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domenica 4 novembre 2018

Rai Tre cancella Scala Mercalli

Il conduttore Luca Mercalli, climatologo e già volto noto di “Che tempo che fa”, spiega in quest'intervista perché la Rai ha chiuso la sua trasmissione.


Rai Tre cancella 'Scala Mercalli': «Trattavamo argomenti scomodi per il Governo»
Dopo '610' di Lillo e Greg (Radio Due), il 'caso Fornario' e la sostituzione della Berlinguer, viale Mazzini chiude il programma che il sabato sera faceva un milione di spettatori parlando di cambiamento climatico. L'amarezza del conduttore Luca Mercalli: «Non c'è più spazio per un'informazione ambientale di qualità»

E'  un'altra vittima dell'accetta della nuova Rai. La cancellazione di “Scala Mercalli”, decisa da Rai Tre, ha fatto meno rumore della chiusura di programmi come “610” con Lillo & Greg o delle sostituzioni di Bianca Berlinguer e Massimo Giannini, ma ha mandato su tutte le furie i telespettatori e le associazioni ambientaliste. Il conduttore Luca Mercalli, climatologo e già volto noto di “Che tempo che fa”, spiega in quest'intervista perché la Rai ha chiuso la sua trasmissione.

Quando e come ha saputo della cancellazione?
«Qualche settimane fa, ma ufficiosamente era nell'aria già da qualche mese. Il nostro programma ha bisogno di una preparazione lunga, serve molto tempo per organizzare i documentari in giro per il mondo. Di solito a giugno sapevamo già quando sarebbe iniziata la nostra stagione, ma stavolta nessuno ci ha comunicato nulla. Poi, un paio di settimane fa, 
ho ricevuto la telefonata del dirigente Rai a cui faccio riferimento. 
“La direttrice di Rai Tre non ha confermato 'Scala Mercalli'”, mi ha detto»

Nel frattempo la direttrice, Daria Bignardi, le ha telefonato?
«No, assolutamente. Non mi ha chiamato, non ci ho mai parlato in vita mia»

Molti stanno protestando. Una lettera della Federazione italiana dei media ambientali  e una petizione su Change.org   chiedono il ripristino della trasmissione.
«Sono felice della solidarietà degli spettatori, ma non credo che servirà a far cambiare idea a chi decide. Sarà più che altro solo un esperimento sociologico, temo. Sul breve termine non ci sono speranze. Se poi dovesse cambiare qualcosa, non ci sarebbero comunque i tempi tecnici per ricominciare a febbraio, casomai più avanti»

Come le hanno argomentato la chiusura?
«Non me l'hanno spiegata. Anche perché era difficile da spiegare. Abbiamo portato avanti un'informazione ambientale che non solo era rigorosa dal punto di vista scientifico, con interviste a grandi esperti di tutto il mondo, ma attirava un milione di spettatori in media ogni sabato sera»

Lei quale idea si è fatto sui veri motivi?
«Abbiamo trattato argomenti che sono scomodi per qualsiasi governo, e il governo Renzi non fa certo eccezione. Basterebbe dire che siamo andati contro le trivelle e le grandi opere, e a favore di un'agricoltura sostenibile»

Durante l'ultima stagione il senatore del Pd Stefano Esposito ha presentato un’interrogazione in Commissione di Vigilanza Rai contro i «22 minuti di propaganda ai No Tav»
 che lei avrebbe concesso in una puntata.
Avrà pesato?
«Penso proprio di sì»

Poi hanno fatto rumore le dure stroncature di Aldo Grasso, che sul Corriere della Sera l'ha definita un «catastrofista», un «gufo con cravattino».
«Gli attacchi che mi ha riservato in questi anni Aldo Grasso li porto ad esempio nelle mie lezioni all'università. Perché al di là dell'astio personale, che è un dettaglio, è il simbolo di un certo mondo giornalistico che non ha capito nulla della crisi ambientale. Non ha competenze per ribattere, e quindi si accontenta di denigrare. Non dice mai una parola sull'autorevolezza dei miei intervistati e sulle soluzioni propositive, non certo da “gufi”, che avanziamo»

Più in generale, c'è un problema che riguarda i programmi sulla natura e l'ambiente. In tv, dicono alcuni studiosi come il professor Ferdinando Boero dell'Università del Salento, sono troppo spesso «concepiti come mero intrattenimento del pubblico, e non hanno funzione di elevazione culturale» . “Scala Mercalli” era una delle poche eccezioni, e anche “Ambiente Italia” e “Bellitalia” sono stati di recente ridimensionati.
«Al di là dei problemi della Rai, questo è un fenomeno più grave che riguarda tutti i media internazionali, e che ha ben descritto sul Guardian il mio amico George Monbiot. C'è cioè una sottovalutazione generale della crisi climatica, i media portano una grande responsabilità e servirebbero sociologi e psicologi sociali per capire perché 
abbiano deciso di nascondere la testa sotto la sabbia»

Come si è trovato in questi anni alla Rai?
«Devo dire che non ho mai ricevuto pressioni, ho goduto di un'autonomia completa. D'altronde il biglietto da visita di “Scala Mercalli” era lo stesso studio in cui registravamo. Eravamo infatti ospitati dalla Fao, che non avrebbe esitato un secondo a cacciarci se avessimo detto qualcosa di scientificamente scorretto. L'ufficio stampa della Fao ci aveva avvertito: “Fate attenzione, se sbagliate qualcosa il giorno dopo ho 4 ambasciatori che mi chiedono conto di voi e devo mandarvi via”.
 Ma non c'è mai stato bisogno di richiamarci all'ordine»

Che cosa pensa della nuova Rai?
«Ho sempre creduto fortissimamente nel servizio pubblico. Ci lavoro da 20 anni. Gli spettatori mi conoscono dal 2003, da “Che tempo che fa” con Fazio, ma collaboravo già da prima. Oggi faccio sempre più fatica a riconoscermi in questa Rai»

Francesca Fornario, conduttrice di “MammaNonMamma” su RadioDue, denuncia che le hanno chiesto di non fare battute su Renzi. C'è chi paragona questa Rai a quella di Berlusconi.
«Direi che, a guardare dall'esterno, si fa molto presto a poterlo dire»

Pensa di aver commesso degli errori?
«Non credo. Ho fatto solo le mie scelte, prendendomi le mie responsabilità. 
È chiaro che sarei stato un ingenuo a pensare 
che non avrei sollevato un polverone con la puntata sui No Tav. Ma ci siamo sempre affidati a un metodo scientifico, un metodo “da Pulitzer”, da giornalismo d'inchiesta. 
Questi sono i fatti, ora se ci riuscite confutateli. 
Ma è un metodo che evidentemente non piace a chi sta in alto»



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lunedì 30 maggio 2016

L’India cancella Finmeccanica



L’India cancella Finmeccanica

Il ministro della Difesa di Nuova Delhi ha annunciato che il procedimento nei confronti dell'azienda della difesa ITALIANA , dell'aerospazio e delle sue controllate è già avviato. Motivazione ufficiale: le indagini sulle presunte mazzette per gli elicotteri Agusta Westland. L'ex amministratore delegato Orsi è stato condannato a 4 anni in appello per corruzione internazionale e false fatturazioni

L’India ha deciso di cancellare tutti i bandi di gara vinti da Finmeccanica, oggi Finmeccanica-Leonardo, per equipaggiamenti destinati alla Difesa. Questo perché il gruppo italiano guidato da Mauro Moretti finirà a breve nella black list di New Delhi. Il motivo ufficiale sono le indagini per le presunte tangenti relative a un appalto da 560 milioni di euro per la fornitura di 12 elicotteri Agusta Westland. Nelle ore successive alla decisione della Corte Suprema di rimpatriare il fuciliere di Marina, il ministero della Difesa di Nuova Delhi aveva annullato un mega-contratto da 300 milioni di dollari con l’azienda per la fornitura di siluri per i sottomarini indiani.

“Il processo per la blacklist è già iniziato”, ha detto il ministro indiano della Difesa, Manohar Parrikar, in un’intervista all’agenzia stampa nazionale Pti. Aggiungendo che non vi saranno più nuove transazioni con Finmeccanica e sue sussidiarie fino a quando resterà nella lista nera. “Dovunque c’è una intenzione di acquisizione da parte di Finmeccanica e delle sue sussidiarie – ha chiarito il ministro – le corrispondenti Richieste di presentare una proposta (Rfp) da parte dell’India saranno revocate. Su questo sono molto chiaro”. Per quanto riguarda “contratti già eseguiti, la manutenzione annuale e l’importazione di pezzi di ricambio verrà permessa là dove sarà assolutamente essenziale“, ha affermato Parrikar, sottolineando che in questi casi la sicurezza nazionale “non può essere compromessa”. Quindi, “solo le nuove acquisizioni saranno bloccate”. Alla domanda sul futuro dei progetti dove Finmeccanica giocava un ruolo cruciale, Parrikar ha risposto: “C’è un solo prodotto in tutto il mondo? Ci saranno sempre i prodotti delle aziende russe, americane e altri ancora. Potrebbero essere solo un po’ più costosi e difficili da ottenere”.

In ballo, come spiega il Times of India, c’è una serie di commesse tutt’altro che irrilevanti. Per esempio alcune piattaforme navali della Marina indiana in costruzione, come quattro cacciatorpedinieri e sette fregate, sono progettati per essere armati con il cannone da 127 millimetri Otomelara, società del gruppo Finmeccanica. Il cannone doveva essere introdotto anche nelle scuole di formazione della Marina militare. L’esercito era anche in trattativa per acquistare missili terra-aria a corto raggio dal consorzio europeo Mbda, di cui Finmeccanica ha una partecipazione. Sul tavolo c’era anche una collaborazione tra l’azienda statale Bharat Dynamics e Finmeccanica per la produzione di protezioni anti-siluro. La controllata Selex Es è coinvolta nella fornitura di radar di sorveglianza aerea per una portaerei in costruzione.

Nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti, l’ex amministratore delegato Giuseppe Orsi è stato condannato in appello a 4 anni e mezzo di reclusione per corruzione internazionale e false fatturazioni per avere portato avanti “attività di depistaggio allo scopo di sottrarsi al processo” e “un’intensa ed estesa attività d’inquinamento probatorio“. Bruno Spagnolini, ex ad di Agusta Westland, è stato invece condannato a 4 anni di reclusione per corruzione internazionale
 e false fatturazioni.

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lunedì 28 marzo 2016

Europa Cancella il Diritto di Asilo



Europa cancella il diritto di asilo

I Paesi membri del Consiglio Europeo, riuniti con la loro controparte turca a Bruxelles, hanno firmato un piano di azione per far fronte alla questione migrazione in Europa, dando vita ad un accordo che 
prevede il pagamento di tre miliardi di euro alla Turchia per gestire rifugiati e migranti, in linea – 
secondo i leader dei 28 paesi – con il diritto internazionale e quello europeo. 

La dichiarazione ufficiale, dopo aver ricordato gli sforzi comuni di lotta contro il terrorismo, e quindi dopo aver de facto assimilato la questione migrazione alla questione terrorismo internazionale, sancisce la disponibilità da parte della Turchia ad accogliere i migranti in arrivo dalla Grecia e a riprendere ed ospitare tutti i migranti “irregolari” intercettati nelle acque turche. 
I migranti irregolari, ovvero tutti. 

La Turchia e l’Unione Europea, inoltre, hanno concordato sulla necessità di aumentare le misure che 
combattano il traffico dei migranti stessi, attraverso una intensificata attività della NATO nel Mar Egeo. Secondo i leader europei, la migrazione irregolare dalla Turchia verso l’Unione Europea dovrebbe arrestarsi attraverso l’adozione di queste misure. 
Tutti i migranti in arrivo dalla Turchia alle isole della 
Grecia, dal 20 marzo in poi, saranno riportati in Turchia. 



Non si tratterebbe di espulsioni, dicono a Bruxelles, 
ma di rispetto del diritto europeo ed internazionale. 

Ovvero, estremi rimedi ad estremi mali, l’accordo sarebbe una misura straordinaria e temporanea 
“necessaria a porre fine alla sofferenza umana e a restaurare l’ordine pubblico”. In altre parole una 
soluzione non soluzione. Una condanna della migrazione tout court. 

I migranti in arrivo alle isole della Grecia saranno registrati e le richieste di asilo trattate dalle autorità greche competenti, insieme all’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’ONU. I migranti che non hanno diritto di asilo, saranno accompagnati “à la sortie”, in Turchia. Peccato che la Turchia non abbia ratificato il protocollo ONU del 1967 relativo allo status di rifugiato e che la questione curda sia di grandissima attualità, così come il rispetto dei diritti umani in genere. 

Il diritto di asilo, ricordiamo, è una delle fondamenta del diritto internazionale. L'Unione Europea si è impegnata a costruire un sistema comune di Asilo Europeo basato sulla applicazione della Convenzione sui rifugiati del 1951, di cui l'Alto Commissariato è custode. L'UE, quindi, ha un ruolo importante nel garantire asilo e reinsediamento all'interno e all'esterno dell'Unione, e il diritto comunitario dovrebbe avere una notevole influenza sullo sviluppo dei meccanismi di protezione dei rifugiati anche in altri paesi. 

La Grecia e La Turchia, quindi, assistite dall’Unione e dalle agenzie del sistema internazionale, 
dovrebbero lavorare insieme per mettere in atto la politica comunitaria della non-decisione. 

Dopo aver inferto un colpo mortale al diritto di asilo, al principio di non respingimento e ai principi di solidarietà e di cooperazione tra esseri umani, l’accordo sancisce che per ogni siriano riportato dalla Grecia alla Turchia, un altro siriano potrà essere reinsediato dalla Turchia in EU. Priorità sarebbe data ai migranti che non sono mai entrati o che non hanno mai provato ad entrare irregolarmente nell’Unione: ovvero, chi ci ha già provato, magari a causa di una disperazione che dura da lungo tempo, sarebbe penalizzato. 

Secondo la Convenzione di Ginevra, il divieto di respingimento è applicabile a ogni forma di 
trasferimento forzato, compresi deportazione, espulsione, estradizione, trasferimento informale e non 
ammissione alla frontiera. È possibile derogare a tale principio, infatti, solo nel caso in cui un rifugiato venga considerato un pericolo per la sicurezza del paese in cui risiede
 o una minaccia per la collettività.

L’Unione, inoltre, ci fa sapere che, si farà carico dei rifugiati accogliendone fino a 18.000. Dovesse 
verificarsi la necessità di nuovi reinsediamenti, essi potranno realizzarsi attraverso un meccanismo di 
accordo volontario tra capi di stato fino ad un limite massimo di 54.000 persone. À la carte, visto che il testo lascia intravedere la possibilità di rivedere gli accordi. 

Ma cosa sono 72.000 persone rispetto alle maree umane 
che cercano aiuto e diritti in Europa? 

L’anno scorso in Germania sono entrati oltre un milione di migranti. Cosa sono 72.000 persone in 
confronto ai 508 milioni di europei che abitano l’Unione? Nulla. Cosa sono i 72.000 in confronto ai 5 milioni di siriani in fuga dagli orrori dell’ISIS e della guerra civile? 

La Turchia dovrebbe adottare le misure necessarie per prevenire l’immigrazione illegale via mare e 
terra. La Turchia, però, è lo stesso paese condannato diverse volte dalla Corte dei Diritti Umani di 
Strasburgo per il non rispetto dei diritti umani stessi. Tuttavia essa è stata promossa, in pochi mesi è 
diventata il garante dei diritti dei rifugiati per conto dell’Unione Europea. Cosa ne penseranno i curdi? E cosa accadrà ai curdi siriani?

Un’Europa che si lava le mani della questione migrazione e che dà le chiavi dell’impero al Gran Visir. La Turchia ha fatto un salto di qualità incredibile. Disposta a tutto pur di accelerare l’accesso in Europa, vendendosi, essa si è offerta di fare il lavoro sporco per lavar via un problema affrontato così male dai paesi dell’Unione, da esser divenuto ingestibile. 

Sia gli stati membri fondatori, molti dei quali con una lunga tradizione di migrazione e di accoglienza, che gli stati membri che sin dall’inizio hanno chiesto che le istituzioni europee optassero per la difesa del diritto ad un’Unione solida, ricca, e chiusa (vedi gruppo Visegrad),
 hanno ceduto alla ipocrisia e al populismo. 

Ovunque in Europa si è data l’immagine che la migrazione possa creare una Molenbeek in ogni angolo. Povera Molenbeek, autentico quartiere multiculturale e artistico che, come tutta Bruxelles, è stata offesa, vilipesa e identificata con un problema, quello del terrorismo, che non nasce certo dal 
multiculturalismo. Il terrorismo è una metastasi di mali ben più ampi e ben più gravi delle differenze 
religiose, culturali, dell’emarginazione sociale delle banlieu e come tale andrebbe affrontato. 

Una serie di misure tecniche, poi, definiscono le modalità di entrata e di uscita e della esecuzione delle operazioni. Fino al punto 8, dove viene ridefinita la volontà dell’EU di “re-energise” il processo di accessione della Turchia all’Unione, con una proposta che sarà presentata in aprile. 

All’ultimo punto, finalmente, la volontà dell’Unione e dei suoi stati membri a porre fine alla tragedia 
umanitaria in Siria (per fermare il flusso migratorio). Una dichiarazione poco lungimirante, perché i 
fenomeni migratori costituiscono ormai una ben nota normalità per l’Unione Europea, nonostante i 
recenti trend eccezionali. La migrazione non è più un fenomeno occasionale ma ormai una realtà 
imprescindibile, un assunto della realtà del pianeta. 

E’ una occasione persa quella da parte dell’Unione Europea. Era il momento di mettersi al fianco delle Nazioni Unite e di quelle agenzie che gestiscono con quotidiana eroicità la migrazione, come 
l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. 

Invece si è declassata la questione ad affare temporaneo, un evento, un’emergenza, un’urgenza. La 
realtà però è prepotente e mostra che le migrazioni, sia quelle nate da ragioni politiche che quelle 
derivanti dalla povertà, fanno parte integrante del sistema mondiale e che esse non possono essere 
delocalizzate, respinte, rimandate al mittente come si farà con chi cercherà di entrare in Europa. 

In cosa consiste, quindi, la politica europea in materia di migrazione? Quali sono gli assunti di base a 
partire dai quali indirizzare l’Unione in futuro? 

L'UNHCR ha più volte alzato la voce con l’UE e ribadisce, nell’ultima nota ufficiale, che “il caos che ha prevalso nel 2015 e fino ad ora nel 2016 non risponde né ai bisogni delle persone in fuga da guerre e che hanno bisogno di sicurezza, né agli interessi della stessa Europa.” 

Le difficoltà pratiche della messa in atto dell’accordo sembrano davvero importanti, e purtroppo si teme che le garanzie inserite, già scarse, non possano essere rispettate o che la protezione che deve essere garantita a chi fugge da guerre e persecuzioni venga cancellata dalle difficoltà che inevitabilmente nasceranno nella gestione corrente. 

Anche Amnesty International ha espresso la propria condanna dell’accordo, definendo “doppio” il 
linguaggio dei leader europei che non sono riusciti a nascondere le enormi contraddizioni dell'accordo. John Dalhuisen, direttore del programma Europa e Asia centrale di Amnesty, ha dichiarato che “La Turchia non è un paese sicuro per i migranti e i rifugiati e ogni procedura di ritorno sarà arbitraria, illegale e immorale a prescindere da qualsiasi fantomatica garanzia possa precedere questo finale già stabilito”. 

Dietro i proclami sul rispetto dei diritti dell’uomo, del diritto internazionale e del diritto europeo, si spera che ci sia la reale volontà di rispettare il diritto d’asilo, accusato di attirare centinaia di migliaia di rifugiati. Il diritto purtroppo, a volte, nelle sue pieghe interpretative, riesce a rendere accettabile ciò che moralmente non è. Come le espulsioni individuali collettive. 

L’abbandono, de facto, del diritto di asilo interromperà la migrazione? No.
Perché i rifugiati siriani non rappresentano che una minima parte del flusso attuale, mentre chi emigra per sfuggire alla povertà o ad altri conflitti, tenterà sempre di entrare. Il fenomeno migratorio non potrà arrestarsi se non vengono risolte alla radice le sue cause. 

Il problema è molto più vasto e complesso.
L’arrivo dei migranti non è che la punta d’iceberg di un 
dramma globale che riguarda conflitti gravissimi, 
che la diplomazia internazionale e la politica hanno fallito nell’affrontare, 
e la terribile questione della povertà.



 I PROFUGHI SCAPPANO DALLE GUERRE SCATENATE E VOLUTE DAGLI STATI UNITI ,  UNA PARTE DI ESSI LI ACCOLGANO LORO E CHE COMINCINO A RIFLETTERE SUI DANNI CHE HANNO CREATO IN TUTTO IL MONDO ?


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martedì 29 settembre 2015

Cancellate le False Visualizzazioni su YouTube


YouTube cancella le false visualizzazioni
I canali ufficiali di alcune major discografiche sarebbero stati pompati con trucchetti non autorizzati dalla piattaforma di video sharing. Con un colpo di spugna il Tubo purga oltre 2 miliardi dal contatore delle visite.
 Mentre il tormentone asiatico Gangnam guadagna un miliardo di visualizzazioni in tutto il mondo, le major discografiche Universal Music e Sony Music crollano all'improvviso sulla gigantesca piattaforma di video sharing YouTube. I canali ufficiali delle due grandi etichette hanno perso un totale di circa 2 miliardi di visualizzazioni.

Nessun bug o malfunzionamento dei contatori del portalone di Google. Sono stati gli stessi tecnici di YouTube a punire le major, con misure drastiche di riduzione nel numero complessivo delle visualizzazioni da parte degli utenti. In un solo giorno, il canale ufficiale di Sony/BMG ha perso più di 850 milioni di visualizzazioni.

Ma cosa ha portato il Tubo a queste sorprendenti pulizie natalizie? Sul forum Black Hat World - dove gli utenti possono scambiarsi trucchetti e strategie più...


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sabato 8 agosto 2015

Podemos Cancella le Corride





Podemos cancella le corride: da Madrid a Saragozza, i nuovi sindaci tagliano i finanziamenti

Ernest Hemingway le dedicò "Morte nel pomerggio", Manuel Chaves Nogales uno dei libri più belli del Novecento, "Juan Belmonte, matador de toros": ora la Corrida rischia di sparire definitivamente dalla tradizione spagnola, come riporta oggi La Stampa. Sono sempre di più i comuni in Spagna che hanno eletto giunte di sinistra, in genere guidate da esponenti di Podemos, che nel loro programma hanno inserito anche la cancellazione dei finanziamenti pubblici a uno dei simboli del Paese.

Le opinioni a proposito si dividono. C'è chi è pienamente soddisfatto di questa svolta animalista, come il sindaco di Madrid Manuela Carmena, che annuncia:

"Non un solo euro di soldi pubblici sarà speso nelle arene."
Tante altre le città che, come Madrid, hanno preso iniziative per tentare di cambiare volto alle tradizioni iberiche: il comune di Alicante ha sostituito la Corrida con una corsa in bici e terrà un referendum per abolire definitivamente i combattimenti. A Saragozza è stata abolita la festa in cui si legavano alle corna dei tori i fuochi d'artificio, Valencia ha eliminato la sua tipica Feira de Julio, così come Gandia, Villafranca de los Caballeros e Denìa, che hanno abolito le manifestazioni che coinvolgevano i tori.

Dal lato opposto ci sono tutti quelli che non riescono a veder finire una delle più grandi espressioni d'arte della nazione spagnola. Con la corrida terminano le leggende dei toreri, non ci saranno più nomi come Manuel Benitez, José Ortega, Joselito o Manolete, niente più estasi negli occhi degli spagnoli appassionati dello spettacolo che unisce pericolo e bellezza.

Niente più storie come quella di Juan Belmonte, il torero nato povero e diventato il più grande di tutti, colui che trasformò definitivamente i combattimenti in forme d'arte. Si dice che terminò la sua vita, dopo che il dottore gli aveva vietato tutto ciò che rendeva secondo lui la vita degna di essere vissuta, cavalcare, amare, fumare e bere, cavalcando verso la sua tenuta in campagna, dove lo aspettavano due amiche, con cui passò la notte fumando e bevendo. All'alba si sarebbe suicidato con la sua Browning.



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giovedì 6 agosto 2015

Facebook ti Cancella Foto di Bimbi Allattati al Seno

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RICEVIAMO SEGNALAZIONE DA
AMICHE DI FACEBOOK
CHE GLI CONTESTA
delle foto contenenti seni scoperti, come foto inadeguate,
mentre esistono pagine inneggianti al fascismo e nazismo
che non vengono toccate , pur segnalate dagli utenti.





HO MESSO QUESTE FOTO


The LXXX, ha messo in luce come coloro che sono stati allattati al seno hanno avuto maggiori probabilità di diventare adulti intelligenti, istruiti e di ambire a ruoli professionali prestigiosi in cui la retribuzione è più alta. Non solo: secondo lo studio più a lungo si usufruisce del latte di mamma, maggiori sono le possibilità di avere una vita felice e prospettive migliori.

I vantaggi dell'allattamento al seno per la mamma...

leggi tutto...

SALUTE - BENESSERE: Allattare al Seno fa Bene a Bimbo e Mamma: Allattare al seno fa bene.  E non è solo un luogo comune. Ad avvalorare la tesi c’è infatti un nuovo studio. La ricerca, condotta su 6...



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martedì 11 dicembre 2012

Egitto : cancellare il referendum costituzionale


Morsi cancella il decreto, ma l'Egitto non si placa

Il presidente sospende l'auto-attribuzione di poteri speciali. Ma le opposizioni proseguono nelle proteste: obiettivo, cancellare il referendum costituzionale.
 
- Il presidente Morsi fa un passo indietro: cancellato (temporaneamente) il decreto emesso il 22 novembre con il quale la presidenza si auto-attribuiva poteri speciali, a danno della magistratura.

Ieri Morsi ha annunciato la cancellazione del decreto che ha provocato manifestazioni di massa in tutto il Paese: scontri e marce stanno infiammando l'Egitto da settimane, e hanno già provocato sette morti e decine di feriti. A far esplodere la rabbia popolare, anche la decisione di proporre per il 15 dicembre un referendum sulla bozza di Costituzione, ritenuta dalle opposizioni il frutto esclusivo della maggioranza islamista.
Il referendum si farà, ha confermato uno dei leader dei Fratelli Musulmani, Selim al-Awa: è la legge che prevede il voto entro due settimane dalla presentazione al presidente egiziano del testo costituzionale. Secondo numerosi osservatori, la decisione di sospendere il decreto sarebbe volta a placare la collera della magistratura: riconsegnando al potere giudiziario le sue prerogative, i giudici potrebbero accettare il referendum del 15.

L'annuncio giunge dopo l'apertura dello stesso Morsi, che ieri aveva invitato al dialogo le forze di opposizione laiche. Gran parte dei leader del Fronte Nazionale di Salvezza ha rispedito l'invito al mittente e ha deciso di non prendere parte agli incontri di pacificazione nazionale. "La nuova costituzione non risponde a quelle che sono le richieste del popolo", ha commentato George Issac, membro del Constitution Party, aggiungendo che le opposizioni sono pronte a intensificare la pressione politica nei confronti della Fratellanza.
Neppure la cancellazione del famigerato decreto calma gli animi: il Fronte Nazionale ha definito l'annullamento solo un modo per salvare la faccia di un governo in bilico. "La costituzione non rappresenta l'intero popolo egiziano, ma solo il presidente e il suo gruppo", ha detto il portavoce Tareq al-Khouli.

Intanto proseguono le proteste: venerdì le manifestazioni hanno avuto un tono più contenuto, dopo l'uccisione di sette persone negli scontri dei giorni precedenti. Ma le opposizioni non mollano e hanno organizzato altri cortei verso il palazzo presidenziale, simbolo - secondo le forze laiche - del nuovo potere faraonico di Morsi.
Manifestazioni sono previste anche per oggi, sia da parte delle opposizioni che da parte di sostenitori dei Fratelli Musulmani. "Chiamiamo i giovani egiziani a tenere manifestazioni pacifiche e sit-in in tutte le piazze dell'Egitto fino a quando le nostre richieste saranno accolte", ha detto Mohamed Abu al-Ghar, leader del Fronte Nazionale. Tra le richieste, lo smantellamento delle milizie organizzate, inchieste serie e trasparenti sulle violenze dei giorni scorsi e, naturalmente, la cancellazione del referendum costituzionale.
I Fratelli Musulmani, al contrario, hanno pensato ad una catena umana di fronte al loro quartier generale al Cairo. Niente pace per l'Egitto.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=43595
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lunedì 7 maggio 2012

LA SARDEGNA CANCELLA LE PROVINCE COL REFERENDUM



SARDEGNA: REFERENDUM 6 MAGGIO 20012, ABOLIZIONE PROVINCE, DIMINUZIONE PRIVILEGI DELLA CASTA,Referendum truffa?


ABOLIZIONE PROVINCE, DIMINUZIONE PRIVILEGI DELLA CASTA


LA SARDEGNA

 

 CANCELLA LE PROVINCE 

 

COL REFERENDUM




 CAGLIARI - La Sardegna cancella con i referendum le Province regionali del Medio Campidano, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Olbia-Tempio e chiede l'abolizione di quelle storiche di Cagliari, Oristano, Nuoro e Sassari. Quorum superato per i dieci quesiti referendari: alle 22 di ieri, ora di chiusura delle urne, ha votato il 35,50 per cento degli aventi diritto cioè 525.651 sardi. In provincia di Cagliari si è recato alle urne il 38,11 per cento degli elettori (nel capoluogo ha votato il 40,44%), in quella di Nuoro il 34,76 per cento, di Oristano il 33,04 per cento, in provincia di Sassari il 37,23 per cento, nel Medio Campidano il 42,55 per cento (affluenza più alta), nella provincia di Carbonia-Iglesias il 31,53 per cento, in Ogliastra il 28,74 per cento e nella provincia di Olbia-Tempio il 26,85 per cento. I primi quattro quesiti, insieme all'ottavo, sono abrogativi e cancellano quindi le quattro province regionali di Medio Campidano, Carbonia-Iglesias, Ogliastra e Olbia-Tempio. L'ottavo taglia l'indennità dei consiglieri regionali. Chiede ai sardi se vogliono cancellare una legge che stabilisce che i compensi sono agganciati a quelli dei parlamentari 'in misura non superiore all'80%'. I quesiti consultivi, riguardano l'elezione diretta del presidente della Regione attraverso le primarie, la riscrittura dello statuto sardo, sull'indennità spettante ai membri del Consiglio regionale della Sardegna e il rimborso delle spese di segreteria, all'abolizione dei consigli di amministrazione degli Enti strumentali della Regione e alla riduzione dei consiglieri regionali da 80 a 50.

"GRANDE PARTECIPAZIONE POPOLARE" «Una giornata di grande partecipazione popolare che rappresenta una vittoria per la Sardegna e per tutti i Sardi». È il commento del presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci sul raggiungimento del quorum per i dieci quesiti referendari. «I cittadini si riappropriano degli spazi della politica - ha aggiunto il presidente della Regione - e danno essi stessi impulso ad una stagione di cambiamento non più rinviabile, che deve coinvolgere tutta la politica e l'intera società sarda. Al di là delle appartenenze di ciascuno, bisogna cogliere questo messaggio chiaro e la volontà espressa di una Sardegna che intende decidere con scelte autonome e di rottura con il passato».

QUORUM NON RAGGIUNTO A OLBIA TEMPIO Con l'affluenza più bassa alle urne in tutta la Sardegna, il 26,85% dei votanti, 34.830 elettori, la Gallura difende la Provincia regionale di Olbia-Tempio. «Trionfa il voto a difesa della nostra Provincia, nata dopo decenni di lotte: con il non voto di circa il 73% dei galluresi infatti è giunta un'indicazione ben precisa. La nostra entità territoriale, consolidata anche dal punto di vista amministrativo, così sentita dalla popolazione deve restare». È il commento a caldo del presidente della Provincia Olbia Tempio Fedele Sanciu sui dati dell'affluenza alle urne per i referendum regionali. «Però -prosegue- l'aver raggiunto il quorum è un segnale altrettanto forte dei cittadini da raccogliere per raggiungere quelle riforme necessarie per migliorare la macchina amministrativa territoriale, regionale e complessivamente di tutto lo Stato, perchè sollecitano l'eliminazione degli sprechi e il depotenziamento delle caste, evitando il logoramento delle istituzioni e il mettere in contrapposizione le aree forti con quelle deboli della Regione». «Dal voto e dal non voto emerge il malessere dei cittadini. Questi messaggi -afferma Sanciu- vanno raccolti ed incanalati verso le riforme dedicate ai bisogni della gente, mirate ad eliminare gli sprechi, depotenziare le caste e i tentativi di accentramento del potere a discapito delle comunità locali. Una riflessione ora è opportuna , ma -conclude Sanciu- poi dobbiamo subito metterci al lavoro per il bene di tutti».

Dieci i quesiti referendari regionali promossi dal Movimento Referendario Sardo (di cui fanno parte ’Italia dei Valori, la Base Sardegna e Riformatori Sardi), per i quali si poteva votare solo nella giornata di ieri. 

I più attesi?
 Quelli abrogativi sull’abolizione delle quattro province istituite di recente (2001) - vale a dire Medio Campidano, Olbia Tempio, Carbonia Iglesias e Ogliastra - e quello per ridurre le indennità dei consiglieri regionali.

I promotori del referendum, Italia dei Valori in testa, esultano perché la partita si è giocata tutta sul votare sì e, quindi, chi si è recati alle urne lo ha fatto – nella stragrande maggioranza – per abolire i privilegi della Casta. Quorum al 33,3%, affluenza al 35,5%. Seppur di pochissimo, l’Italia intera prende una lezione di civiltà.
Con i sardi c’è poco da scherzare, quando si mettono in testa una cosa nessuno riuscirà a distoglierli dall’obiettivo. E l’avevano promesso: ve la faremo pagare, rivolti ai componenti di quella Casta che troppo spesso ha svenduto non solo le loro terre ma persino la dignità di un popolo che – come diceva lo scrittore David Hernert Lawrence – “è fuori dal tempo e dalla storia, è come la libertà stessa”. Inimmaginabile mettergli i piedi in testa.
Figurarsi se a provarci sono gli esponenti della Casta. Risposta: al rogo la Casta.
Gli altri cinque quesiti referendari, tutti consultivi, chiedevano agli elettori se “abolire le altre quattro Province storiche (Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano), portare da 80 a 50 il numero dei componenti del Parlamento sardo, cancellare i consigli di amministrazione degli enti regionali, istituire un’Assemblea costituente per la riscrittura dello Statuto autonomistico, eleggere direttamente il presidente della Regione attraverso le primarie.”



leggi anke

http://cipiri17.blogspot.it/2012/05/sardegna-referendum-6-maggio-20012.html


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