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mercoledì 11 dicembre 2013

“Bruciate i libri!”, l’incredibile assalto dei forconi


“Bruciate i libri!”, l’incredibile assalto targato “forconi” alla libreria Ubik

Quanto accaduto ieri pomeriggio alla libreria Ubik di Savona sta facendo il giro del Web, tra attestati di solidarietà, commenti indignati e preoccupazione. Quanto accaduto è stato denunciato dalla stessa Ubik con un post su Facebook, subito dopo l’accaduto (ben oltre 4 mila le condivisioni): «Alcuni manifestanti della protesta dei “Forconi” (un piccolo gruppo di giovani, probabilmente studenti, ndr) un’ora fa sono entrati alla libreria Ubik di Savona, urlando davanti ai clienti “Chiudete la libreria !! Bruciate i libri!!” E’ seguito un battibecco verbale, davanti anche a Andrea Chiovelli giornalista di Savonanews e alla tv dell’Università. La frase “Bruciate i libri!!” fa venire i brividi. Riporta a periodi bui della storia. Speriamo che la protesta si affranchi da chi pare la stia strumentalizzando e orientando in modo violento e quasi eversivo, in stile fascista». La memoria di Stefano Milano, proprietario della libreria, è quindi corso al rogo dei libri nella Berlino nazista del 1933, tant’è che ha illustrato il suo post-denuncia con una foto storica ed emblematica dello stesso rogo.

di ROBERTO PAVANELLO
http://www.lastampa.it/2013/12/11/edizioni/savona/bruciate-i-libri-lincredibile-assalto-targato-forconi-alla-libreria-ubik-SL7ANp2RGbnuMiVFV4Et0M/pagina.html


E' arrivato in piazza a bordo di una Jaguar Danilo Calvani, il leader del Movimento nazionale 9 dicembre.
Ha urlato la sua rabbia e quella dei suoi sostenitori contro il governo che strozza gli italiani con una pioggia di tasse, incendiato la piazza ordinando "lotta ad oltranza". Poi è risalito sull'auto ed è ripartito.
 Ma perché lei viaggia su un'auto così costosa? Calvani ha risposto: "Non è mia" (testo di Marco Preve) (ansa)


Ma dove erano questi forconi  quando mr DUDU' , 


PARLAVA DEL KULO DELLA MERKEL , 


o dava dell' abbronzato a Obama ???


 Chi ha rovinato il paese negli ultimi vent'anni 


ora appoggia quelli che si lamentano delle 


rovine da lui provocate



Creare il Danno e la Protesta 



 Ecco la FORZA DI DUDU' .


Come ha distrutto il Paese

 Berlusconi con i suoi alleati
Una storia di vera dittatura mediatica spiegata e ricostruita dai giornalisti stranieri.

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Documentario USA su Berlusconi censurato in Italia.
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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

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mercoledì 6 aprile 2011

Nigeria - Un nuovo assalto agli impianti dell'Eni


Nigeria: Un nuovo assalto agli impianti dell'Eni, ma chi ha cominciato?

La prima conferma dell’attacco arriva in serata da una fonte delle Forze di Sicurezza, che precisa che non ci sono vittime.
 L’esercito, nonostante i molti testimoni delle esplosioni, per tutta la giornata aveva negato l’accaduto. In serata, un portavoce militare ha dichiarato che dietro le esplosioni, avvenute nella stazione di pompaggio dell’Agip-Eni di Clough Creek nello Stato di Bayelsa, ci sono “motivazioni politiche”. “C’è stata un’esplosione nella flowstation dell’AGIP di Clough Creek la notte scorsa”, ha detto alla Reuters Timothy Antigha, portavoce della Joint Tak Force (JTF) responsabile della sicurezza nella vasta regione ricca di petrolio. “Finora sembra che alcuni ragazzi della comunità locale potrebbero essere statio i responsabili dell’esplosione ma stiamo ancora indagando”, ha aggiunto Antigha. La versione fornita dalla JTF viene però contraddetta da diverse agenzie di stampa e dalla stessa ENI secondo cui, la stazione di pompaggio dell’Agip a Clough Creek, nel delta del Niger è stata assaltata da un commando di uomini armati.
Il comunicato diffuso dal Mend rivendica l’attentato alla Flow-Station del ENI- Agip in contrasto con le smentite del portavoce della JTF dello stato di Bayelsa . “Il Movimento per l’Emancipazione del Delta del Niger (Mend) conferma che l’attacco alla stazione petrolifera Agip di Clough Creek,” nelle tarde ore di Martedì 15 Marzo 2011 “è stata effettuata dai nostri combattenti. Questo nostro attacco segna l’inizio della campagna che avevamo promesso contro l’industria petrolifera. Questo attacco e attacchi simili agli oleodotti e alle stazioni di pompaggio che si avranno entro i prossimi giorni è un promemoria per il governo nigeriano e l’ opinione pubblica di non sottovalutare le nostre minacce. Ancora una volta, ribadiamo la nostra volontà di evitare vittime civili e di nuovo fortemente avvertiamo il pubblico di stare alla larga da ogni tipo di evento politico o riunioni di qualsiasi tipo perchè il peggio deve ancora venire. La lotta per la liberazione del Delta del Niger è solo all’inizio. La vostra multinazionale arma il governo nigeriano fornendo elicotteri da guerra all’esercito. Gli stessi elicotteri che poi volano e sparano sopra le nostre teste. Sono tutti una mandria di banditi…. Nelle zone petrolifere c’è un livello di inquinamento spaventoso e la gente vive nella povertà più assoluta. Il governo nigeriano è sordo, composto com’è da ladri e gangster. Jomo Gbomo”
Nei nostri media fanno notizia soltanto i rapimenti di persone che lavorano nella struttura petrolifera, mentre le centinaia di vite spezzate dal petrolio nell’acqua, nel cibo, sulla pelle non generano alcun interesse. Darne notizia farebbe emergere qualche dubbio sull’operato delle Corporation che si appropriano delle risorse dell’Africa. I media (quelle poche volte che danno notizie sull’Africa) parlano genericamente di “corruzione” dei governi africani, ma non approfondiscono mai il discorso.  Se esistono corrotti devono per forza esistere anche i corruttori e le vittime. Nessun telegiornale dice che i corruttori sono le Corporation, e che le vittime sono le popolazioni, costrette a vivere in condizioni di miseria e di degrado a causa della corruzione. La Nigeria è il primo produttore di petrolio in Africa, e il sesto esportatore nel mondo, ma la maggior parte della popolazione vive in condizioni di estrema miseria. Oltre il 30% degli abitanti è analfabeta e la disoccupazione tocca livelli del  70%.
La giornalista Anna Pozzi si è interessata alla situazione dell’Agip in Nigeria e il 30 marzo del 2006 ha tenuto una conferenza all’Università Bicocca di Milano, dal titolo “Nigeria Petrolio e corruzione”. La Pozzi sostiene che “l’Agip ha mentito quando il 20 marzo denunciò un sabotaggio. In realtà, come avrebbe chiarito il presidente dell’IYC (Ijaw Youth Council), Oyeinfie Jonjon, non si trattava affatto di sabotaggio o di un attentato, ma di un cedimento del vecchio oleodotto subacqueo dovuto alla mancanza di manutenzione.” Il fatto causò la perdita di petrolio che contribuì a devastare le già malridotte condizioni ambientali di tutto il delta. “L’Eni cerca di incolpare i nigeriani persino dei problemi dovuti alla propria negligenza. Gli oleodotti stanno producendo un immenso inquinamento e le autorità dell’Eni vorrebbero scaricare la responsabilità su altri.”
Per mesi siamo stati martellati con notizie, immagini e video riguardanti l’immane disastro ambientale avvenuto a largo delle coste del Messico. Disastro dovuto al guasto di un pozzo per l’estrazione del petrolio delle British Petroleum, e che ha messo in serio pericolo le coste statunitensi.
Se l’importanza di questa notizia fosse davvero l’aspetto ambientale, allora, non si capisce perché su altri fronti, in altri luoghi del Pianeta, disastri delle stesso tipo e della stessa entità vengono perennemente taciuti.
In Nigeria a causa di recenti disastri, si è dispersa nell’ambiente la stessa quantità di petrolio dispersa al largo delle coste messicane, ma tutti tacciono. Una notizia che sembra incredibile.
Il 1 marzo 2010, ad esempio, la rottura di un oleodotto della Exxon Mobil a Ibeno, nel territorio nigeriano di Akwa Ibom, ha provocato una fuoriuscita di 4 milioni di litri di petrolio prima che la falla fosse riparata dopo 7 giorni. E poi, ancora, il vicino oleodotto Trans Niger, proprietà della multinazionale Shell, è stato attaccato dai guerriglieri del Mend.
Qualche giorno dopo, una grande chiazza di greggio è apparsa sulle acque del lago Adibawa, nello stato di Bayelsa, e un’altra nell’Ogoniland. La Shell nel 2010 ha ammesso di aver perso 14 mila tonnellate di petrolio nel 2009, in seguito a due “incidenti”. Il primo a causa di ladri e il secondo a causa di guerriglieri. Forse è solo un modo per nascondere altre motivazioni, tipo il deterioramento delle infrastrutture?



Fonti: Parrocchie Agoravox

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lunedì 31 maggio 2010

GAZA , ASSALTO IN MARE

Sono 19 le vittime dell'incursione israeliana a bordo di una delle navi della flotta umanitaria diretta nella Striscia. Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahmoud Abbas, Abu Mazen, ha dichiarato tre giorni di lutto nei Territori e nei campi di profughi palestinesi nei paesi arabi vicini in memoria delle vittime dell'assalto israeliano

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giovedì 17 settembre 2009

Bologna, assalto alla caserma dei carabinieri

Bologna, assalto alla caserma dei carabinieri dopo l'arresto del nipote del boss
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Un assalto alla caserma dei carabinieri per liberare il nipote del boss, con una trentina di parenti e amici dispersi solo dall’intervento di rinforzi arrivati dal Comando provinciale e da due comuni limitrofi. Non è accaduto a Casal di Principe ma in un paesino al confine tra Modena e Bologna.

Gianluca Simonetti, 22enne nipote del capoclan ergastolano Luigi Venosa, era stato tratto in arresto a Sant’Agata bolognese per aver pestato assieme a due amici un giovane senegalese all’interno di un bar. Insulti razzisti, una sedia fracassata sulla spalla, colpi di cintura alla testa per una prognosi di 40 giorni. Portato in caserma, Simonetti ha continuato a menar le mani anche sui carabinieri che cercavano di calmarlo, mentre il tam tam fra la folta comunità casertana (in prevalenza Casal di Principe e Casapesenna) portava decine di parenti e amici a circondare la caserma tra insulti e minacce. Solo l’intervento in forze delle gazzelle da San Giovanni, Borgo Panigale e dal comando di Bologna ha permesso di evitare il peggio. I più esagitati sono stati denunciati mentre il Gip ha convalidato l’arresto di Simonetti disponendo la custodia cautelare ai domiciliari nel Casertano.

“Voglio lanciare l’allarme, quello che è accaduto non può passare sotto silenzio” ha affermato il sindaco di Sant’Agata bolognese Daniela Occhiali: ”Spiace che in questi giorni, tranne il quotidiano L’Informazione, nessuno ne abbia parlato”. Una tale esplosione di violenza nei confronti delle forze dell’ordine non ha precedenti in Emilia Romagna ma non deve sorprendere. A dispetto delle sottovalutazioni politiche le indagini delle Dda di Napoli, Palermo e Bologna hanno dimostrato le profonde infiltrazioni delle mafie che adottano la strategia della sommersione per poter riciclare, ottenere appalti e finanziamenti entrando nel circuito legale dell’economia.

Per il Clan dei Casalesi, che in questa zona ha avuto come testa di ponte il boss Luigi Venosa detto “o cocchiere”, di recente condannato all’ergastolo nell’Appello del maxi-processo Spartacus, l’azione eclatante al nord è l’extrema ratio o un errore della testa calda. Mentre le vittime predestinate venivano freddate al ritorno in Campania, nella provincia di Modena, vera succursale del Clan da un ventennio, è rimasta unica la sparatoria del 1991 fra le due fazioni Schiavone e De Falco (la camorra perdente) per il controllo delle bische, dopodiché il dominio delle famiglie di Giuseppe Caterino e Raffaele Diana è stato duraturo e silenzioso.

Ma la vera natura del camorrista talvolta riemerge, nello sprezzo per i “niri”, di fronte a certi intoppi (aggressioni a funzionari pubblici o a sindacalisti che non si foderano gli occhi) o a sgarri da lavare con la Smith&Wesson: tre sanciprianesi due anni fa a Castelfranco Emilia si gambizzarono a vicenda per questioni mai chiarite. L’unica vendetta pianificata a tavolino fu l’agguato del maggio 2007 nel cantiere dell’imprenditore casertano Giuseppe Pagano, ferito alle gambe per aver testimoniato contro il superboss Raffaele Diana. Anche allora ci fu una forte reazione dello Stato, con gli arresti del commando e dei gestori del racket delle estorsioni, ma troppo poco è stato fatto – l’ultimo sequestro di un milione di euro di beni a un prestanome di Vincenzo Zagaria è una goccia nel mare della camorra spa – sul fronte economico finanziario.
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