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venerdì 3 gennaio 2020

Un Flop della Lega in tutte le Regioni Amministrate

L' #INCAPACITÀ DELLA #LEGA MANDA IN ESERCIZIO PROVVISORIO TRE REGIONI

L' #INCAPACITÀ DELLA #LEGA MANDA IN ESERCIZIO PROVVISORIO TRE REGIONI
Fanno una propaganda a tambur battente, fra #Selfie gastronomici e #FakeNews diffuse a più non 
posso sui social, poi alla fine non riescono nemmeno ad approvare i provvedimenti basilari dell'attività #Politica. La Lega è riuscita nell'impresa di #NonApprovare il #Bilancio per il 2020 e mandare in esercizio provvisorio ben tre #Regioni nelle quali governa: #Sardegna, #Umbria e #Basilicata. Questo è il #Cambiamento #Targato #Lega 

Un Flop della Lega in tutte le Regioni Amministrate



Nella retorica del Carroccio, gli amministratori leghisti sono il nuovo che avanza, pronto a spazzare via un sistema ormai vecchio e corrotto per mettersi dalla parte dei cittadini. All’atto pratico, però, il vento del cambiamento tanto decantato fatica a soffiare davvero. Le tre Regioni in cui la Lega è infatti riuscita a sbancare le elezioni non si stanno infatti al momento rivelando un successo dal punto di vista della gestione. Anzi. Ad accomunare la Sardegna di Christian Solinas, la Basilicata di Vito Bardi  e l’Umbria di Donatella Tesei è la decisione del via libera all’esercizio provvisorio di bilancio.


In tutte e tre le Regioni, due in mano alla Lega e una a Forza Italia con il supporto verde, non si è riusciti ad approvare in tempo il bilancio per il 2020. La prima ad annunciarlo è stata la Sardegna, una delle prime regioni conquistare da Matteo Salvini durante il 2019. A novembre la Giunta aveva fatto sapere che la Regione avrebbe intrapreso la strada dell’esercizio provvisorio di bilancio per tre mesi, dopo due anni di contabilità regolare.

Poi è stato il turno dell’Umbria di Donatella Tesei: la maggioranza in Assemblea regionale ha approvato la settimana scorsa il disegno di legge della Giunta per l’autorizzazione all’esercizio provvisorio del bilancio di previsione per l’anno 2020. Anche la Basilicata andrà  in esercizio provvisorio. Il disegno di legge  per autorizzare l’esercizio provvisorio non è ancora stato discusso in Assemblea, ma solo perché la prossima riunione del consiglio regionale è fissata per il 14 gennaio del 2020.Del tanto paventato cambiamento, dunque, nessuna traccia, visto che durante l’esercizio provvisorio ci si deve limitare all’ordinaria amministrazione in base ai limiti di spesa della precedente legge di bilancio per un massimo di tre mesi. Un lasso di tempo in cui non sarà possibile spendere a piacimento, in barba alle promesse fatte agli elettori. Non certo casi unici, per carità. Ma a far scalpore è il fatto che la Lega non abbia portato alcuna rivoluzione, nonostante le tante promesse. 
Non è un bel biglietto da visita,
 in vista delle prossime Regionali in Emilia Romagna.


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Cazzola in Appoggio a Bonaccini
Ha ribadito la sua posizione contraria a  #Salvini: Gli ho detto un 'vaffa' in diretta tv e ci tengo a ripeterlo, voglio giocare nella squadra contraria a lui... 


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sabato 30 novembre 2019

Mes, la Riforma è Stata Avviata dalla Lega

Conte: Querelo Salvini per calunnia.


Conte: " Querelo Salvini per calunnia. "
Il primo ministro: "Spazzerò via mezze ricostruzioni, menzogne, mistificazioni... Vorrei chiarire agli italiani che io non ho l’immunità, lui sì, e ne ha già approfittato per il caso Diciotti. Veda questa volta, perché io lo querelerò per calunnia di non approfittarne più"


Mes, Conte: Salvini presenti esposto, lo querelo per calunnia - "Chi oggi si sbraccia a fare dichiarazioni altisonanti e minaccia, a Salvini se e un uomo d'onore dico questo: vada in Procura a fare l'esposto. Vorrei chiarire agli italiani che non ho l'immunita' perche' non sono parlamentare. Lui ce l'ha e ne ha gia' approfittato per il caso Diciotti. Adesso veda questa volta, perche' lo querelero' per calunnia, di non approfittarne piu'". Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ad Accra

Mes, Conte: lunedì spazzerò via menzogne-mistificazioni - Parlando al Parlamento lunedi' "spazzero' via mezze ricostruzioni, menzogne, mistificazioni". Lo dice il premier Giuseppe Conte incontrando i cronisti dopo il suo intervento all'universita' del Ghana, 
interpellato sulla vicenda del fondo Salva-Stati.

Mes, Salvini grida al complotto ma la riforma è stata avviata dalla Lega
“Complotto”, grida Matteo Salvini. “Alto tradimento”, tuona Claudo Borghi. “Congiura perpetrata ai danni dell’Italia”, ripetono come un disco rotto i deputati leghisti, che ieri sera, durante la discussione in Aula sul Mes, sono addirittura scesi nell’emiciclo strattonando il presidente della Camera Roberto Fico e minacciando i colleghi della maggioranza.

Il tutto di fronte agli occhi increduli di due scolaresche in visita proprio in quelle ore in Parlamento. Uno spettacolo indecoroso. Eppure, se questo fosse ancora un Paese normale, oggi l’intera stampa italiana non titolerebbe sulla mega-rissa da saloon ingaggiata dalla Lega con i presunti “traditori del popolo italiano” ma sull’ipocrisia di un partito che, a parole, ha (quasi) sempre criticato il Mes, ma nei fatti ha avallato, sostenuto e sposato il suo processo di revisione, 
a braccetto con il governo gialloverde di cui faceva parte.

È il dicembre 2018 quando l’esecutivo Conte I, di cui la Lega fa parte, avvia i negoziati di modifica del Fondo Salva-Stati. Matteo Salvini partecipa ad almeno due Consigli dei ministri in cui all’ordine del giorno c’è proprio il Mes. Ma agli atti a verbale 
non risulta neppure un fiato da parte del vicepremier.

I negoziati, nel frattempo, vanno avanti. In quei primi mesi del 2019 il dibattito sul Mes è praticamente inesistente su tv e social. La Lega abbozza e tace, e, intanto, nel silenzio delle stanze parlamentari, non fa nulla per fermarlo.

Come ricorda Valerio Valentini sul Foglio, l’allora ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona (quello su cui il Presidente della Repubblica ha posto addirittura il veto all’Economia per le sue posizioni No Euro), nella “Relazione programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea per l’anno 2019” aveva scritto: “Quanto al Mes, l’Italia sarà favorevole ad iniziative volte a migliorare l’efficacia degli strumenti esistenti, rendendone possibile 
l’utilizzo ed evitando l’attuale effetto ‘stigma’”.

Una relazione approvata senza se e senza ma dalla stessa Lega. La stessa Lega che, tra fine febbraio e inizio marzo 2019, all’interno della commissione Bilancio presieduta proprio da Claudio Borghi, ha approvato in due differenti sedute la relazione del deputato leghista Ribolla che riconosceva l’impatto del Mes. Anche in quel caso, nessuna polemica, nessuno strattone, nessuna sedia lanciata.

Se era un “complotto” ordito da oscuri eurocrati filo-tedeschi, deve essere nato nelle ultime 24 ore perché, fino a quando la Lega è stata al governo, i negoziati per la revisione del Mes sono andati avanti lisci come l’olio senza che nessun leghista abbia mai eccepito alcunché.

Ma la comunicazione, si sa, in Italia vale molto di più di una relazione o di un verbale di commissione. E allora quale migliore occasione di una seduta parlamentare come quella di ieri sera per puntare il dito contro Conte, contro il Pd, contro il governo giallorosso, tutti succulenti agnelli sacrificali da utilizzare per la propria propaganda sovranista. Tanto poi, si sa, la mattina dopo basta un anello e una proposta di matrimonio in diretta parlamentare per far dimenticare agli italiani incoerenze e ipocrisie di dodici mesi.

E anche questa sera il “popolo” potrà tornare a chiudere gli occhi con la serenità di essere stati protetti dai sedicenti sovranisti dalle grinfie dell’Europa delle banche, da Frau Merkel e dal governo italiano prono ad ogni suo desiderata. Con tanti auguri di matrimonio. E figli maschi.



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Forse Lucia Borgonzoni in questi  ultimi mesi è stata troppo impegnata a chiedere di parlare di Bibbiano invece che informarsi sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità. Perché ieri a Piazza Pulita la candidata della Lega alla presidenza della Regione Emilia-Romagna ha dato la netta impressione di non sapere – o di non aver capito – in che cosa consista la riforma del MES e in che modo funzioni il Fondo salva stati...                 

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martedì 26 novembre 2019

La Lega Pagava i propri Dipendenti con Soldi Pubblici

La Lega Pagava i propri Dipendenti con Soldi Pubblici


 La testimone: ‘O accettavi o dovevi trovarti un nuovo posto di lavoro’

I Vertici della Lega Sapevano è un Sistema Consolidato

La seconda parte dell’inchiesta di Fanpage.it sui dipendenti della Lega pagati con soldi dei gruppi regionali: ecco le testimonianze esclusive e le dichiarazioni rese davanti ai giudici da parte di ex dipendenti del Carroccio. “O si accettava quello o non c’era niente, quindi o così o così, uno doveva trovarsi un altro posto di lavoro se non accettava”.

C'è un nuovo testimone che conferma quanto abbiano raccontato, e alcuni verbali di interrogatorio che mettono nero su bianco le accuse nei confronti della Lega: per anni, il partito ha pagato con soldi pubblici delle Regioni decine di suoi dipendenti, e l'ha fatto di sicuro sia in Lombardia che Piemonte. I documenti giudiziari ribadiscono il ruolo di Giancarlo Giorgetti al vertice del sistema, e tirano in ballo un gruppetto di deputati attuali della Lega.

Nella scorsa puntata dell'inchiesta avevamo raccontato il caso della Lombardia, dove secondo una fonte interna al partito per almeno 15 anni, dal 2003 al 2017, una ventina di dipendenti della Lega Lombarda è stata retribuita con soldi pubblici, facendo risparmiare alle casse del partito circa 7 milioni di euro. I vertici nazionali del partito
 – Salvini e Giorgetti – non hanno risposto alle nostre domande. 


Oggi possiamo svelare nuove accuse che riguardano questo meccanismo usato segretamente per anni dal più popolare partito italiano. A parlare è Loredana Zola, per anni segretaria amministrativa della sezione piemontese della Lega Nord: «Gestivo la contabilità della segreteria del Piemonte e delle oltre 140 sedi periferiche che c'erano in Regione, all'occorrenza poi venivo chiamata a Milano per dare una mano in segreteria federale». Zola ha lavorato nel partito dal 1993 fino al licenziamento collettivo, avvenuto nel 2017, quando Salvini ha definitivamente lasciato a casa quasi tutti gli storici dipendenti padani, una settantina in tutto. L'ex impiegata della Lega spiega «dal 2008 a dicembre 2017 in Piemonte una decina di persone è stata pagata con soldi dei consigli regionali, nonostante lavorassero per il movimento». Lo stesso meccanismo usato in Lombardia fin dal 2003, come abbiamo raccontato. Sotto la Mole, i responsabili del trucco leghista pagato dai tutti i contribuenti italiani sono stati i massimi responsabili del partito di allora, dice Zola: «Roberto Cota era il segretario politico del Piemonte, poi c'era Elena Maccanti (oggi deputata), Stefano Allasia (attualmente deputato e presidente del consiglio regionale del Piemonte) e Mario Carossa (ha lasciato la politica, allora era il capogruppo regionale)».  

Maccanti e Allasia non hanno risposto alle nostre richieste di chiarimento. L'ex presidente del Piemonte Cota si è limitato a scriverci: «Non faccio più politica da diversi anni. Anche in precedenza non mi occupavo di personale e di gestione del gruppo regionale». Davanti alla richiesta di commentare le accuse di Loredana Zola, Cota non ci ha risposto.

Molte cose raccontate a Fanpage.it sono state dette dall'ex responsabile amministrativa della Lega in Piemonte anche durante un piccolo processo che si sta svolgendo a Torino, e che il mese prossimo dovrebbe arrivare a sentenza. Nel 2013 la procura piemontese ha messo sotto inchiesta per truffa lo stesso Carossa e Barbara Lacchia, ex segretaria della Lega. Motivo? Esattamente lo stesso: Lacchia sarebbe stata pagata per anni con soldi del gruppo Lega in Piemonte nonostante lavorasse come segretaria personale di Matteo Brigandì, già parlamentare e avvocato della Lega oltreché di Umberto Bossi. L'accusa è di truffa. Carossa, che della truffa sarebbe stato uno degli esecutori, ha deciso di non difendersi ottenendo la messa alla prova e poi l'estinzione del reato. 
Barbara Lacchia ha scelto invece di farsi processare. 
Rischia una condanna a 8 mesi per aver 
indebitamente intascato soldi pubblici, tra il 2011 e il 2012.

Per difendersi dall'accusa, l'ex segretaria ha chiamato a testimoniare due sue ex colleghe: Loredana Zola, appunto, ed Enrica Brambilla, responsabile dell'amministrazione della Lega in Lombardia, una delle prime dipendenti assunte in via Bellerio. 

La Lega Pagava i propri Dipendenti con Soldi Pubblici


È proprio dalle loro testimonianze che trova conferma quanto ci ha raccontato la nostra fonte. Le due storiche segretarie della Lega hanno infatti spiegato che quanto fatto con Lacchia è avvenuto con molte altre persone. «Era una prassi consolidata addirittura gestita dai vertici», ha messo a verbale Brambilla citando tra i beneficiari di soldi pubblici «Franco Zucca, Marco Citterio, Giampaolo Pradella, Luciano Grammatica, Rita Malegori, Raffaele Volpi, Andrea Robbiani, Lucio Brignoli, Simona Guerrieri: ebbero tutti contratti con enti regionali facendo lavori non per la regione o addirittura ricoprendo ruoli interni alla Lega. Tutto era dato per legittimo e gestito da Giorgetti, il capogruppo e i vari assessori». Qualcuno in Lega si è mai chiesto se questa prassi fosse legale? «No, il discorso era un po’ diverso», è la risposta a questa domanda data da Brambilla davanti ai giudici di Torino: «O si accettava quello o non c’era niente, quindi o così o così, uno doveva trovarsi un altro posto di lavoro se non accettava».

Ai 15-20 dipendenti lombardi pagati con soldi pubblici se ne aggiunge un'altra decina piemontese. Loredana Zola ha dichiarato infatti che di questo meccanismo hanno beneficiato altre 10 persone della Lega. L'ex segretaria del partito ha messo a verbale una lista di persone che, a detta sua, lavoravano per il partito ma per anni sono stati pagati con fondi della Regione. 

C'è Riccardo Molinari, oggi capogruppo della Lega alla Camera oltreché vice segretario federale; Alessandro Benvenuto, deputato e presidente della commissione Ambiente; Andrea Giaccone, deputato e presidente della Commissione Lavoro; Michele Mosca, consigliere regionale e vicesegretario di Lega Salvini Piemonte; Alessandro Ciro Sciretti, consigliere comunale di Torino fattosi conoscere a livello nazionale per aver invitato la polizia a usare il metodo «scuola Diaz» contro gli organizzatori di una manifestazione avvenuta nel capoluogo piemontese lo scorso febbraio.

Abbiamo chiesto un commento a tutte le persone citate da Zola nel verbale agli atti della procura. Benvenuto, Mosca e Sciretti non ci hanno risposto. L'onorevole Giaccone ci ha scritto di non aver mai preso uno stipendio dal gruppo regionale della Lega in Regione Piemonte; non ci ha detto se è stato pagato in quegli anni come collaboratore della Regione Piemonte. Molinari, capogruppo alla Camera, ha invece risposto garantendo di non aver «mai ricevuto uno stipendio come collaboratore dal gruppo o dalla Regione».

I dati sui contratti di collaborazione resi pubblici dalla Regione Lombardia e dalla Regione Piemonte sono pochi e scarni: arrivano al massimo al 2013, in più non permettono di conoscere i dettagli dei contratti, come ad esempio le condizioni di lavoro con cui il collaboratore era assunto. Di certo le testimonianze di Brambilla e Zola dicono che c'erano almeno 25 persone pagate con soldi pubblici per svolgere un lavoro privato. Se ognuno di loro costava alla Regione circa 2mila euro al mese, come dicono le due ex impiegate, il totale usato a favore della Lega dal 2003 al 2017 arriva a 9 milioni di euro. E questo se il trucco finanziario si è interrotto nel 2017 e ha coinvolto esclusivamente Lombardia e Piemonte. Altrimenti il conto potrebbe salire. Una possibilità che la testimone Zola non esclude: «Visto ci veniva descritta come prassi», dice, «presumo venisse usato anche in altre regioni con presenza leghista».


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giovedì 7 novembre 2019

La Lega fa Perdere Potere all'Italia in Europa

La Lega fa Perdere Potere all'Italia in Europa



L'Italia perde potere al Parlamento Ue. Ed è 'colpa' della Lega
Il partito di Salvini è il più grande nell'Aula ma fa parte del gruppo della destra euroscettica contro cui è stato creato un cordone dalle altre forze politiche. 

Se nella passata legislatura la delegazione italiana era tra le più influenti del Parlamento europeo, in questa il nostro Paese è arretrato molto per quanto riguarda il prestigio dei ruoli che gli sono stati affidati, nonostante possiamo comunque rivendicare di aver mantenuto certamente quello più importante: la presidenza che è passata dal forzista Antonio Tajani al democratico David Sassoli.

Cordone contro la Lega
E la causa di questa situazione è che il partito più votato alle scorse europee, la Lega di Matteo Salvini, fa parte del gruppo dell'estrema destra euroscettica, Identità e Democrazia, che è stato escluso da tutti i ruoli apicali da un cordone sanitario creato dalle altre forze politiche. È quanto si evince dall'analisi di VoteWatch che ha stilato una classifica delle nazioni più potenti dando dei punteggi ai diversi ruoli e poi mettendo a confronto i vari Paesi membri.

L'Italia arretra
Il nostro è finito nella penultima fascia mentre la Germania è lo Stato che conta più di tutti. Come se non bastasse il secondo partito italiano più grande nell'Emiciclo, il Partito Democratico, ha perso la sua posizione egemonica all'interno del gruppo socialista, di cui nella passata legislatura era l'esponente più numeroso, mentre il terzo partito più grande, il Movimento a 5 stelle, non è membro di nessun altro gruppo.




Le cariche
Tuttavia, alcuni eurodeputati italiani ricoprono incarichi istituzionali importanti come la vicepresidenza, ottenuta per la seconda volta dal grillino Fabio Massimo Castaldo, e due presidenze di commissione: quella economica affidata alla dem Irene Tinagli e quella degli Affari costituzionali affidata a Tajani. Dal punto di vista delle cariche politiche invece il nostro Paese può contare sulla presidenza del gruppo Identità e Democrazia, affidata a Marco Zanni, la copresidenza dei Conservatori (Raffaele Fitto) e la vicepresidenza del gruppo socialista, ricoperta da Simona Bonafé.

Democratici i più influenti
Il Pd è in generale il partito che ha ottenuto più ruoli apicali, ed è il quinto più influente a Strasburgo. Oltre alla presidenza dell'Aula i Dem hanno ottenuto anche tre vicepresidenti di commissione, (Libertà civili, Industria e Pesca), ma il loro ruolo all'interno della compagine socialista è più limitato rispetto al passato e ora hanno solo una vicepresidente 
e il coordinatore in commissione Agricoltura, Paolo De Castro.

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martedì 29 ottobre 2019

La Memoria Corta degli italiani sulla Lega di Salvini


La Memoria Corta degli italiani sulla Lega di Salvini

Salvini è figlio della storia della Lega Nord, il partito più paradossale e contraddittorio che mai la Repubblica abbia conosciuto in oltre sessant'anni. Storia di un inganno perpetrato per anni a danno di tanti cittadini del nord, che in questo partito avevano riposto le proprie speranze di cambiamento, e di sistematici insulti alla dignità delle popolazioni meridionali.


Salvini è figlio della storia della Lega Nord, il partito più paradossale e contraddittorio che mai la Repubblica abbia conosciuto in oltre sessant'anni. Storia di un inganno perpetrato per anni a danno di tanti cittadini del nord, che in questo partito avevano riposto le proprie speranze di cambiamento, e di sistematici insulti alla dignità delle popolazioni meridionali.

Strano paese l'Italia. Ma la Lega, quella che sabato ha "marciato" su Roma e, a quanto sembra, almeno dai sondaggi, mieterebbe tanti consensi oggigiorno, è la stessa Lega Nord che per oltre un ventennio ha vagheggiato di secessione, federalismo, devolution, nazione padana, di lotta al centralismo romano ed alla corruzione, per poi rivelarsi il più "italiano" dei partiti in quanto a consuetudine con i vizi del potere? Parrebbe proprio di si, stando ai suoi attuali dirigenti, compreso il nuovo segretario-fustigatore Salvini, al nome che porta, ai simboli che esibisce.

Se parliamo dello stesso partito, allora, a parte i numeri del tutto eccezionali del suo attuale consenso elettorale, di nuovo c'è solo la sua vocazione "nazionale", tutto il resto è un film già visto. A cominciare dall'approccio al tema dell'immigrazione e del multiculturalismo, per finire a quello del fisco. Ronde, Camicie verdi, provocazioni anti-islamiche, guerra alla moschee, contatti con l'estrema destra europea, minacce di rivolta fiscale: è storia degli ultimi quindici anni, almeno. Anni in cui questo partito, nell'indifferenza della politica e delle istituzioni, ha potuto permettersi campagne xenofobe, perfino eversive dell'unità nazionale, e, al contempo, occupare, a "Roma", postazioni ministeriali. Non solo. C'è stato un momento nella storia del paese in cui Bossi & C. sembravano aver vinto su tutta la linea: non c'era partito in parlamento che non si professasse "convintamente federalista", tutti ammorbati dal verbo leghista.

Insomma, parliamo proprio dello stesso partito, il Carroccio, quello che faceva il suo ingresso trionfale nella politica nazionale nel 1992 cavalcando l'inchiesta Mani Pulite e un anno dopo avvertiva i magistrati che una pallottola costava "solo 300 lire". Si, si, la stessa forza politica che per oltre un ventennio ha millantato la sua "diversità" rispetto al sistema "romano", salvo razzolare peggio di tutti quelli, uomini pubblici e partiti, che di volta in volta finivano nel suo mirino, ininterrottamente, dalla maxi-tangente Enimont fino alle lauree fasulle in Albania. Storie di corruzione e "familismo amorale" che hanno coinvolto un numero impressionante di suoi esponenti ed amministratori ad ogni livello, gran parte del gruppo dirigente di vertice, lo stesso leader maximo e fondatore Umberto Bossi.

Salvini è figlio di questa storia, di cui è stato attivo protagonista per più di due decenni; la storia della Lega Nord, il partito più paradossale e contraddittorio che mai la Repubblica abbia conosciuto in oltre sessant'anni. Storia di un inganno perpetrato per anni a danno di tanti cittadini del nord, che in questo partito avevano riposto le proprie speranze di cambiamento, e di sistematici insulti alla dignità delle popolazioni meridionali, vittime in alcuni frangenti anche di alcune scelte concrete dei governi a trazione leghista. Ecco perché è davvero imbarazzante osservare che un numero così elevato di italiani, perfino del Mezzogiorno, che pure hanno potuto in questi anni rendersi conto dello scarto tra parole e fatti nella storia del Carroccio, si possano sentire rappresentati dagli stessi uomini che ne sono stati, senza soluzione di continuità, artefici assoluti. E che al sud possano esserci tanti cittadini in preda a sindrome di Stoccolma. Ciò, prescindendo anche dalla pericolosità delle loro campagne d'odio che stanno avvelenando la nostra società, 
sfruttando la sofferenza, il disagio, di milioni di cittadini.

È una questione di maturità politica, quella che sembra mancare del tutto ad una fetta larga di elettori, che, in cambio di uno sputo (metaforico, s'intende) ad un immigrato, sono disposti a chiudere gli occhi di fronte alla storica, e conclamata, inaffidabilità di questo partito. La crisi non ha eroso soltanto i nostri redditi. A pagarne il prezzo sono anche le istituzioni democratiche, la qualità del confronto politico, la nostra memoria collettiva. Lo slogan più noto del leghismo è stato Roma ladrona, la Lega non perdona!  Una parte del popolo italiano, invece, 
sembra che alla Lega abbia perdonato tutto.



 Salvini e la Lega dovrebbero evitare   di piangere sul latte che loro stessi hanno versato,   dovrebbero smetterla di scaricare sugli altri le loro responsabilità


 Salvini e la Lega dovrebbero evitare 
di piangere sul latte che loro stessi hanno versato, 
dovrebbero smetterla di scaricare sugli altri le loro responsabilità...


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domenica 27 ottobre 2019

Donatella Tesei Incandidabile dopo un buco di almeno 2 milioni di euro

Donatella Tesei Incandidabile dopo un buco di almeno 2 milioni di euro


M5s: «E allora Tesei?»  Se uno ha il Comune in bancarotta come fa a fare il governatore?’ Ottima domanda: dunque a che titolo la leghista Donatella Tesei si candida a fare la governatrice dell’Umbria dopo aver lasciato un buco di almeno 2 milioni di euro a Montefalco?». Così in una nota i parlamentari umbri del MoVimento 5 Stelle Tiziana Ciprini, Filippo Gallinella, Stefano Lucidi e Emma Pavanelli.  Il bilancio di due mandati da sindaco è più che sufficiente per ritenere la Tesei del tutto inadatta al ruolo di presidente di Regione. Il paragone con un imprenditore brillante e capace come Vincenzo Bianconi poi è impietoso per lei. 
Gli elettori umbri hanno sotto gli occhi la differenza di capacità tra i due.

Verini: «Ecco perché la nasconde» E anche il commissario Pd, Walter Verini, va giù duro. «Come si fa a candidare a presidente della Regione uno che ha il comune in bancarotta? Questo è quanto ha detto Salvini a proposito delle prossime elezioni regionali in Calabria. Allora chiediamo noi a Salvini come si fa a candidare a presidente della Regione Umbria un ex sindaca come Donatella Tesei che ha massacrato il bilancio del comune di Montefalco? È questo infatti il motivo per cui l’ha nascosta per tutta la campagna elettorale, usando l’Umbria 
come una clava per sue ciniche speculazioni propagandistiche».

Secondo la sottosegretaria agli Affari Europei Laura Agea, esponente umbra del Movimento 5 Stelle. «Era ora. Secondo il leader della Lega non è possibile candidarsi a fare il presidente di Regione dopo aver lasciato i debiti nel proprio Comune. Una sonora bocciatura per Donatella Tesei che pochi mesi fa ha lasciato il comune di Montefalco con un bel buco di bilancio da 2 milioni di euro. Tanto che la nuova amministrazione di centrodestra ricorre all’auto ostruzionismo per non approvare il bilancio consolidato che certifica il disavanzo. Meglio tardi che mai, 
la Tesei non è una candidata credibile per rilanciare l’Umbria».


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Leghista Tesei in Dissesto Finanziario...


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sabato 26 ottobre 2019

Caso Lega Russia

Caso Lega Russia

Report sui trasferimenti di denaro di D'Amico e Savoini
La finanza sta vagliando una serie di operazioni 
realizzate tra il 2011 e il 2012. Al centro della vicenda 
il consigliere di Matteo Salvini e l'ex portavoce, 
protagonista dell'incontro al Metropol di Mosca

Vendite di case, prelievi di contanti, trasferimenti milionari su conti esteri. Movimenti di denaro di vario genere, tutti effettuati negli anni scorsi dagli uomini che hanno trattato in Russia per conto della Lega. Sono varie le operazioni sospette, contenute in un report il cui contenuto è stato visionato da La Stampa e Corriere della Sera, su cui la Guardia di Finanza cerca di fare luce. 

Nel mirino, in particolare, il consigliere di Matteo Salvini a Palazzo Chigi Claudio D’Amico e l’ex portavoce Gianluca Savoini, protagonista dell’incontro del 18 ottobre scorso all’hotel Metropol di Mosca durante il quale si discusse un finanziamento da 65 milioni di euro che sarebbe stato destinato al Carroccio per finanziare le elezioni europee.

Il report su D’Amico risale al 2012. Si legge sul Corriere della Sera:

All’esecuzione di 14 prelevamenti in contanti in sequenza temporale (da gennaio 2011 a marzo 2012) per complessivi 110mila euro dal conto corrente intestato al Gruppo Lega Nord Padania presso il Banco di Napoli in seguito all’accreditamento di bonifici con cadenza mensile di 8.460 euro provenienti dalla Camera dei Deputati con causale ‘saldo ricevute’”.

La rete tessuta da D’Amico e Savoini è fitta, e porta anche a Oleg Ossipov, ex gestore della fondazione ‘Rossotrudnichstvo’, nonché padre di Irina Ossipova, interprete amica di Savoini, che ha accompagnato Salvini nelle varie trasferte a Mosca. Scrive il quotidiano di via Solferino:


Ossipov risulta segnalato per rilevanti movimentazioni finanziarie che ammontano a 2 milioni 253mila euro tra aprile 2015 e marzo 2016. A fronte di consistenti bonifici dalla Russia sul suo conto (per circa 900mila euro) seguono bonifici in uscita (per circa 760mila euro) disposti a favore di altro conto corrente intestato a lui e ad altre cinque persone fisiche con causali
 riguardanti il pagamento degli stipendi.



Strategica viene ritenuta l’associazione ‘Conoscere Eurasia’. Nel dossier viene anche citato l’avvocato Andrea Mascetti componente del board di Banca Intesa Russia.

In questo intreccio spiccano le ‘segnalazioni’ relative alla Rosneft Oil Company che, come evidenziano gli investigatori, ”è controparte delle negoziazioni
 italo-russe durante l’incontro” al Metropol.

A proposito della compagnia petrolifera nel report si legge ancora:

Viene menzionata per l’operatività anomala riconducibile a Galina Lazareva, moglie del direttore finanziario Petr Ivanovich Lazarev. La donna è una libera professionista nel settore della compravendita immobiliare e riceve: da novembre 2016 ad agosto 2017 9 milioni di euro provenienti dalla Russia, in particolare 3 milioni di euro il 22 settembre 2016 da Banca Intesa Russia tramite bonifico disposto dal marito con causale ‘regalo’; bonifico per circa 3 milioni pervenuto sul conto corrente in dollari Usa giustificato come controvalore di dividendi percepiti in quanto socia della Winkler Limited con sede a Gibilterra; a novembre 2017 e gennaio 2018 ulteriori 5,4 milioni di euro di cui parte del coniuge Lazarev, giustificati quali saldo finanziario 
di una vendita di un immobile in Finlandia.

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mercoledì 2 ottobre 2019

Nessuna Revoca ad Autostrade da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia


Nessuna Revoca ad Autostrade  da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia


Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno mostrato il loro vero volto con la bocciatura nel Consiglio Comunale di Genova di un ordine del giorno per la revoca della concessione a Autostrade per l’Italia.
Questi presunti populisti nemici dei poteri forti in realtà sono dei servi dei poteri forti, cani da guardia dei grandi gruppi di prenditori parassitari che hanno beneficiato delle privatizzazioni e delle controriforme liberiste che i partiti di Salvini e Meloni hanno sempre sostenuto insieme a Forza Italia.
Si presentano come antisistema ma in realtà la voce grossa la fanno solo verso immigrati e poveri. 
Salvini e Meloni scodinzolano davanti a concessioni autostradali, cliniche private, lobby delle grandi opere, palazzinari. Lega e fascisti hanno votato tutti i regali ai concessionari. 
Dopo la strage del Ponte Morandi la revoca della concessione – e non solo su un tratto – di Autostrade per l’Italia è un atto dovuto.
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Quello del ponte Morandi è un crollo annunciato.


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martedì 1 ottobre 2019

Lega : Condannati per Rimborsopoli Piemonte

Un anno e 7 mesi a ex governatore Cota. Undici mesi a Molinari  Sono stati tutti condannati i 25 imputati del processo d'appello, a Torino, per la 'Rimborsopoli' degli ex consiglieri regionali del Piemonte.

Un anno e 7 mesi a ex governatore Cota. Undici mesi a Molinari
Sono stati tutti condannati i 25 imputati del processo d'appello, a Torino, per la 'Rimborsopoli' degli ex consiglieri regionali del Piemonte. All'ex governatore leghista Roberto Cota, che in primo grado nel 2016 era stato assolto, sono stati inflitti un anno e 7 mesi di reclusione.
    Tra i condannati c'è anche Riccardo Molinari, attuale capogruppo della Lega alla Camera; assolto in primo grado, è stato riconosciuto colpevole del peculato di 1.158 euro. Per lui la corte ha anche 
disposto l'interdizione per 5 anni dai pubblici uffici sospendendola comunque per 12 mesi. Tra i 
condannati figurano altri due parlamentari: il leghista Paolo Tiramani (1 anno e 5 mesi)
 e Augusta Montaruli di Fratelli d'Italia (1 anno e 7 mesi).

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la truffa allo stato con il finaziamento illecito ai partiti con il fondo Krispa a Cipro e in uno in Tanzania in tutto sei milioni fottuti a noi italiani



la truffa allo stato
con il finaziamento illecito ai partiti
con il fondo Krispa a Cipro
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martedì 24 settembre 2019

Coniglio della Politica

Coniglio della Politica


Salvini, tu ad agosto hai fatto il più grande errore nella storia della politica, e poi ti sei coperto di ridicolo quando te ne sei reso conto, riducendoti a stalker di Di Maio. Da Conte, il 20 agosto, hai preso una vagonata di tortoiate che ne bastava la metà, ma tu hai voluto pure metterti accanto a lui così tutto il mondo ha visto le tue faccette stile D'Urso. Da un mese parli di complotti, ma hai fatto tutto da solo: prima hai fatto cadere il governo e poi hai dichiarato guerra a chi lo aveva fatto cadere: un caso di bipolarismo che neanche Freud. Sei riuscito a farti infinocchiare da Renzi: no, dico, Renzi. Capirei Churchill, ma farsi fregare da Renzi è come farsi fregare da un bimbo dell'asilo. Sui rimpatri non hai fatto nulla. Non conosci la Costituzione. Sei in modalità dittatore dello stato libero di Papeete. Ogni volta dici di voler fare una destra diversa, poi però torni subito scodinzolante da Berlusconi come un cockerino. Devi pregare Renzi che faccia cadere il governo, perché se ti tengono in naftalina quattro anni poi la tua Lega ti insegue col forcone. E smettila di prenderci in giro: tu che accusi Conte di tradimento, è come Cicciolina che accusa Rosy Bindi d'essere un po' dissoluta". (Andrea Scanzi)

Ma Matteo Salvini non è quello che doveva dimettersi e far dimettere tutti i ministri della Lega, salvo poi ripensarci e rimanere con il sedere incollato alla poltrona?
Ma Matteo Salvini non è quello che dal Papeete Beach ha deciso di aprire un’assurda crisi di ferragosto solo per minacciare il governo e provare ad ottenere più ministeri?
Ma Matteo Salvini non è quello che ha proposto a Luigi Di Maio di fare il Premier (ma Luigi ha rifiutato) pur di riuscire a rimanere al governo?
Ma Matteo Salvini non è quello che ha dato mandato ai suoi parlamentari di non mollare le poltrone di Presidente di commissione?

Mattè sei poco credibile. 

CHE SCHIFO!!?????? e diceva che era cosa orribile strumentalizzare "i bimbi"!!PUAH! ??
Ricordate? Il Capitone indignato aveva strillato che "I bimbi vanno tenuti fuori dalla politica", a Milano Marittima (il 1° agosto 2019) quando suo figlio si era fatto un giretto sulla moto d'acqua della polizia debitamente scortato.
Dobbiamo forse stendere un velo pietoso sulla volgare faccia di bronzo e sulla becera propaganda di questo individuo che oggi ha biecamente utilizzato una minorenne per meri scopi politici? ASSOLUTAMENTE NO!!??
E che dire dei genitori della piccola che l'hanno consentito??????
"Greta è arrivata sul palco accompagnata dalla madre.

SALVINI SCAPPA DAVANTI A CAROLA RACKETE

Corrado Formigli: "Ho invitato a Piazzapulita Salvini con Rackete ma lui ha detto che non poteva".

Eccolo il "capitano coraggioso"...

Sui social e a Pontida ad insultarla come un bulletto di periferia, e quando invece c'è la possibilità di un confronto, faccia a faccia, scappa come un coniglio da tastiera.

Dal palco di Pontida urlava ai suoi followers in carne e ossa: "Carola mi ha denunciato, non vedo l'ora di andare a processo e guardarla in faccia a testa alta".

Sì, certo, come no. Ma quale testa alta?
Infatti alla prima occasione te la sei data a gambe. E fai bene caro Salvini. Perché un confronto con chi ha raccolto dal mare uomini e donne, anche morti, mentre tu infamavi le ONG, tu non lo puoi sostenere.
È una questione proprio di dignità. E di coraggio. Quello che Carola Rackete ha e tu no.
C'è un'unica capitana qui. E si chiama Carola Rackete.
Lei sì, a testa alta!

E la Rai leghista tace!!!!
Gianni Lopez "Mattarella mafioso!" proprio la persona giusta a cui gridarlo. Dimenticano o neppure sanno il "congiunto" del Presidente ucciso dai mafiosi per la sua onestà.

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Ai Leghisti



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lunedì 16 settembre 2019

In manette Stefania Federici della Lega

In manette Stefania Federici della Lega


Assessore della Lega Stefania Federici
Slot machine, casa, auto e bella vita coi soldi di una quindicina malati gravi dei quali era amministratrice di sostegno. Il tutto grazie all'aiuto di una talpa in Procura, finita ai domiciliari

Coi soldi dei malati gravi dei quali era amministratrice, in un paio d’anni si era pagata il mutuo della casa, giocava compulsivamente alle slot machine e si era anche comprata l’auto. I militari della Guardia di Finanza di Gallarate hanno messo fine al gioco di una 62enne di Cassano Magnago e hannno eseguito questa mattina, mercoledì, due ordinanze di custodia cautelare e diverse perquisizioni e sequestri nell’ambito di un’indagine condotta 
dal sostituto procuratore Francesca Parola.

In carcere è finita Stefania Federici, ex-assessore ai Servizi Sociali nella giunta Morniroli  a Cassano Magnago (2007-2012) e candidata sindaco della Lega Nord nel 2012, ex-consigliera comunale e amministratrice di sostegno per conto di 60 persone, su nomina dal Tribunale di Busto Arsizio. Per lei le accuse sono peculato e abuso d’ufficio.

Ai domiciliari, invece, è finita la funzionaria della Procura di Busto Arsizio Raffaela Biafora per accesso abusivo al sistema informatico della Procura in tre occasioni, rivelazione di segreti d’ufficio, corruzione, abuso d’ufficio, ricettazione, reato elettorale.

La Federici si sarebbe appropriata in maniera fraudolenta della cifra, accertata ad oggi, di 1.121.324,47 euro appartenenti ai propri amministrati (persone con gravi problemi di salute), spendendo almeno 100 mila euro nelle sale gioco della zona, per pagarsi il mutuo della casa e per l’acquisto di un’automobile. A lei sono stati sequestrati beni e liquidità monetarie per un valore che sfiora i 600 mila euro, conti correnti e strumenti finanziari per 850 mila euro e 78 quadri, alcuni di valore e altri da valutare. Tra gli strumenti finanziari sequestrati c’era anche una polizza vita a nome di una delle sue ignare vittime, a lei intestata per un valore di 350 mila euro.

Elezioni, Cassano Magnago, Stefania Federici si presenta (inserita in galleria)
La funzionaria responsabile della Procura, invece, avrebbe ricevuto incarichi pubblici in cambio di informazioni riservate, avrebbe favorito il datore di lavoro del proprio coniuge in un’operazione immobiliare, facendo sottostimare un immobile amministrato dalla Federici per conto di un suo assistito, che poi sarebbe stato venduto all’imprenditore. La donna avrebbe ricevuto due quadri dalla Federici e 3 mila euro in prestito (così lei ha dichiarato, ndr). La funzionaria, che alle ultime elezioni si era presentata in una lista di sole donne, si sarebbe anche sostituita nella votazione ad altra persona, senza alcun titolo legittimante e col solo scopo di ottenere a proprio vantaggio il voto elettorale.


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Da luglio a oggi, il Carroccio ha bruciato 10 punti percentuali nelle regioni meridionali. Il doppio in più di quanto la abbia perso complessivamente a livello nazionale


Da luglio a oggi, il Carroccio ha bruciato 10 punti percentuali nelle regioni meridionali. Il doppio in più di quanto la abbia perso complessivamente a livello nazionale...
https://cipiri.blogspot.com/2019/09/lega-perde-fino-10-punti-nei-sondaggi.html


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