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venerdì 26 aprile 2013

Enrico Letta : Due cablo di WikiLeaks fotografano il sistema


«Fortemente pro-americano». E’ questo il ritratto di Enrico Letta che esce dai cablo di WikiLeaks, pubblicati in esclusiva per l’Italia da “l’Espresso”. Un leader politico che l’ambasciatore americano a Roma può avvicinare anche per discutere questioni delicatissime, come l’esigenza degli Stati Uniti di fermare Armando Spataro e i magistrati di Milano, determinati ad arrestare gli agenti della Cia responsabili dell’extraordinary rendition di Abu Omar.
Due cablo di WikiLeaks fotografano il “sistema Letta”, restituendo un’istantanea di come il potere e i contatti con la diplomazia americana si travasino dallo zio Gianni al nipote Enrico.
Come in un sistema di vasi comunicanti, dove il liquido raggiunge lo stesso livello indipendentemente dalla forma del recipiente, così i Letta sembrano fornire agli americani lo stesso livello di accesso alla politica italiana, indipendentemente da chi governa.
Risultato? Che sia Gianni, «un individuo estremamente potente che gestisce gli affari più delicati di Berlusconi», o Enrico, «il sottosegretario del primo ministro (Prodi), nipote del sottosegretario (dell’ex primo ministro) Berlusconi», gli americani hanno comunque un contatto apicale nel governo italiano con cui discutere delle faccende che più stanno a cuore agli Usa: dalla finta “commissione congiunta” per indagare sull’uccisione in Iraq del funzionario del Sismi, Nicola Calipari, accettata di buon grado da Gianni Letta durante il governo Berlusconi, nonostante la diplomazia americana abbia detto in faccia a Letta che la “commissione congiunta” non sarà affatto “congiunta”, fino all’esigenza di stoppare la procura di Milano nel caso Abu Omar, un problema che Enrico Letta consiglia di discutere personalmente con il ministro della Giustizia del governo Prodi, Clemente Mastella.
Certo, i cablo diffusi da WikiLeaks raccontano la versione dei fatti vista da via Veneto, e dunque offrono una visione di Gianni ed Enrico Letta filtrata dalla percezione che ne ha l’ambasciata Usa a Roma, ma si tratta pur sempre di documenti ufficiali di Washington, scritti con la franchezza di chi è convinto che rimarranno segreti per decenni o, in alcuni casi, per sempre.
I due cablo, che permettono di ‘assistere’ al passaggio di consegne dallo zio al nipote, sono del 2006. L’ambasciata di via Veneto racconta a Washington l’incontro tra Gianni Letta e la delegazione Usa per gli affari internazionali della House of Representatives (una delle due camere del Congresso degli Stati Uniti). Le elezioni di aprile si sono appena tenute, ma il risultato della consultazione elettorale è in bilico per le incertezze nella conta dei voti. La sconfitta di Berlusconi, però, sembra certa e al governo si preannuncia una coalizione di centrosinistra.
«Letta (senior) era insolitamente espansivo e di umore nostalgico», scrivono gli americani, che sono interessati a capire cosa succederà ora che la coalizione di centrodestra sembra battuta. Fin dal 2001 Berlusconi e il suo governo sono stati a fianco dell’America di George W. Bush come nessun’altra nazione in Europa, lo hanno appoggiato nelle decisioni più controverse, quelle che gli altri paesi europei hanno rigettato e criticato: dalla guerra in Iraq alle questioni sul clima. Ora, però, l’esecutivo Berlusconi è tramontato, come si metteranno le cose per gli americani?
A rassicurarli è proprio Gianni Letta: «Indipendentemente dalla vittoria del centrosinistra», spiega, «le relazioni Italia-Usa continueranno a essere forti, perché sono basate sulla storia e sulle relazioni personali». Letta senior non entra nel merito di quest’ultime, ma racconta «con nostalgia e orgoglio i suoi personali rapporti con gli ambasciatori americani fin dall’era di Carter». Poi parla dei suoi piani futuri: rimarrà al fianco di Berlusconi e l’opposizione del centrodestra al governo Prodi sarà particolarmente forte. Poi butta là una frase: «forse la nostra cooperazione ora potrebbe essere ancora più forte». Non aggiunge altro, lascia solo intendere che Stati Uniti e centrodestra potrebbero lavorare in stretta collaborazione contro il governo di centrosinistra.
E’ una frase che colpisce soprattutto se riletta alla luce dell’inchiesta della procura di Napoli, sulle manovre americane del 2007 per far cadere il governo Prodi, cercando di usare Sergio De Gregorio e di avvicinare Clemente Mastella .
Nel colloquio con Gianni Letta, gli americani notano un particolare: «La cosa interessante», scrivono, «è che Letta aveva l’esatto conteggio dei voti prima ancora che la Corte di Cassazione lo annunciasse: il risultato è stato annunciato poco dopo la fine dell’incontro con la delegazione». Un dettaglio interessante, viste le polemiche sulle elezioni politiche dell’aprile 2006, in cui il giornalista Enrico Deaglio parlò di brogli.
Il 24 maggio 2006, esattamente un mese dopo il colloquio di Gianni Letta con la delegazione americana, il governo Prodi è in sella e l’ambasciatore Usa a Roma, Ronald Spogli, incontra un nuovo Letta: Enrico, «sottosegretario del primo ministro (nipote del sottosegretario di Berlusconi, Gianni Letta)», scrive Spogli .

Anche in questo caso, gli Usa vogliono capire cosa li aspetta, come si muoverà l’Italia di Prodi. Enrico Letta spiega di ritenere che l’Italia supporterà le posizioni degli Stati Uniti su Israele e i palestinesi, che lui personalmente vede le basi Usa in Italia come un fattore positivo. Il giovane Letta si descrive come «fortemente pro-americano», spiegando di considerare le relazioni Italia-Usa essenziali.

A quel punto l’ambasciatore fa presente che «nel contesto di mantenere le nostre eccellenti relazioni bilaterali, nulla danneggerebbe quelle relazioni in modo più rapido o grave della decisione del governo italiano di inviare negli Usa i mandati di arresto dei presunti agenti Cia nominati nel caso Abu Omar. Questo è assolutamente essenziale», fa presente Spogli.
Stando a quanto racconta il cablo, Enrico Letta non si mostra minimamente turbato da quell’ingerenza: prende nota della richiesta e «suggerisce all’ambasciatore di discutere personalmente la questione con il ministro della Giustizia Mastella, che – consiglia Letta – dovrebbe essere invitato a Washington quanto prima per un incontro con l’Attorney General».
Il file racconta che Letta junior e Spogli concordano di rimanere in contatto. Due anni dopo questo cablo, il governo Prodi è out, Berlusconi è di nuovo al potere. Dal database dei file di WikiLeaks sparisce Enrico e torna Gianni. Ma il risultato non cambia.

di Stefania Maurizi -
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martedì 21 dicembre 2010

Cablo Usa: rapporto su morte Calipari

Cablo Usa: rapporto su morte Calipari costruito per evitare altre inchieste


E' quanto si legge in un documento firmato dall'ambasciatore Usa in Italia, Mel Sembler, nel maggio 2005. Il governo Berlusconi voleva "lasciarsi alle spalle la vicenda" e "bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini". Giuliana Sgrena: "Ora commissione d'inchiesta". Rosa Calipari: "Rapporti con gli Usa messi davanti alla verità"




ROMA - Il rapporto italiano sulla morte di Nicola Calipari in Iraq, almeno nella parte che definiva l'uccisione del funzionario dei servizi da parte di un posto di blocco americano come "non intenzionale", era costruito allo scopo di evitare ulteriori inchieste della magistratura italiana. Lo si legge in un cable siglato dall'ambasciatore Usa a Roma, Mel Sembler, nel maggio 2005, diffuso dal Guardian, media partner di Wikileaks.

Guardian il cablo sul rapporto Calipari

SPECIALE 2: il database dei cablogrammi segreti

Il governo Berlusconi, secondo il documento, voleva "lasciarsi alle spalle" la vicenda, che comunque non avrebbe "danneggiato" i rapporti bilaterali con Washington e non avrebbe nuociuto all'impegno militare italiano in Iraq. Nicola Calipari fu ucciso la notte del 4 marzo 2005. L'agente era in un'auto dei servizi assieme alla giornalista Giuliana Sgrena, appena rilasciata dai suoi rapitori dopo una lunga mediazione. L'auto si dirigeva all'aeroporto di Bagdad quando dal check-point americano partirono alcuni colpi d'arma. Calipari fece scudo col suo corpo per difendere la giornalista e fu ucciso da un proiettile alla testa. Il soldato che sparò fu poi identificato in Mario Lozano, addetto alla mitragliatrice al posto di blocco.

ll cablo è datato 3 maggio 2005, il giorno dopo gli incontri a Palazzo Chigi tra l'ambasciatore Sembler e, tra gli altri, l'allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari, avvenuti poco prima della diffusione del rapporto italiano sulla morte di Calipari. Alla luce di quei colloqui, l'ambasciatore Sembler scriveva che il governo italiano "bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini", malgrado vi siano già delle precise richieste delle opposizioni in proposito, sostenendo la tesi del "tragico incidente".

Nel rapporto, spiega il documento dell'ambasciata Usa a Roma, si afferma che "gli investigatori italiani non hanno trovato prove che l'omicidio sia stato intenzionale. Questo punto (del rapporto) è stato "designed specifically" - costruito appositamente - per scoraggiare altre indagini della magistratura, visto che per la legge italiana si possono aprire inchieste sulla morte di cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non intenzionale".

Ma l'ambasciatore Sembler non considera "certo" il successo della strategia adottata dal governo italiano per chiudere così il caso Calipari. Perché, scrive tra parentesi, "i nostri contatti hanno messo in guardia che i magistrati italiani sono famigerati per piegare simili leggi ai loro scopi, quindi resta da verificare se la tattica del governo italiano avrà successo". "Il rapporto - scrive ancora Sembler - è stato scritto avendo i magistrati in mente".

L'ambasciatore americano a questo punto si produce in alcune "raccomandazioni". In particolare, consiglia a tutti i portavoce dell'amministrazione Usa di non soffermarsi a criticare "punto per punto" il rapporto italiano sul caso Calipari per difendere la ricostruzione americana dei fatti, perché si produrrebbero "conseguenze asimmetriche": se è improbabile che le critiche contenute nel rapporto italiano possano danneggiare il governo Usa, se l'esecutivo italiano dovesse apparire "sleale" di fronte alla pubblica opinione, o troppo accondiscendente verso gli Usa nel caso in questione, le conseguenze per il governo Berlusconi e per l'impegno italiano in Iraq "potrebbero essere severe".

Il 5 maggio, il premier Berlusconi sarebbe intervenuto in Parlamento per discutere il rapporto. "Sarebbe meglio - suggerisce Sembler - che il presidente George W. Bush lo chiamasse il giorno prima, in modo che lui possa dire in Parlamento di aver discusso la questione con il presidente". Inoltre, "il Dipartimento di Stato dovrebbe considerare una telefonata del Segretario di Stato (Condolezza Rice) al vicepresidente Fini nei prossimi giorni per confermare che condividiamo il desiderio italiano di lasciarsi alle spalle l'incidente".

Rosa Calipari, moglie del funzionario del Sisde ucciso in Iraq, dice di "non essere stupita" dalle rivelazioni di Wikileaks. "E' la stessa sensazione - spiega la vicepresidente dei deputati del Pd - che ho provato leggendo, mezzora prima che fosse dato alla stampa, quelle pagine del rapporto italiano sulla morte di Nicola in cui si definiva l'uccisione 'non intenzionale'. Sì, il governo italiano voleva lasciarsi alle spalle il caso Calipari e mettere i rapporti bilaterali con l'America davanti alla verità. Naturalmente non so nulla di questo dispaccio inviato da Sembler".

Appreso del cablo diffuso dal Guardian, Giuliana Sgrena chiede al Parlamento italiano di riaprire il caso Calipari attraverso una commissione parlamentare d'inchiesta. "Solo il Parlamento - dice la giornalista all'Ansa - può riaprire il caso e rendere onore alla memoria di un servitore dello Stato". "Sapere che il caso Calipari è stato insabbiato dalle stesse persone che hanno celebrato Nicola come un eroe mi fa venire i brividi - aggiunge la giornalista -. Leggere i nomi di Fini, Letta, Pollari... Era immaginabile che le cose fossero andate più o meno così per la ragion di Stato, ma leggerle nero su bianco mi fa venire i brividi. Non riesco ad accettarlo neanche in nome della ragion di Stato. Non si può sacrificare così un servitore dello Stato, è un colpo terribile".

Sulla stessa linea Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd, che giudica "gravissime" le notizie secondo cui l'ambasciata americana riferiva a Washington che il governo Berlusconi avrebbe bloccato la richiesta delle opposizioni parlamentari di un'inchiesta sull'uccisione di Nicola Calipari. "Pretenderemo che il presidente del Consiglio riferisca al Parlamento" annuncia Fiano, perché "il nostro governo avrebbe omesso di fare fino in fondo il proprio dovere per accertare le cause dell'uccisione di un servitore dello Stato".

Per Ettore Rosato, deputato del Pd e componente del Copasir, "sono notizie agghiaccianti, vogliamo subito chiarimenti in Parlamento. Calipari è stato un servitore dello Stato, uno dei migliori uomini della nostra intelligence. Pensare che il governo Berlusconi abbia impedito di fare luce sulla sua morte è inquietante. Visto che Berlusconi non ha voluto presentarsi al Copasir, dica in Aula davanti al parlamento e al paese cosa è davvero avvenuto".

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/20/news/wikileakes_calipari-10422791/?ref=HRER1-1

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