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venerdì 5 luglio 2013

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Carosello e il linguaggio della pubblicità televisiva

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Il linguaggio della pubblicità televisiva

Se il mondo fosse come la pubblicità televisiva ce lo racconta non avremo guerre, saremo tutti solidali e felici, pieni di salute, con i capelli lisci e la pelle curata. Una realtà distorta e mendace che attribuisce ad una vettura la felicità di una famiglia, a una bibita il recupero dell'energia, a una compagnia telefonica l'utilizzo di minuti veri, a dispetto dei minuti falsi che scandiscono le nostre giornate.
 Il nostro tempo è tutto fasullo, i nostri ideali sono il calcio, i campioni sportivi,
 le corse automobilistiche e via dicendo.
I valori veri, quelli che fanno crescere, li conoscono solo una minoranza e in genere sono quelli che vengono additati da tutti gli altri come persone che non sanno vivere.

Mi ricorda un episodio di un film degli anni '60 
dove un padre insegna le furbizie al figlio piccolo
 per avere successo.
 Il figlio diventato grande...continua a leggere
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martedì 27 gennaio 2009

Dopo CAROSELLO tutti a nanna



Bambini, dopo Carosello tutti a dormire!

Tutti quanti noi abbiamo sentito questa frase tantissime volte: nella nostra infanzia lo spartiacque che delimitava la tipica giornata piena di compiti e giochi e il mondo dei sogni era rappresentato dalla messa in onda di cinque comunicati pubblicitari (non esisteva ancora la parola spot) preceduti da brevissimi telefilm, disegni animati o pupazzi animati.

La trasmissione televisiva Carosello nacque il 3 febbraio 1957 con un ritardo di un mese e due giorni sulla data annunciata in precedenza (1° gennaio 1957). Per evitare di attirare su di sé le critiche di coloro che pagavano il canone e che non apprezzavano la pubblicità in televisione, la RAI pensò bene di associare ad ogni comunicato commerciale un mini-filmato introduttivo che sintetizzasse in una manciata di minuti delle storie di senso compiuto.

La produzione di questi mini-film fu demandata all’industria cinematografica nazionale: Carosello diventò così una palestra sulla quale si fecero le ossa tutti i maggiori registi nazionali. Il successo di pubblico fu tale che anche i più famosi attori non disdegnarono di partecipare a queste scenette. Alcuni nomi danno subito il senso dell’importanza di Carosello: fra i registi si possono annoverare i fratelli Taviani ed Ermanno Olmi mentre fra gli attori è sicuramente da ricordare la partecipazione del grande Eduardo De Filippo e del futuro premio Nobel Dario Fo.

La RAI impose alle industrie cinematografiche che giravano le varie mini-storie un vero e proprio regolamento: la durata di ogni singola pubblicità era fissata in due minuti e quindici secondi di cui al massimo trentacinque secondi potevano essere dedicati al messaggio pubblicitario vero e proprio (il cosiddetto codino). Dal 1974 la durata di ogni singolo comunicato fu accorciata e passò a un minuto e quaranta secondi.
La censura diventò ferrea: non si potevano utilizzare parole sconvenienti o allusive. Una nota marca di lassativi nel vantare le qualità del proprio prodotto non ha mai potuto utilizzare la frase "regola l’intestino" ma si è sempre dovuta mantenere in una frase molto più casta: "regola l’organismo".

LEGGI ANCHE http://cipiri2.blogspot.it/2013/06/carosello-e-il-linguaggio-della.html

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