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mercoledì 28 marzo 2018

Credieuronord: quando la Lega aveva una Banca


Vi ricordate quando la Lega voleva un suo istituto di credito? 
Vi ricordate che finì nei guai per problemi molto simili a quelli di Banca Etruria? 
E vi ricordate chi salvò la banca e perché? No? Ecco perché date ancora retta a Salvini!

Matteo Salvini è stato chiaro e netto: quello di Luigino D’Angelo è stato un «suicidio di Stato». E ancora:  “Che cacchio fanno tutto il giorno quelli della Banca d’Italia? Il governatore Visco dovrebbe pagare di tasca sua”. Giusto, giustissimo. Solo che c’è un problema: nella storia della Lega Nord ci sono una banca e una storia che andrebbero ricordate. La banca risponde al nome di Credieuronord. E la storia del suo salvataggio fa ancora più ridere.

Tutto comincia nel novembre del 2000, quando Umberto Bossi annucncia che la vecchia filiale dismessa della Cariplo di via Galilei, a Milano, sarà la sede di una nuova banca uguale a tutte le altre, se non per il fatto che l’ha progettata e fermamente voluta il Carroccio. L’ok della Banca d’Italia è arrivato dopo un anno di attesa, e via fax. Ad annunciarlo è lo stesso Bossi all’assemblea dei soci, riuniti al teatro San Babila di Milano. Un successo, per i militanti, subito accorsi ai banchetti per ritirare e firmare i moduli di sottoscrizione.

“Pazienza se ci è toccato mettere di mezzo l’euro – ha commentato Bossi davanti ai suoi – l’importante è che sarà una grande banca”. Che non avrà vita facile, ha aggiunto il leader della Lega Nord: “La Banca dei soci della Lega raccoglierà molti quattrini che saranno tolti ad altre banche e darà fastidio al sistema bancario tradizionale”.

Venti miliardi di lire il capitale sociale, che la Lega conta di far salire in breve tempo a 35. Umberto Bossi conta sui militanti, che presto saranno chiamati a sottoscrivere azioni e obbligazioni dell’istituto di credito la cui missione “sarà quella di sostenere lo sviluppo della Padania, 
non solo di guadagnare”.

Presidente sarà Francesco Arcucci, suo vice Gian Maria Galimberti, che hanno già sottoscritto un accordo con le Poste italiane che offriranno ai soci della banca la possibilità di versare sul conto corrente attraverso gli sportelli postali. Tra le facilitazioni una carta di credito padana e la possibilità di conoscere il saldo sul display del telefonino. Target: artigiani e piccole e medie imprese del Nord. (La Repubblica, 25 novembre 2000)

La banca raccoglie 3400 soci tra cui 400 veneti, si poteva entrare con 25 euro. La banca avrebbe dovuto servire tutto il nord ma alla fine soltanto tre sono gli sportelli a Milano, Brescia e Bergamo. Ma nel 2001 la banca è già in rosso e l’anno dopo necessita di una ricapitalizzazione. Dove sono finiti i soldi? Non ci crederete, ma la Credieuronord aveva lo stesso problema che ha oggi Banca Etruria: dava soldi allegramente a clienti che poi non rimborsavano i prestiti:

In sostanza, chi aveva una poltrona da difendere usò toni morbidi. Chi non ce l’aveva più, come Franca Equizi, puntò il dito accusatore sulla malagestione: «Come si fa a dare tutti quei soldi alla moglie di Franco Baresi?». Equizi parla della linea di credito accordata a Maura Lari, consorte dell’ex libero del Milan. «Eccedenze per oltre 1,5 milioni di euro», sottolinearono gli ispettori della Banca d’Italia (Corriere del Veneto,16 aprile 2010).

Racconta Francesco Arcucci, che della banca fu presidente: «In principio fu Gian Maria Galimberti. A lui Umberto Bossi e gli alti papaveri della Lega Nord diedero l’incarico di fondare la banca della Lega. E Galimberti, che forse aveva combinato qualche pasticcetto in passato nel mondo bancario con la Barclays, si mise all’opera. […] Un padre padrone, quasi un proprietario della banca. E, quando riceveva delle telefonate dall’alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell’ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia».

Il salvataggio di Fiorani
Nel 2003 Credieuronord è in grande sofferenza.

Il bilancio si chiude con 8 milioni di perdite e 12 di sofferenze su 47 di impieghi. Anche frutto di una tecnica creditizia discutibile: la metà delle sofferenze fanno capo a soli cinque soggetti. Tra cui la società Bingo.net che ha tra gli amministratori il sottosegretario Balocchi e un paio di parlamentari. Per correre ai ripari viene abbattuto il capitale sociale da 13,7 a 5 milioni di euro. Ma non basta, perché le regole di Bankitalia parlano di un capitale minimo per le banche di 6,5 milioni. è necessario un aumento di capitale da 1,2 milioni, ma l’ appello va deserto e devono intervenire di tasca loro i parlamentari leghisti. A guidare il salvataggio, arriva il segretario della Lega Nord, Giancarlo Giorgetti, che prima chiede aiuto alla Popolare Milano e poi va in cerca 
di sponde politico-finanziarie più alte

L’anno successivo vengono chiuse le tre filiali. Perché a causa dei fidi concessi e mai più restituiti c’è un problema di liquidità. L’ispezione di Bankitalia rivela le magagne, proprio mentre Umberto Bossi portava avanti le sue crociate (giuste) contro l’ex governatore Antonio Fazio. A quel punto un cavaliere bianco si presenta alla porta per salvare la banca. Il suo nome è Gianpiero Fiorani ed è proprio il dominus della Banca Popolare di Lodi molto amico di Fazio. Bossi, che aveva organizzato manifestazioni contro i bond argentini e Parmalat puntando il dito contro Fazio, che aveva chiesto a Tremonti e Berlusconi di togliere la vigilanza sulla concorrenza bancaria a via Nazionale e che voleva il mandato a tempo per il Governatore di Palazzo Koch, improvvisamente dimentica tutto. Solo per una coincidenza Bossi cambia idea quando Fiorani decide di acquistare il ramo bancario coprendo le perdite con 2,3 milioni di euro, che servono agli amministratori per salvare a rotta di collo il resto dell’impalcatura. Lasciando però molti dei leghisti che avevano creduto nel progetto dell’istituto di credito senza un soldo. Cose che capitano.

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mercoledì 24 gennaio 2018

MATTEO S. Fonda un altro Partito


Salvini seppellisce il vecchio Carroccio e fonda un altro partito

' Lega per Salvini premier ' è il nome del nuovo movimento fondato in parallelo alla Lega Nord. E' quanto scrivono 'Libero' e 'Il Fatto quotidiano'. La denominazione è quella del nuovo gruppo creato dal Senato da Roberto Calderoli. Lo statuto, come si può leggere dalla Gazzetta ufficiale del 14 dicembre, ricalca in sostanza quello della Lega, delineando però una nuova linea politica "federale" ma nazionale. Eliminato qualsiasi riferimento all'indipendenza della Padania
 come finalità del movimento.

Cambia anche il simbolo: il nuovo soggetto ha semplicemente una scritta bianca su sfondo blu, esattamente come i cartoncini da campagna elettorale americana che fanno da cornice a parecchie iniziative politiche di M. S. Ovviamente non c'è Alberto da Giussano, il guerriero che da sempre campeggia sul logo del Carroccio. Un modo per certificare la fine dell'era secessionista del Movimento dunque, ma anche - come riportano diversi organi di stampa - 

un modo per salvare i fondi dai sequestri del tribunale:
 lo scorso settembre quello ligure ha disposto
 la confisca di 48 milioni 
dai fondi del partito e bloccato tutti i conti, 
anche quelli delle segreterie territoriali 
riconducibili alla Lega. 

Secca la replica dei leghisti che parlano di ricostruzioni fantasiose e prive di fondamento. Giulio Centemero, tesoriere di Salvinii, al "Fatto Quotidiano" fuga ogni dubbio: 
"Figurarsi" se lo abbiamo fatto per questo.

I guai per Salvini non finiscono più. Sulla testa del leader della Lega pende anche un'altra tegola giudiziaria riguardante le primarie in cui è stato eletto nuovamente segretario del partito. Si svolgerà domani infatti - giovedì 25 gennaio - davanti alla prima sezione civile del Tribunale di Milano la discussione sul ricorso d'urgenza in cui si chiede di sospendere in via "cautelare" la "nomina di Matteo Salvini quale segretario federale della Lega nord" e "inibire" l'eurodeputato e l'attuale consiglio federale dalle attività connesse al loro ruolo nel partito "anche in relazione alle elezioni politiche fissate per il 4 marzo". Il ricorso è stato presentato da un componente del listino collegato a Gianni Fava, all'epoca sfidante di Salvini per la leadership nel Carroccio.

I legali firmatari del ricorso sostengono "l'illegittimità" della riconferma di Salvini a segretario della Lega sancita nel maggio scorso perchè avrebbe presentato la sua candidatura e quella della lista associata oltre il termine delle ore 13 dell'11 maggio del 2017. Nel ricorso si chiede che venga "accertata e dichiarata" la nomina dell'onorevole Giovanni Fava a segretario della Lega o di disporre in via subordinata "l'immediata assunzione dei poteri e delle competenze del consiglio federale da parte del presidente federale Umberto Bossi ai sensi dell'articolo 14 dello statuto della Lega Nord sino alla nomina del nuovo segretario e del nuovo consiglio federale".

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martedì 9 gennaio 2018

Umberto Bossi appropriazione di Denaro del Partito


Umberto Bossi è stato "consapevole concorrente, 
se non addirittura istigatore, delle condotte di 
appropriazione del denaro" della Lega Nord, ma proveniente "dalle Casse dello Stato",
 "per coprire spese di esclusivo interesse personale" suo e della sua "famiglia". 
Condotte portate avanti "nell'ambito di un movimento" cresciuto "raccogliendo consensi" come opposizione "al malcostume dei partiti tradizionali". 

Lo scrive il Tribunale di Milano nelle motivazioni della condanna a 2 anni e 3 mesi per l'ex leader del Partito ora di Matteo Salvini. Il giudice parla di "completezza e coerenza" delle prove raccolte di fronte alle quali "ben poca strada riesce a fare la tesi difensiva" di "un Umberto Bossi dedito in maniera esclusiva e totalizzante alle questioni politiche e, per converso, per nulla interessato alle vicende economiche della Lega". In ballo 
c'era la "erogazione di fondi nell'interesse dei più stretti congiunti" del Senatur Bossi. 
E' stata inoltre una 
"difesa inverosimile e ridicola" 
quella di Renzo Bossi sul caso della laurea in Albania.

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domenica 7 gennaio 2018

Deputati e Senatori Voltagabbana


Deputati e senatori «voltagabbana» «Cambio partito»: il record di 526
È avvenuto il raddoppio rispetto alla scorsa legislatura. 
La media mensile è di dieci passaggi, coinvolto il 35% degli eletti.


Negli anni della Prima Repubblica — con i partiti più che granitici e con le preferenze conquistate sul territorio — i «cambi di casacca» dei parlamentari erano una rarità. Clamoroso, nel 1975, fu il 
voltafaccia del super ministro dc Fiorentino Sullo che, sotto il pressing interessato del conterraneo 
irpino Ciriaco De Mitra, se ne andò con i socialdemocratici per poi tornare indietro nel 1983. Oggi 
invece — con i partiti deboli e con gli eletti che non riescono a scrollarsi di dosso l’etichetta di 
«nominati» — serve il pallottoliere, se non una calcolatrice, per tenere il conto dei deputati e dei 
senatori che cambiano squadra.

Il primato della Legislatura
E questa XVII legislatura ha già stracciato tutti i record: un puntiglioso calcolo fatto da Openpolis fissa a quota 526 i «cambi di casacca» (297 alla Camera, 229 al Senato) registrati dal febbraio del 2013 che poi fanno 10 cambi di gruppo al mese. Il doppio della scorsa legislatura. I parlamentari interessati dalla quella che con termine agropastorale viene definita la «transumanza» sono in totale 337 (il 35,4% degli eletti). Molti di loro hanno abbandonato il partito di origine sull’onda delle scissioni ma ora c’è anche la contro-onda di ritorno. L’ultimo in ordine di tempo si chiama Gianfranco Sammarco che riappare in 
Forza Italia dopo una parentesi lunga 4 anni trascorsa nel partito di Angelino Alfano. Hanno seguito lo stesso percorso alla Camera Nunzia Di Girolamo e Alberto Giorgetti, i senatori Renato Schifani, Antonio D’Alì, Antonio Azzollini, Massimo Cassano. E nel flusso di rientri nel partito di Berlusconi, al Senato ci sono anche Mario Mauro, Enrico Piccinelli e Domenico Auricchio. E c’è da domandarsi cosa faranno in questo ultimo scorcio di legislatura i transfughi di Forza Italia che hanno seguito Denis Verdini nell’avventura di Ala.

Il Pd e i 5 Stelle
Il Pd, con la scissione dei bersaniani di Articolo 1 di febbraio scorso, ha perso 22 deputati in un solo 
colpo e di recente ha pure ceduto Francantonio Genovese (con tutti i suoi guai giudiziari) direttamente a Forza Italia. Ma è pure vero che il partito di Renzi ha attirato nel suo gruppo alla Camera parlamentari da destra e da sinistra con un saldo negativo di appena 8 unità. In casa dem sono finiti molti ex Sel guidati da Gennaro Migliore, gli orfani di Scelta civica di Andrea Romano e pure una pattuglia di grillini (Tommaso Currò, Sebastiano Barbanti e Gessica Rostellato). Il Movimento Cinque Stelle — che vorrebbe introdurre un vincolo di mandato per i parlamentari, vietato dall’articolo 67 della Costituzione — è l’unico partito che ha perso 21 deputati (tutti confluiti inizialmente nel Misto) senza acquisirne nemmeno uno.

Il Gruppo Misto
Le porte girevoli attraverso le quali sono passati molti dei transfughi sono quelle del Gruppo Misto. Alla Camera, il presidente Pino Pisicchio, che ci tiene a ricordare di aver rinunciato all’indennità per la carica, ha provato a proporre correttivi in sede di Comitato per la riforma del regolamento: minimo 30 deputati (oggi ne servono 20) per costituire un gruppo e aumento da 3 a 5 per formare una componente nel Misto. Ma il vero nodo, ancora non risolto, sono i 49 mila euro all’anno che il deputato in fuga porta in dote al nuovo gruppo.


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