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mercoledì 5 giugno 2013

..AMORE..: Turchia : le donne in prima fila

Turchia : le donne in prima fila


Turchia, la rivolta delle donne

Settimo giorno di proteste: continua lo sciopero dei lavoratori, mentre sale il numero di feriti. Le donne si conquistano un ruolo di prima fila. Istanbul - Settimo giorno di una rivoluzione iniziata a Istanbul e che progressivamente si sta espandendo in tutta la Turchia. Dalle ultime agenzie stampa Turche il numero di morti è stato accertato a tre: un ragazzo turco di 22 anni colpito alla testa ad Ankara, un altro di 20 anni nel Sud della Turchia colpito dal proiettile di plastica dalla polizia ed Abdullah investito da un taxi di fronte al Gezi Park di Istanbul. Tanti, troppi feriti (si parla di 1700) dopo gli ultimi scontri di lunedì sera che hanno visto in prima linea anche gli abitanti di uno dei quartieri più benestanti di Istanbul. Uno dei maggiori sindacati turchi, il Kesk con i suoi 240,000 iscritti ha indetto per ieri e oggi uno sciopero generale per contestare la violenza indiscriminata usata e promossa da governo in queste giornate di scontri. 
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sabato 12 maggio 2012

Piero Grasso: E' tempo di rivolta morale





 Il Procuratore Nazionale Antimafia: ''E' tempo di rivolta morale''

Parole pesanti come macigni quelle del Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso, parole che hanno un significato preciso e che bombardano politica ed istituzioni. Ci sentiamo di condividere appieno ciò che il Procuratore ha dichiarato, poichè mai momento così buio ha conosciuto la vita sociale italiana dal dopoguerra ad oggi.

Ci vogliono coraggio e cognizione di causa per dire ciò che ha detto, nel corso di uno dei seminari a Palermo sul tema "Ricordare per educare al futuro" , e che vi riportiamo: " E' tempo di una rivolta morale contro quelle istituzioni che tolgono la libertà di pensiero e d'iniziativa ai cittadini e che favoriscono gli individualismi, occorre una rivolta morale contro una classe dirigente che invece di servire le istituzioni, delle istituzioni se ne e' servita per soddifare la propria sete di guadagno e di potere e che della propria discrezione ha fatto arbitrio, una rivolta morale contro l'inerzia vigliacca e l'affarismo equivoco".

Parole di fuoco che si abbattono come fulmini sulla politica e le istituzioni. Parole che faranno discutere e che, di certo, susciteranno polemiche.


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giovedì 18 agosto 2011

Cile, rivolta studentesca degli indignados




Cile
rivolta studentesca degli indignados



Cile, rivolta studentesca degli indignados


Santiago del Cile – Una rivolta così non si vedeva dai tempi di Pinochet. Sono giorni e settimane calde quelle che si stanno vivendo in Cile. Negli ultimi tre mesi si sono registrate ben 9 mobilitazioni: a scendere in piazza sono gli studenti, stanchi di un sistema scolastico esclusivo ed elitario. Stufi di veder puntualmente frustrate e disattese le proprie richieste. Ma il malcontento degli indignados si sta allargando a macchia d’olio ad altri settori della società: nel mirino c’è sempre l’operato del reazionario e conservatore governo Piñera.

La rivolta studentesca



I rapporti fra studenti e governo sono tesi da sempre. Ma da quando è salito al potere il conservatore Sebastián Piñera la situazione è peggiorata. I giovani cileni chiedono da tempo un sistema educativo aperto a tutti e democratico, ma Palácio de La Moneda risponde picche. Anzi, inasprisce gli animi. Ad inizio luglio, il presidente ha annunciato la creazione di un fondo di 4mila milioni di dollari (pari a 2797 milioni di euro) per migliorare il sistema educativo, ma nella stessa proposta ha inserito il Gran Acuerdo Nacional por la Educación - l’accordo Gane -, i cui capisaldi avrebbero dovuto essere migliorare la qualità, l’accesso e il finanziamento dell’educazione superiore. Un correttivo palesemente insufficiente per un sistema ‘marcio’ dalle fondamenta. La diseguaglianza tra settore pubblico e privato, anche dopo questa manovra, rimarrebbe comunque abissale: le agevolazioni bancarie per gli universitari sono pressoché nulle, i trasporti carissimi e mal regolati, le municipalità hanno a disposizione fondi insufficienti per le scuole superiori mentre le scuole private non sembrano conoscere crisi.  Un male figlio della massiccia privatizzazione del settore, da sempre sponsorizzata dalla classe dirigente.

La mossa del governo si è tramutata nella classica goccia che fa traboccare il vaso, e così gli studenti, che sinora hanno ottenuto solamente le dimissioni del ministro dell’Istruzione Joaquín Lavín, sono scesi in piazza. O almeno ci hanno provato, visto che le forze dell’ordine hanno impedito che i giovani sfilassero per le vie cittadine con una marcia non autorizzata. Così, il 5 agosto scorso è scoppiata una vera a propria guerriglia in molti angoli del paese. 874 arresti e 90 carabinieri contusi è il bilancio della rivolta che ha paralizzato la capitale e coinvolto diverse città del Cile.

“Il comportamento del governo è stato inaccettabile – ha dichiarato Camila Vallejo, presidente della Fech, federazione studentesca cilena – e assolutamente in linea con le minacce continue a cui siamo sottoposti. Ho ricevuto minacce ripetute, chiamate al telefono di casa, con avvertimenti che mi avrebbero picchiata. Sono gruppi dichiaratamente di destra. È preoccupante e sento che in qualche modo stanno tartassando tutto il movimento, concentrandosi in particolare su di me“. E per spiegare le ragioni del malcontento aggiunge: “Riteniamo necessario che oggi il Governo riconsideri nuove misure concrete che permettano al Cile di arrivare a un sistema realmente più democratico, a carico dello Stato, gratuito e di qualità. Il Governo deve organizzarsi per dare una risposta concreta a queste esigenze, cosa che non ha fatto. E come se non bastasse il ministero dell’Interno osa reagire in modi assolutamente inaccettabili. Ha messo sotto assedio il centro di Santiago,violando diritti costituzionali come la libertà di riunione, di associazione, di transito negli spazi pubblici. È preoccupante“.

Il ritorno del “cacerolazo”



Le dichiarazioni della Vallejo esprimono un sentimento diffuso in ampi strati della società cilena. Il malcontento, infatti, si spinge al di là della ‘semplice’ rivolta studentesca: una simile mobilitazione non si vedeva da decenni. La gente è scesa in piazza sbattendo pentole e padelle, rispolverando il cacerolazo (da caserola, pentola), la forma di protesta che Argentina e Cile hanno imparato durante gli anni bui della dittatura. Giorni fa, gli autisti di autobus del trasporto pubblico hanno incrociato le braccia per un’ora e, spontaneamente, coloro che aspettavano alla stazione di partenza, hanno occupato la strada. Un gruppo di tassisti, per protesta contro l’aumento del prezzo dei carburanti, ha bloccato varie strade in varie città. I lavoratori delle due principali imprese minerarie del Paese si sono fermati senza autorizzazione per uno sciopero, chiedendo aumenti salariali, approfittando dell’aumento del prezzo del rame sui mercati mondiali.

Il clima instaurato dal governo destrorso, salito al potere grazie alle divisioni interne della Concertatión, sta soffocando il paese e allargando il gap già ampio tra il ceto medio-basso e l’elite. Il movimento di protesta si sta estendendo in dimensioni e natura delle richieste. Tra queste, sono entrate nell’agenda dei contestatori anche la ri-nazionalizzazione del rame e la riforma del trasporto pubblico nella capitale Santiago



http://www.mondoliberonline.it/cile-rivolta-studenti-indignados/5874/

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martedì 9 agosto 2011

rivolta inglese


rivolta inglese

Che dire sulla rivolta inglese?

Esordisco precisando che non riguarda una nicchia ristretta di soggetti e tantomeno e' caratterizzata da una prevalenza etnica rispetto un altra,di sicuro per quanto i telegiornali e la stampa si sforzino di dire il contrario,con la rivolta delle banlieue francesi ha diversi aspetti acccumunanti ed e' ingenuo oltreche' irresponsabile riferirsi a questi episodi,come semplicemente criminali e liquidarseli davanti all'opinione pubblica in questa maniera.Sedicimila saranno i poliziotti stasera impegnati a domare questi novelli gladiatori che stanno fronteggiando un intero sistema,di sicuro non la citta',non i quartieri e tantomeno le persone,visto che sono ben consci che e' proprio il sistema nelle sue gestioni ormai stritolanti verso le genti a essere mal digerito,criticato,messo in discussione e in questo caso anche combattuto.La morte del soggetto che ha innnescato la scintilla in fondo ha ben poco a che fare,se non nulla aldila' della dignita' di esserne nesso causale,con questo episodio,il terzo in europa nell'arco di un quinquennio,non vi e' stato solo il Francese,anche quello Greco innescato in seguito alla morte un ragazzo di 15 anni, Andreas Grigoropoulos,tutti e tre hanno in comune lo stessa matrice nel concatenarsi,l'uccisione di un soggetto da parte delle forze dell'ordine....continua

Ma sono le radici alla base di queste esplosioni che i governi si ostinano a non riconoscere,nel caso inglese e' un intera working class compressa all'interno di una disoccupazione feroce e dalla mancanza di sostegno sociale nel calmierarne gli effetti,una continua induzione al consumo che non puo' soddisfarsi e la conseguente emarginazione, la "fame di merce" indotta dal sistema senza pieta' riempendoti di standard e di modelli,salvo poi dimenticarsi di te se non hai la possibilita' di accedere a questa referenziazione arificiosa e artificiale della tua esistenza.In teoria e se andiamo a fondo,di sicuro queste rivolte non hanno alcuna dignita' politica,proprio perche' nel caso inglese nascono da un insoddisfazione di fondo,da una esasperazione degli animi e sono completamente prive di un processo critico e solidale che strategicamente diriga gli effetti,per cui non sortiranno alcun risultato che purtroppo riempire le carceri e portare tanta devastazione,diversamente dalle sorelle Francese e Greca,di sicuro altrettanto violente ma mosse da ben altri presupposti e consapevolezza.Cio' non toglie che abbiano comunque,anzi soprattutto,il compito di sollevare attenzione intorno a popolazioni esasperate,che se trovano l'innesco lungo la strada ,esplodono ricordando a tutti che non e' caratteristica delle genti essere particolarmente moderate quando perdono le abituali conformita' nel confronto,visto che hanno perso la speranza che il confronto moderato serva. Diciamo che anche la repressione servira' a poco e che e' incosciente non scendere sul difficilissimo piano della discussione da parte dei politici inglesi,da cui manlevo il sindaco di Londra che invece e' alquanto lucido nell'aver compreso i problemi all'origine dell'episodio.Reprimere ferocemente senza prima aver colto lo spunto di una "mezza trattativa" che dia almeno la dignita' di essere riconosciuti come incazzati neri ma a ragione a queste persone,non fara' altro che innescare a sua volta altri episodi. Perche' la soluzione non puo' che essere politica,quella poliziesca solo di contenimento,visto che non vi e' modo di portare soluzioni a breve termine alla vita dei soggetti che manifestano la loro rabbia,almeno prospettare la programmazione delle calmierazioni alle sofferenze sul medio periodo sarebbe d'obbligo e dovrebbe essere fatto subito,discutendone con loro,non riempendoli solo di bastonate,arresti e speriamo invece non di pallottole. IL rischio c'e' ed e' stato paventato dal Premier inglese Cameron,quando ha chiaramente esplicitato che i manifestanti non rischiano di mettere solo a repentaglio la vita degli altri ma anche la propria....verrebbe da dirgli che non risulta i manifestanti vadano a sparare o massacrare la gente che incontrano ma quello e' un aspetto evidentemente secondario.Mi trova solidale a meta' diciamo quindi questa avventura inglese,di sicuro mi sento pienamente dalla parte di questi giovani che sputano un veleno a lungo masticato,dall'altra pero' ritengo che mancando un collante che sappia trascendere la pura rabbia e quindi renderli all'altezza di mediare in seguito con gli avversari con una qualificazione movimentaristica,arriveranno a ben poco e non sortiranno altro effetto che far discutere sui motivi,peccato pero' servano le soluzioni e quelle vanno trovate e cercate attraverso la critica politica,non il populismo conveniente al sistema per non cambiare nulla ed emettere giudizi,quando non vere e proprie manipolazioni verso le pubbliche opinioni.

saluti Gianfranco Belletti


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domenica 1 maggio 2011

Primo Maggio di solidarietà



Primo Maggio di solidarietà



Una semplice ricorrenza da poter festeggiare ascoltando un bel concerto o giorno che riassume i veri valori e significati completamente smarriti da questa società?
Cgil Cisl e Uil, che negli anni hanno letteralmente frantumato i diritti sacrosanti di chi lavora acquisendone, in cambio,  potere economico e politico, da tempo hanno scelto la strada del “concertone”. Una sfilza di buona musica per coprire la loro assoluta mancanza di serietà e di proposta, per nascondere, dietro i paraventi dell’enorme palco di piazza San Giovanni, miriadi di accordi sindacali e non, che hanno portato il nostro paese ad avere il più alto tasso di disoccupazione giovanile, una precarietà che cancella il futuro, un numero impressionante di infortuni e morti sul lavoro.
Una politica sindacale così tanto scellerata da portare a mettere in dubbio la stessa valenza di questo importante giorno, dando voce ai “piripicchi” sinistri di turno (tra questi vedi il pessimo sindaco di Firenze Matteo Renzi), che per un po’ di pagine sui quotidiani si scagliano contro il “riposo” di chi lavora…visto che loro il lavoro non sanno proprio cosa sia !.
Di bisogni, solidarietà, rispetto della vita a Roma non c’è più traccia….
Se ne ritrova il filo a Milano, a Palermo, a Napoli dove una serie di associazioni antirazziste, sindacati di base, Libera, associazioni culturali, Socialismo Rivoluzionario, Federconsumatori, cooperative sociali  e artisti vari hanno deciso di ridare voce al vero senso di questa giornata, non per farne un semplice appuntamento di routine, ma per farne l’inizio di un percorso necessario per la riscoperta di quel pensiero umano che sembra “stordito”, annacquato, travolto dai mille spot, dai mille suoni, dalle mille grida di chi nega, nei fatti, l’umanità.
“La terra è di tutti e NESSUNO è straniero”, pratica e non filosofia dell’accoglienza, rifiuto della guerra, autodeterminazione dei popoli,tutela dei diritti di ciascuno, a cominciare da quello a vivere liberamente rispettando gli altri, contrasto alla discriminazione e al razzismo galoppante e ignorante, difesa della salute, tutela dell’ambiente…sono le basi per un mondo in cui non ci sia più spazio alla barbarie degli Stati e dei “padroni”.
Nessuna “giacchetta” politica, nessuno spot elettorale, solo una piazza della solidarietà e dell’accoglienza.
Una intera giornata dedicata a discutere, a pranzare assieme, alla lettura e alla musica, all’incontro con gli immigrati, in cui prevalgano i valori…e non l’ipocrisia.
Si comincia alle 11.00 a Napoli in piazza del Gesù e a Milano in piazza Leonardo da Vinci,  dalle ore 16.00 a Palermo in piazza Verdi.
La rivolta dei popoli nordafricani ed arabi per la libertà può essere l’inizio di una nuova coscienza e di un nuovo modo di vivere il mondo…sta a tutti noi crederci e partecipare.

 a cura di Stefano Federici


La rivolta dei popoli nordafricani ed arabi per la libertà può essere l’inizio di una nuova coscienza e di un nuovo modo di vivere il mondo

NON CI KREDERETE MA SARANNO LORO AD APRIRCI GLI OKKI

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venerdì 6 novembre 2009

Rivolta nel Cie, Torino corso Brunelleschi

.Rivolta nel Cie torinese di corso Brunelleschi

http://www.autistici.org/macerie/

Nel Cie di Corso Brunelleschi a Torino ieri sera è scoppiata una rivolta. La Croce rossa si rifiutava infatti di prestare soccorso a un migrante detenuto che si era tagliato in diverse parti del corpo.

Sei ore di rabbia nel Centro di identificazione ed espulsione di corso Brunelleschi, dopo che un detenuto si è tagliato mani e polsi e che la Croce rossa si è rifiutata di intervenire.
Alle 20,00 del 4 novembre uno dei reclusi che l’altro giorno era stato trasferito da via Corelli è esploso. La lunga detenzione, il trasferimento inatteso, le condizioni di detenzione, la lontananza da sua figlia appena nata, lo portano a tagliarsi le mani e le braccia e ad ingoiare un accendino e vari altri ferri. Dice che vuole morire, accusa la polizia di averlo trasferito da Milano per punirlo di aver denunciato la situazione dei Centri tramite le radio di movimento e tramite il sito Macerie.
I suoi compagni di cella vedono subito che la situazione è abbastanza grave: il sangue è ovunque e la Croce Rossa si rifiuta di intervenire. Così chiamano i solidali che conoscono all’esterno e da subito – dai microfoni di Radio Blackout e dai siti di movimento – parte un appello a telefonare al Centro perché i responsabili chiamino l’ambulanza e lo facciano curare.
Parte un vasto giro di telefonate di protesta. Da dentro al Centro i responsabili negano, affermano che «la situazione è sotto controllo», che provvederanno… alla fine il recluso ferito viene portato in infermeria e poi riportato subito nelle gabbie.

Intorno alle 22,30 i prigionieri riferiscono entusiasti di sentire un gran baccano fuori dalle mura: «c’è una manifestazione» – dicono. Sono gli antirazzisti, veloci e rumorosi come al solito. Da quel momento in poi la situazione si scalda: i reclusi continuano a protestare rumorosamente, alle 23,00 inizia una breve sommossa, e i prigionieri delle due aree maschili danneggiano il danneggiabile. Alle 23,20 il ferito si taglia di nuovo, questa volta alla gola. Dopo un attimo di silenzio sgomento, riparte la protesta. Solo intorno alle 23,40 i responsabili del Centro chiamano un’ambulanza, che recupera il ferito e lo porta al Pronto Soccorso.
Intorno alla mezzanotte la polizia circonda le gabbie e minaccia di caricare, i reclusi si barricano dentro accumulando le panchine di cemento contro le porte. Dentro ad una delle aree, i reclusi riescono a buttare giù il muro della saletta interna. La polizia un po’ minaccia un po’ cerca di calmare la situazione: arrivano i capi dell’ufficio immigrazione e del Centro. «Se non vi rispondiamo al telefono domani mattina, vuol dire che siamo in carcere o all’ospedale»- dicono i reclusi.
Alle 0,45 il recluso ferito è in chiurgia all’ospedale Martini. Fuori dall’ospedale due volanti e la Digos, che ferma e identifica alcuni solidali.

Nello stesso tempo la polizia comincia a provare a sfondare le porte, ma non ci riesce. Arrivano i vigili del fuoco e altri rinforzi. Ci sono più o meno 50 carabinieri e 100 poliziotti. I capi dell’ufficio immigrazione parlamentano con i reclusi e intorno all’1.05 trovano un accordo: via la celere e i poliziotti armati, nelle gabbie potranno entrare soltanto i pompieri a raccogliere le macerie del muro demolito, scortati da due donne dell’ufficio immigrazione.

Alle 1,15 sembra tornata la calma. Alle 2.10, quando oramai i pompieri hanno terminato il proprio lavoro, due volanti riportano al centro il prigioniero ferito. Sei ore di rabbia, e il Cie di Torino ha un muro in meno.


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