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sabato 10 novembre 2018

Sondaggi elettorali: scendono Lega e Movimento 5 Stelle

Sondaggi elettorali:   scendono ancora i consensi per Lega e Movimento 5 Stelle
SIAMO IN MANO A DEI CREDULONI
DI IMMAGINI ED ICONE FINTE

Sondaggi elettorali: 
scendono ancora i consensi per Lega e Movimento 5 Stelle

Il calo di Lega e Movimento 5 Stelle è iniziato da qualche settimana e lo conferma il sondaggio 
realizzato per La7. Nonostante ciò, la coalizione giallo-verde mantiene abbondantemente la 
maggioranza, ma non arriva più a toccare il 60% dei consensi: si ferma infatti al 58,6, l’1% in meno 
rispetto al dato della scorsa settimana.



La coalizione giallo-verde ha perso un altro punto percentuale. Secondo il sondaggio politico realizzato da Swg per La7 infatti, il governo Lega-Movimento 5 Stelle mantiene una solida percentuale al di sopra del 50%, come nelle ultime settimane, ma rimane sotto il 60%. Se nei primi mesi di governo i due alleati erano riusciti a toccare picchi molto alti, fino a superare il 62%, ora il totale delle intenzioni di voto per i due partiti si ferma al 58,6, mentre secondo il sondaggio della scorsa settimana Lega e Movimento 5 Stelle toccavano il 59,6. Un leggero calo dovuto probabilmente alla presentazione delle misure 
contenute nella legge di bilancio, alle conflittualità con l'Unione europea.

Il partito che mantiene il primato 
all'interno del governo Conte è la Lega di Matteo Salvini. Dopo una scalata che lo ha portato dal 17,4% delle elezioni del 4 marzo fino a toccare anche il 33,8% dei consensi nella prima metà di ottobre, adesso il Carroccio sembra essere in leggera flessione. Secondo quanto riportato dal sondaggio, nella prima settimana di novembre sarebbe il 30,4% degli italiani a votare il partito di Salvini se si tornasse subito alle urne. Lo 0,2% in meno della scorsa settimana. Ma non è l'unico partito a soffrire: il Movimento 5 Stelle ha perso lo 0,8% e si allontana sempre di più dalla soglia del 30%, superata quando gli italiani erano stati chiamati a votare. Ora, il partito di Luigi Di Maio avrebbe il consenso del 28,2% dei cittadini.

Insieme ai due partiti, l'analisi condotta da Swg sottolinea che a inclinarsi è anche il consenso su tutto l'operato del governo Conte: esaminando il gradimento a partire dalla seconda settimana di giugno fino alla prima di novembre, i cittadini che si potevano ritenere molto o comunque abbastanza soddisfatti del frutto del lavoro realizzato fino a quel momento erano il 53%. Una percentuale che però ha subito una flessione verso il basso con lo scorrere dei mesi fino ad arrivare al 45% a settembre, riguadagnando qualche punto e toccando il 48% a inizio ottobre, per poi rincominciare la discesa fino alla percentuale più bassa degli ultimi cinque mesi: il 42% dei primi giorni di novembre.

Gli altri partiti
Il maggior incremento dei consensi lo ottiene il Partito Democratico, che a quanto registrato dal sondaggio raccoglie il 17,5% delle intenzioni di voto. Dopo aver toccato percentuali ben più basse, il PD torna ad avvicinarsi alla percentuale raggiunta alle elezioni del 4 marzo (18,7%), che per ora rimane quella più alta toccata dal partito negli ultimi sette mesi. Possono accennare un sorriso anche gli altri partiti del centro-destra: Forza Italia di Silvio Berlusconi guadagna lo 0,4% e si arresta all'8,3% degli ipotetici voti, un leggero aumento che però non è sufficiente a portarlo al risultato raggiunto alle elezioni, ovvero il 14%. 
Anche Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni cresce dello 0,4% questa settimana e si ferma al 3,9%.





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lunedì 30 aprile 2012

SPAGNA: 55 CITTA' SCENDONO IN PIAZZA


 SPAGNA: 55 CITTA' SCENDONO IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO

STRANO ... 


IN ITALIA NON ARRIVANO LE NOTIZIE DALLA SPAGNA?

 SEMBRA DI NO: NESSUNO NE PARLA.

eppure così la prima pagina del "EL PAIS" di OGGI (lo Spagnolo si capisce bene):

Directo | Arrancan las marchas en toda España contra los recortes de Rajoy
La plataforma liderada por los sindicatos convoca hoy marchas en 55 ciudades

Primera prueba de fuerza contra el Gobierno y test de esfuerzo de los sindicatos y de los partidos de la izquierda. Estos retos se dirimirán hoy en toda España a la luz de la respuesta ciudadana que tenga el llamamiento de la Plataforma Social en Defensa del Estado de Bienestar, con más de 50 organizaciones sociales, contra los recortes del PP. A mediodía se celebrarán manifestaciones en 55 ciudades con el lema Con la educación y la sanidad no se juega, aunque en el manifiesto que se leerá como broche de las mismas se abominará de otras medidas gubernamentales. Serán marchas contra la reforma laboral, ya vigente, así como contra la subida del IRPF y otras medidas que se consideran discriminatorias, como la exclusión de la sanidad a los inmigrantes que no tengan residencia legal o el copago farmacéutico según la renta.


LA SPAGNA LOTTA
a barcellona sono scesi in piazza da tutta la catalogna circa 1.000.000 di persone......la polizia ha fatto un dispiegamento di 10.000 agenti...hanno fatto danni in tutta la città...incendiato auto.....bidoni della spazzatura...lancio di bombe...bruciato negozi...e banche.....a madrid pare che siano circa 1.500.000 di manifestanti...altro nn so!!! Sembra che in entrambi le città vogliono fare un presidio permanente...e da quello che mi ha detto...da tutta la spagna si sta muovendo un grosso contingente di manifestanti per affluire sia a barcellona che a madrid...sui treni nn c'è posto tant'è verso che forse vogliono sopprimerli per nn far arrivare le persone a destinazione...le autostrade sono piene di auto che cercano di forzare i posti di blocco per l'ingresso nelle città.


Attività chiuse all'85%
piazze di tutte le città piene
vie in piena
polizia bloccata dalle barricate
questa è la spagna oggi
giorno dello sciopero generale.
In Italia nessuno ne parla
ne il Fatto, ne Repubblica
e neanche la nota agenzia Ansa.
Meglio non far sapere
che la gente stufa si può ribellare


VEKKIO ARTICOLO

La Spagna è in recessione e la disoccupazione tocca un nuovo record. Poco partecipati i cortei domenicali dei sindacati concertativi. Ma il governo chiude le frontiere e fa arrestare una leader sindacale nel tentativo di disinnescare le prossime proteste contro il vertice della BCE a Barcellona.

L'economia spagnola è ufficialmente in recessione, dopo la contrazione per due trimestri consecutivi. Lo conferma oggi l'Istituto Nazionale di Statistica (INE) di Madrid secondo il quale il prodotto interno lordo del paese ha registrato una contrazione dello 0,3% nel primo trimestre, lo stesso che nel corso dell'ultimo trimestre del 2011. Sempre oggi l'agenzia Standard & Poor (S&P) ha abbassato il rating di undici banche iberiche tra cui due grandi, Santander e BBVA, dopo la retrocessione la scorsa settimana del debito della Spagna di due punti a BBB+. Una brutta notizia per il governo Rajoy e per le borse che oggi accusano il colpo.

Ma i lavoratori e i cittadini iberici sono più che altro preoccupati dall’aumento record della disoccupazione e dai continui e indiscriminati tagli del governo allo stato sociale e ai diritti di chi ancora un lavoro ce l’ha. Il numero dei senza lavoro ha toccato a fine marzo l’incredibile tetto di 5,6 milioni, con un tasso ufficiale di ‘desempleo’ pari al 24,44%. Tra gennaio e marzo i posti di lavoro persi sono stati 366.000, segno che i sacrifici propedeutici alla crescita imposti dal governo del Partito Popolare stanno mandando il paese alla rovina.

Ieri lavoratori e giovani sono scesi in piazza in quasi tutto lo Stato per mandare un nuovo segnale al governo dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi e il massiccio sciopero generale del 29 marzo. Ben 55 città sono state teatro di manifestazioni contro i tagli al welfare – in particolare all’istruzione e alla sanità - varati dal governo di Mariano Rajoy in obbedienza ai diktat della troika. I cortei sono partiti contemporaneamente a Madrid, Barcellona, Valencia ed in altre città dietro lo stesso striscione, organizzati dai sindacati concertativi UGT e CCOO che pur subendo la pressione della propria base hanno comunque di nuovo scelto di portare la gente in piazza di domenica. Una scelta che ha scontentato i settori più radicali del movimento sindacale e delle organizzazioni sociali, che in parte hanno disertato i cortei.

«Stiamo sempre di più precipitando in una situazione di emergenza economica e sociale» ha denunciato dal palco di Madrid Ignacio Fernandez Toxo, il segretario generale delle Comisiones Obreras, davanti a circa 40 mila persone che hanno manifestato nonostante il ponte e la pioggia, criticando i tagli di 10 miliardi di euro per sanità ed istruzione. A Barcellona solo in 4000 sono scesi in piazza. Nuove manifestazioni sono state indette in tutto lo Stato per domani, in occasione di un 1° maggio di lotta contro il governo e – per i movimenti sindacali di classe – anche contro l’Unione Europea.

Senza contare che il 3 maggio nel capoluogo catalano sono state già indette diverse iniziative di protesta contro la ‘cumbre’ della Banca Centrale Europea che dovrà discutere di politiche monetarie, alla presenza del presidente Mario Draghi, del vicepresidente Vitor Constancio e dei rappresentanti dei governatori delle banche centrali dei 17 paese dell’eurozona.

A partire dal prossimo 12 maggio, ancora, Barcellona sarà teatro anche di un’altra mobilitazione, questa volta a carattere internazionale, contro ‘il regime di crisi e le istituzioni internazionali che l’hanno generata e che ora la governano’, in concomitanza con quella in programma a Francoforte. Una data simbolica, ad un anno esatto dall’inizio della mobilitazione dei cosiddetti ‘indignados’.

In vista dell’ondata di proteste l’esecutivo di Madrid ha già deciso la sospensione dell’accordo di Schengen per quanto riguarda la libera circolazione dei cittadini da uno stato all’altro dell’Unione Europea e di triplicare il numero di agenti di Polizia mobilitati per blindare Barcellona in occasione del vertice della BCE.

Gli arresti di massa durante le manifestazioni per lo sciopero generale del 29 marzo e quelli successivi, in particolare nei Paesi Baschi e in Catalogna, non lasciano ben sperare rispetto all’atteggiamento che il governo di Rajoy terrà nei confronti delle proteste in programma.

Nei giorni scorsi la giudice Rosa Marìa Agullò Berenguer, già nota ai movimenti catalani per essersi resa protagonista in passato di provvedimenti particolarmente draconiani, ha decretato l'arresto preventivo e a tempo indeterminato per Laura Gòmez, la 46enne Segretaria di Barcellona del sindacato di classe CGT (Confederaciòn General de Trabajo). I Mossos d’Esquadra avevano arrestato la sindacalista lo scorso 24 Aprile durante un’operazione dagli ampi risvolti mediatici che ha scatenato la protesta della Cgt e di tutte le organizzazioni politiche e sociali che da settimane manifestano quasi quotidianamente contro un’ondata repressiva senza precedenti, almeno in Catalogna. La colpa della Gòmez è di aver partecipato ad una protesta simbolica davanti agli ingressi della Borsa di Barcellona durante la quale vennero bruciati alcuni cartelli durante lo sciopero generale del 29 marzo. Ieri una ennesima manifestazione ha sfilato per le vie del capoluogo catalano per chiedere la liberazione degli arrestati, la fine dell’uso degli apparati repressivi e dei tribunali per mettere a tacere le proteste sociali e lo stop immediato ai tagli al lavoro e al welfare. E’ forte la preoccupazione che altri arresti vengano realizzate nelle prossime ore, prima dell’inizio delle mobilitazioni del 1° maggio e del 3 maggio, a scopo preventivo e intimidatorio.

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