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venerdì 5 aprile 2013

Amer Ibrahim Nassar : Oggi io muoio, domani la Palestina vivrà



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Amer Ibrahim Nassar ha scritto, sulla sua pagina di facebook prima di morire, che non esiste rassegnazione nel popolo palestinese: "Mirate i vostri proiettili dove volete sul mio corpo... Oggi io muoio, domani la Palestina vivrà".
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da http://www.infoaut.org/

- L'ennesima morte nelle prigioni israeliane ha scatenato una forte risposta: rivolte nelle prigioni, detenuti in sciopero della fame, strade invase dal popolo che non accetta queste ingiustizie.
Da Gerusalemme a Betlemme, da Tulkarem a Ramallah, in migliaia sono scesi in piazza. In piazza per la liberazione dei prigionieri, per gridare la rabbia per l'ennesima morte nelle prigioni, in piazza perchè nella Striscia di Gaza piovono ancora bombe sioniste... in piazza per la Palestina.

Ancora non sappiamo se questa sia la Terza Intifada o una nuova ondata di ribellione che, partita dalle prigioni, porterà ad una rivolta generalizzata contro tutti i simboli dell'occupazione. Quello che è certo è che le strade palestinesi sono piene di rabbia che sempre più si trasforma in scontro.

Nelle prigioni tutti i detenuti hanno iniziato lo sciopero della fame annunciato dopo la morte di Maysara Abu Hamdiyeh; nel frattempo nella West Bank è stato indetto uno sciopero generale e, mentre in gran parte delle città negozi e scuole sono chiusi, gli scontri proseguono ininterrottamente da tre giorni, dal Nord al Sud della Palestina.

Nablus, Anabta, Hebron, ovunque giovani e non, si battono contro uno degli eserciti più fortialt del mondo, giovani consapevoli che le pietre che scagliano non sono più forti dei gas lacrimogeni e dei proiettili che provengono dall'altra parte. Consapevoli di questo lo erano anche Naji al-Balbisi e Amer Ibrahim Nassar, i due giovani di 18 e 17 anni uccisi la scorsa notte nei pressi di Tulkarem, il primo colpito a morte alla testa durante gli scontri, il secondo colpito al torace vicino ad un check-point.

Nonostante la consapevolezza di lottare contro un nemico militarmente più forte, l'ultimo messaggio che Amer Ibrahim Nassar - una delle due vittime - ha scritto sulla sua pagina di facebook prima di morire mostra che non esiste rassegnazione nel popolo palestinese: "Mirate i vostri proiettili dove volete sul mio corpo... Oggi io muoio, domani la Palestina vivrà".

Non ci interessa se quanto dichiarato dall'esercito israeliano – cioè che i due giovani stessero per attaccare l'uno i soldati in "difesa" della città occupata di Tulkarem, l'altro una delle tante postazioni militari nei territori occupati – sia vero o meno.

Quello che ci interessa sottolineare è il trattamento disumano riservato ai prigionieri palestinesi che troppo spesso muiono nelle carceri, è l'impunità di israele che decide di far piovere bombe su Gaza quando vuole...
Ma, ancora di più, ci interessa raccontare della risposta del popolo palestinese, dei razzi scagliati da Gaza verso i territori israeliani, delle migliaia di persone che scendono in piazza e si scontrano con l'esercito, dei bambini che ogni giorno resistono alle umiliazioni nei check-point che devono attraversare per andare a scuola, delle madri che, piangendo la morte dei figli, scagliano pietre contro i soldati... ci interessa raccontare la resistenza di un popolo.

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venerdì 30 marzo 2012

GIORNATA DELLA TERRA A BETLEMME

 


 

 GIORNATA DELLA TERRA 

 BETLEMME

Il 30 Marzo si celebra la Giornata della Terra in Palestina. La Marcia Globale verso Gerusalemme esplode in Cisgiordania e altrove. Resoconto fotografico sulla manifestazione di Betlemme.


Beit Sahour, 30 Marzo 2012, Nena News – Hassan Bregya, membro del Comitato Popolare di Al Ma’sara, tiene un breve comizio di fronte ai partecipanti alla Marcia Globale verso Gerusalemme a pochi metri dal checkpoint 300 di Betlemme. Ricordando le azioni illegali e ripetute compiute dal potere occupante israeliano, inneggia i presenti ad agire.

Poliziotti palestinesi fanno barriera ad una cinquantina di metri dal checkpoint 300 e impediscono ai dimostranti di raggiungere la piattaforma prestabilita giorni addietro. Il cordone si scioglie di lì ad un’ora.

Parte dei dimostranti si raccoglie per la preghiera del venerdì. Bregya è il capofila.

Donne e uomini manifestano fianco a fianco. Si contano all’incirca 400 partecipanti alla dimostrazione tenutasi stamani a Betlemme.
Varcato il cordone di poliziotti, i manifestanti prendono posizione di fronte al checkpoint 300. Oltre ai numerosi massi, i giovani scagliano qualche molotov.

La targa ‘Welcome to Jerusalem’ affissa all’entrata del checkpoint per Gerusalemme viene scardinata e gettata al suolo da alcuni manifestanti.

Alcuni giovani dimostranti lanciano pietre e sassi contro la torretta di controllo israeliana che sovrasta il piazzale antistante il checkpoint 300 di Betlemme. Nena News
 ELENA VIOLA
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OGGI 

 GIORNO DELLA TERRA 

 MARCIA SU GERUSALEMME

Israele ha schierato migliaia di uomini nella Citta' Santa, in Galilea e ai valichi. Chiusa la Cisgiordania. Un milione di persone, tra i territori palestinesi, il mondo arabo e diversi paesi commemorera' le vittime del 30 marzo 1976 con una marcia verso Gerusalemme.



Gerusalemme,
 30 marzo 2012, Nena News

 – «Per la prima volta il popolo palestinese non sarà solo in occasione della celebrazione del 30 marzo, la Giornata della Terra. Quest’anno c’è stata una trasformazione qualitativa del livello di solidarietà ed un’internazionalizzazione dell’evento con il sostegno di oltre 60 paesi del mondo». Adnan Ramadan, direttore esecutivo dell’OPGAI (Occupied Palestinian and Golan Hights Advocacy Initiative) è speranzoso – da mesi associazioni palestinesi ed internazionali stanno preparando la Marcia Globale su Gerusalemme. Ed ora, finalmente, tutto è pronto, le attività possono cominciare».
Gli eventi avranno inizio oggi verso mezzogiorno. In totale gli organizzatori prevedono un milione di persone per le strade. Nelle piazze delle principali città del mondo ci saranno manifestazioni e proteste davanti alle ambasciate israeliane, mentre in Medio Oriente quattro diverse marce, dalla Giordania, dall’Egitto, dalla Siria e dal Libano, si dirigeranno contemporaneamente verso i confini israeliani. In Israele, i cittadini palestinesi saranno gli unici ai quali sarà permesso raggiungere la Città Santa. In Cisgiordania centinaia le attività previste. “Nell’area di Betlemme l’evento principale è una manifestazione davanti al posto di blocco che separa Gerusalemme da Betlemme (il check-point 300)” ha spiegato Ramadan– ma ci sono moltissime altre piccole iniziative: ad esempio nei villaggi di al-Khader e di al-Walaje attivisti palestinesi ed internazionali pianteranno alberi di olivo su terre a rischio di confisca come segno di lotta e di resistenza”. Un’altra grande manifestazione è prevista presso il check-point di Qalandya.
“Saranno dimostrazioni pacifiche, non ci sarà nessun tentativo diretto di sfidare le autorità israeliane, cercheremo di evitare ogni tipo di violenza” annunciano gli organizzatori. Ma Israele si prepara: secondo una dichiarazione ufficiale dell’IDF, l’esercito israeliano «è pronto a qualsiasi eventualità e farà tutto il necessario per difendere i confini ed i cittadini di Israele». Migliaia di poliziotti e agenti di polizia sono sttai dispiegati a Gerusalemme, in Galilea e ai valichi con la Cisgiordania, “chiusa” su ordine delle autorità militari. Tuttavia, come ha spiegato Adnan «a differenza delle manifestazioni che hanno avuto luogo l’anno scorso in occasione della Nakba che hanno colto di sorpresa l’esercito israeliano con risultati catastrofici [12 palestinesi uccisi e centinaia feriti], si cercherà davvero di evitare ogni scontro diretto tra le de parti».
A Gerusalemme sono già iniziate alcune attività: attivisti palestinesi ed internazionali ieri hanno piantato ulivi e svolgendo azioni di solidarietà. Oggi in molte aree di Gerusalemme Est ci saranno manifestazioni e proteste «per sottolineare l’importanza e la centralità della città nella questione palestinese» – ha spiegato il direttore di OPGAI.
«Quello che sta avvenendo nella città santa è un processo di giudaizzazione e di espulsione della popolazione palestinese” ha affermato Sergio Yahni dell’Alternative Information Center – più del 65% della famiglie palestinesi vivono sotto la soglia di povertà e la situazione peggiora giorno dopo giorno».
Gerusalemme è stata inizialmente dichiarata territorio internazionale secondo il piano di spartizione ONU del 1947 e tale status è stato rinforzato con la risoluzione ONU 194 del 1948. In seguito, nel 1967 Israele ha annesso dal punto di vista amministrativo le aree appartenenti a Gerusalemme Est per poi annetterle ufficialmente nel 1980. Tuttavia, secondo il diritto internazionale, Gerusalemme Est è territorio occupato. «Gli abitanti palestinesi, non cittadinai ma semplice residenti s- sono trattai alla streua di immigrati, a cui lo Stato può ritirare a suo piacimento “il favore” di aver diritto alla residenza” – chiarische Yahni. Dal 1967, sono 8 269 i permessi di residenza ritirati ai Palestinesi di Gerusalemme. Oggi la popolazione totale della città è pari a 773.800 abitanti (dati del 2009), di cui il 65% sono cittadini israeliani ed il rimanente 35% sono palestinesi. Tuttavia non bisogna dimenticare che ci sono più di 100.000 residenti che sono stati isolati da Gerusalemme Est dopo la costruzione del muro di annessione. Sono i quartieri di Kufr Aqab, al-Izzariyeh, Abu Dis, tagliati fuori non solo dalla città santa ma anche dalle statistiche ufficiali. Ed è proprio in queste località che domani ci saranno manifestazioni e proteste, per mettere l’accento sulla centralità di Gerusalemme nella questione palestinese. Nena News
 MARTA FORTUNATO

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lunedì 14 novembre 2011

AL WALAJA, DINAMITE PER AMPLIARE IL MURO


AL WALAJA

DINAMITE PER AMPLIARE IL MURO

Gli abitanti ieri si sono recati al cantiere del Muro che corre al di sotto delle ultime abitazioni del villaggio, per impedire con la propria presenza l'utilizzo di cariche esplosive per ampliare il tracciato su cui sorgerà la barriera.



Al Walaja (Cisgiordania), 14 novembre 2011, Nena News – Prosegue la costruzione del muro che circonderà l’intero villaggio di Al Walaja, a nord di Betlemme, e continuano i tentativi degli abitanti del villaggio di opporsi allo scempio delle loro terre ed alla loro stessa reclusione.
Ieri mattina alcuni abitanti si sono recati presso il cantiere del muro di separazione che corre appena al di sotto delle ultime abitazioni del villaggio, per impedire con la propria presenza l’utlizzo di cariche esplosive per ampliare il tracciato su cui sorgerà la barriera.
Per disperdere il gruppo di manifestanti, composto da palestinesi, osservatori ed attivisti internazionali, i militari sono ricorsi alla violenza spintonando e colpendo indistintamente con le mani e il calcio del fucile. Un abitante del villaggio, che rifiutava di indietreggiare, è stato trattenuto dai soldati ed in seguito rilasciato in cambio di un allontanamento del gruppo dall’area del cantiere.
Nonostante il ritiro di alcune persone, i militari hanno utilizzato spray urticanti a distanza ravvicinata contro il volto di alcuni manifestanti. Shereen Al Araj, portavoce dei comitati di resistenza nonviolenta del villaggio, è stata a sua volta colpita e si è allontanata mentre un’altra donna è svenuta ed è stata assistita dai medici della Mezzaluna Rossa.
Durante l’azione almeno quattro persone sono state ferite e due arrestate. Tra queste il Dr. Mazin Qumsiyeh, medico con cittadinanza palestinese-americana ed attivista, che stava riprendendo con la sua videocamera l’arresto di un altro abitante del villaggio, Mustafa Odeh.
L’azione dei manifestanti, tuttavia, non è riuscita a prevenire l’utilizzo delle cariche disposte lungo il tracciato della barriera. Nonappena l’area è stata sgomberata l’esplosione ha letteralmente sgretolato un tratto della collina su cui sorge il villaggio, distruggendo anche una parte degli olivi che sarebbero rimasti nel lato palestinese.
Non è la prima volta che vengono utilizzate cariche di dinamite: quelle di ieri, a quanto pare, avevano un potenziale ridotto. Tuttavia la rabbia degli abitanti del villaggio è esplosa a causa di una dichiarazione del DCO, l’ufficio di coordinamento distrettuale israeliano che si occupa dell’amministrazione civile nella West Bank. Dieci giorni fa, infatti, dopo un’esplosione ben più potente – la quarta di una serie – i rappresentanti del DCO avevano assicurato gli abitanti del villaggio che non ce ne sarebbero state di nuove.
Il ricorso agli esplosivi, ci e’ stato spiegato, è semplicemente dovuto a ragioni pratiche, poiché rende il lavoro delle ruspe più agevole e rapido. Tuttavia provoca danni irreparabili non solo ai terreni ed alle colture circostanti, ma anche alle abitazioni che sorgono nelle vicinanze. L’esplosione infatti si propaga come un terremoto, danneggiando gravemente le strutture.
A ciò si aggiunge il pericolo rappresentato dalle pietre che vengono scagliate in aria e che ricadono in tutta l’area circostante. Un masso scagliato dopo l’esplosione di dieci giorni fa aveva rischiato di colpire alcune donne intente nella raccolta delle olive.
In questo punto la Linea Verde, il confine tra Israele e Territori Palestinesi tracciato nel 1967, è distante poco meno di un chilometro dal villaggio. Oltre duecento alberi di olivo sono stati abbattuti o espropriati per lasciare spazio alla strada militare che costeggerà il muro. Altri rimarranno al di là della linea di separazione e saranno irraggiungibili dai contadini palestinesi.

DARIO GENTILI
PER  Nena News

http://nena-news.globalist.it/?p=14331

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