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lunedì 28 marzo 2016

Europa Cancella il Diritto di Asilo



Europa cancella il diritto di asilo

I Paesi membri del Consiglio Europeo, riuniti con la loro controparte turca a Bruxelles, hanno firmato un piano di azione per far fronte alla questione migrazione in Europa, dando vita ad un accordo che 
prevede il pagamento di tre miliardi di euro alla Turchia per gestire rifugiati e migranti, in linea – 
secondo i leader dei 28 paesi – con il diritto internazionale e quello europeo. 

La dichiarazione ufficiale, dopo aver ricordato gli sforzi comuni di lotta contro il terrorismo, e quindi dopo aver de facto assimilato la questione migrazione alla questione terrorismo internazionale, sancisce la disponibilità da parte della Turchia ad accogliere i migranti in arrivo dalla Grecia e a riprendere ed ospitare tutti i migranti “irregolari” intercettati nelle acque turche. 
I migranti irregolari, ovvero tutti. 

La Turchia e l’Unione Europea, inoltre, hanno concordato sulla necessità di aumentare le misure che 
combattano il traffico dei migranti stessi, attraverso una intensificata attività della NATO nel Mar Egeo. Secondo i leader europei, la migrazione irregolare dalla Turchia verso l’Unione Europea dovrebbe arrestarsi attraverso l’adozione di queste misure. 
Tutti i migranti in arrivo dalla Turchia alle isole della 
Grecia, dal 20 marzo in poi, saranno riportati in Turchia. 



Non si tratterebbe di espulsioni, dicono a Bruxelles, 
ma di rispetto del diritto europeo ed internazionale. 

Ovvero, estremi rimedi ad estremi mali, l’accordo sarebbe una misura straordinaria e temporanea 
“necessaria a porre fine alla sofferenza umana e a restaurare l’ordine pubblico”. In altre parole una 
soluzione non soluzione. Una condanna della migrazione tout court. 

I migranti in arrivo alle isole della Grecia saranno registrati e le richieste di asilo trattate dalle autorità greche competenti, insieme all’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. I migranti che non hanno diritto di asilo, saranno accompagnati “à la sortie”, in Turchia. Peccato che la Turchia non abbia ratificato il protocollo ONU del 1967 relativo allo status di rifugiato e che la questione curda sia di grandissima attualità, così come il rispetto dei diritti umani in genere. 

Il diritto di asilo, ricordiamo, è una delle fondamenta del diritto internazionale. L'Unione Europea si è impegnata a costruire un sistema comune di Asilo Europeo basato sulla applicazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, di cui l'Alto Commissariato è custode. L'UE, quindi, ha un ruolo importante nel garantire asilo e reinsediamento all'interno e all'esterno dell'Unione, e il diritto comunitario dovrebbe avere una notevole influenza sullo sviluppo dei meccanismi di protezione dei rifugiati anche in altri paesi. 

La Grecia e La Turchia, quindi, assistite dall’Unione e dalle agenzie del sistema internazionale, 
dovrebbero lavorare insieme per mettere in atto la politica comunitaria della non-decisione. 

Dopo aver inferto un colpo mortale al diritto di asilo, al principio di non respingimento e ai principi di solidarietà e di cooperazione tra esseri umani, l’accordo sancisce che per ogni siriano riportato dalla Grecia alla Turchia, un altro siriano potrà essere reinsediato dalla Turchia in EU. Priorità sarebbe data ai migranti che non sono mai entrati o che non hanno mai provato ad entrare irregolarmente nell’Unione: ovvero, chi ci ha già provato, magari a causa di una disperazione che dura da lungo tempo, sarebbe penalizzato. 

Secondo la Convenzione di Ginevra, il divieto di respingimento è applicabile a ogni forma di 
trasferimento forzato, compresi deportazione, espulsione, estradizione, trasferimento informale e non 
ammissione alla frontiera. È possibile derogare a tale principio, infatti, solo nel caso in cui un rifugiato venga considerato un pericolo per la sicurezza del paese in cui risiede
 o una minaccia per la collettività.

L’Unione, inoltre, ci fa sapere che, si farà carico dei rifugiati accogliendone fino a 18.000. Dovesse 
verificarsi la necessità di nuovi reinsediamenti, essi potranno realizzarsi attraverso un meccanismo di 
accordo volontario tra capi di stato fino ad un limite massimo di 54.000 persone. À la carte, visto che il testo lascia intravedere la possibilità di rivedere gli accordi. 

Ma cosa sono 72.000 persone rispetto alle maree umane 
che cercano aiuto e diritti in Europa? 

L’anno scorso in Germania sono entrati oltre un milione di migranti. Cosa sono 72.000 persone in 
confronto ai 508 milioni di europei che abitano l’Unione? Nulla. Cosa sono i 72.000 in confronto ai 5 milioni di siriani in fuga dagli orrori dell’ISIS e della guerra civile? 

La Turchia dovrebbe adottare le misure necessarie per prevenire l’immigrazione illegale via mare e 
terra. La Turchia, però, è lo stesso paese condannato diverse volte dalla Corte dei Diritti Umani di 
Strasburgo per il non rispetto dei diritti umani stessi. Tuttavia essa è stata promossa, in pochi mesi è 
diventata il garante dei diritti dei rifugiati per conto dell’Unione Europea. Cosa ne penseranno i curdi? E cosa accadrà ai curdi siriani?

Un’Europa che si lava le mani della questione migrazione e che dà le chiavi dell’impero al Gran Visir. La Turchia ha fatto un salto di qualità incredibile. Disposta a tutto pur di accelerare l’accesso in Europa, vendendosi, essa si è offerta di fare il lavoro sporco per lavar via un problema affrontato così male dai paesi dell’Unione, da esser divenuto ingestibile. 

Sia gli stati membri fondatori, molti dei quali con una lunga tradizione di migrazione e di accoglienza, che gli stati membri che sin dall’inizio hanno chiesto che le istituzioni europee optassero per la difesa del diritto ad un’Unione solida, ricca, e chiusa (vedi gruppo Visegrad),
 hanno ceduto alla ipocrisia e al populismo. 

Ovunque in Europa si è data l’immagine che la migrazione possa creare una Molenbeek in ogni angolo. Povera Molenbeek, autentico quartiere multiculturale e artistico che, come tutta Bruxelles, è stata offesa, vilipesa e identificata con un problema, quello del terrorismo, che non nasce certo dal 
multiculturalismo. Il terrorismo è una metastasi di mali ben più ampi e ben più gravi delle differenze 
religiose, culturali, dell’emarginazione sociale delle banlieu e come tale andrebbe affrontato. 

Una serie di misure tecniche, poi, definiscono le modalità di entrata e di uscita e della esecuzione delle operazioni. Fino al punto 8, dove viene ridefinita la volontà dell’EU di “re-energise” il processo di accessione della Turchia all’Unione, con una proposta che sarà presentata in aprile. 

All’ultimo punto, finalmente, la volontà dell’Unione e dei suoi stati membri a porre fine alla tragedia 
umanitaria in Siria (per fermare il flusso migratorio). Una dichiarazione poco lungimirante, perché i 
fenomeni migratori costituiscono ormai una ben nota normalità per l’Unione Europea, nonostante i 
recenti trend eccezionali. La migrazione non è più un fenomeno occasionale ma ormai una realtà 
imprescindibile, un assunto della realtà del pianeta. 

E’ una occasione persa quella da parte dell’Unione Europea. Era il momento di mettersi al fianco delle Nazioni Unite e di quelle agenzie che gestiscono con quotidiana eroicità la migrazione, come 
l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. 

Invece si è declassata la questione ad affare temporaneo, un evento, un’emergenza, un’urgenza. La 
realtà però è prepotente e mostra che le migrazioni, sia quelle nate da ragioni politiche che quelle 
derivanti dalla povertà, fanno parte integrante del sistema mondiale e che esse non possono essere 
delocalizzate, respinte, rimandate al mittente come si farà con chi cercherà di entrare in Europa. 

In cosa consiste, quindi, la politica europea in materia di migrazione? Quali sono gli assunti di base a 
partire dai quali indirizzare l’Unione in futuro? 

L'UNHCR ha più volte alzato la voce con l’UE e ribadisce, nell’ultima nota ufficiale, che “il caos che ha prevalso nel 2015 e fino ad ora nel 2016 non risponde né ai bisogni delle persone in fuga da guerre e che hanno bisogno di sicurezza, né agli interessi della stessa Europa.” 

Le difficoltà pratiche della messa in atto dell’accordo sembrano davvero importanti, e purtroppo si teme che le garanzie inserite, già scarse, non possano essere rispettate o che la protezione che deve essere garantita a chi fugge da guerre e persecuzioni venga cancellata dalle difficoltà che inevitabilmente nasceranno nella gestione corrente. 

Anche Amnesty International ha espresso la propria condanna dell’accordo, definendo “doppio” il 
linguaggio dei leader europei che non sono riusciti a nascondere le enormi contraddizioni dell'accordo. John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty, ha dichiarato che “La Turchia non è un paese sicuro per i migranti e i rifugiati e ogni procedura di ritorno sarà arbitraria, illegale e immorale a prescindere da qualsiasi fantomatica garanzia possa precedere questo finale già stabilito”. 

Dietro i proclami sul rispetto dei diritti dell’uomo, del diritto internazionale e del diritto europeo, si spera che ci sia la reale volontà di rispettare il diritto d’asilo, accusato di attirare centinaia di migliaia di rifugiati. Il diritto purtroppo, a volte, nelle sue pieghe interpretative, riesce a rendere accettabile ciò che moralmente non è. Come le espulsioni individuali collettive. 

L’abbandono, de facto, del diritto di asilo interromperà la migrazione? No.
Perché i rifugiati siriani non rappresentano che una minima parte del flusso attuale, mentre chi emigra per sfuggire alla povertà o ad altri conflitti, tenterà sempre di entrare. Il fenomeno migratorio non potrà arrestarsi se non vengono risolte alla radice le sue cause. 

Il problema è molto più vasto e complesso.
L’arrivo dei migranti non è che la punta d’iceberg di un 
dramma globale che riguarda conflitti gravissimi, 
che la diplomazia internazionale e la politica hanno fallito nell’affrontare, 
e la terribile questione della povertà.



 I PROFUGHI SCAPPANO DALLE GUERRE SCATENATE E VOLUTE DAGLI STATI UNITI ,  UNA PARTE DI ESSI LI ACCOLGANO LORO E CHE COMINCINO A RIFLETTERE SUI DANNI CHE HANNO CREATO IN TUTTO IL MONDO ?


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