Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta INGHILTERRA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta INGHILTERRA. Mostra tutti i post

sabato 20 agosto 2011

Chavez ritira asset per $29 miliardi, svuotata la banca d'Inghilterra



Chavez ritira asset per $29 miliardi

svuotata la banca d'Inghilterra


Il presidente venezuelano Hugo Chavez non si accontenta della nazionalizzazione dell'industria dell'oro. Il leader bolivariano ha deciso di ritirare dalle nazioni occidentali il metallo prezioso depositato all'estero e in generale asset del valore complessivo pari a 29,1 miliardi di dollari.

Lo ha annunciato il ministero delle Finanze dello stato sudamericano.

Le operazioni inizieranno con il prelievo di 99 tonnellate dalla Banca d'Inghilettera. Come riportato dal Wall Street Journal, che cita una fonte a conoscenza dei fatti, "la Banca d'Inghilterra ha ricevuto una richiesta dal governo venezuelano circa il trasferimento di 99 tonnellate di oro venezuelano depositato nell'istituto".

Ma piu' che la situazione inglese, quella a cui il mercato dovra' fare estrema attenzione e' un'altra: il Venezuela ha quantita' enormi di depositi in oro nelle casse di JP Morgan, Barclays e Bank Of Nova Scotia.

Se Chavez dovesse ritirare le 10,6 tonnellate di lingotti a lui intestati, JPM finirebbe nei guai. La banca americana detiene solo 338.303 once di oro registrato in stock. Ovvero poco piu' di 10,6 tonnellate.

Un motivo in piu' per tenere d'occhio l'andamento dell'oro nel mercato illiquido after hour.

.

martedì 9 agosto 2011

INGHILTERRA , La corda si è spezzata




INGHILTERRA

La corda si è spezzata


Il tumulto continua e dilaga. Al terzo giorno di scontri ed espropri, quella che era cominciata come una rivolta localizzata contro il razzismo della polizia, sta assumendo contorni per certi versi inaspettati e diventando il “caso più serio e distruttivo di violenza urbana dai tempi delle rivolte di Brixton e Toxteth del 1981”, per usare le parole del quotidiano britannico the Guardian. Non più solo Londra ma altre città del paese. Non più solo giovani uomini e donne afro-caraibici od asiatici, i gruppi etnici più colpiti dalle angherie della polizia, ma anche bianchi britannici.

Le rivolte di questi giorni e la facilità e rapidità con cui si sono diffuse stanno portando alla luce l’esistenza di diversi conflitti. Il primo riguarda il comportamento della polizia ed il razzismo istituzionale. L’uccisione del taxista afro caraibico Mark Duggan, ed il successivo comportamento arrogante e sprezzante della London Met, il corpo di polizia della capitale britannica, che nella serata di sabato si è rifiutata di dare qualsivoglia spiegazione o rassicurazione ai familiari ed amici che chidevano giustizia e si erano radunati di fronte alla stazione della polizia di Tottenham, dimostrano che non molto è cambiato dalla rivolta di Brixton del 1981 scoppiata proprio a causa di un incidente analogo. Quella rivolta portò ad un inchiesta parlamentare, poi sfociata nello Scarman report, che riconobbe l’esistenza di comportamenti razzisti diffusi nei confronti degli abitanti afro-caraibici da parte della polizia. L’uccisione di Duggan e la rabbia espressa da migliaia di giovani e non ci dice che la polizia è un’istituzione ancora profondamente razzista.

Il secondo conflitto espresso dalle rivolte di questi giorni investe il piano di austerity ed i progetti di ristrutturazione del welfare state e della spesa pubblica da parte del governo Cameron. La dinamica delle rivolte di questi giorni, con i saccheggi di grandi magazzini di beni di largo consumo come le televisioni e gli articoli elettronici, l’abbigliamento sportivo, i telefoni cellulari, sono una forma di riappropriazione del reddito da parte di settori della popolazione che sono stati severamente colpiti dalla crisi e dai tagli di spesa pianificati dal governo. La stessa partecipazione di giovani bianchi ci dice che le rivolte di questi giorni non sono solo la legittima sollevazione di chi viene quotidianamente vessato dalla polizia od escluso sul mercato del lavoro a causa del proprio background etnico.

Haringey, la circoscrizione a cui appartiene il quartiere di Tottenham, è considerata una delle cinque zone più svantaggiate di Londra, con una disoccupazione, soprattutto giovanile, che nell’ultimo anno è cresciuta del 10%. In questo quartiere, nelle ultime settimane sono stati chiusi 13 youth clubs, centri giovanili di aggregazione organizzati dal comune, un fatto che ha suscitato sconcerto e rabbia tra la popolazione locale. Più in generale, nel paese, migliaia di strutture, dalle biblioteche ai servizi sociali o sanitari, verranno drasticamente ridimensionate o dovranno chiudere i battenti, con conseguenti effetti occupazionali, in seguito al taglio della spesa pubblica del 25% circa fino al 2013.

I tumulti di questi giorni vanno inquadrati in un contesto di protesta sociale diffusa, anche se non coordinata. Da quando Cameron è andato al governo poco più di un anno fa ed ha lanciato il suo programma di tagli il paese ha visto le proteste degli studenti tra cui l’assalto al quartiere generale dei Tory, l’occupazione di decine di università, diversi scioperi e proteste nei confronti dei consigli comunali dove venivano discussi i bilanci e decisi i tagli di spesa, la grande manifestazione del 26 marzo seguita da diverse azioni di sabotaggio nei confronti di catene commerciali e banche accusate di evadere il fisco. In questi giorni, le rivolte a Londra ed in altre città inglesi. È chiaro che ciascuno di questi eventi è stato scatenato da cause immediate diverse. Eppure, il filo conduttore è unico ed è la brutale politica economica del governo. I tumulti di questi giorni sono il segnale che la corda si è spezzata. L’illusione coltivata dalla santa trinità dei tagli Cameron-Osborne-Clegg che i piani di austerity sarebbero stati accettati senza che la pace sociale venisse compromessa ed in nome della compatibilità del sistema è definitivamente svanita.


di Nicola Montagna


l’autore è docente di sociologia alla Middlesex University di Londra.

.

mercoledì 1 aprile 2009

G20, manifestanti davanti a Banca di Inghilterra

Londra,

UN MORTO , RINCORSO DAI POLIZIOTTI COI CANI E' CADUTO ED HA BATTUTO LA TESTA


Nella City banche assediate



LONDRA - Il G20 di Londra si tinge di sangue. Una giornata in cui la protesta ha invaso le strade di Londra si è conclusa con la notizia della morte di uno dei manifestanti, probabilmente uno dei feriti negli scontri che hanno accompagnato il vero e proprio assedio della città degli affari londinese. Ed è proprio accanto alla sede della Banca d'Inghilterra, secondo le prime notizie fatte filtrare dalla polizia, che è avvenuta la tregedia: sembra che uno dei manifestanti sia stato colto da un collasso. Soccorso è stato caricato su una ambulanza quando era ormai senza vita.

.


.

G20, migliaia di manifestanti davanti a Banca di Inghilterra
Proteste nella City londinese alla vigilia del vertice…




Migliaia di manifestanti stanno affluendo davanti alla Banca di Inghilterra, a Londra, per protestare in vista del summit del G-20 che si svolgerà domani. A fronteggiarli sul posto centinaia di poliziotti britannici. Al grido di "Aboliamo i soldi" e di altri slogan, i manifestanti premono con forza contro i cordoni delle forze dell'ordine impegnate a respingere indietro la folla.

Da questa mattina elicotteri sorvolano la capitale britannica. Numerosi edifici della City, il distretto finanziario di Londra, sono stati circondati mentre diverse strade sono chiuse al traffico. I dipendenti delle banche oggi non indossano il tradizionale completo gessato ma dei semplici jeans per evitare di essere possibili bersagli dei manifestanti. Sei persone sono finite in manette fino a questo momento.

.

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru