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sabato 30 marzo 2019

No al Congresso-Vergogna sulla Famiglia

No al Congresso-vergogna sulla famiglia


“Noi, femministe di tutto il mondo, 
invaderemo Verona per dire no al Congresso-vergogna sulla famiglia”
Le attiviste di Non Una Di Meno : "Risponderemo all'ondata reazionaria e sovranista con una tre giorni di incontri e dibattiti sui diritti. Ci saranno attiviste da tutto il mondo"

No al Congresso-vergogna sulla famiglia

Carlotta prende un treno da Milano. Paola si muove da Roma. Giulia a Verona ci vive. Tutte sono parte della rete femminista Non Una Di Meno e tutte parteciperanno alla protesta contro il Congresso mondiale delle famiglie (Wcf), l’appuntamento che riunisce movimenti anti-abortisti, anti-femministi e anti-Lgbtqi di tutto il mondo. Una tre giorni, dal 29 al 31 marzo, di convegni, incontri, dibattiti e presentazioni in piazza organizzata per parlare di diritti delle donne e rispondere politicamente, e personalmente, alle tematiche affrontate dal World Congress of Families.

Il Wcf arriva quest’anno alla sua tredicesima edizione. La prima volta si era tenuto a Praga nel 1997, l’ultima era stata organizzata a Madrid nel 2012. È il più importante meeting internazionale di gruppi no-choice e contro le soggettività lesbiche, gay e trans. I gruppi che si identificano con la sua ideologia promuovono la famiglia eteropatriarcale come la sola unione possibile e si esprimono contro l’aborto e la libertà di scelta delle donne, contro i diritti riproduttivi e lgbtqi, contro i matrimoni gay e contro il divorzio, gli studi di genere e l’immigrazione.

“Quando è stato annunciato il Congresso, il nodo territoriale di Non Una Di Meno si è sentito subito chiamato in causa. Lavoriamo sul territorio da molto tempo: era ottobre e avevamo appena organizzato la reazione contro la mozione per rendere Verona una ‘città a favore della vita’, poi approvata dal consiglio comunale”, spiega  Giulia.

Nell’aula in cui si discuteva, le attiviste di Nudm avevano indossato i vestiti delle ancelle di The Handmaid’s Tale ed erano state allontanate. A “Verona Città Transfemminista”, questo il nome assegnato alla mobilitazione, si è arrivati con un percorso costruito attraverso assemblee pubbliche alle quali hanno partecipato “attiviste e altri movimenti della società civile, 
ognuno con le sue specificità”.

“Abbiamo avuto un grande riscontro anche da parte di persone che non si dicevano esplicitamente attiviste e femministe, come se avessimo creato un percorso. Ma Verona rimane una città difficile. Non è un caso che il Congresso sia organizzato qui, con l’amministrazione comunale che ha alle spalle un percorso politico chiaro”. L’amministrazione è una delle co-organizzatrici del Congresso e il sindaco Federico Sboarina ha messo a disposizione gratuitamente la sede dell’incontro.

Non Una Di Meno ha organizzato un corteo, con partenza sabato dalla stazione di Porta Nuova. E poi convegni e laboratori con ricercatrici europee, performance teatrali, spazi per bambini e bambine, e laboratori in piazza per insegnanti contro sessismo e razzismo.

Sarà proiettato il documentario Aborto le nuove crociate, prodotto dalla tv franco-tedesca Arte, sugli attacchi a livello internazionale alle leggi che regolano l’aborto. “Vogliamo ribattere ai punti che saranno discussi dal Wcf. Abbiamo pensato che se loro rimangono chiusi in un palazzo, noi invece invadiamo la città. E  con noi ci sono attiviste che vengono da tutto il mondo, come Marta Dillon di Ni Una Menos Argentina”.

E dalla Polonia, Croazia, Regno Unito, Paesi Bassi. Dalla Francia e dall’Olanda. Dall’Irlanda, Germania e Bielorussia. “Per rispondere a livello internazionale a un’ondata sovranista, è necessario che i movimenti femministi rafforzino i legami tra loro 
e che discutano insieme le pratiche da adottare”, aggiunge Giulia.

A Verona Paola ci arriva da Roma. Il gruppo territoriale di Nudm parte in pullman e per il viaggio si può fare un’offerta libera. Chi può acquistare uno o più biglietti, li mette a disposizione di chi ne ha bisogno. Come un caffè sospeso. Nella riunione territoriale che si è tenuta la scorsa settimana, sono stati decisi gli slogan e i simboli da usare durante il corteo.

“Domenica a Verona ci sarà un’assemblea internazionale e aperta nella quale interverranno i movimenti femministi di tutto il mondo”, spiega  Paola. “Un’ondata reazionaria e sovranista porta ovunque alla repressione dei diritti delle donne, attaccando i movimenti femministi. Ma c’è una spinta opposta che resiste. Una riorganizzazione transnazionale, una condivisione di percorsi e battaglie, che rende ancora più significativa la dimensione 
che sta assumendo la protesta di Verona”, aggiunge.

Il Congresso di Verona ha ottenuto il patrocinio del ministero per la Famiglia e le Disabilità, della Regione Veneto e del Friuli Venezia Giulia, e della provincia. Saranno presenti il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana e il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. Ma anche il senatore della Lega Simone Pillon e Giorgia Meloni.

“Il Wcf in Italia è in totale continuità con le manovre attuate in diverse città per promuovere la vita, che annullano la possibilità per le donne di abortire”. Per Carlotta, di Nudm-Milano, la posizione del governo è sempre stata chiara: “L’atteggiamento nei confronti delle donne non è una novità. Lo dimostrano prese di posizione come il ddl Pillon sulla riforma del divorzio o  la forma in cui è stato concepito il reddito di cittadinanza. O il sostegno per la famiglia naturale che non riconosce altre forme di unione”, racconta .

“Il Wcf prende di mira anche le soggettività non normate 
e noi opponiamo la forza di un movimento transnazionale di liberazione”. 




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domenica 16 ottobre 2016

No all'invio dei soldati italiani al confine della Russia (Lettonia)


L'articolo 11 della Costituzione recita: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."
Visto e considerando che l'invio di soldati italiani in Lettonia è una provocazione implicita alla Russia, tale azione dovrebbe essere vietata per una nazione che sulla carta costituzionale dice di ripudiare la guerra.
Chiediamo all'unisono che sia ritrattata questa decisione scellerata, che oltre ad esser pericolosa per possibili conflitti, rischia di danneggiarci anche sotto l'aspetto economico, essendo le nostre aziende già penalizzate dalle sanzioni alla Russia. 


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lunedì 23 maggio 2016

Le ragioni del NO alla riforma costituzionale



Le ragioni del NO alla riforma costituzionale

I Giuristi Democratici vogliono offrire un contributo informativo e formativo rivolto alla società per far meglio comprendere i rischi che l'approvazione della riforma della Costituzione produrrebbe sulla democrazia nel nostro Paese. 
Abbiamo pensato a un opuscolo, snello e sintetico, che evidenzi a tutti le principali conseguenze negative a danno della democrazia che deriverebbero dalla riforma. 

Negli allegati l'opuscolo


L'opuscolo potrà essere utilizzato e diffuso da tutti coloro che ne vorranno approfittare, non solo, dunque, dalle sedi locali dell'Associazione, ma anche da chiunque sia interessato alla diffusione del testo. 

ATTENZIONE: l'allegato contenente la versione opuscolo va stampato in modalità fronte/retro con modalità "blocco"e poi piegato a metà - l'allegato versione lettura web è un normale documento.


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martedì 10 maggio 2016

Referendum: Le 10 idee dei sostenitori del "SI"



Referendum: 
Le 10 idee dei sostenitori del "SI" alla riforma Boschi

Al referendum si vota per abolire il Senato».

Falso. Il Senato, seppur ridotto di poteri e per numero di senatori, continuerà a esistere, nello stesso 
Palazzo in cui si trova. Sembra ovvio, ma solo pochi giorni fa una tivù nazionale ha mostrato un cartello secondo il quale si sarebbe votato «per abolire il Senato». Lo stesso Renzi oggi a Firenze ha detto testualmente che «non esisteranno più i senatori», un'evidente falsità.

2. «Con la riforma si faranno le leggi più in fretta».

Falso. A parte le materie in cui il Senato mantiene funzione legislativa paritaria ("leggi bicamerali"), negli altri casi il Senato può proporre modifiche per una seconda lettura alla Camera e in molti casi la Camera, per approvare le leggi senza conformarsi al parere del Senato, deve poi riapprovarle a 
maggioranza assoluta dei suoi componenti (non basta quella dei presenti in aula). In tutto, sono una 
decina le diverse modalità possibili di approvazione di una legge. Il che porterà non solo a una serie di rimpalli, ma soprattutto a conflitti sulla tipologia a cui appartiene una proposta di legge,
 quindi sul suo iter.


3. «Il nuovo Senato abbatterà i costi della politica».

Parzialmente falso e di sicuro molto esagerato. I risparmi consistono nel fatto che i nuovi senatori (in 
quanto consiglieri regionali o sindaci) non saranno pagati per le loro funzioni senatoriali, ma avranno 
comunque le spese di trasferta a Roma dalle Regioni di provenienza e probabili forme di rimborso. Il 
personale di palazzo Madama che non resterà al Senato verrà trasferito. Si calcola ottimisticamente che il risparmio sulle spese oggi a carico di Palazzo Madama sarà di circa il 20 per cento rispetto alle spese attuali. Una riforma che avesse avuto come obiettivo il risparmio sui costi della politica avrebbe potuto dimezzare il numero complessivo dei parlamentari (315 deputati e 150 senatori, totale 450) ottenendo risparmi molto maggiori. Con questa riforma i parlamentari stipendiati restano infatti 630 (i deputati), più i rimborsi e le trasferte a Roma dei 100 senatori.


4. «Il nuovo Senato non sbilancia i contrappesi democratici».

Falso, se combinato con l'Italicum. La legge elettorale per la Camera (Italicum) assegna al partito 
vincente e al suo leader il controllo di 340 seggi. Data l'assenza di un'altra Camera con funzioni 
legislative altrettanto forti, ne consegue un accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del 
premier. Inoltre nelle elezioni in seduta comune con i senatori (ad esempio per la scelta del Presidente della Repubblica e dei membri non togati del Csm) questo meccanismo consegna al premier un potere molto maggiore. La possibilità che il Quirinale diventi un'espressione più diretta della sola maggioranza rende a sua volta maggiori i poteri del premier anche nell'elezione dei giudici della Consulta: la maggioranza di governo ne esprimerebbe direttamente 3 (tramite la Camera) e altri 5 attraverso il Presidente della Repubblica (se questi fosse espressione della sola maggioranza), più altri 2 se la maggioranza al Senato è la stessa che c'è alla Camera. Quindi su 15 giudici della Consulta un numero tra 8 e 10 (su 15) rischia di essere scelto direttamente o indirettamente
 dalla maggioranza di governo.


5. «Con il nuovo Senato ci sarà più stabilità».

Potenzialmente falso. La maggiore stabilità c'è se al ballottaggio per la Camera vince lo stesso partito 
che ha già la maggioranza al Senato, il che non è scontato. Ad esempio, se nascesse domani, il Senato previsto dalla riforma Boschi sarebbe a grande maggioranza Pd (in quanto eletto dai consigli regionali quasi tutti Pd) ma se poi al ballottaggio per la Camera vincesse il Centrodestra o il M5S si creerebbe una conflittualità perenne tra Camera e Senato.


6. «Il nuovo Senato ricalca il modello tedesco».

Falso. In Germania i membri del Bundesrat sono vincolati al mandato ricevuto dai governi dei Länder di provenienza. In altre parole, devono votare come deciso dai loro Länder e così ne rispecchiano la volontà, ne sono espressione diretta: in modo da costituire un contrappeso federale e locale al potere 
centrale. Secondo la riforma Boschi, invece, i senatori non hanno alcun vincolo di mandato rispetto alla regione di provenienza, quindi non ne esprimono le volontà: sono solo espressioni dello loro 
appartenenze politico-partitiche.


7. «Il nuovo Senato aumenta la rappresentanza locale quindi il federalismo»

Falso. Al contrario, la riforma Boschi toglie alle regioni molti margini legislativi e ne riduce autonomia (salvo le Regioni a Statuto speciale). L'ambiguità del testo e il rimando a leggi ordinarie aumenterà inoltre il contenzioso tra Stato e Regioni.


8. «La Costituzione è uguale da 70 anni, basta!».

Falso. Dal 1948 a oggi la Costituzione è già stata modificata diverse volte anche su questioni importanti: dall'istituzione delle Regioni al pareggio di bilancio, dal Titolo V sulla struttura dello Stato fino all'abolizione completa della pena di morte. Si può discutere se una modifica è o è stata un 
miglioramento, ma è difficile sostenere che la Costituzione italiana sia inerte
 e uguale a se stessa da 70 anni.


9. «Se vincono i no Renzi si dimette e sarà il caos».

Falso e ricattatorio. Non è costituzionalmente un referendum su Renzi: nessuno lo obbliga a dimettersi se vincono i no. Quello che sta facendo il premier è quindi un ricatto politico che distorce il voto su una cosa più importante di qualsiasi premier "pro tempore", cioé la Costituzione. I premier passano, la Costituzione li trascende. In ogni caso, anche se Renzi si dimettesse, il presidente Mattarella potrebbe dare un altro incarico per terminare la legislatura, che del resto ha già avuto un altro governo con la stessa maggioranza prima che ci fosse quello di Renzi.


10. «Questo referendum è la scelta tra l'Italia che dice sì al futuro e l'Italia che sa dire solo no»

Falso. Questo referendum è solo la scelta tra chi ritiene che la riforma Boschi sia migliorativa della 
Carta attuale e chi ritiene che sia peggiorativa. La formuletta mediatica "Italia dei sì contro Italia dei no" è, di nuovo, svilente rispetto alla rilevanza della Costituzione, legge fondamentale del nostro vivere comune che non ha nulla a che fare con la narrazione renziana, con la presunta o reale modernità del premier. Allo stesso modo, questo referendum non ingabbia chi è contrario alla riforma Boschi tra quanti ritengono immodificabile e non migliorabile la Costituzione: semplicemente, chi vota no ritiene che queste modifiche non siano migliorative ma
 (nel loro complesso e fatto il bilancio) prevalentemente peggiorative.

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venerdì 1 novembre 2013

RIDO - PIANGO: Eliminiamo la Carta o No


Eliminiamo la Carta o No




GUARDA IL VIDEO E CAPIRAI
RIDO - PIANGO: Eliminiamo la Carta o No: GUARDA IL VIDEO E CAPIRAI . . . leggi anche  http://cipiri.blogspot.it/2013/08/imagomundi-la-parola-di-quelo.htm...

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sabato 27 aprile 2013

ENRICO LETTA : i NO al suo governo


IL NO IN ASSOLUTO DEL MOVIMENTO 5 STELLE.
Beppe Grillo attacca dal web la formazione del nuovo esecutivo.
'Il governo che sta nascendo è un'ammucchiata degna del miglior bunga bunga. Tutti passivi tranne uno che di bunga bunga se ne intende. Una mescolanza che sconfina nell'incesto, lettiana, che ha in sé il profumo di famiglia, da Mulino Bianco dell'Inciucio'. Lo scrive Grillo sul suo blog.
'Zio e Nipote Letta si sono alternati come sottosegretari alla presidenza del Consiglio negli ultimi vent'anni. Cambiava il presidente, ma la famiglia Letta era sempre presente. A garanzia di chi? E' una coincidenza singolare questa successione monarchica. Una famiglia di predestinati', si legge ancora.
'L'esultanza dei giornali e delle televisioni per l'ammucchiata di regime è propria dei servi che hanno conservato il posto di lavoro. I partiti hanno evitato una Caporetto e si sono rinchiusi in un bunker, tutti assieme appassionatamente, ormai è amore - prosegue - Coloro che si insultavano in campagna elettorale 'Comunisti!', 'Mai con Berlusconi!' si sono infilati insieme sotto le coperte pur di non dover rendere conto alla Nazione del loro fallimento. Il governo minestrone avrà i peggiori odori e sapori della Seconda Repubblica e qualche resto avariato della Prima, come Amato, il tesoriere di Craxi. Pietanze che solo le televisioni riescono a far digerire'.
Assente ieri alle Consultazioni con il premier incaricato Enrico Letta, il leader del Movimento 5 Stelle ha tuonato a distanza con un commento apparso sul suo sito: 'Con questi non ci mescoleremo mai. Questa casta ha ucciso la democrazia in questo Paese'.
'Con la nomina a presidente del Consiglio di un membro di bildeberg il 25 aprile è morto. E' quanto scritto sul blog di Beppe Grillo. Se 'il 25 aprile è morto', allora 'oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere'. Così Beppe Grillo nell'intervento sul suo blog sul 25 aprile e sui contrasti sulla linea da tenere sulle celebrazioni della ricorrenza.
'Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bildeberg il 25 aprile è morto, nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto - è scritto sul sito di Grillo - nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti il 25 aprile è morto, nell'informazione corrotta il 25 aprile è morto, nel tradimento della Costituzione il 25 aprile è morto, nell'inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto, nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto, nell'abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto, nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto - prosegue il blog -nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto, nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto, nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto, nelle ingerenze straniere il 25 aprile è morto, nella perdita della nostra sovranità monetaria, politica, territoriale il 25 aprile è morto, nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto, nella Repubblica nelle mani di Berlusconi, 77 anni, e Napolitano, 88 anni, il 25 aprile è morto, nei processi mai celebrati allo 'statista' Berlusconi il 25 aprile è morto, nella trattativa Stato - mafia i cui responsabili non sono stati giudicati dopo vent'anni il 25 aprile è morto, nel milione e mezzo di giovani emigrati in questi anni per mancanza di lavoro il 25 aprile è morto, nell'indifferenza di troppi italiani che avranno presto un brusco risveglio il 25 aprile è morto. Oggi evitiamo di parlarne, di celebrarlo, restiamo in silenzio con il rispetto dovuto ai defunti. Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere'.


IL NO DI SINISTRA E LIBERTA'
'Abbiamo spiegato le ragioni della nostra opposizione a quello che si preannuncia essere un governo di larghe intese'.Nichi Vendola al termine dell'incontro con il Presidente del consiglio incaricato Enrico Letta, conferma il no di Sel all'esecutivo sottolineando che le larghe intese 'sono la risposta sbagliata al fatto epocale della richiesta di cambiamento'.
'Abbiamo rivolto un augurio sincero di buon lavoro ad Enrico Letta'. Nichi Vendola, nel ribadire che Sel resterà all'opposizione, sottolinea però come non vi sia 'nessuna ostilita' nei confronti della persona' del presidente del Consiglio incaricato. Inoltre, aggiunge, 'la nostra opposizione non significa regredire verso forme di populismo'.
Anche perché, conclude, se il governo dovesse nascere', deve dare risposte certe sui temi della cassa integrazione in deroga, degli esodati, della crisi sociale e del negoziato con l'Europa per ridiscutere in radice le politiche di austerity. 'Il Cln era un luogo in cui convivevano diversità straordinariamente lontane e per certi versi inconciliabili.
Solo un soggetto non c'era: i fascisti', Vendola, rispondendo ad una domanda sul 25 aprile al termine delle consultazioni con Enrico Letta, accosta l'antifascismo all'antiberlusconismo. 'Ecco, se avessimo dovuto ispirarci a quella esperienza - osserva Vendola - erano altri gli alleati da cercare visto che il nostro tema è uscire dal ciclo del berlusconismo'.


IL NO DELLA LEGA.
'Soddisfazione perché l' incarico non è stato dato alle persone sui c'era la nostra netta e totale pregiudiziale contrarietà'. Lo afferma Roberto Maroni segretario della Lega Nord, al termine dell'incontro con il premier incaricato Enrico Letta. Maroni pone tre condizioni (macroregione, risorse per il 75 per cento al nord e sistema federale) per entrare in maggioranza. 'Attendiamo di sapere se saranno punti del governo se no staremo all'opposizione, concreta non ideologica che con il governo vuole sviluppare un rapporto dialettico'.
'Attendiamo il discorso del premier incaricato ma mi pare di poter dire che noi staremo all'opposizione, siamo su questa posizione di stimolo'.
'Ho trovato Letta molto determinato e concreto e consapevole che se il suo tentativo fallisce si va alle elezioni anticipate'.
La Lega, ha spiegato ancora Maroni, non entrerà nel Governo e resterà all'opposizione 'a meno che Letta non accetti i nostri punti programmatici'.
''Abbiamo ribadito l'intenzione di non dare la fiducia'' al governo perché ''non crediamo nelle fusione a freddo'' e abbiamo il dubbio che sarà una riedizione del governo Monti.
''Ciononostante abbiamo esposto la nostra disponibilità alla collaborazione sui temi che fanno parte del nostro programma, a cominciare dal lavoro, e che risolvano i problemi del Paese''.
Cosi' Guido Crosetto, cofondatore di Fratelli d'Italia, al termine dell'incontro con Enrico Letta.


CHI E' ENRICO LETTA.
Nato a Pisa nel 1966, Enrico Letta ha già alle spalle una lunga esperienza di governo.
Ministro per le Politiche Comunitarie dal 1998 al 1999 con il governo guidato da Massimo D'Alema, nel dicembre del '99 fu promosso al Ministero dell'Industria, Commercio e Artigianato, incarico ricoperto anche durante il successivo governo Amato.
Al ritorno al potere del centrosinistra, con Prodi nel 2006, fu nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Due anni dopo, caduto l'esecutivo, restituì la carica allo zio Gianni Letta, esponente di spicco del Pdl e da sempre braccio destro di Silvio Berlusconi (nella foto il passaggio di consegne).
Nel 2007, Letta si candidò alla segreteria del neonato Partito Democratico giungendo terzo dopo Walter Veltroni e Rosy Bindi.
Nella sua carriera politica, Enrico Letta ha vissuto da protagonista tutta l'evoluzione della sinistra Dc passando per il Partito Popolare, la Margherita e il Partito Democratico.
Del Pd, Enrico Letta è vicesegretario dal 2009.


leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2013/04/enrico-letta-due-cablo-di-wikileaks.html
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mercoledì 3 aprile 2013

PERCHE' DEL NO ALLA FIDUCIA A BERSANI



I PERCHE' DEL NO ALLA FIDUCIA A BERSANI

Perché di reddito di cittadinanza non ne ha mai parlato finchè non l’ha tirato fuori il M5S
Perché non ha mai fatto una serie legge anticorruzione
Perché non ha mai abolito il finanziamento ai giornali
Perché ha approvato l’IMU
Perché non ha mai abolito le provincie
Perché ci ha regalato la tassa da 4 miliardi servita a pagare i conti di Monte dei Paschi di Siena
Perché non ha mai fatto la legge sul conflitto di interessi
Perché ha votato e difeso ratifiche di trattati come il Fiscal Compact e il Mes
Perché si sono accorti solo dopo venti anni che una legge del '57 rende incandidabile qualcuno
Perchè è quello di: “I rimborsi elettorali ci vogliono, se no non sopravviviamo.”
Perché il Tav e’ il progresso...
Perché copia le parlamentarie ma riserva i posti chiave per le solite Bindi & Co.
Perché è quello di "abbiamo una banca",
Perché è quello di Prodi che ci ha portato nell'Euro
Perché "il Lodo Alfano non e’ un nostro problema, non e’ la priorita’"
Perché é quello dell'indulto...
Perché non ha cancellato le leggi ad personam
Perché ha contribuito al finanziamento delle missioni di “guerra”
Perché i bombardieri f35 servono per le missioni di pace...
Perché Violante che asseriva candidamente in aula che Berlusconi sapeva che non sarebbero state toccate le sue televisioni sta nel suo partito
Perché non ha mai fatto una legge sul conflitto d interessi
Perché è complici della "Bicamerale" e di aver fatto da stampella a Berlusconi in tutto questi anni
Perché 32 parlamentari del PD erano assenti quando si votava la fiducia x lo scudo fiscale, ne bastavano 20
Perché non hanno mai cambiato la legge elettorale né reintrodotto la preferenza
Perché ha avallato le politiche a-sociali del governo Monti
Perché hanno detto si' alle pensioni a 67 anni
Perché Bersani si scagliò contro l’ordine dei medici dell’Emilia, rei di aver chiesto una moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori
Perché ha sostenuto la gestione privata dell'acqua, dei rifiuti e del trasporto pubblico a favore di investitori privati e a discapito dei cittadini
Perché ha collaborato alla sottrazione di risorse alla scuola pubblica, mantenendo i finanziamenti alla scuola privata


Perché: 
Non puoi risolvere un problema 
con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo
 (A. Einstein)


 Non c'è pace nel Movimento 5 Stelle dove stavolta, secondo quanto si apprende, la grana riguarda il capogruppo grillino al Senato Vito Crimi, il quale ieri sera su Facebook, alle undici di sera, ha messo nero su bianco parole inequivocabili che hanno creato un putiferio. Con tanto di smentita oggi di Beppe Grillo sul suo blog.

Le parole incriminate scritte da Crimi erano quasi un via libera a Bersani, seppur sfiduciato. «Forse poteva essere intrapresa una strada mai percorsa prima - scrive Crimi - e cioè di affidare il governo a Bersani che con i suoi ministri poteva presentarsi al Parlamento e qualora non avesse ricevuto la fiducia poteva continuare, alla stregua dell'attuale governo Monti, senza la fiducia ma solo per gli affari ordinari. Almeno sarebbe stato rappresentativo di una maggioranza relativa e non di una strettissima minoranza come il governo Monti in regime di prorogatio».

In pratica, ha sostenuto, sarebbe stato meglio un governo Bersani piuttosto che l'attuale governo Monti. Grillo ha postato sul suo blog un chiarimento della linea di M5S ribadendo il no a una fiducia a qualunque governo, politico o pseudo-tecnico. E ha sostenuto: «Bersani non è meglio di Monti, è semplicemente uguale a Monti, di cui ha sostenuto la politica da motofalciatrice dell'economia».

Punto e basta. Il leader 5 Stelle ha "sfiduciato" in questo caso il suo capogruppo al Senato. Ma secondo quanto viene riferito in ambienti grillini, non è solo Grillo ad essersi irritato ma anche molti dei suoi. Il problema, spiegano, è che bisogna "tarare" la comunicazione a 5 stelle. «Stavolta Crimi dovrebbe smentire se stesso», racconta un esponente grillino, dal momento che è stato lui a scrivere di suo pugno queste parole e non può prendersela con la stampa, come è già accaduto in passato. Alcuni però credono nella sua buonafede: «In realtà si è solo incartato con le parole», sostengono.

ULTIMISSIME

Alessandro Di Battista

Diamo qualche info importante ragazzi. Da quando siamo entrati in Parlamento abbiamo chiesto a gran voce di iniziare a lavorare il prima possibile, ovvero di far partire il lavoro nelle Commissioni (le commissioni sono dei picco
li parlamenti dove si discute delle leggi che alla fine arrivano in aula). Ci hanno dato degli irresponsabili ("prima bisogna fare il Governo") degli stupidi ("e come si fa a lavorare senza Governo?") e degli ignoranti ("la costituzione non lo prevede"). Abbiamo insistito e avevamo ragione. Anche Napolitano (prima di presentarci l'orribile lista dei saggi per caso - molti dei quali berlusconiani inconsapevoli, altri consapevolissimi) ci ha dato ragione. E ci da ragione anche l'art. 72 della costituzione che dice che le commissioni devono essere “composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari”. Questa, evidentemente, e' una condizione attualmente esistente. La Costituzione non dice da nessuna parte che prima di aprire le commissioni va formato un Governo. Poi ci da ragione la storia, nessun giornalista (se qualcuno lo ha fatto chiedo scusa) ha citato dei precedenti ma lo facciamo noi: nel 1976, nel 1979 e nel 1992 si è proceduto alla formazione delle commissioni parlamentari prima che il governo fosse nominato ed entrasse nel pieno dei suoi poteri. In particolare nel 1979 le commissioni furono convocate il 10 luglio, l’incarico per la formazione del governo fu affidato il 4 agosto e il dibattito parlamentare per la sua formazione si concluse il 12 agosto. Nel 1992, invece, le date furono le seguenti: convocazione delle commissioni il 17 giugno, incarico il 28 giugno, conclusione del dibattito parlamentare, con conseguente fiducia, il 4 luglio. CHIARIAMOCI, il Governo è un soggetto ed un interlocutore istituzionale fondamentale per il processo legislativo e l’attività delle Commissioni, in assenza dello stesso, è di fatto estremamente limitata. Ciononostante intanto PARTIAMO, portiamoci avanti con il lavoro, produciamo leggi, si puo' fare. Noi lo chiediamo da tempo, ora inizia a chiederlo anche SEL e oggi, in Transatlantico (la bella sala rettangolare di Montecitorio davanti alle porte di accesso all'Aula) ho parlato con diversi deputati e deputate del PD che mi hanno detto di essere d'accordo. E allora avanti, siete giovani anche voi, tirate fuori il coraggio e pretendete dalla Presidente Boldrini di aprire i lavori in commissione immediatamente. Buona notte ragazzi, stacco e mi riposo un po'. A riveder le stelle!



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sabato 10 novembre 2012

LINKS: No alla modifica della Legge Elettorale con premio...


No alla modifica della Legge Elettorale con premio al 42,5%



No alla modifica della Legge Elettorale con premio al 42,5%
FIRMA QUI
 E ora, di fronte al colpo di Stato del cambiamento della legge elettorale in corsa e al tetto del 42,5% per il premio di maggioranza per impedire a tavolino la possibile vittoria del M5S e replicare il Monti bis, la UE tace. Chissà forse ci farà una multa per divieto di sosta a Montecitorio. La Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto ha sancito nel 2003 che "gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l'elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria". C'è del marcio a Bruxelles. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere. 
leggi di piu' ---
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venerdì 19 ottobre 2012

LINKS: No alle cattedre di 24 ore

No alle cattedre di 24 ore


No alle cattedre di 24 ore. Fermiamo il ministro Profumo

La proposta di Profumo di aumentare il numero delle ore di insegnamento da 18 a 24 è perniciosa e creerà ulteriore scompiglio nelle vite di migliaia e migliaia di famiglie di docenti e di studenti.
Non si tratta soltanto di un ennesimo attacco al salario (l'aumento delle ore, infatti, non equivarrebbe a un aumento dello stipendio mensile!). Se dovesse passare il piano che il Ministro dell'Istruzione ha intenzione di proporre, le condizioni di lavoro degli insegnanti di ruolo diventerebbero a dir poco disumane.
Facciamo un esempio...
 LEGGI TUTTO E FIRMA
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venerdì 6 luglio 2012

NO al cacciabombardiere F-35, Taglia le ali alle armi



Quello del caccia F-35 è un programma che ad oggi ci è costato già 2,7 miliardi di euro ne costerà - in caso di acquisto di 131 aerei - almeno altri 15 solo per l’acquisto dei velivoli, che potrebbero scendere a 10 miliardi con una riduzione a 90 (il prezzo unitario si alzerà, secondo l'azienda produttrice Lockheed Martin). Complessivamente arriveremo arrivando ad un impatto tra i 15 e i 20 miliardi nei prossimi anni. Senza contare il mantenimento successivo di tali velivoli.
dossier Siamo quindi in gioco, come partner privilegiato, nel più grande progetto aeronautico militare della storia, costellato di problemi, sprechi e budget sempre in crescita, mentre diversi altri paesi partecipanti - tra cui Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Danimarca e gli stessi Stati Uniti capofila! - hanno sollevato dubbi e rivisto la propria partecipazione. In questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per tutti i settori della nostra società, diviene perciò importante effettuare pressione sul Governo italiano affinché decida di rivedere la propria intenzione verso l’acquisto degli F-35, scegliendo altre strade più necessarie ed efficaci sia nell’utilizzo dei fondi (verso investimenti sociali) sia nella costruzione di un nuovo modello di difesa. L'esempio del programma Joint Strike Fighter deve quindi servire come emblema degli alti sprechi legati alle spese militari e della necessità di un forte taglio delle stesse verso nuovi investimenti più giusti, sensati, produttivi.
Per questo noi diciamo:
NO allo spreco di risorse per aerei da guerra sovradimensionati e contrari allo spirito della nostra Costituzione
SI all’utilizzo di questi ingenti risorse per le necessità vere del paese: rilancio dell’economia, ricostruzione dei luoghi colpiti da disastri naturali, sostegno all’occupazione
NO alla partecipazione ad un programma fallimentare anche nell’efficienza: il costo per velivolo è già passato (prima della produzione definitiva) da 80 milioni di dollari a 130 milioni di dollari (dati medi sulle tre tipologie)
SI all’investimento delle stesse risorse per nuove scuole, nuovi asili, un sostegno vero all’occupazione, l’investimento per la ricerca e l’Università, il miglioramento delle condizioni di cura sanitaria nel nostro Paese
NO al programmi militari pluriennali e mastodontici, pensati per contesti diversi (in questo caso la guerra fredda) ed incapaci garantire Pace e sicurezza
SI all’utilizzo delle risorse umane del nostro Governo e delle nostre Forze Armate non per il vantaggio commerciale dell’industria bellica, ma per la costruzione di vera sicurezza per l’Italia
NO al soggiacere delle scelte politiche agli interessi economici particolari dell’industria a produzione militare e dei vantaggi che essa crea per pochi strati di privilegiati
SI al ripensamento della nostra difesa nazionale come strumento a servizio di tutta la società e non come sacca di privilegi e potere

Aderisci:

Scarica il modulo per la raccolta di firme cartacee


http://www.disarmo.org/nof35/

 http://cipiri.blogspot.it/2011/12/la-storia-dei-cacciabombardieri-f-35.html
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martedì 24 gennaio 2012

NO ai caccia F-35




 Un mese di mobilitazione per dire NO ai caccia F-35

Il mese di Febbraio 2012 sarà caratterizzato dalle azioni della campagna che culmineranno con una manifestazione a Roma di “consegna delle firme” al Governo.

Dal 7 febbraio associazioni e gruppi locali si attiveranno a sostegno della campagna "Taglia le ali alle armi" promossa da Sbilanciamoci!, Tavola della Pace e Rete Italiana per il Disarmo con il sostegno di Unimondo, GrilloNews e Science for Peace per chiedere al nostro Governo di non procedere all'acquisto di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighter F-35.
La data di inizio di questa nuova fase della campagna, che è attiva del 2009 e già ha raccolto oltre 45.000 adesioni, non è scelta a caso: "In quello stesso giorno nel 2007 il sottosegretario Forcieri firmava l'accordo per la partecipazione alla seconda fase del programma - sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo - in cui si mettevano le basi anche per il successivo acquisto. Ma senza prevedere, come recentemente è stato dimostrato, alcuna penale prima della firma di un nuovo contratto: qualcosa che non è mai avvenuto e che ci permetterebbe ancora un dietro-front"
Proprio quanto chiedono le realtà promotrici della campagna, che sottolineano gli enormi costi che avrebbe per il nostro paese una tale decisione (almeno 15 miliardi per l'acquisto e circa il triplo considerando anche il successivo mantenimento) in una fase di crisi economica che impone grossi sacrifici a tutti gli italiani.
“In un momento di grave crisi per tutto il Paese troviamo fuori luogo che il Ministro-Ammiraglio Di Paola nei suoi monologhi televisivi continui imperterrito a difendere l’F-35, promettendo al massimo qualche sforbiciata – precisa a riguardo Massimo Paolicelli della Rete Italiana per il Disarmo - Parlare di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale vuol dire non tenere in considerazione i rilievi negativi dello stesso Pentagono ed i ripensamenti di molti paesi partner nel progetto”. Sono infatti diverse che denunciano il continuo lievitare dei costi a causa dei tempi di sviluppo e produzione che si allungano per mettere mano ai forti deficit qualitativi dell’aereo. Chi oggi dovesse firmare il contratto per l’acquisto dell’F-35 si assume la forte responsabilità di gettare al vento ingenti somme di denaro pubblico. “Che motivo abbiamo per farlo? Per la velleità di alcuni Generali di spacciare l'Italia per media potenza militare industriale, violando palesemente il dettato della nostra Costituzione”, conclude Paolicelli.
La campagna “Taglia le ali alle armi” è disponibile in qualunque sede ad un confronto con il Ministro Di Paola e i funzionari del Ministero della Difesa sui dati e sulle prospettive del programma F-35
Gli stessi soldi stanziati per i caccia potrebbero essere impiegati in mille altri modi più utili sia economicamente che socialmente. “Con i 15 miliardi da spendere per gli F-35 potremmo costruire 45mila asili nido pubblici, creando oltre 200mila posti di lavoro – sottolinea Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! - oppure mettere in sicurezza le oltre 13mila scuole italiane che non rispettano le norme antisismiche e quelle antincendio”; anche in questo caso il risultato sarebbe positivo anche sul fronte economico con nuove opportunità per moltissime imprese e decine di migliaia di posti di lavoro creati.
Le giornate di sostegno alla campagna (che si annunciano numerose e creative) culmineranno poi nella data del 25 febbraio, scelta come giornata delle "100 piazze d'Italia contro i caccia F-35".
“Il primo obiettivo di questa nuova mobilitazione è spingere il Parlamento e ogni singolo parlamentare a discutere in modo aperto e trasparente sugli F-35. L'appello lanciato dalla Marcia Perugia-Assisi dello scorso 25 settembre non deve cadere nel vuoto – ricorda Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace - Il Parlamento deve impedire innanzitutto che si crei il fatto compiuto. L'Italia non può permettersi oggi di impegnare ulteriori 15 miliardi di euro, oltre ai quasi 3 già spesi, per l'acquisto e il mantenimento di questi bombardieri, senza che ci sia un chiaro e onesto dibattito pubblico sulle esigenze e le priorità a cui dobbiamo rispondere”.
In maniera simbolica l'avvio della mobilitazione è stato dato nel fine settimana a Verona, dal palco che ha ospitato la festa per il 50° anniversario del Movimento Nonviolento. "La costruzione di un avvenire di nonviolenza parte anche da scelte concrete di disarmo e riduzione delle spese militari - sottolinea Mao Valpiana presidente dell'associazione fondata da Aldo Capitini - ed è quindi naturale che chi lavora quotidianamente in questa prospettiva di costruzione della pace sia tra i primi a muoversi contro questo mastodontico progetto d'armamento costosissimo, contrario allo spirito della nostra Costituzione e forse anche inutile militarmente".
L'invito che la campagna lancia a tutti i gruppi locali impegnati su questi temi è quindi quello di organizzare momenti di informazione e raccolta firme, cercando anche di coinvolgere gli Enti Locali nell'approvazione di una mozione di sostegno alla mobilitazione.

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Tutte le informazioni sulla campagna si possono trovare sui siti delle organizzazioni promotrici:
www.perlapace.it (Tavola della Pace) – www.sbilanciamoci.org (Campagna Sbilanciamoci!) - www.disarmo.org (Rete Italiana per il Disarmo)

La petizione online (con i dettagli per la raccolta di firme cartacee) è invece raggiungibile all'indirizzo www.disarmo.org/nof35


***
Per contatti stampa
Rete Italiana per il Disarmo: segreteria@disarmo.org – 328/3399267

Tavola della Pace - Ufficio Stampa: Floriana Lenti 338/4770151
stampa@perlapace.it 075/5734830 - Fax 075/5739337

Sbilanciamoci! - Ufficio Stampa: 06/8841880 info@sbilanciamoci.org

Link dove firmare
http://www.peacelink.it/
campagne/person.php?id=82&id_topic=37

Link informazioni sulla campagna
http://www.disarmo.org/
rete/a/34753.html

Il PD del Trentino contro gli F35
http://www.perlapace.it/
index.php?id_article=7693

Palermo dice no agli F35
http://www.perlapace.it/
index.php?id_article=7712

L'evento di NOI
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La nostra adesione
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