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domenica 9 settembre 2012

No al ricorso sulla Legge 40



Vogliamo uno Stato laico No al ricorso sulla Legge 40.
Chiediamo al Governo Monti di apprendere dall'Europa anche la straordinaria lezione di diritti e libertà individuali impartita all'Italia dalla Corte di Strasburgo sulla legge 40, non solo le lezioni di tagli al welfare e ai diritti dei lavoratori, dei giovani, dei precari e dei pensionati.

La sentenza di ieri rende lecita la diagnosi preimpi
anto per coppie portatrici sane di malattie genetiche, ancorchè fertili, certificando ancora una volta il carattere lacunoso e contraddittorio del nostro ordinamento, in virtù del quale è possibile, in presenza di gravi patologie, abortire oltre il quarto mese di gravidanza, mentre è proibito fare la diagnosi preventiva degli embrioni per quelle stesse patologie che consentono un aborto terapeutico tardivo.
Dunque cade un altro dei divieti contenuti originariamente nella legge 40, insieme a quello della crioconservazione degli embrioni e del limite massimo di tre embrioni per ciascun ciclo di fecondazione, aboliti da 17 pronunciamenti emessi tra Consulta e tribunali.
IDV ha sempre denunciato l'impostazione misogina, proibizionista e confessionale della legge.

Chiediamo dunque al Governo di non presentare ricorso alla Grand Chambre della Corte europea, esponendo il paese intero al pubblico ludibrio in sede comunitaria, ma di assumere tutte le iniziative idonee a rispettare la sentenza.

Dobbiamo cancellare una norma ormai svuotata delle sue previsioni originarie, approvare una nuova legge sulla procreazione assistita rispettosa dei diritti all'autodeterminazione delle donne e delle coppie, e rispettosa del principio di autonomia della ricerca scientifica, e investire immediatamente sulla piena applicazione della Legge 194, depotenziata dalla costante sottrazione di risorse e strumenti sia al personale che alle strutture pubbliche dedicate, oltre che da uno strumentale ricorso all'obiezione di coscienza.

Chiediamo a tutte le cittadine e i cittadini italiani che hanno a cuore la laicità dello Stato, i diritti costituzionali e le libertà individuali di sottoscrivere questo appello.

http://www.italiadeivalori.it/iniziative/no-al-ricorso-sulla-legge-40


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venerdì 27 luglio 2012

Stato-mafia: Scarpinato lettera dedicata a Paolo Borsellino

Scarpinato: ”In strage via D’Amelio coinvolti soggetti esterni a Cosa Nostra”

 «Ci sono altre persone che sono corresponsabili della strage e che non sono state ancora condannate». A parlare ai microfoni della Tgr Sicilia è il procurarore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, all’indomani della richiesta di revisione dei processi BorsellinoBorsellino bis, in cui sono stati condannati undici imputati, di cui sette all’ergastolo, per la strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. «C’è una faticosa ricostruzione della verità all’interno di una strage, nella quale, purtroppo, le acque sono confuse a causa di depistaggi che non sono stati concepiti all’interno della mafia, ma all’esterno – aggiunge Scarpinato -. Vi sono seri elementi che fanno ritenere che sia nella fase di ideazione della strage che quella esecutiva siano stati coinvolti soggetti esterni all’organizzazione mafiosa. Noi abbiamo trasmesso – ha concluso il magistrato – una copia della richiesta alla commissione parlamentare antimafia, anche su richiesta del presidente».


L'organo di autogoverno dei giudici apre una pratica sul procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta. "Imbarazzante" - aveva scritto - partecipare alle cerimonie ufficiali per la presenza "tra le prime file di personaggi la cui condotta di vita sembra la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere".

Lidia Undiemi, palermitana, è l'economista di Wall Street Italia.
 Qui il suo intervento in via D'Amelio mentre presenta Roberto Scarpinato.

Palermo - Su richiesta del membro laico del Pdl Nicolò Zanon il comitato di presidenza del Csm ha aperto una pratica su Roberto Scarpinato per le parole contenute nella lettera che ha dedicato a Paolo Borsellino in occasione della manifestazione di commemorazione del 19 luglio scorso in via D’Amelio, organizzata dalla famiglia Borsellino e condivisa da migliaia di cittadini che si sono stretti attorno ai magistrati presenti per ricordare, lontano dalle commemorazioni ufficiali, il giudice ucciso dalla mafia.

La valutazione spetterà alla prima prima commissione del Csm, competente sui trasferimenti d'ufficio per incompatibilità dei magistrati.

Roberto Scarpinato è attualmente procuratore generale presso la Corte d'Appello di Caltanissetta, un uomo di Stato conosciuto dal grande pubblico non soltanto perché è stato membro del pool antimafia con Falcone e Borsellino ma anche per aver condotto attività giudiziarie delicatissime, dal processo Andreotti, con cui è stato riconosciuto che il senatore a vita ha avuto rapporti con la mafia sino al 1980, ad indagini colossali sui rapporti fra economia e sistemi criminali riuscendo a sequestrare beni per più di 3 miliardi di euro nell'arco di 3 anni (dal 2008 al 2010).

Non meno importante, ovviamente, il ruolo assunto dal magistrato nell'ambito delle indagini sulla presunta trattativa Stato-mafia legata alle tragiche stragi del 1992, qualche giorno fa sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio di personaggi di spicco del mondo politico firmata dai pm di Palermo Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Lia Fava e Francesco Del Bene. Tale richiesta coinvolge, fra gli altri, anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, l'ex ministro dell'interno Nicola Mancino, l'ex ministro Calogero Mannino e il generale dei carabinieri Mario Mori. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato e concorso in associazione mafiosa.

Palermo, 19 luglio 2012: Strage di Stato. Intervento del Magistrato Scarpinato

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19 luglio 2012 Palermo
Via D'Amelio Strage di Stato
Intervento del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta
Roberto Scarpinato e le sue parole sono macigni!

"Mentre tu Paolo portavi in alto il vessillo della patria perché non finisse nella polvere sotto le macerie, altri, mentre il tuo sangue non si era ancora asciugato, trattavano segretamente la resa dello Stato al potere mafioso alle nostre spalle, a nostra insaputa.
E si rivolge 'ai traditori'

Nonostante si sentano ancora forti e potenti cominciano ad avere paura, le loro notti si fanno sempre più insonni e angosciose perché hanno capito che NON CI FERMEREMO, PERCHE' SANNO CHE LA VERITA' E' SOLO QUESTIONE DI TEMPO, CHE UNO DI QUESTI GIORNI ALLA PORTA DEI LORO LUSSUOSI PALAZZI BUSSERA' LO STATO, IL VERO STATO, QUELLO AL QUALE TU E GIOVANNI AVETE DEDICATO LE VOSTRE
VITE E LA VOSTRA MORTE.

E sanno che quel giorno saranno nudi dinanzi alla verità e alla giustizia che si erano illusi di calpestare e saranno chiamati a rendere conto della loro crudeltà e della loro viltà davanti alla Nazione."

Roberto Scarpinato Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta.

http://www.19luglio1992.com/


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Non si è potuto fare a meno di notare la mancata firma del capo della procura Francesco Messineo, specialmente se si considera che la stessa posizione è stata mantenuta circa un mese prima nell'atto di chiusura dell'indagine sulla trattativa Stato-mafia.

Roberto Scarpinato e Francesco Messineo concorrono per la nomina a procuratore generale di Palermo su cui deciderà il plenum dopo la spaccatura del Csm che si è espresso con una maggioranza di tre voti in favore di Messineo mentre la minoranza ha sostenuto Scarpinato con due preferenze. Messineo ha ottenuto quelle dei togati delle correnti moderate della magistratura Pina Casella (Unicost) e Tommaso Virga (Magistratura Indipendente) e del laico del Pdl Bartolomeo Romano. Scarpinato, invece, i voti dei togati del raggruppamento delle correnti di sinistra Paolo Carfì e Francesco Cassano. Mentre si è astenuto il laico del Pd Glauco Giostra.

L'apertura della pratica da parte del Csm potrebbe andare a sfavore del pg di Caltanissetta Scarpinato in questa competizione per la procura generale di Palermo.

Immediata la reazione della famiglia Borsellino che esprime "sdegno per la richiesta".

"Condivido - dice Agnese Piraino Leto vedova di Borsellino - ogni parola della lettera emozionante con la quale Roberto Scarpinato si è rivolto a Paolo. Non avrei mai immaginato che alcuni stralci di quella lettera inducessero un membro laico del Csm a chiedere l'apertura di un procedimento a carico del procuratore generale di Caltanissetta e fossero ritenute così gravi da giustificarne la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale".

"Se vi è oggi un magistrato 'compatibile' con le funzioni attualmente svolte – aggiunge Agnese Borsellino - quello è il dottor Scarpinato, che non dimenticherò mai essere stato uno degli otto sostituti procuratori della direzione distrettuale antimafia di Palermo che all'indomani della morte del 'loro' procuratore aggiunto Paolo Borsellino rassegnò le dimissioni, poi fortunatamente rientrate, dopo avere avuto il coraggio e la forza di denunciare le divergenze e le spaccature di 'quella' Procura di Palermo che avevano di fatto isolato ed esposto più di quanto già non lo fosse mio marito".

Stessa intensità di parole utilizzata dai fratelli Rita e Salvatore Borsellino che condividono l'intervento di Agnese ed esprimono "sdegno per questa improvvida iniziativa di un membro del Csm a carico del procuratore Scarpinato, tanto più grave perché prende a pretesto proprio quella lettera a Paolo che, letta in via d'Amelio il 19 luglio pochi minuti prima dell'ora della strage, ha riempito di emozione i cuori delle migliaia di persone giunte da ogni parte d'Italia a Palermo per onorare la memoria del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque poliziotti che hanno perso la vita al suo fianco".

L'Associazione Nazionale Magistrati ha diffuso un comunicato manifestando "sorpresa e preoccupazione nell'apprendere della richiesta".

Nella lettera Roberto Scarpinato definisce "imbarazzante" partecipare alle cerimonie ufficiali per la presenza "talora tra le prime file di personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere".

"Quel discorso, - dichiara l'Anm - infatti, pronunciato in un contesto commemorativo fortemente emotivo, non può che essere inteso, come manifestazione di libero pensiero, quale giusto richiamo, senza riferimenti specifici, nel ricordo delle idee e delle stesse parole di Paolo Borsellino, alla coerenza dei comportamenti e al rifiuto di ogni compromesso, soprattutto da parte di chi ricopre cariche istituzionali".

Personalmente condivido pienamente il pensiero espresso dalla famiglia Borsellino e dall'ANM e sottoscrivo la lettera che il dott. Scarpinato ha dedicato a Paolo Borsellino, un testo ricco di nobili pensieri espressi da un vero uomo di Stato e degno successore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Invito tutti quanti a leggere la lettera contestata e a sottoscriverla.

Ho avuto l'onore di presentare Roberto Scarpinato sul palco di via D'Amelio riprendendo una parte della sua brillante prefazione per il libro "Le ultime parole di Falcone e Borsellino" da cui emerge con estrema chiarezza lo spessore umano e culturale di un magistrato che riesce a cogliere nel segno.

"La realtà che abbiamo vissuto e sofferto con Giovanni e Paolo racconta che, diversamente da quanto si ripete nelle cerimonie ufficiali, il male di mafia non è affatto solo fuori di noi, è anche 'tra noi'. Racconta che gli assassini e i loro complici non hanno solo i volti truci e crudeli di coloro che sulla scena dei delitti si sono sporcati le mani di sangue, ma anche i volti di tanti, di troppi sepolcri imbiancati. Un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei servizi segreti e della polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi apicali dell’economia e della finanza e molti altri. Tutte responsabilità penali certificate da sentenze definitive costate lacrime e sangue, e tuttavia rimosse da una retorica pubblica e da un sistema dei media che, tranne poche eccezioni, illumina a viva luce solo la faccia del pianeta mafioso abitata dalla mafia popolare, quella del racket e degli stupefacenti, elevando una parte a simbolo del tutto".

DA: http://www.wallstreetitalia.com/article/1415336/politica/stato-mafia-scarpinato-nel-mirino-del-csm-per-una-lettera-dedicata-a-paolo-borsellino.aspx

VIDEO : http://cipiri12.blogspot.it/2012/07/marco-travaglio-trattativa-stato-mafia.html
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lunedì 28 maggio 2012

LINKS: ILLUMINIAMO LA corte costituzionale

ILLUMINIAMO LA corte costituzionale


ILLUMINIAMO LA
 corte costituzionale



    • 21 giugno

  • OVUNQUE

  • CHE NE DITE DI INVIARGLI QUESTA MAIL?
    (QUESTO è IL LINK DOVE INVIARE LA MAIL FACENDO COPIA E INCOLLA DEL TESTO SOTTO- http://
www.cortecostituzionale.it/
scriviCorte.do)

Sono un cittadino che è stato rovinato, come molti cittadini, come sempre più numerosi cittadini, dalla pressione fiscale e dai modi di esazione fiscale...  QUA  TROVI IL TESTO
LINKS: ILLUMINIAMO LA corte costituzionale: ILLUMINIAMO LA   corte costituzionale - 21 giugno OVUNQUE CHE NE DITE DI INVIARGLI QUESTA MAIL? (QUESTO è IL LIN...


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giovedì 9 settembre 2010

Le bugie del ponte hanno le campate troppo corte




Le bugie del ponte hanno le campate troppo corte


DI - Osvaldo Pieroni :: Alberto Ziparo


Un'analisi e lo stato dell'arte sulla «grande operetta» dello Stretto alla vigilia del corteo No Ponte di Torre Faro, sulla sponda siciliana. Tratto dall'Almanacco estivo di Carta «Lonely Europe».

Il ministro Tremonti nella sua manovra «lacrime e sangue» taglia tutto: sanità, giustizia, scuole welfare, università e ricerca, fondi di regioni ed enti locali, difesa del suolo, paesaggio e beni culturali, attrezzature di tutela del territorio e collegamenti per la Sicilia e la Calabria. Non è riuscito invece a congelare –come pure annunciato alla vigilia- «il Ponte sullo Stretto ed altre Grandi Opere tra le più discusse», ottenendo però la dilazione al 2013. «I flussi economico-finanziari per la costruzione del ponte potranno avviarsi a partire dal 2013, viste le compatibilità di bilancio». Non è solo per questo, certo, che si sono interrotti i lavori-bluff del binario di Cannitello-opera collegata [che costerebbe la «modica» cifra di 30 milioni di Euro, che invece potrebbero servire a risarcire e ricostruire le aree alluvionate di Scaletta messinese], che in realtà non erano mai partiti. A parte alcuni giorni di pseudopulitura su terreni presi in affitto, a beneficio soprattutto di telecamere e fotografi, dei lavori non c’è più traccia e sul suolo spianato torna a crescere l’erba.
Quello che invece non si ferma è il «progettificio». Anzi si annuncia il progetto «davvero definitivo», dopo una serie innumerevole di pseudo-elaborati, già costati alla collettività nazionale alcune centinaia di milioni di euro, destinati ad aumentare enormemente «fino alle progettazioni esecutive» [se mai ci si arriverà]. Per rendere «più evidenti» la visibilità e le spese di progettazione si inviano alcune trivelle [chi paga?] «per i rilievi geognostici preliminari». E le si piazzano, data la imminente stagione turistica, sui lungomare di Cannitello-Villa San Giovanni e di Ganzirri-Messina, rendendo sostanzialmente impraticabili le aree occupate. Meno male che negli ultimi anni, oltre alla progettazione eterna, si sono prodotti numerosi studi critici, ormai consolidati nella quasi totalità del mondo scientifico.

Nelle prossime righe riportiamo una summa degli esiti di tali elaborazioni, per sottolineare ulteriormente come le posizioni pro ponte oggi costituiscano, tra l’altro, un rovesciamento dei reali contenuti della questione e quindi un gravissimo inganno per i cittadini della Sicilia e della Calabria.
Un’infrastruttura inutile, anzi critica per il sistema dei trasporti: il ponte era stato concepito per servire il traffico di lunga distanza da e per la Sicilia; invece nello Stretto resterà in futuro sempre più una mobilità locale. Infatti il trasporto di lunga distanza ha subito nelle ultime fasi fortissime trasformazioni: gli spostamenti hanno abbandonato gomma e ferrovia, per aerei [i passeggeri] e navi [le merci]. Gli attraversamenti di lunga distanza tra Messina e Villa e viceversa erano computabili in oltre undici milioni di unità nel 1985, sono calati a poco più di sei milioni e mezzo nel 2002 ed il trend in discesa prosegue. Intanto la Sicilia è passata da due aeroporti e tre piste a sei aeroporti e una dozzina di piste [il traffico aereo è aumentato del 3200 per cento circa!] e ha scoperto di avere una decina di porti industriali, utilizzati poco o nulla, che stanno assumendo sempre più la configurazione di terminal commerciali. «Credevamo di studiare un’infrastruttura, invece studiavamo un monumento» hanno commentato i migliori studiosi di economia dei trasporti.
Dal punto di vista economico è fallita e tramontata la politica dei grandi poli industriali ed infrastrutturali, di cui il ponte sarebbe l’ultimo enorme colpo di coda: basta osservarne le macerie, da Priolo e Gela, da Milazzo a Termini Imerese. Oggi lo sviluppo della Calabria e della Sicilia può venire solo dalla valorizzazione sostenibile delle loro risorse territoriali e paesaggistiche, se fruite in maniera equilibrata e intelligente, piuttosto che essere degradate e distrutte da consumo intensivo e sfrenato.
Dal punto di vista occupazionale, basta leggere bene lo stesso progetto [che, al di là dei quasi quattrocento milioni di euro fin qui spesi, mantiene sostanzialmente sempre lo stesso schema di massima]: lì si ammette che, con il ponte, almeno metà degli addetti ai traghettamenti pubblici e privati diverrebbero esuberi [saldo negativo di circa milleduecento unità]. Ed anche durante i cantieri – che in ogni caso significano mano d’opera temporanea che poi torna disoccupata – le cifre sono assai più ridotte, molto meno di un decimo di quelle agitate dalla propaganda, se lette bene.
Dal punto di vista urbanistico, ambientale e paesaggistico l’operazione sarebbe un disastro: basta confrontare il progetto con le Linee Guida del Piano Territoriale Paesaggistico siciliano e del QTR Paesaggistico della Calabria con gli strumenti urbanistici dei Comuni interessati [ si veda il rapporto dell’Ufficio tecnico del comune di Messina, preoccupatissimo per gli impedimenti che le attrezzature del Ponte avrebbero comportato rispetto a funzioni essenziali per la città]. Laddove le città dello Stretto hanno bisogno di bloccare e riqualificare l’insediamento con operazioni «a grana fine» di ristrutturazione, ecofunzionale e tipomorfologica, si propone una megastruttura concepita per un’idea obsoleta di area dello Stretto.
I gravissimi problemi ambientali che la struttura comporterebbe, soprattutto su Ganzirri e sulla Costa Viola, in un’area quasi totalmente tutelata, non sono neppure affrontati nel progetto: la commissione VIA del Ministero dell’Ambiente del precedente governo Berlusconi è stata messa sotto inchiesta dalla procura di Roma per «falso ideologico», per avere –sotto le pressioni dell’allora ministro delle infrastrutture e dei vertici dell’esecutivo– emesso parere positivo, pure con moltissime prescrizioni, stralciando dai documenti ufficiali le osservazioni relative agli impatti più critici e irreversibili del progetto. In pratica, ministeri e CIPE hanno cancellato gli aspetti che erano di difficile e impossibile risoluzione, nonostante si trovassero di fronte a documenti ufficialmente e formalmente allegati alla procedura. L’inchiesta era stata chiusa per l’accantonamento del ponte da parte del governo Prodi.
Per quanto riguarda il paesaggio c’è ormai una letteratura di insigni paesaggisti preoccupati della sfigurazione di una delle più grandi opere d’arte naturali della Terra: lo Stretto. Con la paratia trasversale di oltre 1200 metri quadri [costituita dal sistema pilastri-reticolare] lo Stretto perderebbe la propria secolare unità scenografica, trasformandosi in una baia, gravata da coppie di «Torri Gemelle», molto più alte delle massime alture esistenti in zona e da coacervi di svincoli e rampe.
Anche come simbolo, il progetto è vecchio: non a caso viene paragonato alla torre Eiffel [fine diciannovesimo secolo], al Golden Gate [inaugurato nel 1938 agli albori della civiltà dell’auto, mezzo da cui, quasi un secolo dopo, dobbiamo tendere a liberarci]. Sono icone di una modernità passata. Oggi sviluppo sostenibile significa high tech a basso impatto energetico e ambientale e valorizzazione delle risorse ecologiche, proprio quelle che il Ponte negherebbe nello Stretto.
Negli studi da cui sono tratte le sintetiche considerazioni precedenti, si sono analizzati gli aspetti riguardanti impatti e pianificazione, economica, trasportistica, territoriale, ambientale, paesaggistica. Di recente un gruppo di tecnici, accademici – di cui diversi, già componenti del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici – si sono soffermati sugli aspetti della costruibilità. Questo riguardava anche gli enormi problemi sismologici, che sembrano accentuarsi con l’avanzare di ricerche ed esperienze. In particolare gli stessi progettisti del preliminare hanno ammesso che, nel chiudere quell’elaborato, avevano dovuto totalmente trascurare «il segmento più attivo della faglia sismica più dinamica», specie dal lato calabro. Per cui hanno proposto una soluzione traslata di cinquecento metri , con campata più ridotta e con pilastri nello Stretto.
Gli elaborati di tali tecnici delle costruzioni hanno infatti rappresentato l’ ennesima bocciatura del progetto. «Esistono nel progetto di massima una trentina di parametri scoperti [compresi quelli sismologici], di cui almeno la metà insormontabili. Tra l’altro gli studiosi di evoluzione delle tecnologie dei materiali impiegabili stimano in centoventicinque anni, ad essere ottimisti, l’orizzonte temporale per cui tutte le strutture finora previste possano essere effettivamente pronte per l’utilizzo. Ricordando che, ad oggi, la più lunga campata bifunzionale [gomma e ferrovia] esistente è di 550 metri e che anche l’Akashi in Giappone, nonostante l’enorme impegno tecnico, finanziario ed economico, alla fine è stato costruito come ponte monofunzionale viario.» Nel caso dello Stretto, peraltro, si tratterebbe di «assicurare una campata quasi doppia e bifunzionale».
Questi sono i veri termini della questione: ignorarli significa agire per motivi estranei ad una corretta programmazione politica.
Si può essere di destra o di sinistra, pontisti o non pontisti, ma si ha il diritto – e forse anche il dovere come calabresi e siciliani – di non essere presi in giro.


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