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venerdì 14 gennaio 2011

TUNISIA, RIAPERTI SITI WEB

TUNISIA, 

BEN ALÌ FA UN PASSO
INDIETRO,

RIAPERTI SITI WEB


TUNISI - Dalle proteste e dagli scontri, dai lacrimogeni e dagli spari alle urla di trionfo. «Abbiamo vinto», grida la gente stasera in piazza a Tunisi, sfidando un coprifuoco che nessun agente si sogna ormai di applicare. È finita cos un'altra lunga giornata nella capitale e in tutto il Paese. Il colpo di scena è arrivato nella tarda serata di ieri, quando il presidente Ben Ali è apparso in televisione per comunicare alla Nazione di aver chiesto alle forze di sicurezza di non usare più le armi da fuoco contro i manifestanti, e di aver ordinato «la riduzione del prezzo del pane, del latte e dello zucchero». Ben Ali ha anche annunciato di non ricandidarsi nelle elezioni del 2014 ed ha promesso la libertà di stampa e la fine della censura sui siti internet. Parole che hanno scatenato la festa: migliaia di persone sono scese nella blindatissima Avenue Burghiba, sventolando le bandiere nazionali e addirittura, qualcuno, inneggiando al presidente. Negli ultimi giorni si contavano scontri e morti, le cifre degli oppositori contro quelle ufficiali. Nelle strade la polizia lanciava lacrimogeni e poi anche pallottole vere, gli agenti uccidevano a pochi passi dalla tv di Stato e dal ministero dell'interno, mentre nei palazzi si ragionava sulla possibile fine di un regime che sembrava tanto vicina. E invece il presidente ha giocato di sorpresa venendo incontro alle richieste della societ… civile. Certo le sue parole sono al momento solo promesse, ma apparentemente gli hanno fatto riguadagnare in meno di mezz'ora di discorso, faccia seria e intristita di fronte alle telecamere e alla nazione, tutta la popolarità che aveva perso in questi 23 anni di regime da pugno di ferro, di un sistema segnato da disparità sociali e di sviluppo e da tanta, troppa corruzione. «La gente è felice, ci crede», dice un ragazzo che segue il corteo dei manifestanti, le macchine scese in strada che suonano il clacson. « È vero, tante cose sembra che le abbiamo ottenute. Ora per• vedremo cosa succederà veramente». Non tutti si lasciano ingannare, forse questa manifestazione era stata organizzata, insinua qualcuno, anche se sembra tanto spontanea. Cos come Š stata certo studiato fino all'ultimo il discorso del presidente, studiato apposta per ottenere proprio queste reazioni. Ma una manciata di minuti in tv può cancellare cosa è accaduto nel Paese in queste ultime settimane, i suicidi con il fuoco a Sidi Bouzid, i morti di Thala e Kasserine, i tanti morti fantasma di cui si parla ogni giorno senza conferme ufficiali - dai 58 contati oggi dalla Lega per i diritti umani ai 29 contabilizzati dal ministro degli Esteri con gli ambasciatori? Si possono dimenticare i saccheggi, le devastazioni, gli assalti della gente - anche oggi tra Gafsa e Nabeul, tra Biserta e Gabes - ai supermercati Carrefour, Casino e altri ancora con nome francese, ma che sarebbero legati - come comunque credono i distruttori - ai vertici del potere? Potere che in Tunisia in larga parte vuol dire, alla famiglia del presidente e soprattutto della moglie, Leila Trabelsi. «È stato un discorso importante e inaspettato che viene incontro alle aspettative della societ… civile - valuta a caldo il principale leader dell'opposizione tunisina, Najib Chebbi - Il presidente ha toccato il cuore del problema, ovvero la richiesta di riforme».

GOVERNO DI UNITA' NAZIONALE Un governo di unità nazionale in Tunisia è «del tutto fattibile» ed «anche normale». Lo ha detto questa mattina il ministro degli esteri tunisino Kamel Morjane alla radio francese Europe 1. Intervistato per telefono sulla possibilità di un governo di unità nazionale in Tunisia, il ministro ha risposto: «Con il comportamento di persone come Nejib Chebbi credo che sia fattibile, ed anche del tutto normale». Il ministro si riferiva a Mohammed Nejib Chebbi, capo storico del Partito democratico progressista (Pdp), una formazione di opposizione legale, ma non rappresentata in parlamento. «Il presidente è un uomo di parola» ha detto Morjane all'indomani del discorso in cui il presidente Ben Ali si è impegnato a non ripresentarsi al termine del suo mandato nel 2014. Il presidente ha anche ordinato all'esercito di non sparare più sui manifestanti, dopo gli scontri che in tutto il paese in un mese hanno provocato la morte di 66 persone.

FESTA SUL WEB È festa non solo nelle piazze ma anche su Internet: subito dopo il discorso televisivo del presidente tunisino Ben Ali, sono stati sbloccati - come promesso dal Capo dello Stato - diversi siti, inaccessibili da anni. La notizia della rimozione della censura Š apparsa su Facebook e si Š subito sparsa tra il popolo degli internauti. Ora per i tunisini Š possibile navigare in acque finore proibite, come tra le news online o i video di Al Jazira, Flickr, Youtube, Wat.tv, Daily Motion, del sito della radio di opposizione Kalima ed di altri ancora. In molti hanno brindato, a loro modo, alla fine della censura del Ministero degli Interni, che veniva chiamata «Ammar 404». «Ammar 404 Š in sciopero», «by bye Ammar 404», si rincorrevano i messaggi sul web. Nel Paese l'uso di Internet Š molto diffuso. Basti dire che i membri di Facebook costituiscono il 18.6 per cento della popolazione, secondo una recente ricerca di mercato: una quota altissima, seconda solo alla Germania. Stasera in molti si sono buttati a scaricarsi un libro finora severamente vietato in Tunisia: «La reggente di Cartagine», scritto dai giornalisti francesi Nicolas Beau e Catherine Graciet sul ruolo che svolge la moglie di Ben Ali, la signora Leila Trabelsi. A gioire per la nuova libert… di stampa e di espressione sono ovviamente gli oppositori politici. Quello di Ben Ali «‚ stato un discorso importante e inaspettato che viene incontro alle aspettative della societ… civile»: ha commentato senza esitazioni il principale leader dell'opposizione tunisina, Najib Chebbi. «Il presidente - ha aggiunto - ha toccato il cuore del problema, ovvero la richiesta di riforme. Francamente non mi aspettavo che affrontasse tali questioni». Per l'opposizione sar… pi— facile adesso farsi sentire: Chebbi ha chiesto che venga ora creata una coalizione di governo per gestire il processo di riforma. Najib Chebbi Š l'unico politico dell'opposizione visto dai diplomatici occidentali come un potenziale partner. Il piccolo partito da lui fondato, il Pdp, ha boicottato le ultime elezioni presidenziali, e agenti in borghese hanno, almeno fino ad oggi, vigilato sul quartiere generale dell'organizzazione politica. «Tocca a noi dell'opposizione e a quelli al potere trovare una pacifica e graduale uscita da questa crisi», ha aggiunto.

DUE CIVILI UCCISI Due civili sono stati uccisi dalla polizia ieri sera a Kairouan, nella Tunisia centrale, proprio mentre il presidente Ben Ali compariva in Tv per ordinare alle forze di sicurezza di astenersi dall'aprire il fuoco contro i dimostranti. Lo hanno riferito alcuni testimoni. Secondo i testimoni, un elettricista di 23 anni di nome Sayed è stato ucciso da un proiettile al torace nei pressi della locale gendarmeria in scontri esplosi durante una manifestazione pacifica. La seconda vittima sarebbe un quarantenne di nome Lamjed Dziri dipendente di un tabacchificio. I testimoni, che hanno chiesto di restare anonimi, hanno riferito anche di veri e propri tumulti con l'incendio di tre stazioni di polizia, di un ufficio del partito al potere e di alcuni negozi. Un giornalista dell'Afp è stato inoltre testimone di scontri tra manifestanti e polizia nella Citè El Ghazla, nei pressi di Tunisi.

I FAN DEL PRESIDENTE: "CREDIAMO IN LUI" «Questa è una festa per il discorso del nostro presidente, noi crediamo in lui. La gente ha molta fiducia in Ben Ali, semmai il problema negli ultimi 15 anni è stato con la sua famiglia». Mariam, 32 anni, segretaria d'azienda, partecipa tenendosi un pò in disparte alla festa improvvisata ieri sera sulla Avenue Bourghiba, a Tunisi, dopo il discorso televisivo in cui il capo dello stato ha annunciato che non si ricandiderà nel 2014, ha ordinato ai servizi di sicurezza di non sparare sui manifestanti, ha promesso libertà di stampa e di Internet ed ha disposto la riduzione di generi come pane e zucchero. «Lui veramente non sapeva cosa stava facendo arrabbiare la gente - aggiunge Miriam - lui è un vero presidente per noi». Quanto ai manifestanti uccisi in questi giorni, «la polizia ha reagito per difendere gli edifici e per legittima difesa». «Come poteva non sapere? Aveva paura quando usciva, non aveva un contatto diretto con la gente come Bourghiba - replica Mounir, un lavoro nel settore finanziario, che a dispetto del coprifuoco si gode la festa con la moglie - e le persone intorno a lui non gli dicevano la verità. Ma la gente ha cominciato a odiarlo quando ha sposato Leila Trabelsi. Ora aspettiamo di vedere il processo a lei e alla sua famiglia, e anche che Ben Ali divorzi, come ha fatto Bourghiba con Wasila». «In questi 23 anni Ben Ali ha fatto molte cose, è la sua famiglia che ruba - dice una ragazza - ma ora tutto cambierà, vogliamo che le promesse diventino realtà, e che la vita sia meno cara». Intorno, le manifestazioni di gioia per le promesse di Ben Ali sono continuate per quasi tre ore, per concludersi poco dopo la mezzanotte. Grande sventolio di bandiere, cartelli con l'immagine del presidente inalberati da gruppi di ragazze, perfino il turbinio delle danze sotto uno striscione. Le immagini della festa sono passate e ripassate stanotte sulla tv di stato, che d'altra parte ha fatto anche parlare per la prima volta diversi esponenti della società civile: da Mokhtar Trifi della Lega per i diritti umani a Bochra Bel Haj Hmida all'Associazione donne democratiche a Neji Bghouri, ex presidente del sindacato dei giornalisti. Ma negli ambienti dei blogger, che da stasera hanno finalmente libero accesso alla rete, si guarda con qualche scetticismo a questa svolta del regime, così come all'effettivo carattere spontaneo della manifestazione. E a Kasserine se ne sarebbe svolta un'altra per dire no al compromesso con il regime mentre a Kairouan, nel centro della Tunisia, proprio mentre Ben Ali stava parlando per dire a militari e polizia di non sparare due civili - un ragazzo di 23 anni e un uomo di 40 - secondo alcune testimonianze sono rimasti uccisi in scontri con la polizia.

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