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giovedì 8 dicembre 2011

La storia dei cacciabombardieri F-35



La storia dei cacciabombardieri F-35

Facciamo un po' di chiarezza: davvero l'Italia spenderà 18 miliardi di euro in velivoli bellici? Davvero con quei soldi si potrebbe cambiare la manovra?


Circolano da parecchi giorni su Internet appelli perché il governo modifichi la manovra economica d’emergenza attingendo risorse in modo diverso. Uno di questi, uno di quelli più popolari soprattutto su Facebook, chiede al governo di rinunciare a un previsto acquisto di 131 cacciabombardieri F-35, di cui in rete si parla da diversi anni (già nel 2009).
L’appello è stato raccolto anche da politici e giornalisti. Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori, ha chiesto al governo di rinunciare all’acquisto dei cacciabombardieri, sostenendo che questi costerebbero allo Stato 18 miliardi di euro e che con quei soldi si potrebbe rendere “più graduale l’innalzamento dell’età pensionistica prevista dal decreto, tutelando adeguatamente i lavoratori precoci, [...] chi è vicino ai 40 anni di contributi e [...] tutti i lavori usuranti”. D’altra parte 18 miliardi di euro sono parecchi soldi: l’intera manovra Monti muove 30 miliardi di euro lordi. Anche Alessandro Gilioli, popolare giornalista e blogger dell’Espresso, ha fatto la stessa richiesta al governo, dicendo però che i cacciabombardieri costerebbero 16 miliardi. Altrove si parla di 15 o 13 miliardi. L’economista Sandro Brusco ha cercato di fare un po’ d’ordine nella questione scrivendo un articolo sul sito NoiseFromAmerika.
Quello di cui si parla è un programma di costruzione di velivoli “Joint Strike Fighter (JSF)”, svolto dall’Italia in collaborazione con Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Danimarca, Norvegia, Olanda, Australia, Turchia, Singapore e Israele. I bombardieri prodotti servono a sostituire quelli attualmente in servizio (Tornado, AMX e AV-8B) a partire dal 2015. La “Nota Aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa per l’anno 2011″ [pdf] spiega che la spesa ha un costo di 13 miliardi di euro spalmati fino al 2026. Parte degli aerei è costruita da un’azienda italiana, la Alenia. Scrive Sandro Brusco:
Fa una grande differenza se questi 18 miliardi (se 18 sono) vengono risparmiati nel 2012-2013 oppure da qui al 2026. Nel primo caso l’alternativa proposta è reale, nel secondo, beh, è fumo negli occhi.
I miliardi come sappiamo sono 13 e distribuiti da qui al 2026. Brusco definisce quindi “fumo negli occhi” l’idea che la rinuncia all’acquisto dei cacciabombardieri – ammesso che sia possibile e che il contratto non preveda penali che rendano la decisione controproducente – possa servire a modificare la manovra economica e rendere “più graduale l’innalzamento dell’età pensionistica prevista dal decreto, tutelando adeguatamente i lavoratori precoci, [...] chi è vicino ai 40 anni di contributi e [...] tutti i lavori usuranti”. Donato De Sena ha sentito proprio Massimo Donadi, chiedendogli dettagli, e questo ha confermato che l’eventuale risparmio andrebbe spalmato da qui al 2026.
Noi di Giornalettismo chiediamo scusa per l’invadenza. Ma ci siamo divertiti a soddisfare la curiosità del professor Brusco. Telefonando proprio all’onorevole Donadi. Il quale ci ha infatti detto che in realtà il costo che l’onorevole ha duramente condannato sarà ammortizzato nel nostro bilancio – particolare che non viene chiarito nel pezzo – per circa 15 anni. “Il governo italiano ha firmato un contratto per l’acquisto entro il 2026 di 131 caccia bombardieri F35 per un costo totale di 18 miliardi“, ci ha precisato al telefono poco fa. Non è una differenza da poco. Anche perché, pure se venisse cancellato, non cambierebbe certo la necessità di riequilibrio di conti da cui è scaturita la manovra. Figuriamoci “salvare” le pensioni.
Questo naturalmente non toglie che si possa considerare in ogni caso inopportuna la scelta di spendere 13 miliardi di euro da qui al 2026 in cacciabombardieri, sebbene per avere un’opinione precisa a riguardo bisognerebbe tenere conto di quanto i velivoli ora in uso siano utili e utilizzati; di quanto siano effettivamente obsoleti; di quanto costi la loro manutenzione; di quali controindicazioni presenti il loro mantenimento ed eventuale utilizzo da qui ai prossimi venti o trent’anni. Per la cronaca, la spesa militare dell’Italia equivale in questo momento all’1,7 per cento del PIL, il livello più basso dal 1988 (dati: Banca Mondiale). Tra i paesi del G8, Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Francia hanno spese militari più alte dell’Italia; Canada, Germania e Giappone hanno spese militari più basse. La media mondiale delle spese militari in relazione al PIL è 2,5 per cento (dati: Archivio Disarmo).

FONTE
 http://www.ilpost.it/2011/12/08/la-storia-dei-cacciabombardieri-f-35/

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http://cipiri.blogspot.com/2009/09/i-soldi-per-armi-e-guerra-un-pessimo.html


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lunedì 26 settembre 2011

Fermiamo l'acquisto dei cacciabombardieri JSF


 Fermiamo l'acquisto dei cacciabombardieri


"Fermiamo l'acquisto dei cacciabombardieri JSF". E' l'appello lanciato dalla campagna Sbilanciamoci!al Parlamento italiano che in questi giorni è chiamato ad esprimersi sulla prosecuzione del programma per l'acquisto di 131 caccia bombardieri Joint Strike Fighters (JSF-F35) che impegnerà il nostro paese fino al 2026 con una spesa di quasi 14 miliardi di euro.
"Si tratta di una decisione irresponsabile sia per la politica di riarmo che tale scelta rappresenta, sia per le risorse che vengono destinante ad un programma sovradimensionato nei costi, sia per la sua incoerenza - si tratta di un aereo di attacco che può trasportare anche ordigni nucleari - con le autentiche missioni di pace del nostro paese" - riporta la campagna promossa da oltre 40 organizzazioni della società civile italiana. Una spesa "sbagliata e incompatibile con la situazione sociale del paese" sostiene la campagna soprattutto in un momento come questo di "grave crisi economica in cui non si riescono a trovare risorse per gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e vengono tagliati i finanziamenti pubblici alla scuola, all'università e alle politiche sociali".
Sbilanciamoci chiede ai cittadini di far pressione sul Parlamento affinchè esprima un parere negativo alla prosecuzione del programma, destinando in alternativa una parte delle risorse già accantonate a programmi di riconversione civile dell'industria bellica e agli interventi delle politiche pubbliche di cooperazione internazionale, che la Finanziaria ha tagliato di ben il 56%. "Con 14 miliardi di euro si possono fare molte altre cose in alternativa. Ad esempio si possono contemporaneamente costruire 5000 nuovi asili nido, costruire un milione di pannelli solari, dare a tutti i collaboratori a progetto la stessa indennità di disoccupazione dei lavoratori dipendenti, allargare la cassa integrazione a tutte le piccole imprese" - sottolinea la campagna.
E' da ieri in discussione nelle Commissioni Difesa di Camera e Senato la "richiesta di parere" da parte del Governo sul programma pluriennale relativo all’acquisizione del caccia Joint Strike Fighter (JSF) e l’associata linea di assemblaggio finale a Cameri. "Dopo le fasi di sviluppo e pre-industrializzazione - spiega Sbilanciamoci! - il Governo chiede al Parlamento un semplice parere per passare alla fase di acquisizione di 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico iniziale e approntamento delle basi operative nazionali (4 aereoporti ed 1 portaerei). Tutto per circa 12,9 miliardi di euro nel periodo 2009-2026. A ciò va aggiunta la realizzazione sul suolo nazionale, a Cameri (Novara) di un centro europeo di manutenzione, revisione, riparazione e modifica dei velivoli italiani ed olandesi al costo di 605,5 milioni di euro, da consegnare entro il 2012. A queste spese va aggiunto il miliardo di euro già investito per la fase di sviluppo, arriviamo così a quasi 15 miliardi di euro".
Il Joint Strike Fighter (JSF-F35) è un aereo da combattimento monomotore, monoposto, in grado di operare alla velocità del suono, ma con velocità di crociera subsonica. E’ ottimizzato per il ruolo aria terra (quindi per l’attacco) ed ha due stive interne per le bombe che possono essere anche di tipo nucleare. E’ un velivolo di tipo stealth, cioè a bassa rilevabilità da parte dei sistemi radar e di altri sensori. L’aereo assolve un ampio ventaglio delle funzioni operative dell’Aeronautica Militare e della Marina Militare, ed andrà a sostituire gli AV-B della componente imbarcata della Marina e gli AM-X ed i Tornado della componente aeronautica.
Come Unimondo ha documentato, nella precedente legislatura il sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha siglato con la controparte statunitense il protocollo d'intesa (Memorandum of understanding) formalizzando così l’ingresso nella fase di produzione, supporto e sviluppo ulteriore del caccia JSF. Capofila del progetto sono gli Stati Uniti e vi partecipano altri 8 paesi: Regno Unito al primo livello, Italia ed Olanda al secondo livello, Turchia, Canada, Australia Norvegia e Danimarca al terzo livello. La ditta capocommessa è l’americana Lokheed Martin Aero. L'impresa italiana maggiormente coinvolta è l’Alenia Aeronautica.
Per gli Stati Uniti quello del JSF è il programma più costoso della sua storia militare. Infatti il costo complessivo si dovrebbe aggirare intorno ai 275 miliardi di dollari (all’inizio erano 245 miliardi di dollari). Il costo unitario è già salito da 37/47 milioni di dollari in base al modello, a 50/70 milioni di dollari ma nessuno giura su queste cifre; il costo reale, secondo alcuni si saprà solo quando si dovrà pagare. C’è chi parla di un costo unitario finale molto vicino ai 100 milioni di dollari. Il Pentagono allo stato attuale spenderà 12 miliardi di dollari l’anno per i prossimi 20 anni.
Passando all'Olanda la preoccupazione (per i conti pubblici) per il programma JSF è molto forte. Secondo la Corte dei Conti olandese tra il 1996 ed il 2006 i costi sono cresciuti dell’80% e per questa ragione i vari organismi di controllo (dei paesi interessati) preoccupati da questi dati hanno stabilito di ritrovarsi ogni sei mesi per verificare l’andamento del progetto. A queste riunioni non risulta abbiano mai partecipato i rappresentanti della Corte dei Conti italiana.
"I fautori del JSF - ricorda Sbilanciamoci! - affermano che non ci sono incompatibilità con il progetto europeo dell’Eurofighter perché il primo è un cacciabombardiere ed il secondo un caccia. Ma l’incompatibilità evidentemente è economica, visto che l’Italia ha chiesto al Consorzio dell’EFA di calcolare il costo di una revisione della sua partecipazione alla produzione del nuovo aereo. Si tratta dell’acquisizione dei 46 velivoli della terza tranche (2012-2017). Il preventivo di riduzione degli ordini richiesti al consorzio dovrebbe prevedere sia la possibilità di un taglio parziale delle consegne sia una rinuncia totale alla fornitura. Il danno per l’industria europea è fin troppo evidente"- sottolinea Sbilanciamoci!.
Tra l'altro i vertici della Difesa hanno calcolato la diminuzione delle esercitazioni e della manutenzione dei mezzi in base ai tagli apportati dalla Finanziaria del 2009. In base a queste stime (tutte da verificare) l’Aeronautica potrà effettuare circa 30mila ore di volo a fronte delle 90mila previsionali del 2008. La situazione di manutenzione dei mezzi e dei sistemi d’arma complessi sarà ad un livello di efficienza: per l’anno 2009 al 45%-65%; per gli anni 2010-2011 al 20%-30%; dall’anno 2012 prossimo allo 0%. "Allora che senso ha investire in stratosferici sistemi d’arma se poi non si ha la certezza di poterli fare volare perché mancano i fondi per il carburante o per i pezzi di ricambio?" - domanda Sbilanciamoci!.
Inoltre per il ritorno occupazionale si parla di 1/10 rispetto alle previsioni, cioè 200 assunzioni a Cameri e 800 persone per l’indotto senza avere poi quel passaggio di know how sperato. "I 10mila posti di lavoro promessi sono dunque un'autentica invenzione" - sottolinea Sbilanciamoci!. Infine c'è l’articolo 11 della Costituzione: "L’Italia ripudia la guerra...". "Che ci facciamo con 131 cacciabombardieri d'attacco in missioni di pace che dovrebbero avere un ruolo di peace keeping?"
"In definitiva - come sottolinea in un editoriale Sbilanciamoci! - la "sicurezza nazionale" o la "funzionalità delle nostre Forze Armate" non c'entra niente: è solo un gioco di interessi convergenti (business dell'industria bellica nazionale, autoconservazione corporativa delle Forze Armate, difesa di uno status internazionale peraltro assai dubbio, ecc.) a spingere il Governo e il Parlamento in una direzione completamente sbagliata. Quella del riarmo e dell'irresponsabilità sociale".
Per questo che la campagna Sbilanciamoci invita a sottoscrivere l'appello rivolto ai parlamentari delle Commissioni Difesa perchè diano parere negativo alla richiesta del Governo sulla prosecuzione del programma per l'acquisto di 131 caccia bombardieri JSF. [GB]

 http://www.unimondo.org/Notizie/Sbilanciamoci!-Fermiamo-l-acquisto-dei-131-cacciabombardieri-JSF

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