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mercoledì 15 giugno 2016

Brexit in Gran Bretagna Referendum



BREXIT
''IN UK SI TENGONO STRETTA LA STERLINA''

In Gran Bretagna è tempo di Brexit, referendum consultivo senza quorum non legalmente vincolante per il Governo sulla permanenza o sull’uscita dell'UK dall’Unione Europea. 

Il prossimo 23 giugno, oltremanica ci si esprimerà su un tema che “preoccupa sostanzialmente il 
capitale internazionale, che teme l’uscita dall’Unione Europea dell'UK in quanto dalla Brexit potrebbe scaturire un effetto domino che creerebbe dei grossissimi problemi soprattutto all'Unione”, come spiega ad AbruzzoWeb Giuseppe Palma, giurista e scrittore, autore del blog ScenariEconomici.it e dei libri “Figli destituenti. I gravi aspetti di criticità della riforma costituzionale”, “Il tradimento della Costituzione. 
Dall’Unione Europea agli Stati Uniti d’Europa: la rinuncia alla sovranità nazionale” e "Il male assoluto. Dallo Stato di diritto alla modernità Restauratrice. L'incompatibilità tra Costituzione e Trattati dell'UE. Aspetti di criticità dell'Euro". 

“Se la Gran Bretagna esce – il pensiero di Palma – dà un esempio di libertà a tutti. A ruota, potrebbero seguire altri Paesi dell’Unione che non hanno la moneta unica, vedi Svezia o Polonia, i quali eviterebbero la continuazione del massacro di chi invece è incastrato nell'eurozona”.

“Questo effetto a catena darebbe un colpo durissimo a chi investe in borsa, con miliardi bruciati in un attimo – prosegue il giurista –. Pochi giorni fa, le borse europee - alla sola notizia che nuovi sondaggi davano la brexit in vantaggio - hanno perso circa 3-4 punti ciascuna, a parte quella di Londra che ne ha persi neanche un paio. La paura, dunque, è più per ‘noi’ che per ‘loro’”.

Ma la guerra psicologica via media prosegue, con annunci di catastrofi per i cittadini britannici e con 
pochi esempi contrari, come l’editore e produttore televisivo Rupert Murdoch che invece spinge per 
l’uscita, così come il leader dell’Ukip Nigel Farage, che considera l’uscita dalla UE dei suoi connazionali “il primo passo verso la disintegrazione dell’Unione stessa”.
“Che però devono vedersela con chi, come il multimilionario George Soros, ha impostato una 
campagna mediatica enorme a favore della permanenza della Gran Bretagna nella UE”, precisa Palma.“E la Regina Elisabetta II, che vede di buon occhio la scelta fatta anni fa da Margaret Thatcher di restare fuori dall’Euro, non si è esposta sul tema – continua –. Eppure, basterebbe una parola da parte sua e i cittadini credo che la seguirebbero senza pensarci un attimo”. 

In ogni caso, è il versante economico a preoccupare chi siede nei posti che contano, “perché, se si 
uscisse, la Sterlina si svaluterebbe subito, con effetti positivi per l’economia reale, con la ripresa 
immediata delle esportazioni britanniche, e negativi per chi ha ingenti capitali investiti, che si vedrebbe il giorno dopo l’uscita il capitale rosicchiato dalla svalutazione della sterlina”.

“Nel giro di pochissimo tempo – fa presente poi Palma – le cose tornerebbero alla normalità. Anche 
perché da quelle parti hanno la sovranità monetaria. Hanno la Sterlina, la gestiscono come vogliono, 
sempre stando fuori da certi parametri forcaioli anche nel caso di creazione degli Stati Uniti d’Europa. E basta parlare di peggioramenti della situazione, non è che il loro welfare migliora se restano dentro”.Ma, secondo Palma, c’è un altro fattore che farà la differenza in questo referendum, ed è l’immigrazione, considerata da larghe fette di popolazione come “incontrollabile”.

“Se usciranno, sarà per questo capitolo che viene considerato sempre di più un problema”, assicura 
l’esperto. “Ed è sicuro che, seppur consultivo, il referendum darà una indicazione politica molto forte che le istituzioni britanniche non potrebbero non rispettare. A quel punto, il parlamento dovrà soltanto organizzarsi per ratificare”, specifica il giurista, il quale vede decisivo per il risultato referendario la pesante spaccatura sul tema in seno al partito conservatore, il cui numero due, Boris Johnson, già sindaco di Londra, sta conducendo - insieme ad alcuni ministri di David Cameron - una incisiva campagna elettorale per l'uscita. 


Il giurista ritiene inoltre che un referendum di questo tipo non sia possibile in un Paese che ha l’Euro, in quanto, in caso di campagna elettorale, i mercati di organizzerebbero e farebbero di tutto per 
terrorizzare la popolazione e farle male, come già avvenuto in Grecia. 

Palma è tuttavia convinto che la Brexit non ci sarà, ma non esclude sorprese.
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