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sabato 7 luglio 2018

PENSIONI MILITARI, ECCO COSA CAMBIA DAL 2019

PENSIONI MILITARI, ECCO COSA CAMBIA DAL 2019

Anche il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico dovrà dal prossimo anno lavorare 5 mesi in più. Le indicazioni fornite ieri dall’Inps confermano l’adeguamento dei requisiti di pensionamento del personale appartenente ad Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco nella misura stabilita dal decreto del Ministero del Lavoro e delle’Economia dello scorso 5 Dicembre 2017. 

Com’è noto i lavoratori nelle forze armate e delle forze di polizia ad ordinamento militare e civile mantengono requisiti previdenziali diversi da quelle generali vigenti nell’AGO e nelle gestioni sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria in virtu’ delle specificità del settore riconosciute ai sensi del Dlgs 165/1997 che non sono state interessate dal regolamento di armonizzazione adottato nel 2013 (Dpr 157/2013). Ma anche questi valori devono essere comunque adeguati, in sintonia con quanto accade nei confronti degli altri lavoratori iscritti alla previdenza pubblica obbligatoria, alla speranza di vita.

Pertanto nel prossimo biennio 2019-2020 slitterà in avanti l’età anagrafica richiesta per la pensione di vecchiaia sia quella anagrafica e/o contributiva prevista per l’accesso alla pensione di anzianita’.

In particolare il trattamento di vecchiaia dal 1° gennaio 2019 può essere conseguito al raggiungimento dell’età anagrafica massima per la permanenza in servizio prescritta dai singoli ordinamenti variabile in funzione della qualifica e del grado (oscilla tra i 60 e i 65 anni) aumentata di un anno congiuntamente al requisito contributivo previsto per la generalità dei lavoratori, 20 anni di contributi. Il requisito anagrafico non viene adeguato agli incrementi della speranza di vita però nell’ipotesi in cui al compimento di detto limite di età risultino già soddisfatti i requisiti prescritti per il diritto a pensione (di anzianità), in sostanza i 35 anni di contributi. 
Circostanza abbastanza frequente.

Anche i requisiti per la pensione di anzianita’ subiranno lo slittamento. Dal 2019 si potrà accedere al trattamento anticipato al perfezionamento o di una anzianità contributiva di 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica; oppure al raggiungimento di una anzianità contributiva non inferiore a 35 anni e con un’età di almeno 58 anni; oppure al raggiungimento della massima anzianità contributiva corrispondente all’aliquota dell’80%, a condizione essa sia stata raggiunta entro il 31 dicembre 2011 (attesa l’introduzione del contributivo pro-rata dal 1° gennaio 2012), ed in presenza di un‘età anagrafica di almeno 54 anni. Quest’ultima casistica è in realtà ormai inverosimile attesa la naturale fuoriuscita dal servizio del personale di elevata anzianità, di servizio ed anagrafica.

Nei confronti del personale in parola, inoltre, continuerà a trovare applicazione il differimento di 12 mesi tra perfezionamento dei requisiti anagrafici e/o contributivi e riscossione del primo assegno pensionistico a causa della finestra mobile. Si ricorda però che per coloro che accedono alla pensione di anzianita’ indipendentemente dall’età anagrafica il differimento sarà di 15 mesi. 

Il personale che, invece, ha raggiunto i requisiti per il diritto a pensione entro il 2018 ancorchè la decorrenza si collochi successivamente al 31 dicembre 2018 non sarà coinvolto nell’adeguamento alla speranza di vita. Ai fini del raggiungimento degli anni contributivi si rammenta che il personale può godere di specifiche supervalutazioni dei servizi prestati entro il limite massimo di cinque anni.



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Previsioni per il 2018



mundimago
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mercoledì 1 maggio 2013

lupo solitario inferocito dalla crisi

lupo solitario


Solidarietà ai carabinieri,
 ma fare luce sul presunto
 'lupo solitario' inferocito dalla crisi ...

Non mi convincono nè il soggetto, nè le modalità e tantomeno la perfetta regia dei tempi giusti dell'attentato di Roma, e lo dico pur sapendo dell'incipiente accusa di essere un complottista.

Voglio evidenziare che per arrivare al compromesso DC-PCI,crearono il massacro della scorta e poi di Moro, mentre, come segno dei tempi,pur potendo mettere in campo protocolli più eclatanti (non che ora i servizi nostri e dei nostri occupanti siano usciti dalla gestione e finanziamento di gruppi e movimenti utilizzabili alla bisogna...), per questo compromesso, tra EX DC che guidano il PDL ed EX DC che guidano il PD, sotto l'egida di Giorgio Americano, è bastato che i media tenessero al centro l'attentato.

Lo shock mediatico ha messo insieme persone, sindacati,partiti che erano l'un contro l'altro armati sino a poche ora prima,silenziando ventilate coerenze interne tra i parlamentari e tra gli aderenti(inconsapevoli di far parte di una organizzazione mafio-clientelare denominata partito del CENTRODESTRASINISTRATA).
Lo stesso discorso di LETTA, infarcito di"contentini" per ogni forza (quasi ogni corrente o sottocorrente dei partiti di maggioranza e di minoranza), sarebbe stato da più parti accolto da sbuffi e ironie ....se non ci fosse stato l'attentato a spingere verso il"serrate le fila".

I sindacati faranno un 1° Maggio fingendo di credere alle promesse e dicendo .. aspettiamo il governo alla prova dei fatti .. altrettanto faranno gli oligarchi dei vari partiti, pur tenendo vive diffidenze pregresse,su cui saltare poco prima della prossima, imminente, campagna elettorale.
Fuori dal Governo sono state lasciate intere compagnie e/o singole squadre, con il compito di fingere una guerriglia politica contro l'INCIUCIONE, per evitare che Grillo faccia poi il pieno di dei voti di quanti, e cresceranno, continueranno ad essere vittime di questo sistema.



P.S. A proposito di "complottismo", pur rispettando quanti hanno creduto che davvero l'attentatore sia una persona singola ("alterata" vittima delle politiche della BCE, Trilaterale, Bilderberg &; complici ), mi permetto di richiamare l'attenzione sul fatto che riandando indietro nel tempo e cercando documenti e articoli, si scoprirà, anche attraverso documenti "desecretati" da servizi e archivi dei vari stati, che nella quasi totalità dei casi di attentati e omicidi politici (senza, per l'Italia, trascurare Ustica e Moby Prince) è poi emersa la presenza ed il ruolo in essi avuto dai servizi segreti, italiani, americani, israeliani,inglesi e francesi ... Quindi, in attesa di prove, siamo "per istinto" alla pari, ma i miei dubbi sono confortati e corroborati da dati storici e scientifici, visto che la statistica è una scienza ... .

da Fernando Rossi


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venerdì 4 maggio 2012

Villa Berlusconi ci costa 700mila euro l’anno




La sicurezza di Villa Certosa costa:

 100 uomini l'anno

 per far la guardia alla casa dell'ex premier


Della storia parla Costanza Bonacossa sul Fatto Quotidiano: Villa Certosa, austera dimora dell’ex premier in Sardegna, non è certo la residenza preferita di Silvio Berlusconi visto che il premier ci passa qualche week end all’anno e basta. Ciò nonostante, è comunque sorvegliata per 365 giorni all’anno da polizia, carabinieri e guardia costiera. Un totale di 100 uomini che costano 700mila euro l’anno. Scrive il Fatto:
365 giorni all’anno, 24 ore su 24, villa Certosa è pattugliata dai carabinieri. Sarà presidiata per altri due anni, obbligatoriamente. Lo dice la legge. Solo che non si capisce come ogni dimora dell’ex premier (da Arcore, a palazzo Grazioli, fino appunto alla Certosa) possa essere considerata alla stregua di una residenza di Stato. I “guardiani” della villa dell’ex premier sono 35 o 40 carabinieri, a seconda delle esigenze.


I militari presidiano i tre ingressi della villa:
Il principale, in via Strada della Certosa; il secondario, su via Punta Lada e, infine, quello più sicuro, solitamente utilizzato da Berlusconi, sulla strada privata che porta all’entrata dal Golfo di Marinella. Negli ingressi della Certosa, infatti, ci sono almeno un’auto o una camionetta dei carabinieri con un minimo di tre militari di ronda per ogni ingresso. Un presidio 24 ore su 24, con 4 turni da 6 ore, garantito da almeno 35 uomini. L’ammontare degli stipendi per i militari destinati alla vigilanza nel buen retiro sardo di Berlusconi è di 700 mila euro l’anno.
E poi c’è il Reparto Speciale dei Cacciatori di Sardegna, anch’esso impiegato alla bisogna:
Che c’entra Berlusconi con un reparto dei carabinieri di eccellenza? C’è da tener d’occhio il parco della Certosa: di decine di ettari. La viglianza sulle ferie di Berlusconi, però, si estende dalla terra al mare. Infatti c’è anche la motovedetta dei carabinieri chiamata a presidiare lo specchio d’acqua antistante villa Certosa. E non c’è verso che qualche militare possa essere destinato ad altri compiti: per esempio, garantire la sicurezza di Olbia e la Gallura, un territorio con un tasso di criminalità in aumento. Bisogna sperare che Berlusconi decida di trascorrere le vacanze alle Bermuda, perché altrimenti d’estate i militari a garanzia della sua sicurezza arrivano alla cifra di 100 uomini.
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VERITA' SULLA VILLA DI ARCORE ??????

Era una domenica di fine agosto del 1970 quando il marchese Camillo Casati Stampa, 43 anni, uccise con un fucile da caccia la moglie Anna ...
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http://cipiri.blogspot.it/2010/08/verita-sulla-villa-di-arcore.html

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lunedì 4 luglio 2011

Uccisa da autoblindo dei carabinieri in Val di Susa



Uccisa da autoblindo dei carabinieri in Val di Susa



Una donna, di 65 anni, Anna Reccia è stata uccisa a Venaria Reale, in provincia di Torino, da un autoblindo dei carabinieri.
Non un normale incidente stradale visto che la pensionata è stata letteralmente schiacciata da questo pesantissimo mezzo corazzato che stava viaggiando verso Chiomonte, per il cambio turno, dopo l'operazione che ha portato allo sgombero dei No Tav alla Maddalena.
In questi giorni le strade che portano da Torino alla Valle di Susa vengono percorse in continuazione da colonne di automezzi di polizia e dell'Arma. Le carreggiate assomigliano a quelle occupate militarmente in Iraq e in Afghanistan.
Infatti, nonostante il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva promesso che la zona non sarebbe stata militarizzata, la presenza di oltre duemila uomini in questo territorio sta raccontando un'altra storia.
Qui è in atto un'azione militare, come denunciano gli attivisti No Tav e Anna Reccia è la prima vittima di questa guerra. «Quella che si sta avviando è un'operazione militare a tutti gli effetti per la quantità di numeri e mezzi impiegata e nelle operazioni militari ci sono purtroppo anche i morti – dicono dalla Valle - Questi mezzi corazzati usati a Chiomonte sono mezzi da guerra dati in mano a dei criminali. Come a Genova ancora una volta l'arroganza e la guerra uccidono sotto gli pneumatici dei mezzi dei carabinieri. Fino a quando ancora? Questa morte è responsabilità della lobby che sostiene l'Alta Velocità».
Intanto colpisce il fatto che molti quotidiani e telegiornali hanno fatto passare l'omicidio colposo di Anna Reccia in secondo piano. Anzi è diventata, come si dice in gergo giornalistico, una brevina. Il quotidiano torinese La Stampa ha preferito evidenziare sia sul cartaceo che sulla versione on line i presunti ceffoni che hanno colpito il volto dell'imprenditore pro Tav Ferdinando Lazzaro.
Ma purtroppo si sa: ormai i civili che muoio durante un conflitto non fanno più notizia.


di Andrea Doi

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giovedì 17 settembre 2009

Bologna, assalto alla caserma dei carabinieri

Bologna, assalto alla caserma dei carabinieri dopo l'arresto del nipote del boss
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Un assalto alla caserma dei carabinieri per liberare il nipote del boss, con una trentina di parenti e amici dispersi solo dall’intervento di rinforzi arrivati dal Comando provinciale e da due comuni limitrofi. Non è accaduto a Casal di Principe ma in un paesino al confine tra Modena e Bologna.

Gianluca Simonetti, 22enne nipote del capoclan ergastolano Luigi Venosa, era stato tratto in arresto a Sant’Agata bolognese per aver pestato assieme a due amici un giovane senegalese all’interno di un bar. Insulti razzisti, una sedia fracassata sulla spalla, colpi di cintura alla testa per una prognosi di 40 giorni. Portato in caserma, Simonetti ha continuato a menar le mani anche sui carabinieri che cercavano di calmarlo, mentre il tam tam fra la folta comunità casertana (in prevalenza Casal di Principe e Casapesenna) portava decine di parenti e amici a circondare la caserma tra insulti e minacce. Solo l’intervento in forze delle gazzelle da San Giovanni, Borgo Panigale e dal comando di Bologna ha permesso di evitare il peggio. I più esagitati sono stati denunciati mentre il Gip ha convalidato l’arresto di Simonetti disponendo la custodia cautelare ai domiciliari nel Casertano.

“Voglio lanciare l’allarme, quello che è accaduto non può passare sotto silenzio” ha affermato il sindaco di Sant’Agata bolognese Daniela Occhiali: ”Spiace che in questi giorni, tranne il quotidiano L’Informazione, nessuno ne abbia parlato”. Una tale esplosione di violenza nei confronti delle forze dell’ordine non ha precedenti in Emilia Romagna ma non deve sorprendere. A dispetto delle sottovalutazioni politiche le indagini delle Dda di Napoli, Palermo e Bologna hanno dimostrato le profonde infiltrazioni delle mafie che adottano la strategia della sommersione per poter riciclare, ottenere appalti e finanziamenti entrando nel circuito legale dell’economia.

Per il Clan dei Casalesi, che in questa zona ha avuto come testa di ponte il boss Luigi Venosa detto “o cocchiere”, di recente condannato all’ergastolo nell’Appello del maxi-processo Spartacus, l’azione eclatante al nord è l’extrema ratio o un errore della testa calda. Mentre le vittime predestinate venivano freddate al ritorno in Campania, nella provincia di Modena, vera succursale del Clan da un ventennio, è rimasta unica la sparatoria del 1991 fra le due fazioni Schiavone e De Falco (la camorra perdente) per il controllo delle bische, dopodiché il dominio delle famiglie di Giuseppe Caterino e Raffaele Diana è stato duraturo e silenzioso.

Ma la vera natura del camorrista talvolta riemerge, nello sprezzo per i “niri”, di fronte a certi intoppi (aggressioni a funzionari pubblici o a sindacalisti che non si foderano gli occhi) o a sgarri da lavare con la Smith&Wesson: tre sanciprianesi due anni fa a Castelfranco Emilia si gambizzarono a vicenda per questioni mai chiarite. L’unica vendetta pianificata a tavolino fu l’agguato del maggio 2007 nel cantiere dell’imprenditore casertano Giuseppe Pagano, ferito alle gambe per aver testimoniato contro il superboss Raffaele Diana. Anche allora ci fu una forte reazione dello Stato, con gli arresti del commando e dei gestori del racket delle estorsioni, ma troppo poco è stato fatto – l’ultimo sequestro di un milione di euro di beni a un prestanome di Vincenzo Zagaria è una goccia nel mare della camorra spa – sul fronte economico finanziario.
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