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giovedì 1 marzo 2012

NO TAV , Falcone e Borsellino uccisi per inchieste appalti Tav


CORRUZIONE AD ALTA VELOCITA' 

Landini sostiene che la domanda di democrazia è forte nel nostro paese: lo dimostra il successo degli ultimi referendum. I cittadini hanno voglia di decidere sulle questioni importanti, soprattutto sui modelli di sviluppo. In una situazione economica come questa gli Italiani si chiedono se valga davvero la pena spendere il denaro pubblico per opere come la TAV.



 giudice Imposimato: 
  ''Falcone e Borsellino uccisi per inchieste appalti Tav'' 
Parla l'ex giudice Imposimato: 
"La mia inchiesta sulla Tav, commissionata dal presidente
 della Commissione antimafia , 
non è mai stata discussa dalla commissione stessa”.

Piemonte, ultime news Torino - UnoNotizie.it - Lo leggo spesso il magistrato Imposimato, attraverso quel fiume poliedrico di Facebook, come leggo in questi giorni le notizie NO TAV, di cui ho costantemente scritto nel tempo, non potendo esserci davvero sul posto con loro. Girava stanotte una foto di Luca Abbà  e le sue parole, lui che  è ancora in precarie condizioni di vita: “Per chi non mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna. L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito (“uno del pd”) questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo” E tra le tante note e riporti di Facebook è ritornato anche il libro che scrisse Ferdinando Imposimato nel 1999,  Corruzione ad Alta Velocità, coadiuvato da  Giuseppe Pisauro e Sandro Provvisionato: “sono Ferdinando Imposimato, ex Senatore che ha fatto parte della Commissione parlamentare antimafia e fin dal 1992 mi sono occupato dall’alta velocità. Sono nettamente contrario all’alta velocità in Val di Susa, perché ritengo che in quella zona si riprodurrebbe se dovesse essere realizzata, la stessa situazione che io ho riscontrato insieme a diversi altri collaboratori nel centro e nel sud e nel nord dell’Italia, cioè arricchimento, tangenti, distruzione dell’ambiente e vantaggi minimi…” Torna alla ribalta quel documento agghiacciante che nella scheda NO TAV Torino così presenta: “Ci vogliono una certa dose di coraggio ed uno stomaco robusto per leggere “Corruzione ad Alta Velocità – Viaggio nel Governo invisibile”. Ma è un’occasione per guardare in faccia la realtà.” Lo scandalo del TAV è l’emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l’alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche….”É questo, in sostanza, l’approdo del viaggio costituito dal libro. É il risultato di una rigorosa inchiesta, condotta con grande professionalità dagli autori, una ricerca della verità che seguendo il filo delle vicende legate al TAV attraversa gli anni ’90 della storia italiana. É lo sviluppo di una specie di trama gialla in cui via via vengono scoperte tessere che restituiscono un mosaico di insieme sempre più inquietante: ad ogni capitolo crescono gli intrecci e le dimensioni del groviglio di interessi che si nasconde dietro la Grande Opera, ma solo alla fine si capisce pienamente la ragione per cui l’Alta Velocità abbia tanti sostenitori tra gli imprenditori ed i politici “di rango” di questi anni 2000.

Ferdinando Imposimato, ex giudice, è il tenace conduttore dell’indagine che nasce nel 1995 in seno alla Commissione Antimafia per scoprire le infiltrazioni della criminalità organizzata in Campania, ma che presto si allarga a livello nazionale coinvolgendo noti imprenditori pubblici e privati, politici con incarichi istituzionali ai massimi livelli, magistrati di grande fama che operano coperture e depistaggi compiacenti.E ancora, Il giudice Imposimato choc: “Falcone e Borsellino uccisi per le inchieste sugli appalti pubblici e la Tav” “La mia inchiesta sulla Tav, commissionata dal presidente della Commissione antimafia , non è mai stata discussa dalla commissione stessa”.
E’ quanto afferma ai microfoni di “Ho scelto Manà” il giudice Ferdinando Imposimato, autore di ‘Corruzione ad alta velocità. Viaggio nel governo invisibile’ (ed. Koiné Nuove Edizioni; pp. 191; € 14,50), un libro inchiesta sulla grande opera dell’alta velocità. “Quando nel 1992 stava prendendo avvio la Tav, – dice – mi accorsi che quest’opera pubblica era accompagnata da bombe e attentati contro le imprese che si trovavano lungo la tratta. Essendo allora membro della Commissione antimafia, decisi di fare un’inchiesta perché mi resi conto che nell’opera confluiva anche la malavita organizzata al fine di lucrare somme ingenti attraverso la moltiplicazione dei costi. E’ venuto fuori che nella Tav partecipavano politici corrotti e imprese della mafia”. Il costo dell’opera, come venne fuori nei vari processi di tangentopoli, che partiva da 29mila miliardi di lire, avrebbe dovuto raggiungere la somma di 300mila miliardi.

“La cifra – continua Imposimato – serviva per coprire le ‘mazzette’ alla mafia e ai politici. Inoltre, la linea Tav è strettamente connessa con la morte di Falcone e Borsellino, i quali, parallelamente a me, avevano riscontrato le stesse ‘anomalie’ nel progetto Tav”. Tornando indietro cronologicamente, gli omicidi dei due giudici siciliani avvennero nel 1993, circa un anno dopo l’avvio del progetto della Tav. “Nonostante vi siano documentazioni delle connessioni con le mafie e con la corruzione politica, – conclude – la mia relazione non è mai stata discussa nella Commissione antimafia perché dopo due anni venne sciolto il Parlamento, a mio avviso, proprio per la mia inchiesta. Non potendo votare a favore per un’alta velocità imperniata sulla corruzione, la mia relazione non è stata mai più discussa. Tutto questo è di una gravità inaudita in quanto un’inchiesta fatta da un relatore su incarico del presidente della Commissione antimafia, non è mai stata presa in considerazione dalla Commissione antimafia”.Ci tenevo a far conoscere il più possibile anche questa voce, che certo non è anonima e forse molti avrebbero il gran desiderio di vedere spenta. Ma a noi piace piace il sole la luna e le stelle e la Terra da difendere, chi è Umano: Geografie …Sarà Orgoglio pennuto? Può darsi. Ah sarà dura.

Doriana Goracci


 http://www.unonotizie.it/17294-corruzione-ad-alta-velocita-tav-val-susa-giudice-imposimato-falcone-e-borsellino-uccisi-per-inchieste-appalti-tav.php

 LEGGI ANKE : http://cipiri.blogspot.com/2012/02/no-tav.html

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martedì 21 dicembre 2010

Cablo Usa: rapporto su morte Calipari

Cablo Usa: rapporto su morte Calipari costruito per evitare altre inchieste


E' quanto si legge in un documento firmato dall'ambasciatore Usa in Italia, Mel Sembler, nel maggio 2005. Il governo Berlusconi voleva "lasciarsi alle spalle la vicenda" e "bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini". Giuliana Sgrena: "Ora commissione d'inchiesta". Rosa Calipari: "Rapporti con gli Usa messi davanti alla verità"




ROMA - Il rapporto italiano sulla morte di Nicola Calipari in Iraq, almeno nella parte che definiva l'uccisione del funzionario dei servizi da parte di un posto di blocco americano come "non intenzionale", era costruito allo scopo di evitare ulteriori inchieste della magistratura italiana. Lo si legge in un cable siglato dall'ambasciatore Usa a Roma, Mel Sembler, nel maggio 2005, diffuso dal Guardian, media partner di Wikileaks.

Guardian il cablo sul rapporto Calipari

SPECIALE 2: il database dei cablogrammi segreti

Il governo Berlusconi, secondo il documento, voleva "lasciarsi alle spalle" la vicenda, che comunque non avrebbe "danneggiato" i rapporti bilaterali con Washington e non avrebbe nuociuto all'impegno militare italiano in Iraq. Nicola Calipari fu ucciso la notte del 4 marzo 2005. L'agente era in un'auto dei servizi assieme alla giornalista Giuliana Sgrena, appena rilasciata dai suoi rapitori dopo una lunga mediazione. L'auto si dirigeva all'aeroporto di Bagdad quando dal check-point americano partirono alcuni colpi d'arma. Calipari fece scudo col suo corpo per difendere la giornalista e fu ucciso da un proiettile alla testa. Il soldato che sparò fu poi identificato in Mario Lozano, addetto alla mitragliatrice al posto di blocco.

ll cablo è datato 3 maggio 2005, il giorno dopo gli incontri a Palazzo Chigi tra l'ambasciatore Sembler e, tra gli altri, l'allora ministro degli Esteri Gianfranco Fini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il capo del Sismi Niccolò Pollari, avvenuti poco prima della diffusione del rapporto italiano sulla morte di Calipari. Alla luce di quei colloqui, l'ambasciatore Sembler scriveva che il governo italiano "bloccherà i tentativi delle commissioni parlamentari di aprire indagini", malgrado vi siano già delle precise richieste delle opposizioni in proposito, sostenendo la tesi del "tragico incidente".

Nel rapporto, spiega il documento dell'ambasciata Usa a Roma, si afferma che "gli investigatori italiani non hanno trovato prove che l'omicidio sia stato intenzionale. Questo punto (del rapporto) è stato "designed specifically" - costruito appositamente - per scoraggiare altre indagini della magistratura, visto che per la legge italiana si possono aprire inchieste sulla morte di cittadini italiani all'estero, ma non in caso di omicidio non intenzionale".

Ma l'ambasciatore Sembler non considera "certo" il successo della strategia adottata dal governo italiano per chiudere così il caso Calipari. Perché, scrive tra parentesi, "i nostri contatti hanno messo in guardia che i magistrati italiani sono famigerati per piegare simili leggi ai loro scopi, quindi resta da verificare se la tattica del governo italiano avrà successo". "Il rapporto - scrive ancora Sembler - è stato scritto avendo i magistrati in mente".

L'ambasciatore americano a questo punto si produce in alcune "raccomandazioni". In particolare, consiglia a tutti i portavoce dell'amministrazione Usa di non soffermarsi a criticare "punto per punto" il rapporto italiano sul caso Calipari per difendere la ricostruzione americana dei fatti, perché si produrrebbero "conseguenze asimmetriche": se è improbabile che le critiche contenute nel rapporto italiano possano danneggiare il governo Usa, se l'esecutivo italiano dovesse apparire "sleale" di fronte alla pubblica opinione, o troppo accondiscendente verso gli Usa nel caso in questione, le conseguenze per il governo Berlusconi e per l'impegno italiano in Iraq "potrebbero essere severe".

Il 5 maggio, il premier Berlusconi sarebbe intervenuto in Parlamento per discutere il rapporto. "Sarebbe meglio - suggerisce Sembler - che il presidente George W. Bush lo chiamasse il giorno prima, in modo che lui possa dire in Parlamento di aver discusso la questione con il presidente". Inoltre, "il Dipartimento di Stato dovrebbe considerare una telefonata del Segretario di Stato (Condolezza Rice) al vicepresidente Fini nei prossimi giorni per confermare che condividiamo il desiderio italiano di lasciarsi alle spalle l'incidente".

Rosa Calipari, moglie del funzionario del Sisde ucciso in Iraq, dice di "non essere stupita" dalle rivelazioni di Wikileaks. "E' la stessa sensazione - spiega la vicepresidente dei deputati del Pd - che ho provato leggendo, mezzora prima che fosse dato alla stampa, quelle pagine del rapporto italiano sulla morte di Nicola in cui si definiva l'uccisione 'non intenzionale'. Sì, il governo italiano voleva lasciarsi alle spalle il caso Calipari e mettere i rapporti bilaterali con l'America davanti alla verità. Naturalmente non so nulla di questo dispaccio inviato da Sembler".

Appreso del cablo diffuso dal Guardian, Giuliana Sgrena chiede al Parlamento italiano di riaprire il caso Calipari attraverso una commissione parlamentare d'inchiesta. "Solo il Parlamento - dice la giornalista all'Ansa - può riaprire il caso e rendere onore alla memoria di un servitore dello Stato". "Sapere che il caso Calipari è stato insabbiato dalle stesse persone che hanno celebrato Nicola come un eroe mi fa venire i brividi - aggiunge la giornalista -. Leggere i nomi di Fini, Letta, Pollari... Era immaginabile che le cose fossero andate più o meno così per la ragion di Stato, ma leggerle nero su bianco mi fa venire i brividi. Non riesco ad accettarlo neanche in nome della ragion di Stato. Non si può sacrificare così un servitore dello Stato, è un colpo terribile".

Sulla stessa linea Emanuele Fiano, responsabile Sicurezza del Pd, che giudica "gravissime" le notizie secondo cui l'ambasciata americana riferiva a Washington che il governo Berlusconi avrebbe bloccato la richiesta delle opposizioni parlamentari di un'inchiesta sull'uccisione di Nicola Calipari. "Pretenderemo che il presidente del Consiglio riferisca al Parlamento" annuncia Fiano, perché "il nostro governo avrebbe omesso di fare fino in fondo il proprio dovere per accertare le cause dell'uccisione di un servitore dello Stato".

Per Ettore Rosato, deputato del Pd e componente del Copasir, "sono notizie agghiaccianti, vogliamo subito chiarimenti in Parlamento. Calipari è stato un servitore dello Stato, uno dei migliori uomini della nostra intelligence. Pensare che il governo Berlusconi abbia impedito di fare luce sulla sua morte è inquietante. Visto che Berlusconi non ha voluto presentarsi al Copasir, dica in Aula davanti al parlamento e al paese cosa è davvero avvenuto".

http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/20/news/wikileakes_calipari-10422791/?ref=HRER1-1

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