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Amer Ibrahim Nassar ha scritto, sulla sua pagina di facebook prima di
morire, che non esiste rassegnazione nel popolo palestinese: "Mirate i
vostri proiettili dove volete sul mio corpo... Oggi io muoio, domani la
Palestina vivrà".
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da
http://www.infoaut.org/
- L'ennesima morte nelle prigioni israeliane ha scatenato una forte
risposta: rivolte nelle prigioni, detenuti in sciopero della fame,
strade invase dal popolo che non accetta queste ingiustizie.
Da
Gerusalemme a Betlemme, da Tulkarem a Ramallah, in migliaia sono scesi
in piazza. In piazza per la liberazione dei prigionieri, per gridare la
rabbia per l'ennesima morte nelle prigioni, in piazza perchè nella
Striscia di Gaza piovono ancora bombe sioniste... in piazza per la
Palestina.
Ancora non sappiamo se questa sia la Terza Intifada o
una nuova ondata di ribellione che, partita dalle prigioni, porterà ad
una rivolta generalizzata contro tutti i simboli dell'occupazione.
Quello che è certo è che le strade palestinesi sono piene di rabbia che
sempre più si trasforma in scontro.
Nelle prigioni tutti i
detenuti hanno iniziato lo sciopero della fame annunciato dopo la morte
di Maysara Abu Hamdiyeh; nel frattempo nella West Bank è stato indetto
uno sciopero generale e, mentre in gran parte delle città negozi e
scuole sono chiusi, gli scontri proseguono ininterrottamente da tre
giorni, dal Nord al Sud della Palestina.
Nablus, Anabta,
Hebron, ovunque giovani e non, si battono contro uno degli eserciti più
fortialt del mondo, giovani consapevoli che le pietre che scagliano non
sono più forti dei gas lacrimogeni e dei proiettili che provengono
dall'altra parte. Consapevoli di questo lo erano anche Naji al-Balbisi e
Amer Ibrahim Nassar, i due giovani di 18 e 17 anni uccisi la scorsa
notte nei pressi di Tulkarem, il primo colpito a morte alla testa
durante gli scontri, il secondo colpito al torace vicino ad un
check-point.
Nonostante la consapevolezza di lottare contro un
nemico militarmente più forte, l'ultimo messaggio che Amer Ibrahim
Nassar - una delle due vittime - ha scritto sulla sua pagina di facebook
prima di morire mostra che non esiste rassegnazione nel popolo
palestinese: "Mirate i vostri proiettili dove volete sul mio corpo...
Oggi io muoio, domani la Palestina vivrà".
Non ci interessa se
quanto dichiarato dall'esercito israeliano – cioè che i due giovani
stessero per attaccare l'uno i soldati in "difesa" della città occupata
di Tulkarem, l'altro una delle tante postazioni militari nei territori
occupati – sia vero o meno.
Quello che ci interessa
sottolineare è il trattamento disumano riservato ai prigionieri
palestinesi che troppo spesso muiono nelle carceri, è l'impunità di
israele che decide di far piovere bombe su Gaza quando vuole...
Ma,
ancora di più, ci interessa raccontare della risposta del popolo
palestinese, dei razzi scagliati da Gaza verso i territori israeliani,
delle migliaia di persone che scendono in piazza e si scontrano con
l'esercito, dei bambini che ogni giorno resistono alle umiliazioni nei
check-point che devono attraversare per andare a scuola, delle madri
che, piangendo la morte dei figli, scagliano pietre contro i soldati...
ci interessa raccontare la resistenza di un popolo.
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