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lunedì 1 agosto 2011

MILANO . L’aumento del tram è targato Moratti



La lettera di Giuliano Pisapia al Manifesto

L’aumento del tram è targato Moratti



Aproposito dell’articolo «Pisapia azzera i vertici dell’Atm ma aumenta il biglietto del tram», sono costretto a fare alcune precisazioni. Credo non vi possano essere dubbi sul fatto che la giunta di Milano avrebbe ben volentieri fatto a meno di aumentare il prezzo del biglietto del tram e di introdurre l’addizionale Irpef. Purtroppo, però, l’aumento del biglietto era già previsto nel bilancio della giunta Moratti ed era imposto da una legge regionale. Inoltre l’introduzione dell’addizionale Irpef era di fatto obbligatoria per far fronte a una voragine nei conti ereditata dalla giunta Moratti e dalla manovra di governo.
Se non fossimo intervenuti su un bilancio disastrato, saremmo stati costretti a un drastico taglio dei servizi e a fine anno, non rispettando il patto di stabilità, sarebbero scattati gli ulteriori tagli previsti anche dall’ultima manovra del governo Berlusconi (circa 500 milioni di Euro in meno Milano). L’addizionale introdotta a Milano è comunque la più bassa d’Italia e il numero degli esenti è il più alto (circa 2/3 dei milanesi, quelli con minor reddito, non pagheranno). Inoltre nel provvedimento che sarà approvato dal Consiglio comunale la prossima settimana sono previste specifiche agevolazioni fiscali per anziani e disabili.
Per quanto concerne il costo del biglietto, anche al fine di incentivare l’uso dei mezzi pubblici, abbiamo escluso da ogni aumento gli abbonamenti (utilizzati per lo più dai lavoratori e dagli studenti); abbiamo previsto tariffe privilegiate per i giovani sotto i 26 anni e reso gratuito l’utilizzo dei mezzi agli over 65 anni sotto un determinato reddito. E’ stato previsto anche uno stanziamento per l’uso gratuito dei mezzi pubblici a disoccupati e cassintegrati. Contemporaneamente abbiamo iniziato il contrasto all’evasione e all’elusione fiscale e stiamo operando per un miglioramento del servizio pubblico e per un rafforzamento delle piste ciclabili e del bike-sharing.
Sono questi alcuni dei motivi per cui non comprendo il senso di quanto dichiarato dal segretario della Camera del Lavoro e cioè che altre erano le scelte da fare, quale quella «di introdurre una tassa sui grandi patrimoni» e di far pagare di più chi ha un reddito più alto. Parole del tutto condivisibili e per le quali mi sono battuto anche in Parlamento, ma che dovevano essere rivolte al Governo e non certo al Comune di Milano, visto che solo il Governo può imporre la cosiddetta «patrimoniale» o modificare gli attuali scaglioni dell’Irpef.
Ecco perché sarebbe più utile per tutti, se si vuol dare una contributo «di sinistra» - soprattutto in presenza di una giunta che governa da meno di due mesi dopo 18 anni di sindaci della Lega o del Pdl - che le critiche, del tutto legittime, fossero accompagnate da indicazioni alternative realizzabili e non da «proposte» la cui realizzazione o è impossibile o dipende da altri .

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lunedì 8 novembre 2010

Pompei , Il crollo e il marketing targato Protezione civile




Pompei , Il crollo e il marketing targato Protezione civile

Un disastro e un colpevole: la Protezione civile. Fulvio Bufi sul Corriere della Sera non ha dubbi e a sostegno della sua tesi intervista la professoressa Luciana Jacobelli, autrice di numerose pubblicazioni su Pompei e con un passato di docente alla Bicocca di Milano. Per il giornalista le colpe di quanto accaduto agli scavi è di una gestione miope in cui l’archeologia e la tutela del patrimonio sono state accantonate in nome del marketing. E la docente non sembra dargli torto, anzi: “Per fare quello scempio hanno usato pure i bobcat. Ma ci rendiamo conto? Le ruspe in un luogo dove secondo me si dovrebbe camminare senza scarpe, tanto è prezioso. Ma se invece che all’arte si pensa a organizzare spettacoli e a vendere biglietti, ecco dove si va a finire”.

Prima di tutto l’autore del pezzo, Fulvio Bufi, snocciola le cifre: Pompei è un’area di 66 ettari e “alla Soprintendenza lavorano tre restauratori e meno di dieci archeologi. Forse è già in queste cifre la sintesi del disastro”. Già ai tempi della gestione della Sovrintendenza la situazione non era delle migliori ma con il passaggio alla Protezione civile la situazione di Pompei è peggiorata perché, secondo Bufi, si “è pensato esclusivamente al marketing”. Gli esempi non mancano, dai fondi utilizzati per le passeggiate in bicicletta fino alle “serate mozzarella” in cui si va agli scavi per “degustare prodotti tipici”. E ancora: “I percorsi nella Casa di Giulio Polibio da fare bendati, per percepire meglio l’atmosfera” e le visite guidate alle Terme Suburbane. La professoressa Jacobelli fa da eco: “Ma almeno lo sapranno — si chiede — che c’è un progetto di messa in sicurezza delle Terme risalente all’epoca romana perché già allora stavano scivolando verso il mare?”.

Il risultato della gestione, però, è che il 90% delle opere è perso per sempre e quello che rimane del patrimonio è fortemente a rischio. La Jacobelli parla di tesori che “potrebbero avere la stessa sorte”. E lei, spiega il Corriere, è una ”che di Pompei conosce ogni angolo perché sono trent’anni che ci lavora come consulente, e partecipò, tra il 1987 e il 1990, anche al Progetto Neapolis, la mappatura di tutte le pitture e i pavimenti della città, un enorme lavoro di catalogazione rimasto come patrimonio di conoscenza ma non come punto di partenza per interventi mirati di manutenzione”.


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