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lunedì 17 ottobre 2011

15 ottobre, riflessioni di un poliziotto




ossessioni: "La situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo... Il Parlamento non conta un cazzo... Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che si appoggiano a Repubblica e a tutti i giornali di sinistra, e alla stampa estera". Qual è, allora, la ricetta risolutiva del premier? "Facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera".

diceva berlusconi a lavitola...........
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Ecco come sono andate veramente le cose. Le immagini parlano da sole. Un attacco premeditato delle "forze dell"ordine" che nel frattempo avevano sbarrato tutte le vie di accesso alla piazza, intrappolando decine di migliaia di persone e bloccando l'afflusso del resto dell'immenso corteo.

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E LA "CAREZZA" TRA LA RAGAZZA PACIFISTA

E IL POLIZIOTTO

DIVENTA IL SIMBOLO

DELL'ALTRA SAN GIOVANNI






ROMA - Piazza San Giovanni brucia, è il pomeriggio di due giorni fa: la ragazza e il poliziotto si guardano, parlano, sembrano capirsi. È un attimo, un "secondo rubato" come ha scritto qualcuno su Facebook, uno spicchio di pace in un giorno di guerra. Sono vicini, quasi volessero superare un checkpoint invisibile, lei fa parte del gruppo dei pacifisti, lui le appoggia paterno una mano sulla spalla, con un gesto che assomiglia ad una carezza: non siamo nemici, non doveva andare così.

15 ottobre, riflessioni di un poliziotto



Dopo la difficile giornata di sabato e una notte che avrebbe dovuto portare consiglio al risveglio mi trovo con le stesse convinzioni di ieri: in piazza San Giovanni è stata sconfitta la democrazia.
La rete mette a disposizione materiale su quello che è accaduto ieri, c’è l’imbarazzo della scelta: ci sono i violenti che devastano (minoranza) e le persone pacifiche (la maggioranza) che manifestavano e che cercavano addirittura di fermare i violenti. La condanna delle forme di violenza è alla base della civiltà e della convivenza e questo è il primo punto fermo; il secondo è la libertà di espressione e di manifestare nel rispetto della leggi, questo purtroppo non è avvenuto e la responsabilità va attribuita allo Stato che attraverso le sue Istituzioni non è riuscito a garantire lo svolgimento di una manifestazione.  Che senso ha criminalizzare il movimentismo? Chiedergli l’isolamento dei violenti? Il movimento esprime disagi, rappresenta problematiche che una classa politica vera ascolterebbe per trovare soluzioni attraverso soluzioni legislative.  Il male superiore diventano le persone che scendono in piazza o quelli che approfittano di questi eventi per mettere in pratica violenze e devastazioni? Si rischia di trasformare le vittime in carnefici se si generalizza in modo superficiale. Perché le Istituzioni non riconoscono di aver fallito? L’ordine Pubblico di ieri è stato fallimentare e ha segnato una sconfitta per tutti noi.
Ieri se non fossi stato di servizio avrei partecipato con mio figlio, qualcuno forse può darmi del violento o tacciarmi per uno che non contrasta la violenza?
La città era blindata, gli uffici periferici praticamente chiusi per aver fornito uomini e mezzi all’emergenza della capitale e il risultato è sotto gli occhi di tutti; che l’apparato della sicurezza non ha funzionato è evidente come il fallimento di una sistema che si limita a blindare senza prevenire.
I modelli di ordine pubblico non si creano con un giorno ma se per anni si svuotano di significato gli apparati investigativi (con tagli o continui prelievi per pattuglioni e ordine pubblico) resta solo il modello “militare” fatto di un’enorme “fanteria” dislocata per strada senza una preparazione adeguata e senza equipaggiamenti. 
Ieri ero con altre decine di colleghi in piazza del parlamento, la stragrande maggioranza non aveva esperienze di Ordine Pubblico, personale preso in ogni ufficio per fronteggiare il grande evento, siamo stati schierati e pronti ad intervenire dalle 13 fino alle 22 potendo fruire del solo sacchetto vitto delle 13 e senza altro fino alle 23.00 (inizio servizio alle 11,30 e fine servizio ore 23.00), un fallimento anche dell’organizzazione interna che continua a non rispettare i lavoratori di polizia, i loro contratti e la loro dignità professionale.
Il modello “militare” era stato  applaudito in occasione del 1° Maggio  (nonostante violazioni contrattuali nei confronti dei lavoratori di polizia) e ierii invece si è dimostrato fallimentare, come lo era stato il 14 dicembre, evidentemente perché lo stesso modello non può essere applicato per il black bloc e per i pellegrini.
Oggi molti dei colleghi coinvolti negli scontri saranno nuovamente impiegati per garantire l’ordine pubblico allo stadio, ragione in più per ritenere questo modello non più accettabile anche per limiti operativi evidenziati e per la mancanza di rispetto per i lavoratori di polizia.
Noi che facciamo sindacato e conosciamo i meccanismi interni le pecche di un modello militare che è solo scenico, dove la preparazione e la professionalità sull’ordine pubblico sono subordinate alla “scenografia”. Quando poi si creano situazioni di guerriglia urbana è difficile tenere la situazione sotto controllo, se non si riesce  a prevenirle dopo diventa difficile, se non impossibile, gestirle. In altre occasioni si è bonificato il percorso, sono stati tolti i cassonetti e  sigillati i tombini proprio per prevenire incendi e la possibilità di alzare barricate.
Un modello diverso di società e un diverso modello di ordine pubblico sono alla nostra portata o resteranno un’utopia?
Lo squallore peggiore continua a fornirlo gran parte della classe politica che sta esasperando il paese con la loro politica di macelleria sociale, con manovre economiche che non intaccano ricchezze e privilegi ma affamano le persone e che si presenta in tv a commentare e strumentalizzare proteste legittime e pacifiche nella stragrande maggioranza, incapace di comprendere che alla base di tutto ci sono loro e della loro incapacità di governare nell’interesse pubblico.
Oggi proporranno inasprimenti delle pene, nuove compressioni dei diritti individuali facendo finta di non capire che la sicurezza urbana, che loro continuano a tagliare, non si esaurisce con il contrasto alla prostituzione ma passa per tutte le libertà, anche quelle di scendere in piazza per poter esprimere le proprie idee.
*Mirko Carletti è poliziotto e sindacalista del Silp Cgil
Mirko Carletti

IL BLACK BLOC BATTE IL CINQUE




Quella che segue è una testimonianza (firmata) apparsa sul Manifesto di oggi. Autore è Carmelo Albanese, scrittore e videomaker, presente alla manifestazione del 15 ottobre a Roma. Non è nostra intenzione fare dietrologia né complottismo, pensiamo solo che queste dichiarazioni meritino un accertamento perché le cose sono due: o Albanese mente e allora occorre una replica da parte dei vertici delle forze dell’ordine oppure Albanese dice il vero e a quel punto andrebbero verificate le generalità del giovane “black bloc” che si unisce, esultando, agli agenti.

LEGGI LE NOVITA'

http://cipiri.blogspot.com/2011/10/il-black-bloc-batte-il-cinque.html

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