e profughi.
Per la chiusura definitiva dei Centri di Identificazione ed Espulsioni (CIE).
No alle divisioni tra italiani e stranieri.
Diritto al lavoro, alla salute, alla casa e all’istruzione per tutti.
Mantenimento del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro.
Contro ogni forma di discriminazione nei confronti di LGBT.
Solidarietà a tutti i lavoratori in lotta per la difesa del lavoro.


SABATO 17 OTTOBRE 2009

MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIRAZZISTA

PIAZZA DELLA REPUBBLICA - ROMA - ORE 14.30



Non bisogna piegare la testa, né si deve cedere alla rassegnazione.

Ronde, prigioni per migranti, pattuglie nei mari sono solo strumenti di guerra.

Una guerra razzista.


PIENA CONDIVISIONE DELL’ANALISI di RdB E DELL’APPELLO PER LA MANIFESTAZIONE,

da parte di Medicina democratica di Livorno.

Saluti, Maurizio Marchi (MD Livorno)


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