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sabato 26 ottobre 2019

Non sono Credibili né come Cattolici, né come Patrioti, né come Sostenitori della Famiglia Tradizionale

Non sono Credibili né come Cattolici, né come Patrioti,   né come Sostenitori della Famiglia Tradizionale


Dio, patria, famiglia… 
Ma ci vuole proprio tanto a capire che vi stanno prendendo per i fondelli? 

Dio, patria, famiglia… tortura e manganello

Non sono Credibili né come Cattolici, 
né come Patrioti,  
 né come Sostenitori della
 Famiglia Tradizionale

Quando Giorgia Meloni ha gridato le tre paroline la piazza è esplosa.
Eppure i tre leader non sono credibili né come cattolici conservatori, né come patrioti, né come sostenitori della famiglia tradizionale.
Nessuno dei tre può ricevere la comunione (anche se Berlusconi che se ne frega di qualsiasi norma l’altro giorno ha fatto finta di non saperlo).
Propongono l’autonomia differenziata, cioè la rottura dell’unità nazionale, e la Lega ha nello statuto l’indipendenza della Padania.
Tutti e tre hanno famiglie non tradizionali, figli fuori dal matrimonio, ecc. e il leader più anziano è famoso in tutto il pianeta per il bunga bunga.

Le tre paroline servono per raccattare voti individuando nemici contro cui indirizzare gli elettori: quelli che hanno un altro dio e che sono stranieri (immigrati), chi non è eterosessuale ma “pretende” diritti (omosessuali e lesbiche).

Ci sono altre due parole che bisogna ricordare.

Zaia, già supino vice del ladrone Galan (cercate Mose con un motore di ricerca), ha gridato che la polizia deve usare il manganello non il galateo.
La Meloni ha attaccato il blandissimo reato di tortura che impedirebbe alle forze dell’ordine di lavorare come nell’Egitto di Al Sisi.
La piazza applaude nel paese di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Serena Mollicone.

Ovviamente questi tre imbroglioni diventano improvvisamente “garantisti” e libertari quando si tratta di difendere tangentisti, collusi con le mafie, grandi evasori, speculatori edilizi, ecc.

I fascisti del III millennio di Casa Pound applaudono.

“L’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo” (Pasolini).

Non sono Credibili né come Cattolici, né come Patrioti,   né come Sostenitori della Famiglia Tradizionale


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sabato 7 aprile 2018

Lula non si consegna ed i Sostenitori lo Difendono



L’edificio bianco-azzurro di São Bernardo do Campo, sobborgo satellite di San Paolo, è tornato ad essere l’epicentro del Brasile. Non accadeva da almeno quarant’anni. Quando, il “quartier generale” del sindacato dei metalmeccanici era la spina nel fianco della dittatura. Là si organizzavano gli scioperi che, tante volte, hanno paralizzato la produzione in tutto il Paese. L’artefice della “strategia dello sfinimento”, messa a segno contro i generali, era il combattivo segretario, Luiz Inacio Lula da Silva. A distanza di decenni, ieri, Lula ha voluto impiegare la stessa tattica nei confronti non più del regime, ormai caduto, bensì del giudice Sergio Moro, regista dell’inchiesta per corruzione Lava Jato.

Lui è il grande accusatore dell’ex presidente. Il suo «persecutore» dice quest’ultimo. In ogni caso, Moro lo ha condannato, alla fine, a 9 anni – poi aumentati a 12 in appello –, per aver ricevuto un appartamento dell’azienda Oas, in cambio di presunti favori. Dopo il rifiuto, giovedì, della Corte Suprema a lasciare l’imputato in libertà fino al verdetto definito, Moro ha deciso di accelerare. Emettendo, a meno di diciotto ore di distanza, l’ordine di arresto per Lula. In teoria avrebbe dovuto attendere almeno martedì, per dare tempo alla difesa di presentare un ultimo ricorso, di tipo procedurale. Invece ha scelto di “forzare la mano”, con un gesto eloquente: ha dato all’imputato 24 per consegnarsi, spontaneamente, alla polizia di Curitiba, città da cui è partita l’indagine, a due ore d’aereo da San Paolo. Quest’ultimo ha risposto con un analogo simbolismo. Per tutta la giornata s’è barricato nella roccaforte di São Bernardo. 
Fuori una folla sterminata di sostenitori, arrivati dalla notte di giovedì.


Una marea umana pronta a fargli da scudo, impedendo, in caso, l’arrivo degli agenti. Dentro, i vertici del suo Partido dos trabalhadores. Fino all’ultimo, l’ex presidente non ha detto se avrebbe accettato l’ultimatum di Moro, la cui scadenza era prevista alle 17 di ieri (le 22 ora italiana). O se avrebbe resistito, come gli chiedevano movimenti sociali e attivisti che, ieri, hanno organizzato blocchi stradali e proteste in tutto il Paese. Nel mentre, i legali cercavano di fermare Moro con un ennesimo ricorso – poi rifiutato – alla Corte Suprema. Infine, poco prima dalla scadenza del termine, i suoi fedelissimi hanno detto che Lula non intendeva consegnarsi. «Non si nasconde dalla giustizia, per quanto ingiusta sia. Tutti sanno dov’è. Che vengano a prenderlo». Insomma, Lula vuol dimostrare che, fuori o dentro la cella, è ancora in grado di mobilitare le masse. 
Un messaggio politico. In vista del voto di ottobre.




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Previsioni per il 2018






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martedì 10 maggio 2016

Referendum: Le 10 idee dei sostenitori del "SI"



Referendum: 
Le 10 idee dei sostenitori del "SI" alla riforma Boschi

Al referendum si vota per abolire il Senato».

Falso. Il Senato, seppur ridotto di poteri e per numero di senatori, continuerà a esistere, nello stesso 
Palazzo in cui si trova. Sembra ovvio, ma solo pochi giorni fa una tivù nazionale ha mostrato un cartello secondo il quale si sarebbe votato «per abolire il Senato». Lo stesso Renzi oggi a Firenze ha detto testualmente che «non esisteranno più i senatori», un'evidente falsità.

2. «Con la riforma si faranno le leggi più in fretta».

Falso. A parte le materie in cui il Senato mantiene funzione legislativa paritaria ("leggi bicamerali"), negli altri casi il Senato può proporre modifiche per una seconda lettura alla Camera e in molti casi la Camera, per approvare le leggi senza conformarsi al parere del Senato, deve poi riapprovarle a 
maggioranza assoluta dei suoi componenti (non basta quella dei presenti in aula). In tutto, sono una 
decina le diverse modalità possibili di approvazione di una legge. Il che porterà non solo a una serie di rimpalli, ma soprattutto a conflitti sulla tipologia a cui appartiene una proposta di legge,
 quindi sul suo iter.


3. «Il nuovo Senato abbatterà i costi della politica».

Parzialmente falso e di sicuro molto esagerato. I risparmi consistono nel fatto che i nuovi senatori (in 
quanto consiglieri regionali o sindaci) non saranno pagati per le loro funzioni senatoriali, ma avranno 
comunque le spese di trasferta a Roma dalle Regioni di provenienza e probabili forme di rimborso. Il 
personale di palazzo Madama che non resterà al Senato verrà trasferito. Si calcola ottimisticamente che il risparmio sulle spese oggi a carico di Palazzo Madama sarà di circa il 20 per cento rispetto alle spese attuali. Una riforma che avesse avuto come obiettivo il risparmio sui costi della politica avrebbe potuto dimezzare il numero complessivo dei parlamentari (315 deputati e 150 senatori, totale 450) ottenendo risparmi molto maggiori. Con questa riforma i parlamentari stipendiati restano infatti 630 (i deputati), più i rimborsi e le trasferte a Roma dei 100 senatori.


4. «Il nuovo Senato non sbilancia i contrappesi democratici».

Falso, se combinato con l'Italicum. La legge elettorale per la Camera (Italicum) assegna al partito 
vincente e al suo leader il controllo di 340 seggi. Data l'assenza di un'altra Camera con funzioni 
legislative altrettanto forti, ne consegue un accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del 
premier. Inoltre nelle elezioni in seduta comune con i senatori (ad esempio per la scelta del Presidente della Repubblica e dei membri non togati del Csm) questo meccanismo consegna al premier un potere molto maggiore. La possibilità che il Quirinale diventi un'espressione più diretta della sola maggioranza rende a sua volta maggiori i poteri del premier anche nell'elezione dei giudici della Consulta: la maggioranza di governo ne esprimerebbe direttamente 3 (tramite la Camera) e altri 5 attraverso il Presidente della Repubblica (se questi fosse espressione della sola maggioranza), più altri 2 se la maggioranza al Senato è la stessa che c'è alla Camera. Quindi su 15 giudici della Consulta un numero tra 8 e 10 (su 15) rischia di essere scelto direttamente o indirettamente
 dalla maggioranza di governo.


5. «Con il nuovo Senato ci sarà più stabilità».

Potenzialmente falso. La maggiore stabilità c'è se al ballottaggio per la Camera vince lo stesso partito 
che ha già la maggioranza al Senato, il che non è scontato. Ad esempio, se nascesse domani, il Senato previsto dalla riforma Boschi sarebbe a grande maggioranza Pd (in quanto eletto dai consigli regionali quasi tutti Pd) ma se poi al ballottaggio per la Camera vincesse il Centrodestra o il M5S si creerebbe una conflittualità perenne tra Camera e Senato.


6. «Il nuovo Senato ricalca il modello tedesco».

Falso. In Germania i membri del Bundesrat sono vincolati al mandato ricevuto dai governi dei Länder di provenienza. In altre parole, devono votare come deciso dai loro Länder e così ne rispecchiano la volontà, ne sono espressione diretta: in modo da costituire un contrappeso federale e locale al potere 
centrale. Secondo la riforma Boschi, invece, i senatori non hanno alcun vincolo di mandato rispetto alla regione di provenienza, quindi non ne esprimono le volontà: sono solo espressioni dello loro 
appartenenze politico-partitiche.


7. «Il nuovo Senato aumenta la rappresentanza locale quindi il federalismo»

Falso. Al contrario, la riforma Boschi toglie alle regioni molti margini legislativi e ne riduce autonomia (salvo le Regioni a Statuto speciale). L'ambiguità del testo e il rimando a leggi ordinarie aumenterà inoltre il contenzioso tra Stato e Regioni.


8. «La Costituzione è uguale da 70 anni, basta!».

Falso. Dal 1948 a oggi la Costituzione è già stata modificata diverse volte anche su questioni importanti: dall'istituzione delle Regioni al pareggio di bilancio, dal Titolo V sulla struttura dello Stato fino all'abolizione completa della pena di morte. Si può discutere se una modifica è o è stata un 
miglioramento, ma è difficile sostenere che la Costituzione italiana sia inerte
 e uguale a se stessa da 70 anni.


9. «Se vincono i no Renzi si dimette e sarà il caos».

Falso e ricattatorio. Non è costituzionalmente un referendum su Renzi: nessuno lo obbliga a dimettersi se vincono i no. Quello che sta facendo il premier è quindi un ricatto politico che distorce il voto su una cosa più importante di qualsiasi premier "pro tempore", cioé la Costituzione. I premier passano, la Costituzione li trascende. In ogni caso, anche se Renzi si dimettesse, il presidente Mattarella potrebbe dare un altro incarico per terminare la legislatura, che del resto ha già avuto un altro governo con la stessa maggioranza prima che ci fosse quello di Renzi.


10. «Questo referendum è la scelta tra l'Italia che dice sì al futuro e l'Italia che sa dire solo no»

Falso. Questo referendum è solo la scelta tra chi ritiene che la riforma Boschi sia migliorativa della 
Carta attuale e chi ritiene che sia peggiorativa. La formuletta mediatica "Italia dei sì contro Italia dei no" è, di nuovo, svilente rispetto alla rilevanza della Costituzione, legge fondamentale del nostro vivere comune che non ha nulla a che fare con la narrazione renziana, con la presunta o reale modernità del premier. Allo stesso modo, questo referendum non ingabbia chi è contrario alla riforma Boschi tra quanti ritengono immodificabile e non migliorabile la Costituzione: semplicemente, chi vota no ritiene che queste modifiche non siano migliorative ma
 (nel loro complesso e fatto il bilancio) prevalentemente peggiorative.

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lunedì 16 agosto 2010

SOSTENITORI DI NICHI VENDOLA



Biografia Autore: Nichi TRATTO DA... http://www.nichivendola.it/cat/sito/mc/biografia/ Sono nato a Bari il 26 Agosto 1958, in una famiglia cattolica e comunista. Penultimo di due fratelli e una sorella. A casa mia, a Terlizzi, c’erano due grandi ritratti, uno accanto a...ll’altro: Yuri Gagarin e Giovanni XXIII; ai miei genitori venne spontaneo trasformare il nome del santo patrono di Bari, Nicola, in quello dell’allora capo dell’Urss Nikita Kruscev. Già all’asilo tutti mi chiamavano Nichi. La politica, il comunismo, l’ho incontrato con mio padre e mio zio, quando avevo i calzoni corti, tra i braccianti e i vecchi compagni di Terlizzi. Da piccolo mi piaceva disegnare e scrivere, divoravo libri che prendevo in prestito in biblioteca, ma non accadeva lo stesso per la musica, che già allora adoravo, perché non avevo il giradischi. Ho frequentato il liceo scientifico e, pur amando lo studio, ho scoperto il lavoro da giovanissimo.

 D’estate facevo il cameriere e d’inverno vendevo libri. Durante l’università facevo il correttore di bozze per la casa editrice De Donato che, in cambio, non mi dava soldi ma libri. Quando, alla fine del liceo, sono riuscito a comprarmi le opere complete di Pavese e di Brecht mi sono sentito davvero ricco. Mi sono laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bari con una tesi su Pier Paolo Pasolini. Il mio ambiente è stata una culla cattolica. Il cattolicesimo è un pezzo di Mezzogiorno che in Puglia diventa cifra di identità popolare, con una forte connotazione comunitaria, con le forme della sua pietà sempre al limite tra sacro e profano. La religiosità come dono e abbandono e dunque conversione, la religiosità inquieta, grondante di domande, esigente, capace di smarrirsi continuamente mi verrà sollecitata nel corso degli anni ’80 da Don Tonino Bello. Nel 1972 mi sono iscritto alla Federazione dei Giovani Comunisti, di cui sono stato membro dal 1985 al 1988. Nel 1990 sono entrato a far parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano, per me una scuola di intelligenze, una palestra della passione temperata dalla cultura.


 Un luogo di personalità severe o stravaganti ma tutte convocate a una specie di Olimpo del dibattito culturale. Al suo scioglimento, a caldo, scrissi “Non capisco e non mi adeguo”. Sono tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista: il Prc è stato una mescolanza di passioni e di storie, un contenitore caotico, eppure necessario. L’unico punto di resistenza rispetto all’omologazione della sinistra storica sul terreno del pensiero unico del mercato. Con tanti e tante, sono stato fondatore dell’Arcigay Nazionale e promotore della Lila. L’omosessualità è un pezzo del mio scisma dalle “due chiese”, dalla chiesa comunista e dalla chiesa cattolica. Raccontava il nocciolo duro della mia dignità e libertà e ha rappresentato lo spazio di autonomia dalle mie fedi, o insieme di verifica delle mie fedi. Pensate come cambiano le cose: ho scritto su “La città futura” di Adornato. Poi su Rinascita e per alcuni anni, su Liberazione, ho curato la rubrica “Il dito nell’occhio”. Ho scritto alcuni libri: Prima della battaglia, Soggetti smarriti, Il mondo capovolto, Lamento in morte di Carlo Giuliani, Ultimo mare. Ho recitato in un cd di musica jazz versi di Rocco Scotellaro e poi, di recente, una piccola parte in un film pugliese “Focaccia blues”. Ho partecipato a diverse missioni internazionali, dal Tagikistan alla Colombia, dalla Bosnia al Guatemala. Sono stato eletto alla Camera dei Deputati, per la prima volta, nel 1992 e rieletto nel 1994, nel 1996 e nel 2001. Nell’XI Legislatura ho fatto parte della Commissione Cultura, Scienze ed Istruzione.

 Nella XII Legislatura della Commissione Giustizia e sono stato nominato Segretario della Commissione Parlamentare Antimafia, di cui nella XIII Legislatura, divento Vicepresidente. Dal 2001 al 2005 ho fatto parte della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, oltre che della stessa Commissione Parlamentare Antimafia. Nel gennaio del 2005 ho vinto le primarie con cui si sceglieva il candidato del centrosinistra alle consultazioni regionali del 3 e 4 Aprile 2005, in cui poi stato eletto Presidente della Regione Puglia. Da allora ho un anello al pollice, regalatomi da un pescatore di Mola di Bari, era la fede di sua madre. Rappresenta per me una specie di matrimonio con il popolo. Oltre a presiedere la Giunta Regionale, ho la delega al Coordinamento della Politica Estera, ai Rapporti Istituzionali, agli Enti Locali e al Decentramento, agli Affari Legali, al Legislativo e alla Protezione Civile.

 A gennaio del 2009 ho lasciato il Partito della Rifondazione Comunista e con tante e tanti ho dato vita al Movimento per la Sinistra per ricostruire una sinistra curiosa del mondo che cambia, all’altezza delle sfide del tempo presente, capace di stare nella realtà, di conoscere i territori e i luoghi di lavoro. Dal dicembre del 2009 ho l’onore di essere il portavoce di Sinistra Ecologia Libertà. Il 24 gennaio 2010 ho vinto le primarie con cui i cittadini pugliesi hanno scelto il candidato per il centrosinistra alle elezioni regionali di marzo. Ci sono sempre due vocazioni in me. Il Nichi Vendola ludico, anarchico, infantile, narcisista. E quello instancabile, organizzatore, sorvegliato speciale delle sue stesse passioni, investito dei suoi doveri pubblici. Che è capace di piegare la sua indole e di scommettere le scommesse più paradossali della sua vita.
Personaggio politico

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